The Weakly Hobbyt #80

The Weakly Hobbyt #80

Salve a tutti e bentornati sulle pagine del Weakly Hobbyt! Questo fine settimana di metà Ottobre vi proponiamo un quartetto di articoli che vi terrà impegnato con alieni horror dallo spazio, cavalieri dell’apocalisse videoludici, varianti mangose e indagatori dell’incubo italiani. Quest’oggi una guest star, Alteridan, che speriamo di vedere più spesso su queste pagine settimanali!

Non perdiamoci in chiacchiere, via che si va con gli articoli!

Alien
(A Cura di Celebandùne Gwathelen)

Alien

Altro film che avrei voluto godermi questa estate, ma che poi non sono riuscito a vedermi per motivi troppi vari e complicati per poterli spiegare qui, era Prometheus. Avrei voluto vederlo, non tanto perchè sapevo di cosa si trattasse, ma perchè durante la mia visita a Los Angeles ne avevo sentito parlare da tutti i lati!
Quindi, armato di wikipedia, ho fatto le mie ricerche e scoperto che si trattava effettivamente del prequel della saga Alien. Saga di cui avevo visto i film due e quattro, ma non uno e tre. Deciso di porre rimedio a questa mia lacuna, ho iniziato a dedicare le mie serate alla visione della saga Sci-Fi Horror che rese famoso non solo Ridley Scott ma anche l’eroina del film, Sigourney Weaver!

Alien è ambientato nel profondo spazio nel 2037, a bordo della nave Nostromo che trasporta materiale prezioso verso la terra. A bordo tutti gli esseri sono in stasi fino a quando “Mother”, il cervello digitale della nave, li risveglia. L’equipaggio è contento di essere svegliato perchè questo vuol dire che sono vicino casa, ma scoprono presto che sono stati svegliati perchè il cervello della nave ha scoperto un messaggio non umano proveniente da un vicino pianeta. Scontenti, ma consci di doverlo esplorare per il bene della scienza, il gruppo formato dal capitano Dallas, ufficiale Kane, navigatore Lambert si avventura sulla superficie del pianeta, mentre a bordo dell’astronave a monitorare la situazione rimangono l’ufficiale Ripley (la nostra eroina interpretata da Sigourney Weaver), l’ufficiale scientifico Ash e gli ingegneri Brett e Parker, che saranno impegnati ad aggiustare i motori dell’astronave che hanno subito qualche danno. Inoltre a bordo ci sta anche un gatto di nome Jones.

Alien

Sigourney Weaver interpreta Ellen Ripley, protagonista femminile del film.

Ash perde presto il contatto col gruppo mandato a terra per problemi di trasmissione, e in questo lasso di tempo i tre scoprono una gigante astronave atterrata probabilmente di fortuna sul pianeta. Al suo interno trovano un gigantesco alieno morto con un buco allo stomaco, e poi una gigantesca sala piena di uova. Quando Kane vede un uovo schiudersi, all’improvviso una strana creatura gli si attacca in faccia. Dalla e Lambert riportano il compagno all’astronave, dove Ash li fa entrare non rispettando le misure di quarantena. Gli ufficiali provano a togliere la creatura dalla faccia di Kane, ma un acido corrosivo che esce dalla ferita rischia di attraversare l’astronave e quindi Ash ferma l’operazione. Dopo un pò, la creatura si stacca da sola dalla faccia di Kane e viene ritrovata morta. Kane stesso poco dopo rinviene, ma non rimane vivo a lungo. Durante la cena prima di re-ibernarsi, infatti, Kane vomita e poi la creatura aliena esce dallo stomaco dell’ufficiale, scappando per la nave. Preoccupati, l’equipaggio va in allerta, ma piano piano tutti i piani di trovare e uccidere l’Alien falliscono (bisogna anche dire che l’equipaggio non ha armi a bordo). Prima viene ucciso Brett, poi il capitano Dalla stesso, che in quel momento aveva un lanciafiamme fatto in casa. I restanti membri sono terrorizzati e Lambert propone di abbandonare la nave tramite la capsula di salvataggio, ma Ripley fa notare che quattro persone sono troppe per la scialuppa. Nel frattempo Ripley, comandante della nave dopo la morte di Dallas, accede al computer di bordo “Mother” per cercare qualsiasi informazione utile per risolvere la situazione. Così facendo scopre però che la ditta che possiede l’astronave ha ordinato che la specie aliena venisse catturata e studiata, indipendentemente da quante vite umane servisse sacrificare per questo scopo. Inoltre scopre che l’incaricato di questa missione era Ash. Quando tra lei e l’ufficiale scientifico scoppia una lotta, interviene Parker che lo decapita. E’ così che scoprono che Ash è un androide, e una volta fatto a pezzi, lo interrogano sugli accaduti. Questo però non rivela molte informazioni, se non il fatto che la loro possibilità di sopravvivenza è minima e che l’Alien doveva essere studiato per il suo codice genetico per creare una razza superiore.
I restanti membri vogliono solo fuggire, racimolano provviste e si preparano per la partenza sulla capsula di salvataggio, ma nel mentre di questo, anche Lambert e Parker vengono assaliti e Ripley si trova sola sulla nave. Decide quindi di fare autodistruggere la Nostromo e fuggire da sola, ma quando torna fino in cambina di pilotaggio per recuperare Jones, il gatto di bordo, l’Alien riesce a infilarsi nella capsula di salvataggio con Ripley stessa. Quando Ripley se ne accorge, si allaccia le cinture a un sedile in tuta antigravità ed espelle l’alien dalla capsula, friggendolo poi in uno dei motori. Rientrando in capsula di ibernazione, Ripley si prepara per il lungo viaggio fino a casa.

Alien

Ecco a voi: l’alieno!

Alien è un film del “remoto” 1979 e la cosa si vede non poco. A partire dal viaggio spaziale del 2037 (improbabile…), al PC “Mother” che sembra programmato in Assembler e che ha schermi neri con scritte verdi e di avanzato ha solo il riconoscimento vocale (il contrario di come sono le cose oggi, insomma XD ), fino al modo in cui vengono rappresentati gli Androidi.
Una volta però che ci si adatta a questi “limiti” per motivi “storici” del film, Alien è un film interessante e intenso. Tecnicamente facente parte del genere Sci-Fi/Horror, l’ho trovato molto Sci-Fi e poco horror, in quanto privo di vere e proprie scene spaventose, contenendone al massimo un paio sanguinose, quando l’alien uccide Kane uscendogli dallo stomaco e roba simile. L’idea stessa dell’alieno, principale antagonista del film, non è male, anche se ormai vecchia. All’epoca però era una cosa nuova e dubito sperimentata prima.
Quello che il film però riesce a trasmettere in maniera incredibilmente attuale è la sensazione di “sono su una nave, nello spazio, non posso scappare, e c’è qualcosa su questa nave che prima o poi ci ucciderà tutti senza alcun motivo” e la conseguente ansia/angoscia che ne deriva. Lo script e la regia sono spettacolari per questo loro riuscire a suscitare queste sensazioni anche 33 anni dopo dall’uscita della pellicola nei cinemi. Sigourney Weaver e Ian Holm nel ruolo di Ash sono i pinnacoli delle interpretazioni non tutte stellari ma almeno genuine del film. La prima convince nel suo ruolo da metà film in poi ed è un crescendo di “pollici-su” fino alla fine, eccetto in una situazione in cui fa qualcosa di incredibilmente stupido. Ian Holm è convincente dall’inizio del film fino alla sua “morte” e lo ritengo il singolo personaggio più riuscito del film, insieme all’alien, che si vede poco, ed è bene così. L’orrore va sofferto e temuto ma non sempre necessariamente visto.

Alien

Ian Holm ruba la scena a tutti nel suo splendido ruolo di Ash!

Se devo citare due tre cose del film che NON mi sono piaciute, beh, indubbiamente la prima è la scelta di far tornare indietro il personaggio di Ripley QUANDO ERA GIA’ AL SICURO NELLA CAPSULA DI SALVATAGGIO per salvare un fottuto gatto! Si, okay, animalismo, okay, 1979, okay, ma io non rischio la mia vita per un felino del cavolo. Adoro i gatti, ma questo è troppo!
Anche la scelta di non analizzare per bene Kane e di non tenerlo in quarantena è stata altamente stupida. Generalmente, inoltre, qualche scena è esagerata e fuori contesto, per quanto girate bene.

In ultima analisi, però, un classico che seppure non invecchiato a meraviglia, si tiene sempre lì, nell’olimpo dei film di orrore fantascientifico (anche se, ripeto, orrore non troppo, ma suspance sicuramente non poca)! Vedetevelo, spero di parlarvi presto del seguito, sempre su queste pagine settimanali! =)

Voto Personale: 8/10

Darksiders II
(A cura di Alteridan)

Darksiders II

Per chi vede il mondo videoludico come qualcosa che va oltre il semplice passatempo l’hype è una brutta, bruttissima bestia. Quattro semplicissime lettere per indicare uno stato di profonda eccitazione nei confronti di qualcosa, in questo caso un videogioco. Un videogioco che si attende da mesi, a volte anche anni. Ma l’hype è infido: si insinua dentro di noi e ci consuma lentamente. Molto spesso i publisher alimentano l’hype nei confronti di un videogioco di prossima uscita bombardandoci di campagne virali oppure, al contrario, centellinando le informazioni (sì Kojima, sto parlando proprio di te).

Tuttavia l’hype è un’arma a doppio taglio. L’hype crea e distrugge.

E in questo caso distrugge.

La Morte dell’hype

Darksiders II è stato indubbiamente uno dei giochi più pubblicizzati dell’anno, forse perché THQ si è accorta di non aver sfruttato a fondo il prequel del 2010, gioco acclamato dalla critica ma poco premiato dal mercato.

Per quanto mi riguarda ho apprezzato moltissimo il primo Darksiders: un gioco che non si vergognava di copiare la formula vincente dei vari Zelda, con tanto di dungeon, bussole, mappe, gadget e pietre della vita da collezionare; il tutto condito da una trama matura a sfondo apocalittico. Non nascondo quindi che ho atteso con trepidazione il seguito, aspettandomi un gioco migliorato dal punto di vista del gameplay e che gettasse luce su alcuni punti oscuri della trama.

Già, la trama.

Senza spoilerare nulla a chi deve ancora giocare uno o entrambi i titoli posso tranquillamente dire che nel primo gioco vestivamo i panni di Guerra, uno dei quattro cavalieri dell’Apocalisse, il quale viene accusato di aver scatenato l’armageddon prima del tempo e di aver quindi condannato l’umanità ad una prematura estinzione.

Le vicende di Darksiders II si svolgono contemporaneamente a quelle del gioco precedente ma interpreteremo Morte deciso a riscattare il buon nome del fratello cavaliere. Come? Rimediando all’errore di Guerra e facendo risorgere l’umanità.

Darksiders II

Guerra contro Morte? Qualcosa non va.

Le premesse per un gioco epico ci sono tutte ma resteranno, appunto, premesse.

Dopo i primi minuti di gioco la trama verrà già accantonata e si trasformerà in un banale pretesto per menare le mani, relegando Morte al ruolo di semplice postino al soldo di npc poco caratterizzati. Persino il villain principale è solamente abbozzato. Un passo falso non da poco per i ragazzi di Vigil.

Sull’onda della Disperazione

Dal punto di vista del puro gameplay Darksiders II per fortuna non tradisce anzi, riesce anche a sconvolgere le già solide meccaniche del predecessore aggiungendo elementi tipici degli hack’n’slash come ad esempio una progressione a livelli del personaggio, con tanto di albero delle abilità, e un sistema di loot con diverse rarità di oggetti.

Man mano che uccideremo nemici o completeremo missioni principali e secondarie riceveremo punti esperienza e ad ogni livello avremo a disposizione un preziosissimo punto da spendere nell’albero dell’abilità. L’albero si divide in due macro categorie: Araldo e Negromante, la prima racchiude tutte le varie skill dedicate al combattimento in mischia mentre la seconda si concentra su evocazioni e altri poteri magici. È inoltre possibile acquistare mosse e combo da speciali addestratori sparsi per il mondo di gioco dando così maggiore profondità al combat system già di per sé vario.

Passando al level design si nota come i dungeon siano stati studiati per esaltare le doti atletiche del protagonista che, al contrario del massiccio Guerra, presenta un fisico agile e idoneo alle innumerevoli arrampicate e all’enorme mole di salti che gli sviluppatori hanno pensato per questo gioco, strizzando l’occhio al famoso principe di un altrettanto celebre saga videoludica.

Darksiders II

Come il Principe di Persia, Morte può correre sui muri.

Gli enigmi disseminati nel mondo di gioco, di contro, sono semplici e non richiedono un grande sforzo intellettivo e anche i livelli sono estremamente lineare; in ogni caso, se proprio dovessimo arenarci, potremo sempre chiedere aiuto al fido corvo Polvere che ci indicherà la via più breve per la prossima stanza o per l’obiettivo successivo.

Oltre a Polvere, Morte ha a disposizione un altro prezioso alleato: il cavallo Disperazione. Contrariamente a quanto accadeva in Darksiders, la cavalcatura sarà a disposizione del protagonista sin dai primi istanti di gioco, questo per velocizzare gli spostamenti tra i vari dungeon nelle ampie distese esterne che caratterizzano il mondo di gioco. Anzi, i mondi.

Le fronde dell’universo

L’universo di Darksiders II è estremamente vario: se nel primo gioco si poteva esplorare solo la nostra cara Terra in rovina, in questo seguito le ambientazioni sono molteplici e ricche di dettagli. Dopo le prime ore di gioco Morte verrà a conoscenza dell’Albero della Vita, un mastodontico arbusto le cui radici fungono da portale per altri mondi, questi non sono altro che dei grandi hub in cui proseguire le missioni della main quest oppure accettare missioni secondarie dai diversi npc.

Come dicevo, i mondi sono ricchi di dettagli e, al contrario degli npc, sono molto ben caratterizzati: si va dalle bucoliche praterie delle Terre della Forgia fino ai demoniaci Confini dell’Ombra, passando per l’immancabile Regno dei Morti.

Sebbene graficamente il gioco non sia nulla di eccezionale, la buona direzione artistica permette di osservare dei bellissimi paesaggi con palette cromatiche molto diverse tra i diversi mondi.

Darksiders II

Le Terre della Forgia. In lontananza potete notare l’Albero della Vita.

Parlando di direzione artistica non si può non citare la colonna sonora. In questo gioco assistiamo ad un cambio radicale: le atmosfere cupe ma pompose di Darksiders, a cura di Scott Morton, Cris Velasco e Mike Reagan, lasciano spazio a temi più leggeri e onirici che, a mio avviso, poco hanno a che vedere con il tema apocalittico della serie. Per questo seguito viene assoldato Jesper Kyd, già autore di colonne sonore di giochi di successo come le serie Hitman e Assassin’s Creed, che ce la mette tutta ma non riesce a conferire epicità all’intero gioco, eccezion fatta per un paio di tracce udibili durante i primi minuti.

L’inganno dei primi minuti

Darksiders II è un gioco che rapisce, ed è inutile negarlo. Appena inserito il disco nella console ed avviato il gioco si viene subito catapultati nell’azione e nella narrazione: in groppa a Disperazione dobbiamo raggiungere la glaciale Fortezza Nera, dimora del misterioso Padre Corvo, il quale pare sia l’unico ad essere a conoscenza del modo per far risorgere l’umanità. Questo primo dungeon non è altro che un tutorial in cui ci verranno spiegate le basi del combattimento e le mosse da utilizzare durante le sezioni platform; il tutto con un sottofondo musicale epico, l’unico di tutto il gioco assieme ad un altro theme udibile più avanti.

Darksiders II

L’enigmatico Padre Corvo in tutto il suo splendore. (?)

Ed è proprio questo il punto: dopo aver battuto il primo boss del gioco ed aver avuto una superficiale infarinatura della trama di fondo il giocatore viene completamente abbandonato. La trama scompare e tutto ciò che segue è una profonda delusione.

Bello senz’anima

Così come il protagonista, Darksiders II mostra i muscoli di un gameplay ineccepibile basato sulla commistione di più generi ma quando si prova a guardare più in profondità ecco che compare la maschera pronta a nascondere le magagne tecniche e concettuali di un gioco, in definitiva, senza personalità e soprattutto senz’anima.

In conclusione Darksiders II è un gioco difficile da valutare, non è un gioco che “o lo ami o lo odi”. È uno di quei giochi per cui provi rabbia perché sai che poteva essere un capolavoro ma, per scelte sbagliate dello sviluppatore, rappresenta solo un’occasione sprecata. È un gioco che tutto sommato diverte ma quando ci si ferma e ci si chiede “Perché sto andando a raccogliere l’oggetto X?” oppure “Perché devo uccidere il boss Y?” l’unica risposta che viene in mente è “Perché me l’ha detto l’npc Z.”.

E questo è certamente un male.

Voto personale: 7,5/10

Variante – Requiem per il mondo

(A cura di Wise Yuri)

Manga-time, stavolta parliamo del seinen horror/splatter Variante ( che nell’edizione italiana ha guadagnato il sottotitolo “Requiem per il mondo”, forse per aiutare la ricerca postuma dell’opera) di Iqura Sugimoto, una mini-serie in 4 volumi. Come molte storie horror, iniziano dalla fine: Aiko Hosho, 15 anni, morta in un massacro che ha ucciso anche i suoi genitori. Ma contro ogni previsione e logica, la ragazza torna in vita sul suo letto di ospedale. Un’alta cosa strana è il suo braccio sinistro: è robusto, forte, e non sembra il braccio di una quindicenne, ed Aiko se ne accorge presto, quando una creatura mostruosa ed amorfa la attacca sul letto di ospedale, ed il suo braccio sinistro rompe i bendaggi, mutando, allungandosi ed espandendosi a dismisura, diventando un enorme ammasso di carne pulsante che si estende in tutte le direzioni, prende il mostro e lo schiaccia, uccidendolo come una mosca. Dopo esser fuggita dal laboratorio/ospedale in cui la tenevano, e dopo altre atroci esperienze, ad Aiko vengono date due scelte: aiutare la squadra speciale Atheos nell’eliminazione di questi abomini genetici (i mostri, qui chiamati Chimaira) con il suo braccio mutante, o diventare materiale di laboratorio. …. e questo è tutto quello che vi posso dire sulla trama senza spoilerare l’intero manga (4 volumi sono 4 volumi, cioè pochi, e quanto ho scritto è, in sintesi, cosa succede nel primo volume).

Ora esaminiamo l’opera nei suoi vari aspetti: stile grafico, intreccio, personaggi, ‘ste cose qui. 🙂

SO GRAPHIC

Per quanto riguarda lo stile, i disegni sono ben fatti e curati, ma va detto che non brillano di originalità, sia per quanto riguarda il design dei personaggi che per lo stile generale dell’opera. Non sono affatto male, anzi, ed ho visto molto di peggio, ma sono leggermente più da shonen (cioè un manga per ragazzi) rispetto poi ad altri manga seinen (cioè un manga per lettori più adulti, con tematiche più complesse e serie), come Shamo, Homunculous, Real, etc. Poi le definizioni e le categorie sono il più delle volte indicative e non sempre adeguate al 100%, chiaro. Parlando di gore, come lo stile grafico ed i disegni in generale, nulla che non si sia già visto, ma funzionale e ben fatto, vedere persone fatte a pezzi, trasformazioni grottesche di uomini in amorfi ammassi di carne mutata, fa sempre il suo porco effetto, e soddisfa gli amanti dell’horror/splatter (se non lo siete e comunque state leggendo fin qui, beh, non ne so il perchè). Mi piace come l’autrice disegna le chimaira ed il braccio. E siccome un’immagine vale sempre più di qualche paragrafo, ecco un esempio.

CHARACTERS & PLOT

Non ci sono moltissimi personaggi, ma sono abbastanza per animare la vicenda, e la caratterizzazione, in linea generale, non è male, nulla di eccezionale, ma considerato il poco spazio a disposizione (mi secca doverlo ribadire, ma 4 volumi son pochi, anche per motivi come questi), l’autrice ha fatto un buon lavoro, anche se avrei preferito non avere il solito cattivo folle ultraclichè tra i personaggi, per esempio. Il personaggio principale, quello cui ruota attorno tutto il manga, è decisamente Aiko, ed è anche quello meglio realizzato: simpatizzate davvero con lei, perchè cioè che è costretta a fare (ed a diventare) è davvero troppo, per chiunque, vero, ma ancor più per una povera ragazzina quindicenne, la quale non esiste più quando si ritrova viva e condannata a combattere mostri per dare un senso alla sua esistenza, e dilaniata da sensi di colpa per quello che deve fare. Mi ricorda un pò Aya Breya dei Parasite Eve, ma più che altro a livello estetico. Tra i personaggi secondari, l’unico un pò più curato è Sudo, un agente di Atheos che simpatizza con Aiko e finisce per diventare il suo protettore/fratello maggiore. Il resto dei personaggi è ok, e basta, nulla di nuovo o fatto benissimo, ed i clichè non mancano (tipo la scienzata “cuore di ghiaccio”), ma a parte uno davvero davvero evitabile e trito (anche per un clichè), sono passabili. Devo ammettere che è difficile parlare bene dei personaggi di un manga/anime/film/romanzo senza spoilerare, ma mi rifiuto di rovinare la lettura a chi potrebbe essere interessato.

L’intreccio… l’intreccio è tipico di queste storie horror/splatter, e se avete presente il tipo di storia che coinvolge mutanti, modifiche genetiche, organizzazioni farmaceutiche con scopi poco etici, eliminazione di mostri, beh, molti degli elementi tipici li ritroverete anche qui, ma va detto che comunque l’autrice riesce ad infilare un pò di colpi di scena ben riusciti (assieme ad alcune scene gore molto ben fatte), quindi non ci si addormenta o cose del genere. Anzi, il manga riesce a tenere un buon ritmo, tranne verso la parte finale, durante la quale vengono tirati in mezzo personaggi che vengono caratterizzati al volo, troppa roba, colpi di scena e rivelazioni che vengono imboccati al lettore con forza, ed il risultato (complice anche il classico finale “è finita male…. ma anzi no, non è finita così male”, ovvero che implica una chiusura triste delle vicende, ma all’ultimo momento decide di mostrare una scena simbolica che indica ad una conclusione migliore della storia, non dico altro perchè sennò farei prima a raccontare direttamente il finale) è quello che è, cioè non il massimo. Non che fosse una cosa imprevedibile, vista la breve durata del manga (lo ribadisco ancora una volta, 4 volumi sono pochi per delineare bene personaggi e vicende, e non perchè lo dico io, ma perchè è così), non dico 10, però anche solo 2 volumi in più avrebbero aiutato. Molto probabilmente è stata complice anche una ricezione non entusiasta del manga in patria e/o nella comunità di appassionati di manga/anime, ma non saprei dire con certezza.

Ah, quasi dimenticavo, nel caso lo voleste sapere, Variante è solo gore, l’unico accenno di nudità sono alcune illustrazioni chiaramente messe lì per dare una spolverata di fan service, ma non è fortunatamente nulla di che, considerando poi gli standard manga/anime a riguardo.

THE SUM

Alla fine delle fiera, Variante vale la candela? Direi di sì, se vi piacciono storie horror/splatter con un pò di introspezione psicologica, e questa è più che decente, piagata però da una breve durata che non permette all’autrice di sviluppare meglio personaggi e tematiche, e da qualche clichè di troppo. Non è male, ma non vale i 5,50 € a volume dell’edizione italiana, non che questa sia fatta male, ma semplicemente c’è meglio allo stesso prezzo. Se vi piace la premessa ed il concetto generale, dare una lettura male non può fare. Ed è tutto quello che ho da dire su Variante, torneremo in argomento manga prima o poi (forse prima del previsto), fino ad allora… attendete con calma. 😀

Dylan Dog – 6
La Bellezza del Demonio
(A cura di Celebandùne Gwathelen)

Dylan Dog 6

E’ da un pò che volevo scrivervi dell’ultimo Dylan Dog in ordine di tempo che ho letto! Dovrei essere un pò più celere con la loro lettura, ma il tempo ultimamente è poco, e che riesca a scrivervi un paio di articoletti a settimana va già al di là di quello che posso garantire che accada nel prossimo periodo.

Ciononostante, dicevo, Dylan Dog 6, è un fumetto che mi ha fatto piacere leggere e visto che ne era passato di tempo dall’ultima recensione di un Dylan Dog, con questo numero 80 è decisamente ora di rimendiare! =)

In questo numero Dylan Dog viene assunto da un tale Larry Varedo, che a inizio albo gli narra la sua storia. Larry è un assassino, che nel 1945, all’indomani della seconda guerra mondiale, è sul lastrico in quanto il suo mesteriese non viene richiesto molto dopo una guerra così traumatica. Ciononostante, quando vuole farla finita, appare un signore sulla cinquantina d’anni che gli chiede di uccidere una donna per lui poichè lo ha tradito, in cambio di mille sterline. Varedo gli dice che non ha neanche una pistola, ma quando l’ometto gliela da lui trova questa donna, tale Mala, ed esegue; quando tuttavia torna dal suo mandante a mestiere ultimato, l’ometto si arrabbia e lo denuncia alla polizia. Varedo viene impiccato, ma all’insaputa di tutti sopravvive e fugge dall’obitorio e quando si ritrova misteriosamente le mille sterline promesse in tasca se ne va in america. Adesso, quarant’anni dopo, vuole ritrovare l’ometto per ringraziarlo prima di morire.
Dylan quindi cerca di risalire a questa persona tramite la pistola, ma Bloch non ha voglia di riesumare il caso, che tra l’altro era il suo primo caso a Scotland Yard, e fu proprio lui ad arrestare Varedo quarant’anni prima, da giovane recluta. Dylan Dog non si fa fermare dal no di Bloch e va senza autorizzazione negli archivi di Scotland Yard. Lì gli appare una visione diabolica, e gli sembra di vedere l’ometto di Varedo dargli la pistola. Quando arriva Groucho, che lo ha seguito, questo pensa che l’ometto stia minacciando Dylan, e lo spara. Per qualche motivo, i due svengono e quando rinvengono si trovano l’uno nell’infermeria di Scotland Yard, l’altro in prigione, ed entrambi nei guai per essere entrati nei labirinti dei servizi segreti senza autorizzazione. La cosa però ha portato Bloch a far analizzare la targhetta limata della pistola, ed a risalire al suo proprietario, tale Clarence Oddboy. Dylan rintraccia la casa di Oddboy, e lì scopre che è rimasta in vita solo sua madre (si, facendo i calcoli, la madre dovrebbe avere intorno ai cento anni, se non di più!) e che Clarence stesso è morto da anni di cancro, e ora prosegue la sua esistenza da bambola imbalsamata. Dylan è confuso e dice a Larry Varedo che la sua ricerca è terminata, che l’uomo è morto da anni. E’ allora che Varedo gli dice che in realtà lui non cercava l’ometto, ma Mala stessa, e rivela a Dylan che Mala non è stata davvero uccisa, che la foto che ha portato a Clarence come prova era ritoccata, che i due erano stati amanti per una notte e che ora Dylan deve cercare lei.

Dylan Dog e Larry Varedo

Larry Varedo dice a Dylan di essere stato impiccato nel 1945. Credibile…

Confuso, Dylan prosegue le sue ricerche, e torna a casa degli Oddboy cercando indizi tra le lettere di Clarence. Lì trova l’indirizzo di Mala di quarant’anni fa, e spera di ritrovarla. Quando la mamma di Oddbot però si rende conto dell’intruso, inizia a strangolare Dylan, e grassa e grossa com’è, noinchè da dietro, Dylan non riesce a divincolarsi. E’ in quel momento che Clarence “parla” e chiede alla madre di non uccidere Dylan. Quando questo si risveglia, non si ricorda nulla e decide di andare all’inidirizzo di Mala, dove finalmente la incontra (giovane come quarant’anni prima) e ei gli racconta la storia. Lei è una “diavola”, evocata duecento anni prima, che finalmente sta per tornare nella sua dimensione parallela originaria, che si “nutre” di anime modificandole, tenendelo in vita per molto tempo o preservandole nei corpi, con o senza corpi. Varedo, infatti, non è altro che un’ombra della sua anima, e quando l’assassino, seguendo Dylan, arriva allo scantinato dove stanno chiacchierando lui e Mala, si rende finalmente conto della sua vera natura. Mala gli offre di venire con lui nell’altra dimensione, e all’improvviso i due scompaiono. Dylan, scombussolato, se ne va a casa, con mille sterline in tasca. Peccato che erano fuori corso da trent’anni…

Albo davvero bello, i cui temi principali, amore e morte, nonchè il demonio, si mischiano di continuo in un racconto profondo e al contempo molto scorrevole e interessante da leggere. Durante tutta la storia ci sono tantissimi riferimenti al diavolo e al demonio, come l’inidirzzo di Mala, Heaven Road 666, o il cognome stesso della donna, Behemoth. Scoprirli tutti è stata una delle cose più divertenti durante la lettura dell’albo.
Tutto sommato, un’altro albo di Dylan Dog davvero bello, che non posso che raccomandare a tutti!
Grouchata dell’albo: Dopo una lunga attesa in macchina fuori da Scotland Yard: “Ma quanto ci mette Dylan? Quasi quasi potevo schiacciare un pisolino, ma avevo paura di fargli male!”

Voto Personale: 8/10

E con questa Grouchata anche per questa domenica è tutto, ci salutiamo qui e vi diamo appuntamento a domenica prossima!! =)

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4 Risposte to “The Weakly Hobbyt #80”

  1. Wise Yuri Says:

    piccola nota su Alien: spesso viene considerato horror in quanto l’alieno si nasconde dentro l’astronave ed uccide come uno slasher villain (cioè un assassino psicopatico, ad esempio Jason Vorhees e Freddy Krueger), e pressapoco è uno slasher movie ambientato nello spazio, o meglio un film di fantascienza misto a film horror, ma appunto, la parte horror non è preponderante. E giusto per buttare un pò di trivia, il concetto dell’alieno ostile in un ambiente chiuso e dove “nessuno può sentirvi urlare” è preso da It! The Terror From Beyond Space, film che è stato l’ispirazione per Alien. Forse ne parlerò più avanti. 😉

  2. PukkaNaraku Says:

    6° La Bellezza del Demonio: gran bella storia ricca di mistero, che accompagna il lettore ponendo sempre più domande su cosa stia realmente accadendo intorno a Dylan. Alcuni punti sono un po’ affrettati e non spiegati come

    Spoiler:
    l’assurdità della madre dell’ometto imbalsamato che non si capisce come faccia ad essere ancora viva
    Fine Spoiler

    , ma il finale dà quasi tutte le risposte del caso (torna il megaspiegone ). Bello il parallelismo tra

    Spoiler:
    Inferno e Universo Parallelo
    Fine Spoiler

    , così come le allucinazioni di Dylan dopo l’apertura del libro impolverato a Scotland Yard! Il disegno di Trigo tornano a farsi valere, mi piace molto come stile (a differenza del tanto decantato Stano che a me, onestamente, fa abbastanza cagare)! Storia misteriosa ed incalzante, tra le 3 del secondo trittico la piazzo al centro.

    • Celebandùne Gwathelen Says:

      Si, indubbiamente alcune cose restano irrisolte, ma al contempo credo che Dylan Dog stesso in questa avventura non abbia indagato solamente nella sua dimensione, ma anche in una dimensione mentale nella quale è entrato grazie a Larry.
      Tutto sommato il numero è stato però abbastanza misterioso e bello da leggere che mi sono comunque sentito poco in vena di criticare queste cosette.
      E non a tutto deve sempre esserci una spiegazione.


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