The Weakly Hobbyt #55

The Weakly Hobbyt #55

Un Weakly a suo modo particolare, questo numero 55: abbiamo videogames con donnole arancioni parlanti, distopie a base di tempo, film marvel con scheletri motociclisti fiammeggianti, e anche un articolo di Celebandùne sull’album “Questo É Amore” di Lucio Dalla, che come avrete già sentito, se n’è andato pochi giorni fa, con l’arrivo del mese di marzo. Buona (sebbene un pizzico agrodolce) lettura.

Lucio Dalla – Questo è Amore
(A Cura di Celebandùne Gwathelen)

Questo è Amore

Il primo Marzo, come ormai tutti sapete, è morto Lucio Dalla, quello che io considero uno dei più grandi cantautori italiani di sempre, nell’olimpo dei grandi (per me) insieme a De Gregori, Guccini, De Andrè, Gaber e Morandi. Non credo sia un caso che giusto in questo appena passato 2011 l’ho scoperto e apprezzato più di sempre, portando mio padre a regalarmi, per Natale, quello che è adesso il suo ultimo album pubblicato da vivo (ne usciranno di postumi, ne sono certo). Non sono una persona che compra molti CD, il mio più grande fornitore di musica è ormai da tempo YouTube, ma comunque gli albi non mi dispiacciono, e da questo mi è venuto in mente di recensire questo albo, anche un pò per ricordare un grande musicista che oggi, se vivo, avrebbe compiuto 69 anni.

Parliamo allora di Questo è Amore. Per quanto questa raccolta non sia un “Best of…”, sono anche presenti (poche) canzoni davvero storiche di Dalla, e spuntano tra un brano e l’altra anche qualche canzone nuove, tra cui un duetto con Marco Mengoni e la riproposizione di uno con Mina. Questo è Amore è più un albo con pezzi meno conosciuti di questo grande artista, e Dalla stesso disse che questo albo conteneva quelli che lui riteneva delle canzoni a cui era particolarmente legato, per un motivo o un altro. Da un certo punto di vista, quindi, il “Best of…” c’è, ma non dal punto di vista commerciale, bensì da quello emotivo affettivo del cantautore stesso.

Veniamo al sodo quindi:

I CD contenuti nell’albo sono 2. Nel primo ci sono quindici canzoni, e queste sono La Leggenda del Prode Radamès, Anema e Core, Anche se il Tempo Passa (Amore), Meri Luis (con Marco Mengoni), Angoli nel Cielo, Questo Amore, Malinconia d’Ottobre, Amore Disperato (con Mina), Prima Dammi un Bacio, Tu Non Mi Basti Mai, Domani, Latin Lover, Erosip (con Iskra Menarini), Le Rondini ed E L’Amore. Nel secondo le canzoni invece sono 16, e sono Chissà Se Lo Sai, Soli Io e Te, Stornello, Viaggi Organizzati, Pecorella, Solo, Mambo, Notte, Tango, Quale Allegria, E Non Andar Più Via, Due Ragazzi, Tu Parlavi Una Lingua Meravigliosa, Anna Bellanna, Il Coyote e L’Ultima Vanità.

Tra questi, i miei preferiti personali sono Angoli nel Cielo, di cui mi ha molto colpito il testo semi-melanconico, Anche se il Tempo Passa (Amore), una canzone che parla della vita e dello scorrere via del tempo, Tu Non mi Basti Mai, che considero una delle canzoni più romantiche mai scritte, Domani, un’altra canzone con un testo molto evocativo e sentimentale, Soli Io e Te, di cui mi piace tantissimo l’arragiamento musicale e il ritornello, Mambo, canzone molto ritmata e vivace, in tipico stile Dalla anni ’80 e Anna Bellanna, che sinceramente non so spiegare perchè mi piace.

Testo e Immagine

Scan del libretto che viene con la raccolta. Qui, con il testo di Anche se il Tempo Passa (Amore) (click per ingrandire).

Ma la qualità media dei due CD è in generale molto alta, e l’unico pezzo che davvero non mi è piaciuto molto è il duetto con Mina. Ma questo probabilmente perchè ho una inspiegabile avversiona per Mina dalla mia infanzia, e non per la poca validità della canzone.

I CD si lasciano quindi ascoltare piacevolmente molteplici volte, e sono abbastanza certo che ascoltandolo più e più volte, e conoscendo anche meglio l’artista, è possibile capire o intuire sempre meglio i collegamenti tra i diversi brani e il loro valore artistico-affettivo. Il primo CD mi è piaciuto, in generale, di più del secondo, che invece ha solo qualche brano davvero carino, e molti brani nella media di Dalla.

Manca un pò in questa raccolta quella che è stata la sua prima canzone famosa, 4 Marzo 1943, ma forse l’ha lasciata fuori di proposito, in quanto davvero molto molto popolare.

Il mio parere sull’albo è senza ombra di dubbio positivo, e alla luce della sua improvvisa scomparsa, è un vero peccato che sia anche stato il suo ultimo CD. Sono sicuro che aveva ancora tanta creatività e idee per tante altre canzoni in mente, che adesso purtroppo sono andate per sempre perse. Ancora più brutto, a questo punto, il fatto che la sua ultima canzone, Nanì, cantata con Pierdavide Carone, sia uscita così in fretta di scena dal Festival di San Remo. Secondo me, è un pezzo davvero meraviglioso.

Voto Personale: 8/10

Lucio Dalla

Caro Amico, Ti Scrivo.

Hai deciso in una notte di Marzo, in una terra di sognatori, che toccava forse a te...

Anche se te ne sei andato, Tu Non Ci Basti Mai, e il vuoto artistico che lasci, è immenso Com'è Profondo il Mare.

Dove sarai Domani non ci è dato sapere, ma ti auguro Felicità e una stupenda Vita (dopo la Vita).

Se Fossi un Angelo, ascolterei ancora un'altra tua Canzone dal vivo.

Ma adesso L'Ultima Luna è tramontata sul tuo cielo Siciliano.

Ciao.

Jak and Daxter: Sfida Ai Confini (della pazienza del giocatore)

(A cura di Wise Yuri)

Come avrete intuito dal titolo, il gioco….. non mi è piaciuto. Ma purtroppo non è problema di opinione, è un problema di pessime scelte di design e di una realizzazione atroce, il che è in un certo senso una cosa inaspettata, visto che la High Impact Games aveva già curato lo spin-off  Ratchet & Clank: L’Altezza Non Conta per PSP (poi convertito alla bell’emmeglio per PS2), titolo non eccezionale, ma godibile e divertente, sebbene non certo dotato di grande longevità. Con questo titolo sono riusciti a fare una fantozziana cagata, badate bene però, non sto cercando di paragonare questo gioco agli standard qualitativi degli episodi PS2 curati dalla Naughty Dog, e di farlo sfigurare al confronto, avrei apprezzato eccome un altro gioco della serie fatto benino, ma la verità è che quando fai una schifezza, fai una schifezza, e basta, a prescindere da confronti e contesti.

Parte della “delusione” (perché in realtà non mi aspettavo nulla di che, ma non questa monnezza) deriva dal fatto che gli altri spin-off PSP delle serie principali Playstation, curati dai Ready At Dawn Studios (Daxter ed i due God Of War, Chains Of Olympus e Ghost Of Sparta) erano più che buoni, i due God Of War poi erano ottimi, e con L’Altezza Non Conta come credenziale, si poteva sperare in qualcosa di carino. Ma parliamo del gioco.

La versione giocata è quella originale per PSP, non il porting PS2 (che stando alle recensioni non è un buon porting, come le altre conversioni PS2 dei titoli High Impact Games usciti originariamente per PSP).

Jak and Daxter: The Lost Frontier (sottotitolo italiano “Una Sfida Senza Confini”) è il sesto gioco della serie, ma forse è meglio dire uno spin-off, in quanto non condivide molto con i titoli per PS2 e non ha molta importanza a livello di storia per la serie. Si presume prenda luogo dopo Jak 2 o Jak 3, ma come detto prima, siccome ha davvero poco in comune coi titoli precedenti, personaggi a parte, diventa difficile collocarlo in punto preciso della saga. La premessa è che Jak, Daxter e Keira si avventurano nella Soglia, un territorio ai confini del globo, alla ricerca di una nuova fonte di Eco, l’ energia indispensabile per la sopravvivenza del mondo, che sta lentamente finendo, e manco a dirlo, il viaggio non sarà privo di ostacoli, come bande di pirati dell’aria e nobili dai motivi oscuri….

Lasciando da fare il comparto narrativo e la trama, entrambi molto blandi, a livello grafico/sonoro il titolo è molto ben fatto per un titolo PSP, la presentazione ed il “contorno” in generale è ben curato, ma quando arriviamo al gameplay, l’unica cosa che conta davvero, ne cascano di asini.

Da dove cominciare? Beh, la prima cosa che risulta fastidiosa è la pessima telecamera, che vi fa vedere com’è bella la texture di un muro a caso, ma non le piattaforme su cui dovreste saltare.  Come ne L’altezza Non Conta, con L e R è possibile ruotare la telecamera rispettivamente verso sinistra e verso destra, ma non basta come pezza. E sebbene non è che gli sviluppatori potessero fare altro (a parte fare una telecamera di gioco meno ubriaca, si intende), vista la mancanza sulla PSP di una seconda levetta analogica (che “guarda caso” solitamente si usa per gestire la telecamera), questa scelta relativa ai controlli porta altri problemi pratici, per esempio la mancanza di un tasto adibito alla rotolata, mossa che sarebbe stata utile per sfuggire ai nemici o muoversi più velocemente, ma che purtroppo non c’è. La mira con l’arma all’inizio può sembrare scomoda, ma è aiutata (il mirino punta automaticamente al nemico più vicino in linea d’aria, scelta comoda ed ben pensata per rimediare in parte al fatto che c’è il rischio di morire sotto colpi di nemici che la telecamera non pensa siano importanti da inquadrare) e dopo qualche minuto vi abituate. Continuerà a sembrarvi legnoso il modo di mirare, ma poteva essere peggio.

Lo stile di gioco è simile a Jak 2, con la possibilità di seguire la trama o vagare con l’astronave sulla mappa, facendo missioni secondarie, ma senza poter rubare auto o roba del genere. Non è più possibile usare i poteri oscuri (nè tantomeno trasformarsi in Dark Jak), ma l’Eco Oscuro raccolto può essere trasformato in eco colorato, che fornisce diversi upgrade (per esempio, il rosso potenzia l’attacco del pugno, il verde dà bonus di salute, etc.), e Jak acquisisce diversi poteri dalle statue Precursor (uno scudo sferico, la possibilità di correre ad altà velocità, il teletrasporto, etc.). Ritornano anche le modalità di fuoco di Jak 2, che trasformano il bastone in dotazione a Jak in una pistola, un fucile a pompa ed una mitragliatrice. è possibile trovare dei potenziamenti per le armi nascosti in scrigni, sparsi nei livelli, solitamente in zone difficili da raggiungere.

Il problema di questo gioco è che parte con idee carine (per esempio, dei nuovi poteri legati a nuovi tipi di eco), e poi si perde terribilmente, facendovi passare fin troppo tempo ad abbattere nemici a bordo di un astronave, aggiunta che poteva essere carina (sebbene originale quanto lo “sporco impossibile”), ma realizzata in maniera blanda e derivativa ( inoltre personalizzando una delle astronavi a disposizione con munizione migliori, non cambia una cipparuola  e non vi aiuta per niente a far fuori astronavi e cannoni), o facendovi combattere boss osceni e fastidiosi. Inoltre potevano usare meno i quick time event (sapete, i mini-giochi o sezioni in cui bisogna premere i pulsanti che appaiono a schermo per vincere/proseguire), voglio girare una manovella e devo premere “Cerchio Quadrato X etc.” ad ogni benedetta manovella, uff; ma a questo riguardo il momento peggiore è quando dovete mandare Daxter a rubare componenti (mini-gioco che potete attivare anche volontariamente per rubare pezzi ad alcuni navi) su un razzo, per poi prenderne il controllo e farlo schiantare contro la base che lo ha lanciato: il mini-gioco in sè sarebbe anche carino le prime volte, ma dovete farlo (con poco margine di errore) su ben 3 razzi, e se sbagliate anche solo una volta, dovete distruggere tutti i cannoni a protezione della base prima di poter ritentare il mini-gioco, TUTTO DA CAPO. E dovete farlo per forza se volete avanzare nel gioco. Ulteriore beffa è il fatto che, se avete già distrutto due basi, e fallite all’ultima, vi tocca in ogni caso rincominciare dalla prima. Bella idea, complimenti. *clap clap*

Nonostante tutto, le sezioni con Daxter Oscuro sono preferibili a Crash Of The Titans e Crash Mind Over Mutants messi insieme, il che la dice lunga sulla qualità di questi ultimi.

Dimenticavo, ci sono delle sezioni in cui Daxter diventa un mostro mutato dall’Eco Oscuro, e queste sezioni mi hanno ricordato Crash Of The Titans e il seguito, cose che non volevo affatto ricordare, ma sebbene derivative e non particolarmente ispirate, queste sezioni sono infinitamente meglio dei Crash Bandicoot della Radical Entertaiment (il che è tutto dire). Il colpo di grazia è dato da fin troppi bug, specialmente i freeze (menomale che c’è l’autosalvataggio), e da una difficoltà del tutto sporadica, che per la maggior parte del gioco è bassina, ma si impenna a caso ed in maniera esagerata. Un momento simbolo e “molto indicativo” è stato quando, durante la battaglia con un boss scimmia, questo si è incastrato nello spazio sopra una cassa, correndo sul posto a mezz’aria, completamente inerme; visto poi che il boss era ridicolo, una sacca di HP dopata solo per rendere lo scontro totalmente ingiusto, non mi sono pentito a barare, quando il gioco stesso lo fa. Come se non bastasse, è ancora più corto di Ratchet & Clank: L’Altezza Non Conta, bastano 7 ore (buona parte di esse spese a riprovare parti artificialmente difficili del gioco) per finirlo.

Il risultato finale è un platform con alcune idee carine, che cerca di offrire varietà di gameplay, riuscendo solo a fare un poutpurri di roba già vista, già giocata e realizzata neanche troppo bene, risultando più frustrante e derivativo di quanto sia divertente, azzeccando qualcosa (alcune sezioni platform sono carine, nonostante la terribile camera, e gli occasionali puzzle non sono affatto male) e fallendo su tutto il resto. Ben lontano dai titoli Naughty Dog, ma anche sotto gli standard qualitativi medi PSP (e non solo), Jak And Daxter: Una Sfida Senza Confini, ironicamente, non sconfina dalla massa di titoli mediocri che sfruttano un nome importante per vendersi. Non uno dei “worst games evar!”, ma comunque non degno della sufficienza, sono onestamente sorpreso che abbia ricevuto voti come 8/7/6 (sebbene non conti nulla, su Metacric ha addirittura un 71, ma stiamo scherzando?!) Se siete fan della serie, lasciate stare questo gioco, anche se lo trovate a poco, e rigiocatevi i primi 3 Jak and Daxter ( di cui sta arrivando una raccolta HD per PS3).

Un voto indicativo?

5,5/10 Non orrido, non osceno, solo mediocre.

(One More) Time

(A cura di Wise Yuri)

…. We’re gonna celebrate, oh yeah, all right ♪  Scusate.

Nonostante quello che possiate pensare da questa “intro”, non parleremo del famoso gruppo di musica elettronica francese, ma del film In Time, con interprete principale “Giustino” Timberlake. In Time è un film di fantascienza che prende luogo in un mondo distopico, dove la frase “il tempo è denaro” non viene detta per mancanza di altre ovvietà, ma semplicemente perché il tempo, oltre ad indicare quanto vivrà ancora la persona, è la valuta usata. Le sigarette, le tasse, od una birra presa al bar non la pagate in euro, dollari, rupie o cose simili, ma in secondi, minuti, ore, e così via. Una volta raggiunti i 25 anni, una persona smette di crescere e gli parte l’orologio biologico (letteralmente); il timer parte con un anno “precaricato”, entro il quale la persona  deve ottenere in qualche modo altro tempo, per continuare a vivere e non morire “azzerrato”. L’idea mi ricorda vagamente il timer che appare sul palmo dei personaggi del videogame The World Ends With You.

Curiosa similitudine.

Come in ogni gerarchia, ci sono le persone ricche ed al vertice della società, che possono tecnicamente vivere in eterno, e la working class che si deve fare il culo per sopravvivere ogni benedetto giorno. Le vicende del film iniziano quando Will Salas, un comune operaio, salva un tizio con molti anni nell’orologio da dei “banditi del tempo” (nulla a che vedere col film di Terry Gilliam, che nel cast ha anche John Cleese), e questo, stanco di vivere per sempre, regala i suoi tanti decenni a Will, prima di buttarsi da un ponte mentre muore “azzerrato”. Will, con ben 100 anni e passa a disposizione, decide di partire nella sua crociata contro il sistema, che gli ha portato via qualcosa di importante ed opprime milioni di persone, per consentire a pochi di vivere per millenni….. Le premesse per un film interessante ci sono, un peccato che è tutto qui, le idee sono trattate in maniera arruffata e superficiale per farne un film d’azione fantascientifico  “100% Hollywood” per tutti, invece di qualcosina di più. Ma c’è da dire che già dal trailer si intuiva che tipo di film sarebbe stato, nonostante ciò resta difficile non commentare sul fatto che, se l’idea del tempo (ripresa in parte dal film Logan’s Run) fosse stata sviluppata meglio rispetto ad un banalissimo “abbasso il sistema corrotto!” o “proletariato contro gente coi quattrini”, forse ci troveremo di fronte ad un ottimo film.

Ma “dando Cesare quel che è di Cesare”, il film non è affatto brutto, vi intrattiene e diverte per un’oretta e mezzo, la recitazione è buona, siamo onesti. I personaggi ed i dialoghi sono ok (abbastanza blanda la relazione d’amore tra Will e Sylvia, rampolla di un uomo dall’orologio a 10 e più zeri), ma il signor Andrew Niccol (qui produttore, regista e sceneggiatore) si è lasciato un pò prendere la mano con le battute sul tempo, la maggior parte di esse sono divertenti, e ho capito che il film si chiama “In TIME”, ma insomma. XD L’esecuzione e l’intreccio sono prevedibili, ma godibili comunque, nulla di particolare da dire. Idem per la regia, più che ok, ma non particolarmente bella o particolarmente brutta da meritare grossi commenti. Anche l’azione è buona, magari il film non vincerà qualche statuina, ma dire il contrario sarebbe sbagliato.

A questo punto, potreste pensare che il film non mi sia piaciuto affatto, ma la verità è che il film mi è piaciuto per quello che è: nulla di speciale, nulla di orribile, ma qualcosa più che buono per passare un’ora e mezzo al cinema con amici (e non). Se cercate risposte alle domande eterne dell’uomo (i panini fischiano?), non le troverete qui, ma se cercate un film carino da vedere, questo può andare. Volendo terminare con una nota positiva, ho sentito molta gente lamentarsi di Justin Timberlake come attore, ma questa è gente che non ha mai visto attori orribili (strano come nessuno si lamenti più spesso di Shia “non so come interpretare la cosa” LaBeouf, per dirne uno a caso), “Giustino” non sarà Humprey Bogart, ma fa il suo lavoro bene, personalmente lo preferivo in The Social Network (faceva l’inventore di Nappster), ma non è malaccio neanche qui.

Sorry, nessuna battutaccia sul tempo. 😉

Ghost Rider – Spirit of Vengeance
(A Cura di Celebandùne Gwathelen)

Ghost Rider - Spirit of Vengeance

Da gran amante di film Marvel che sono, ovviamente a ogni uscita di un film di rilievo, sono lì al cinema a godermi l’ultima pellicola prodotta da Avi Arad. Non sempre questo è una cosa di cui mi dovrei vantare.

Ghost Rider – Spirit of Vengeance è un sequel diretto di quel film uscito nel lontano 2007, che mi vidi il giorno del mio compleanno e che non trovai poi così malvagio. Per una recensione del prequel, dovrete aspettare che lo riesco a rivedere, sperabilmente non troppo tardi, per la recensione del seguito, ci siete già.

SPOILERS!!

Spirit of Vengeance si svolge in Europa, e la trama ruota intorno ad un ragazzino, Danny, che viene ricercato da diverse persone che lo vogliono rapire per motivi inizialmente non chiari. A difendere il ragazzo e sua madre Nadya ci pensa Moreau, un prete dell’ordine monastico di Michele, ma anche lui ha difficoltà a completare il suo incarico quando compaiono Carrigan ed una banda di mercenari pronti a tutti pur di rapire Danny. Tra l’altro, si scopre che Nadya e Carrigan avevano avuto una storia in passata. Moreau, sconfitto, si reca da Johnny Blaze (che riesce a rintracciare per chissà quale motivo) e chiede il suo aiuto nella vicenda. A Johnny non piace l’idea di trasformarsi in Ghost Rider, ma Moreau gli promette di liberarlo dalla sua maledizione se il vigilantes lo aiuta nella protezione del ragazzo.

Così Johnny rintraccia Danny, ma viene fermato da Carrigan ed i suoi uomini quando questi iniziano a sparagli addosso bazooka a bruciapelo. Danny viene rapito, e così tocca a Nadya e Johnny rintracciarlo e strapparlo dalle mani del malfattore, che nel frattempo, si scopre, lavora per nessun’altri che Roark, Mefisto, il diavolo. Contemporaneamente Johnny scopre che Danny altri non è che il figlio del diavolo stesso, concepito da Nadya e Mefisto quando quest’ultima stava per morire, buttata da una finestra da Carrigan.

Ghost Rider!

Gli effetti speciali non sono proprio brutti, ma tutto sommato si poteva fare di meglio.

Con questa conoscenza, Ghost Rider si scatena contro Carrigan e soci, uccidendoli ad uno ad uno e liberando Danny dalle loro grinfie. A roark la cosa non va giù, e trasforma Carrigan nel demone BlackOut, capace di decomporre qualsiasi cosa al tocco, un potere che il diavolo ritiene capace di mettere in fuori gioco il suo “peggiore dei patti”. Mentre quindi Johnny, Nadya e Danny incontrano Moreau in un convento sperduto e credono di essere al sicuro, accade il peggio. Gli uomini dell’ordine di Michele decidono che uccidere il giovane Danny è la cosa più sicura, e incanenano Moreau e Nadya durante la loro oscura cerimonia, mentre Johnny Blaze viene liberato dallo Spirito della Vendetta che abitava dentro di lui (di cui scopriamo la storia, ovvero la classica di un angelo decaduto dal cielo).

BlackOut è lo strano salvatore di Danny, che uccide tutti i preti dell’ordine per portare il giovane da Roark, e lascia quindi a Moreau, Nadya e Johnny un’ultima chance per salvare la giornata (e il mondo, a dire il vero). L’idea di Roark è difatti di trasferire la sua anima, nel corpo del ragazzo. Questo perchè i corpi che ha inabitato erano sempre quelli di umani, mortali quindi, incapaci di non deteriorarsi all’uso dell’enorme potere del diavolo, ma il corpo di Danny è solo per metà umano, e quindi capace di fungere da perfetto ponte tra i poteri infernali di Mefisto e la dimensione umana.

Comunque sia, Moreau, Nadya e Johnny provano con le armi a farsi strada tra i seguaci di Mefisto, finchè non arriva BlackOut, che uccie Moreau e minaccia di uccidere anche Johnny. E’ in quel momento che Danny, a rituale quasi compiuto, interviene, e, avendo ormai ottenuto gli stessi poteri del “padre”, ritrasforma Johnny nel Ghost Rider. Stremato, il ragazzo crolla, e Roark lo porta via dal luogo in macchina, mentre Johnny uccide i restanti membri della setta. Nadya segue Roark, ma BlackOut si frappone tra i due. E’ in quel momento che compare Johnny, dopo una lunga lotta sulla macchina di Nadya uccide BlackOut e infine confronta il Diavolo in persona distruggendone la macchina. Nell’incidente, però muore anche Danny. Johnny, desolate, lo porta da Nadya, ma sente improvviosamente un nuovo tipo di potere dentro di se, come se l’angelo decaduto fosse tornato a vivere dentro il potere demoniaco di Ghost Rider, e con questo potere riesce a far ritornare in vita Danny. A fine film, Johnny va in giro in moto, non più con le fiamme rosse, bensì azzurre.

FINE SPOILERS!!

Il film è interessante come costruzione, ma girato piuttosto male. Da un lato, il film non sa se essere più un film d’azione o uno comico d’azione, con Johnny che più volte e al limite della pazzia, e la telecamera che riprende le scene di sole risate per fin troppo tempo. Il modo fumettoso in cui vengono narrate l’introduzione e un’interlduio non sono affatto male, ma la loro sola apparizione in due scene, lascia un pò l’amaro in bocca. I personaggi sono un pò stereotipati e privi di vero carisma, mentre Johnny a volte è un pazzo schizzofrenico, altre un eroe malinconico, altre un vero spirito di vendetta. Indubbiamente Nicolas Cage si è divertito a recitare la sua parte, ma al contempo mi chiedo se non l’abbia un pochino strafatta. Un Ghost Rider che guida una ruspa infuocata e ride mentre schiaccia come formiche Carrigan ed i suoi uomini è un pò esagerato, credo.

Moreau, Nadya e Johnny Blaze

Idris Elba cerca di convincere Nicolas Cage (per ora con le buone, ma le armi sono già pronte per essere utilizzate, come potete vedere) che la Marvel sa fare anche film migliori di questi. Tipo quelli basati sul Dio del Tuono.

Il film, tutto sommato, diverte, perchè le scene comiche o esagerate fanno ridere, e le scene d’azione sono discretamente buone, con un personaggio come Moreau un pò troppo Deus Ex Machina, ma tutto sommato capace di intrattenere. E’ tutto ciò che succede tra le scene sopra descritte che lascia ampiamente da desiderare. Johnny Blaze è uno dei pochi personaggi Marvel che davvero conosco poco, quindi non so quanto la sua versione su pellicola è simile a quella a fumetti, ma ho il vago sentore che il gruppo Marvel Knights abbia fatto un grosso ‘MISS!’, e la storia di per sè, pur non essendo male, è tutto fuorchè originale.

Il personaggio più interessante forse è proprio Danny, che riesce a sdrammatizzare le situazioni del film come noi dovremmo sdrammatizzare il film per intero e divertirsi semplicemente in quello che gli accade. Che è un pò una cosa strana, visto che lui è una specie di Anticristo, ma va bene.

Verdetto finale? Il film in Italia esce il 23 Marzo. Non posso consigliarvi di andervelo a vedere senza pensarci. Anzi, pensateci. Se volete un film sui supereroi un pò trash, ma che riesce a fare ironia di se stesso e, tutto sommato, vale i suoi soldi, andate. Sennò, se vi aspettate un nuovo The Dark Knight o Iron Man 2, lasciate perdere.

Alla prossima!

Voto Personale: 6/10

Please, Teacher! – 4
Actually, I Think I Love You

(A Cura di Celebandùne Gwathelen)

Onegai Sensei

Nella quarta puntata succedono pochi casini.

Per qualche motivo Kei, stanco della sua vita con Mizuho, dopo una settimana inizia a sentirsi a disagio al punto che, dopo una sera che Mizuho passa fuori casa con gli insegnanti e torna ubriaca, i due litigano come mai in precedenza, e il giovane decide di andare a dormire dai suoi zii accanto. Il ragazzo, passata la fase iniziale di stupore e affiatamento, si sente per qualche motivo costretto in una relazione che lui non ha mai voluto, e non riesce a capire perchè dovrebbe continuare a stare con Mizuho, quando in realtà pensa di non provare nulla per lei che non sia attrazione fisica.

Quella stessa sera lo chiama Koishi, dicendogli che il gruppo aveva deciso di andare al cinema il giorno successivo, se sarebbe stato dei loro. Kei accetta e si sente subito meglio. Il giorno dopo, Koisho lo va a prendere da solo prima dell’orario deciso, dicendogli che gli altri li avrebbero aspettati alla stazione dei treni (vanno al cinema nella più vicina grande città, essendo il loro solo un paesello). Mizuho vede Kei e la sua amica andarsene da soli e si insospettisce, decidendo di seguirli. Arrivata alla stazione, scopriamo che i due sono stati piantati in asso dai loro amici, ma decidono di andare al cinema comunque (in realtà Ichigo, la giovane genia, e Kaede, la sua timida amica, avevano da principio pensato di dar loro buca per organizzare un’uscita a due tra di loro!). Così fanno, ma giunti in città scoprono che è presto per il film d’azione che vogliono vedere, e passano parte del pomeriggio negli arcade e parte al bar, sempre seguiti da Mizuho, che nel frattempo si è anche fatta sgamare da Ichigo e Kaede, che sono lì per seguire Koishi. Al cinema, la giovane vuole provarci con Kei, ma non riesce. Dopo il cinema, accade l’imprevisto, e Kei e Koishi sgamano una distratta Mizuho, facendole confessare di star seguendo Kei. La professoressa si scusa dicendo che fosse preoccupata per la sua salute, ma Kei si offende a morte e lascia Mizuho e Koishi lì per tornarsene a casa. Quasi giunto a destinazione, però, torna a sentirsi male coi sintomi da “standstill” e sviene poco dopo averne dette di tutti colori a Mizuho.

Koishi

Koishi è la giovane con cui Kei si è concesso un uscita a due...Mizuho non gradisce!

Quando si sveglia, è al riparo in un gazebo, e più tranquillo e un pò contento, forse, di scoprire che sua moglie si è preso cura di lui, i due parlano. Kei dice che non riesce a stare bene con lei, senza sapere cosa lei prova per lui, e Mizuho ammette di non sapere cosa prova, ma aggiunge anche che si sente molto sola senza di lui, e lo ha seguito quel giorno perchè irritata di vederlo con Koishi. Kei prova a baciarla, ma lei si volta. Kei le chiede come può essere certa di cosa sente per lui se non ci prova, e lei gli confessa che lo ha baciato mentre era in stato di “standstill”. Per qualche motivo questo placa l’ira di Kei, ed i due tornano a casa mano nella mano.

A parte il fatto che non capisco come i due, dopo una settimana che vivano insieme: a) non si sono mai baciati b) non sono ancora stati sgamati dagli amici di Kei c) non abbiano ancora parlato del forzamento del loro matrimonio, la puntata è stata un pò stupida. Un pò un filler, se così si vuole, in cui Kei sclera da inizio puntata e solo alla fine si calma, nonostante i loro problemi non siano ancora stati discussi in nessun modo, anzi, solo resi più evidenti.

Speravo tanto che ogni tanto gli anime andassero più in profondità di così. Peccato essersi sbagliato.

Voto Personale: 5,5/10

Seguendo una tradizione ormai consolidata, ci si rilegge tra una settimana precisa precisa! 🙂

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12 Risposte to “The Weakly Hobbyt #55”

  1. Wise Yuri Says:

    senza offesa, cele, ma da un’anime di questo tipo (solo dal titolo, Please, Teacher!) ti aspetti un pò troppo, secondo me. XD

  2. Dunther Says:

    Lucio Dalla – Questo è Amore
    Io detesto i cantautori, ricorderò l’1 Marzo per la morte di Germano Mosconi 😦 .

    -Jak and Daxter: Sfida Ai Confini (della pazienza del giocatore)
    Premesso che non ho mai giocato un Jak and Daxter (mai avuto grande interesse, sono stato troppo viziato dai platform Nintendo), strano ti abbia fatto così schifo, ho visto che si aggira sulla media del 7…

    -(One More) Time
    Oddio no no no no! Non è giusto, mi hanno rubato l’idea! Sono sempre stato convintissimo che nel futuro il tempo sarebbe stato la valuta.

    -Ghost Rider – Spirit of Vengeance
    Non ho visto nemmeno il primo, quindi non commento.


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