The Weakly Hobbyt #81

The Weakly Hobbyt #81

Sentite già odore di Halloween? Infatti non manca moltissimo, ma vi basterà leggere questo numero del Weakly Hobbyt per avere un assaggio di orrore (in più di un senso), ed entrare nell’atmosfera del mese delle zucche intagliate, e di orde di bambini (e non solo) in costume in cerca di pesanti “dosi” di zucchero da inermi abitanti. Sto scherzando, ma buona lettura comunque! E date il benvenuto al nuovo scrittore Alteridan, che entra in maniera ufficiale (e ufficiosa) nello staff del Checkpoint Cafè! 😀

Executing…. Plan 9

(A cura di Wise Yuri)

Oggi, dopo l’ “antipasto” di Bride Of The Monster (se non vi ricordate cos’è, vi rimando al numero 75 del Weakly Hobbyt), parlerò di un titolo che già sapevo avrei trattato, una tappa indispensabile ed inevitabile per gli amanti del cinema di serie Z, ed infatti la pellicola è niente popò di meno che il film definito quasi in maniera unanime “il peggior film di sempre”, diretto da un regista definito con altrettanta nomea, worst director ever, peggior regista di sempre, Plan 9 From Outer Space del signor Edward D. Wood Jr. Sì, proprio quello. Premetto che di questo film ce ne sarebbe da parlare eccome, ma come fatto con Bride Of The Monster, cercherò di non perdermi in mari di trivia varie, ed a non dire troppo su questo film, per non alienare i non-appassionati di b-movie e del trash. Detto ciò, parliamo del cosiddetto “capolavoro” (tra virgolette molto grandi) di Ed Wood, l’opera magna del trash, dello Z-movie (sì, mi prendo la paternità di questa definizione :> )

Cos’è, in pratica, Plan 9? É un film di fantascienza/horror anni ’50, o almeno questo è ciò che vorrebbe fare Wood, ed il risultato, tra pile e pile di stock footage, ridicoli effetti speciali, attori di truciolato, dialoghi completamente folli, alieni low budget, set fatti con colla vinilica e forbici dalla punta arrotondata, ed un montaggio ubriaco marcio (le solite transizioni improvvise, brusche e risibili tra notte e giorno), è un puro capolavoro di incompetenza, un film leggendario che in qualunque genere lo metti non ci sta, perchè è troppo trash, troppo “Wood”.

La premessa è questa: degli alieni stanno attuando il titulare Piano 9, che consiste nel resuscitare i morti ed usarli per uccidere i vivi. Semplice, ma c’è un motivo per cui gli alieni stanno facendo questo: per impedire ai terrestri di inventare una specie di superbomba solare. Ed a cercare di fermare questa zombificazione aliena ci sono un’unità di polizia ed un pilota dell’esercito. Ecco, stavolta ho spoilerato, ma perchè così potrò spiegare meglio un particolare della trama.

Ecco, volendo potrei parlarvi del film partendo dalla metà, e sarebbe una scelta valida come un’altra, perchè tanto nulla ha senso e le cose succedono “perchè nel copione evidentemente ho scritto questo”, ma come spesso succede, conviene partire dall’inizio per capire meglio che tipo di film abbiamo di fronte. E Plan 9 infatti non perde tempo nel mostrare di che pasta è fatto, iniziando con un’assurda ed insensata introduzione dello psichico Criswell, che riesce a dire orde ed orde di ovvietà ( e ripetere parole ad cazzum più volte nella stessa frase) con un ritmo invidiabile. Ed a seguire abbiamo una scena in cui vediamo compiere una funzione funebre…. da un manichino, perchè la persona che dovrebbe pronunciare il rito ha la bocca chiusa, sentite parlare ma vi chiedete se si tratti di un parroco ventriloquista, una novità non da poco per la chiesa. ….. In realtà la scena in questione, come le altre in cui è presente Bela Lugosi, proviene da un progetto incompiuto di Wood, girato qualche mese prima (ed i dialoghi sono stati ovviamente aggiunti dopo), perchè quando Plan 9 fu mostrato nei cinema, Lugosi era già morto, e quella dicitura mostrata sulle locandine,  “con Bela Lugosi “, era quindi falsa. A meno che non crediate Lugosi fosse davvero un vampiro. Ma sto divagando.

Bela Lugosi, che recitò anche da morto, come la creatura della notte che si era ormai convinto di essere davvero.

Ad ogni modo, già dai primi 10 minuti si capisce che c’è qualcosa che non va. Ed ad inchiodare questa impressione di “cazzonaggine” arriva subito dopo la scena dei dischi volanti, ridicoli modellini fatti penzolare con la canna da pesca sopra uno sfondo fermo (una cartolina, in pratica), e schiaffeggiati allo spettatore senza vergognarsi del fatto che si vedono pure fin troppo bene i fili che reggono i modellini. Nel caso vi scordiate questa scena, non preoccupatevi, perchè il film la riproporrà più volte, e visti i dialoghi al limite del soporifero (con qualche eccezione esilarante), quasi rimarrete speranzosi di rivedere questi UFO penzolare sulla solita cartolina (la quale è presente fin da subito nel film perchè fa da sfondo ad i crediti iniziali).

Parliamo dei personaggi… sì, dai. La maggior parte del cast è davvero noioso e ha più presenza scenica una placca di legno al confronto, ma c’è qualche eccezione, come il personaggio di Paul Marco che fa il poliziotto (come in Bride Of Monster) che dice continuamente “sissignore”, e Tor Johnson nei panni dell’ispettore Clay. Questo è il primo film in cui Tor parla, e gesù santissimo se fa schifo, se non fosse stato per i sottotitoli non avrei mai capito cosa dice, e  vedo spesso film completamente in inglese (anche senza sottotitoli), potrei fare del sarcasmo, ma non sa semplicemente recitare. Non mi sorprende che questo sia l’unico film in cui hanno provato a farlo parlare come una persona normale (QUANDO i pochi registi per cui Tor ha lavorato hanno deciso di farlo parlare XD), devo ammettere.

L’ispettore Clay poi diventa uno dei tre zombi (sì, il Piano 9 comprende il far risorgere un armata non-morta di 3 persone), ed è esilarante vederlo girare come suo solito, con bocca mezz’aperta e movenze da pachiderma. Per non citare la goffissima scena in cui Clay cerca di uscire dalla tomba e rimane incastrato (un’altra papera finita nel film perchè Wood non ha mai girato una seconda volta una scena? Ovvio che sì!). Gli altri due zombi sarebbero la moglie del personaggio di Lugosi (per la quale viene fatto il funerale all’inizio), interpretata da Maila Nurmi (meglio nota come la presentatrice di film horror Vampira), che uccide agitando le unghie e….. il personaggio stesso di lugosi (che poi muore a sua volta, e viene resuscitato), che è interpretato (causa la morte di Lugosi come già scritto sopra) dal…. chiropratico della moglie di Wood. Altro esempio di pura incompetenza e del ridicolo assoluto è la scena in cui questo…. tizio che dovrebbe essere lugosi attacca delle persone e si ferma per aggiustarsi il mantello. Non sto scherzando. E come non dire che sempre lo stesso “zombi-vampiro” si copra la faccia con il mantello (cosa già ridicolizzata abbondantemente al tempo), nel goffo e patetico tentativo di non far notare che quello non è Lugosi. Sì, certo. 😀

Oltre alla già citate papere, il film è pieno di errori e gaffe, come un attore che si piega per leggere il copione, o l’ombra del boom mic (cioè il microfono usato per registrare l’audio) che si vede in una scena. Una cosa buffa, stranamente, è che questo film non è così bad per quanto riguarda la trama (che in linea generale è più che comprensibile, ridicola e clichè ma comprensibile), ma perchè Ed Wood come sempre cercava di fare cose impossibili con il budget inesistente a sua disposizione. E perchè proprio non ci sapeva fare. Che poi il risultato finale sia quello che sia non è affatto giustificabile così, ma l’idea generale è chiara, la realizzazione invece è un pastrocchio incomprensibile (della serie “collegate voi le due scene, usando la vostra immaginazione!”) di dimensioni gargantuesche.

“Presto disponibili nei migliori negozi di giocattoli!”

I dialoghi sono folli, l’ho già detto, e per farvelo capire vi riporto due esempi che ritengo significativi. Il primo è quando il pilota descrive alla moglie il disco volante, e lo fa con queste parole “Aveva la forma di un enorme sigaro.” (come potete vedere dall’immagine qui sopra, sono dei giocattoli preso da un negozio di modellismo, ed infatti sono quasi identici a un tipo di giocattolo che andava di moda negli anni ’80, la pogo ball, e NON sono a forma di sigaro, che cazzo si era fumato Wood? XD). Il secondo è l’intero discorso di uno degli alieni (i quali sono a dir poco ridicoli, ma davvero ridicoli), che praticamente gli dice “stiamo facendo questo per evitare che possiate creare una bomba capace di disintegrare l’intero universo, ma vi dico cos’è e come farla”. XD E dopo questo discorso “para-scientifico” e serio, l’alieno ridacchia e gli dà degli stupidi come un bambino di 5 anni “lo vedete? lo edete? Siete stupidi, stupidi!”

Anche questo film di Wood è pieno di scene decisamente memorabili (oltre a quelle già citate), come il lancio dei missili contro gli ufo (ovvero un tizio vestito da generale inquadrato su uno sfondo monocolore che guarda nel cannocchiale, alternato a video di lanci di missili terra-aria presi da un filmato di guerra, ed ovviamente i due filmati sono tagliati male XD), lotte a mani nude da far imbarazzare pure William Shatner, un allucinata ed allucinante donna dal busto secco che vaga nei boschi, od un commissario che agita la pistola come se stesse tenendo in mano una pistola del Joker (quelle a cui esce la bandierina bianca con scritto “BANG!”, per capirci), talmente disinvolto che la usa pure per grattarsi una spalla.

Eccoci quindi, a dare una risposta alla domanda magna, ovvero  “È Plan 9 il peggior film di sempre?”.

Assolutamente no. Il film è troppo ridicolo, sghembo, patetico e colmo di pura incompetenza (della serie “vedere per credere”), ma appunto per questo fa troppo ridere, è troppo stupido perchè lo si possa prendere sul serio, e il fatto che intrattenga è gia qualcosa, rimane uno dei peggiori film mai fatti, ma è una cagata che fa ridere e di cui c’è qualcosa di godibile, di apprezzabile (come un chiaro messaggio contro la guerra), e ci crediate o no, c’è molto peggio (ma davvero MOLTO di peggio). Ad esempio Manos: The Hands Of Fate, che potrebbe essere tranquillamente definito “il nuovo Plan 9”, o tutto quello fatto da Coleman Francis (re del blando e maestro del grigio, in più di un senso). Ma personalmente credo che il titolo “worst movie ever” vada a Monsters-A-Go-Go, un film che non ha assolutamente nulla, ma nulla di salvabile, e ribadisco, nulla. Ma questa è un’altra (orrida) storia, forse un’altra volta…. Ma sapete una cosa?  Alla fin fine, Plan 9 è solo un altro frutto dell’immenso amore di Wood per il cinema, un amore talmente grande che non si curava di sfociare nel ridicolo davanti al mondo. Ed in fondo questa è la storia di Ed Wood Jr., una storia d’amore verso il cinema, da un regista che il cinema non lo sapeva proprio fare, e di cui la settima arte avrebbe fatto volentieri a meno. XD

P.S. Attualmente è in lavorazione un remake di Plan 9, e nel cast ci saranno diverse “internet celebrities”, tra cui James “AVGN” Rolfe, ma ancora non si sa nulla di più preciso, o se il progetto vedrà la luce a breve.  Del film è presente anche una versione a colori, ma non l’ho mai vista. Nel caso foste interessati a possedere una versione fisica su DVD di questo capolavoro del trash, sconsiglio la versione Drive-In Cult, la qualità video è passabile ma non ci sono extra, ad eccezione del trailer, i sottotitoli in italiano hanno un pò troppi errori, e per il prezzo di listino (9 euro), è un furto bello e buono, visto e considerato che il film è di dominio pubblico, indi può essere scaricato in piena legalità dal web, e comunque non ha mai ricevuto un doppiaggio di sorta.

Aliens
(A Cura di Celebandùne Gwathelen)

Aliens

Seguito diretto del primo Alien, Aliens è una dipartita della serie dal reame dello sci-fi/horror allo sci-fi e basta, lasciando quasi totalmente perdere l’elemento “horror” che già non aveva caratterizzato molto il primo. Come per il precedente film, mi sono gustato anche questo al buio, ma la “fatica” è stata in questo caso totalmente inutile poichè momenti horror ce n’erano solo quando il flash player del mio browser ha dato i numeri ed ha deciso di crashare spontaneamente. Breve riassunto del film, spoilers in arrivo.

Ci siamo lasciati che alla fine del primo film, Ellen Ripley era a malapena fuggita dalla Nostromo e dalle grinfie dell’alieno a bordo della capsula di salvataggio. Tale capsula di salvataggio sembra essere andata non poco alla deriva, e viene trovata dagli uomini della ditta per cui Ellen lavorava nientepopòdimenoche 57 anni più tardi. Ibernata, Ellen non si è resa conto minimamente del tempo che è passato, che le ha portato via la figlia, un tempo undicenne. Quando Ellen spiega l’accaduto ai capi della sua ditta, questi non le credono e la incolpano di aver distrutto una loro nave e “ucciso” l’equipaggio. Ad Ellen viene recovato ogni diritto di continuare a lavorare nello spazio; quando viene a scoprire, poi, che sul pianeta su cui hanno scoperto la strana astronave piena di uova di alien è stata formata una colonia di terraforming, Ripley li prende per folli e li avverte del pericolo. Parole che cadono su orecchie sorde, che non molto dopo dovranno ricredersi sul fatto che quel pianeta non è altro che una “roccia arida e sterile”. Infatti non molte settimane dopo perdono il contatto con la colonia, e quindi vogliono ingaggiare Ellen come “esperta sul campo” per capire cosa sta accadendo lì. In cambio le ridaranno la licenza per pilotare astronavi. Ellen accetta, a patto che la missione sia quella di distruggere gli alieni e non preservarli e studiarli.

Aliens

Ellen Ripley ed i soldati studiano un piano per salvare più civili possibile.

Il capo finanziario della spedizione, Burke, accetta le condizioni e a bordo della Sulaco si dirigono verso il pianeta, chiamato LV-426. Quando i marine, comandati dal capitano Apone, officiale Higgs e con diversi altri personaggi curiosi e/o folli (come la pompata Velasquez e il folle sclerotico Hudson) si dirigono sul pianeta, come aspettato tutto il complesso è vuoto e non ci sono tracce di sopravvissuti, eccetto una piccola bambina di nome Rebecca, che si fa chiamare da tutti Newt. Quando il perimetro viene giudicato sicuro, il resto della squadra scende sul pianeta, tra cui anche Bishop, un androide di cui Ellen si fida ben poco dopo le esperienza avute con Ash. Presto i militari e Burke scoprono che i coloni hanno fatto contatto con gli alieni, trovando diversi “facehugger” invitro, di cui due ancora vivi. Ben presto, grazie a dei transponder, trovano anche segnali dei coloni, tutti radunati sotto uno degli impianti di terraforming. Determinati a capire cosa fosse successo, si dirigono lì, solo per subire un’imboscata di un’armata di alieni, da cui ben pochi ne escono vivi. Apone viene ucciso, e ora Higgs è al capo della situazione. Ripley, stanca della situazione e convinta che viva era rimasta solo Newt, convince Higgs, ora in comando, a bombardare il pianeta dall’alto. Burke si ribella all’idea, dicendo che l’impianto è costato miliardi di dollari alla ditta Weyland-Yutani per cui lavora, ma ai due poco importa ed essendo questa situazione a rischio umani, è il militare a dare gli ordini.

Aliens

Ellen Ripley contro la Regina degli Alieni!

Purtroppo per loro, il velivolo con cui sono scesi sul pianeta e sul quale volavano risalire sulla Sulaco viene distrutto da alcuni Alien (ed i membri dell’equipaggio con l’alien uccisi) e quindi Higgs, Velasquez, Bishop, Newt, Ripley e Hudson rimangono intrappolati nella struttura. Per di più, Burke inizia a sabotare le operazione, volendo “far mettere incinta” Ellen e Newt con i due facehugger vivi dei laboratori, cosa per cui la pagherà amaramente. Comunque sia, col reattore terraforming danneggiato e con le poche munizioni che sono loro rimaste, il gruppo non prevede di riuscire a tenere a bada gli alieni per molto. Per questo Bishop cerca di striscia attraverso i condotti elettrici per raggiungere un’antenna situata fuori dal complesso per telecomandare sul pianeta il velivolo di scorta. Dopo diversi andirivieni, in cui muoiono Hudson e Velasquez, Ellen incontra la regina degli alieni, e dopo averla ferita, distrugge gran parte delle uova covate sotto la struttura di terraforming in dirittura di esplosione nucleare. Insieme a Newt, che era stata rapita, viene seguita dalla regina, fino a quando Bishop non la salva con l’elivelivolo di scorta. Poco dopo la loro uscita dall’orbita la zona viene nuclearizzata dalla gigantesca esplosione mentre i nostri eroi tornano alla Sulaco. Tutto sembra salvo, quando invece si scopre che la Regina aliena è rimasta attaccata al velivolo pilotato da Bishop, e strappa in due l’androide per poi volersela vedere con Ellen stessa e Newt. Ellen però trova e pilota un esoscheletro per elevare carichi della Sulaco e con questo butta la regina Alien nello spazio, salvando la giornata. Alla fine, con Newt, Higgs e un Bishop ancora funzionante, si mette in stasi e torna a casa a bordo della Sulaco.

Aliens

Gli Alien tornano più in forma che mai in questo secondo episodio della saga!

La regia di questo secondo film è stata presa da James Cameron, e lo ritengo un film superiore al primo. Il reparto “horror” è stato quasi del tutto abbandonato, favorendo un approccio più sci-fi/action al film, che gli ha giovato tanto. Adesso l’alieno non è più uno ma sono tanti, e non c’è più la suspance che si sarebbe creata con “dov’è il maniaco assassino”, ma c’è un aspetto “survival” che personalmente mi piace molto e tiene lo spettatore incollato alla poltrona, con la domanda “se la caveranno? se si, come? chi se la caverà?” e così via. Di solito le risposte a queste domande sono ovvie, ma è il modo in cui si sviluppa il film che poi le rende rilevanti o meno. James Cameron in questo film fa un lavoro dannatamente buono, fornendo più e più motivi di suspance durante l’intera durata della pellicola, e la sceneggiatura è di ottima fattura, con quasi nessun momento morto per l’intera durata del film, e piena di cicche qui e lì che renderanno la visione di alcune scene particolarmente piacevoli. Anche i personaggi risultano caratterizzati molto bene e per quanto non siano tutti super-simpatici, sicuramente vi rimarranno impressi. Personalmente, i miei preferiti erano Bishop, Higgs e Ripley. Particolare merito va davvero a Lance Henriksen nel ruolo dell’androide, la sua presenza scenica e modo di recitare hanno davvero reso il personaggio memorabile.

Aliens

Bishop: uno degli androidi più simpatici di sempre!

Tutto sommato, un film davvero bello, che anche oggi sa ancora mostrare i propri muscoli. Nonostante sia dal 1986 (le migliori cose sono di quell’anno, sarà un caso?), l’età non lo impensierisce minimamente ed è per me, più ancora di Alien, un perfetto esempio di “film classico” che anche a 26 anni dall’uscita mostra cosa il genere sci-fi sa essere. Uno spettacolo di film, pieno di azione e momenti drammatici veri e capaci di coinvolgere gli spettatori ora come allora.
Vedetevelo!

Voto Personale: 9,5/10

Dungeons of Dredmor
(A cura di Alteridan)

Dungeons of Dredmor

Esistono molti generi di videogame: dai più classici action, sparatutto in prima persona, giochi di ruolo ai più di nicchia grand strategy e gestionali; eppure nel corso degli anni queste categorie sono andate incontro a modificazioni, ad esempio alcuni generi sono diventati tipici per console mentre altri sono appannaggio del solo pc. Altri invece sono scomparsi del tutto.

O almeno così si pensava.

Guardiamo ad esempio ai dungeon crawler o roguelike game: in questi giochi spesso si interpretavano uno o più sfortunati avventurieri che dovevano cercare di uscire sani e salvi da dei machiavellici dungeon. Parliamo di grandi classici come Rogue (che poi ha dato il nome all’intero genere), Eye of the Beholder, Castle of the Wind e molti altri giochi che hanno segnato un intero decennio, tra il 1980 e il 1990. Purtroppo poi questo genere si perse negli anni, l’industria videoludica cambiò e da genere di nicchia i roguelike si estinsero.

Fino ai giorni nostri.

Il ritorno di Lord Dredmor

È il 2011 e nelle oscure profondità di un piccolo garage di Victoria, in Canada, un gruppo di eroici sviluppatori indipendenti decide di ridare vita ai dungeon crawler: nasce così Dungeons of Dredmor.

La storia alla base di Dungeons of Dredmor è molto semplice: il malvagio signore oscuro Dredmor fu imprigionato nelle fauci della terra da un manipolo di eroi leggendari. Purtroppo, dopo un bel po’ di anni, la magia che lega Lord Dredmor alla prigionia si sta indebolendo e c’è bisogno di un nuovo eroe che rimuova alla radice il problema uccidendo definitivamente il signore oscuro. E quell’eroe, manco a dirlo, sarà controllato nientepopodimeno che dal giocatore.

Dungeons of Dredmor

Chi ha chiuso l’unica entrata/uscita?

Inizierà così la nostra avventura, non prima però di aver scelto la classe e le abilità del nostro improbabile personaggio.

L’abilità che fa per me

Prima di iniziare una nuova partita comparirà, dopo la schermata di selezione della difficoltà, una tabella contenente decine di abilità da cui scegliere le sette da dare al nostro prode eroe. Le abilità sono divise in tre rami che determineranno la classe predominante: Warrior, Rogue e Wizard.

Quelle per Warrior vanno dalle classiche abilità specifiche per tipi di armi, come ad esempio Swords piuttosto che Maces, fino alle abilità per il crafting come Smithing passando per la Berserker Rage.

Le abilità del ramo Rogue sono invece molto più esotiche, potremo essere un provetto Indiana Jones con l’abilità Archaeology, oppure potremo aguzzare la vista con la skill Perception o ancora potremo potenziare i nostri riflessi con l’abilità Artful Dodger.

Il ramo Wizard racchiude le abilità più bizzarre: dalla più classica Promethean Magic, che ci permetterà di usare i più disparati incantesimi di fuoco, si passa rapidamente alla Mathemagic, una particolare forma di magia a base di equazioni e numeri complessi, e se vi piace la mitologia nordica non potete farvi mancare la Viking Wizardry per brandire i fulmini come nemmeno Thor sa fare.

Ovviamente ogni skill è potenziabile e man mano che il nostro eroe avanzerà di livello guadagnerà dei punti da spendere per far progredire le proprie capacità.

Un Diggle per nemico

Come avrete capito dalle immagini presenti in questo articolo e dalle parole di questa recensione, Dungeons of Dredmor non è certamente un gioco che si prende sul serio anzi, l’intento dei ragazzi di Gaslamp Games era quello di creare un gioco con un regolamento solido ma al contempo pieno zeppo di ironia. E quale forma di ironia è più efficace nell’ambiente videoludico se non quella a base citazionistica?

Dungeons of Dredmor

Questa scena l’ho già vista…

Passeranno pochi minuti prima di sentire (in realtà leggerete) un mostro lamentarsi per aver preso una freccia in un ginocchio, oppure avvertirvi che in realtà la torta è un menzogna. Ma non finisce qui: alcune abilità, magie e oggetti prendono a piene mani dalla cultura internetiana, ad esempio con l’abilità “It belongs in a museum” della skill Archaeology potremo spedire, in cambio di un po’ di esperienza, un oggetto raro in un grande magazzino super segreto pieno di scatole. Vi ricorda qualcosa?

Congratulazioni! Sei morto!

Tutto bello ma, in soldoni, il gioco com’è? Difficile. Ma non difficile come guidare sul ghiaccio. Difficile come guidare sul ghiaccio con un’auto con le gomme lisce mentre un bambino ti urla da dieci ore nelle orecchie punzecchiandoti con un punteruolo arrugginito sulle ginocchia, il tutto mentre fuori succede il finimondo.

Dungeons of Dredmor, come ogni dungeon crawler che si rispetti, è un gioco che punisce gli sbagli. È un gioco molto semplice da comprendere, le meccaniche di base sono intuitive e l’interfaccia è tutto sommato accessibile. Tanto è facile da comprendere quanto difficile da padroneggiare, non nascondo di essere arrivato al livello sotterraneo finale solo una volta in quasi cinquanta ore di gioco, avendo portato al massimo tutte le skill che avevo scelto. E ciò nonostante ho avuto fino alla fine non poche difficoltà ad andare avanti.

Dungeons of Dredmor

Il nostro eroe è appena stato ucciso da… un pipistrello con il sedere al vento…

Decine e decine di eroi sono periti durante le cinquanta ore, ma il bello del gioco è proprio questo: se all’inizio può apparire frustrante morire spesso, già dopo qualche ora di gioco si prende la palla al balzo e si sperimentano cose nuove. E se invece della skill Vampirism avessi preso la skill Necronomiconomics?

Il dungeon si espande

Durante quest’anno di vita gli sviluppatori non hanno smesso di tenere aggiornato il gioco, correggendo i pochi bug, aggiustando il bilanciamento di alcune skill o semplicemente aggiungendo cose nuove. Al momento esistono tre espansioni/DLC per il gioco: Realm of the Diggle Gods, You Have To Name The Expansion Pack e Conquest of the Wizarldlands.

Realm of the Diggle Gods introduce cinque livelli ai dieci già presenti nel gioco base, nuovi mostri e sei nuove skill tra cui il Werediggling, che ci permetterà di sfruttare tutta la potenza dei diggle mannari, e l’Emomancy, un nuovo tipo di magia basato sulla cultura emo in cui figurano la potente My Chemical Explosion e la devastante Depressing Elemental Blast.

You Have To Name The Expansion Pack, espansione gratuita, permette ad ogni giocatore di creare i propri dungeon e, in generale, i propri contenuti da diffondere tramite l’integrazione nativa con lo Steam Workshop, la piattaforma di Steam su cui i membri della community possono postare le proprie creazioni. Non mancano ovviamente nuove skill create dagli sviluppatori, come Rogue Scientist, per craftare congegni di ispirazione steampunk.

Dungeons of Dredmor

Il banner dell’espansione gratuita.

Conquest of the Wizarldlands, come la prima espansione, introduce nuovi livelli e nuove abilità oltre ad un dispositivo che permetterà al nostro eroe di avere una dimensione tutta sua sempre a portata di mano in cui depositare oggetti o semplicemente rifugiarsi se la situazione diventa incandescente.

I smell a promotion

Il gioco non è comunque esente da alcuni difetti, ad esempio si ha come l’impressione che gli sviluppatori si siano concentrati un po’ troppo sulle skill magiche che risultano in linea di massima più potenti delle altre, oppure in alcuni casi il gioco potrebbe crashare inspiegabilmente (è presente anche un achievement Steam a riguardo, giusto per non prendersi troppo sul serio) ma fortunatamente la funzione di autosalvataggio scongiura disinstallazioni del gioco in preda alla rabbia.

Dungeons of Dredmor è, in definitiva, un esperimento perfettamente riuscito di ridare lustro ad un genere per troppo tempo abbandonato. Dimenticate la complessità spesso frustrante dei vecchi classici degli anni ’80 e ’90, Dungeons of Dredmor combina la profondità dei vecchi roguelike con l’immediatezza delle produzioni attuali miscelando il tutto con un’ironia citazionistica raffinata ma mai banale.

Promosso.

Voto personale: 8,5/10

The Hobbit
or
There and Back Again
(A Cura di Celebandùne Gwathelen)

The Hobbit

Il prequel di uno dei libri più famosi di tutti i tempi, Lo Hobbit arriverà sul grande schermo alla fine di quest’anno. Quale migliore occasione per rileggerlo e goderselo in tutta la sua gloria originale? Scritto dal professore e linguista John Ronald Reul Tolkien per la prima volta nel 1937, e corretto e riveduto diverse volte fino al 1966, Lo Hobbit è uno dei libri più letti di tutti i tempi, e chiamarlo per bambini è un pò una riduzione della bontà della “favola” che viene raccontata!

La storia racconta le vicende di Bilbo Baggins, un hobbit della contea, che viene reclutato dallo stregone Gandalf il Grigio per andare a recuperare il tesoro dei nani con la compagnia di 13 nani di Thorin Scudodiquercia. Thorin è il legittimo erede di Thrain figlio di Thror, originale re sotto la montagna Erebor, che diversi secoli fa era stata distrutta, insieme alla vicina città di Dale, dal drago Smaug, che si era quindi impossessato dei tesori e tutti i possedimenti dei Nani.
Thorin è determinato a riprendersi il tesoro, soprattutto quando Gandalf gli restituisce una mappa e una chiave segreta appartenuti a suo nonno, trovato privo di senno e vicino alla morte nelle segrete del Necromante a Dol Guldur. Con Bilbo reclutato come “scassinatore”, la compagnia si mette in viaggio dalla contea fino a Erebor. Il viaggio a lungo e sulla via il gruppo ha diverse avventure di minore entità, come l’assalto da un gruppo di Troll, l’incontro con l’Elfo Elrond a Rivendell, la traversata delle Montagne Nebbiose, in cui la compagnia viene presa prigioniera da Goblin e in cui Bilbo incontra Gollum e trova l’Unico Anello. In seguito il gruppo viene seguito da Lupi e quasi arsi vivi sugli alberi dagli stessi Goblin che li avevano catturati nelle montagne Nebbiose, ma ne escono vivi grazie all’intervento delle Aquile; trovano quindi rifugio nella casa di Beorn il mutaforma, devono attraversare Mirkwood, vengono presi prigionieri dagli elfi di Thranduil, re della Foresta, ne fuggono grazie a Bilbo con dei barili vuoti per il vino, arrivano finalmente a Esgaroth sul lago e quindi a Dale. Da lì salgono sulla montagna per cercare l’ingresso segreto che possa portarli da Smaug; questo però viene “allarmato” della loro presenza da Bilbo che, invisibile grazie all’anello, gli fa una visita per accertarsi della sua presenza. In seguito a questo, Smaug vola verso Esgaroth per portarvi morte e distruzione, se non fosse che Bard, un uomo della stirpe dei re di Dale, scopre il suo punto debole e con una freccia nel cuore lo trafigge e uccide.

The Hobbit

La copertina originale disegnata da Tolkien in persona è quella che avete visto sopra; in seguito solo poche versioni la riutilizzarono. Curioso che nonostante Tolkien volle che il titolo del libro fosse The Hobbit or There and Back Again, questa seconda parte del titolo non ci fu nella prima versione dell’opera!

Smaug cade su Esgaroth e la distrugge. Contenti di aver ucciso il drago ma scontenti per la distruzione della città (e convinti che il drago sia uscito solo per colpa dei nani), gli umani di Esgaroth si recano a Erebor a chiedere una parte del tesoro per ricostruire la città. Thorin, però, avido del tesoro, non ne vuole sapere niente e minaccia guerra agli umani, che nel frattempo hanno anche ricevuto l’appoggio degli Elfi di Thranduil, di cui Thorin non si fida dopo la sua cattura da parte loro. Alla fine Bilbo è stanco della situazione, e decide di negoziare lui con gli umani e dargli l’Arkengemma, una pietra di incredibile valore che Thorin voleva per sè. Anche Gandalf alla fine appare tra le fila degli umani, mentre Thorin ancora aspetta l’arrivo di Dain II, suo cugino e sovrano dei nani delle Colline Ferrose. Quando questi sovraggiunge, da nord-ovest all’improvviso sopraggiunge un enorme esercito di Goblin e di Warg. Con questa, la battaglia dei cinque eserciti ha inizio, in cui Nani, Umani ed Elfi combattono insieme contro le malvage schiedere Goblin e licantrope. Gli eserciti alleati sono in inferiorità numerica e sembra che tutto sia perduto, quando alla fine arrivano in loro soccorso Beorn e le Aquile, che salvano la giornata. Durante la battaglia però, diversi nani muoiono e Thorin viene ferito mortalmente, spirando poco dopo aver chiesto scusa agli umani per la sua caparbietà e Bilbo per averlo scacciato dalle sue fila.
Bilbo torna a casa con una parte del tesoro e rivisita Thranduil ed Elrond, prima di tornare a casa per scoprire che stavano dando all’asta tutti i suoi possedimenti. Lo hobbit ferma tutto e riesce a riavere la propria casa, continuando la sua vita da felice hobbit, almeno fino agli avvenimenti del Signore degli Anelli.

Spendere due parole sulla qualità dello Hobbit è inutile quanto d’obbligo. Il libro, per quanto non sia complesso come il Signore degli Anelli (è lungo meno di un terzo, se non ancora meno), è scritto in maniera più semplice e per questo è anche “più facile” da leggere. Nonostante la sua semplicità, però, il racconto è avvincente e presenta una sua epicità, con diversi momenti entrati bagaglio culturale comune di chiunque adori o anche solo conosca il fantasy, come l’incontro a indovinelli con Gollum, l’incontro coi Troll nelle Colline prima di Rivendell, la lotta tra Bilbo e i Ragni giganti nella Grande Foresta e la “battaglia finale” del libro, la famosa Battaglia delle Cinque Armate e molti altri episodi minori. Per di più è inutile negare che Lo Hobbit è stato il primo passo verso l’invenzione del fantasy, e il libro, solo per questo, merita tutta l’attenzione del mondo.

Thror's Map

Ecco la Mappa di Thror, che indica la porta segreta per entrare dentro Erebor

Per il resto, i personaggi sono molto amabili e per quanto nessuno dei nani venga davvero dettagliato per bene (eccetto Thorin Scudodiquercia e Bombur, che è un pò il fessacchiotto del gruppo), le personalità vengono a galla molto bene. Inoltre, Bilbo stesso è un protagonista con cui è facile simpatizzare; impaurito, non particolarmente sicuro di sè ma al contempo dotato di un grande spirito di sopravvivenza, il suo modo di vedere e vivere gli avvenimenti del libro è la grande chiave con cui Tolkien fa funzionare gli ingranaggi del suo libro. Ciliegia sulla torta sono in questo caso i personaggi di Gandalf il Grigio e Gollum, ognuno speciale a modo suo.

Parleremo ancora molto di Lo Hobbit in questo anno e nei prossimi, ma state certi che leggere questo libro fa parte dei doveri di ogni lettore che si vuole definire tale. La facilità e piacere con cui lo si legge, lo rendono un piacevole passatempo e un modo stupendo per introdurre se stessi o altri al meraviglioso mondo fantasy, che tanto è tornato di moda oggi!

Voto Personale: 9,5/10

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