The Weakly Hobbyt #76

The Weakly Hobbyt #76

Due giorno di ritardo per questo ultimo Weakly Hobbyt prima della pausa estiva, che si presenta proprio l’ultimo di Luglio! La realtà è che siamo tutti a pezzi dopo la più lunga delle stagioni col Weakly dalla sua nascita, e speriamo che il viaggio sia piaciuto a voi quanto a noi!
Ancora una volta vi delizieremo con articoletti su serie web, film e anime, poi ci sentiamo a Settembre!

Lost in Google
(A Cura di Celebandùne Gwathelen)

Lost in Google

Di solito non sono un grande fan di WebSeries, in particolare perchè spesso realizzate male, fatte a intervalli non prevedibili o, nella stragrande maggioranza dei casi, gli autori iniziano il progetto con entusiasmo, ma poi si perdono, o le idee vengono a meno e la serie rimane a metà.

Lost in Google è diverso da questa descrizione in tutti i punti di vista. La realizzazione è davvero impeccabile (o quasi), le puntate sono uscite in intervalli più o meno brevi tra loro, che testimonia che il progetto era serio, professionale e l’entusiasmo è perdurato fino alla fine del progetto. E anche le idee sono riuscite a rimanere fresche per tutte le 6 puntate di questa webserie.

Questa serie è composta solo da 5 + 2 puntate, e ve le elenco qui di seguito, raccomandandovi caldamente di guardarvele per bene o prima o dopo la mia mini-recensione! =)

  • Lost in Google : ep. 0 – Lost in Google
    Prerequisiti per la puntata: nessuno
    Data di pubblicazione del video: 28/6/2011
  • Lost in Google : ep. 1 – Forever Alone
    Prerequisiti per la puntata: Conoscere Claudio di Biagio, che potreste conoscere dalla webserie Freaks!. Di lui vi consiglio di vedere, prima di vedervi Lost in Google Ep 1, Cazzeggio #1 Post Eclipse di Non Aprite Questo Tubo e Questo è the Twilight Saga – Eclipse – Parodia. Sinceramente, non so quale è meglio vedere prima. Forse l’ideale sarebbe vedersi il primo minuto circa di Cazzeggio #1, poi passare alla parodia di Eclipse, e poi finire di vedersi Cazzeggio #1. In ogni caso, godetevelo, sto ragazzo e bravo.
    Data di pubblicazione del video: 16/11/2011

    Lost in Google

    Simone Ruzzo si trova, insieme a Claudio Di Biagio, nell’anticamera di Google!

  • Lost in Google : ep. 2 – I’m feeling Lucky
    Prerequisiti per la puntata: Aver visto la prima puntata, e sapere chi è Caparezza!
    Data di pubblicazione del video: 16/1/2012
  • Lost in Google : ep. 3 – 404 page not found
    Prerequisiti per la puntata: Aver visto la prima e seconda puntata, e sapere chi è Roberto Giacobbo e Voyager! Utile conoscere diverse Meme di Internet e aver visto la teleserie Lost almeno fino alla terza stagione!
    Data di pubblicazione del video: 2/4/2012
  • Lost in Google : ep.4 – timeline
    Prerequisiti per la puntata: Aver visto almeno un qualche video dei Nirkiop! Magari aver visto Freaks e conoscere Frank Matano!
    Data di pubblicazione del video: 31/5/2012
  • Lost in Google : ep.5 – lost in lost in google
    Prerequisiti per la puntata: Conoscere Willwoosh!
    Data di pubblicazione del video: 14/7/2012

    Lost in Google

    Proxy, sconvolta della sparizione di Simone, mangia una banana!

    La storia, come spero avete già visto, è un mix tra diverse fonti di ispirazione, di cui probabilmente la principale è stata Lost, come si nota non solo dal titolo, ma anche da molte scene della seconda e terza puntata, se non chè da effetti sonori e via discorrendo.

    L’idea geniale della cercata di un motore di ricerca (o altra utility) su se stesso non è male, e tutto ciò che ne segue, con Simone perso nel Web, che incontra Webstar e star della TV in genere, è strepitoso. La storia stessa non è originalissima, ma sfottendo una serie infinita di “luoghi comuni” riesce a rendersi amabile. In particolare le puntate due, tre e quattro sono strepitose dal punto di vista dell’originalità e della riuscita generale di come è stata girata.

    I luoghi utilizzati per il Web sono altrettanto belli. Dal “portale tra il mondo dei meme e quello reale” a Wikipedia, a Youtube a Google stesso, sono resi in maniera stupenda, anche se forse quello fatto meglio in generale rimane Google Maps, con un effetto così realistico che non ci si rende conto di dove Simone sia finito se non quando se ne rende conto anche lui (o quasi)!

    Lost in Google

    Caparezza è una delle star presenti nella web serie! Mitico!

    Semplicemente fantastica l’idea che i commenti influenzano la storia (anche se verso la fine la cosa inizia a scemare un pochino, ma credo che sennò la webserie sarebbe durata in eterno e avrebbe perso di validità) e incredibile il fatto che i The Jackal sono riusciti a coinvolgere non solo altre webstar come Willwoosh, Claudio Di Biagio e via discorrendo, ma anche persone veramente famose, come Caparezza, Roberto Giacobbo e così via.

    In generale, una webserie decisamente uscita bene! Non posso che consigliarla spassionatamente a chiunque. Ecco, se i video non li avete visti prima…che aspettate a farlo ora?

    Voto Personale: 8,5/10

    PS. Ovviamente sta storia dei commenti che influenzano la storia di una serie/di un film diverrà a sua volta una meme tutta italiana che, spero, farà presto il giro del mondo. Internet, stupiscimi! =)

    Nella puntata precedente de I Mercenari

    (A cura di Wise Yuri)

    Verso la metà di agosto il seguito, The Expendables 2 (che vedrà l’arrivo nel cast di Schwarzy, grande assente del primo film, oltre a Van Damme e Chuck Norris, ci sono veramente tutti stavolta) , arriverà nelle sale italiane, e quale occasione migliore per parlare del primo, per chi non l’ha visto quando uscì (2 anni fa), o per chi vuole vedersi (giustamente) il primo film della serie per poi vedere il seguito? Va detto però che al 99 %, anche se non vi siete visti l’originale, a parte qualche riferimento, non vi dovreste perdere proprio niente a livello di trama, anche perchè è un film d’azione, quindi la trama non è così importante.

    L’originale The Expendables (tradotto verrebbe I Dispensabili, ma siccome suonava proprio da schifo, come titolo italiano hanno scelto I Mercenari, adeguato e molto più orecchiabile) aveva come principale attrattiva l’essere praticamente una grande rimpatriata di attori famosi per film d’azione negli anni ’80 e ’90, action heroes ma non solo, per dirne tre a caso dal poster, Stallone, Willis e Rourke, capitanata da uno Stallone vecchio sì, ma che di andare in pensione proprio non ne ha voglia, ed in questo caso oltre a recitare, gira e produce (The Expendables 2 avrà sempre Stallone come attore e produttore, ma sarà diretto da Simon West).

    La premessa, semplicissima e diretta, vedeva questo gruppo di mercenari ricevere la missione di rovesciare un dittatore dell’America latina, relativamente facile per un gruppo di mercenari super esperti come loro, ma l’affare si fa molto più difficile e complicato del previsto, quando scoprono che il dittatore è poco più di un fantoccio… Il film è un grande tributo al cinema d’azione degli anni ’80 e dei primi anni ’90, fatto da gente che il genere lo ha fatto con le proprie mani, il che di per sè dovrebbe essere una garanzia. E lo è, visto che sebbene questo festival d’azione eighties si porti inevitabilmente con se tutti i clichè e difetti di film d’azione di quegli anni, mantiene quella godibilità estrema ed immediata dei film del tempo, quella capacità di intrattenere in maniera hollywoodiana, “pop corn entertaiment” come si dice in gergo, ovvero divertimento immediato, semplice e senza pretese, tranne quella di intrattenere, appunto, ma estremamente efficace in questo. Inoltre alcuni clichè sono lì apposta per farvi sentire “come a casa”, rassicuranti e nostalgici. E devo ammettere che funzionano (non tutti, ma alcuni clichè fa piacere vederli ancora lì, strano a dirsi).

    Lasciando da parte l’intreccio estremamente prevedibile, il film riesce perfettamente nel suo intento e propone quello che pubblicizza, cioè tanta azione frenetica, esplosioni e proiettili a schermo, one-liner a profusione, combattimenti ben fotografati e coreografati (c’è l’utilizzo di stuntman per il signor Silvester, ma visto che Stallone non è più un ragazzino è comprensibile), personaggi divertenti e simpatici (nei limiti del possibile visto che sono comunque assassini e guerriglieri di professione), caratterizzati quanto basta, il tutto sorretto da un comparto tecnico ottimo e da una buona regia. Se vi aspettavate qualcosa che sollevava domandi ancestrali, beh, allora mi sa che pretendete che ogni film del genere si metta una scopa nel culo e vi ramazzi la stanza. 🙂

    nel complesso, il primo The Expendables è un film d’azione anni ’80-’90 in salsa moderna, che sebbene cerchi di vendersi principalmente per il fattore nostalgia (per esempio, tra i personaggi interpretati da Stallone e Lundgren c’è una rivalità, come in Rocky 4 dove interpretavano Rocky Balboa e Ivan Drago), è ben fatto e intrattiene per meriti propri, ed è più che capace di farvi passare un’ora e mezza spensierata. Nulla di trascendentale, ma se volete un pò di intrattenimento action vecchio stile e non volete andare a rispolverare i vecchi film di Willis (che purtroppo in questo primo film è poco più di una comparsa) e Stallone, beh, non cercate oltre!

    Abraham Lincoln: Vampire Hunter
    (A Cura di Celebandùne Gwathelen)

    Abraham Lincoln: Vampire Hunter

    Non chiedete perchè ho visto questo film. Il titolo da solo è tutto un programma che preannuncia schifo e tristezza a non finire.

    Dovete sapere, però, che col mio gruppo di amici spesso andiamo a vederci questo tipo di film. Un pò per saper sempre riconoscere film schifosi da bei film, in parte perchè ci sono spesso quei film così brutti, che tornano ad essere belli. Della serie, it’s so bad, it’s good!.

    La storia di questo film è ridicola come la premessa. Da un lato ci sta la storia del vero Abraham Lincoln (interpretato dal discreto Benjamin Walker), e quindi i suoi umili inizi, con la madre morta in infanzia, il lavoro in un negozio a Springfield con l’amico Joshua Speed, le sue prime oratorie pubbliche, il matrimonio con Mary Todd, l’ascesa alla politica, l’elezione presidenziale e la guerra civile vinta in ultima battuta contro i confederati del sud.
    La storia parallela a questa, e che poi fittiziamente è stata montata sulle sue reali origini storiche, è che la madre in realtà è stata uccisa da un vampiro schiavista di nome Jack Barts (Marton Csokas), che il padre morì poco dopo (in realtà visse per molti anni ancora e si risposò pure), e che Lincoln, volendo uccidere l’assassino della madre, si reca in un bar a bere. Lì viene avvicinato da un tipo che gli chiede che intenzioni ha, ma Lincol lo ignora e si reca da Barts. Dopo averlo sparato due volte in testa, una volta senza pallottola e una con, viene attaccato di nuovo dall’assassino di sua madre e si rende conto dell’esistenza di Vampiri. L’uomo del bar viene a salvarlo e in seguito lo allena a cacciarli. Costui si rivela essere un cacciatore di vampiri di nome Henry Sturgess. Henry gli insegna le arti del combattimento nel tempo record di due minuti e qualche parolaccia, e Lincoln decide quindi di lasciare l’Indiana per viaggiare verso Springfield.

    Abraham Lincoln Vampire Hunter

    Un giovane Abraham Lincoln a caccia di Vampiri con la sua fida ascia/fucile a pompa!

    Lì ucciderà diversi altri vampiri prima di attirare nuovamente l’attenzione di Barts, che dopo un inseguemnto, tra, con, SU e SOPRA cavalli, finirà con la morte di Barts stesso. Il vampiro, però, morente, gli dirà che anche il suo amico e mentore è un vampiro. Abraham Lincoln torna a Springfield e scopre che questo è vero, è che Harry in realtà sta dando la caccia, suo malgrado, ad un vampiro di nome Adam, che uccise la sua amante anni addietro e rese lui vampiro, impedendogli di ucciderlo, perchè “solo i vivi possono uccidere i morti”. Adam diviene presto consigliere stretto del capo dei confederati, e quando ci sono le ultime lotte tra stati del nord contro stati del sud, Adam sfida apertamente Lincoln, rapendo il suo amico di colore William Johnson, e chiedendogli di uccidere Harry per lui, poichè spina nel fianco per troppi anni. Lincoln rifiuta e si da alla politica e alla sua vita matrimoniale, ma a guerra civile iniziate, Adam uccide il figlioletto del presidente, William Wallace Lincoln, e la lotta tra i due si ripresenta. Alla fine, in una “epica” lotta su un treno esca, Abraham riesce a uccidere Adam, anche grazie all’aiuto di Joshua Speed ed Harry, nonchè William Johnson.
    A fine film Harry chiede ad Abraham se vuole diventare Vampiro e con lui dare la caccia a vampiri e addestrare nuovi cacciatori di Vampiri nei secoli dei secoli. Abraham rifiuta, e va via in carrozza con Mary Todd.
    Secoli dopo, vediamo Harry in un bar, che recluta nuovi cacciatori di vampiri.

    Abraham Lincoln Vampire Hunter

    Una volta presidente, Abraham sarà costretto a disseppellire l’ascia di guerra. Quella rubata agli nativi americani…

    Il film, nel suo complesso, era ridicolo. Le parti storiche erano ancora abbastanza okay, ma non appena si arrivava a scene “supernaturali”, la credibilità del film, anche all’interno della realtà fittizia creata da Seth Grahame-Smith (dal cui romanzo dello stesso nome è tratto il film) se ne andava a rotoli.
    Lo script era incredibilmente buffo, con un numero di momenti “WTF?!?” a minuto a tratti davvero altissimo. Probabilmente troppe cose che nel libro hanno funzionato, sono state trasposte 1:1 nel film, e scene in cui Barts e Lincoln si buttano addosso cavalli per combattersi, sono semplicemente ridicole viste in movimento. La pellicola, action nella sua totalità, non convince mai davvero, neanche nei rari momenti di tenerezza tra Mary Todd e Lincoln al di fuori della loro caccia ai vampiri. Tra occhiali da sole nel 1800 e asce fuse a fucili a pompa, il film ride in faccia all’autenticità storica, e per quanto gli effetti non sono malvagi (ma ormai, questo conta poco) e gli attori alla fine il loro lavoro ci provano pure a farlo, non c’è proprio modo per il film di impressionare.
    Se non in negativo, appunto.

    Abraham Lincoln Vampire Hunter

    Abraham Lincoln e Henry Sturgess (Dominic Cooper) sono nel treno prima della lotta finale con Adam. I due attori sono sconvolti quanto il pubblico a fine film.

    E se non ho parlato di Tim Burton in tutta la recensione c’è un motivo: non si sente affatto la sua presenza. Inizio a pensare che il suo nome sia stato messo lì giusto per vendere…
    Se siete in vena di sperperare alcuni dei vostri soldi per vedere un film che è fatto così male che vi farà ridere, allora andateci pure, sennò lasciate perdere, e cercate il vostro divertimento altrove.

    Voto Personale: 4,5/10

    PS. Badate bene, il 4,5 solo per la regola detta in precedenza: “it’s so bad, it’s good”, se sto genere di cose invece NON vi fa ridere, dategli pure un 2,5! 😉

    Please, Twins! – 12
    We Three Twins
    (A Cura di Celebandùne Gwathelen)

    Onegai Twins!

    Puntata finale di questo anime.

    Come già detto, a fine puntata scorsa, Miina se n’era scappata di casa. Il giorno dopo, Karen se la ritrova a scuola come se niente fosse. Maiku prova a parlare ripetutamente con la ragazza a scuola, ma questa come pronta risposta gli mette in faccia un biglietto su cui è scritto “I plead the fifth”, ovvero fa uso del diritto di non rispondere. E’ Karen che scopre che Miina abita da Haruko (probabilmente grazie a Ichigo e soci del consiglio studentesco, che avevano osservato Miina, rossa in volto, scappare dalla scuola a fine lezione), e va a parlare del fatto che lei si è resa conto che non solo ama Maiku, ma anche Miina, e vorrebbe che i tre stessero insieme in quella casa come sono stati fino ad ora. Miina arrossisce e dice che al momento non riesce a guardare in faccia Maiku, ma che la cosa dopo un pò si tranquillizzerà e tornerà da loro.
    Contenta di poter portare a casa queste notizie, Karen va da Maiku, che torna alle sue cose.
    Poco dopo, Haruko arriva a casa di Maiku e dice che Miina è scappata dalla sua casa, e stava andando fuori città. Maiku la insegue col motorino, riceve indicazioni più dettagliate da Mizuho, e infine raggiunge Miina alla stazione del treno di Inao. Lì la affronta finalmente. Lei dice che è l’estranea e non ha il diritto di vivere lì con loro. Maiku ha detto che potrebbero fare in modo di non essere estranei, se lui la sposasse. Miina sobbalza dalla felicità. “Mi stai facendo una proposta?” chiede, al che Maiku risponde che era semplicemente un esempio. L’importante è che ora torni a casa con lui. Di loro due, si discuterà poi.
    I due si baciano.
    In quel momento, arriva Karen, che si butta su Maiku e come qualche puntata fa, accidentalmente lo bacia di nuovo. All’improvviso compaiono da dietro dei cespugli Ichigo, Tsubaki, Kousei e Mizuho. Maiku, irato, chiede loro che ci fanno qui. E’ così che si scopre che la “fuga” di Miina era in realtà stata inscenata dai loro compagni (Haruko e Matagu inclusi), all’insaputa dei “tre gemelli”, che ci sono cascati. Ichigo voleva finalmente fare mettere insieme Miina e Maiku, e ci è riuscita alla grande.

    Please, Twins!

    A fine anime, il trio decide di farsi una nuova foto, per rimpiazzare quella vecchia!

    La vicenda si conclude felice. Certo, Karen sarà una sorella gelosissima, e Miina una ragazza difficile, ma i tre saranno insieme, e questa è la cosa che conta più di ogni altra per Maiku. Visto e considerato, anche, che le cose sono sempre state così. Difatti dal diario della madre, scoprono che Karen e Maiku sono gemelli, ma nella foto c’era Miina, che probabilmente viveva nella casa diroccata in cui Karen ha scoperto il diario. I tre, come ultima scena, fanno una nuova foto da quella casa, ora adolescenti, abbracciati l’uno all’altro.
    Il passato non conta. Conta il presente, e dinnanzi a loro c’è uno stupendo futuro.

    Questa puntata conclude in maniera bella un anime altrettanto bello.
    La storia raccontata è particolare e non posso negare di vedervi una certa somiglianza di temi con “Please, Teacher!”, ma l’assenza di alieni, e la voglia di raccontare, infondo, un triangolo amoroso con forte focus sulla normalità e sul senso di appartenenza alla famiglia, lo eleva oltre il suo prequel. Maiku è, al contrario di Kei di Onegai Sensei, un ragazzo deciso e con una personalità forte, che sa ciò che vuole nella vita e che spesso fa ciò che deve per ottenere quello che vuole. E’ un ragazzo sicuro e indipendente, per quanto un pò introverso, ed ho avuto molto più facilità nell’identificarmi con lui, che non in quella “pappamolla” di Kei.
    Karen e Miina sono effettivamente un pò stereotipate, e il problema dello zio di Karen accennato a inizio anime non viene mai più toccato, lasciando a lei il ruolo di sorella minore e personaggio femminile minore nella vicenda, che semplicemente è insicura di sè finchè non scopre la propria identità.
    Miina è un personaggio leggermente più tridimensionale, ma nulla di eccelso. Ha una passione per lo sport e sa imporsi sugli altri, ma ha ancora problemi sul suo carattere e sul suo senso di appartenenza fino alla fine. Parzialmente giustificabili, se si pensa che lei fino in fondo, non riesce a trovare la sua vera famiglia. Dubito che la cosa verrà sviluppata nell’ultima puntata che mi rimane da vedere, ovvero l’OVA finale. Di solito, puntate così sono inutili uno in più, giusto per non dover dare l’addio ai personaggi sul più bello.
    Che dire? Mi è piaciuto molto che sono stati calati questi nuovi personaggi in uno scenario già noto. I continui cameo di Mizuho, Matagu e Ichigo come figure fisse, Yamada, Koishi e Kei come personaggi di contorno erano molto piacevoli, così come il rivisitare luoghi di Please, Teacher!, in particolare le spiagge di Okinawa. La trama stessa, per quanto alla fine molto prevedibile, non era malvagia, e la puntata con focus su Tsubaki e Kousei molto godibile. Il personaggio stesso di Kousei mi è piaciuto non poco, e in un certo senso è quasi un peccato non sapere di più della sua storia con Tsubaki, ma amen.

    Please Twins!

    Da sinistra verso destra: Miina, Tsubaki, Haruko e Karen!

    Cosa non mi è piaciuto? Il colore dei capelli di Maiku e Karen. Perchè viola e verde/turchese, perchè? Cos’hanno che non va i colori normali dal biondo al rosso al nero? Bah, ste scelte stilistiche non le capirò mai. C’erano inoltre molte, forse troppe scene di nudo non davvero necessarie. Non ho nulla contro i nudi negli anime, soprattutto se non volgari come quelli presenti qui, ma a tratti c’era puzza di fanservice, e lì poi ho detto “e basta”. Anime che sanno mostrarsi senza passare nel volgare sono pochi, io credo che per la stragrande maggioranza dei casi, Please, Twins! si classifica tra questi, ma a volte era troppo. Per il resto, non ho nulla da dire. Godibile, godibile, godibile.

    Voto Personale dell’ultima puntata: 8/10
    Voto Personale dell’anime: 7,5/10

    E con questo, è tutto! =)
    Abbronzatevi, fatevi bagni al mare senza pensare al domani, divertitevi e fate i bravi! =)
    E chissà che non ci si sente già prima di settembre! 😉

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