The Weakly Hobbyt # 47

The Weakly Hobbyt #47

É arrivato l’anno più discusso degli…. ultimi anni, e come predetto da un marketing selvaggio e dai media che hanno spolpato l’argomento, il 2012 sarà infestato da idioti che rompono ancora le biglie con i Maya e con profezie interpretate da 17enni dislessici, perciò il Weakly Hobbyt vuole iniziare l’anno mostrando a queste… capperate un metaforico dito medio. Ma lasciando da parte questi buonismi, benvenuti al primo Weakly dell’anno domini 2012! 🙂

Sommario

  • Damash – Vizio e Regole
  • Jamestown
  • Conker’s Bad Fur Day + Conker’s Pocket Tales
  • The Invention of Lying (aggiornamento)
  • Spider-Man Collection 30

Damash – Vizio e Regole

(A Cura di Celebandùne Gwathelen)

Damash - Vizio e Regole

E’ da tanto che dovrei parlarvi di questo gruppo musicale Lucano, e finalmente, con l’uscita del loro secondo Album, è capitata l’occasione giusta per farlo.
Formato da Rocco “Cocky” Fiore (voce e basso), Davide “Dave” Martino (chitarra), Francesco “Jonny” Volonnino (chitarra) e Angelo “Cerrone”/”Allucinogeno” Cerroni (batteria), il gruppo nato tra il 2008 e il 2009 ha ormai riscosso un discreto successo qui in regione, e considerando il calibro della loro musica, posso solo augurargli di uscire presto da questi stretti confini.
Autoprodotto proprio come il primo, questo secondo albo (mi viene quasi da chiamarlo mini-albo, considerando i contenuti) contiene cinque nuove canzoni, tutte scritte da Rocco Fiore. La prima, Velluto, fa partire l’albo con un sano suono rockeggiante e vi farà subito apprezzare il loro stile abbastanza inconfondibile, che secondo me riesce ad unire bene ritmi che mi riportano alla mente band anglosassoni, a testi in italiano tutto fuorchè stupidi o generici.
“Cominciavi a credere, che tutto il bene, è tutto uguale”
La seconda canzone, Vizio e Regole, che da il nome all’albo, calma un pò i toni, partendo più lenta e con un testo quasi d’amore, senza però tradire lo stile del gruppo. Ritengo questa la seconda canzone più bella dell’intero albo.
“Abbracciamo perchè, due corpi insieme sono unici, in quella densità, c’è la mia forza”
La più bella, nonchè una delle migliori canzoni da loro prodotte, è la numero 3, Veleno, dotata di un ritmo accattivante, una melodia molto orecchiabile e un testo che personalmente mi piace sempre più. E’ stata anche la prima canzone del nuovo albo ad apparire online, su YouTube, per via di un live in cui è stato girato il video, ma sinceramente preferisco la versione in studio, in cui la voce di Rocco Fiore e tutto il sound sono usciti decisamente meglio e meno urlati.
“Non riesci ad accettare il male, Non riesci a farti più capire e… Non ho più veleno, Muoio e intanto tremo”
Il quarto brano, Iena, viene definito “poesia” da Fall, e per quanto ritengo Vizio e Regole leggermente supriore, anche il testo di questa canzone non è male, il sound rimane tipico Damash e complessivamente il pezzo è assolutamente godibile. L’unica cosa che mi sento di dire a riguardo, ed è un parere strettamente personale (come il resto dei pareri qui espressi, d’altronde!) è che una strofa in più avrebbe giovato alla canzone, che finisce in maniera un pò improvvisa, senza riuscire a realizzarsi completamente.
“Immagina di uscire Da questa dimensione E non trovare un prezzo A ciò che hai sempre scelto”
L’ultima canzone, Ciao Enry, ha un testo che devo ancora comprendere al 100%, ma un sound non malvagio e conclude l’albo abbastanza bene. Mi è stato espresso il sospetto che la canzone abbia subìto un pò di “libera ispirazione” dal modo di fare musica dei Baustelle, e dopo aver ascoltato la canzone che mi è stata posta come esempio, “Charlie fa surf”, un minimo di similitudine la riesco a vedere sentire, ma non sufficiente da poter accusare i Damash di aver “copiato” in quest’ultima canzone. Anzi, ritengo che siano più le differenze che le similitudini tra i due stili, e qui metterei per iscritto il bollo di genuitità alla canzone, anch’essa un pò troppo corta per i miei gusti, ma non per questo malvagia.
“Sarà come sempre una bugia A tenerti compagnia”

Damash

I Damash al gran completo; da sinistra verso destra: Davide Martino, Francesco Volonnino, Rocco Fiore, Angelo Cerroni

E l’albo, purtroppo, finisce qui. Purtroppo perchè considerando che, su cinque canzoni, tre sono davvero ottime, e le altre due non affatto malvagie, mi avrebbe fatto piacere poter ascoltare il disco per più dei 16 minuti che dura. E se dico, “le canzoni sono ottime”, parlo a livello nazionale, perchè per quel che mi riguarda i Damash fanno i baffi ad un sacco di artisti molto più affermati, ma che non hanno affatto lo stesso talento, e spontaneamente mi vengono in mente i Finley, i Dari e robaccia simile. Il loro posto, per fare un’altra analogia, dovrebbe stare da qualche parte tra i Modà o i Verdena, tanto per dire.
Con questo non voglio ovviamente invadere i gusti personali di ciascuno di voi, ma il mio parere delle loro canzoni e di questo loro secondo albo, non può che essere estremamente positivo, raffreddato solo dal fatto che l’albo, per quanto auto-prodotto e venduto al modico prezzo di 5€ (1€ a canzone, un vero affare considerata la qualità), le sole cinque canzoni dopo circa 17 minuti ti lasciano un pò appeso, con la voglia di altro sound Damash!
Proprio per questo, settimana prossima recensirò il loro primo albo, uscito nel 2009. Se nel frattempo volete informarvi su di loro, li trovate ai seguenti indirizzi web: http://www.wix.com/fr4nc3sc0/damash99 e http://www.myspace.com/damash99.

Alla prossima! =)

Voto Personale: 8,5/10

Welcome to Jamestown

(A cura di Wise Yuri)

Vi siete mai chiesti come sarebbe stata molto più interessante l’ora di storia, se la colonizzazione britannica del 1600 avesse avuto marziani e navicelle spaziali? Anche se la risposta è “No.”, la software house Final Form ha fatto questo slancio di fantasia per voi, con Jamestown: Legends Of The Lost Colony, uno shooter 2d con scrolling verticale (uscito nel “lontano” 2011) che narra una storia steampunk, in cui Marte è una colonia britannica contesa anche dagli spagnoli e dagli alieni indigeni. Ma è solo un pretesto come un altro per farvi crivellare di proiettili qualsiasi cosa, marziana o non, che osi mostrarsi viva in vostra presenza.

Una cosa curiosa è che il titolo si rifa non a titoli come R-Type o 1942, ma bensì ai bullet hell giapponesi, con tonnellate di proiettili che invadono lo schermo, e che significano morte istantanea se colpiti al centro della navicella, il vostro punto debole. Gli sviluppatori stessi hanno detto di essersi ispirati a Pro-Gear della Cave, software house sinonimo di bullet hell, ma anche senza questa dichiarazione sarebbe stato chiara la fonte di ispirazione del titolo. Ci sono diversi tipi di navicella, ognuna dotata di caratteristiche ed attacco secondario diverso, nulla di particolare a questo riguardo. Curiosamente non ci sono scorte di bombe (o bombe in generale), che nei bullet hell fungono sia da arma offensiva che difensiva, in quanto danneggiano tutti i nemici a schermo e cancellano i proiettili; potete però raccogliere l’oro che lasciano i nemici per riempire la barra del Vaunt, che potete attivare per generare uno scudo protettivo, oltre a potenziare lo sparo e aggiungere un multiplicatore di punteggio per un periodo di tempo limitato.

La progressione nella modalità storia è leggermente diversa da quanto ci si può aspettare, infatti per sbloccare gli stage vi viene richiesto di finire tutti quelli a disposizione ad una determinata difficoltà, e il sistema funziona, in quanto vi prepara progressivamente a sfide sempre più toste. Sebbene non raggiunga i livelli di difficoltà di giochi come DoDonPachi o Touhou (il che è un bene, non molti giocatori occidentali amano la difficoltà estrema di questi giochi), Jamestown non scherza affatto ed offre una sfida non indifferente anche ai giocatori più smaliziati. Oltre alla modalità storia, ci sono diverse sfide (raggiungere un punteggio prestabilito in poco tempo, sopravvivere a piogge incessanti di nemici, etc.), navi extra, difficoltà ancora più masochistiche, e obiettivi da garantire molta rigiocabilità.

Sentii parlare di questo titolo come un must per gli amanti degli shooter, ma ho preferito attendere eventuali bundle e/o offerte, e ho finito per prenderlo con l’ Humble Indie Bundle 4 per poche noccioline, ma anche se l’avessi pagato di più sarei rimasto più che soddisfatto, i ragazzi di Final Form sono riusciti a fare un piccolo gioiello di shooter 2D, con una  buona grafica molto “Super Nintendo”, ottimi livelli, ottima varietà di nemici e boss, che omaggia i bullet hell di scuola giapponese,  senza però copiarne nessuno in particolare. le buone parole che avevo letto a riguardo erano fondate. 🙂 Dimenticavo, è possibile giocare in multiplayer assieme ad altri 3 giocatori. Non ho ancora provato il multigiocatore, ma anche il single player è ottimo.

Se avete un interesse anche minimo negli shooter 2D, volete un titolo che vi metta alla prova, ma non ve la sentite di smadonnare con i gironi infernali di proiettili giapponesi, Jamestown è un’ottima via di mezzo, ed un meritevole esponente del genere. Ed è tutto per “shooter & dintorni” questa settimana, a… qualche riga sotto. 🙂

Once Upon a Squirrel

(A cura di Wise Yuri)

Conker, conker. Molti videogiocatori si ricordano questa mascotte della Rare (conosciuta meglio con il vecchio nome, Rareware) per Conker’s Bad Fur Day, lo scurrilissimo platform per Nintendo 64 in cui Conker, uno scoiattolo che ama il denaro, il bere e la violenza occasionale, e che per caso (e per lauto compenso dietro) si ritrova ad affrontare avventure e situazioni di guano (letteralmente), tra girasoli pettoruti, api fedigrafe, merdoni giganti soprano, cavernicoli ballerini, pescigatto altezzosi, ed altri strampalati personaggi. Considerato un gioco di culto, fu decisamente una sorpresa, sia perché era un titolo per Nintendo 64 con un rating M (ovvero Mature, qualcosa di simile ad un attuale P.E.G.I. 18), e fu fatto nientemeno che dalla Rare, software house famosa per platform come Banjo-Kazooie e Donkey Kong Country, titoli “per tutti”, ed in linea con lo stile “family friendly” della Nintendo. (che possedette la Rare fino al celeberrimo passaggio della stessa a Microsoft nel 2002)

inoltre fu sorprendente perché nessuno si aspettava che la Rare decidesse di far uscire, nel 2000, al termine del ciclo vitale del Nintendo 64, un titolo che era l’anti-tesi di quanto avevano fatto fino ad allora: via il collezionare tonnellate di oggetti, via lo stile “amabile e vendibile a tutti”, facciamo iniziare il gioco in maniera esplicita, con Conker che deve riprendersi da una sbornia pesante. L’unica cosa deviante del titolo è che porta un rating “da 18 in su”, che illuse alcune persone di trovarsi di fronte a qualcosa di serio e adulto come Metal Gear Solid, il che è sbagliato, Conker’s Bad Fur Day in stile è più simile ad un cartone animato per adulti come I Simpson o South Park (soprattutto quest’ultimo), in quanto l’umorismo è sia di tipo sottile, ma anche volutamente caciarone e “infantile”, la violenza e le esagerazioni sono fatte in maniera “innocente”, cartoonesca, appunto, non vogliono essere serie e non vanno prese come tali. Personalmente adoro il titolo, non è un capolavoro, non è perfetto, ma è un platformer davvero divertente e pieno di personalità, non sorprende la schiera di fan postumi che si è fatto. Ha ricevuto un remake su X-Box, con differenze marginali rispetto all’originale, delle quali non parlerò perché non voglio nutrire i troll. e perché sennò tanto vale che recensisca il gioco. (è davvero ridicolo come ci si possa lamentare tanto di qualche piccola differenza)

La cosa divertente è che originariamente, il titolo doveva essere come mostrato nel video qui sopra, ma la Rare decise di buttare via il tutto e fare una cosa completamente diversa, e detto tra noi, meglio così, per quanto adoro le collectathon Rare (con qualche riserva anche Donkey Kong 64), di questa avrei fatto volentieri a meno. (e più o meno deve aver pensato così anche la Rare)

Quello che molti non sanno è che Bad Fur Day non è il primo titolo su Conker, il personaggio era già presente in Diddy Kong Racing, ed ebbe un titolo tutto suo per Game Boy e Game Boy Color (il che è strano, ho la versione per Game Boy, e su GBA SP vedo i colori, forse era una di quelle “cartuccie speciali”, come Wario Land 2) , Conker’s Pocket Tales, uscito nel 1998, che sembra utilizzare lo stile da platform “zuccheroso” scartato per Bad Fur Day. Siccome possiedo il titolo in questione, ve ne parlerò un pò.

Conker’s Pocket Tales inizia con una festa di compleanno a sorpresa, organizzata per Conker dalla sua fidanzata Berry, ma i festeggiamenti durano poco, in quanto la Ghianda Maligna salta fuori dalla torta di compleanno come una ballerina di Las Vegas, e in classica tradizione videoludica, rapisce la vostra bella, e già che c’è vi ruba pure i regali. Già dalla premessa è ben chiaro che questo è un titolo che ha come target un pubblico molto giovane.

Target d’utenza a parte, il problema (per così dire) del titolo è che non offre niente di speciale. Curiosamente è più un’avventura (con visuale dall’alto, “a volo d’uccello” come si diceva tempo fa) che un platform, con posti da esplorare, personaggi con cui parlare, compiti da eseguire, chiavi e così via. Le meccaniche di gioco non sono certemente originali, ma purtroppo non sono neanche sviluppate così bene da far passare sopra a quanto siano arcaiche: “vai lì, vai là, parla con questo, parla con quello, dai l’oggetto ricevuto da codesto a quell’altro, risolvi qualche puzzle con le casse, finisci questi mini-giochi obbligatori, cerca la chiave, etc.” Non mi aspettavo una rivoluzione a livello di gameplay, ma qualcosina di più da un gioco del 1998, e inoltre farlo per un target giovane non vuol dire per forza fare un prodotto abbozzato, per esempio, i vari giochi Disney curati dalla Capcom (i Duck Tales, quelli su Topolino) erano tutt’altro che pappette omogeinizzate.

Una cosa che trovo strana è come delle ghiande parlanti aiutino uno scoiattolo, sarebbe come se dei pesci aiutassero un gatto. O_o Per il resto è la solita collectathon della Rare, con pacchetti regalo al posto di banane d’oro o Jiggy, e non sarebbe stato neanche un titolo terribile, se non avesse usato meccaniche così derivative e invece si fosse concentrata sulle sezioni platform (come il castello del terzo o quarto mondo, con pattern di spuntoni sul pavimento da evitare), che sebbene non originali, sono godibili e divertenti.

ovviamente la grafica è sgranatissima da vedere così, ma su un Game Boy vedete che è ottima per il tempo.

Avrei voluto finirlo, considerando che è facile e corto, per poterne parlare in maniera più accurata, ma ho gettato la spugna al 6° mondo, e vi spiego perché: il gioco mi chiede di trovare quattro materiali per costruire una barca, e gli abitanti del luogo vi danno i materiali, se prima riuscite a superare il mini-gioco che vi propongono. Solo che due di questi mini-giochi sono delle robe spacca dita (non scherzo), che vi chiedono di premere ripetutamente “sinistra-destra” sulla croce di comando, oltre ad utilizzare A o B. Il problema è che il ritmo e la velocità richiesta per superare sti mini-giochi insulsi sono esagerati, e rendono stupidamente difficile qualcosa che difficile non lo dovrebbe essere, allungando artificialmente la durata del gioco solo perchè hanno fatto una parte di questo quasi impossibile da superare. Non credo di essermi perso molto, ed onestamente sono più felice con le dita intere. Se siete curiosi sul primo gioco di Conker, consiglio di emularlo, non vale la pena di spenderci soldi (anche pochi). Un peccato, ma a Cesare quel che è di Cesare, e alla Rare un titolo blando, arcaico e con troppi problemi, decisamente un errore di percorso di una software house molto brava. Dimenticabile.

The Invention of Lying
(A Cura di Celebandùne Gwathelen)

The Invention of Lying

Vi avevo già parlato di questo film nel Weakly Hobbyt #9, ma avevo lasciato in sospeso la valutazione della versione inglese (quindi originale) del film, in quanto visto solo col doppiaggio italiano.
Di recente ho visto anche la versione mancante, e non posso che confermare il mio parere ricevuto durante la prima visione: il film è stupendo e con la recitazione immacolata degli attori rende ancora meglio che nell’originale, al punto da emozionare ancora anche chi il film lo ha già visto.
Vedendo un film per la seconda volta, si dice, lo si apprezza più della prima, e non posso che essere d’accordo visto che anche se ero già a conoscenza di ogni punto della trama, il film mi è piaciuto come la prima volta se non di più. In particolare ci si rende conto di più di quanto “Il primo Bugiardo” sia una satira delle religioni, e di come Ricky Gervais riesca a calcare la mano in questa sua satira, apparendo addirittura come un simil-Gesù in una scena del film.
Per il resto, vi rimando a leggere la mia recensione del film nel nostro articolo datato 13 Marzo 2011, e non posso che confermare l’alto voto datogli all’epoca! =)

Voto Personale: 8/10

Spider-Man Collection 30
(A Cura di Celebandùne Gwathelen)

Spider-Man Collection 30

Trenta numeri di Spider-Man Collection all’attivo, ne mancano 14 prima che la collana sia stata chiusa per mancanza di vendite. Numero leggermente natalizio per la presenza di una storia con l’Uomo Sabbia, che ho letto proprio sotto natale. Ma andiamo subito nel dettaglio, senza perdere tempo.

  • On Wings of Death! da Amazing Spider-Man 94del 3/71: in questo albo Peter, ancora shockato dalla dipartita di Gwen Stacy, cammina per le strade ricordando come divenne Uomo Ragno e come iniziò a vendere foto al Bugle, nonchè i suoi primi scontri con i super-criminali. A metà numero arriva da zia May e Anna Watson, dove riposa finchè zia May non viene rapita dallo Scarabeo che la tiene come ostaggio mentre rapina una ditta di import/export. Inutile dire che i due iniziano a lottare e dopo diverse vignette di pura lotta, i due finiscono in una piscina, nella quale Spidey butta il corazzato Scarabeo, che si arrende in cambio di venire salvato dall’annegamento. Il super-eroe salva la zia e torna a casa soddisfatto di esserci tolto un pò Gwen dai pensieri.
  • Have Yourself a Sandman Little Christmas! da Marvel Team-Up 1del 3/71: In questo episodio Natalizio (di Marzo), tratto dal primo numero di Marvel Team-Up, vediamo tornare in scena l’Uomo Sabbia, che Spidey tenta inutilmente di fermare sulla spiaggia di NYC. Mentre l’Uomo Sabbia fugge per la città, Spidey va a chiedere l’aiuto della Torcia Umana, ed i due lo cercano per la città, facendo buone azioni natalizie nel frattempo. Alla fine i due riescono a intercettare l’Uomo Sabbia, ma dopo una breve lotta scoprono che il super-criminale altro non voleva che andare a trovare sua madre a Natale. I dui supereroi interrompono la lotta e attendono che i due finiscano il loro incontro. Alla fine, l’Uomo Sabbia fugge per lo scarico del lavandino e Spidey e Johnny Storm si augurano un felice natale, prima di separarsi.
  • Trap for a Terrorist! da Amazing Spider-Man 95del 4/71: In questo numero, Pete decide di andare a Londra su incarico del Daily Bugle (coi soldi anticipati dal capocronaca del Bugle, Joe Robertson) per andare a trovare Gwen. Mentre va da zia May a comunicarlo, incrocia MJ che vanamente ci prova con lui. Sull’aereo per Londra, però, le cose ovviamente non vanno come dovrebbero, e un gruppo di terroristi ne prende il controllo e piazza una bomba sotto la scaletta dell’aereoporto. Pete va in bagno dove si cambia in Spidey e impedisce alla bomba di scoppiare, ma i Terroristi riescono a fuggire con un ambasciatore americano e suo figlio come ostaggi. Anche grazie all’aiuto delle forze londinesi, Spidey riesce a perlustrare la città e infine trova i due ostaggi in cima al Big Ben, da dove li libera e riesce a mettere in prigione tutta la banda. Poichè però il suo arrivo a Londra è stato così rocambolesco, al punto da finire sui giornali, non ha il coraggio di farsi vedere da Gwen, per paura che capisse il suo segreto della doppia identità, e torna a New York con le sole foto di Spidey come premio di consolazione per poter almeno riparare il biglietto a Robertson. Gwen, intanto, vede Spidey in TV e lo zio Arthur le dice che forse il tesiragnatele non è una persona così malvagia. La giovane, confusa più che mai, spera diseratamente che Pete la venga a trovare.
  • And Now, the Goblin! da Amazing Spider-Man 96del 5/71: in questo albo, appena di ritorno da Londra, Peter, ancora al verde, viene obbligato da Harry ad accettare la proposta di lavoro del padre, arrivatagli ormai mesi e mesi fa. Disperato, conscio del rischio che Norman Osborn rappresenta, il giovane accetta, e viene anche invitato dall’industriale a partecipare al gran debutto di MaryJane quella sera. La serata, tutto sommato, va bene, se non fosse che a metà spettacolo a Norman iniziano a venire perle su perle di sudore, e Peter nota che ha a che fare con una porta davanti la quale sono passati. A fine spettacolo, Peter e Norman si dissociano dal gruppo, il secondo per tornare dalla porta che lo aveva messo così a disagio, il secondo per cambiarsi in Spidey e seguire il milionario. Quando costui apre la misteriosa porta di prima, Spidey lo segue, solo per perderlo nel meandro di stanze dentro l’edificio, e vederselo improvvisamente di fronte nei suoi verde-viola panni da Goblin!
  • It! da Strange Tales 4 del 12/51: Racconto breve disegnato da John Romita Sr. (per il quale Max Brighel sembra avere un debole), che non c’entra nulla con Spidey e soci, inserito dentro questo Spider-Man Collection per accontentare i fan di lunga data che avevano già le storie di Amazing e forse volevano qualche motivo in più per continuare ad aquistare SMC. Quale che sia la ragione, questa storia parla di un coppia (Bill e Jenny) che adotta un neonato, e da quel momento inizia ad avere una sventura dopo l’altra. Prima c’è lo stress di Jenny che non ha un attimo di pace, poi va a fuoco la loro casa (col bebè che per qualche ragione si trova sul prato della casa) e infine Bill, durante una notte, trova la moglie morta in fondo alle scale. Di ritorno dal funerale, scopre che il bebè in realtà è un alieno, ed è stata lui la causa di tutti gli incidenti. Detto ciò, con una pistola spara in testa Bill. La cosa viene presa per suicidio e il bebè dato in adozione ad un’altra povera coppia…
Amazing Spider-Man 96

Copertina Originale di Amazing Spider-Man 96!

Questo numero, per quanto contenga storia che tutto sommato non sono proprio malvagie, non mi ha molto entusiasmato. Quasi metà delle pagine del primo albo viene sprecata nel rinarrare le origini di Spidey, come se non fossero già abbastanza note. La storia con lo Scarabeo, per quanto non malvagia, è costretta a venire narrata in sole dieci pagine, troppo poco per quello che, ai tempi di oggi, avrebbe potuto essere un arco di storie narrato in due o tre numeri. Inoltre lo Scarabeo non mi ha mai veramente convinto come nemico, almeno fino ad ora. La storia con l’Uomo Sabbia è molto banale, come ho già fatto intendere nel riassunto sopra, e sono abbastanza convinto che è messa male per quel che riguarda la cronologia dell’Uomo Ragno. Nel numero, infatti, si parla di Peter che vuole uscire con Gwen (con tanto di regalo che a fine numero donerà all’Uomo Sabbia), ma Gwen dallo scorso SMC è a Londra! Le due cose non quadrano granchè!
Il terzo numero è molto generico. Da un lato, come anche detto da Brighel in apertura dell’albo, i terroristi non sembrano avere un vero scopo, cosa che magari poteva passare liscia negli anni settanta, ma letta oggi va aggrottare più di qualche sopracciglio. Per di più, Peter, che qualche numero fa era fermo e convinto di rivelare a Gwen la sua vera identità, e non lo ha fatto solo per l’intervento di Prowler, agisce di nuovo da coniglio e, saputo che la sua azione a Londra è comparsa sui giornali, se ne vola via senza neanche incontrare la povera Ms. Stacy.
Amazing Spider-Man 96, invece, è un bel numero, in cui tra l’altro viene accennato per la prima volta l’allora (e forse anche oggi?) dilagante problema delle droghe, con Spidey che salva un ragazzo che, credendo di volare, si butta giù da un cornicione. Inoltre, forse si è capito, trovo molto affiscianante gran parte delle storie in cui Norman e Peter Parker devono relazionarsi, che sia con o senza la presenza di Goblin. In questo numero, per esempio, il folletto verde compare solo a fine numero, ma il racconto è bello lo stesso. Solo una cosa: nonostante i disegni siano molto belli, ho notato che le chine sono un pò grassotte negli ultimi albi, cosa che non mi piace molto perchè impoverisce il dettaglio dei disegni.
It!, in appendice, è un racconto che non mi è piaciuto granchè, ma che presenta dei bei disegni, in puro stile Romita Sr..

Voto Personale: 7/10

Ci si rivede a settimana prossima, bye boyz and girls!

3 Risposte to “The Weakly Hobbyt # 47”

  1. Luigi Says:

    Come vedi ho fatto una visita al tuo blog, e devo ammettere che è davvero interessante. Purtroppo, non avendo il tempo di tenere aggiornato il mio, non vedo come poter visitare un po’ più spesso il tuo. Per il momento intanto vedrò di ascoltare i Damash… e grazie per avermi fatto rivedere il mio caro Conker! Cia Phil, divertiti!

    P.S.: statisticamente non è poi così improbabile che un meteorite del diametro di approssimativamente 11km si abbatta sulla Terra… o perlomeno le probabilità non sono nulle… il fatto che accada il 21/12/2012 però fa la basetta allo zero!

  2. Dunther Says:

    -Damash – Vizio e Regole
    Ho provato a sentire qualcosa ma boh, non mi piacciono i gruppi italiani, specie se cantano in italiano.

    -Welcome to Jamestown
    Mi fa piacere che tu l’abbia apprezzato, io ne avevo sentito parlare bene ma non essendo un patito del genere non l’ho preso se non con l’HIB4. Però non ci ho praticamente giocato, tranne nel periodo di natale per poter prendere l’ennesimo carb…ehm, obiettivo Steam della gift pile.

    -Once Upon a Squirrel
    Ho sempre desiderato giocare a Conker’s Bad Fur Day, ma purtroppo non ne ho mai avuto occasione, se non al ‘remake’ per Xbox, che francamente mi interessa poco. Chissà se un giorno troverò modo di recuperarlo. Quello per GBC invece l’ho provato ma proprio poco, non so se lo inizierò mai sul serio.


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