The Weakly Hobbyt # 37

The

C’è voluta quasi una stagione intera, ma eccoci in quel simpatico periodo dell’anno, in cui le decorazioni di una festività ben nota appaiono nei negozi con due se non tre mesi di anticipo, per ricordarvi che il 25 dicembre è nato il babbo natale della coca cola. 🙂 Ironia a parte, eccoci nuovamente qua, in barba agli avversi venti polari che fustigano le persone, con una miscela di film italiani, duri e rozzi cowboys, uomini-pesce, bizzarrie flipper, racing games, e pecore meccaniche.

Sommario

  • Comboys & Aliens
  • Need for Speed Underground
  • Odama
  • Nessuno mi può Giudicare
  • Do Androids Dream of Electric Sheep?
  • Spider-Man Collection 21

Ninja VS Pirati
Capperi & Acciughe
Un film con alieni e pistoleri

(A cura di Wise Yuri)

Benvenuti. Vi avverto fin da ora che l’articolo sarà parecchio striminzito. Perchè? Beh, perchè il film, onestamente ed obiettivamente, non si merita poi molte parole. Quindi cercherò di essere il più conciso possibile, sarà come farsi una puntura, tanto “puzzo”  per niente. 🙂

Cowboys & Aliens (o Cowboys VS Aliens) inizia con Jessie James Bond (aka Daniel Craig) che si risveglia, ferito e senza memoria, ma con uno strano bracciale incollato al polso. Dei tizi si avvicinano a lui, si accorgono chi è, un ricercato, ma Craig gli apre, per così dire, le chiappe, prende i loro vestiti, e a cavallo va nella vicina città, per cercare di ricordare chi cavolo è. Lo sceriffo lo riconosce, lo arresta, arrivano gli alieni, Craig scopre quello che ha al polso non è una braccialetto africano preso in spiaggia, ma una potente arma extra-terrestre. Quindi, che abbia inizio la caccia all’alieno, miei brodi pistoler.

Ê basato su un fumetto dall’omonimo titolo, ma è talmente un risibile ammasso di clichè western e sci-fi (cioè fantascienza, science fiction), che quasi passa in secondo piano il fatto che sia l’ennesima trasposizione cinematografica di un fumetto, il riciclo di idee tanto caro ad Hollywood. É un banalissimo western miscelato con un’altrettanto mediocre film di fantascienza con alieni,  il tipo di film che dopo 20 venuti sapete esattamente cosa accadrà nel rimanente lasso di tempo, in cui le vostre cellule cerebrali godono di un meritato riposo. Non vado nel dettaglio perché puntare il dito a clichè decrepiti e noti mi sembra uno spreco di tempo, parole, e della vostra attenzione.

Ma perlomeno il film già dal titolo fa capire a cosa andate incontro, ed inoltre, assieme agli ovvi cowboys ed alieni, c’è il bonus indiani. Il design degli alieni non è male, sembrano dei rosponi antropomorfi, e c’è Harrison “Indiana Jones” Ford nei panni di un proprietario terriero rude ed autoritario. Il resto è melma, ma il film perlomeno vi dà esattamente quello che vi aspettate, un’americanata di 2 ore, e non vi inganna in nessun modo. Tra qualche anno forse diventerà una trashata cult, ma per ora lasciatelo dov’è, nei cinema, e se proprio ci dovete/volete andare (al cinema intendo), guardate altro. Se volete guardare qualcosa di più o meno recente ispirato ai vecchi western, guardatevi Rango, o tagliate la testa al toro e guardatevi  i vecchi classici come la Trilogia del Dollaro.

Need for Speed Underground
(A Cura di Celebandùne Gwathelen)

Need for Speed Underground Cover

Dopo la recensione scorsa di The Fast and the Furious, non è del tutto inspiegabile la voglia di parlarvi di questo videogioco pubblicato da EA nel 2003. Non ho mai seguito la serie Need for Speed, nè qualsiasi serie di corse automobilistiche se è per questo, ma dopo anni e anni, per me NFSU è un ancora culto e un punto di paragone per ogni “buon” gioco di corse.
Stando a sentire wiki, questo è il settimo gioco della serie Need for Speed, ma contemporaneamente anche un nuovo inizio per la stessa, poichè primo gioco in cui al posto di una “modalità carrira” ci sta una “modalità storia” chiamata Underground. Per quanto tecnicamente la stessa cosa, ovvero una sequenza di (111) gare suddivise in livelli, la modalità Underground è in realtà “story-driven”. Questo vuol dire, per quanto banale sembri, che dietro a tutte le gare che farete, c’è una storia, semplice e non molto interessante, ma c’è. Questo elemento, ancora oggi non molto comune in giochi di guida, mi pare sia partito proprio in questo gioco e da allora un pò tutta la serie Need for Spped l’ha seguito.
Non indugio troppo, non avendo giocato molti altri episodi della serie NfS non vorrei dire cretinate, quindi vado alla descrizione del gioco stesso.
Come già detto, la modalità principale del gioco è quella Underground, in cui impersonate un ragazzo che sogna di sfondare nella scena delle gare illegali notturne tenute nella città fittizia di Olympic City. Ad aiutarlo in questo sono soprattutto Samantha e TJ; lei è un pò la vostra mentore, mentre TJ è il miglior meccanico della città. Gara dopo gara, evento dopo evento, riuscirete ad aquistare fama e punti stile, il cui fine ultimo è impressionare Eddy, l’attuale re delle gare notturne della città.
La storia presenta due colpi di scena, ma nulla di trascendentale o che vi farà rimanere a bocca aperta. La storia è meramente un pretesto per dare un contesto narrativo alle gare, un pò come la storia (non poi così male) di The Fast and the Furious era un pretesto per dare un contesto alle scene con le macchine di quel film. E’ trash, ma è divertente, i filmati in cui viene narrata la storia sono splendidi, non è affatto invasiva e l’idea è molto carina, quindi è uno di quegli extra che non si buttano via, proprio perchè fatto estremamente bene.
Le altre modalità di gioco sono i soliti Time Attack, Giro Veloce, una modalità in cui è possibile vedere le statistiche della propria carriera e una modalità per personalizzare le proprie macchine.

NfSU

Vi presento la MIA Hyundai Tiburon GT v6!

Al contrario di altri giochi di corse piuttosto arcade, NfSU pone una forte enfasi sulla personalizzazione delle macchine, che in generale provengono tutte dalla scena import: questo vuol dire che non vedrete Porsche, Ferrari, Bugatti o quant’altro, ma macchine Giapponesi o Europee che si sono dimostrate molte facili da tunare. Ecco che quindi avrete macchine come Nissan, Mitsubishi, Acura, Toyota, Ford, Peugeot e Volkswagen. Non preoccupatevi, a fine carriera non rimpiangerete affatto macchine più potente, anche perchè la personalizzazzione non si ferma a migliorie estetiche come Aerografie, Vernici particolari o Adesivi degli Sponsor: alla macchina potrete cambiare di tutto, dal motore, all’aggiunta di Turbo, Computer, Sospensioni e Cerchioni da Corsa, fino al famoso N2O (Nitrous Oxide)! Sarete dei razzi, e per pilotare questi bolidi a malapena controllabili alle alte velocità di bravura ce ne vorrà!

NfSU

Attivando il NOS l effetto blur domina lo schermo, dando al giocatore un senso di velocità niente male. Sull immagine non sembra, ma visto in movimento è diverso, ve lo assicuro!

Ovviamente il durante la carriera la varietà di tipi di gara che affronterete è notevole. I tipi di gara sono fondamentalmente cinque:

  • Circuito: gara standard contro tre avversari in un circuito chiuso, il numero di giri non è fisso, possono variare da due a sei. Nulla da dire, il solito che ci si aspetta da un gioco di corse.
  • Eliminazione: gara in un circuito da tre giri: a ogni giro viene eliminato l’ultimo concorrente in gara, finchè non ne rimarrà solo uno, che è automaticamente il vincitore. Queste gare non sempre sono facili, richiedono molta costanza, in quanto ad ogni giro dovrete averne uno dietro di voi o siete fuori.
  • Sprint: gare che non si tengono su un circuito, ma che sono su dei percorsi punto a punto. Anche queste di solito sono contro tre avversari, e richiedono anch’esse impegno costante, in quanto ogni errore potrebbe significare che non riuscirete più a recuperare i vostri avversari.
  • Drift: non delle vere e proprie gare, ma competizioni di sbandate. Più a lungo riuscirete a sbandare con la vostra macchina senza sbattere contro i muri, e più punti accumulerete, più sarete vicini ai bordi della pista, e più alto sarà il moltiplicatore dei punti. Gare di abilità più che di velocità.
  • Accelerazione: le gare più tecniche del gioco: con altri tre avversari siete su un rettilineo e l’unico obiettivo è arrivare primi al traguardo. Queste gare si vincono solo cambiando le marce nel momento più opportuno, sfruttando le scie degli avversari e usando il NOS al momento giusto.

Ovviamente di ogni gara ci possono essere variazioni: invece di essere contro quattro avversari può essere un testa-a-testa contro un vostro rivale (e ve ne farete tanti durante la modalità storia!), o un torneo di più gare dello stesso tempo messe in fila o ancora, delle prove contro il tempo. La varietà non manca, anzi, per durante le 111 gare che dovrete affrontare prima di diventare re di Olympic City ne vedrete di belle, anche perchè i circuiti su cui corretete sono parecchi, non famosi per la loro varietà, si svolgono infatti tutti di notte nella stesa città, ma per le piccole variazioni nei percorsi che farete che rende ogni circuito (o uno gara punto a punto) unico.

NfSU

Le vetture e le ambientazione hanno subito un discreto livello di cura dei dettagli. Le luci, l asfalto (forse un pò troppo glossato) e le carrozzerie sono dettagliate e piacevoli da guardare.

Per quel che riguarda l’aspetto tecnico del titolo, ci troviamo su alti livelli. Come probabilmente avrete visto dalle immagini presenti nell’articolo, la veste grafica non è affatto male, piena di luci, effetti blur nei momenti più concitati, con molti dettagli sia nella modallazione del veicolo che del percorso. La cosa che più colpisce della veste grafica è lo stile complessivo del gioco, molto ben fatto, costante durante tutta l’esperienza e ispirato indubbiamente al film citato in apertura (il che è solo un bonus, visto che il la pellicola di Rob Cohen era di ottima qualità soprattutto per quel che riguardava gli effetti visivi). I filmati d’intermezzo presenti nella storia, come già detto, sono realizzati secondo me con estrema cura e per quanto corti e insignificati, sono delle vere chicche del gioco.
L’aspetto sonoro è sorprendentemente ben fatto. Nonostante le canzoni siano tutte su licenza eccetto una, composta esclusivamente per il gioco, le ho trovate tutte senza eccezione molto adatte alle gare: con toni hard rock, metal o dance/house/ambience, le melodie sono nel complesso molto ritmate e perfettamente azzeccate per lo stile frenetico, notturno e zeppo di luci al neon delle gare che affronterete.
Il modello di guida è discreto: ogni macchina si comporta in maniera diversa su pista o sui circuiti di drifting, e c’è un ampio garage di macchine tra cui scegliere. Troverete sicuramente quella che fa per voi tra le circa venti vetture disponibili, e vi divertirete un mondo a customizzarle fino a sentirla totalmente vostra.

NfSU

Ecco uno screenshot della mia personale Toyota Supra. =)

NfSU non è un gioco perfetto; alcune cose vi daranno sicuramente almeno parzialmente sui nervi: tra questi conteranno sicuramente l’intelligenza artificiale dei nemici, sempre capaci di recuperarvi per quanto possiate essere bravi e veloci e privi di errori e con la macchina superiore. Questa cosa si chiama “Rubberband AI”, ovvero “IA a molla”; riuscirete sempre a recuperare gli ultimi della gara se siete in coda, e gli avversari riusciranno sempre a starvi alle calcagna se siete primi, indipendemente dalla vostra bravura e perfezione. Questo fa si che sentirete come se il continuo spazio-temporale del gioco sia profondamente fallato, con avversari che vi recuperano in pochissimo tempo, o che sfrecciano via da voi più di quanto voi potreste mai fare. La cosa è particolarmente accentuata nelle ultime gare, in cui l’avversario ha sempre un turbo in più di quello che a voi è permesso avere.
Inoltre ritengo che generalmente la fisica del gioco sia molto approssimata; a volte le macchine rimangono troppo incollate al suolo, altre decollano in salti che vi risulteranno insipegabili. Alcuni salti sono troppo esagerati, e a volte causeranno una perdita di controllo della vettura immeritata.
Ultima cosa su cui senti di dover puntare il dito è la funzione di traffico. Essendo corse illegali notturne, i circuiti per lo più non saranno chiusi e macchine guidate dalla “gente comune” circoleranno per la città a passo d’uomo (letteralmente). Nelle gare iniziali la cosa è un carino modo di rendere i percorsi più banali leggermente più ostici, sfidando il giocatore a improvvisate scicane; più avanti però il traffico è pazzesco e macchine con un livello di dettaglio ridicolo spuntano fuori all’improvviso sempre nella corsia che voi state percorrendo, sempre controsenso, sempre a vostro discapito. La gran parte dei vostri incidenti e dei fallimenti su un percorso che “conoscete a memoria” sarà causato da questo pazzoidi che si permettono di viaggiare per la città all’una di notte, quando sono mesi e mesi che gare illegali distruggono vetture a destra e a manca.
Ah, dimenticavo, le vetture che guidate sono indistruttibili: non subiranno deformazioni alla carrozzeria, nè dovrete mai spendere soldi per aggiustarle, indipendemente da quanti treni in corsa o muri colpirete. Non lo definirei un malus però, quanto una scelta dei programmatori, che dato il contesto appoggio in pieno.

NfSU

L HUD è forse tra gli elementi più riusciti di NfSU: semplice, completo, stiloso e assolutamente non invasivo.

Verdetto finale (perchè mi sembra di aver detto tutto ciò che ritengo essenziale del titolo): NfSU per me rimane tutt’oggi un metro di paragone per altri giochi di guida. Per quanto decisamente arcade, lo stile e la ricchezza di contenuto lo rendono un titolo molto piacevole da giocare, sia per una partita casuale, sia per un impegno costante che vi porterà alla fine della (ostica) modalità storia. Se vi piacciono i film di macchine, in particolare The Fast and the Furious e seguiti, è un gioco che fa al 100% per voi.

Voto Personale: 8,5/10

Samurai & respingenti

(A cura di Wise Yuri)

Di bizzarrie in ambito videoludico ce ne sono a bizzeffe, provenienti solitamente dal Sol Levante, che potrei farci una rubrica apposta ed avere sempre qualcosa di assurdo di cui parlare. E guarda caso possiedo un titolo che sputa alla normalità in faccia, date il benvenuto a Odamaaa!

Alcune volte gli sviluppatori provano a rinfrescare una formula di gioco vecchia, magari unendo due generi abbastanza diversi (un’esempio è Puzzle Quest, recensito dal sottoscritto nel precedente Weakly), ma devo ancora sentir parlare di un’altro ibrido tra strategico in tempo reale e flipper, o pinball, per i puristi. Devo dire che i flipper sono una delle cose più divertenti inserite in fumose e puzzolenti sale giochi di tutto il mondo, ma hanno senso come qualcosa che trovi in un’arcade, in cui inserisci un paio di gettoni, a cui giochi “in sede”.

L’idea di giocarli su una console casalinga magari aveva senso ai tempi di Pinball per NES, visto che le macchine da gioco arcade erano più potenti di quelle home, al tempo. Durante la generazione PS2-X-BOX-GC, non so quanto avesse senso un gioco come Akira Psycho Ball, un pinball game ispirato al famoso film di animazione, con quattro tavoli in croce e ciccia, venduto a prezzo pieno poi. Che poi i giapponesi continui a far uscire roba come pachinko di Evangelion o di Gundam su PSP è un’altro discorso.

Odama, a questo riguardo, ha molto più senso, in quanto è stato sviluppato per una console casalinga, ovviamente, nessuno sarebbe tanto scemo da provare a proporre un gioco strategico in una sala giochi, vai in un’arcade cercando divertimento arcade, senza troppi fronzoli o ragionamenti dietro. Il gioco è sviluppato dalla Vivarium, capitanata da Yoot Saito, creatore di Seaman, uno dei giochi per Dreamcast più bizzarri di sempre, un simulatore di animale da compagnia, solo che invece di accudire un animaletto 2D come i Tamagotchi, accudite dei bizzarri pesci, simili a carpe, con il corpo di pesce e una faccia umana talmente realistica da risultare quasi inquietante. Ancora più bizzarro è il fatto che il gioco sia comparabile ad un’altra bizzarria, Hey You, Pikachu! per il Nintendo 64, che utilizzava un dispositivo apposito per comunicare con il giallo Pokèmon.

non so se è più inquietante o ridicolo.

Strano ma vero, i due titoli hanno qualcosa di importante in comune: il microfono. In Seaman il microfono serviva, beh, per comunicare con il vostro “uomopesce”, mentre in Odama serve per impartire ordini alle vostre truppe. Chiudendo la parentesi Seaman, è probabile che il bizzarro simulatore Vivarium faccia ritorno sulla scena videoludica, in quanto lo sviluppatore ha accennato ad una versione 3DS di Seaman. Dico solo che avrebbe senso, viste le caratteristiche della console, quindi fatelo. E portatelo anche qui in europa, visto che la versione originale non c’è mai arrivata. (è comprensibile perché, ma vabbeh)

Il gameplay? Beh, ci sono i respigenti e il tilt, cose comuni per un flipper, ma l’obiettivo non è totalizzare un tot. di punti, bensì far arrivare due tizi che portano una campana oltre le porte del nemico. Come fare? Beh, utilizzando le varie sfere odama (variante “samurai” delle classiche biglie di ferro) per abbattere i nemici, distruggere mura e fortificazioni, ed ordinando alle vostre truppe dove e come muoversi sulla mappa. Gli ordini, una volta “raccolti” passandoci sopra con un’odama, vanno impartiti via microfono. Questo, assieme a Mario Party 6 e 7, sono gli unici giochi per Gamecube ad utilizzare il microfono, ma visto che è un’elemento importante del gameplay, Odama venne venduto in bundle col microfono, anche perché non è per niente una periferica accessoria.

Ci sono altre cose da dire, ma senza andare nei dettagli, Odama è esattamente questo: un susseguirsi di “balls of steel” da colpire con respingenti, ordini da impartire in un luogo isolato (a meno che abbiate proprio tanta, tanta voglia di farvi sentire mentre urlate “Avanti” ad un gruppo di samurai virtuali), truppe da incoraggiare e rinforzare, boss ed ostacoli da abbattere. Il setting di questa follia è quello del giappone medievale, con samurai, battaglie campali….. e giganti sfere d’acciaio, ed è abbastanza difficile rispetto agli standard odierni. A livello tecnico, il titolo Vivarium è abbastanza povero, finchè la visuale rimane quella normale dall’alto, è ok, ma quando la telecamera zooma, si notano i ridicoli modelli poligonali dei personaggi. Personalmente sono uno che è disposto a passare sopra ad un comparto tecnico non eccelso, ma i personaggi sembrano fatti con stecchini contornati di poligoni, qualcosa di patetico per un titolo Gamecube del 2006.  Sicuramente questa non era una produzione con grande budget, ma non basta come “scusante”.

Non è esattamente un classico poco conosciuto, ma non è affatto brutto per un titolo oscuro e bizzarro come questo, anzi, è solo un pò difficilotto, e ci vuole un pò di tempo per assimilare la formula. Ad essere sincero, non so se consigliarlo, se avete ancora qualche dubbio, guardatevi qualche trailer di gameplay, e poi decidete. Per questa settimana direi che siamo a posto con le cazzate videoludiche, a presto! XD

C’era una volta una mantenuta

(A cura di Fall)

Nastro d’argento come migliore commedia del 2011 (sucate “Che bella giornata” e “Benvenuti al Sud”), “Nessuno mi può giudicare” è un film di Massimiliano Bruno (chi vede Boris sa bene chi è, e lo stima incodizionatamente – se non sai cos’è Boris mettiti in ginocchio sui ceci per 15 minuti circa).  I protagonisti di questa pellicola sono Paola Cortellesi e Raul Bova.

Ecco il trailer del film, per farvi venire l’acquolina in bocca!

Paoletta interpreta Alice, una donna romana superficiale con sfumature razziste, che non ha mai lavorato in vita sua;  il marito mantiene beatamente lei, il figlio, 3 domestici extracomunitari e una casa gigantesca con annessa piscina.

La vita di Alice subisce un grosso scossone alla morte improvvisa del marito, che lascia alla sua famiglia mila e mila euro di debiti e tante amanti piagnucolose. Alice e suo figlio, Filippo, sono costretti ad abbandonare la villa e a cominciare una nuova vita. Aziz, uno dei domestici, aiuta Alice a trovare una nuova casa.. ovvero una baracca fatiscente in cima ad un palazzo del quartiere Quarticciolo 😀

All’inizio  Alice partecipa a qualche colloquio,  senza trovare però un lavoro che possa estinguere il suo debito.  Le torna in mente Eva, una escort che aveva conosciuto (e criticato senza pietà assieme alle sue amiche) durante uno dei suoi party in piscina e disperata si rivolge a lei. L’impatto nel mondo delle escort è forte e imbarazzante, l’aiuto di Eva e del suo fantastico amico Denis (fotografo, gestore di un sexy shop e decisamente gay) saranno più che fondamentali.

Eva e Alice durante un addio al celibato

Sarà difficile rendere compatibili la sua vita amorosa (Giulio aka Raul Bova, gestore di un internet point si rivelerà abbastanza “coatto” ma sicuramente dolce e carino) con la sua nuova carriera di escort.

Dire la verità o non dire la verità?

Il cast di questo film è l’elemento che mi ha stupido di più, una carica di ironia travolgente! Vi presento solo alcuni personaggi, tra i migliori, che hanno messo a dura prova il mio equilibrio (Fall in preda a spasmi, dal divano rotola a terra senza remore).

  • Rocco Papaleo – e da lucana lo scrivo con orgoglio- è Lionello,portiere del palazzo del Quarticciolo, razzista e xenofobo: matrice delle gag più riuscite;
  • Valerio Aprea, ovvero Biagio collega di Giulio, sofferente per amore, in un periodo depresso andante – anche lui in Boris;
  • Caterina Guzzanti, ex ragazza di Biagio, che cerca di riconquistarlo in tutti i modi (e che lo dico a fare, Boris).

Gli altri li nomino solo, e sono: Pasquale Petrolo di Lillo&Greg, Lucia Ocone, Massimiliano Delgado e Dario Cassini. Insoma, già scorrendo i nomi degli attori si ha la certezza di passare 2 ore piacevoli.

Il cast ricchissimo di "Nessuno mi può giudicare"

Per la tematica che affronta, vedremo anche scene diverse, che arricchiscono il film di altre sfaccettature. Non vi spoilererò nulla, ma devo ammettere che in determinati momenti i lucciconi mi sono venuti.. Paola Cortellesi è davvero una brava attrice;  l’avvilimento di Alice, e contemporaneamente la sua forza,arrivano allo spettatore senza ostacoli. La morale del film è questa “Per proteggere le persone che ami, fai anche le cose che non ti piacciono” , come appunto fa Alice per il suo bimbo.

Bravo Massimiliano Bruno e (a sopresa!) bravo anche Raul Bova!

Ps. Caro Raul, di solito mi sei indifferente, invece questa volta mi hai davvero sorpresa.. Con il crestino, la parlata romana e un po’ di carattere in più mi sei piaciuto!

Do Androids Dream of Electric Sheep?
(A Cura di Celebandùne Gwathelen)

Do Androids Dream of Electric Sheep?

Ho letto questo libro, da cui hanno tratto il film Blade Runner, un pò di tempo addietro, ma poichè non ho intenzione alcuna di rileggerlo prossimamente, e l’ho ancora piuttosto bene in memoria, ve ne parlo prima che sia troppo tardi. =)
Letto in tedesco col titolo “Blade Runner”, il libro scritto dal famoso Philip K. Dick, la trama segue le vicende quotidiane di Rick Deckhard, un cacciatore di taglie che caccia androidi, nel mondo di Dick virtualmente indistinguibili da veri umani in quanti fatti anche loro di tessuti biologici. L’unico modo per riconoscerli è con test psicologici (Voigt-Kampff Test), che riescono a far notare la mancanza di simpateticità dei loro cervelli costruiti in maniera artificiale. Deckhard va da una ditta di androidi per vedere se il test funziona anche sul nuovissimo modello, il Nexus 6, e dopo un iniziale fallimento, Deckhard fa un nuovo test riesce a capire che Rachel Rosen, supposta nipote del direttore della ditta, è in verità un androide a cui sono state impiantate memorie umane. Deckhard, in caccia di alcuni androidi scappate dalle colone Marziane, cerca di convincere Rachel ad aiutarlo a cacciarli, ma invano. Il cacciatore di tagli continua quindi la sua solitaria caccia a questi Nexus 6, e dopo peregrinaggi in cerca di animali elettrici e rapimenti in una stazione di polizia finta e gestita da androidi, riesce a trovarli nella casa di J. R. Isidore, altro personaggio secondario della vicenda di cui si seguivano le gesta. Isidore è un umano con un basso QI, a cui non è permesso lasciare la terra o compiere lavori di grande responsabilità, e vede il mondo intorno a lui crollare quando Deckhard ammazza le uniche persone che si erano rese sue amiche, i tre androidi che Deckhard stava cacciando. Rachel Rosen, che nel frattempo aveva cercato di convincere Deckhard di smettere di cacciare androidi facendo sesso con lui, si vendica del suo no (e della sua eventuale riuscita della caccia) uccidendo il suo animale domestico. Lui, contento che non gli abbia ammazzato la moglie, decide di andare in un deserto a meditare, dove infine trova una rana, specie ritenuta estinta.
Felicissimo torna a casa, solo per scoprire che la rana è finta.

Il libro finisce proprio così. Quando l’ho letto, le mie prime parole saranno state “che finale di merda”. XD
Sicuramente non tutti i libri possono sempre finire bene, non ho problemi con questo, ma non ho trovato la lettura particolarmente interessante se non verso metà libro, e quindi mi stavo aspettando un finale degno del nome che porta Philip K. Dick. Invece, niente.
Lo stile di scrittura è ineccepibile, diciamolo, e per quanto le descrizioni, soprattutto nella prima metà del libro, sono forse un pò troppo verbose, il terzo quarto abbondante del racconto fila via come l’olio, è interessante e ben sceneggiato. Il concetto di androide è un pò particolare, più che andy li chiamerei cloni o qualche termine simile, però…forse è la nostra cultura che associa l’androide a qualcosa di robotico, magari nel ’68 si pensava a tutto in maniera diversa (in effetti si pensava che l’asbesto fosse salutare nonchè arma finale contro ogni tipo di fuoco, quindi…).
Che dire? Mi aspettavo di meglio da un classico come “Ma gli androidi sognano pecore elettriche?”, che tuttavia non mi pento di aver letto! Peccato per il finale, ripeto, per il resto un libro abbastanza interessante! =)

Voto Personale: 7/10

Spider-Man Collection 21
(A Cura di Celebandùne Gwathelen)

Spider-Man Collection 21

Questa non è la prima volta che leggo Spider-Man Collection. Nonstante vi stia recensendo questi numeri come se non li avessi mai letti prima, non è effettivamente così. Seguii la collana ai tempi dell’uscita, leggendola in parallelo con L’Uomo Ragno ed Ultimate Spider-Man. Poi, ad un certo punto, smisi. Questo numero 21 è il punto preciso in cui smisi. Perchè?
Per il salto che la Panini Comics fece, scegliendo di ripubblicare storie dell’Uomo Ragno dei primi anni ’60, invece di continuare a narrare da dopo lo scontro di Goblin (svoltosi nel 68). Il motivo? Far risalire le vendite di Spider-Man Collection dopo quelle non esaltanti degli scorsi numeri. Perchè le vendite di questa rivista, per altro davvero molto curata e “completa” nella sua condotta editoriale, non decollarono mai mi rimane un mistero. D’altronde L’Uomo Ragno è la rivista Marvel più venduta da sempre, perchè Spider-Man Collection non la seguiva a ruota? Colpa dei lettori? Delle storie troppo retrò? Della scarsa pubblicità? Non lo sapremo mai, temo.
Ciò che io so, è che smisi di leggere (non di seguire!) la serie arrivato al numero 21, perchè le storie dei primi anni ’60, degli esordi, non mi piacciono. Sono banali e irrealistiche più di quanto è irrealistico di norma un fumetto su un supereroe. C’è chi le definisce “dei classici”, io le definisco “invecchiate male”. Nei disegni, nella storia, in tutto.
Vediamo cosa c’è in questo albo e parliamone:

  • The Fabulous Fantastic Four Meet Spider-Man! da Fantastic Four Annual 1del 1963: Semplice rinarrazione della storia contenuta su Amazing Spider-Man 1, in cui Spidey cerca di allearsi e per qualche motivo combatte i Fantastici Quattro. Le scene di lotta qui sono ampliate per il piacere dei lettori che adorano osservare supereroi picchiarsi tra di loro senza motivo (non conto tra questi), ma il finale rimane lo stesso; Spidey va via offeso e deluso dagli F4.
  • Human Torch on the Trial of the Amazing Spider-Man! da Strange Tales Annual 2del 1963: storia originale in cui un criminale noto come “La Volpe” ruba un quadro di Leonardo Da Vinci e devia i sospetti del furto sull’Uomo Ragno. Spidey, per discolparsi, vuole chiedere aiuto alla Torcia Umana, ma la testa calda degli F4 non ascolta il nostro eroe e i due combattono a spada tratta. Quando infine Spidey lo lega con una speciale ragnatela di cristalli di silicio freddi e riesce a parlargli, la Torcia scopre che è La Volpe l’autore del furto. I due si incontrano sulla Statua della Libertà (questo è il loro primo Team-Up ufficiale, sarà ricordato mille volte) e da lì danno la caccia al criminale, catturandolo dopo un bel giro per New York.
  • The Mighty Avangers Meet Spider-Man! da Avangers (vol. 1) 11del 12/64: In questa storia Kang, un criminale del futuro (si trova addirittura nell’anno 3000), cerca di vendicarsi dei Vendicatori (ha-ha!) costruendo un robot di Spider-Man che debba portarli in una sua trappola. Essendo il robot in tutto e per tutto uguale a Spidey, questo riesce a convincere Thor, Cap, Wasp e Giant-Man (Iron-Man è assente in quanto “morto”) della sua buona fede, e li dirige verso il Messico, dove li stana ad uno ad uno. Manca solo Cap da battere, quando per qualche motivo compare in scena il vero uomo ragno, che fa fuori il suo alterego robotico e torna a New York. Cap, unico testimone della lotta tra “cloni”, narra le vicende ai suoi compagni di squadra per discolpare il vero Spidey e incolpare Kang.
  • Enter…Spider-Man da Daredevil (vol. 1) 16del 5/66: uniche due storie “degne” di attenzione, in questo cross-over con Daredevil è il Marauder a mettere Spidey contro l’Uomo Senza Paura facedo travestire i suoi uomini da Devil e attaccando il Tesiragnatele. Così, quando il vero Devil viene attaccato da uno Spidey più che innervosito e i due iniziano una violenta lotta, Marauder con la sua squadra ruba i piani di un nuovo motore chiamato XB-390. Il colpo va alla grande, ed i giornali incolpano chi Devil, chi Spidey, di essere in combutta con Marauder per averlo aiutato distogliendo l’attenzione. Spidey, girando per New York, “capta” Devil col suo senso di Ragno all’interno dello studio “Nelson & Murdock” (dove lavora Matt Murdock, avvocato cieco e alterego di Daredevil) e crede che l’Uomo senza Paura sia Foggy Nelson, socio di Matt.
  • None are So Blind…! da Daredevil (vol. 1) 17 del 6/66: in questo numero riprende la narrazione dove era stata interrotta, con Spidey che cerca di far confessare a Foggy Nelson di essere Devil. Matt Murdock deve assistere impotente alla scena, prima che Spidey desista e vada via, e Foggy, per fare colpo su Karen Page, finge di essere per davvero Devil. Dopo questo episodio, a fine giornata, Matt torna nei panni di Devil e grazie all’inconsapevole complice J. Jonah Jameson crea una trappola per il Marauder, facendogli credere che nonostante abbia rubato il motore, non abbia la miscela della fondamentale benzina per lo stesso. Così Marauder torna sul luogo del colpo, idem Devil e idem Spidey, con ognuno che crede l’altro in combutta con il criminale. Dopo una nuova scazzottata, i due realizzano che Marauder sta di nuovo facendo il colpo, e cercano di fermarlo, questa volta lavorando in squadra e riuscendo a fermare tutti i suoi uomini pervenuti nonchè lui stesso. Nella confusione che segue allo scoppio di una grande Mongolfiera su cui Marauder voleva fuggire, il capobanda riesce a liberarsi e svanire tra la folla, ma il colpo è fermato e Devil e Spidey tornano alle loro vite.
Daredevil 17

Copertina originale di Daredevil 17 (vol. 1)

Come vi avevo già accennato, il ritorno alle storie anni ’60 mi ha deluso non poco, soprattutto ora che eravamo arrivati a conoscere così bene Gwen, MJ, Harry e tutto il cast di Peter, che in queste avventure (per ovvi motivi) non compaiono per niente – difatti gli unici due a essere sempre presenti sembrano essere zia May e J. Jonah Jameson.
Per quel che riguarda le storie stesse, ritengo degne di merito solo le ultime due (ovvero il cross-over con Devil), unica storia con una storia degna di essere narrata e con non troppa stupida azione di lotte tra supereroi. La due storie sui Fantastici Quattro sono a dir poco banali, nonchè piene di momenti in cui i poteri dei due supereroie vengono letteralmente alterati. Per fare un esempio, il senso di ragno adesso non solo aiuta Pete a rilevare il pericolo prima che accada, ma anche a rilevare persona o passaggi segreti, magari che Spidey neanche conosce. La stessa cosa accade nel doppio racconto con Devil, in cui entra nello studio legale Nelson & Murdock perchè “sente” la presenza di Devil al suo interno col senso di ragno. Eh??
La storia con gli Avengers poi è totalmente assurda, visto che Kang, uomo del 3000 DC dovrebbe già sapere che i suoi piani di sconfiggere Thor, Cap & Co. finiranno male! E poi, com’è possibile che lui abbia telecamere nella base degli Avengers stessi? Quella storia per me è tutto un casino.
Parere finale? Per mantenere fede al nome di “Ristampa Completa delle storie dell’Uomo Ragno” questo numero sui Team-Up degli anni sessanta ci stava. Questo però non vuol dire che le storie mi debbano piacere. Solo le due di Devil salvano l’albo dall’abisso.

Voto Personale: 6,5/10

Con questo è tutto, ci risentiremo più presto di quanto possiate pensare! 😉

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2 Risposte to “The Weakly Hobbyt # 37”

  1. Dunther Says:

    -Un film con alieni e pistoleri
    Uhm, non avevo mai sentito nominare niente del genere, ma la descrizione mi basta a farne a meno 😀 .
    -Samurai & respingenti
    Odama mi ha sempre incuriosito anche se, quando è stata scartata l’idea di usare le conga di Donkey Konga, ho perso interesse. Il gioco pare molto originale e folle come piace a me, ma non so se avrò mai occasione di provarlo. Al contrario Seaman mi ha sempre ispirato tantissima simpatia, e se è vero che lo fanno per 3DS allora c’è proprio da festeggiare!
    -C’era una volta una mantenuta
    Premetto che sono sempre scettico quando si tratta di produzioni italiane, però oltre ad essere una commedia pare che tratti tematiche attuali, e non sembra di certo di infima categoria. Il trailer mi ha fatto scoppiare a ridere quando c’è stata la battuta del tizio di Catanzaro XD .
    -Do Androids Dream of Electric Sheep?
    Non sapevo che Blade Runner fosse tratto da questo libro, la tua recensione è sicuramente interessante.

    • Celebandùne Gwathelen Says:

      Pure io sono sempre stato interessato da Odama, ma non ho mai avuto la fortuna di trovarlo a talmente poco che mi sono detto di prenderlo. Magari prima o poi questa fortuna mi capiterà, ma non ci conto, sinceramente! =P

      Eh, si, il film di Blade Runner si basa sul libro di Philip K. Dick, ma da quello che so, è stato pesantemente riadattato. Ho intenzione di vedermelo prossimamente, magari ci scrivo un articolo a riguardo! =)


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