The Weakly Hobbyt #73

The Weakly Hobbyt #73

All’esterno è una settimana agrodolce per gli italiani, soprattutto per le prestazioni singhiozzanti degli europei e leggi di un certo peso per il sistema giudiziario italiano, ma qui nel Weakly Hobbyt abbiamo “solo” il nostro menù, menù di questa domenica di luglio, all’apparenza non abbondante, ma vario e ricco di sapori, con accenni di giallo,una spruzzata  tele di ragno, di anime, e cacciatori. Come sempre, buon app- buona lettura. 🙂

Snow White and the Huntsman
(A Cura di Celebandùne Gwathelen)

Snow White and the Huntsman

Quando due settimane fa uscii dal cinema dopo la visione di Men in Black, un trailer aveva incuriosito il mio piccolo cervello da cinefilo. Questo era il trailer di The Dark Knight Rises. No, scherzo, quello da mesi mi incuriosisce. Il trailer di cui parlo riguardava Snow White and the Huntsman, riproposizione in chiave fantasy della fiaba senza tempo dei fratelli Grimm. Gli attori, in particolare Charlize Theron e Chris “Thor” Hemsworth, mi sembravano promettenti e nonostante dietro al film ci fossero quelli sventurati che affiancarono/affondarono Tim Burton nella produzione di Alice in Wonderland, ero convinto di potergli dare un’occhiata ed uscire almeno mezzo contento dal cinema.

Mio Dio, quanto mi sbagliai.

Da dove iniziare?

Credo sia stupido parlare molto della trama: Biancaneve la conoscono tutti, e la storia della bella strega, dello specchio delle sue brame, della bellissima principessa, dei sette nani, della mela e del bacio finale la conoscono in ancora di più. Quello che è interessante qui è vedere cosa è cambiato e come sono riusciti a “fantasy-zzare” il tutto.

Charlize Theron

Charlize Theron dimostra che respirare non è importante, ma mostrare il proprio davanzale si!

Anzitutto, il setting è imprecisatamente fiabesco e al contempo medievale. Nel sottofondo della vicenda c’è la trama del regno del re Magnus, padre di Biancaneve, che è florido e prosperoso finchè la madre della bella non muore per colpa di un terribile inverno lungo e gelido. C’è un qualcosa che lascia intuire che la madre fosse dotata di poteri magici, ma è solo un’accenno. Alla morte della regina, il regno viene attaccato da un’armata di soldati fatti di grafite (o almeno così sempra), che hanno come prigioniera una donna bellissima di nome Ravenna del quale Magnus si innamora. Il re, abbagliato, sposa questa donna dopo un solo giorno che l’ha conosciuta e questa, essendo ovviamente la bella strega cattiva della fiaba, lo uccide la notte della “luna di miele”. Biancaneve, che fino a quel giorno a parte la morte della madre, aveva vissuto una vita felice e serena, insieme a William, figlio di un duca e amico stretto del padre, subisce un’ennesimo shock e cerca di fuggire dal castello. Il padre di William prova ad aiutarla, ma ecco che a invadere il castello ci pensano gli uomini della neo-regina, guidati dal fratello Finn. William e il padre fuggono, ma Biancaneve viene presa prigioniera. Passa da quindi segregata gran parte della sua adolescenza fino all’età adulta. Un’altra differenza con la fiaba è che la regina in questo film era in origine una gitana, aquisisce poteri magici dalla madre e da allora sfrutta la sua bellezza per conquistare regno su regno. La cosa va avanti da generazioni ormai, ma lei mantiene il suo aspetto giovane sottraendo forza vitale da donne di cui prosciuga la gioventù. Per questo usa anche uno specchio, che ogni volta le conferma o smentisce se sia la più bella o meno del (suo) reame. E’ proprio quando lo specchio magico dice alla regina che Biancaneve è più bella di lei e va quindi distrutta e “assorbita”, che la giovane fugge, anche grazie a degli uccellini che le mostrano la strada. La giovane fugge nella foresta, dove Finn perde le sue tracce. Furiosa, Ravenna chiede a Finn di trovare qualcuno che è già stato nella foresta, ed è qui che troviamo il Cacciatore, un uomo dalla facile bevuta che ha perduto la moglie di recente e da allora ha perso la voglia di vivere. Ravenna gli promette di far rivivere la moglie se lo aiuta a cercare la ragazza, e il Cacciatore se la beve, convinto un pò troppo dei poteri magici della strega. Quando però poi il Cacciatore (e gli uomini di Finn) trovano Biancaneve nella foresta, il buon Thor..ehm..uomo cambia idea. A fargli cambiare idea in questa versione non è tanto la bellezza di Biancaneve, quanto il fatto che questa gli promette 100 pezzi d’oro alla fine.
I due fuggono quindi insieme da Finn e soci, non certo felici del tradimento del Cacciatore, e vagano per la foresta dove, oltre a incontrare un Troll che Biancaneve magicamente calma con la sua sola presenza, si rifugiano brevemenet anche in un villaggio di sole donne che pur di non venire individuate dalla regina, si cicatrizzano il viso per essere più brutte. Comunque sia, contemporaneamente a William giunge notizia del fatto che Biancaneve è in vita e vuole cercarla, facendosi recrutare da Finn e i suoi uomoni. Con questi, raggiunge il villaggio delle mutilate, ma non riesce a giungere da Biancaneve, che fugge con il Cacciatore (mi viene sempre da scrivere Thor) verso il centro della foresta. Lì vengono catturati dai nani, che sono otto e non sette, e quando questi riconoscono in Biancaneve “la prescelta” che restituirà equilibrio alla forza, ehm, natura, li portano nella radura incantata, piena di fate e folletti. Lì, magicamente, compare un cervo bianco che benedice Biancaneve poco prima di venire ucciso da una freccia degli uomini di Finn, che sono di nuovo riusciti a raggiungere il duo sfuggente. Finalmente però William si da a riconoscere alla sua amata, e si aggiunge al gruppo. Il cacciatore riesce a uccidere Finn, ma non prima che uno dei suoi uomini uccida uno dei nani a cui Biancaneve si era particolarmente affezionato. Così i nani tornano a essere sette.
Il gruppo redirige la sua marcia ora e va verso il castello del Duca padre di William, con l’intento di attaccare il castello della regina. Sulla strada però, la Strega si trasforma in William e da da mangiare una mela marcia a Biancaneve che così viene avvelenata e apparentemente muore. William la bacia, ma nulla succede. Il gruppo giunge al castello del Duca con una Biancaneve morta, che viene portata nella sala del castello. Mentre William discute col padre se attaccare la regina oppure no, il Cacciatore fa un monologo con Biancaneve alla fine del quale, piangendo, la bacia. Quando ormai il CacciaThore è fuori dal castello, Biancaneve rinviene e fa un discorso di incitamento alla folla. Tutti sono stupiti della sua resurrezione, su tutti William e il Cacciatore, ma senza farsi troppe domande si danno alle armi e si dirigono verso il castello.

Kristen Stewart

Mamma se Edward Cullen venisse a sapere che Bella se la spassava con DUE uomini già secoli prima di stare con lui!

Così, i Nani entrano nel castello per la strada per la quale è fuggita Biancaneve giorni prima per aprire le porte del castello, mentre Biancaneve stessa in armatura e scudo con il resto degli uomini cavalcano verso il castello frontalmente. In breve la battaglia è vinta e Biancaneve stessa riesce ad uccidere la Strega. Con la sua morte, tutte le sue malefatte vengono annullate (la natura torna felice, le donne a cui ha sottratto la gioventù tornano giovani) e Biancaneve stessa è incoronata regina del regno.

Potete notare che le differenze dall’originale sono non poche. Otto nani e non sette, anche se uno viene poi ucciso per motivi di drama per restaurare il numero iniziale. E’ il bacio del Cacciatore a resuscitare Biancaneve, e non quello del principe. Principe che comunque non c’è ma è sostituito dal futuro-duca William. Biancaneve va in battaglia contro la regina ed è lei stessa ad ucciderla, invece che i nani o le scarpe fatte con carboni ardenti. La regina ha un fratello che l’aiuta nelle sue malefatte, e un’armata comandata dai suoi poteri magici. Poteri magici che le permettono anche di trasformarsi in uno sciame di corvi per coprire in volo grandi distanze.

Veniamo ora al male. Perchè le differenze di trama, di per sè, non sono il vero male del film. Il vero male del film è la sua generale inconsistenza. Troppe volte cambia totalmente faccia, e in generale si ha l’impressione che non sappia se vuole essere una favola, un film fantasy, un racconto medievale, una fiaba dark o cosa. Ci sono scene che sono totalmente calate dal cielo, come un cavallo che aspetta Biancaneve dopo la fuga del castello, cavallo che le aiuta ad arrivare nella foresta, incappa in una pozza di fango e non viene più visto per il resto del film. O ancora, dopo un incontro tutto sommato ben pensato tra il Cacciatore e i nani, il gruppo arriva in un luogo con colori sovrassaturi che deve essere il centro della foresta. Lì dal nulla appare questo magico cervo bianco, di cui non si sapeva nulla prima di quel momento e di cui non verrà mai più detto nulla dopo, quando subito dopo aver “benedetto” Biancaneve (segno che lei fossa “la prescelta”, viene sparato da una freccia e si divide in mille farfalle bianche. E’ morto? Si è salvato? Chi era? Da dove è venuto? Che motivo ha nel film? Non si sa… Ma se fosse un film che rinarra una fiaba, sarebbe tutto okay. Purtroppo poi ci sono scene che non sono affatto da “fiaba”, come un primo piano troppo lungo sul corpetto stretto e sul busto “abbondante e spinto in fuori” della regina Ravenna (che razza di nome è? Raven-na? Da quando la regina di Biancaneve è assocciata coi corvi?), come una scena di inizio stupro tra Finn e Biancaneve stessa, per non parlare della battaglia finale che fin troppo mi ha ricordato il PESSIMO finale di Alice in Wonderland. Almeno quel film, però, aveva provato a essere consistente con se stesso, se non col libro originale. Qui siamo di fronte ad una catastrofe cinematografica, e più e più volte durante la visione ho sperato che lo Hobbit di Peter Jackson si tenga ben lontano da questi bassi standard, perchè la possibilità di incappare negli stessi errori c’è tutta. Nani che cantano. Un’eroe improbabile. Animali magici e mistici. Troll che compaiono dal nulla e nel nulla ritornano.

Chris Hemsworth

E a proposito di “secoli prima”: eccovi Thor in versione umana 800 anni prima dell’iniziativa Avengers! Con Mjiolnir in riparazione per guasti tecnici, si guadagnava da vivere facendo il cacciatore…

Bah. Non mi va quasi di andare nei dettagli. Se uno non ci fa caso a queste inconsistenze (come si può?), il film può anche divertire, ma secondo me ci sono davvero tante, troppe scene da deus ex machina o semplicemente stupide per poter perdonare gli autori dello script. Come quando William per aggiungersi al gruppo di Finn che va in cerca di Biancaneve uccide il loro arciere per essere il loro arciere. Come quando il Cacciatore lascia Biancaneve nel villaggio delle cicatrizzate, per guardarsi casualmente all’indietro per notare che il villaggio è in fiamme. Come quando senza motivo Biancaneve, che è ricercata (!!), vaga nel centro della foresta allontanandosi per ben due volte dal suo gruppo di nani e uomini innamorati che la difendono. Come quando, appena resuscitata, la stessa Biancaneve fa un discorso alla platea lì riunitasi che subito mette a tacere ogni dubbio sull’attaccare o meno la strega quasi-onnipotente e che fa totalmente sparire dalle menti del duca ogni discorso sensato fatto fino a poco fa riguardo alla protezione del popolo “invece di morire in una guerra priva di senso”. Questa cosa del fare il “discorso ai soldati”, poi, inizia davvero a sfastidiarmi. L’hanno avuto tutti i film fantasy dopo Il Signore degli Anelli, come se fosse un obbligo morale avercelo. Nulla contro il discorso di per sè, ma in film come questo Snow White and the Huntsman inizia a essere qualcosa di forzato, che non ci sta, che non ci deve essere se è fatto in maniera così ridicola e scadente e poco ispirata come qui.

Dietro a tutti questi errori, ci sono purtroppo degli attori che ce l’hanno davvero messa tutta. Chris Hemsworth, per quanto in un ruolo TROPPO simile a Thor (ha addirittura una grande ascia da combattimento, ma dai!) recita bene ed è convincente per tutto il film e alla fine ha addirittura un monologo fantastico con il corpo “in coma” di Biancaneve. Charlize Theron è sexy e malvagia e davvero calata bene nel suo ruolo, per quanto alcune scene, come il suo dolore alla morte del fratello, sono esagerate. Anche Ian McShane, che conosciamo come Blackbeard da Pirati dei Caraibi 4 e che qui interpreta uno dei nani, ha un ruolo niente male e davvero ben riuscito. Forse la meno convincente del gruppo di attori principali è proprio Kristen “Bella di Twilight” Stewart, che non è nè bellissima (secondo me) nè particolarmente convincente nel suo ruolo di “ragazza in pericolo che si trasforma poi in condottiera di guerra”. Ma fondamentalmente anche da lei sono abituato a meno. Il meno convincente in assoluto è Sam Claflin nel ruolo di William, che vuole essere un nuovo Legolas, ma fallisce miserabilmente nel ruolo.

I sette nani

“Andiam’, andiam’, andiamo a lavorar!”! Se solo lo avessero fatto per bene anche gli screenwriter di questo film!

Di fronte a tanti errori, mi sembra anche stupido parlare di regia e scenografia. Il look and feel fantasy c’è, e quello fiabesco pure, ma sarebbe stato meglio per il film decidersi di usarne uno e poi rimanere consistente. Le inquadrature in genere non sono male, e alcuni momenti sono davvero ispirati e azzeccati, con rare idee innovative per la storia in mezzo (come la regina che si trasforma da William per dare la mela marcia a Biancaneve). Peccato che tutto il resto del film è totalmente da buttare.

Il film in italia esce l’11 Luglio. Evitatelo come la Peste, come all’epoca vi consigliai di evitare L’Ultimo dei Templari. Stesso voto per questi due film.

Voto Personale: 4/10

Paura, eh?

(A cura di Wise Yuri)

Per la cronaca, quello vero non è la persona a sinistra. 🙂

Di Carlo Lucarelli, il famoso scrittore/giornalista/conduttore, molto probabilmente vi ricordate (come me) l’imitazione fattagli da Fabio De Luigi nel programma Mai Dire, in cui Fabio de Luigi parodizzava il programma Blu Notte (condotto tempo fa da, appunto, Lucarelli, su Rai 3, se non mi sbaglio), ed in un episodio appariva Lucarelli, quello vero, a far da spalla alla sua imitazione, dimostrando grande autoironia. Non ho mai visto Blu Notte, ma recentemente mi sono ricordato che Lucarelli aveva anche fatto un programma radiofonico su Radio Deejay, chiamato DeeGiallo, ed con la possibilità di  sentire i podcast dal mio iPhone (ma essendo un podcast, basta usare un’applicazione per seguirlo da vari dispositivi, ed il programma è ascoltabile  e riascoltabile interamente sullo stesso sito di Radio Deejay), mi sono incuriosito e ho sentito un pò di puntate.

E sebbene pensavo avrei avuto un pò di difficoltà (non troppa, devo ammettere) a prendere il programma sul serio, visto che di Lucarelli avevo presente solo l’imitazione, mi sono dovuto ricredere eccome, finendo per sentirmi più o meno tutte le puntate del programma (che durano circa 11 minuti l’una, perfette anche quando non hai molto tempo) con una frenesia ed una curiosità che non provavo da parecchio. Il programma parla (citando l’introduzione) “di storie misteriose provenienti dalla metà oscura delle cose”, e come potete intuire molte delle puntate sono a tema giallistico e noir, e spesso i protagonisti delle storie sono artisti del mondo della musica, ma non solo, visto che si passa a parlare di mod & rockers a Bukowski, da casi di cronaca vera a storie incredibili ma che sforano nel mondo dell’impossibile, di omicidi surreali e brutali a leggende metropolitane. Le storie dei protagonisti, che siano persone, luoghi, tendenze o periodi particolari, sono raccontati come un giallo, e devo ammettere che la narrazione è affascinante e cattura l’ascoltatore, lo “prende” e non lo lascia andare fino al termine della puntata (il tutto nel senso buono, ovviamente). 🙂 Premesso che abbiate anche un minimo interesse nel giallo (o nel suo modo di raccontare le vicende), se le storie di omicidi misteriosi e similia non vi esaltavano prima, beh, non cambierete idea. Non credo di poter o dover dire altro a riguardo (sarete d’accordo con me che non ha senso recensire le puntate del programma, o raccontare di cosa parlano nel dettaglio), solo che il signor Lucarelli è un professionista degno della fama che ha, con una voce perlappunto da romanzo noir ed una sottile ironia.

Sebbene non tutte le puntate siano eccezionali, direi che può valere un tentativo anche da chi tendenzialmente non se ne interessa molto di gialli, criminali, cronaca, etc.

Please, Twins! – 8
Be Honest in Love
(A Cura di Celebandùne Gwathelen)

Onegai Twins!

Puntata inaspettata e abbastanza interessante. Quasi come la puntata di Please, Teacher! in cui si affronta il problema di Hyosuke e Kaede, anzi, forse pure migliore, poiché priva della noia di una sorellina minore da introdurre.
Tsubaki vuole fare breccia nel cuore di Maiku, e Ichigo costringe Maiku a fare lavoro sporco per lei, organizzando la festa di ballo scolastico che si dovrà tenere di lì a breve. La cosa ovviamente implica che Tsubaki e Maiku passino molto tempo insieme, in cui Morino spera la sua amica faccia una mossa. Miina e Karen non ne sono affatto felici, e si impongono a tirarlo fuori dal consiglio studentesco o a entrarvi, ma Morino le ricatta entrambe e riesce a fermarle nei loro intenti.
Così le due usano Marie per spiare Tsubaki e Maiku, costringendo il piccolo esserino a dire loro qualsiasi movimento sospetto (ed eventualmente fermarli). Giorni e settimane passano, senza che nulla accade, fin al giorno in cui Tsubaki porta degli snak nel consiglio studentesco. Tra questi anche una scatola di salatini, per cui Marie impazzisce. L’esserino non riesce a trattenersi e salta addosso a Tsubaki con in mano gli snak. La ragazza cade, e Maiku cerca di acchiapparla in volo.
OVVIAMENTE in qualche modo finisce per acchiappare sia lei, che palpeggiarle il seno.
La maggiorata urla, schiaffeggia Maiku e se ne corre dalla stanza. Poco dopo arriva Kousei che con volto irato chiede a Maiku cosa fosse successo. Il ragazzo le spiega la situazione e scopre che prima degli avvenimenti dell’anime, Kousei e Tsubaki avevano iniziato a frequentarsi, ma che la cose era finita quando, dopo il primo bacio, Kousei avesse tentato di palpeggiare Tsubaki. Lei l’ha presa malissimo e non ne voleva più sapere. Da allora, si evitano a più non posso.

Ichigo e Tsubaki

Tsubaki parla a Ichigo della sua storia con Kousei…

Sia Maiku, tramite Kousei, che Ichigo, tramite Tsubaki, vengono a sapere di questo e la solitamente così crudele Ichigo ammette Kousei al consiglio studentesco, per permettere ai due innamorati di chiarirsi. Kousei chiede scusa a Tsubaki, i due parlano e si chiariscono e infine si baciano. Un attimo dopo, un nuovo schiaffo riecheggia nell’aria. Tsubaki corre via in lacrime, e questa volta è Maiku ad avvicinarsi a Kousei irato. Ovviamente il ragazzo non è riuscito a trattenersi, e Maiku lo prende per il colletto e gli dice di inseguire quella ragazza, se davvero ci tiene a lei. Kousei esegue, e pare che riesca a riagganciarsi alla sua prosperosa amica.
Miina e Karen ovviamente non possono che essere felici della rimozione di due potenziali problemi per i loro piani d’amore.

Come in Please, Teacher!, una puntata bella spunta da dove meno te l’aspetti. Per quanto non un problema fondamentale come quello presentato nel prequel di questa serie, questa puntata si concede un pò di tempo per occuparsi di un tema serio, ovvero di come risanare un rapporto che non pare andare bene per la troppa diversità dei due componenti. E cioè, discutendo, chiarendosi e cercando di venire meno alle proprie mancanze. E, infine, rincorrendo la donna che si ama o l’uomo che si ama, se davvero si tiene a lui.
Non male, non male, vediamo cosa succede adesso…
Mancano solo quattro puntate alla fine!

Voto Personale: 8/10

Spider-Man
(A Cura di Celebandùne Gwathelen)

Spider-Man

Non stanco degli articoli ragnosi dopo la conclusione delle mie recensioni di Spider-Man Collection, eccovi un mio parere sul gioco dell’Uomo Ragno uscito per PSX nel 2000 (e in sordina anche per Nintendo 64, Dreamcast e PC). Primo titolo in 3D dell’Uomo Ragno, da molti fu definito l’ultimo gioco di spessore per Play Station, cosa che non so nè smentire nè confermare, visto che nè ho giocato il suo seguito uscito nel 2001, nè ho una grande conoscenza di giochi PSX in generale (esclusi i soliti noti).
Quello che posso dirvi di sicuro, però, è che Spider-Man è un bel gioco, padre di tutti i giochi dell’Uomo Ragno usciti in seguito fino ai giorni nostri.

Il setting della storia non è molto complesso, ma la trama stessa diverrà mano mano più complicata col procedere dell’avventura. All’inizio siamo testimoni di un furto. Durante l’esposizione scientifica del 2000, Otto Octavius presenta un nuovo dispositivo tecnologico, che viene prontamente rubato davanti a tutti da Spider-Man. Peccato che in mezzo alla folla ci sia, oltre a Eddie Brock, anche Peter Parker, fotografo del Bugle e reale Uomo Ragno. La cosa la insospettisce e prova a fuggire per cambiarsi in Spidey e capire qual’è la realtà dietro la situazione, ma la folla impazzite fugge da tutti i lati intorno a lui e durante questo caos, si scontra con Brock. Brock infatti si stava avvicinando per fare altre foto, ma mentre le fa, viene notato dal falso Spider-Man, che gli rompe la fotocamera. Brock, frustrato e arrabbiato, soccombe di nuovo al suo “lato oscuro” e torna ad essere Venom, arcinemesi di Spidey, pronto a vendicarsi di lui alla prima occasione. Nel frattempo, in una base sotterranea, Doc Ock dichiara conclusa la “Phase 1” del suo piano, ed iniziano i preparativi per la seconda fase. Accanto a lui vediamo un Carnage decisamente divertito dall’idea, e presto le strade di New York vengono inondate da un gas velenoso che le rende impraticabili. Contemporaneamente al gas, New York viene travolta anche da una nuova ondata criminale. Insomma, per il nostro tesiragnatele preferito ce n’è di roba da fare.

Spider-Man

La scheramata iniziale del gioco è accompagnata dalla sigla TV della serie degli anni ’60! Chicca niente male!

Il gioco è strutturato a capitoli, ognuno di essi di solito introdotti e conclusi non solo con un bel filmato in una versione ottimizzata del motore di gioco, ma anche con un’immagine statica fatta a mo di copertina di un albo di Amazing Spider-Man. Idea decisamente gradita e interessante. Ogni capitolo è composto da molteplici livelli, in numero piuttosto variabile. I livelli sono di tipo altrettanto variabili: si passa da semplice dondolio tra palazzi tipico a la Spider-Man, con sessioni di salti piazzate in momenti opportuni, a livelli più in stile beat ‘em up, con tonnellate di nemici da acciuffare o stendere a pugni, a livelli in cui bisogna inseguire o fuggire da qualcuno, fino a missioni di inflitrazione o liberazione di ostaggi. Le ambientazioni dei livelli sono quelle che ci si aspetta da un gioco ambientato a New York: palazzine e grattacieli, le fognature e la metropolitana, interni di banche o magazzini. La varietà non è di certo il punto forte del gioco, ma considerando le capacità tecniche limitate della Play Station, questo è il massimo che ci si poteva aspettare: molte ambientazioni “chiuse” e poche aperte, fatte però per bene sfruttando al massimo la “nebbia tossica” generata da Doc Ock per impedire ogni tipo di avvicinamento al suolo.
I nemici presenti nel gioco non sono di certo i più vari, ma poichè solo in pochi livelli la priorità assoluta è stenderli tutti, la cosa non si nota troppo se non alla fine. Si passerà infatti solo da criminali comuni a poliziotti (dopotutto Spidey è incriminato del furto dell’invenzione di Octavius) a lucertole umanoidi a simbionti. Sono i boss di fine livello ad essere decisamente più interessanti: oltre ai già citati Venom, Doc Ock e Carnage, troveremo infatti anche Scoprion, Rhino e Mysterio, e in particolare quest’ultimo combattimento è fatto in maniera decisamente interessante (e tosta!). Il boss finale del gioco, poi, vi procurerà alcuni momenti di estrema tensione, davvero perfetti per concludere in grande l’esperienza di gioco.

Spider-Man

Le fasi in cui salterete e vi dondolerete da un palazzo all’altro includono alcuni dei momenti migliori del gioco!

Visto che parliamo di boss e di combattimenti; dal punto di vista del gameplay, questo è fatto in maniera niente male, anche se inizia a invecchiare un pochino. Spidey è dotato sia di pugni che di calci, e queste sono le sue mosse principali. Oltre a poter saltare e usare la sua tela per dondolarsi da un palazzo all’altro, inoltre, Spidey può fare diverse altre cose con la sua arma speciale. Prima tra queste, la sua capacità di intelaiare i nemici in un bozzolo di ragnatela. Alcuni riescono a liberarsene, altri invece soccomberanno già a questa ridicola misura. Come seconda cosa ci sono dei proiettili di ragnatela che Spidey spara per attaccare a distanza. Alternativamente, può ricoprire i suoi pugni di ragnetela, che quindi diveranno più efficaci. Come misura protettiva invece, Spidey riesce a ritanarsi in un “igloo” di ragnatela, che lo rende temporaneamente immobile e invulnerabile, e che scoppiando uccide i nemici nei dintorni. Attenti però al vostro utilizzo di ragnatela; ogni utilizzo consuma del fluido e ogni cartuccia vi durerà fin troppo poco per i vostri gusti. Spidey ne può portare al massimo dieci di cartucce, ergo un uso ponderato è cosa saggia e giusta. Inoltre, Spidey ha anche altre qualità oltre la ragnatela, per migliorare le sue chance. Ad esempio, l’abilità di aderire ai muri e quindi di evitare orde e orde di “cattivoni” semplicemente svignandosela dal soffitto vi salverà la pelle in non solo una situazione, specialmente ai livelli di difficoltà più elevati (ce ne sono tre, facile, normale, difficile, più un “Kid’s Mode” che sinceramente non ho mai provato). Oltre a questo anche i vostri salti decisamente più alti di quelli di un comune mortale saranno utili, niente doppio salto per fortuna, ma a coprire distante più elevate di solito ci pensa la vostra tela. Non sempre questa viene lanciata nella direzione giusta, ma anzi vi dirigerete sempre verso un qualche palazzo che magari però non è quello a cui volevate andare. Queste cose capitano raramente, ma quando capitano sono molto fastidiose, specialmente in alcune sequenze di inseguimento in cui dovrete stare (ad esempio) dietro Venom che vi sfotte tra i palazzi, e volteggiare verso il palazzo sbagliato vi costerà caro. Volendo, c’è sempre la mira manuale per arrivare ai vostri luoghi di destinazione, ma anche questa non vi aiuta molto in fasi concitate. Per fortuna, almeno, esistono i famosi “palazzi invisibili” a cui sparare la vostra tela, in modo da poterne fare sempre uso.

Dal punto di vista tecnico, siamo su buoni livelli. La grafica, considerando che ci troviamo pur sempre su una “misera” Play Station è davvero buona, con modelli poligonali sufficientemente dettagliati e texture abbastanza curate. Il motore grafico da il meglio di se nelle cutscene, in cui effetti luce aggiuntivi donano al gioco quel punto extra di dettaglio che fa sempre bene. Certo, sono solo cutscene, ma il gioco ne beneficia in maniera spaventosa, visto che sono i momenti fondamentali in cui personaggi e scenari vengono mostrati al giocatore, che per il resto del gioco vive tutto in terza persona e da una distanza tale da non notare assenza o presenza di dettagli. La telecamera in terza persona è piuttosto distante infatti, cosa buona per gran parte del tempo, vista l’azione volteggiante e salterellina del protagonista, che quindi percorre spesso grandi distanze in poco tempo.

Spider-Man

La gatta nera sarà la vostra socia più fidata nelle fasi iniziali del gioco.

C’è spesso il solito problema che attanaglia un pò tutti i giochi Play Station, dovuto a texture che si muovono a dipendenza della vicinanza o lontananza del giocatore, e tutto sommato non si è quasi mai a livelli alti di dettaglio grafico, ma lo stile è consistente durante tutto il gioco e non si ha mai l’impressione di una direzione artistica fatta coi piedi. Anzi. Il look (che si basa in gran parte sulla serie a cartoni del 1994 di cui vi ho già parlato qui) è consistente e tutto sommato artisticamente ben concepito.
Anche l’aspetto sonoro del titolo non è malvagio, anche se non curato quanto l’aspetto grafico. Le melodie presenti sono tutte brevi e o ripetute di frequente, danno tono alle fasi di lotta o di stealth, ma non hanno nulla di memorabile. Quello che davvero rende l’avventura meritevole per le vostre orecchie è il buon doppiaggio; Spidey, Mary Jane, Doc Ock ma soprattutto Venom sono doppiati in maniera divertente e semi-professionale, e il feel del “cartoon da sabato mattina” che la serie animata aveva, è reso benissimo anche nel videogioco. Lo script stesso è fatto davvero bene, con battute, battibecchi e tipiche frasi da fumetti che rendono giustizia alla parlantina tipica di Spidey e dei suoi nemici. Cigliegina sulla torta è la sigla dei cartoon degli anni ’60, che accompagna la schermata iniziale del gioco.

Spider-Man

Ecco un costume alternativo di Spidey, il costume nero del simbionte! Ce ne sono una buona dozzina di costumi alternativi, tutti belli e da provare!

Spider-Man, quindi, è davvero un titolo di ottima fattura. Il gioco non si perde in chiacchiere e da al giocatore un esperienza piuttosto vicina a quello che uno si aspetti sia la vita da giustiziere di Peter Parker. Anche per chi non è (solo) un fan di Spidey il gioco risulta godibile secondo me, anche se non capirà alcune battutine o chicche qui o lì. La presenza di un incontro tra Spidey e la Torcia Umana alla statua della libertà, camei della Gatta Nera e Daredevil e una comparsa finale di Captain America non fanno che aumentare il valore del gioco, e se poi come voce narrante ci si mette pure Stan Lee, il quadro è completo. L’avventura poi è ricca di momenti stessi memorabili, come la fuga da un elicottero che vi spara a vista, una lotta contro Mysterio niente male, e un inseguimento con Venom davvero divertente. Aggiungete a questo una modalità “What if..?” che si sblocca a fine avventura e una pletora di costumi alternativi da sbloccare, e avete il quadro completo di un gioco appassionante, fatto con cura, tecnicamente ben realizzato e longevo. In particolare la sezione costumi, per gli amanti del ragno, è di ottima qualità: si passa dal simbionte nero (col quale si hanno infinite cartucce di ragnatele), al costume da “Fantastic Bag Man”, con il limite di una sola cartuccia, al potentissimo Captain Universe, invulnerabile e con infinite ragnatele. Ma questa è solo la punta dell’iceberg, e tra Scarlet Spider, Spider-Man di Ben Reilly e gli abiti civili di Peter Parker, ce ne sono di costumi da assaporare! =)

Se non fosse già chiaro, Spider-Man è un gioco di prima categoria. Provatelo. Può solo farvi bene. E non è neanche invecchiato male! =)

Voto Personale: 8,5/10

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