Experience

Ci si guarda indietro, a quando i controller delle console Atari erano dei più che notevoli mattoni ben lontani dall’essere indistruttibili. Si guarda ad oggi, e tra Wiimote+ e il tanto atteso Project Natal non si sa dove la tecnologia è effettivamente arrivata e di cosa è dotata per darci una nuova esperienza in ambito videoludico.

Ma cosa vuole veramente il videogiocatore?

La risposta è quantomai ingarbugliata. Partiamo dai presupposti secondo i quali non vedo nel futuro progetto di casa Microsoft un sostanziale punto di svolta sotto l’argomento “esperienza”: anzi, tuttaltro vedo la cosa alquanto limitativa, e soprattutto limitata a chi ne ha condizione fisica. Parlano di innovazione, di sicuro l’impatto sul mercato sarà notevole, ma avrà i mezzi? Dopotutto, il Wiimote+ è stata sì una rivoluzione (la cui l’idea,checchè se ne dica, era vecchia, anche se male sfruttata), ma ha causato soltanto lo spostamento dei developer verso una fascia più qualunquista di persone intenzionate a passare qualche quarto d’ora davanti ai videogiochi. Risultato, oh destino beffardo, è stata la progressiva ed inesorabile decandenza del livello dei titoli e, conseguenzialmente, di vendite. Come la storia insegna, il successo dei videogiochi negli ultimi 20 anni non è certo dovuto ai casual gamers. Quindi, mi permetto di vedere il tutto in estremo negativo.

Ma qui si parla di videogiochi: sappiamo tutti che dopo ogni boss di fine livello c’è sempre una nuova mappa (suvvia, siamo larghi di vedute) tutta da esplorare, con i suoi mostri un tantino più ostici da combattere ma tanti nuovi segreti.

Riusciamo a comprendere la grande tecnologia del Surface, il tavolo interattivo della Microsoft, mostrato anche all’ultimo E3 e, pare, in un futuro non troppo lontanoaccessibile anche a buona parte dei privati? Sommariamente semplice, un tavolo/schermo ad alta definizione ed interattivo. Inutile sottolineare, il sogno degli amanti dei titoli strategici.

Eppure…

Ci si prospetta dinanzi la tecnologia di controllo mentale: è già un po’ che aleggia sul mercato videoludico il NIA (Neural Impulse Actuator), aggeggino della OCZ Tecnology in grado di decodificare onde neurali per il controllo delle applicazioni. Ma il NIA è in realtà solo uno dei vari dispositivi attualmente in sviluppo avanzato, è quella l’unica strada verso nuove esperienze al momento.

Sulla rete esistono parecchi rumor che vogliono la versione 2.0 dell’ammiraglia di casa Nintendo (N.d.R.: per i profani, la Wii) principalmente usufruttrice di questa nuova tecnologia; tuttavia, si sarebbe più propensi a pensare ad una generazione ancora successiva, ma esempi di controllo neurale sono già in coltivazione per l’attuale Wii, quindi niente di così avveniristico.

Ovviamente, non oso minimamente immaginare possibili sviluppi futuri in merito.

Personalmente, e qui concludo,  essendo un videogiocatore della vecchia guardia credo che un controller in mano valga più di mille pensieri quando si tratta di spegnere il cervello per giocare. E voi?

2 Risposte to “Experience”

  1. Dunther Says:

    Cosa vuole veramente il videogiocatore? Un videogioco, non un’occasione per scimmiettare di fronte alla tv.

    Ritengo che quando si parlava del Wii (è maschio) come una rivoluzione, si abbia esagerato un bel po’.
    Perchè sì, il nuovo sistema di controllo è innovativo e tutto, ma non rivoluziona così tanto il mondo dei videogames, come non lo farà di certo Project Natal. Per fare un successivo balzo in avanti nel modo di concepire i videogiochi, temo ci vorrà molto di più.

    Sono un videogiocatore di vecchia data, ma non ho problemi ad adattarmi a modi differenti di giocare, il videogioco è manipolazione delle immagini in movimento, e finchè tale manipolazione risulta divertente non mi faccio problemi di sorta 🙂

  2. Celebandùne Gwathelen Says:

    Anzitutto complimenti per il bell’articolo. 🙂

    Un’appunto:
    “Come la storia insegna, il successo dei videogiochi negli ultimi 20 anni non è certo dovuto ai casual gamers.”
    Ah, no? E scusa, il successo Play Station (in gran parte) a cosa è dovuto? Quante persone, sui milioni di utenti PSOne, secondo te ha mai giocato UN gioco di qualità sulla console dall’inizio alla fine? Il successo di PS2 (in gran parte) a cosa è dovuto? A capolavori come ICO o God of War o a migliaia di copie vendute di Buzz in ogni sua differente versione? Il successo del Wii a cosa è dovuto? Ai grandi giochi come Mario Galaxy e No More Heroes o alle migliaia di “waggle-game” cacciati a spruzzo da Ubisoft, EA e soci?

    Non ho capito proprio bene cosa intendi, è ovvio che i giochi che hanno davvero portato avanti ARTISTICAMENTE il media sono gli Zelda, gli Half-Life, i Rez, ma quanto hanno venduto loro in confronto rispetto alle tette di Lara Croft? O, per andare a parare dove voglio io, in confronto alla stupida ripetitività di Fifa o Pro Evolution? I giochi con un grande successo commerciale, purtroppo, PURTROPPO, sono raramente i giochi che meritano di più, ma piuttosto quelli che sono facili, immediati, e rispettano le convenzioni del casual gamer, una partita rapida così, senza grosso impegno. E quanta gente, tra quelli che conosci – tu ipotetico lettore, tu Morthoron- giocano SERIAMENTE ai videogame e quanti si fanno giusto una partita così ogni tanto?

    E qui torno al nocciolo dell’articolo: cosa vuole il videogiocatore? Vuole un’esperienza che valga la pena essere vissuta!
    Non penso che si faccia più di tanto problemi riguardo all’interfaccia macchina-utente, di certo non lo facciamo io, Dunth e migliaia di giocatori che col Wii si divertono anche a fare i fessi davanti lo schermo. Dai, dobbiamo ammetterlo, far gesti in un Rayman Raving Rabbids a caso è anche divertente, se fatto con amici con lo stesso spirito giulivo e giocoso. E di certo non è stato il Wii Wheel il motivo per cui Mario Kart Wii continua ad essere nella TopQualcosa dei giochi più venduti per Wii. Certo, i non-gamer col Wii si sono avvicinato al media, ma qui esuliamo dal nocciolo: cosa vuole un videogiocatore, non cosa vuole un giocatore occasionale!
    Beh, anzitutto, penso che il Videogiocatore – notare la maiuscola – abbia smesso da un pò di fregarsene della grafica iper-pompata. E penso che il Videogiocatore sia altrettanto cosciente che un sistema di controllo innovativo non renda un gioco fresco concettualmente un bel gioco. Come tutti noi sappiamo che tra i migliori giochi della storia contano TUTT’ORA molti giochi delle scorse generazioni di console, e che il progredire tecnologico non è sinonimo di maggiore divertimento rispetto al passato! Quindi tecnologie como Project Natal e NIA e Wii 2.0 e tutte ste cose, non credo possano alterare in modo positivo (o negativo) la richiesta e ricevuta di titoli di qualità. Milo è una figata, ma, onestamente, quanti di noi inizieranno a parlare con un bambino virtuale se hanno giù premuto il tasto “skip” a giochi come Animal Crossing, MySims e Singles? Quanti di noi giocheranno a BlockBreaker 3D della Microsoft se sanno he WiiFit l’hanno giocato due settimane e poi si sono stufati? E quanti di noi prenderanno seriamente in considerazione il NIA se già ora incontrano problemi con i comandi vocali di Tom Clancy’s End War? Certo, farà parlare, farà riflettere, farà discutere, come ogni nuova tecnologia lo fa, ma sarà in grado di soddisfare l’eterna voglia di avventura del giocatore di ruolo? Sarà in grado di soddisfare il senso di realismo di un calciatore o giocatore di basket? Sarà in grado di far sfogare come si deve l’amante dei picchiaduro?
    Forse si. Forse no. E in ogni caso tutto dipende da come il gioco è stato sviluppato ed ideato. Tutto dipende da quello che ho detto sopra; il gioco vale la pena essere vissuto?
    E ognuno questa domanda la risponderà secondo i propri gusti e le proprie preferenze.


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