The Weakly Hobbyt #66

The Weakly Hobbyt #66

Salve e bentornati ancora una volta al nostro settimanale, che in questo numero vi propone una cosa nuova per noi, la doppia recensione, oltre ad articoli “singoli” su Spiderman Collection, dei Minis regalati dalla Sony ai videogiocatori e lo spin-off di Please Teacher, Please Twins! . Buona (gotica) lettura!

Dark Shadows
Ombre Oscure del Passato
(A cura di Wise Yuri & Celebandùne Gwathelen)

Salve a tutti i vampiri, licantropi e mostri vari, per questo numero e per questa occasione il sottoscritto Wise Yuri ed il mio compare Celebandune abbiamo deciso di fare un tag team, per offrirvi ben due recensioni opinionate sull’ultimo film di Tim Burton, Dark Shadows, uscito da poco più di una settimana nelle sale nostrane. Sotto la premessa.

Barnabas Collins è un ricco e nobile playboy del 1752, e vive in Collisport, la città che la sua famiglia ha costruito con la pesca dopo essersi trasferita in america ed abbandonato la natale Liverpool. La sua fortuna con le donne però gli costa caro, in quanto una delle tante donne che rifiuta è nient’altro che una strega possessiva e vendicativa, la quale lo condanna ad una sorte peggiore della morte, ovvero al vampirismo. Poi lo rinchiude ed incatena in una bara, seppellendolo (relativamente) per sempre. Passati “solo” 200 anni, la bara di Barnabas viene riportata inavvertitamente alla luce durante uno scavo, catapultando il nobile non-morto nel 1972, tra hippies, chevrolet e vinili dei T-Rex. Barnabas cerca allora la villa di famiglia e vi trova i suoi discendenti, i quali non navigano in ottime acque. Barnabas allora si promette di riportare i Collins all’antica ricchezza e successo.

Nuovo film di Burton, potevo forse mancare al cinema? Ovviamente no. 🙂 La nuova fatica di “alcuni mi chiamano…..Tim” é in realtà l’adattamento della serie televisiva omonima degli anni ’60, non che importi più di tanto visto che nessuno conosceva la serie televisiva originale (e vale anche per me, non l’avevo mai sentita manco nominare, complice anche il titolo abbastanza generico, che sta all’horror/gotico come un “the lost kingdom” sta al fantasy).

“Zio Burton” stavolta ci porta una commedia gotico/horror ( nel bene e nel male, Burton é pur sempre Burton) che riconferma Johnny Depp (ormai legato in maniera indissolubile ai film di Burton) come un attore perfetto per interpretare personaggi bizzarri, strambi e goffi, in questo caso un distinto nobiluomo del tardo 1700 vampirizzato e buttato di peso nella “hippie generation”, ed ovviamente gran parte delle comicità si basa sulla totale estraneità di Barnabas a cose come televisioni, macchine e via dicendo. Il film comprende un ottimo cast, tra cui abbiamo Michelle Pfeiffer (nei panni della capofamiglia Collins), Eva Green nei panni della gelosa strega, e guest star coi contropeni, tra cui Alice Cooper nei panni di sè stesso e un piccolo cameo del grande Christopher Lee.

Parlando un attimo di Christopher Lee, è un piccolo ma grande piacere per un fan dell’horror vederlo in questo film, siccome Lee stesso ha interpretato Dracula in praticamente tutti i film della Hammer dedicati al vampiro per eccellenza (se ne volete sapere di più vi rimando al primo numero del Grind Cafè), prima ancora di diventare famoso ed essere incluso nel cast di saghe come Il Signore Degli Anelli ed in Guerre Stellari. Burton, come tanti altri, era sicuramente un fan del signor Carandini, e si vede. Parlando di vampiri, ci sono alcuni piccoli riferimenti al classico Dracula (come il medaglione) ed anche al vecchio Nosferatu (nel modo in cui Barbanas si alza dalla bara), e sono rispettati i classici miti vampireschi: non riflettono la loro immagine negli specchi, non amano il sole, etc.

Barnabas Collins

Barnabas Collins fa esperienza della sua prima strada. E presto, con la prima automobile…

Il film, come tanti altri di Burton, risulta un pò debole a livello di trama ed intreccio, ma si fa perdonare in quanto il continuo passaggio da comico a tragico alla base del film è ben fatto e molto divertente, ed ha quel tocco surreale tipico di Burton, suggellato dalla colonna sonora curata come sempre da Danny Elfman (buona ma non eccellente). La recitazione è molto buona (con alcune eccezioni, purtroppo), la comicità funziona molto bene (a parte alcuni momenti) ed il film riesce a mantenere il suo bizzarro equilibrio tra commedia ed horror, passando senza troppo preavviso da cerchie di hippie che fumano allegre a persone morse sul collo ed uccise. La parte finale non mi è piaciuta moltissimo, più che altro per alcune cose che succedono a caso, non spiego perchè dovrei spoilerare… Poteva essere migliore e non è certamente Ed Wood, l’apice filmico di Burton, ma non è neanche al livello dei pessimi remake fatti dal regista (Fabbrica di Cioccolato, per dirne uno).

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Celey

Cercherò di non ripetere quanto scritto da Wise Yuri, per quanto però già so che non saprò contenermi su alcuni dettagli che possono essere considerati spoilerosi. Personalmente, sono andato a vedere il film con aspettative medio/basse sia su Johnny Depp che su Tim Burton in generale, e uscito dal cinema, la sensazione di “hmmm…okay” non sono riuscito a togliermela dalla testa.
Il film si lascia apprezzare considerando il tutto da uno sguardo d’insieme. La trama (SPOILERS!)è semplice, ma fondamentalmente senza pretese, e quindi riesce a coinvolgere l’audience di qualsiasi calibro essa sia. Barnabas Callins (Johnny Depp), come detto nell’intro di Wise, è un playboy inglese divenuto ricco in america, che ha avuto la sfiga di rubare il cuore senza replicare l’amore di Angelique Bouchard, domestica della casa nonchè strega, interpretata da una splendida Eva Green. Il cuore di Barnabas invece va a Josette Du Press, che Angelique uccide facendola buttarsi da una scogliera chiamata Widow’s Hill a inizio film. Barnabas, disperato, si butta a sua volta, ma prima di atterrare viene trasformato in vampiro da Angelique, e quindi sopravvive alla caduta. Continuando a non ricambiare l’amore della strega, questa lo fa catturare dagli abitanti del villaggio e seppellire. Quando, Barnabas, circa 200 anni dopo si risveglia, la famiglia Collins è in rovina, mentre Angelique, sopravvissuta per 200 anni grazie alla sua magia, è la ricca sfondata del paese che sta rovinando la famiglia Collins. Il “giovane” vampiro vuole quindi raccogliere ciò che è rimasto della famiglia Collins (Elizabeth, la matriarca di famiglia, Roger, suo fratello, David, figlio di Roger con la madre recentemente morta, e Carolyn, figlia di Elizabeth) e riportarlo all’antico splendore. La strega, ovviamente non è così d’accordo, soprattutto quando nota un’incredibile somiglianza tra la nuova domestica dei Collins Victoria Winters e la defunta Josette, e darà non poco filo da torcere a Barnabas e family.

Come già detto, la trama non è il pezzo forte del film, quanto invece lo sono i personaggi. Barnabas è intelligente e pieno di iniziativa, ma si ritrova ovviamente in un tempo che non gli è affatto conosciuto. Alcuni momenti comici derivano da questo, e per quanto Johnny Depp si cala abbastanza bene nel ruolo del vampiro spaesato ma intraprendente, la sua performance in più punti mi ha lasciato indifferente. Continuo a pensare che lo zenit dell’attore di Owensboro sia stato quando ha interpretato Jack Sparrow nei primi tre film dei Pirati dei Caraibi, e tutto ciò che è venuto dopo era solo una parte di ciò che ha saputo dare al pazzo personaggio piratesco. Fin troppe volte ho pensato che “quell’espressione del viso era come quelle di Jack Sparrow”, che non fa certo splendere il personaggio che interpreta. Questo senza nulla togliere ai momenti in cui l’interpretazione è buona, in particolare nelle scene che lui ha con Eva Green, in cui la sintonia tra i due attori è fenomenale.

Angelique

Angelique da il benvenuto a Barnabas nel nuovo secolo a suo modo…

Parlando, appunto, di Eva Green, la sua interpretazione della strega Angelique Bouchard è forse quella che più mi è piaciuta in tutto il film. Il cattivo di un film con una storia bianco-nera come questo è di solito una personalità banale e tesa solo a fare del male, e per quanto Angelique ha anche questo tratto in se, riesce a dare un senso alle sue azioni (a volte controverse) e con ciò infonde al suo personaggio uno spessore niente male. Angelique è cattiva, spietata, possessiva ma anche una donna sensuale e preda dei suoi sentimenti, e in particolare una scena in cui lei e Barnabas fanno sesso è moderatamente spassosa ma soprattutto satirica al punto giusto (di ciofeche come Breaking Dawn, per esempio). In generale, l’aura sexy che viene dato al suo personaggio è un tocco gradito a femme fatale che di solito usano sì il loro lato sexy per inebriare il protagonista, ma mai arrivano al punto in cui si arriva in questo film.
Altro personaggio che mi è piaciuto molto è quello di Willie Loomis, interpretato da Jackie Earle Haley, il custode della villa Collins, che viene presto ipnotizzato da Barnabas per diventare il suo inserviente personale. Il ruolo è marginale, ma non per questo critico in alcune scene, e interpretato con un genuino divertimento. Anche il cameo di Christopher Lee, di cui ha già parlato Wise, mi è risultato estremamente piacevole.
Michelle Pfeiffer interpreta con dignità la matriarca della famiglia Elizabeth Collins Stoddard, una donna sobria e seria, che come Barnabas ha la priorità di portare la famiglia agli antichi fasti. Di tutt’altro calibro è la Dottoressa Hoffman, interpretata dalla sempre-verde Helena Bonham Carter, moglie di Tim Burton, che invece di curarsi del giovane David Collins che crede di parlare con il fantasma della madre defunta, sfrutta la ricchezza dei Collins a proprio vantaggio e quando scopre che Barnabas è un vampiro, cerca di trasformarsi in vampiro a sua volta con delle trasfusioni di sangue che, così lei dice, erano il suo tentativo di rimuovere la maledizione del vampiro a Barnabas. Inutile dire che la donna fa una brutta fine.

I personaggi che mi sono piaciuti meno del film sono David, il giovane ragazzino per cui Vicky Winters è arrivata a fare la domestica in quella casa, Vicky Winters stessa e Carolyn Stoddard, figlia di Elizabeth. Su David posso chiudere un occhio in quanto giovane e con un ruolo piuttosto marginale. Victoria Winters, interpretata da Bella Heathcoate, invece mi è sembrato un personaggio blando e lì solo per dare a Barnabas un motivo per NON mettersi di nuovo con la sua antica fiamma Angelique. Sì, al personaggio viene dato un background interessante, ma questo non viene mai espanso più di tanto, e alla fine il personaggio diventa solo un love interest di mediocre bellezza messo lì per Barnabas perchè convenzione vuole che nei film ci sia una storia d’amore. Delusione del film, invece, è stata Carolyn stoddard, interpretata da Chloë Grace “Hit Girl” Moretz. La giovane interpreta una teenager hippie sensuale, ma riesce a rendere il ruolo noioso e antipatico con la sua continua voglia di essere volgare e fredda e distaccata dal mondo al contempo. Spero che l’attrice non inizi a subire il type-cast, perchè secondo me sa fare altro oltre che dire parolacce, far finta di essere sexy e combattere.
Comunque sia, nonostante alcuni personaggi non poi così interessanti, il cast principale regge, e l’intrecco è sufficientemente interessante e comico da mantenere viva l’attenzione fino alla fine. Ho visto lo spettacolo delle 23 e a fine film ero ancora sveglio, deve essere un buon segno!
FINE SPOILERS!

Dark Shadows

Barnabas incontra i pargoli della famiglia Collins: David e Carolyn!

Commenti finali:

Wise Yuri: Commedia horror con toni gotici divertente e particolare da Tim Burton, pellicola che poteva dare di più ma si conferma una visione obbligata per chi apprezza lo stile del regista, chi non stravedeva per i suoi film prima non cambierà idea con Dark Shadows. In ogni caso merita un’occhiata. 🙂

Nessun voto, come da tradizione.

Celebandùne Gwathelen: Un film decisamente non male, per quanto non all’altezza della fama di Tim Burton e della bravura di Johnny Depp. Il tema gotico è carino e si sente lo stile di Tim Burton da inizio a fine, per quanto a tratti il make-up non mi è piaciuto perchè troppo finto. I personaggi sono (per lo più) convincenti e soprattutto le scene tra Eva Green e Johnny Depp sono spassose e interessanti (da buttare invece quelle tra Depp e la Heathcoate). I camei nel film, come già detto da Wise Yuri, si sprecano, ed è una gioia per chi conosce film dell’orrore anche antichissimi (come, appunto, Nosferatu, al quale protagonista principale Barnabas somiglia non poco nel suo modo di vestirsi). Per il resto, una regia costante e senza infamia e senza lode, uno script non male e degli effetti speciali convincenti (in quei pochi momenti, soprattutto delle scene finali del film, in cui sono presenti) salvano questo film dalla mediocrità per portarlo a un livello più che soddisfacente. Decisamente un passo avanti da “Alice in Wonderland”, e questa è già una buona notizia. Vedetevelo se vi piace Tim Burton.

Voto Personale: 7,5/10

Spider-Man Collection 38
(A Cura di Celebandùne Gwathelen)

Spider-Man Collection 38

Come preannunciato, in questo numero la Panini Comics ha raccolto un pò di “What if…?” che parlano del nostro supereroe negli anni. I What if…? sono dei racconti alternativi alla continuity originale, in cui vediamo cosa fosse accaduto ad alcuni personaggi se alcune minuscole scelte fossero andate diversamente. La cosa è molto interessante, al punto che tutt’ora escono, irregolarmente, svariati What If…? all’anno, di cui avrò sicuramente modo di parlarvi prima o poi.
Andiamo con questo numero, intanto..

  • What if Spider-Man Had Joined the Fantastic Four? da What If…? 1 del 2/77: In questo numero osserviamo cosa sarebbe successo se Spider-Man si fosse riuscito ad unire ai Fantastici Quattro, grazie ad un veloce ripensamento di Sue Storm. Nonostante le avventure, fondamentalmente, rimangano invariate, con l’aiuto dei F4 Pete diventa una celebrità (nonostante la sua identità rimanga segreta al mondo, eccetto agli F4) e stesso JJJ diventa un suo forte sostenitore. Purtroppo, però, per il fatto che i quattro ragazzi vanno molto d’accordo e vivono insieme svariate avventure alla quale Sue non può partecipare, la Donna Invisibile si sente esclusa sempre più dai suoi compagni, e subisce il richiamo di Submariner, con il quale s’incontra e che lui rapisce in quanto sotto influenza del Burattonaio. Reed Richards, Ben Grimm, Johnny Storm con l’aiuto di Spidey riescono a sconfiggere il Burattinaio e liberare Namor dal controllo mentale, ma Sue Storm decide di diventare atlantidea e lasciare Reed per seguire Namor. Spidey, a fine episodio, si sente colpevole di questo abbandono, ma Johnny gli dice che forse sarebbe successo comunque. Noi tutti, sappiamo che non è così…
  • What if someone Else Had Become the Amazing Spider-Man? da What If…? 7 del 2/78: In questa storia seguiamo molteplici What-If. Il primo, include cosa sarebbe successo se Flash Thompson fosse stato morso dal ragno. Il giovane campione sarebbe diventato Captain Spidey e avrebbe vissuto molte storie simili a quelle di Pete, con la differenza che non avrebbe mai inventato la ragnatela di Peter e quindi sarebbe morto in seguito ad una caduta in lotta con l’avvoltoio. Nuovo scenario; cosa se Betty Brant fosse stata morsa dal ragno? Sarebbe divenuta, sotto allenamento di Peter che avrebbe comunque conosciuto e frequentato, la Ragazza Ragno, e i due avrebbero combattuto il crimine insieme. Tuttavia, sarebbe comunque accaduta la vicenda della morte di zio Ben, e distrutta dai sensi di colpa, Betty avrebbe preferito smettere di essere Spider-Girl per sempre. Altro What-If: cosa se John Jameson, il figlio di JJJ, fosse stato morso dal ragno? Sotto sostegno del padre sarebbe divenuto il supereroe Spider Jameson, grande combattente del crimine, anche lui perito in azione mentre salvava una capsula spaziale in fase di atterraggio. A fine episodio, vediamo come in ogni universo parallelo, Peter ha raccolto il ragno radioattivo studiandone il DNA e creandone un siero per diventare a sua volta Spider-Man… Della serie, se alcune cose devono succedere, succedono e basta!
  • What if the Spider Had Been Bitten by a Radioactive Human? da What If…? 8 del 4/78: Episodio molto “humor” in cui vediamo le vicende di Spidey viste dal punto di vista di un ragno antropomorfo (in un mondo di animali antropomorfi) morso da un umano radioattivo. La vicenda è carina, ma nulla di chè, solo una parodia delle vicende di Spidey.
  • What if aunt May instead of Her Nephew Peter Had Been Bitten by That Radioactive Spider? da What If…? 23 del 10/80: Altro What-If più comico che altro, in cui zia May diventa la Nonna Ragno e combatte il temibile Uomo Rana, tenendo nascosta la sua nuova superidentità segreta davanti al marito zio Ben e al giovane nipote Peter Parker.
What If...?! 7

Copertina Originale di What If..?! 7

Numero niente male, per quanto spezzi in maniera davvero netta con le storie di Peter raccontate nello scorso albo. Alcuni What-If sono interessanti, soprattutto quello in cui diverse persone intorno a Peter vengono morse dal ragno radioattivo invece che lui, ma il modo di narrare sa molto di antiquato e frettoloso in alcune storie (per motivi di spazio, sicuramente) e le opportunità sfiziose che si presentano con alcuni “Uomo Ragno”-alternativi sono sprecate.
Le prime due storie sono le uniche davvero interessanti, d’altronde, quella del Ragno morso da un Umano, infatti, non mi ha neanche fatto ridere, mentre quella di zia May morsa dal ragno è un pò più simpatica, ma rimane comunque improbabile e stupidella. Alzo le mani sulla creatività dei disegnatori, ma visto che la storia è datata 1980, mi aspettavo di meglio. La storia sui Fantastici Quattro, invece, è carina e fa capire quanto può davvero cambiare il mondo il risultato delle nostre azioni, per quanto siamo coscienti o incoscienti di questo. La storia di Sue Storm, che si sente esclusa in quello che è divenuto un gruppo sempre più estraneo a lei, è interessante e per quanto trovo comunque improbabile che la giovane scelga Namor su Reed Richards, ammetto anche che conosco poco dei Fantastici Quattro e alzo le mani col beneficio del dubbio.
Comunque sia, l’albo è piacevole da leggere, le prime due storie sono davvero intriganti e…c’è poco altro da dire! Ci vediamo settimana prossima! =)

Voto Personale: 7/10

Minis Giveaway 

(A cura di Wise Yuri)

Hola, se seguite la scena videogames o frequentate anche solo un forum a tema, è probabile che abbiate sentito della piccola iniziativa della Sony (che ormai non credo sia ancora in corso) che vi regalava due titoli Minis per PSP e PS3 scaricabili dal Playstation Store. Bastava andare sulla pagina di Facebook dedicata all’iniziativa e mettere il classico “mi piace” per ricevere un codice da riscattare sullo Store, ed accedere ai Minis gratuiti.  Sebbene per me l’utilizzo di facebook si limiti a postare articoli del blog, non me la sentivo di dire no a roba regalata, a prescindere dalla qualità della stessa.

Quindi ho provato e giocato i due Minis, Urbanix e Jewel Keeper: Easter Island, e devo dire che ne sono rimasto deluso. Non è che mi piace criticare per divertimento, e sono contento di averli ricevuti gratis, ma pensavo che uno standard qualitativo minimo (e ribadisco “minimo”) ci fosse anche per i titoli Minis, ma evidentemente no. Ora vi spiegherò brevemente perchè ritengo sia meglio evitare di spenderci tempo sopra (anche se non avete cacciato fuori quattrini per avere questi due giochi). Per la cronaca, queste sono conversioni di titoli WiiWare (disponibili anche su iPhone).

Partiamo con Jewel Keeper: Easter Island.

ecco, già dal titolo si capisce che è l’ennesimo puzzle game “allinea 3”, e vi aspettate qualcosa di casual, carino e rilassante, un clone spudorato di qualsiasi altro titolo identico del genere, ma funzionale per partitelle veloci. Ma gli sviluppatori, invece di copiare un Bejeweled a caso, hanno deciso di impostare una modalità storia con 40 livelli da superare, il che di per sè non è una brutta cosa. Ma il problema è che oltre agli schemi fin troppo simili tra loro (cambia l’impostazione degli ostacoli, e basta, ma questo me lo aspettavo), ci mettete fin troppo perchè magari vi manca da colorare con una combinazione una casella, e dovete allineare simboli a caso finchè non vi casca giù quello che vi serve o finite le mosse a disposizione. E quelli che dovrebbero essere 5 minuti rilassanti diventano 20 minuti di rottura di palle ad attendere che caschi giù un tiki arancione. Il problema è che poteva funzionare se impostato come un puzzle a “caselle fisse”, ma con la classica impostazione a cascata, il tutto diventa noioso e riuscire a fallire nel fare un allinea 3…. beh, è un impresa notevole. rispolverate la cartuccia per Game Boy di Tetris, piuttosto.

Parlando di Urbanix, questo non è un titolo atroce, e si propone come un titolo ispirato ai giochi per computer anni ’80 (anche la descrizione non lo nasconde), e potenzialmente sarebbe un titolo piccolo ma carino carino. nei panni di una ruspa antropomorfa a-là “Cars”, il vostro obiettivo è di creare linee sul terreno, che vanno chiuse per creare case nelle aree delimitate dalla linee. Ad impedirvelo ci sono demolitrici, dei veicoli ostili ed altri ostacoli. Il gameplay è arcade ed immediato, e gli ingredienti per fare qualcosa di buono ci sono tutti, ma sono mescolati male assieme. Il gioco propone 150 livelli divisi in 3 zone (terra, artico e luna), e la differenza principale sta nel fatto che sul ghiaccio dovete passare due volte per edificare, mentre sulla luna ben 3 volte, nulla di che. Il problema è che l’elemento puzzle del tracciare linee, che dovrebbe spingervi a ragionare un pochino sul dove muoversi per evitare che i nemici vi rompano la linea, uccidendovi, o che entrino nell’area che volete edificare, impedendovi di farlo, è mal sfruttato, e non avendo una mini mappa per capire dove sono i nemici e cosa stiano facendo, l’unico approccio funzionale risulta essere quello “alla cazzo” (il problema si nota specialmente nei livelli più avanzati) ed a volte non basta manco quello, c’è da riprovare con ignoranza fino a che non avete un pò di fortuna e ce la fate.

Inoltre i livelli si assomigliano troppo tra di loro, la conformazione e il posizionamento dei nemici cambia ed effettivamente rende via via più difficile vincere, ma sarebbero stati preferibili 50 livelli in meno ed una maggior cura negli stessi. L’idea di fondo è carina, retrò e funzionale alla natura dei Minis, ma purtroppo è sviluppata in maniera poco curata. Peccato.

Per chiudere l’articolo, non sono titoli osceni (Jewel Keeper lo è, ma onestamente c’è di peggio), ma sotto gli standard qualitativi, i quali, tra smarthphone e digital delivery, negli ultimi anni sono saliti anche per titoli sviluppati in ambiente mobile, quindi ci si tende ad aspettarsi una maggior cura anche da “giochini per cellulare”. Iniziativa apprezzabile da parte di Sony, in ogni caso.

Please Twins! – 1
Triplets?
(A Cura di Celebandùne Gwathelen)

Onegai Twins!

Dopo aver visto Please, Teacher!, la scelta per il prossimo anime era abbastanza scontata. All’inizio, avevo addirittura iniziato a vedere questa prima puntata di Please, Twins! prima di Onegai Sensei, poi però grazie a due ricerche su Wiki, ho notato che si tratta qui di un seguito spin-off, e ho rettificato, passando prima per Please, Teacher!. Adesso, sono finalmente pronto per vedere questa nuova serie, anch’essa di “soli” 13 episodi. Vediamo se sarà migliore, peggiore o uguale alla precedente!

Veniamo alla prima puntata: siamo da qualche parte in un villaggio rurale in Giappone, lo stesso di Please, Teacher! ovviamente (ufficialmente identificato come Inao, nella prefettura di Nagano, vicino al lago Kizaki), ed il nostro protagonista (almeno credo sia lui) si è appena finito di trasferire in una nuova casa. Il suo nome è Maiku (versione giapponese del nome Michael) e oltre ad essere uno studente con un pò di problemi di tempismo (arriva spesso a scuola in ritardo), è un ottimo programmatore, ed è proprio così che si guadagna da vivere per affittare la casa in cui vive.
Una mattina, mentre va a scuola in motorino, assiste ad un tentato stupro di una ragazza auto-stoppista. La ragazza si difende e Maiku si ferma accanto alla macchina sbandata per aiutarla. La scena viene notata da una ragazza dai profondi occhi azzurri su un treno che passava da lì proprio in quel momento.
Comunque sia, il nostro giovane da un breve passaggio alla ragazza, che nota avere i suoi stessi occhi azzurri, e poi va a scuola, dove viene sgridato dalla prof Kazami, la nostra cara Mizuho. La cara gli chiede come se la cava dopo il trasferimento e come stia andando l’abitare da soli in una nuova casa, offrendosi addirittura per preparargli i pasti se necessario, ma Maiku rifiuta, non volendo metterla nei guai col marito. Altrove, Kei starnutisce. Sperando di non venire coinvolto in ulteriori guai a causa dei ritardi e del fatto che usa un motorino (proibito dalle regole della scuola), Maiku fa un patto con una sua collega, promettendo di finire di elaborare il budget della scuola per quel semestre. Sottostando al ricatto, ed accettando in cambio due settimane di pasti preparati da questa collega (visibilmente cotta di lui, come anche la sua tremenda amica Ichigo le fa notare), Maiku si porta il lavoro a casa.
Quella sera però non avrà pace, e dopo aver saputo che la scadenza per un suo programma da consegnare è stata anticipata per il fine settimana, bussano anche alla porta.
Per sua sorpresa è la ragazza che ha salvato dallo stupratore della mattina, tale Miina, che ha cercato questa casa poichè in essa vi è ritratta da bambina su una foto che aveva con sè quando è stata ritrovata davanti ad un orfanotrofio. La stessa foto ce l’ha anche Maiku, che però non riesce subito ad accettare la sconosciuta come sua sorella gemella persa e ritrovata. Lei, disperata, cerca in tutti i modi di convincerlo a farla rimanere in quella casa (che lei ritiene sua di diritto) e lo cerca di sedurre un pò con la promessa di cucinare e prendersi cura della casa, un pò col suo corpo. Proprio mentre i due si trovano in una classica situazione imbarazzante à la anime (lui si è appena fatto il bagno ed ha solo un asciugamano addosso, lei è in camicia da notte), bussa di nuovo la porta.
Sfottendo Miina, Maiku dice a porta chiusa che non accetta nè venditori di giornali porta a porta, nè ragazze che affermano di essere nate e cresciute in questa casa in cerca del loro fratello gemello. Miina gli caccia la lingua, ma per tutta risposta dall’altro lato dell’uscio giunge un “Ah, ma quindi non posso entrare?”.
Totalmente stupita, Miina apre la porta forzando Maiku, e lì c’è la ragazza con gli occhi azzurri vista sul treno la mattina prima. Questa però non ha il tempo di introdursi che sviene per chissà quale motivo, vedendo Maiku e Miina semi-nudi. I due cercano di giustificarsi invano prima del crollo, al chè il giovane, preso dal senso di responsabilità, si cura della possibile terza gemella svenuta davanti casa.

Photo

Ecco la foto che porta insieme i tre protagonisti dell’anime!

Che dire di questo primo episodio. E’ indubbiamente pieno dei soliti stereotipi giapponesi, dalla ragazza vivace e svergognata (Miina), al classico nerd senza fidanzata che però riesce a guadagnarsi da vivere da solo (Maiku), dalla timidona che al solo sguardo arrosisce o sviene per niente (la terza gemella), alla ragazza nerd innamorata di Maiku che non riesce ad ammettere la sua cotta (la “senpai” di Maiku), e per ora Ichigo ha preso il ruolo della solita bimbetta di 9 anni super intelligente che ha già capito tutto della vita (ma spero vivamente che il suo personaggio viene approfondito qui, viste le sue potenzialità). Appare anche Marie, chissà perchè lontano da Mizuho adesso; non so che ruolo potrà avere in quest’anime, ma spero che non diverrà adesso il classico “pikachu” della situazione, ovvero un esserino totalmente inutile che sa fare solo un verso.
Ciononostante, le premesse per qualcosa di decente ci sono: l’intreccio potrebbe (dico POTREBBE) magari girare davvero intorno a un dramma familiare. Sia Maiku che Miina affermano di essere orfani e non aver mai incontrato i propri genitori, e il ritrovarsi gemelli all’improvviso dopo x anni potrebbe essere un incipit interessante di una storia familiare, più che romantica. Non ci spero troppo, ma non si sa mai.
Per essere un primo episodio, però, non è male, diciamo che ha del potenziale. Nelle prossime settimane vedremo se mi sono sbagliato oppure no.

Voto Personale: 6,5/10

E per questa domenica (sera) è tutto, ci si vede tra esattamente sette giorni, ora più, ora meno! =)

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Una Risposta to “The Weakly Hobbyt #66”

  1. Dunther Says:

    -Dark Shadows
    Ombre Oscure del Passato

    Uh, l’ho visto anche io! Sono abbastanza d’accordo con voi, ero andato a vederlo pensando “ma sì, è di Burton, so già cosa aspettarmi”, e pur non essendo niente di così eccezionale è riuscito a sorprendermi un pochettino in certi punti. Una visione piacevole che non rimpiango di certo.


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