The Weakly Hobbyt #42

The Weakly Hobbyt #42

Hello web, questo Weakly arriva in un momento speciale, ad uno sputo di dodo dal mese più magico dell’anno, con un piede nella fos festa, ma ancora non martellati nei genitali con jingles, con bells, con dei simboli del capitalismo vestiti di rosso, con insopportabili film in cui bambini non tanto idioti la fanno in barba ad adulti con il cervello nelle scarpe, e mielosità varie. Quindi approfittiamone per fare un settimanale decente, prima di soccombere al subdolo periodo natalizio. Giusto per dire, ma il Black Friday di Amazon (a cui avevo accennato nel precedente Weakly), è stato abbastanza penoso, sopratutto in ambito videogames. Detto ciò, proseguiamo con la consueta infornata di articoli.

Sommario

  • Disgaea 4: A Promise Unforgotten
  • Anonymous
  • 2 Fast 2 Furious
  • The Hobbit
  • Golden City

Disgaea 4 [First Look]

(A cura di Wise Yuri)

Sono un grande fan della serie di Disgaea, gdr tattici della Nippon Ichi, talmente fan che ho prenotato Disgaea 4, che uscito quiggiù in europa da poco, ed il quale ho già giocato un pò. Quindi eccomi a fare un “first look” del titolo, ma prima voglio dare un pò di background al gioco, la serie in sè è molto di nicchia, dubito abbiate sentito di Disgaea, invece di un Battlefield od un Final Fantasy, per dire due nomi a caso. Nulla di estentivo, giusto per farvi un’idea.

Il primo Disgaea arrivò sulle PS2 europee nel 2004 dalla Nippon Ichi Software, casa specializzata in gdr tattici. Non era il loro primo titolo per PS2, avevano già fatto La Pucelle: Tactics nel 2002 (che poi la Koei importò da noi i due titoli contemporaneamente è un’altro discorso), e non era neanche il loro primo gioco in senso assoluto, ma fu la loro prima serie a crearsi un fornito fanbase, piccolo ma comprensibile per una tipologia di gioco molto di nicchia. Mi pare che da noi arrivarono solo copie UK, in quanto il primo Disgaea non fu mai commercializzato da noi. Ad ogni modo, il titolo originale che lanciò il successo della serie era un gdr tattico sullo stile di Vandal Hearts e Final Fantasy Tactics, ma con delle caratteristiche tutte sue, come l’Item World (un sistema di dungeon generati casualmente utile a potenziare gli oggetti) e la Dark Assembly, utile per sbloccare nuove classi, ottenere bonus in battaglia, migliori oggetti nei negozi, e tantissima altra roba.

Il primo è l’unico Disgaea disponibile su console nintendo, grazie ad porting per DS (a sua volta basato sul porting per PSP, che aggiungeva non poca roba al gameplay), questa è una serie che esce solo su console Playstation, a parte l’eccezione di Disgaea DS. nonostante alcune scelte discutibili (ad esempio, ci sono moltissime classi di mostri, ma parecchie sono troppo simili l’un l’altra o poco utili), il primo Disgaea rimane un ottimo GDR tattico. ma è dal 2 in poi che la saga ha veramente preso il volo, migliorando di continuo, offrendo un sacco di possibilità tattiche, metodi di personalizzazione e power up dei personaggi sia dell’equipaggiamento, aggiungendo novità e miglioramenti di episodio in episodio, diventando un must per chi ama questo tipo di giochi. Una delle caratteristiche che è rimasta invariata è il poter far raggiungere ai personaggi livelli a 4 se non più cifre (volete un guerriero al livello 9999? you can) e il rendere il grinding divertente e addittivo.

Ma parliamo di Disgaea 4. Partiamo con la prima cosa che salta all’occhio, la grafica. La serie non è mai stata famosa per grafica superlativa, considerando poi che ha sempre utilizzato una grafica 2D con sprite e mappe tridimensionali un pò rozze, ma Disgaea 3 era imbarazzante a livello tecnico per un gioco PS3, gli sprite ed i modelli erano di qualità più o meno identica a quelli visti su PS2. Stavolta la Nippon Ichi ci ha preso, gli sprite sono di alta qualità ed gli elementi 3D delle mappe sono un pò meglio. Stile classico in alta definizione. 🙂 In ogni caso, per chi vuole, è possibile mettere gli sprite in versione “vecchia e pixellosa”. Il setting passa da quello scolastico di Disgaea 3 ad uno vagamente politico, con guerre civili, corruzione e similia, il tutto trattato nello stile assurdo, paradossale ed autoironico della serie.

Parlando di gameplay, sono riuscito a fare 3 capitoli della storia, senza buttarmi più di una mezz’oretta nell’Item World (basta questa funzionalità per succhiarvi via centinaia di ore, quindi giocate con attenzione XD), ma credo di aver visto gran parte delle novità introdotte in questo Disgaea. La prima è la possibilità di unire due unità mostro (tipo un Prinny con una Succube), ottenendo un mostro gigante, abilità detta Monster Fusion. con i suoi vantaggi, tipo l’aumento dello spazio coperto dalle mosse speciali, e i suoi difetti, in quanto il mostro “fusionato” occupa più spazio sulla mappa e perciò non può muoversi come un’unità normale. Una cosa simile era disponibile, anche se nascosta, in Disgaea 2: Dark Hero Days, ma funzionava in maniera diversa.

Introdotto in Disgaea 3, il Magichange, cioè la possibilità di far trasformare un’unità mostro in un’arma utilizzabile da unità umane, ritorna, e sebbene non sia disponibile nei primi capitoli, il gioco informa che, una volta ottenuto un certo oggetto, sarà possibile effettuare il Giant Magichange, ovvero il Magichange con unità mostro giganti. Molto comodo che ora è possibile fare il Magichange senza dover assegnare unità umanoidi e mostro ad uno stesso club, come in Disgaea 3.

I primi 2 Disgaea utilizzavano la Dark Assembly, sostituita in Disgaea 3 dall’Homeroom, simile in utilizzo ma con funzioni legate all’ambiente scolastico. In Disgaea 4 c’è la Cam-Pain, che funziona (ancora una volta) in maniera simile ma differente a quanto visto prima: avete una mappa, potete piazzare delle strutture sulle terre libere, e le unità che sono vicine alle strutture ottengono il relativo bonus o abilità. Man mano che avanzate nella storia, sbloccherete più caselle nella mappa, ed avrete più spazio per piazzare le strutture, che richiedono uno specifico tot. di caselle. Potete inviare le truppe, stavolta detti “deputati”, anche nella Support Room, ma non so minimamente a cosa serva, a parte per conservare unità, se ne avete troppe e non potete piazzarle tutte sulla mappa. Dalla Campain potete chiamare il Senato, che funziona come la Dark Assembly ed Homeroom dei precedenti giochi (ma senza le caratteristiche scolastiche dell’Homeroom), con leggi da far passare, senatori da corrompere con bustarelle, etc etc.

Piazzando sulla mappa la Torture Chamber, potrete, beh, torturare i nemici catturati ed ottenere bonus come tesori extra, rubare i soldi dei nemici catturati, e fargli diventare vostri alleati. Sebbene fosse una tecnica segreta, la possibilità di catturare i nemici lanciandoli nel vostro Base Panel (punto da cui mandate le vostre unità in battaglia) era presente fin dal primo Disgaea, ma qui è molto più curata. Ma non aspettatevi sangue o cose del genere, questo non è proprio quel tipo di gioco. (anche se pare che nel gioco ci dovesse essere un cavallo di legno, strumento di tortura medioevale, che è stato tolto presumibilmente per evitare censura postuma e un rating più proibitivo)

Scioperi a suon di mazzate, this is Disgaea.

Non vi ho ancora accesso, ma il gioco comprende un Map Creation System, ovvero potete creare le vostre mappe da zero, una manna per i fan, e come ciliegina sulla torta, potete condividerle online con altri giocatori di Disgaea 4. Parlando di funzionalità online, il titolo permette di creare una nave spaziale per invadere le partite di altri giocatori, fortunatamente il gioco vi fa combattere contro persone al vostro stesso livello, non dovete temere di combattere persone iperponze mentre voi siete, chessò, al livello 4. É possibile chiedere aiuto ad una persona online, e vicerversa, potreste essere chiamati in soccorso di un altro giocatore, ma questo è Disgaea, e nessuno fa qualcosa a costo zero, ed aiutare una persone vuol dire chiedere una contropartita. Purtroppo ho problemi col PSN, quindi per ora ciccia.

Per il resto, il sistema di acquisizione di mosse speciali, potenziamento delle stesse, e di abilità speciali rimane lo stesso del 3, ovvero dovete pagarle con il mana (lo ottenete sconfiggendo i nemici), che all’inizio sembra fastidioso, ma alla lunga è utile ed evita del grinding con un tipo d’arma fatto solo per sbloccare un tipo di attacco. (per esempio, in Disgaea 1 e 2 dovevate far salire il livello di utilizzo della spada per sbloccare le mosse specifiche del tipo d’arma) volete una mossa? usate bene quelle semplici e poco costose, “risparmiate” un pò di mana e comprate quella che vi serve. Potrei essermi dimenticato di riportare qualcosa, ma amen, non devo analizzarlo o recensirlo nel dettaglio, al momento.

Per ora sono più che soddisfatto con il nuovo Disgaea 4, ha ampiamente superato le aspettative, l’unica minuscola lamentela che ho da fare riguarda il fatto che la Nippon Ichi non ha curato nessuna edizione limitata di sorta per l’europa, sarebbe stata l’unica occasione in cui avrei pagato per materiale extra, ma neanche Disgaea 3 l’ha avuta, indi non c’era da aspettarselo. (parliamo di una serie già di nicchia di suo, ancora più di nicchia in europa) L’unica incognita sono i DLC, il 3 ha “collezionato” nel tempo DLC per 50 €, e sono effettivamente roba extra, che neanche “dovete” comprare per forza se siete un’ossessionato di achievements, ma insomma, 50 cucuzze di DLC? A beffa di chi li ha spesi sulla versione PS3, Disgaea 3: Absence Of Detention, il porting per Playstation Vita, avrà tutti i DLC già nella scheda di gioco.

è tutto per questo first look, ma non per l’argomento Disgaea, ci si legge tra qualche riga.

Shakespeare Origins

(A cura di Wise Yuri)

Giusto per chiarire, non stiamo parlando di questo.

Ma di questo:

“E se ci fosse stato qualcun altro dietro le opere attribuite a Shakespeare?” Con questa premessa Anonymous ci porta dai teatri moderni dell’introduzione all’Inghilterra elisabettiana delle vicende raccontate.  Le cerchie di potere nobiliari sono in subbuglio perché Elisabetta è molto vecchia, ed incominciano a discutere sui possibili candidati alla corona. Mentre i nobili muovono le pedine sulla scacchiera della politica, i plebei si sollazzano con alcolici, e se sono troppo sobri, vanno a teatro a vedere i vari spettacoli offerte dalle compagnie, tranne quando la nobiltà sospende uno spettacolo perché ironizza sui potenti. Una di queste compagnie è gestita dal poeta Ben Jonson, che a causa di una strana serie di eventi, si ritrova a pubblicare le opere di Edward De Vere, il nobile dietro ai manoscritti che verranno attribuiti a Shaskespeare.

Che dire, è certamente un film granitico, o forse più mattone, visto che non è esattamente una commediola leggera leggera, con la quale potete tranquillamente spegnere il cervello, ma una cosa è mantenere alta l’attenzione dello spettatore su cosa sta succedendo, una cosa è “sparare” colpi di scena, personaggi e  sottotrame nel film in maniera troppo serrata, a fine film ci pensi un poco e capisci tutto, ma nel mentre ti chiedi ” e questo chi era, di preciso?”, confusione aumentata dal fatto che molti personaggi sono nobili e si vestano pressappoco in maniera identica. A parte questo, è un film storico/drammatico ben fatto, con buoni attori e sviluppo carino, se vi stuzzica la premessa guardatelo, ma è un pò una mattonata, il genere di film che vedete una volta all’anno e siete “sazi” di roba del genere per altri 364 giorni. Se fosse durato un pò meno sarebbe stato più godibile, ma ripensandoci è meglio così, la storia sarebbe stata ulteriormente compressa e allora sì che non si sarebbe capito una mazzafionda.

Se volete vedere qualcosa di simile, con tizi vestiti da nobili parrucconi, guardie reali, sposalizi di comodo, ma con un tono più leggero, e con un sacco di azione ridicola e spettacolare, consiglio il recente I Tre Moschietteri, nonostante sia il bilionesimo film basato sulla solita storia di Pathos, Aramis e Dartagnan, è stato molto, molto più godibile del previsto, sarà stato originale quanto lo sporco sotto i piedi, ma anche molto divertente. A voi la scelta, come sempre. 🙂

Sull’argomento Anonymous non ho molto altro da dire, è un film ok, solido, con qualche momento altamente dimenticabile (dio come ho odiato alcune scene di teatro), e con delle morali “meravigliose”, che la gente brutta fuori è brutta dentro, metifica e viscida, e che nel 1600 un distributore di profilattici reali avrebbe evitato molti casini. Chiudo e passo il testimone a Celey, buona lettura!

2 Fast 2 Furious
(A Cura di Celebandùne Gwathelen)

2 Fast 2 Furious

Finalmente ho avuto un pò di tempo per scrivere di questo film, che ho visto qualche settimana fa, e di cui mi sono gustato i Contenuti Speciali nell’edizione DVD qualche sera fa, dopo una sessione di studio davvero disperato.

2 Fast 2 Furious, ovviamente, è il seguito di “The Fast and the Furious”, e prosegue qualche mese dopo gli eventi finali del prequel, in cui Brian O’Conner lascia scappare Domenic Toretto. Nella versione DVD da me vista, è contenuto anche il corto: Turbo-Charged, dove vediamo come Brian lascia perdere la sua carriera da poliziotto e scappa con una Mitsubishi 3000 GT e continua a partecipare a gare illegali nonostante una caccia all’uomo a scala nazionale. Ad un certo punto la polizia lo riesce a raggiungere e gli confisca la macchina, e a quel punto Brian è costretto a chiedere un passaggio ad una sconosciuta, anche lei appassionata di macchine, che lo aiuta nonostante sa della sua fuga dalla legge. Ad un certo punto Brian riesce a comprare una nuova Nissan Skyline GT-R R34, con la quale vince gara dopo gara (grazie allo stile di guida insegnatogli da Toretto) e arriva a Miami, in Florida.

2F2F

Il cast principale di 2 Fast 2 Furious in questa foto prima di una gara staffetta, due contro due!

E’ qui che inizia il film 2 Fast 2 Furious, con Brian che grazie al suo contatto a Miami, Tej Parker (interpretato da Ludacris), continua a partecipare e a vincere corse notturne illegali, sia contro rivali che contro nuovi amici, come la giappo-americana Suki, che oltre ad avere una macchina effemminatamente rosa, adora anche e soprattutto stilizzarle con motivi personali e da lei ideati. Dopo una di queste vittorie, arriva la polizia che, tutta concentrata su di lui, finalmente riesce a catturarlo. Viene così arrestato ma, invece che processato per i diversi crimini che aveva ormai commesso, gli viene proposto un lavoro (dalla Polizia Doganale in congiunzione con l’FBI). Si tratta di collegare il miliardario Carter Verone, noto contrabbandiere di soldi riciclati, a questi crimini del riciclaggio di soldi e vendita illegale di droga. La polizia, grazie ad un agente in copertura (Monica Fuentes, interpretata da Eva Mendes), sa che Verone si vuole ritirare dalla scena, ma prima andare a recuperare i soldi che ha messo da parte in questi anni, e quindi l’FBI vuole convincere Brian a fare da corriere di Verone, ovvero colui che gli porterà i soldi all’ultimo minuti prima che parte, in modo che le due cose possano essere collegate. Brian accetta, a patto di potersi scegliere il suo collega nell’operazione. La scelta ricade su Roman “Rome” Pierce, suo amico d’infanzia, che è finito, forse a causa sua, in prigione. Brian lo convince e i due iniziano il loro lavoro (in cambio di una fedina penale ripulita), aggraziandosi Verone in una gara di prova, che vincono contro altri criminali di bassa lega. Carter però non si fida, nè vede di buon occhio che Brian flirta senza ritegno con Monica Fuentes, che lui considera la sua ragazze non sa che fa la doppiogiochista (anche se durante il film diventa mano mano più sospettoso). Dopo diversi giorni, Carter li richiama per spiegare loro che domani sarà il giorno della fuga, e darà ad ognuno di loro 100.000 Dollari a lavoro compiuto. I due avvisano l’FBI che Carter scapperà da una pista per aerei privati vicino alle Keys, e, poichè avvertiti che Carter in realtà li vuole ammazzare a colpo concluso, preparano anche un piano B e C per ogni tipo di evenienza ed emergenza. Il gran giorno arriva e tra inseguimenti e depistaggi organizzati con Tej e Suki, funziona tutto a meraviglia, finchè non scoprono che la pista di atterraggio alle Keys è un’inganno che Carter aveva messo in giro per capire se Fuentes fosse un agente della dogana. Con i ruoli ormai smascherati, e con Rome che era riuscito a disfarsi del suo assassino con un trucchetto al NOS nelle loro macchine truccate, Brian rischia di venir fatto fuori dopo che ha portato la borsa coi soldi a Verone. Per fortuna, il pilota era riuscito in precedenza ad avvertire Rome del “cambio di piano”, e mentre Verone con Fuentes come ostaggio fuggono con uno Yacht lungo la costa, Rome salva Brian, che inizia a rincorrere con la macchina il naviglio. Con un pazzo salto da un molo sullo Yacht, i due risescono a raggiungere Verone e stenderlo con un mirato colppo di pistola alla spalla. Fuentes lo arresta, e il criminale finisce dietro le sbarre.
Brian e Rome hanno le fedine penali pulite e con non pochi soldi presi dalle borse di Verone, se ne vanno dalla scena felici e contenti.

Eva Mendes

Eva Mendes prova a sedurre Paul Walker, ehm, si, insomma... Fuentes ci prova con Brian!

Per quanto abbia trovato che la storia di questo sequel sia leggermente inferiore di quella contenuta nel primo, penso di metterli più o meno alla stessa altezza in quanto a divertimento da spettatore.
Paul Walker torna ad interpretare Brian O’Conner, e lo fa con classe e più profondità che nel primo film, mentre Roman Pierce è intrpretato da Tyrese Gibson, rapper e VJ al suo secondo film. Questi i due protagonisti principali, e per quanto Walker fa un ottimo lavoro come personaggio principale, Gibson mi lascia un pò perplesso. A momenti di ottima recitazione, se ne affiancano alcuni un pò più da principianti, e per quanto in generale la sua performance è buona, ci sono dei vertiginosi picchi verso il basso a tratti. In generale, il cast non è allo stesso livello del primo film. Devon Aoki è una stupenda Suki, Ludacris è uno stupendo Tej Parker, ma i loro ruoli sono troppo marginali per essere davvero importanti. Anche lo stesso “cattivone” del film, Veron Carter, è solo un ennesimo “drug dealer” bello fuori e marcio dentro, con una strana vena sadica che porta ad una delle peggiori scene del film, in cui corrompe un poliziotto terrorizzandolo con l’idea che gli venga mangiato l’intestino da un ratto costretto a fuggire da un secchio messo sulla sua pancia e riscaldato con una fiamma ossidrica. La sua interpretazione, quella di Cole Hauser, non è malvagia, ma è proprio il personaggio a non essere interessante. La stessa Eva Mendes non mi è piaciuto troppo, forse per il suo ruolo che non è stellare, ma forsa anche la sua interpretazione era un pò sottotono.

Insomma, la storia non è il massimo, il cast non è il massimo, cos’è che salva questo film, anzi, cosa mi ha fatto dire che dal punto di vista del divertimento siamo allo stesso livello del primo? Semplice: le macchine.
Se il primo era un genuino tuffo nella cultura delle gare illegali su strada americane, questo è un salto carpiato doppio con avvitamento. Come è mostrata bene e flashosa e esotica la cultura automobilistica in questo film, specialmente la scena import, non l’ho più vista in nessuno dei successivi film della serie. Il che è un peccato perchè, almeno io, non ne ho mai abbastanza di corse notturne per le strade cittadine, di inseguimenti con la polizia e altre cose simili, che in questo film si susseguono davvero a menadito. Tra Honda S2000 e Nissan Skyline GT-R, davvero vi viene voglia di farvi una macchina appelettata anche a voi, se solo per l’esteticità della mossa. Da questo punto di vista, il film può davvero venir visto come “ispirante”!

Veron Carter

Veron Carter: troppo generico per fare davvero paura. Almeno finchè non caccia un ratto e un secchio...

Due parole sui contenuti aggiuntivi: come già detto, il corto “Turbo-Charged” è un extra, non doppiato in italiano, che collega in un certo senso The Fast and the Furious a 2 Fast 2 Furious, ed è davvero bello averlo nel DVD poichè aggiunge qualche bel momento di intermezzo, soprattutto se si vedono i due film di fila e ci si aspetta una certa continuità di storia. Per il resto, siamo di fronte ai “soliti” extra che ci vengono ormai proposti in ogni DVD: il dietro le quinte, interviste con gli attori principali (in particolar modo Paul Walker, Tyrese Gibson e Devon Aoki), le scene tagliate e uno speciale con Ludacris sul video musicale che fa da colonna sonora al film. Un’aggiunta carina è una introduzione a come si Tuna per bene una macchina, per i miei gusti un pò troppo corta, ma al non-interessato il filmato può sicuramente sembrare completo e soddisfacente.
Il doppiaggio italiano è discreto, ma ovviamente non rende sempre giustizia allo script e alla recitazione originale quindi consiglio, come sempre, di vedervelo in lingua anglosassone, magari con sottotitoli attivati se non siete proprio fluenti nella lingua del nostro Anonymus di sopra! 😉

Per tirarla corta, anche perchè oggi vorrei ancora concludere qualcosa, se il primo film vi è piaciuto solo per la trama, evitate questo secondo. Se avete amato il primo film per le macchine e sopportate un pò di momenti “formaggiosi” (cheesy), questo film vi divertirà alla stessa maniera. Smoke ‘em, Bullit!

Voto Personale: 8/10

The Hobbit – An Unexpected Journey
(A Cura di Celebandùne Gwathelen)

The Hobbit Logo

Da uno spassionato amante del Signore degli Anelli (libro, film e in generale anche i giochi ad esso ispirati), non potevo che dare il benvenuto con entusiasmo alla notizia, dell’inizio di quest’anno, che finalmente il film ispirato a “Lo Hobbit” sta diventando realtà.
Fermo nell’inferno hollywoodiano per così tanto tempo che quasi non ci credevo più, dopo due cambi di regia (l’ultimo da Benicio del Toro al mai troppo lodato Peter Jackson) e non so quanti cambi di crew, finalmente “Lo Hobbit” sta per diventare realtà. E, per quel che mi riguarda, nel migliore dei modi. Ovvero, il modo della continuità.

Peter Jackson a Hobbitton

Un Peter Jackson incredibilmente dimagrito ci reintroduce a Bag End! E'quasi come tornare a casa!

Per quanto dai risultati ottenuti con la prima trilogia si può solo cadere (più di 11 Oscar è difficile vincerli!), iniziare con un Team che è lo stesso del Ritorno del Re, non può che essere una cosa positiva. E a tornare sono stati davvero tutti (o quasi, per ovvi motivi), da Sir Ian McKellen nei panni di Gandalf il Grigio (vi ricordo che “Lo Hobbit” si svolge PRIMA del Signore degli Anelli) a Hugo Weaving che interpreterà di nuovo Elrond, passando per il superbo Andy Serkis nel ruolo di Gollum, fino a piccoli ruoli secondari (più cameo che altro, credo) con Bloom che farà un giovane Legolas, ed Elijah Wood che farà un giovane Frodo e persino, udite udite, Christopher Lee nel ruolo di Saruman il Bianco!

Per chiunque ne sia interessato, su Facebook e YouTube ci sono abbondante materiale video e fotografico per vedere in che direzione stanno andando i creativi: spinti sempre dai magnifici disegni di Alan Lee e John Howe, Jackson e soci hanno ormai finito buona parte della Principal Photografy e nell’ultimo videoblog, oltre a parlare di cineprese 3D, ci hanno mostrato la versione video di Mirkwood che, sinceramente, è stata la prima cosa che mi ha lasciato un pò perplesso del nuovo film. A parte quello, però, non sto più nella pelle.
So che non posso aspettarmi un film superiore al LotR, è un pò difficile visto il materiale su cui si basano, ma ciononostante sono sicuro che sarà un piacere per tutti coloro che lo hanno apprezzato, tornare ancora una volta, forse per l’ultima volta, nella Terra di Mezzo.

Gloin & Oin

I nani sono già al gran completo e tutti belli vestiti. Qui ci sono Oin e Gloin, quest'ultimo padre di Gimli!

L’appuntamento è per il 12 Dicembre 2012, per la prima parte di questa “Bilogia”, fino ad allora…attendete fiduciosi! =)

PS. Potete trovare tutti i quattro video-blog fino ad ora pubblicati seguendo questo indirizzo: http://www.thehobbitblog.com/

Golden City
1. Strandpiraten
(A Cura di Celebandùne Gwathelen)

Golden City

Ultimo dei fumetti del Gratis Comic Tag (pure rischiavo di riportarmelo e leggerlo in Germania, questo fumetto) di cui vi parlo, non posso proprio dire di concludere in bellezza la carrozzata di fumetti semi-sconosciuti di cui vi ho parlato, ma quasi: Golden City è lontano dalla bellezza e dal fascino di “Die Toten”, ma ancora più lontano dalla noia delle pochissime pagine del fumetto di Star Wars.
L’albo, scritto da Daniel Pecqueur, disegnato da Nicolas Malfin e colorato da Pierre Schelle e Stéphane Rosa, racconta la storia di alcuni ragazzini che, nel tardo XXI secolo o inizi del XXII (fine degli anni 2000, inizio 2100, per intenderci) vivono in un mondo in cui i ricchi e prosperosi vivono su isole artificali o giganti navi nel mare, e la costa è l’unica zona abitabile del pianeta, occupata per di più da reietti e poveri. Quando un giorno vedono un aereo esplodere in cielo, capiscono che è di nuovo giunto il momento di recuperare qualche oggetto per vederlo sul mercato nero per campare per il prossimo mese o giù di lì. Solo che questa volta si immischiano in qualcosa di ben più grande di loro. Uno dei passeggeri dell’aereo infatti è la moglie del Signor Banks, presidente di una grande società Farmaceutica. Quando viene a sapere dell’accaduto dal Capo della Polizia di Golden City (la nave/città su cui vive), decide che è il caso di uscire dalla protezione della città per cercarla di persona. Nel frattempo i ragazzini hanno già perquisito i rottami dell’aereo e portato a galla la moglie (che non si sa se è viva o morta), rivendendola a 400 dollari a un tizio di nome Sciacallo. Il resto dei suoi vestiti e gioielli rimane ai ragazzi. Sfruttando la visita di una suora (vincintrice del premio Nobel per la pace) che cercava vaccini da Banks, il Presidente della società si finge pilota dell’elicottero e va via da Golden City. Sul continente trova i ragazzini-pirati, ma il gruppo viene attaccato da un assassino (colpevole di aver abbattuto l’aereo della moglie, tra l’altro) che quasi uccide alcuni dei pirati e Banks stesso. Grazie a una pistola, il presidente riesce a uccidere l’assassino che si schianta con il suo elicottero contro il relitto di una nave. In cambio dell’informazione di dove trovare lo Sciacallo, Banks da 500 Dollari ai giovani pirati e va in una locanda dove prende a pugni il cacciatore di taglie. Questo sfortunatamente cade da una ringhiera arrugginita e sprofonda nel mare, nel quale si suppone sia morto. Banks viene incarcerato, mentre si scopre che la segretaria di Banks lavora per la stessa signora vestita con camice da laboratorio che ha invitato l’assassino ad abbattere l’aereo e uccidere i pirati. Dopo un ulteriore cambio di scena la giovane piratessa che ha accompagnato Banks alla locanda dove trovare lo Sciacallo viene lasciata sola dopo che la polizia ha portato via l’ammanettato Banks; in quel momento una mano, probabilmente dello Sciacallo, esce fuori dall’acqua in cerca della riva.

Golden City

Questa immagine non è tratta da Golden City 1, bensì dal 7, ma è per farvi vedere il bel stile di disegno utilizzato da Malfin e gli ancor più bei colori di Schelle e Rosa!

Fumetto con una trama densissima e difficilissima da riassumere, Golden City 1. è il primo di otto volumi di una saga che sinceramente mi ha abbastanza incuriosito. I disegni sono fatti bene, e per quanto i personaggi per ora non sono molto dettagliati (Banks sembra un azionario dal cuore buono, i pirati giovani scapestrati capitati nell’avventura per caso, lo Sciacallo è il solito cacciatore di taglie che nel numero 2 sicuramente si vendicherà dei pirati che hanno tradito il suo lavoro, la segreteria di Banks è la solita doppiogiochista, etc..), la trama sembra pensata bene e piena di potenziale. Il mondo stesso, ambientato nel tardo 2000, primo 2100, sarebbe curioso da esplorare e approfondire.
Che dire, se trovo gli altri numeri a prezzi interessanti, potrei anche decidere di prenderli, visto che il primo è niente male! =)

Voto Personale: 7,5/10

PS. Due parole sull’iniziativa “Gratis Comic Tag”: assolutamente fantastica! Per quanto alcuni fumetti non siano stati nulla di chè, è comunque un modo per provare ad appassionarsi a nuove testate o quanto meno venirne a conoscenza senza sborsare un centesimo! Dovrebbe venire introdotta anche in Italia, visto che attirerebbe sicuramente tanti giovani alla lettura dei fumetti. Se nel Maggio 2012 si rifarà, ne riparliamo, per ora invece vi salutiamo, e la settimana prossima si torna al solito programma Celebandùniano! A presto! =) E Buon primo di Avvento! =)

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5 Risposte to “The Weakly Hobbyt #42”

  1. Wise Yuri Says:

    me ne frega il giusto (ovvero non lo amo e non lo odio) del signor degli anelli o della roba tolkeniana, ma mi hai ricordato che in questi film c’era Christopher Lee, quindi ho un motivo per vedere sto Hobbit, direi. 🙂

  2. Dunther Says:

    The Hobbit – An Unexpected Journey

    Sono curioso, non amo il fantasy e non adoro il Signore degli Anelli, ma ho trovato i film infinitamente ben fatti ed appassionanti, e l’idea che Jackson farà anche il prequel mi piace parecchio.

  3. The Weakly Hobbyt #193 | Checkpoint Café Says:

    […] seguito un pochino questo blog. Vi ho parlato di The Fast and the Furious (capostipite della saga), 2 Fast 2 Furious, Tokyo Drift, Fast & Furious, conosciuto anche come “Solo Parti Originali”, Fast […]


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