The Weakly Hobbyt #88

The Weakly Hobbyt #88

Nevica in terra teutonica, e tra un’uscita e l’altra tra mercatini natalizi nordici e negozi super affollati, un pochino di tempo per scrivere degli articoli lo abbiamo ancora (anche se un pò a fatica!). Quest’oggi si parlerà di seconde crisi, predatori, hobbit fumettosi e film natalizi vari ed evitabili, ritrovando per una volta la nostra un tempo consueta quaterna di articoli. Buona Lettura! =)

Predators
(A Cura di Celebandùne Gwatehelen)

Predators

Ultimo film, in ordine cronologico interno ed esterno, uscito della saga Predator, questo Predators (notare il finale, come da Alien ad Aliens) promette di essere per la propria saga ciò che il secondo film appena citato è stato per il franchise Alien. Ci riesce? Non ci riesce? Seguitemi.

SPOILERS! A inizio film, un mercenario (che solo a fine film scopriamo chiamarsi Royce) si sveglia mentre è in aria sopra una giungla. Con un pò di fortuna riesce ad aprire un paracadute che ha sulla schiena, e presto si trova insieme ad altri mercenari (inizialmente ostili) in quello che è un luogo che nessuno riconosce. Facendo un rapito brain storming, scoprono di essere tutti killer professionisti, rispettivamente uno Spetznaz di nome Igor, uno Yakuza di nome Hanzo, una Cecchina Israeliana di nome Isabel, uno del cartello messicano di nome cuchillo, uno del Fronte Rivoluzionario Unito di nome Mombasa, un condannato a morte di nome Stans ed un dottore di nome Edwin. L’unico che non pare centrare nulla è proprio Edwin, che per gran parte del film non è neanche armato e solo ad un certo punto ottiene un coltello tascabile. Insieme, il gruppo vaga per la giungla cercando di capire dove si trova, ma dopo aver visto una vegetazione discordante, piante tossiche strane (di cui Edwin prende un pò di tossina sul suo coltello), grosse gabbie per animali e un soldato morto, iniziano a sospettare di non trovarsi in un luogo conosciuto o amichevole. Quando poi, arrivati ad una rupe, osservano un cielo con diversi pianti nel cielo, un sole fisso da ore e un anello di meteoriti per il cielo, capiscono di trovarsi su un altro pianeta. Non molto dopo vengono attaccati da alcuni alieni quadrupedi feroci come cani da guardia, e muore Cuchillo; il suo cadavere però viene messo come trappola e lì Royce e soci iniziano a capire di doversela vedere con veri e propri cacciatori, che su questo pianeta a quanto pare cacciano per gioco portandovi altre specie.

Predators

Tra Royce e Isabelle c’è sintonia, e la cosa si nota da subito, nonostante differenze di opinione nelle prime fasi del film!

Royce insegue le tracce dei “cani” e queste li portano ad un accampamento con un Predator legato ad un palo e tre predator dalla pelle e armatura nera che si rendono visibili alle loro spalle e iniziano a cacciarli; nell’azione uccidono Mombasa.
Nella fuga, incontrano Nolan, un sopravvissuto di una precedente “giocata”, che si è rifugiato in uno strana struttura ad astronave su una rupe e da lì colleziona armi rimaste dai giocanti (Hanzo vi trova una katana!) e cibo per sopravvivere. Dopo anni di solitudine, Nolan è un pò pazzoide, ma spiega loro che i Predator Neri e normali sono nemici tra loro, e che se riuscissero a liberare il predator normale, forse potrebbe portarli dalla loro astronave per far si che possano infine abbandonare il pianeta. Durante la notte però, Nolan prova ad ucciderli; Royce lo anticipa e fa esplodere parte del suo rifugio, che porta gli alieni a scoprire il nascondiglio di Nolan. Questo, disperato, si oppone a loro e viene ucciso. In seguito anche Nikolai si sacrifica con dell’esplosivo per ammazzare un predator nero e Stans viene fatto a pezzi da un secondo predator. Nella fuga nella giungla, Hanzo poi decide di affrontare un terzo predator con la sua nuova katana in una radura nella giungla, facendo guadagnare a Edwin, Isabelle e Royce minuti preziosi per liberare il predator. Hanzo uccide il Predator nello scontro Katana contro Artigli di Ferro, ma perisce per le ferite subite poco dopo.

Predators

Edwin, interpretato da Topher Grace, è il personaggio che più spesso vi farà esclamare “WTF!” durante la visione del film!

Nella fuga, Edwin incappa in una trappola e viene ferito ad una gamba. Royce se ne frega e si dirige verso l’accampamento alieno, ma Isabelle rimane con Edwin. Royce riesce a liberare il predator, e a farsi indicare la strada verso l’astronave, mentre lascia che questi affronti il predator nero. La lotta è acerrima, ma alla fine il predator nero uccide il predator e mentre si vede decollare la sua astronave, questo con un pulsante la fa esplodere.
Nel frattempo, prigionieri dell’ultimo predator nero, Edwin infine intaglia la gola di Isabelle con il suo coltellino con la neurotossina, rivelando di essere stato un assassino psicopatico sulla terra, che però qui tra i “mostri” finalmente si trova a suo agio. Sta per uccidere Isabelle, quando arriva Royce, che probabilmente non era mai a bordo dell’astronave, e dopo una breve lotta, uccide Edwin. In seguito gli piazza addosso diversi esplosivi, e attira il predator nero verso di esso, facendoli poi esplodere. In seguito, dopo una sanguinosa lotta, Royce e Isabelle, insieme, stendono e decapitano l’alieno.
Il mattino dopo, mentre recuperano le energie, vedono nuovi paracaduti in cielo, e decidono di trovare un modo per andarsene dalla roccia…

Predators

L’incontro tra Nolan e il gruppo di sopravvissuti è reso in maniera molto credibile.

Tutto sommato, la risposta alla domanda in apertura è: si! Si, Predators è il primo film della saga ad avermi intrettenuto con rispetto e dignità. Certo, ricalca un pò troppo lo scenario giungloso del primo film, i personaggi sono tutti degli stereotipi e il plot twist finale (di Edwin) fa un pò ridere e imprecare diversi “What the Fuck?”, ma per quello che mi riguarda, il film è stato un bel modo di passare una serata. E, come dicevo, siamo di fronte a un film diverse leghe al di sopra dei suoi prequel, Alien vs. Predator inclusi o esclusi che si vuole. Royce è un anti-eroe carismatico, Isabell un’eroina niente male, e gli altri personaggi riescono tutti, in un modo o nell’altro, di rendersi utili ai fini della trama e fino ad un certo punto memorabili, in particolare Nikolai, che si sacrifica per il gruppo per salvare Edwin, ed in generale sembrava il più spaventato e umano del gruppo.
Inoltre, la scenografia, nonostante abbia avuto come base solo la “monotona” giungla è riuscita a rendere alcune viste davvero niente male, in particolare quella quando il gruppo, da un altopiano, guarda in cielo e vedendovi diversi pianeti e anelli, si rende infine conto di non essere affatto sulla loro amata Terra, ma su un pianeta anche parecchio lontano da casa.
A queste cose fatte bene, si aggiunge un’azione tutto sommato interessante (nonostante ci siano di nuovo migliaia di proiettili sparati a vuoto nella giungla) e un procedimento della trama ben riuscito. La lotta tra Hanzo e il Predator poi è davvero memorabile, e anche il finale (nonostante i diversi WTF) soddisfa abbastanza.

Predators

La lotta tra Hanzo e uno dei predators è una scena che merita di venire vista!

Complimenti ai registi, per aver finalmente reso un film di questa serie meritevole di venire visto. Da notare come, inoltre, il secondo film sui Predator non viene referenziato in nessun altro film, mentre anche in questo film viene citato il caso “in Guatemala” in cui Dutch è sopravvissuto all’alieno, narrato nel primo Predator. Sembra proprio che “Predator 2” nella cronologia non abbia alcuna rilevanza.

Comunque sia, belli gli effetti speciali, carina l’idea dei predator neri e predator normali, anche se un pò forzato il fatto che Royce riesca a comunicare con l’alieno normale e che questo gli mostri sul serio la via verso l’astronave, a meno che non sapesse che comunque il predator nero l’avrebbe ucciso facendo esplodere l’astronave. Ripeto, il film non è esente da difetti e momenti un pò clichè, ma tutto sommato la recitazione è buona (in particolare di Topher Grace nei panni di Edwin e Laurence Fisherbourne in quelli di Nolan) e la pellicola godibile.

Voto Personale: 7,5/10

Crysis 2

(A cura di Alteridan)

Premessa doverosa: ho giocato e finito la versione PS3 del gioco quindi questo articolo si riferisce esclusivamente a questa versione di Crysis 2.

Ci sono giochi che spiccano per una trama ben narrata, per un gameplay originale, per un level design curato e/o per una grafica da urlo.

E poi c’è Crysis 2.

Crysi post-successo

Il primo Crysis è stato un titolo estremamente innovativo che viene ricordato per due principali motivi: il primo, e più noto, riguarda il comparto tecnico che spremeva al limite l’hardware dei pc high-end dell’epoca e che ancora oggi, a distanza di ben cinque anni dalla data di pubblicazione, riesce ad essere pesante ma visivamente appagante; il secondo motivo riguarda invece il level design: con dei livelli estremamente ampi il giocatore ha possibilità virtualmente infinite di approcciarsi alle situazioni offerte dagli sviluppatori.

Sarebbe lecito, quindi, aspettarsi dal seguito diretto almeno il mantenimento di questi due punti che hanno decretato il successo del suo predecessore.

Invece pare che Crytek ce l’abbia messa tutta per mandare alle ortiche quanto di buono c’era in Crysis.

Prophet chi?

Come saprete, Crysis uscì solo per pc e lì vi rimase fino all’ottobre dello scorso anno. Il capitolo successivo invece è stato sviluppato in contemporanea per tutte le console HD di questa generazione, oltre che per pc, per poi uscire nel mese di marzo del 2011.

È quindi corretto pensare che i giocatori sprovvisti di un pc adatto a far girare correttamente Crysis non abbiano avuto la possibilità di giocarci prima dell’ottobre del 2011, più di sei mesi dopo l’uscita di Crysis 2.

È altresì corretto pensare che, a seguito di questa considerazione, i ragazzi di Crytek abbiano inserito nel nuovo gioco un filmato che riassuma le vicende del primo Crysis.

E invece no.

Crysis 2 inizia senza alcun riassunto, senza nessuna spiegazione di ciò che precede gli avvenimenti che andremo a vivere in prima persona attraverso il protagonista di questo nuovo gioco. Ora io ho giocato il primo Crysis quindi so cosa è successo ma vorrei mettermi nei panni di chi non ci ha mai giocato e si ritrova nel mezzo di una narrazione monca, un giocatore che sente nominare persone ed eventi di cui non sa assolutamente nulla.

Una delle scene iniziali del gioco.

Questo giocatore si ritrova esattamente come il marine Alcatraz, il protagonista di Crysis 2: in una nave assieme ai suoi commilitoni, senza alcuna idea di cosa fare una volta giunto a New York, senza sapere quale nemico combattere, nel mezzo di una guerra a lui ignota. Ignota fino al momento in cui la nave viene colpita da non si sa chi e viene tratto in salvo da Prophet, un tizio che lui non conosce che non si sa per quale motivo gli cede la sua nanotuta e poi si spara dritto in testa.

Nanosasso, nanocarta, nanoforbici

La nanotuta è il centro del gameplay, grazie ad essa Alcatraz ha accesso a diversi poteri che lo renderanno un’arma vivente.

La nanotuta ha tre modalità principali: una modalità corazza, che rende Alcatraz più resistente alle cadute da altezze elevate e ai colpi dei nemici, una modalità occultamento, con cui diventare invisibile, e una modalità visore, con cui analizzare l’ambiente circostante e marcare nemici ed oggetti che si ritengono essere importanti. Le prime due modalità non possono essere utilizzate contemporaneamente, mentre la terza può essere utilizzata assieme alla corazza o all’occultamento ma non è possibile brandire armi mentre questa è attiva rendendo Alcatraz vulnerabile agli attacchi nemici. Tuttavia, ad eccezione del visore di base, tutte le modalità della tuta consumano energia e sarà possibile utilizzarle solo per un tempo relativamente breve. Da un certo punto del gioco sarà inoltre possibile potenziare la nanotuta sbloccando potenziamenti passivi per ogni modalità.

Solo un elicottero?

Sulla carta la nanotuta offre una varietà tattica non indifferente al gameplay che altrimenti sarebbe molto simile agli altri shooter sulla piazza.

Sulla carta però perché il gioco è pieno di difetti, alcuni anche di una certa rilevanza.

Serviamo il numero: 36

Il primo difetto, nonché quello più rilevante, riguarda l’intelligenza artificiale nemica. Sia gli umani che gli alieni si comportano in maniera imbarazzante: sarà infatti all’ordine del giorno vedere dei soldati che rimangono fermi quando, da occultati, li spariamo o addirittura una volta ucciso un loro compagno con un colpo alla testa questi si avvicinano al cadavere e restano imbambolati ad attendere il proiettile che li ucciderà. Spesso si rasenterà il ridicolo con montagne di una decina di cadaveri tutti ammassati in uno stesso punto mentre il prode Alcatraz se la ride beato dietro un piccolo riparo.

Quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, quello col fucile è un uomo morto (se la pistola è in mano ad Alcatraz).

Ne consegue che il 90% delle armi non hanno senso di esistere, sarà infatti possibile completare l’intero gioco con la pistola silenziata e un’arma pesante a caso per far fronte ai nemici più corazzati. Spesso non sarà nemmeno difficile trovarne una dato che ogni singola volta che il gioco ci metterà di fronte ad una minaccia un po’ più consistente l’intera area sarà disseminata di lanciarazzi, granate e chi più ne ha più ne metta.

Per la stazione? Sempre dritto

Il secondo difetto invece ha a che fare con il level design. Dimenticate gli sconfinati livelli del primo Crysis, questo seguito vi metterà all’interno di corridoi con qualche area più ampia qua e là, spesso corrispondenti alle zone di attività nemica. La libertà d’azione è assente, non esistono percorsi alternativi, potremo decidere solo tra un paio di opzioni che la nanotuta ci consiglierà.

Opzioni totalmente inutili in ogni caso, un approccio furtivo sarà sempre preferibile a causa della scarsa intelligenza dei nemici tanto che si potranno percorrere livelli interi stando sempre occultati (con piccole pause in copertura per ricaricare l’energia della tuta). Nessun nemico infatti è in grado di individuare Alcatraz quando questi è occultato, e pensare che sarebbe bastato qualche soldato dotato di un banale visore termico (di cui Alcatraz è però provvisto).

Ti si è incastrato qualcosa tra i denti…

Terzo difetto: il comparto tecnico. A fronte delle dichiarazioni di Crytek, secondo cui il CryEngine 3 avrebbe sprigionato tutta la potenza delle console e sarebbe stato una gioia per gli occhi, la realtà dei fatti è ben diversa. Molto diversa.

Visivamente il gioco non è nulla di che, è anzi cosparso di aliasing e le textures utilizzate sono in bassissima risoluzione. Le animazioni dei personaggi sono legnose e per niente realistiche. Sono buoni invece gli effetti particellari e gli effetti di luce, grazie ad un uso ragionato dell’HDR.

Non c’è niente di meglio di una bella esplosione (se solo servisse a qualcosa).

Non è tutto però, il gioco soffre di pesanti cali di frame rate durante le azioni più concitate, spesso durante gli scontri con i nemici più grandi e quando vi è una presenza massiccia di unità nemiche sulla mappa. Inoltre non sarà raro vedere i personaggi nemici incastrati tra carcasse di automobili o tra i cadaveri dei caduti.

Ricaricare dall’ultimo checkpoint

Tirando le somme, Crysis 2 è un completo fallimento.

La trama è banale, raccontata male, piena di cliché, e in cui si fanno continuamente riferimenti a eventi e personaggi che chi non ha mai toccato Crysis non può conoscere, senza fornire alcuna spiegazione degli stessi.

La longevità si attesta nella media degli shooter moderni, intorno alle 8 ore procedendo con calma, ma spesso si desidererà solo andare spediti per terminare quanto prima il gioco e accantonarlo per sempre.

Il gameplay avrebbe potuto dare qualche soddisfazione in più, anche perché la nanotuta è interessante ed è forse la cosa più riuscita di questo gioco. Peccato che non sia valorizzata a causa di un’intelligenza artificiale vergognosa e un level design che avrebbe potuto osare molto di più, ad esempio sfruttando la verticalità che la Grande Mela può offrire.

Chiude il cerchio una grafica non all’altezza delle aspettative, male ottimizzata e piena di bug che compromettono ulteriormente l’esperienza di gioco.

Un’occasione sprecata.

Voto personale: 4/10

Oh, Hai Xmas~

(A cura di Wise Yuri)

the christmas, you're tearing it apart!

Natale. Il periodo dell’anno che oltre ad orribili ed inquietanti babbi natali robotici che cantano e danzano, porta con sè i relativi film, dedicati al periodo più magico, buonista e ovattato dall’anno. Ecco, visto che di film di natale ce ne sono a palate, ed i più importanti e/o famosi gli conoscono tutti, oggi vi parlo di film da NON vedere se volete passare un’oretta di tranquillo divertimento in famiglia, ovvero i film natalizi…. che finiscono sempre sulla lista dei cattivi di Babbo Nasale (questo, se non ve lo ricordate). Giusto alcuni titoli che mi vengono in mente, non sarà un articolo particolarmente doloroso, ma preparatevi. 😀

santa claus conquers the martians

Primo a venire in mente è Santa Claus Conquers The Martians, della serie un titolo, un programma. La premessa di questa bizzarria assoluta è che i marziani vogliono un babbo natale per i loro pargoli, visto che su Marte non c’è (pensa te), e quindi vanno sulla terra per cercare santa claus, rapirlo e portarlo sul pianeta rosso. Ma siccome questa avanzata razza ibrida alieno/set tv non riesce a distinguere il vero “Zio Nicola” da tutti quelli vestiti come lui, decide di rapire due bambini a caso, e da questi farvi portare al vero babbo natale, che se ne sta tranquillo al polo nord, rispondendo ad interviste come una star nel suo laboratorio di giocattoli, assieme agli elfi ed alla facilmente emozionabile Ms. Claus. È in maniera insindacabile uno dei peggiori ibridi di generi filmici (un mix di film natale e fantascienza), ed uno dei film più bizzarri, ridicoli e assurdi mai girati, roba che finisce con prepotenza nella categoria del so bad it’s good, da vedere per credere. Momenti memorabili come l’apparizione di un ridicolo orso polare (un costume davvero da due soldi), un robot giocattolo gigante, e alieni in tutine attilate con televisioni in testa coronano il tutto. Ma perlomeno il titolo vi avverte a che assurdità andate incontro. Ridicolizzato, sbeffeggiato e trasformato in oro comico nella vecchia trasmissione americana Mistery Science Theather 3000.

santa claus mexican movie

…. Ma aspettate! C’è un motivo per cui non ho dato al precedente film il titolo di peggior film natalizio di sempre. Perchè tale premio se lo merita un film messicano chiamato semplicemente Santa Claus, che in maniera inspiegabile riesce a superare in goffaggine, ridicolo e assurdo il precedente film, impresa che va riconosciuta in quanto non facile. Per prima cosa, abbiamo lo scontro “bene vs male” tra santa claus…. ed il diavolo. Sì, il diavolo, o meglio un diavolo qualunque, con tutina rossa, forcone e corna. In un certo senso questa è la cosa meno strana, visto che i messicani sembrano mettere il diavolo dappertutto, in qualsiasi film, libro, etc. (manca un luchador messo a caso, ma amen, non si può aver sempre El Santo in un film messicano). Ma la dose di bizzarria è rincarata da un babbo natale che ride come un maniaco, ed in simil maniera spia sui bambini della Terra dal suo castello orbitante nello spazio, grazie ad inquietanti marchingegni con bocche, nasi ed orecchie, ed una renna meccanica che da piccolo mi avrebbe fatto cagare addosso. E se ciò non è abbastanza, c’è anche Mago Merlino (non me lo sono inventato ora, c’è davvero XD), tonnellate di orribili stereotipi culturali, bambini che cantano e cantano, e cannoni giocattolo che sparano forchettoni nelle chiappe. Il tutto suggellato da un titolo estremamente generico e che non vi prepara a qualcosa di così assurdo, ridicolo e… indescrivibile con aggettivi. Esiste la versione Mistery Science Theather 3000 anche di questo, non a caso visto che lo show prendeva in giro film ridicoli ed assurdi come questo.

star-wars-holiday-special

premetto che non sono un fan di Star Wars, ho ancora la vhs della trilogia originale e mi sono piaciuti i film, ma non sono uno dei tanti devoti ad un fan base che ha quasi più adepti del cristianesimo. Ma ciò non importa, perchè lo Star Wars Holiday Special fu una cosa a cui nessuno sarebbe mai stato pronto, neanche per quelli con il cerino a George Lucas sulla scrivania. Già l’idea “sì, facciamo una special natalizio…. su Guerre Stellari” faceva ridere. Avrebbe (quasi) avuto più senso lo special natalizio di Venerdì 13, a sto punto. Special fatto per la televisione, con buona parte del cast originale nei rispettivi ruoli (Hamill nei panni di Luke, Ford in quelli di Han Solo, etc.), ma con un budget bassino, segmenti d’animazione fatti coi piedi, e soprattutto, un abbondanza di tizi in costume , visto che in questo special conosciamo (pur non volendo) la pelosa famiglia di Chewbecca (ovvero un mucchio di scimmie strapelose che fanno versi disgustosi per un buon 80 % dello speciale), oltre a vedere personaggi come gli alieni della famosa scena nel bar cantare orribili canzoni natalizie. Assurdo vedere Harrison Ford e compagnia in questa cagata mostruosa (spero sian stati pagati bene per questo), il cui fine è salvare… il natale (o come lo definiscono qui, il Giorno della Vita), credo. Sicuramente una delle cose più stupide che abbia mai visto, e ne ho viste di stronzate, ma solitamente roba oscura, misconosciuta, uscita direttamente su DVD, non qualcosa legato ad una serie famosa, idolatrata e con un suo perchè. Da guardare se siete sessualmente attratti dai wookie, o se crediate che una cosa del genere non possa esistere e volete vederla con i vostri occhi. Consiglio la versione Rifftrax (ovvero un nuovo progetto da una parte del team di MST3000), esilarante e capace di farvi piangere dal ridere, mettendo in difficoltà la vostra respirazione. 😀

eeugh

Per concludere, cos’altro se non Santa Claus and The Ice Cream Bunny, ovvero “non un film di natale, ma un’incredibile simulazione”? Questo oscuro e sconosciuto…surrogato di film, che in realtà ha ben poco a ben vedere con il natale, è forse la cosa più vicina alla morte dei sensi che possiate ottenere senza usare percosse e metodi violenti, è il limbo sulla terra, un agonizzante, psicotico e desolato oceano di niente. Anche perchè nessuno sa cosa c’entrasse babbo natale in quello che in pratica era uno spot pubblicitario per un parco divertimenti in Florida chiamato Pirates World, ma vedendo questa…. roba domande del genere passeranno in secondo piano, e vi chiederete cosa questo film abbia a che fare…. con qualsiasi altra cosa. La premessa è che a babbo natale si è ingolfato il motore della slitta proprio sulla spiaggia, e chiede aiuto ai bambini del vicino parco divertimenti, che cercano di disincastrare la slitta abusando di poveri animali (tra cui pecore e maiali, tipici animali da slitta), mentre babbo natale se ne sta lì a guardare, dimenticandosi di andare al bagno (e quindi lasciandosi cadere i “regali” direttamente nelle mutande). L’arrivo del titolare Coniglio Gelato a bordo di un autopompa aiuta, ma solo ad aumentare in maniera drastica il dolore per lo spettatore, ed il livello di inquietudine. Poi all’improvviso il film prende una pausa e inizia un’altro film, ovvero la storia di Pollicina, di talpe arrapate, di rane matrimoniali, e di inquietanti creature indefinibili. Non c’è davvero modo di parlare del film se non descriverlo scena per scena, ma non vi voglio così male da farvi questo, per cui non lo farò. Consiglio di guardare la versione Rifftrax, che dimostra come questo gruppo di comici sia talmente bravo da ricavare un’ora e mezzo di commento audio esilarante da un film che è semplicemente (come lo definiscono loro stessi) puro nightmare fuel, ovvero materiale da incubo e traumi, e questo film è 90 minuti di nightmare fuel, incredibile. Guardatelo se volete avere un natale disturbante e disturbato, ma solo se vi sentite pronti a raccattare i pezzi della vostra anima, ed a riattaccarli con l’ausilio di pennello e colla vinilica a film finito.

Ed è tutto per questo articolo su cosa NON guardare per Natale (parlando invece di cose che vorrei vedere a tema natalizio, direi quel film inventato nei Griffin in cui i Kiss salvano il Natale in versione integrale, io continuo a sperarci XD), a settimana prossima per un articolo che non vi faccia venire gli incubi! XD

Lo Hobbit a fumetti
oppure
La Riconquista del Tesoro
(A cura di Celebandùne Gwathelen)

Lo Hobbit a Fumetti

Settimana prossima, se tutto va come previsto, vi parlerò della prima parte della nuova trilogia di Peter Jackson dedicata a questa prima opera di J.R.R. Tolkien, quest’oggi invece parliamo della trasposizione a fumetti della storia dello Hobbit, basata sulla sceneggiatura (ovvero adattamento a fumetti) di Charles Dixon e Sean Deming e sui disegni di David Wenzel.

Della trama vi parlerò per sommi capi, visto che ovviamente è la stessa del Libro dello Hobbit, di cui vi ho già parlato abbondantemente sul Weakly Hobbyt 81. Eroe del fumetto è Bilbo Baggins, un hobbit, piccole creature umanoidi poco più piccole dei nani, e la sua avventura è una di quelle tanto pericolose quanto inaspettate. Quando il mago Gandalf il Grigio gli chiede di aiutare Thorin Scudodiquercia e la sua compagnia di 12 nani a riconquistare il tesoro sotto la Montagna Solitaria sottratto loro dal drago Smaug, inizialmente l’hobbit rifiuta, solo per poi trovarsi immischiato in un viaggio che lo porta attraverso le grinfie di Troll alla bella città elfica di Rivendell dove vive Elrond. Da lì si avventura per la Montagne Nebbiose dove i nani e lui vengono catturati da goblin, Bilbo trova l’unico anello e incontra gollum, e il gruppo viene assaltato da warg per voi venire salvato dalle acquile.

Lo Hobbit a Fumetti

Il fatidico primo incontro tra Bilbo e Gandalf!

Dopo aver conosciuto Beorn, il mutaforma, il gruppo si avventura per il Bosco Atro, dove quasi muoiono di fame, vengono catturati da ragni giganti e dagli elfi silvani, per poi uscirne di nuovo grazie a Bilbo, che li porterà ad Esgaroth, città sul lago a sud della Montagna Solitaria. Da lì si dirigono infine verso la loro meta, e quando Smaug, infuriato dalla presenza di Bilbo da invisibile nel suo antro, vuole distruggere Esgaroth, Bard, antico discendente dei re di Dale, città alle pendici della Montagna Solitaria, lo uccide con una freccia nel cuore.
Poco dopo scoppia la Battaglia dei Cinque eserciti, dove nani, elfi ed umani combattono insieme contro goblin e warg venuti dalle montagne, in cui muore Thorin e suo cugino Dain viene eletto nuovo Re sotto la Montagna. A fine avventura, quindi, Bilbo torna a casa ricco e, soprattutto, cambiato, grazie alle avventure vissute e all’anello acquisito.

Non c’è nulla da dire sulla trama che io non abbia già detto nella mia recensione del libro. E’ un’avventura senza tempo e ancora oggi affascinante, anche se è ormai l’ennesima volta che la leggo.
Parliamo invece dei disegni e della sceneggiatura.
I disegni, va premesso, sono stati disegnati in un’era antecedente i film di Peter Jackson, ma ciononostante condividono con le sue visioni qualche elemento comune. In particolare la rappresentazione di Gollum è stranamente somigliante alla versione digitale doppiata e mocappata da Andy Serkis. Anche Gandalf, per quanto con alcune fondamentali differenze, è fondamentalmente lo stesso. Cosa cambia molto invece è lo Hobbit stesso, molto più “gnomesco” in questa versione a mio parere, e senza orechhie a punta come invece le ha immaginate inizialmente Tolkien (che solo Jackson ha trasposto in questa maniera, fino ad ora). I nani sono tutti estremamente barbuti, e quasi irriconoscibili l’uno dall’altro, e spesso cambia solo il colore della barba o dei vestiti. Il loro ruolo nel fumetto non è molto importante, in realtà, e aiutano solo quando c’è scritto così nel libro e fanno poco altro.

Lo Hobbit a Fumetti

Bilbo vede per la prima volta i tre troll, e prova a rubare loro qualcosa!

Quello che il fumetto riesce a ricreare molto bene è la terra di mezzo stessa e le sue creature. Smaug, per esempio, è disegnato con la maestosità che uno si aspetta dall’ultimo grande drago del nord, l’incontro tra Bilbo e Gollum è reso in maniera interessante, con l’oscurità della caverna accentuata dalla poca luce derivante per lo più dagli occhi di Gollume e la sua pelle chiara, il Bosco Atro e la sua verde oscurità, e così via.
Mi è parzialmente che la storia, come narrata nel fumetto, sia leggermente più noiosa di come era invece scritta nel libro stesso, ma forse questo è perchè ho letto solo di recente il libro e mi ricordavo ancora gran parte delle scene.
E’ molto bello l’incontro tra Gandalf e Beorn, in cui viene, come nel libro ma con più dettaglio, narrato del mago Radagast il Bruno, e in generale ci sono diversi momenti in cui Lo Hobbit a Fumetti prende anche materiale dalle appendici del libro stesso o dalle appendici del Signore degli Anelli. Sono piccole chicche che donano al fumetto un ulteriore motivo per venire letto.

Lo Hobbit a Fumetti

Ed ecco un altro incontro del destino: Bilbo meets Gollum!

Tutto sommato, insomma, una lettura abbastanza lunga ma molto piacevole, con un tratto artistico che può piacere come non piacere, ma che comunque è pulito e limpido e riesce a rendere in maniera maestosa la Terra di Mezzo con le sue immagini.
Raccomandato.

Voto Personale: 8/10

E per questa settimana abbiamo concluso. Sperando che la neve non sommerga le nostre case nel frattempo, vi auguro una felice seconda domenica di avvento (qui in germania si “festeggia” sta cosa, in Italia non tanto!) e ci ritroveremo qui tra sette giorni a cominciare col tema con il quale oggi abbiamo smesso! =) A presto! ^_^

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