Miscel-O-Rama #2

The Shallows/Paradise Beach – Dentro L’Incubo (2016) [RECENSIONE]

the shallows - paradise beach 2016 locandina

In un post su facebook, ho erroneamente commentato su come non si fosse ancora fatto vedere nelle sale italiane il thriller-horror a base di squalo The Shallows, e che mi sarei accontato di Paradise Beach.

Ecco, non era un caso se il trailer italiano di Paradise Beach mi sembrava fin troppo familiare, perchè Paradise Beache É The Shallows, solo con un altro titolo (perchè Italia), e francamente finchè non ho visto le schede info di programmazione non mi ero posto ulteriori dubbi, voglio dire, non è che manchino emuli di altri film, specialmente se si parla di film horror e di squali, ancor più. Quindi capite perchè ho semplicemente presunto che fosse un altro film con una premessa quasi identica.

Se non avete sentito parlare di The Shallows, è uno dei rari shark movie che non cerca di essere il solito B o C movie, non il solito film spazzatura con squali assassini grossi come portaerei e fatti con CGI da culo, ma un film serio che in un certo senso è il primo tentativo (e se non lo è, almeno è il primo ad aver ricevuto attenzione) di fare un film sugli squali sulla vena dell’originale Lo Squalo (a.k.a. Jaws), sul terrore e sulla paura che l’incontro con questo predatore marino può creare quando è sfidato nel suo elemento. Leggi il seguito di questo post »

Platformation #19 Giana Sisters: Twisted Dreams

Giana Sisters Twisted Dreams logo

In questo numero di Platformation torniamo a parlare di una serie che in realtà non dovrebbe neanche esistere, in quanto nata come mero plagio (della serie “copia ed incolla 1:1 con leggeri cambi cosmetici): sì, quella di Giana Sisters.

In qualche modo sopravvissuta ad un oblio che sarebbe stato onestamente meritato (per maggiori info wikipedia), la serie giunge al suo terzo capitolo con Giana Sisters: Twisted Dreams, sviluppato da Black Forest Games e lanciato sul mercato molto meno in sordina (distributo su varie piattaforme in via digitale, quella recensita è quella per Wii U), e con intenzione di dare un’identità vera e propria a questo franchise, di poter dire che non è più un clone identico di Mario. Leggi il seguito di questo post »

[EXPRESSO] Alien Syndrome WII

alien syndrome wii cover

Un sequel/versione moderna dell’omonimo titolo per Sega Genesis/Megadrive, Alien Syndrome per Wii invece di uno shooter 2D a scorrimento laterale è un twin stick shooter con elementi gdr e sistemi da dungeon crawler. C’è una storia …….. di cui me ne sono fregato in toto, francamente.

Ma puoi spruzzare gdr quanto ti pare, e non cambierai in meglio un’esperienza assai letargica, arcaica e noiosa, anzi in questo caso serve più per oberare il giocatore con meccaniche superflue. Anche se l’idea del robot che vi segue fornendovi fuoco di supporto e crafting di oggetti è ben pensata. Meno gli orribili mini-giochi.

Non solo il fatto che questo è un porting da PSP fa sembrare il titolo qualcosa uscito duranti i primi anni della PS2, ma anche a livello di gameplay abbiamo qualcosa di vecchio, arcaico e per niente divertente. Vi trascinate in livelli dal design triste e spesso orribile in cui trovate una discreta varietà di nemici (che poco conta visto il continuo reskin e riciclo) noiosi da combattere che respawanano di continuo e spesso sono pure ignorabili.

No davvero, potete correre ed ignorare anche nemici boss se non hanno un oggetto che vi serve. Ma dovrete combatterli vista la necessità di grindare ed uccidere nemici anche solo per poter ottenere oggetti, quello e per aiutarvi a finire le quantità deliranti di punti vita dei boss che comunque sono altrettanto noiosi da combattere.

Almeno finchè il gioco decide di usare qualsiasi colpo basso possibile (come riciclare boss e tirarvi addosso orde di questi in corridoi stretti) per frustrarvi e fabbricare “difficoltà”.

Inoltre è lungo, comicamente, incredibilmente lungo quando poteva/doveva tranquillamente finire molto molto prima.

È giocabile, supporta 4 giocatori in locale, ma Alien Syndrome è così arcaico, noioso, monotono, così mediocre e frustrante che non vale l’attenzione di nessuno.

Merda secca. SCHIFO.

fondo di caffè icona

P.S.: Questo è un altro di quelli che non ho finito, anche perchè controllai per curiosità su una guida quanto mi mancasse per finirlo e con orrore scoprii ancora di essere a malapena oltre la metà, quando ormai pensavo di essere vicino alla fine (che già allora sarebbe stata fin troppo prolungata).

E visto che il livello dov’ero era orribile e lunghissimo, ho deciso di non trascinarmi fino alla fine per questo schifo di gioco. Non mi odio così tanto. Ed anche se ci fosse un buono per sesso orale alla fine del gioco, non ne varrebbe la pena.

The Witch (2015) [RECENSIONE] | Hexcellent

The Witch 2015 locandina

Un altro film horror tenuto in altissima considerazione, di cui sentii parlare benissimo, ma oltre a sapere che vinse il premio per la migliore regia drammatica al Sundance Film Festival del 2015, ho preferito tenermi volontariamente all’oscuro il più possibile sul film, per una migliore recensione non viziata da altri pareri positivi o negativi.

Quindi andiamo con la premessa. Leggi il seguito di questo post »

[EXPRESSO] Ghostbusters: Slime City iOS

ghostbusters slime city

Probabilmente sapete dell’orribile tie-in per PS4, X-Box One e PC del nuovo Ghostbusters.

Ma perchè l’Activision è… Activision, ci sono ben due tie-in per promuovere il reboot della nota commedia soprannaturale, quello sopracitato e un titolo free-to-play per smarthphone, titolato Ghostbusters: Slime City.

Non importa cosa pensiate del film, perchè l’unica cosa in comune che questo videogame ha è che c’è un demone fantasma a New York. Ci sono personaggi generici mai visti prima (a meno che non vengano da qualche incarnazione dimenticata di Ghostbusters), e davvero orridi da vedere, con lo stile cel shaded scelto che gli fa sembrare manichini di legno. Puah.

A livello di gameplay, è uno sparatutto su rotaie, il che funziona bene, sebbene non offra davvero nulla di nuovo, se non che quando ci sono fantasmi con uno scudo dovete continuare a colpire per prenderli e portargli sopra una trappola per fantasmi e catturargli. Dicevo, è un on rail shooter, sì ma neanche uno troppo buono, poco equilibrato e con uno schermo spesso fin troppo caotico.

Una cosa per cui Slime City è degno di nota – a modo suo – è come sia un amalgama cinica e svergognata di pressapoco qualsiasi idea e meccanica simbolo dei free-to-play per mobile: un sistema di carte di rarità variabile e spesso randomica, minori elementi manageriali, sistemi di progressione incastrati tra di loro, timer ed altre meccaniche pensate per rendere più appettibili le microtransazioni, queste alquanto aggressivamente proposte.

E francamente, la varietà di obiettivi (spesso davvero vestigiale) incomincia a riciclarsi già dopo mezz’ora di gioco, ed il tutto diventa molto ripetitivo presto. Tante missioni, sì, ma mera quantità.

Alla fine è quello che ci si poteva aspettare da qualcosa così cinico, ma anche se è gratis, non c’è motivo per giocarci quando esiste Major Mayhem, anch’esso pure gratis.

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Veleno Pubblico, Zeloti Spaziali e Cecchini Suicidi

Suicide Squad ed i pomodori marci

Sicuramente il concetto di “tutto per il popolo” è ormai assimilato dal grosso pubblico… almeno inteso come “tutto per me, come voglio io”. É la solita inutile gara tra aspettativa e realtà, superflua perchè nonostante estensive ricerche di mercato continue che pensano di poter prevedere i desideri del pubblico, la gente raramente sa cosa vuole, e quando lo sa non lo dice. Il pubblico estensivamente vuole che le sue voglie segrete (nel senso che neanche lui sa di voler una cosa finchè non la ottiene) vengano indovinate da una manica di sconosciuti. Quello o quando lo sa vuole la solita cosa di continuo, di continuo, di continuo….

E sia chiaro, non sto dicendo che il pubblico debba andare contro sé stesso, il ruolo del consumatore (idealmente) è trovare quello che lui ritiene il miglior affare per sé, e basta. Il consumatore deve curare il suo interesse, che sembra una cosa egoistica, ma è invece il ruolo giusto nel mercato.

Dico questo perché molti finiscono per andare oltre questo, e voglio parlare un po’ del fenomeno in generale, partendo dal pubblico invece che dai critici o le corporazioni. Non sono qui per “risolvere” un problema che mai si risolverà, piuttosto per analizzare il sempre maggiore impatto e presenza del pubblico nell’industria di film, videogame ed intrattenimento in generale. Leggi il seguito di questo post »

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