Grind Cafè # 2

Sentite ancora l’odore di natale, ipocrisia alla buona e copiose offerte al dio del capitalismo? Quel periodo dell’anno in cui, anche se ammazzi le persone con motoseghe, ti meriti un dolcetto di pastafrolla ripieno di marmellata? beh, ci credo, sono passate circa due settimane, mica due mesi. Ma poco importa, visto che il Grind Cafè non si fa influenzare da natale e cazzabubbole varie, parlando di sangue, budella e pancakes per farvi digerire il cenone e prepararvi all’epifania. La trafila di film horror/splatter natalizi accumulatasi da Black Christmas (il primo slasher a tema natalizio, che poi ha generato altri splatter/slasher in tema con altre festività) in poi non è poca, ma ho preferiti scegliere horror “invernali”, fare un numero natalizio su film con babbi natali omicidi sarebbe stato troppo facile ed ovvio. (anche se devo ammettere, alcuni avevano dei nomi talmente ridicoli da incuriosirmi XD) Piuttosto, date il benvenuto al Sasquatch e all’idolo di tutti i bambini, Jack Frost.

Il tema di questo numero è: Orrore Sottozero.

Iniziamo con The Abominable Snowman, produzione Hammer Films.

Anno: 1957

Titolo italiano: Il Mostruoso Uomo Delle Nevi

Nazione: Regno Unito

Durata: 1 ora e 31 minuti

Regia: Val Guest

Abbiamo parlato di film Hammer la volta scorsa, ma questa volta la situazione è un po differente: è uno dei loro primi film, è in bianco e nero, è un adattamento della serie The Creature fatta per la BBC, è una produzione low budget. Ma c’è Peter Cushing, quindi anche per pura curiosità vale la pena vederlo. The Abominable Snowman, conosciuto come “Il Mostruoso Uomo Delle Nevi” da noi, lo avrete indovinato, parla del peloso e morbido Sasquatch, detto anche Bigfoot, aka l’uomo delle nevi, aka yeti, creatura immaginaria che dovrebbe abitare nelle montagne dell’Himalaya.

Un antropologo di nome John Rollason, interpretato da Peter Cushing, ed un suo amico scienziato arrivano in Tibet e vengono accolti in un monastero buddista. Ma nonostante quello che voglia far credere al “monaco capo”, John non è lì per studiare la flora locale, ed il motivo della sua visita diventa chiaro quando uno scalatore americano, Tom Friend, (interpretato da Forrest Tucker) e la sua equipe arrivano anch’essi sulle montagne del Tibet: scalare le montagne in cerca dello Yeti, il leggendario uomo delle nevi. John è scettico ma incuriosito dalla possibile scoperta scientifica (in quanto antropologo, sarà anche “delle nevi”, ma sempre di uomo parliamo), mentre l’americano è stato ingaggiato per trovare e catturare la creatura, portandola alla civiltà (questa ideona è costata cara all’Empire State Building, si vede che gli americani non afferrano il concetto) per mostrarla a tutti, e si presume per poi immettere sul mercato merchandise a tema. 🙂

Che dire, per essere un film low budget (ed un adattamento da TV) si gioca bene le sue carte, se vi piacciono gli scenari innevati poi sarà un piacere vederlo. Il problema è che il film se la prende un filino troppo comoda nel creare un setting desolato, in cui il vento ed il gelo sono padroni, in cui il pericolo è sempre presente, e la tensione può far scaldare un pò troppo gli animi. Ci riesce, ma personalmente credo che se l’avessero tirata un pò meno per le lunghe, anche col poco budget disponibile, sarebbe venuto fuori meno prolisso. Per carità, mi fa piacere se viene dedicato più spazio al dialogo tra personaggi e le loro emozioni, ma qui c’è un pò troppo preambolo (anche per un film horror del tempo), e per gran parte del film non succede nulla di troppo rilevante. Ci sono film horror low budget che puntano all’atmosfera, e spesso riescono a fare di necessità virtù, utilizzando a vantaggio il poco soldo a disposizione, questo non ci riesce del tutto, si nota che parecchie scelte sono dettate dal “c’è poco quattrino”, ma “sentite” che il regista avrebbe preferito non dover lavorare a basso costo, e non è riuscito ad adattarsi del tutto alla situazione.

Facciamo un esempio pratico: gli yeti nel film ci sono, ma non vedete mai tutto il mostro, solo alcune parti come una mano, o la faccia, in un momento vedete la creatura “quasi” nella sua interezza, ma le pesanti ombre nascondono gran parte dello yeti, il che mi fa dedurre non avessero abbastanza soldi da fare un costume intero, un peccato, perché le parti del costume che si vedono sono ben curate.  Parliamoci chiaro: non volevo così tanto vedere un tizio vestito da yeti spaccare il cranio di un’esploratore a colpi d’osso (o roba del genere), ma avrei preferito vedere gente sparare a qualcosa che magari posso vedere anch’io, sapete, lo spettatore, invece di far impallinare mostri sempre fuori campo.

Gli attori non sono male, nulla al sopra dello standard qualitativo degli anno ’50, ma il loro porco lavoro lo fanno. Peccato che i due personaggi principali, John e l’americano, siano fin troppo facili da identificare: John è il buono, quello con l’etica e tutto, mentre Tom è “l’americano cattivo e bruto”, lì solo per fare il lavoro assegnatogli e riportare uno yeti in saccoccia ad ogni costo,ed anche lo stereotipo dell’americano “triggerhappy”, dal grilletto facile. Piacevole invece il ruolo del lama a capo del monastero, interpretato da Arnold Marlè. Per un film che ha come star Peter Cushing, onestamente mi aspettavo di più dall’attore britannico, che interpreta il ruolo in maniera più che sufficiente, ma forse dipende dal personaggio poco curato, non so. Performance ok, ma “nulla di cui scrivere a casa”.

Film ok, con un’atmosfera gelata come le nevi dell’Himalaya, ma con problemi di budget e con un copione “surgelato”. Meritevole della piena sufficienza, nulla di orribile, ma non uno dei classici film Hammer che ogni horror fan dovrebbe vedere. (per la cronaca, non c’è molto “horror” qui) Comunque meritevole per i fan della Hammer e di Peter Cushing.

Parlato di un film degno di essere chiamato tale, sproloquiamo di una vaccata suprema! 🙂

Anno: 2000

Titolo italiano: Jack Frost 2: La Vendetta del Pupazzo Killer

Nazione: Stati Uniti

Durata: 1 ora e 31 minuti

Regia (?): Michael Cooney

Solitamente mi piace vedere prima il film originale, e poi, se mi è piaciuto il primo, guardare gli eventuali seguiti. Ma non avevo voglia di sottopormi a ben due film in cui un criminale diventa un pupazzo di neve radioattivo che va in giro a trucidare persone a caso. La scelta è ricaduta su Jack Frost 2 semplicemente perché mi si è stampato sulla faccia un sorriso idiota all’idea paradossale di vedere un pupazzo di neve assassino in un ambiente tropicale. Una cosa che adoro di queste cazzate è come spesso polverizzino qualsiasi briciola di logica che potete utilizzare per “combattere” la totale mancanza di senso. E in fondo, vi aspettate che uno splatter con omicida un pupazzo di neve mutante abbia veramente un senso? Sarebbe come pretendere di cavare gelato alla vaniglia dal muschio di un albero. Prima di vedere sta roba conviene sempre mettere il cervello in standby, o spegnerlo del tutto, giusto un consiglio. 🙂

Sempre per la cronaca, farò un’eccezione alla regola e spoilererò come un cammello (tradotto: commenterò tutto il film, non scena per scena, ma rivelerò intreccio e finale), pensateci un attimo, volete davvero vedere questo film? Ed in ogni modo, è talmente prevedibile che non vedo come possa rovinare l’eventuale sorpresa (o visione del film in sè, se è per quello) a qualcuno.

Jack Frost 2: La Vendetta del Pupazzo Di Neve Mutante Assassino inizia con Sam Tiler, lo sceriffo protagonista del primo film (i cui eventi sono riassumibili nella frase ” un criminale muore nella neve, del materiale radioattivo gli cade per caso addosso, e Jack Frost rinasce sotto forma di pupazzo di neve mutante che ammazza persone a caso”), che racconta allo psicologo (e a tutto lo staff della struttura che è in ascolto) degli omicidi avvenuti a Snowmonton lo scorso natale, ad opera del pupazzo di neve mutante Jack Frost. Ovviamente tutto lo staff si sventra dal ridere a sentire ste puttanate,  e sebbene solitamente avrei trovato la cosa esilarante, mi ha fatto solo pena, voglio dire, già il personaggio dello sceriffo non sa di nulla, ma nulla davvero, mi sembra una cattiveria bella e buona verso l’attore. Sarà anche uno che interpreta una parte con il culo, ma è sempre un’essere umano. o un ammasso di cellule. o carne senz’anima.

Ad ogni modo, Sam viene convinto a passare il natale lontano da Snowmonton, per provare a superare la crisi, rilassarsi e dimenticare il mutante di neve assassino, sorseggiando un cocktail nei caldi caraibi. Dei tizi vanno a recuperare i resti di Jack, sepolti in una tomba senza nome, chiunque essi siano, il film non ce lo vuole dire, per farci esperimenti indescrivibili. (nel senso che non si capisce una mazza di cosa facciano, prendono alambicchi con roba verde all’interno, sarà mojito lite o boh, sarà roba radioattiva) Ad un certo punto decidono di lasciare il laboratorio, ovviamente senza chiudere la porta, ed un uomo delle pulizie fa cadere per errore una tazza di…. qualcosa, presumo caffè, nella vasca principale ( che probabilmente era un acquario svuotato, materiale di scena d’alta classe), che riporta in vita Jack, sotto forma di liquido acquoso che scappa dal laboratorio.

perlomeno è simpatico da vedere il pupazzone.

Ecco, ora rileggete il paragrafo che ho appena scritto. Ho dovuto leggere il riassunto della trama su Wikipedia, DOPO aver visto il film, per capire che cazzo fosse successo, ovvero che i tizi fossero agenti dell’ FBI, che non hanno recuperato i resti di Jack ma l’antigelo usato per ucciderlo, per ricerca scientifica. Stranamente il riassunto (poichè il film non lo spiega affatto) spiega perchè dopo essere rinato, Jack insegue Sam ai caraibi: siccome il sangue di Sam era nell’antigelo usato per uccidere Jack Frost, si presume che ora lui e Sam condividano un legame psichico.

Certo, come no. E la scusante “dovevi vedere l’originale prima” non regge, perché tanto non ha senso logico.

Potrei fermare la recensione qui, ma non è abbastanza, sto film si merita di essere brutalizzato, e pesantemente.

Come dicevo, Jack (sotto forma di acqua, di questo ne sono abbastanza sicuro) insegue Sam ai caraibi, uccidendo due imbecilli su una barca e prendendo dalle loro provviste una carota per rifarsi il naso, ed infine raggiunge il resort dove stanno Sam, la moglie di Sam, e due loro amici. Per festeggiare l’arrivo sull’isola incomincia ad uccidere delle oche bionde con un’incudine di ghiaccio (il film è ufficialmente diventato un cartone Warner Bros, gente) e cavando occhi con una pinza col ghiaccio. Ecco, ora accelleriamo un pò, raccontare scena per scena sto film è un’offesa alla mia e alla vostra intelligenza.

E nulla, Jack fa un pò di vittime, Sam scopre che sull’isola c’è anche un tizio che il nostro pupazzone di neve aveva fatto guercio il film scorso, e che Jack Boy l’ha seguito (a Sam, non al guercio) pure lì, e decide di affrontare nuovamente la sua nevosa nemesi. Dopo tanti bla bla bla, provano a scioglierlo nell’antigelo, lo stesso modo in cui l’avevano ucciso nel primo film, ma siccome ora è un “superpupazzo di neve radioattivo geneticamente modificato”, la cosa evidentemente gli fa un baffo. Successivamente Jack Frost fa diventare il posto ghiacciato e polare, e i nostri “eroi” si rifugiano per ragionare un pò e trovare un modo di uccidere sto super-pupazzo mutante. Poi scoprono che ci sono dei mostriciattoli a forma di palla di neve, emanati da Jack (che chiamerò Mini-Frost), piccoli adorabili assassini. Ne catturano uno, e provano di tutto per ammazzarlo: spiattellarlo, friggerlo, frullarlo. Volete sapere cosa uccide sti affarini? Banane. Sì, banane. I personaggi sopravvissuti vengono trucidati quasi tutti, ma Sam riesce ad uccidere Jack Frost con una freccia al quale è attaccata una buccia di banana, ed il pupazzo di neve esplode come se avessero scoppiato un enorme palloncino ripieno di schiuma da party e sciroppo alla ciliegia. Durante i crediti, si vede una carota gigante spiattellare due marinai, il che sta ad indicare che Jack è ancora vivo.

Un Mini-Frost digitale che stranamente mi ricorda il Sackboy di Little Big Planet.

Onestamente, mi aspettavo una cagata, ma mi aspettavo una vaccata divertente, qualcosa del tipo “talmente brutto che è bello”. Manco quello. Ma prima elenchiamo i tanti difetti, poi vediamo se c’è qualcosa di salvabile in questo disastro.

 | La regia e gli effetti speciali | Non sembra neanche un film vero, l’utente Actarus di SplatterContainer ha centrato il punto, e non posso fare a meno di quotarlo, parole sante: “La regia è davvero infima e ricorda uno di quei porno anni 80, di quelli con divano al centro della stanza, pianta finta e telefono fucsia sopra un triste tavolino.” Ed infatti mi sono chiesto, visto un paio di scene, diciamo osè, se l’idea originale del regista era un porno (e pure uno triste, tra l’altro). Il budget (rasoterra) sarebbe anche quello. Gli effetti speciali sono ridicoli, e passano da cose orride fatte in maniera “artigianale” ad effetti digitali ancora più brutti e pezzenti. Ma la maggior parte di essi non vi diverte, vi lascia semplicemente inorriditi da quanto sono brutti.

 | Jack Frost | Lasciando da parte il costume ridicolo, la cosa più triste è che ha non manco battutacce vagamente divertenti da dire prima di ammazzare qualcuno, e che per 3 quarti di ora è un liquido invisibile dalla voce ridicola, e onestamente avrei evitato di vedere una carota attaccata ad un mutante liquido (e invisibile) muoversi nella sabbia. Poi si prende la briga di farsi vedere dallo spettatore nella forma che dovrebbe avere, quella di un pupazzo di neve. Tristemente il costume di Jack è l’unico effetto “speciale” (sì, vabbeh, speciale) che perlomeno si lascia guardare senza generare troppa ilarità.

 | Attori, copione, sonoro e humour | Fanno cagare. Gli attori sono orridi, così come i personaggi che interpretano (adeguato, direi) ma non del tipo “incapaci che perlomeno vi fanno ridere”, per la prima volta nella mia vita volevo prendere a cazzotti i personaggi di un film. Il copione è monnezza, con battute stupide, superflue, scritte da una scimmia, e l’humour forse farà ridere dei dodicenni, ma chiunque abbia più di questa età stringerà i denti alle terribili battute e situazioni umoristiche, infantili ed imbarazzanti a dir poco. Pure l’audio fa schifo, con un continuo riutilizzo di quel motivetto che dovrebbe sottolineare una battuta od un evento shoccante, e fallire pure su questo non è facile, va ammesso.

Ma il problema più grande di questo film è che per i primi 3 quarti d’ora è puro dolore, poi quando finalmente Jack Frost appare come il pupazzo di neve che dovrebbe essere, la situazione migliora leggermente, continua ad essere un film orribile, ma perlomeno diventa più un film “so bad it’s good”, qualcosa di sopportabile, dozzinale ma con qualche grammo di divertimento. Comunque non giustifica che c’è voluto più di metà film (quasi un’ora) perchè qualcosa di ridicolo ma degno di nota accadesse. NONOSTANTE tutto sto “film” qualche momento meritevole di essere citato lo ha, come quando Jack uccide delle persone con delle palle di neve capaci di staccare bracci, od una scena in cui i Mini-Frost festeggiano, tra cocktail, birra ed arti per pasteggiare, scenetta mi ha ricordato vagamente Gremlins (arti a parte), ma l’intera pellicola doveva durare 30 minuti, non 1 ora e mezzo.

Tirando le somme: attori terribili, personaggi terribili, recitazione terribile, gore ed effetti speciali terribili, nudità gratuite, budget sottoterra, humour imbarazzante ed infantile. Fallisce anche nell’essere un film “talmente brutto che è bello”, questo è un insulto pure per altri film di serie Z che perlomeno divertono. (alcuni dei quali verranno trattati in questa rubrica, prima o poi) Da quello che ho capito, il primo Jack Frost era un pò meglio, ma il secondo è puro dolore per lo spettatore, anche quello che non si aspetta nulla di nulla dal film. É uno dei peggiori film che abbia mai visto (e ne ho viste di vaccate), non scherzo affatto, e non lo consiglierei al mio peggior nemico.

La cosa buona è che Jack Frost 2 ha fatto meno danaro del primo, e perciò il terzo episodio non vide mai la luce, e se dio vuole non esisterà mai; rimane la remota possibilità di un reboot della serie, che onestamente sarebbe la cosa migliore che può capitare a questo franchise, e potrebbe anche funzionare, se magari usano un budget più cospicuo, in modo da permettersi attori perlomeno credibili, effetti speciali meno “art attack”, e magari un copione che non istiga alla auto-flagellazione.

A volte un’immagine vale davvero più di mille parole.

Vi lascio con questa immagine, perfetta sintesi di cosa ho provato durante la visione del film, e con consiglio semplice ma chiaro: “Non guardatelo, mai.” Se volete farvi male, ci sono modi migliori per farlo.

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