The Weakly Hobbyt #68

The Weakly Hobbyt #68

Weakly che esce all’alba della manifestazione videoludica più famosa (ma non la più importante, visto che spesso gli annunci più “succosi” arrivano al Tokyo Game Show, che si svolge a…. Tokyo nella seconda metà di settembre), ovvero l’Electronic Entertaiment Expo, meglio noto come E3. Domani e dopodomani vi proporremo un riassunto delle varie conferenze con i nostri commenti (mentre in giornata commenteremo sulla nostra pagina facebook i video che a tema E3) nel frattempo benvenuti e buona lettura! 🙂

Shank, baby.
(A cura di Wise Yuri)

Versione giocata: Steam.

Genere: Sidescroller hack n slash

Giocatori: 1-2 (cooperativa)

Supporto pad X-Box 360: sì.

(altamente consigliato l’utilizzo)

Giusto per chi se lo stesse chiedendo: le titulari shanks sono, appunto, lame o coltelli improvvisati.

Detto ciò, parliamo del titolo dei debuttanti Klei Entertaiment, Shank (da non confondersi con l’omonimo film del 2010)!

Cos’è Shank? Nient’altro che un moderno sidescroller hack n slash, quel tipo di giochi che negli anni ’90 spopolava, ed i cui maggiori esponenti erano Final Fight, Golden Axe e Double Dragon. Non è il solo titolo a dimostrare un ritrovato interesse nel genere (o meglio, nella sua incarnazione 2D, viso che la moderna versione del genere è costituita dai beat ‘em up), tra giochi come Castle Crashers e Bloodrayne: Betrayal. Nei panni del titolare personaggio, il fratello perduto di Machete, vi imbarcherete in una ultraviolenta missione vendicativa contro gli ex-compagni di crimine di Shank, responsabili della morte della sua ragazza.. La storia non è nulla di che, ma lo stile grafico e narrativo è molto reminescente di Kill Bill e di film di Rodriguez come Desperado ed El Mariachi (e forse un pò di The Haunted World Of El Superbeasto di Rob Zombie), in un tripudio di ultraviolenza esagerata, con lacchè tritati con motosega o crani spaccati con catene. Gore a profusione disegnato in maniera gretta, per gli amanti come il sottoscritto. 🙂

Ma alla fin fine della storia poco importa in un gioco di questo tipo, per cui parliamo dell’unica cosa che conta, il caro vecchio gameplay. Shank presenta la classica formula del genere, ovvero livelli in cui avanzate uccidendo tonnellate di nemici, attraversate sezioni platform ed affrontando grossi e cattivissimi boss. A vostra disposizione avrete un arsenale fin dall’inizio, tra lame per l’attacco veloce ma debole, una motosega per gli attacchi pesanti ma lenti, un paio di pistole ed una piccola scorta di granate, che vi permetteranno di eseguire un sacco di mosse per sopravvivere agli agguerriti nemici ed ai pericoli ambientali. Parlando di mosse, Shank ha a disposizione un bel pò di azioni (che vi vengono spiegate tutte nel livello iniziale, in modo che le possiate affinare via via che giocate), come parare, schivare, prendere un nemico e finirlo con la motosega, o lanciarlo contro altri nemici, o tuffarsi per atterrarlo e con l’arma da fuoco tenere a bada gli altri nemici, oppure bloccare un nemico grande e fargli assaggiare una granata… il parco mosse è più che sufficiente per darvi molte opzioni di attacco e difesa, e durante il gioco otterrete altre armi (un fucile a canne mozze, un uzi, una katana, una coppia di machete e delle catene) che si riveleranno utili per gestire situazioni affollate o meno, e che potrete impugnare per creare combinazioni letale.

Sebbene il level design sia spesso troppo basico e semplice (stanze e stanze colme di nemici) e le sezioni platform sia carine ma migliorabili (ed a tratti frustranti, visto che i controlli per scalare, arrampicarsi e fare wall run siano un pò troppo responsivi), il sistema di combattimento è immediato ma appagante e profondo quanto basta, non è richiesta tantissima strategia ma anche alla difficoltà normale i nemici sono agguerriti e non perdono occasione per colpirvi o bloccarvi (se pensate di ricorrere al button mashing selvaggio, ripensateci), quindi vi converrà imparare ad utilizzare tutte le mosse ed armi a vostra disposizione per tirarvi fuori da situazioni spinose e continui assalti, a volte l’uzi servirà per tenere a bada nemici volanti, ed a volte converrà utilizzare prese e lanci invece di sprecare granate. La buona varietà di nemici aiuta a mantenere viva l’attenzione del giocatore, che culmina nelle ben realizzate boss fights contro energumeni grossi 4 volte Shank e persone dalla “taglia normale” altrettanto letali, i quali hanno pattern d’attacco non impossibili da comprendere ma comunque impegnativi.

Il gioco presenta due modalità di gioco, la storia e la cooperativa, ma l’ultima (a sorpresa) non è la stessa cosa dello story mode con due personaggi, ma un prologo dello stesso che vi permettete di giocare assieme ad un vostro amico, purtroppo solo localmente. La modalità storia ha due livelli di difficoltà tra cui scegliere, i classici Normale e Difficile, ed a questo riguardo dico solo che vi conviene iniziarlo alla difficoltà normale. Anche se come me amate le alte difficoltà e grandi sfide, non vi conviene iniziare il gioco a difficoltà Difficile, perchè di sfida ed altà difficoltà ne avrete, ma anche troppa, visto che non ci sono checkpoint nei livelli (presenti invece a difficoltà Normale) e diventa a dir poco frustrante dover far da capo il livello per un salto sbagliato. Ed i livelli generalmente non sono così corti da rendere la cosa sopportabile o “fattibile”. Un peccato perchè è più che soddisfacente aver la meglio su nemici ancora più assatanati ed aggressivi che picchiano duro, un piacere per gli hardcore gamer, ma questa scelta di design rende la modalità storia Difficile esageratamente frustrante, ed una sfida che conviene provare a superarla dopo aver terminato il gioco alla difficoltà base.

I controlli sono ottimi, ma in questo caso è mandatorio un pad X-box 360 od uno compatibile, ovvio che potete giocarvelo anche con la tastiera, ma parafrasando gli incitamenti ad usare il pad di Super Meat Boy “un controller non è necessario, ma neanche lavarsi lo è.” XD No, sul serio, il gioco è stato sviluppato per console e senza pad, oltre a “non rendere”, non avrete la risposta ai comandi rapida ed accurata che serve per questo tipo di videogame. Chiudendo il discorso controlli, questi sono sì ottimi, ma ci sono dei nei che possono risultare molto fastidiosi, soprattutto alla difficoltà più alta. In primis, non sempre è chiaro quando dovete saltare verso una tubatura o superficie, o basta che avanziate per attaccarvici in automatico, il che può risultare spesso in una caduta verso la vostra morte. In secundis, per raccogliere gli oggetti ed armi temporanee (come la mitragliatrice) utilizzate il tasto dell’attacco leggero, che però serve anche per bere le bottiglie di tequila (che riforniscono la vita) e può risultare nel farvele sprecare mentre cercate di attaccare un nemico a salute piena, quando magari vi servivano DOPO la battaglia.

Sebbene afflitto da innegabili difetti  (che comunque sono propri del genere da sempre) come una ripetività di fondo, un level design migliorabile ed una longevità esigua (al quale si aggiunge un voice acting decente ma molto migliorabile), Shank  è un titolo molto divertente, con un sistema di combattimento articolato e che vi permette di avere sempre il controllo della situazione (i critici che dicono basti andare di button mashing per avanzare…. non so cosa hanno giocato), nemici abbondanti, differenziati e cattivi, boss enormi ed impegnativi che testano la vostra abilità, il tutto contornato da una grafica da fumetto ultraviolento molto azzeccata e curata, e da una colonna sonora reminescente degli spaghetti western e dei lavori cinematografici di Tarantino e Rodriguez.

Se come me l’avete preso con un vecchio Humble Bundle, giocatevelo, su Steam (e presubilmente sul PSN e XBLA) viene 10 euro, ma considerata la bassa longevità, vi consiglio di aspettare uno sconto. Quest’anno è uscito un seguito, Shank 2, che sembra aver corretto i difetti del primo episodio, ma non l’ho ancora giocato (nè acquistato), quindi… sarà per un’altra recensione, nel frattempo state messicani, incazzati e “viulenti”. 🙂

Spider-Man Collection 40
(A cura di Celebandùne Gwathelen)

Spider-Man Collection 40

Questa settimana facciamo un improbabile viaggio nel tempo con questo albo che propone diversi numeri tratti dalla serie Marvel Team-Up, di cui sentiremo ancora molto parlare, soprattutto nella prossima stagione del Weakly Hobbyt (e con ciò intendo i numero successivi alla prossima ventura pausa estiva). Veniamo al dunque e parliamo degli albi:

  • The Tomorrow World! da Marvel Team-Up 9del 5/73: In questa puntata vediamo come l’edificio dei Vendicatori viene circondato da una specie di Campo di Forza. Iron Man unico vendicatore fuori sede, prova a farsi strada attraverso il campo di forza, ma è tutto inutile finchè non arriva Peter che, stressato da Harry, decide aiutare l’alterego di Tony Stark. In questo modo i due finiscono in un luogo tra le dimensioni, in cui vengono avvicinati da Zarrko, l’uomo del domani, che li convince di aiutarlo in una lotta contro Kang il Conquistatore che ha invaso la sua epoca. I due supereroi accettano di aiutarlo e si buttano a capofitto nella lotta, sconfiggendo le guardie di Kang e invadendo il palazzo. Lì però i due vengono paralizzati e quando arriva Zarrko, scoprono di essere stati ingannati, in quanto sia l’uno che l’altro altro non vogliono che rovinare la vita ai supereroi del ventesimo secolo.
  • Time Bomb! da Marvel Team-Up 10del 6/73: Mentre Zarrko racconta a Kang di come ha lanciato diverse bombe temporali sulla terra per farla regredire all’età della pietra e quindi conquistarla da quel tempo, Spidey riesce a liberarsi dalla paralisi e tornare nel 1973 (non fatevi i conti di quanti anni Spidey avrebbe oggi, non fatelo) dove trova la Torcia. I due vogliono fermare i congegni temporali di Zarrko, e quindi mentre la torcia va in Giappone a disattivare l’oggetto, Spidey va in Venezuela a tentare la sua fortuna. La Torcia nota che le bombe hanno uno strano effetto sulla gente che li sta intorno e appena spegne la sua bomba con una bella supernova di fuoco, vola in Venezuel ad aiutare Spidey. Insieme si dirigono in Grecia dove sta la terza bomba, per disattivarla senza spegnerla. Da lì, i due cercano di architettare un piano per tornare a salvare i Vendicatori.
  • The Doomsday Gambit! da Marvel Team-Up 11del 7/73: Il piano prevede il coinvolgimento degli Inumani, la razza a cui appartengono supereroi come Freccia Nera e Medusa. Spidey raggiunge la loro base segreta e convince loro a trasformare la bomba in un portale temporale. Questo li porta di nuovo nel 23esimo secolo e dopo una lotta alle porte del palazzo di Kang (aperto “un attimo fa” da Iron Man e Spidey), il gruppo raggiunge Kang e Zarrko fermandoli (Freccia Nera stende Kang in maniera prepotente) e liberando i Vendicatori. In meno che non si dica, i Vendicatori e gli Inumani si ritrovano al loro tempo, e la situazione pare risolta.

    Captain America 138

    Copertina Originale di Captain America 138!

  • It Happens in Harlem! da Captain America 138del 6/71: In questa storia, seguiamo una piccola diatriba tra Falcon, l’allora compagno di Captain America e Spidey. Dopo che Falcon ha creduto che Harry Osborn fosse Spider-Man, spaventandolo non poco, Pete indaga sulla questione in costume, e incontra Falcon mentre viene catturato e interrogato dalla ganga criminale di un certo Faccia di Pietra, un boss africano. Ad un certo punto sia Cap che Falcon che Spidey riescono a trovare un comune accordo, e insieme sconfiggono Faccia di Pietra e i suoi criminali.
  • Goodbye to Linda Brown da Strange Tales 97 del 6/62: In questa storia breve, vediamo come la ragazza di nome Linda Brown, per tutta la breve durata della storia in sedia a rotelle, a fine albo sparisce nei mari, dove si scopre che altro non è che una sirena. Storia breve e banale, importante più che altro per la comparsa di quelli che sono di buon diritto considerati le fonti d’ispirazione per zia May e zio Ben.

Trio di storie un pò buggate nel senso temporale, ma è sempre così quando si parla di uomini del futuro che cercano di conquistare il presente, e di anomalie temporali varie e svariate, quello di Marvel Team-Up. Certo, il Team-Up con Zarrko è già di per sè un’azzardo, soprattutto considerato che Iron-Man e Spidey lo seguono così dopo averlo visto distruggere una navicella avversaria come niente (di chi fosse poi, chi lo sa), ma fondamentalmente i due fanno una buona squadra (come li vorrei vedere insieme in un film…). Nel numero successivo, paradossi a parte, torna il mitico team-up tra Spidey e la Torcia Umana, in questa puntata stranamente vestito di Rosso (e non col solito blu degli F4), e la coppia non è mai male messa insieme, anche se qui combattono più fetecchie e il tempo, che avversari degni di nota. Conclude la puntata un insolito e quanto mai apprezzato team-up con gli Inumani, il cui Leader Freccia Nera già allora era uno dei supereroi più potenti in assoluto, in cui però ho mancato un ritrovo tra Spidey e Medusa.
Conclude il numero un team-up con Captain America e Falcon che forse è la storia singola più bella dell’albo (e questo è più un merito di quest’ultima storia, che un demerito delle precedenti, anche se l’albo comunque si mantiene su livelli mediocri), e una chicca degli anni ’60 in cui vediamo i prototipi di zio Ben e zia May all’opera con l’accudimento di Linda Brown, a quanto pare una giovane sirena che loro hanno trovato in spiaggia e di cui si sono presi cura maternamente.

Questo numero, però, è poco più di un interludio per quello che ci attende nel prossimo numero. Ne vedrete delle belle! O brutte, a dipendenza dei punti di vista!

Voto Personale: 7/10

Insert laser meme joke HERE.
(A cura di Wise Yuri)

A prima vista figlio di qualche internet meme (che non ho mai visto ma sicuramente esiste od è esistito), il gioco indie dei Monster Jail Games, Lasercat, non parla di un gatto bionico che spara raggi laser dagli occhi (o da altri posti che non sto a dire ora), ma delle avventure di Lasercat, che un giorno torna a casa e non trova il suo compagno di merende Owlfriend, ma una richiesta di riscatto del suo amico da parte del malvagio rospo spaziale Wizzord. Vista la mancanza di soldo, Lasercat decide di andare al castello di Wizzord e riprendersi il suo amico. Eccovi la trama del titolo, semplice, banale, ma chissenefrega, visto che è un platform.

Sono venuto a conoscenza di questo titolo perchè incluso nel recente bundle del sito IndieRoyale, il Graduation Bundle, ma il titolo ha debuttato prima come titolo X-Box Live Indie Games, ed ha vinto anche un piccolo award il “Golden Dude”. La versione giocata dal sottoscritto è quella appunto disponibile per X-Box 360 al prezzo di 80 microsoft points (pressapoco 1/2 €).

devo ammettere che uno dei motivi che mi ha incuriosito di Lasercat è lo stile grafico, reminescente dell’ottimo VVVVVV, con l’uso di grafica pixellosa, palette di colori mono e bicromatiche, che fanno molto “anni ’80” e vecchi videogame per l’Atari, ma oltre l’aspetto retrò, il titolo non cerca di copiare la creatura di Terry Cavanagh (al quale però si innegabilmente ispira), ed ha effettivamente qualcosa da offrire. Il gameplay è veramente straclassico, nei panni del gattone al neon (probabile cugino del Nyan Cat) dovrete farvi strada nel castello di Wizzord, composto da 225 schermate ( o stanze, se volete), raccogliendo le 30 chiavi che vi servono per aprire la cella di Owlfriend . I controlli sono molto semplici, Lasercat può saltare e scendere da piattaforme “leggere”, controllare la mappa mettendo in pausa…ed è tutto qui. 🙂 A rendere impegnativa la vostra avventura ci sono pattern impegnativi di piattaforme e blocchi, pozze di lava e nemici di varia foggia, oltre a delle “frecce trasportatrici” che vi portano nella direzione indicata (ed aggiungono un pò di pepe a quello che sarebbe altrimenti un platform retrò fatto benino, ma anche molto standard), facendovi passare spesso per molte stanze altrimenti irraggiungibili o bloccando l’accesso ad altre, e costringendovi a cercare percorsi alternativi, e che fanno molto “VVVVVV”.

Le cose fin qui sono normali, ma è quando raccogliete la vostra prima chiave che avrete una piccola sorpresa, in quanto verrete trasportati nel Riddle Realm e dovrete rispondere ad una domanda trivia come “qual è il primo zombie movie della storia?”, scegliendo tra una risposta A, B o C, spesso ironiche. Se sbagliate, verrete gettati nella lava e ripartirete dall’ultimo checkpoint che avete attivato, ma dovrete raggiungere nuovamente la chiave per ritentare. Se azzeccate, dovrete raggiungere un checkpoint per mettere al sicuro la chiave (potete anche prendere più chiavi e poi portarle tutte assieme, ma considerato che basta toccare un nemico per morire e ciò comporta il dover prendere nuovamente le chiavi, non è consigliato far così). I checkpoint servono sia come stazioni di salvataggi, sia come un warp system, in quanto spostarsi nelle stanze dove sono presenti checkpoint, a patto di aver scoperto la stanza ed utilizzato il suo checkpoint. Fortunatamente, se avete già risolto il trivia quiz e morite prima di aver messo al sicuro la relativa chiave, non dover rifar da capo il quiz per poterla riprendere. Questa introduzione di domande trivia è molto particolare, e potrebbe piacere come non piacere, ma la maggior parte delle domande non è difficile e l’aggiunta risulta gradevole. Presenti, come previsto, varie citazioni a film (tra cui il celeberrimo Troll 2) o meme (come lo “IT’S A TRAP” di memoria Guerre Stellar-iana) e la tipica ironia da indie game che spacca la quarta parete, come uno schermo intitolato “Non cadere” ed subito dopo un cartello con su scritto “No, sul serio, fai attenzione”.

Lasercat è un piccolo platformer indie carino e ben fatto, con un suo perchè, ma per quanto sia divertente e con una difficoltà medio alta, ad un giocatore navigato serviranno solo 3 ore circa per prendere tutte le chiavi ed esplorare tutta la mappa, e la musica è carina, ma alcune tracce suonano davvero fuori posto, e sembrano siano state estrapolate da qualche archivio musicale di dominio pubblico e messe nella soundtrack “perchè sì”. Per 1/2 € (o meno, se lo acquistate col Graduation Bundle) vale un’occhiata.

Please, Twins! – 3
We Might Be Strangers
(A Cura di Celebandùne Gwathelen)

Onegai Twins!

Non so se il titolo è un omaggio alla canzone “We Might as Well be Strangers” dei Kean, ma se lo è, kudos a loro per omaggiare una canzone così stupenda! 😉 Ve ne riparlerò quando recensirò Shuffle!, per ora andiamo a parlare della terza puntata di Onegai Twins! 😉

Si riprende dalla scorsa puntata, con Miina che fa un sogno osè su Maiku, e si risveglia scoprendo di aver lasciato un succhiotto sul collo di Karen. Quel mattino, Maiku cerca di mettere in chiaro alcune cose riguardo la casa. Visto che lui ha comprato un futon a testa, per un totale di circa 45.000 Yen, si aspetta che le due coinquiline e possibili sorelle si occupino dei servizi in casa, mentre lui programma e lavora. Miina è totalmente imbarazzata quella giornata per via del suo sogno su Maiku, e la situazione si complica quando passa a trovarli la sempai di Maiku, Tsubaki Oribe, mandata lì dalla sempre spiante Ichigo.
Chiaramente Tsubaki da a Miina occhiatacce non appena questa si avvicina a Maiku in maniera che si addirebbe abbastanza da una sorella, ma non affatto da un’estranea, e la butta continuamente sul fatto che la giovane non dovrebbe dare troppa confidenza al suo compagno di classe o club. Quando entra anche Karen, che offre a tutti un drink ed uno snak, la situazione si fa più tesa, con Miina che non sembra tollerare la presenza di Tsubaki per un altro secondo in casa, e con Tsubaki che si gode l’ira di Miina con una calma che non gli avrei mai creduto dopo le prime due puntate. La discussione viene interrotta prima da Marie, che appare in mezzo al tavolo, spaventando Maiku, ma facendo innamorare Karen e Miina, e poi dall’orologio, che ricorda Maiku di avere solo un’ora prima della scadenza della consegna del suo lavoro.
Il ragazzo lascia le ragazze da sole, ed è quando Miina fa notare a Tsubaki che costei non ha più nulla da fare in quella casa, che la sempai caccia della pasta fatta in casa, che si offre ovviamente di cucinare per Maiku. La situazione si fa ancora più bollente, con battibecchi su battibecchi, e infine le due ragazze decidono di dividersi la pasta per cucinare ciascuno un pasto a Maiku.
Karen decide di salire dal forse-fratello per raccontargli della “lotta” del piano di sotto, ma lui diventa serio e dice che ha chiamato lo zio (adottivo, presumo) a cui Karen aveva lasciato qualche giorno fa il numero di questa casa. Maiku è serio in volto e dice che la compagnia dello zio è fallita e lo zio stesso è andato in bancarotta. Si intuisce che ha perso tutto, incluso casa e luogo dove stare, e che quindi non potrà più farsi vivo prossimamente. Maiku intuisce che il motivo per cui Karen, una ragazza gracile e un pò lunatica, sia stata mandata lì in mezzo al semestre scolastico, possa essere proprio questa situazione economica precace. Karen, disperata, si mette a piangere, e Maiku, impietosito, le si avvicina e le dice che è tutto okay. Lei scoppia a piangere ancora di più e si butta su Maiku in una posizione molto particolare (con la testa tra le gambe del giovane); ovviamente proprio in quel momento entrano Miina e Tsubaki, che fraintendono tutto e si incavolano oltremodo. La sera, Maiku è costretto a telefonare i suoi datori di lavoro per farsi rinviare la scadenza (dati i trambusti a casa, di lavorare non se ne poteva proprio parlare), mentre Karen e Miina pensano sulle diverse cose che potrebbero succedere se si rivelasse che una sia o meno una vera sorella del proprietario di casa.

Please, Twins!

Già…

Puntata non male, e oltremodo divertente nella parte centrale, in cui la lotta di cucina tra Miina e Tsubaki è al massimo della sua intensità. Mi sono piaciuti anche, di nuovo, tantissimo i disegni, davvero un passo avanti per quel che mi ricordo da quelli di Please, Teacher!. Geniale e cattivissima anche Ichigo, che spia la casa di Maiku fingendo di fare Birdwatching. La ragazza sta conquistando punti! Per il resto, la situazione si sviluppa e anche se alcune situazioni sono parzialmente sceme, non siamo ancora in un luogo irrecuperabile.

Ci vediamo settimana prossima con la prossima puntata!

Voto Personale: 7,5/10

Ci rileggeremo oggi (e domani) stesso per le news relative all’E3, a tra “molto poco”! 🙂

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Una Risposta to “The Weakly Hobbyt #68”

  1. Dunther Says:

    -Shank, baby.
    Concordo in gran parte con quanto hai detto tu, e ti invito a provare la demo del 2, che almeno da essa mi ha dato l’impressione di aver corretto e migliorato la formula, che già non era malaccio.

    -Insert laser meme joke HERE.
    Mmm grazie al tuo articolo ho capito un po’ meglio com’è sto gioco, perché ai tempi del bundle non me la sono sentita di prenderlo (anche perché l’unico gioco Steam per il quale avevo un mezzo interesse era 1000 Amps).


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