The Weakly Hobbyt #26

The Weakly Hobbyt #26

Bentornati, fanciulle e fanciulli di ogni età. Il sole in italia spacca le pietre, qui in germania viene alternato da pioggia e un umidità penetrante e antipatica.
Fatto i vostri acquisti su Steam? State arricchendo Gabe Newell oltre ogni immaginazione? Personalemente, sto mettendo la mia parte, con acquisti obbligati come Audiosurf a 2€, Empire Total War + Napoleon Total War + DLC a 10€, e non so quanti altri di cui ho perso il conto. Apprifittatene, gli sconti finiscono domani alle 19!

  • Spider-Man Collection 10
  • Italian Micromusic for Japan
  • American Pie presents – Band Camp
  • Luigi’s Mansion
  • Jolly Rover

Spider-Man Collection 10
(A Cura di Celebandùne Gwathelen)

Spider-Man Collection 10

Spider-Man Collection 10, finalmente. Sto rallentando un pò nella mia lettura dei fumetti Marvel Italia per via di impegni universitari e sociali vari, ma sto comunque continuando, quindi no worries, e ho intenzione di arrivare fino in fondo! Questo numero è particolare, in quando luogo di una delle battaglie più belle e con la miglior sceneggiatura di sempre tra Spidey e Goblin (riproposta quasi pari pari anche nella serie a cartoni animati). Vorrei farvi notare anche che da questo numero in poi, darò il mio “Voto Personale” anche a questi albi, visto che ho iniziato a farlo con gli altri, e la cosa ha effetto retroattivo, quindi controllate anche gli articoli (riveduti e aggiornati) di Spider-Man Collection 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8 e 9, se vi và! =)
E via con le storie:

  • When Falls the Meteor! da Amazing Spider-Man 36del 5/66: Storia in cui fa il debutto il Rapinatore, scienziato che trova una meteora e ne ricava un’incredibile forza fisica e, alla lunga, ci perde anche un pò la testa. Albo non particolarmente interessante sia per il suo nemico principale, che Spidey riesce a sconfiggere con relativa facilità dopo un paio di scontri, e sia per scarsi sviluppi della vita personale di Peter. Gwen è decisamente la ragazza che Stan Lee voleva stesse con Pete, ma Ditko per ora non aveva nessuna intenzione di dare al pavido Parker la possibilità di provarci, e in questo albo Gwen vede come Pete scappa dall’apparizione del Rapinatore in un museo e lo interpreta come una fuga (invece il ragazzo voleva cambiarsi d’abito per combattere il malfattore).
  • Once Upon a Time, There Was a Robot…! da Amazing Spider-Man 37 del 6/66: Storia che vede debuttare non solo l’antagonista principale della storia, il Professor Mendel Stromm, ma anche, ed era ora, Norman Osborn, padre di Harry Osborn. Lo avevamo già visto in alcune scene di qualche numero fa, ma non era mai stato nominato o appellato, nè gli erano state date battute rilevanti. Ora compare come colui che ha derubato Stromm delle sue invenzioni, e il Professore, dopo aver scontato la sua pena in prigione per qualche crimine, vuole vendicarsi dell’industriale padre di Harry Osborn. Per farlo, crea diversi robot che distruggono degli impianti industriali e irrompono nella sua casa. A salvare la situazione è Spidey, che si batte per salvare Osborn, che però lo tradisce stordendolo con un pugno. Quando rinviene, va nel nascondiglio di Stromm dove sconfigge i suoi robot e lo cattura (con l’aiuto del Guercio). In quel momento un cecchino vuole sparare a Stromm, Spidey lo devia dalla traiettoria e cerca di acciuffare il malfattore, ma alla finestra non c’è nessuno. Stromm muore poco dopo d’infarto, e a fine storia vediamo Osborn con un fucile in mano che brama vendetta contro l’Uomo Ragno.
  • Just a Guy Named Joe! da Amazing Spider-Man 38del 7/66: Ultima storia disegnata da Steve Ditko, storia abbastanza banale, in cui un tipo di nome Joe Smith, tipico fallito americano che ci prova in un sacco di attività (boxe, wrestling, cinema) riceve un superpotere per colpa di una scossa elettrica mentre camminava su sostanze chimiche (cosa che può capitare a ciascuno di noi, no?). Joe Smith impazzisce e inizia a picchiare tutti intorno a lui senza motivo, finchè incappa in Spider-Man che lo ferma temporaneamente. Frattanto, cambiando scena, vediamo Ned Leeds al Daily Bugle che incolpa Peter per la sparizione di Betty Brant e Norman osborn che mette una taglia di 20.000 Dollari sull’Uomo Ragno. Dopo alcune altre scene all’Università, torniamo da Joe Smith che impazzisce di nuovo e inizia a scatenare una rissa in una palestra di boxe. Spidey interviene e calma la situazione, mentre Joe perde i suoi poteri ma guadagna un contratto col cinema per le sue riprese. Pete torna a casa sconsolato, poco dopo Mary Jane Watson ha di nuovo lasciato la casa dopo un incontro con zia May.
  • How Green Was My Goblin! da Amazing Spider-Man 39 del 8/66: Prima storia di John Romita (Sr.), in cui succedono un bel pò di cose interessanti per albi successivi. Goblin è benintenzionato a tornare in scena e scoprire l’identità segrete di Spidey, mentre Peter, col raffreddore, viene a sapere dal Dr. Bromwell che le condizioni di zia May sono tutt’altro che stabili, e che c’è bisogno di estrema cautela. Si viene a scoprire del pessimo rapporto tra Harry e Norman Osborn, e il rapporto tra Harry e Peter prende una piega quando i due parlano dei loro rispettivi problemi coi genitori; Harry scopre che Peter è orfano e questo migliora il suo parere di lui. Anche Gwen e Flash iniziano a cambiare rotta, nonostante lo abbiano maltrattato fino al numero scorso. Poi inizia l’azione, con Spidey che sventa una rapina su un grattacielo e viene colpito da un sacchetto contenente uno strano gas. Spidey non lo sa, ma il lettore se ne rende conto, che il gas ha inibito il suo senso di ragno, ed è così che Goblin, che è l’artefice del piano della rapida sul tetto, segue il supereroe e lo vede cambiarsi d’abito. Peter va dal Bugle, fa pace con Ned Leeds e gli dice che può sposare Betty Brant, vende foto a JJJ e torna a casa, dove Goblin scopre la sua vera identità. In una battaglia fantastica fuori casa Parker (con la fragile May all’interno), Goblin cattura Peter e lo porta nel suo nascondiglia, dove rivela di essere nessun altri che…Norman Osborn!!

Amazing Spider-Man 37

Numero, come già detto, epocale per il cambio di disegnatore (da Ditko a John Romita Sr.) e per la rivelazione di Goblin come Norman Osborn. Per quanto tre delle storie contenute in questo albo siano, tecnicamente, niente di che, l’albo merita comunque il massimo del plauso per le scene d’azione niente male e, soprattutto, non mi stancherò mai di ripeterlo, per la lotta tra Goblin e Peter Parker, semplicemente stupenda, in cui Pete veramente se la vede male contro un avversario, in quella situazione, davvero superiore a lui. Inoltre il cambio dei rapporti tra Pete e i suoi compagni, sicuramente anche causati da come Romita vedeva le cose in maniera diversa da Ditko, è decisamente una piega interessante che la serie prende dai soliti momenti totalmente assurdi di un Parker sovrappensiero che ignora tutto ciò che gli succede intorno.
I disegni sono in tutto e per tutto migliori dei primi numeri, e si vede come anche le storie diventano mano mano più complesse.
Un Albo decisamente da avere.

Voto Personale: 8/10

Micromusic italiana benefica
(A Cura di Dunther)

Ieri ho appreso di un’iniziativa nella quale tra gli organizzatori figura un mio amico. Si tratta di un album di Micromusic, consistente in 15 tracce inedite, tutte a cura di artisti italiani. L’obiettivo è quello di raccogliere donazioni per le vittime dei terremoti in Giappone.
L’album è scaricabile gratuitamente, e nell’archivio troveremo, oltre tracce e cover, le istruzioni per inviare donazioni. Il genere io lo conosco poco, anche se recentemente l’ho esplorato volentieri, e fa piacere avere un saggio delle composizioni di compatrioti, i quali mi erano tutti sconosciuti (a parte due casi, che però in realtà conoscevo “solo” come persone).

I musicisti coinvolti sono:

Micropupazzo
Chipki
Cobol Pongide
mat64
pablito el drito
dj minaccia
MaxFarnea & Audrey
stupidboy
Fabiorosho
Frash Pikass
BusKerDroiD
ruBRK
Kenobit
arottenbit
tonylight

 

L’album è disponibile via Megaupload a questo link, mentre i dettagli sull’iniziativa possono essere trovati nell’evento organizzato su facebook.

 

 

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+=ITALIAN MICROMUSIC FOR JAPAN!=+
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American Pie presents – Band Camp
(A Cura di Celebandùne Gwathelen)

American Pie - Band Camp

Proseguendo con gli American Pie mi sono visto all’inizio della settimana il quarto della serie, nonchè il primo senza gli attori principali dei primi tre film. Uscito nel 2005, è un pò uno spin-off della serie che si concentra sul fratello minore di Steven Stiffler, Matt, e di come anche lui vuole entrare nel business di famiglia diventando uno Stiffmeister, parola che per loro equivale a qualcosa tipo “Il Maestro Cuccatore”.
La storia si apre con Matt Stiffler che propone ai suoi amici un video girato da lui stesso con bellezze in vestiti succinti o niente vestiti, e dichiara loro che sarà tramite video che riuscirà a dimostrare a suo fratello Steve che lui è meritevole del titolo Stiffmeister. Matt e i suoi amici preparano grandi cose per l’estate, ma per colpa di uno scherzo che loro fanno alla banda della scuola, Chuck Sherman decide di punirlo mandandolo al Campo della Banda per l’estate come punizione.
Lì, all’inizio si isola da tutto continuando col suo atteggiamento da smargiasso buffone, ma si rende ben presto conto non solo che così non passerà il tempo divertendosi, ma anche che una ragazza che gli piace (Elyse) non imparerà ad apprezzarlo. E’ lì che torna in scena Noah Levenstein, padre di Jim, che fa da Istruttore Morale del camp per sostituire Michelle incinta, e gli consiglia di entrare nello spirito del campo e aggregarsi ai ragazzi della sua scuola.
Matt così fa, ma al contempo piazza telecamere nelle docce femminili (e non solo) per il suo progetto di film amatoriale. Al contempo, finalmente si fa amicizie nel campo e nasce la classica sfida tra scuole, con il ricco biondo favorito contro la squadra di perdenti. Chi vince, otterrebbe una borsa di studio per Bande della scuola data da una nota compositrice a cui Elyse tiene moltissimo.

Matt ed Elyse

Una delle scene più romantiche con Matt ed Elyse

Quando il Campo sta quasi per finire, e la squadra di Matt è in cima, ovviamente succede il finimondo, le sue telecamere vengono scoperte da Elyse, lui quasi espulso, la sua squadra perde e il Band Camp viene vinto dalla squadra col riccone, che ottiene coppa e borsa di studio.
Quando torna a scuola, però, Matt si rende conto delle cavolate che ha fatto e cerca di fare ammenda organizzando un incontro provato con la compositrice che da le borse di studio per Elyse. La cosa va bene e la ragazza riceve la borsa di studio e Matt fa pace col gruppo della banda. Fine del film.

Che dire di questo spin-off? E’ uno spin-off, e come tale non ha nulla da spartire col terzo film della saga. Non è altrettanto divertente, non è altrettanto appassionante e la storia è a livelli inferiori di quella del primo film, che, come sapete, non ho apprezzato tantissimo. Le volte in cui ho dovuto sorridere sono state poche e il protagonista non è per niente affascinante come lo erano Jim, Finch o Steven Stiffle nella serie principale. Per di più tutto è coperto di un certo senso di irrealismo, ogni ragazzo per qualche motivo riesce ad avere la sua ragazza, nessuno viene rifiutato per quanto brutto o scemo che sia. Il film scade un pò ovunque, e come per dimostrarlo aumentano le scene di nudo parziale femminile, come a dire “Se non riusciamo ad attirarvi con una bella storia o dell’humor, eccovi una dozzina di paia di tette al vento”.

Noah, Matt ed Elyse

Noah Levenstein cerca di spiegare a Matt ed Elyse che litigare è qualcosa di totalmente naturale!

Gli attori non fanno neanche un lavoro così sbagliato, in particolare Eugene Levy come Noah Levenstein è sempre fortissimo (anche se totalmente scollegato emotivamente da tutta la vicenda che accade intorno a lui), ma lo script proprio non c’è, è scontato e banale e l’unica parte che mi ha sorpreso è che alla fine ha davvero vinto il Band Camp il ragazzo ricco e pronosticato. Anche se alla fine della vicenda, quando Elyse vince la borsa di studio, si scopre che è stato squalificato da essa per parteggiamenti…quindi non so neanche se conta sta vittoria.
E anche la colonna sonora a sto giro non riesce a salvare niente: è carina ma non memoriabile come negli altri film.
Evitatelo se potete, non è una pellicola malvagia, ma è uno di quei film che vederlo o non vederlo non vi cambia niente.

Voto Personale: 5/10

It’s-A-Me, Luigi!

(A cura di Wise Yuri)

Nonostante la Nintendo degli ultimi anni stia prendendo delle decisioni molto discutibili, per non dire altro, devo ammettere che sono contento del fatto che uno dei titoli più sottovalutati del Gamecube riceva un seguito, tra la marea di saghe millenarie Nintendo con tremila sequel che non vedono un’ innovazione o svecchiamento da chissà quanto. Ovviamente sto parlando di Luigi’s Mansion per Gamecube, il cui seguito è stato annunciato a sorpresa all’ E3 appena passato, per il 3DS. Quindi mi sembra appropriato parlare dell’ originale, il primo gioco in cui, una volta tanto, non è Mario a stare sotto le luci della ribalta, ma il suo bistrattato fratello Luigi, da sempre messo in secondo piano.

Oddio, volendo essere precisi, il primo gioco in cui Luigi è il personaggio principale sarebbe Mario is Missing, ma è un titolo educativo dimmerda, quindi me ne curerei il giusto. Ad ogni modo, Luigi’s Mansion fu, assieme a Pikmin, Starfox Adventures, Wave Race ed altri, uno dei titoli di lancio del “Cubetto”, ma ancora una volta, le pessime scelte di marketing della Nintendo non permisero alla console di essere competitiva, almeno per quanto riguarda i profitti. (perché ebbe grandissimi giochi, ma non vendette molto) E infatti si può vedere che cambio di rotta ha effettuato la Nintendo col Wii, dopo due generazioni (anche il Nintendo 64, grandissima console, non portò molti quattrini nelle casse Nintendo) di console in cui arrancava a far quadrare i conti. Ma come si dice, questa è un’ altra storia.

Le vicende del gioco hanno inizio con una lettera, che avverte Mario di aver vinto una villa. Ma siccome Mario ha i criceti nel cervello, non viene minimamente sfiorato dall’ idea che ci sia qualcosa di strano nel fatto di vincere un villone senza manco aver giocato alla lotteria o roba del genere. Siccome quel furbacchione di Mario non è più tornato dopo essere entrato nella villa, Luigi, nonostante si cachi addosso per un nonnulla, decide di andare nella magione per scoprire cos’è successo al fratello. Là viene avvicinato da un bizzarro vecchietto, il professor Strambic, che lo salva dai fantasmi con l’ ausilio di un aspirapolvere. Luigi gli racconta della faccenda, e Strambic decide di aiutare Baffo Verde a combattere i fantasmi ed salvare suo fratello, donandogli l’ aspirapolvere per far capire agli ectoplasmi chi comanda.

E quindi inizia la vostra avventura da acchiappa fantasmi. Potreste pensare che, rispetto ad uno zainetto protonico spara raggi particellari, un comune strumento per la pulizia domestica abbia ben poca utilità nella cattura di entità soprannaturali, ma Luigi’s Mansion è qui per dimostrare il contrario. Veramente no, ma l’ aspirapolvere Poltergust 3000 è tutt’ altro che un banale elettrodomestico. Parliamo del gameplay: pur essendo un gioco di Mario, Luigi’s Mansion è un caso particolare, in quanto l’ enfasi non sta nel saltare su tartarughe con ali, ma esplorare le stanze della mansione e catturare fantasmi, raccogliendo soldi e tesori, e trovando chiavi per sbloccare le porte chiuse della villa. Oltre al Poltergust 3000, il professor Strambic vi fornirà un Game Boy Horror, ovvero un game boy color che vi farà da mappa, inventario dei soldi ed oggetti raccolti, e vi aiuterà a scoprire dove sono nascosti i fantasmi, e non solo…

Luigi's Mansion introduce il personaggio del prof. Strambic, che ritornerà in altri titoli della serie di Mario, come in Mario & Luigi: Superstar Saga, o in Super Mario Sunshine.

In ambito fantasmi, oltre ai classici Boo presi direttamente dalla serie classica di Super Mario, abbiamo una pletora di ectoplasmi, tra quelli normali che cercheranno di farvi imboscate in stanze buie e useranno oggetti come bombe o le classiche bucce di banana per impedirvi di risucchiarli, ed i cosiddetti fantasmi cornice, ex-ritratti “fantasmizzati” dai Boo, che non scappano, ma richiedono approcci diversi per essere catturati. La “big question” è: “Come si catturano i fantasmi?” Beh, per prima cosa dovete stordire il fantasma con la luce della torcia, e una volta che appare un cuore con un numero sopra, è il momento di tenere premuto il tasto dorsale R per far andare il Poltergust in modalità risucchio. Una volta agganciato un fantasma, per evitare che vi scappi o che vi trascini via, interrompendo il risucchio, dovete muovere la levetta analogica nel verso opposto a quello in cui il fantasma “tira”. É un pò come pescare.

Non è sempre così semplice, ma il concetto base è questo. Oltre a risucchiare, l’ aspirapolvere può espellere, ma all’ inizio non farà altro che “sputare” polvere, più avanti troverete i medaglioni del fuoco, dell’ acqua e del ghiaccio, che vi permetteranno di risucchiare i rispettivi spiriti elementali e far sparare al Poltergust il rispettivo elemento. Oltre a combattere contro fantasmi elementali, questa funzionalità vi permetterà di risolvere gli enigmi o scovare denaro extra. Sebbene il modo principale di interagire con nemici ed oggetti sia quello di usare l’ aspirapolvere, Luigi può anche interagire con oggetti, personaggi e porte usando il caro vecchio pulsante A, che generalmente si traduce in un colpetto di Baffo Verde sul vaso o grammofono di turno.

Oltre ai fantasmi cornice, la maggior parte dei quali da catturare necessariamente per avanzare, ci sono circa 50 Boo da scovare e catturare (non vanno necessariamente scovati tutti per finire il gioco, comunque), ed oltre ad i medaglioni e chiavi, è possibile collezionare denaro, che viene sotto forma di banconote fruscianti, monete, diamanti, pietre preziose e perle di varia grandezza. Mentre l’ utilità degli altri elementi si spiega da sè, la somma del denaro raccolto durante il gioco determina quanto bella diverrà la villa una volta disinfestata totalmente, cioè una volta finito il gioco. Lo stile dei fantasmi è buffo e divertente, non aspettatevi di cagarvi addosso dalla paura, (quello lo fa già abbastanza Luigi di suo) in quanto lo stile è decisamente da cartone animato, ma perlomeno non ci sono tizi con lenzuoli addosso che inseguono in un luna park un cane parlante ed uno smilzo col pizzetto. 🙂

Il titolo, sebbene non sia suddiviso in aree precise, segue comunque questo tipo di progressione: esplorate un piano, ripulendolo dai fantasmi che infestano le stanze, cercando chiavi che vi servono per aprire porte chiuse, ed infine vi scontrate con il boss dell’ “area”. Non sempre è così, in quanto spesso dovrete esplorare parecchio per capire come avanzare, ma il concetto generale è questo. Ah, dimenticavo, per salvare vi servirete dei cari vecchi Toad, che almeno stavolta fanno qualcosa di utile. Poi ci sono tantissimi piccoli segreti da scoprire, oltre alle quest secondarie di cattura dei fantasmi cornice e Boo extra.

Sebbene la progressione non sia originalissima per il genere delle avventure, è il gameplay aspirapolveri-centrico a rendere Luigi’s Mansion un titolo divertente ed originale. Non un gioco perfetto, in quanto non è molto lungo da finire, non è particolarmente difficile (ma non aspettatevi sia facile come la serie di Kirby) e alcune battaglie con i boss potevano essere un pochino rifinite. Ma è un titolo unico dedicato all’ idraulico italiano “un pò meno famoso” al mondo, con un’ idea di base innegabilmente originale accompagnata da un gameplay solido, e da una realizzazione tecnica superba per il 2001. (il Cubetto uscì quell’ anno in giappone, da noi arrivò l’ anno dopo) Un peccato che il titolo fu sottovalutato e bistrattato solo perché non era un vero e proprio Mario, e perché i fan si aspettavano che il lancio del Gamecube fosse accompagnato dal platform successore di Super mario 64 (che arrivò l’ anno dopo con il nome di Super Mario Sunshine), ma la Nintendo provò a fare prima qualcosa di diverso, e molta gente si domandò perché non fece uscire il “Cubo” con un Mario “puro e duro”.

Il prossimo anno la Nintendo darà un seguito “bigger e better” a quello che sembrava un progetto poco proficuo abbandonato al suo destino, e lo farà sulla sua nuova console portatile, ma personalmente non me ne pò fottere di meno del 3D, mi interessa che vedremo un’ altra infornata di fantasmi, magioni infestate e aspirapolveri puppa-ectoplasmi. Per quanto riguarda l’ originale, è un bel titolo, non uno di quei giochi “tripla A”, ha degli innegabili difetti ma anche un suo fascino, che si fa apprezzare moltissimo. Nel caso non lo aveste e vorreste recuperarlo, vi avverto che ormai costicchia, un pò come tutti i giochi Gamecube meno diffusi. (e un pò come tutte le esclusive Gamecube in generale) Se lo avete, vi invito a rispolverare il vostro Gamecube ed ancora una volta dimostrare la incredibile efficacia anti-ectoplasmica di comuni elettrodomestici. XD

Di cani e pirati

(A cura di Wise Yuri)

Salve, pulciosi avanzi di galeone, è tempo di parlare di avventure grafiche, nello specifico di Jolly Rover. Il genere dei punta-e-clicca negli ultimi anni è risorto sopratutto grazie alla Telltale, software house composta da parecchia gente della Lucasarts, la compagnia dietro classici del videogame come Grim Fandango, Full Throttle, la saga di Monkey Island, Maniac Mansion, Sam & Max, e altri ancora, che ha riportato il genere in vita, sia con nuovi episodi delle serie storiche, sia con giochi su licenza tipo Wallace & Gromit, Ritorno Al Futuro, Bone, etc. Ma questo non è un titolo Telltale, in fondo la compagnia non ha mica l’ esclusiva sulla resurrezione del genere. Jolly Rover è sviluppato da una piccola software house indipendente, Brawsome.

Il titolo stesso vi dice tutto quello che potreste voler sapere: in quanto è una storpiatura di Jolly Roger, parla di pirati, in quanto ha la parola Rover, è sui cani. Ed il gioco è praticamente un Monkey Island con protagonisti dei cani antromorfi, quindi direi che il titolo non mente. 🙂 Il paragone con il classico Lucasarts è impossibile da non fare, per il setting e per i continui rimandi a personaggi e situazioni. Jolly Rover vi mette nei panni di Gaius James Rover, che come Guybrush, non è un rozzo tracanna rum, ma più un signorino che preferisce risolvere tutto a parole, od usando pletore di oggetti che conserva in tasche ipercapienti degne di Eta Beta. Catturato da una banda di pirati, James prova a scappare dal galeone, ed una volta svicolato dalle grinfie dei pirati, si ritrova immischiato in casini ben peggiori…

La qualità delle battute e testi è buona, non è paragonabile a quella dei primi due Monkey Island, e ci sono alcune battute veramente brutte, ma nel complesso la fattura è buona, e il gioco cattura perfettamente quello stile surreale, pieno di battute che sfondano la quarta dimensione, ed autoironico anche verso le classiche meccaniche di questi giochi, tipico della serie a cui ispira. Un’ esempio perfetto è quando, su un’ isola deserta, trovate dei fucili, e se ci cliccate sopra, Rover commenterà così: “Beh, se queste armi funzionassero le meccaniche di gioco sarebbero certamente diverse.” Gli enigmi in generale non sono stradifficili per i videogiocatori esperti o con media esperienza nei punta e clicca, vi fanno girare le rotelle a sufficienza, ma come in Monkey Island, ci sono alcuni enigmi stupidamente criptici, il resto si risolve con logica, inventiva, ed capacità di vedere un utilizzo astruso anche in una semplice chiave, quest’ ultima un’ “abilità” che si sviluppa semplicemente giocando ai punti e clicca. 🙂

A livello di gameplay, non credo di dover davvero spiegare come funziona un punta e clicca, ma voglio perdere qualche riga per spiegare il discorso dei collezionabili e degli aiuti. Per quanto riguarda l’ interfaccia, è stata ovviamente semplificata dai tempi di Maniac Mansion (per dirne uno a caso), e basta cliccare un’ oggetto per interagirci, senza dover selezionare un’ azione e poi cliccare sull’ oggetto, in quanto è ovvio che non voglio parlare con un prosciutto od un altro oggetto inanimato. In cima allo schermo sono inoltre presenti il punteggio (che ovviamente sarà più alto se non usate aiuti), il vostro rango e l’ obiettivo attuale, cose non presenti in altri punti e clicca. (almeno per quanto ne so io) L’ inventario è a scomparsa, e da lì potete selezionare o combinare oggetti tra di loro senza troppi tecnicismi, nulla di complicato.

Una delle prime schermate di gioco.

Accennavo ai collezionabili: potete raccogliere pezzi da otto (cioè le monete d’ argento spagnole tipiche delle storie con pirati), crackers e pezzi di bandiere piratesche. All’ inizio del gioco otterrete Juan, un pappagallo che vi elargirà aiuti su come proseguire, e ovviamente vi richiederà un cracker ad aiuto. I pezzi da otto possono servirvi per passare alcune punti del gioco, ma non è necessario usarne manco uno per finire il gioco. I pezzi di bandiera sono semplicemente collezionabili nascosti, e servono, come i cracker e i pezzi da otto, a sbloccare illustrazioni, bozze ed extra vari nel menù principale. Ad essere onesto, il concetto di collezionabili in un avventura grafica non ha molto senso, in quanto già passate molto tempo a spulciare le schermate in cerca degli oggetti che vi servono per avanzare, aggiungere ulteriore backtracking e cliccare a casaccio nella speranza di trovare qualcosa non è proprio il massimo.

Capisco il voler aiutare giocatori non navigati o non abituati a questo genere, ma non c’ era motivo di mettere un tot preciso di roba e dire “se vuoi sbloccare tutto devi cercare come un segugio dappertutto”; parecchi di questi oggetti si trovano assieme ad altri essenziali per procedere, ma alcuni sono nascosti fin troppo bene, e la loro ricerca diventa presto derivativa e noiosa. Semplicemente, il concetto di oggetti extra da raccogliere in un gioco del genere non dovrebbe manco esistere. Sia chiaro, non siete obbligati a raccogliere tutto, ma citando un vecchio modo di dire, a volte “meno è più”, ovvero il gioco sarebbe stato migliore senza questa idea dei collezionabili.

Da un punto di vista tecnico, Jolly Rover si difende a zanne strette, con uno stile e realizzazione grafica molto buona, e con un doppiaggio di ottima qualità, cosa sorprendente per una produzione non proprio opulenta. I fondali e personaggi sono ben definiti, le schermate sono quasi sempre ricche ed animate, lo stile cattura perfettamente il feeling da avventura piratesca ricolma di grog, galeoni, pappagalli, isole e voodoo. Non so che altro dire, giudicate voi stessi, non vi farà cadere la mascella, ma il titolo è senza dubbio curato sul lato grafico. Per quanto riguarda la lingua, il gioco è completamente in inglese, o almeno la versione di Steam lo è, se la versione fisica per PC ha anche altre lingue non ve lo so dire. Nulla di complicato, inglese abbastanza semplice, ci saranno alcune frasi o parole dette “in modo piratesco”, ma nulla di più. Buon titolo, non perfetto, ma assai godibile, indicato agli amanti od ai curiosi del genere, ed ormai disponibile ad un prezzo accessibile su Steam. (ci sono state tantissimi sconti su questo titolo, anche recentemente) Alla prossima, tatuati mozzi scabbiosi del web! 🙂

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4 Risposte to “The Weakly Hobbyt #26”

  1. Stian Says:

    Salve a tutti!!
    🙂

    Riguardo Luigi:
    anche io son rimasto sorpreso dell’annuncio del secondo capitolo di Luigi’s Mansion, e son curioso e speranzoso a riguardo proprio perchè ,come hai detto anche tu Wise Yuri, il primo capitolo decisamente è un gioco che merita e sopratutto è un pò diverso dai soliti giochi, che tutti quanti hanno ormai almeno un gioco che ne è una sorta di copia.
    Speriamo bene!!
    🙂

  2. Dunther Says:

    -American Pie – Band Camp
    Mhh quanto non sopporto quando ci si riferisce a questo come “il quarto American Pie”; è uno spin-off, punto. E l’ho trovato scadente, dopo averlo visto ho smesso di tenere in considerazione la saga. Eugene Levy è sempre mitico comunque, sì 😀 .

    -It’s-A-Me, Luigi!
    Bello sentir parlare nuovamente di questo gioco negli ultimi tempi. Inizialmente ero, come molti, amareggiato per la strana scelta Nintendo di non includere un platform di Mario, però comunque i video e le prime prove in negozio di questo Luigi’s Mansion mi esaltavano. In particolare mi divertiva molto l’idea che, poco prima dell’uscita del GameCube, giocando a Paper Mario, lessi il diario segreto di Luigi, nel quale confessava che la cosa che più odiava al mondo erano proprio i fantasmi.
    In generale il gameplay mi convinse molto, in quanto sembrava una sorta di Resident Evil demenziale, ed il comparto tecnico mi stupì non poco, ricordo ancora quanto mi piaceva vedere la polvere svolazzare in giro, o aspirare le tovaglie dai tavoli.
    In generale mi piacque così tanto che lo finii al 100%, prendendo anche la villa più grande. Alla fine, preferisco questo a Super Mario Sunshine 😀 , e aspettavo un sequel per Wii da tanto tempo, che poco importa se arriverà su 3DS, l’importante è che sia fatto bene.

    -Di cani e pirati
    Questo ce l’ho, ma l’ho giocato pochissimo (giusto un giretto con la demo, e poi l’inizio per prendere il biglietto della lotteria). Lo presi in un pack con altre avventure grafiche, assieme a Puzzle Agent e non ricordo che altro…
    Insomma, non dev’essere male, dicono che il suo più grosso difetto è quello di imitare troppo Monkey Island, ma da buon patito del genere prima o poi troverò la voglia di giocarmelo. Ah, e pare che la versione scatolata sia con sottotitoli in italiano, ho scaricato un programma che dovrebbe servire a tradurlo automaticamente, ma non sono sicuro che funzioni. Ti farò sapere, in caso…

  3. Wise Yuri Says:

    Jolly Rover è stato fatto senza dubbio da grandi fan della serie, quindi è vero che il titolo prova molto ad essere Monkey Island, ma lo fa con affetto, diciamo, non nasconde da cosa ha preso ispirazione, anche perchè, anche se lo facesse, sarebbe chiaro come il sole lo stesso.

    • Dunther Says:

      Bhe sì lo immaginavo, ma insomma credo che dei cani antropomorfi non bastino a farmi desiderare un’altra saga di avventure piratesche demenziali. Vedrò comunque 🙂 l’idea del punteggio e dei collezionabili non mi spiace, purché il primo non sia collegato al tempo di risoluzione.


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