The Weakly Hobbyt #96

The Weakly Hobbyt #96

Salve a tutti gli internauti che si sono sintonizzati su queste pagine. Volendo farvi rosicare potrei dirvi che mentre lo stivale Italiano pare sommerso da tempeste di neve e ghiaccio, qui in terra teutonica la neve viene piano piano sciolta da un bel sole caldo. Frattanto le giornate passano tra Carnevale a Colonia, studio, lavoro e il mai troppo lodato angolo di relax che ci donano i nostri hobby come la lettura, la visione di lungo- o cortometraggi e il videogiocare.
Questa settimana abbiamo una tetrade di articoli davvero ricchi. Ricchi più per la qualità che la quantità, e vi devo confessare che scegliere il banner per questo numero è stato davvero davvero arduo, proprio perchè su quattro articoli, ne abbiamo quattro da copertina. Già. Infine ho optato per Freaks!, non solo perchè è una webserie che ho davvero gradito molto, ma anche perchè è di natura assolutamente italiana, ed essendo noi un blog italiano, saremmo poco promotori di noi stessi a non mettere in luce talento che proviene dalla penisola. Eccovi perchiò in copertina, ancora una volta, una webserie, e fanno due su due, dopo aver messo in risalto prima del quintetto super-umano, i ragazzi spersi nel più grande motore di ricerca mondiale. Oltre a Freaks!, parleremo anche della favolosa avventura/visual novel/opera d’arte indie To the Moon, del picchiaduro armato capolavoro Namco della fine dello scorso millennio e ultimi ma non ultimi di Sam & Max, il duo detective reso famoso da LucasArts e ora sotto mano dei TellTaleGames. Non spercherò altre parole, buona lettura e lasciate un commento!

Freaks! the series
Prima Stagione
(A Cura di Celebandùne Gwathelen)

Freaks! the series

Dire che il panorama delle web serie non sia interessante e quantomeno stuzzicante, in particolare dal punto di vista italiano, sarebbe avere il prosciutto sugli occhi. Io stesso lo avevo fino a un pò di tempo fa, ovvero fino a quest’estate, quando mi sono visto Lost in Google (di cui abbiamo parlato molto positivamente nel Weakly Hobbyt #76) e ne sono rimasto ammaliato. Passa poco e mi interesso anche all’altro progetto di web-serie italiana, Freaks!
Nata da una collaborazione di tre Youtuber italiani, Claudio “NonApriteQuestoTubo” Di Biagio, Guglielmo “Willwosh” Scilla e Matteo “CaneSecco” Bruno, e poi espansa in maniera tremenda, Freaks! nasce sulla falsariga di serie come Misfits! a simili, in cui alcuni giovani scoprono di avere superpoteri…

Parliamo delle puntate, e poi della serie in generale.

  1. Freaks: Nella prima puntata assistiamo all’evento che da inizio alle vicende che sconvolgeranno le vite dei nostro protagonisti: una ragazza bionda morde il collo di un ragazzo in un parco, e da il via a una serie di accadimenti apparentemente non legati tra loro. Viola (Claudia Genolini) e il ragazzo Simone (Matteo Quinzi) tornano da una festa; lui si sta arrabbiando con lei per il fatto che lei si è messa a parlare e ha ricevuto qualcosa da un ragazzo mentre lui la cercava. Silvio (Claudio di Biagio) è ubriaco e tentenna per le strade di Roma lunatico e fuori dal mondo. Andrea (Andrea Poggioli), in una discoteca a Roma, ha appena flirtato con la ragazza sbagliata e se la deve vedere con il suo ragazzo e due tirapiedi. Marco (Guglielmo Scilla), nel frattempo, sta a letto con una ragazza (Ilaria, interpretata da Martina Pinto) ed i due stanno per fare sesso. Cambio di scena e vediamo la ragazza bionda con la bocca insanguinata andarsene dal parco lungo le strade di Roma. Il malcapitato morso intanto è sopravvissuto, ma sanguina ferocemente dal collo e si sente come il suo battito cardiaco stia diminuendo. Ad un tratto tutti questi ragazzi sentono qualcosa vibrare in loro. Ad Andrea passa per primo; il bullo ed i suoi tirapiedi si fanno più vicini e spaventato Andrea piange. All’improvviso anche il bullo ed i suoi tirapiedi si mettono a piangere, e Andrea sfrutta il momento per scappare. Contemporaneamente la lite tra Viola e Simone raggiunge un’escalation, e quando lui le mette le mani addosso, Viola con la sua mano lo sposta. All’improvviso il ragazzo non ci vede più, ma continua a guidare la sua Clio. In quel momento Silvio attraversa la strada, vede la macchina e questa devia. Peccato che dall’altro lato stava attraversando la strada la ragazza bionda, che i due quindi investono. Sotto-shock, il ragazzo di Viola ferma la macchina; sembra essere diventato cieco. Viola si spaventa e la scena degenera quando la bionda si alza, Viola chiama l’ambulanza, Silvio si avvicina incuriosito, Andrea passa per la scena correndo, la bionda attacca Silvio e Viola inizia a urlare.
    Altrove, Marco fa sesso con Ilaria col tempo che torna indietro in maniera continua e permette a Marco di ricominciare da capo; quando i due smettono, Marco le dice di amarla e nel successivo scambio di battute viene cacciato di casa. Mentre Andrea gira euforico per Roma ed eventuali passanti sembrano condividere la sua euforia, Silvio cerca di tranquillizare Simone insieme a Viola stessa. Quando più tardi sulla scena compare Marco, anche lui vuole aiutare; è lì che si rendono conto che la bionda è -puf!- sparita. Altrove, il ragazzo morso si accascia contro un muro e sembra morire. Contemporaneamente, altrove, tutti e cinque i ragazzi svengono all’unisono.
    Cambio di scena e vediamo un uomo (probabilmente il ragazzo morso) con una croce sulla mano fumare.
    Altro cambio di scena e quando i ragazzi si svegliano, si ritrovano in una casa a tavola con una signora che chiede loro se vogliono del caffè.
  2. BlackOut: I cinque ragazzi si sono appena risvegliati e si ritrovano con “gente sconosciuta” a tavola. Marco nota che sono passati quattro mesi dalla sua notte con Ilaria, a cui ripensa. Silvio nota che è a casa sua e pensa di essere tanto ubriaco. Andrea pensa di essersi fatto degli acidi e cerca di fare la faccia disinvolta, ma quando nota che la fanno tutti, gli passa la voglia, che sembra passare anche agli altri. Viola nota come Marco la fissa pensieroso, e pensa che deve chiamare Simone. La bionda intanto ha sete, tanta sete e non è sete di acqua. Sta per alzarsi, quando torna la signora che ha chiesto se volevano un caffè e serve loro le bevande. E’ la madre di Silvio. Segue una conversazione in cui sembra che Viola sia la ragazza di Silvio, i due volevano prenotare un volo per Orlando o New York, stavano cercando casa e c’è una festa. Marco fa capire ai ragazzi che sono tutti nella stessa sitiazione, che si sono risvegliati dopo quattro mesi senza ricordarsi nulla e poco dopo i ragazzi scendono sotto casa di Silvio, che saluta la mamma.
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    Marco, come tutti gli altri, si trova all’improvviso, totalmente spaesato, a casa di Silvio, quattro mesi dopo il suo ultimo ricordo…

    Quando Marco cerca di fare il punto della situazione, e Silvio si ricorda di come la bionda gli è saltata addosso, il gruppo viene disturbato dalla comparsa di un uomo con il volto irriconoscibile. La bionda sembra riconoscerlo, Viola chiede se lei sa qualcosa, e poco dopo il gruppo si da alla fuga, tranne la bionda, che si fa aggredire dall’uomo senza volto che lei pare riconoscere e ferma un suo pugno come se nulla fosse. Poi scappa con gli altri. Silvio e Viola fuggono verso la macchina di lui, dove l’uomo senza volto li raggiunge. Viola mette mano sul cambio dove aveva la mano anche Silvio, che all’improvviso diventa cieco. Viola si rende conto che è lei la causa della ciecità e si scusa piangendo. Altrove, la bionda e Andrea sono in macchina con Marco. Lui prova a capirci qualcosa quando li chiama Silvio sul cellulare; il gruppo decide di incontrarsi, e una volta di nuovo riuniti cercano di capire cosa è loro accaduto. Piano piano a Silvio, adesso cieco, e Marco tornano in mente i fatti della prima puntata e ricordano Viola e la bionda. Viola si allontana per fare una telefonata, quando Silvio fa loro notare che ha guidato per venti minuti cieco senza prendere “un palo, un gatto, una nonnetta”. Dichiara che evidentemente hanno i superpoteri, Viola acceca le persone e lui è “quello estremamente figo e imbattibile”. Marco fa notare che la bionda ha respinto il pugno dell’uomo che a suo dire la inseguiva in quella notte di quattro mesi fa, quando a Silvio torna la vista. Il gruppo decide di fare ricerche in maniera indipendente, col patto che il primo che scopre qualcosa chiama gli altri. A quanto pare, hanno ciascuno i numero di cellulare dell’altro. Il gruppo si separa, con Silvio che va a calcetto e Viola che dichiara che loro due sono in crisi.

  3. Blacked Out: In questa puntata i ragazzi cercano di fare ricerche…ognuno a suo modo. Viola va da Simone, che però è incavolato nero e le dice di stare con i matti come lei. Silvio gioca a calcetto, e segna un sacco di gol. Andrea torna a casa a fare ricerche sui suoi social network. Mentre Marco camminando per strada nota un gruppo di belle ragazze passargli accanto; all’improvviso il tempo si ferma, le ragazze tornano indietro e quando Marco si rigira per guardarle, il tempo riparte. Stupefatto, Marco racconta questo episodio ai suoi amici che incontra poco dopo al bar, che però sembrano saperne già tutto. Scopre inoltre che con Ilaria la storia è durata solo tre giorni e che ci è stato un flirt tra lui e Viola di cui Silvio non sa nulla. Quando torna a casa la bionda, ha una visione di un uomo che scrive e che ricerca i ragazzi su Facebook, e poi di un bambino che sente i rumori di una donna che viene picchiata dal piano inferiore della sua abitazione. Inoltre inizia a sentire delle voci.
    Silvio, di ritorno dalla partita, fermo ad un semaforo, istiga alla lotta un ragazzo mandando bacetti alla bionda seduto accanto a lui. I due accostano e Silvio viene picchiato, ma prima che l’uomo lo riesce a finire, gli viene un’attacco di tosse e se ne torna in macchina. Silvio rimane a terra dolorante ma ride. A fine giornata, Viola si prepara per il letto mentre la bionda si prende un ragazzo in una discoteca e si vede più tardi in una doccia con la bocca insanguinata. Silvio intanto aggiorna il suo status scrivendo “I’m the lucky one…”, e poco prima che si corica Ilaria, vediamo l’uomo senza volto fuori la sua finestra che la osserva.

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    Viola inizia a temere il contatto con altre persone, quando nota che nottandole le acceca!

  4. Powerful: A inizio puntata notiamo un ragazzo che fuma che strappa la pagina del suo blocco note. Altrove, Marco scopre che è eccitandosi che riesce a viaggiare nel tempo, e si ritrova su una spiaggia urlando felice “Yatta!”. Silvio osserva delle radiografie di un cranio e un cervello umano.
    Andrea si spara le pose davanti allo specchio per poi uscire con i suoi amici, sui quali sembra iniziare a capire che riesce a trasmettere i suoi sentimenti sulle altre persone, ridendo felice e facendo ridere pure loro. Intanto Silvio pare aver perso 2000€ che gli ha dato la madre al gioco due mesi e mezzo fa. Quando ruba una montagna di banconote da cinquanta e scappa da queste persone a cui deve i soldi, non solo riesce nella fuga, ma contemporaneamente organizza la cena con la madre e prendere il taxi ad una signora quando il rumeno che lo inseguiva lo aveva quasi raggiunto.
    La ragazza bionda, che finalmente scopriamo chiamarsi Giulia, parla con la visione del ragazzo che ha morso la sera della prima puntata, e sembra che è colpa sua tutto quello che succede. Nel frattempo un ragazzo sanguinante sta morendo sul pavimento a poco dal divano dal quale sta parlando con la sua visione. Quando un ragazzo bussa alla porta, lei lo fa entrare. I due parlando rapidamente di un corpo scomparso da quattro mesi, e del ragazzo morto sul pavimento. Il ragazzo, che Giulia chiama “fratello maggiore”, chiede a lei cosa fare e lei rimanda al mittente la domanda e afferma di avere ancora fame.
    Viola chiama Marco e gli dice che è successo di nuovo che toccando un ladro che stava scippando una signora (la nonna di Claudio di Biagio!!), questo è rimasto accecato. Marco non le rivela che ha scoperto che viaggia nel tempo eccitandosi. I due si incontrano e decidono di testare il potere di Viola su un passante per capirci qualcosa, ma a parte un dolore agli occhi e un breve momento nero, Viola non ne capisce molto. Poco dopo, Marco le rivela come funziona il proprio di potere. Frattanto anche Silvio e Andrea si sono incontrati e decidono di testare il “culo” di Silvio facendo una cosa “davvero brutta”. Silvio va davanti una chiesa “a sfidare Dio”, e gli vengono lanciate contro pietre e sassi e infine anche una campana, ma nessuna di queste cose lo colpisce.
    Giulia è uscita e quando il fratello la chiama notiamo come ha appena dato un pugno a un muro e questo si è rotto. Poi ha ancora una visione del ragazzo che ha morso con la croce sulla mano che scrive note e si fa appunti in maniera ossessiva e poi ancora una visione del bimbo. Poco dopo, sia Andrea, che Silvio che Marco e Viola vedono vedersi correre contro l’uomo col viso indistinguibile. I ragazzi vengono raccolti in un sol posto “per caso”. Giulia ha la visione del ragazzo morto che le dice di scegliere da che parte stare, e poco dopo ha una visione in cui le dice che devono far tornare tutto come era all’inizio. Poco dopo, l’uomo senza viso li raggiunge e Giulia lo carica e atterra con un pugno. Gli altri contribuiscono a malmenarlo, per poi scoprire che non si è difeso affatto.
    Il gruppo interroga Giulia, che confessa di aver ucciso un ragazzo quattro mesi fa che secondo lei ha causato tutto questo e ora li vuole tutti morti. Andrea non crede che Giulia dica tutto, ma Marco ha la “brillante idea” di dormirci su e il gruppo si separa. A fine puntata, vediamo Marco fare di nuovo sesso con Ilaria, ora apparentemente più in controllo dei propri poteri.

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    Giulia invece ha sete…tanta sete!

  5. What If…” : facciamo un passo laterale. In questa puntata osserviamo cosa sarebbe successo se i Ragazzi non avessero avuto i loro poteri. Anzitutto, a Marco sarebbe andata bene con Ilaria, i due si sarebbero risvegliati assieme, fatto colazione e lei avrebbe mandato poi un messaggio con un “Ti Amo” a lui. D’altro canto, però, il ragazzo col morso non sarebbe sopravvissuto (per qualche strano motivo che scopriremo) e Giulia e il fratello devono trovare un modo di sbarazzarsi del cadavere, poichè il ragazzo viene cercato dalla madre. Viola e Simone sono in giro con la Clio fuori città, muti entrambi, mentre Marco gioca con i suoi amici a “Nomi, Cose, Città” e descrive loro uno strano senso di insoddisfazione dopo essere stato con Ilaria. Comunque, i due escono quella stessa sera, e parlano del destino e di come se qualcuno conoscesse il proprio destino, farebbe volente o nolente qualcosa per cambiarlo.
    Andrea si sveglia 24 ore dopo, pestato a sangue e dolorante, e quando accende la TV sente la notizia di un ragazzo scomparso, tale Gabriele, che è proprio il ragazzo che ha subito il morso di Giulia e che quella notte il fratello maggiore di Giulia sembra avere sepolto, con non poche fatiche etiche e fisiche. Oltre a questo, Andrea ricorda la sera prima, in cui ha visto come la Clio dove stanno dentro Simone e Viola mette sotto un ragazzo. I due giovani, spaventati, se la filano. Il ragazzo messo sotto è Silvio. Fine.
  6. Trick: A inizio puntata Silvio riceve una telefonata. Poco dopo, vediamo come Viola inizia a non vederci più, e di come, stranamente, inizia a vedere con gli occhi delle persone che invece tocca. Prima si imbatte in un vecchio signore che le chiede se va tutto bene, poi sfrutta le persone per strada per orientarsi. Alla fine, però, sembra venire urtata da qualcuno.
    Cambio di scena e notiamo Marco usare un gabinetto pubblico. Ad un tratto sente un rumore dietro a se e si avvicina alla cabina di fronte, fino a quando non entra nel bagno un signore e lui lascia stare per uscirsene. Altrove, Giulia parla con Gabriele, anche se non si capisce se è una visione o no.
    Silvio assiste a pranzo ad una lite tra i suoi, che sembra si stiano separando. Andrea intanto va da alcuni spacciatori per farsi dare il fumo pagatogli, ma quando si arrabbia che loro fanno finta di niente, anche questi si arrabbiano e cacciano Andrea. Questo va da diversi psicologi, ma tutti subiscono il suo potere e non riescono ad aiutarlo. Solo un amico via telefono che non si capisce chi sia gli da il consiglio di stare tranquillo, che è solo un periodo di stress. I due promettono di sentirsi la settimana prossima.
    Altrove, Giulia chiede a Gabriele (o una sua visione) perchè lui la sta facendo diventare così, che lei non è così; lui invece le risponde che lei ora è proprio ciò che lei voleva essere, e che “manca poco”.
    Silvio, ancora a pranzo, viene chiamato da Andrea, che era stato chiamato a sua volta da Viola, che diceva di stare molto male. Lo avvisa che tra poco il gruppo si riunirà da lui. A gruppo riunito Viola racconta agli altri del cambio di potere. Silvio le toglie gli occhiali e quando nessuno ride, se ne va in bagno. Marco è davvero preoccupato per Viola, ma questa è molto taciturna, e quando lui le chiede come ha fatto ad arrivare fin lì, dice in maniera vaga che “l’hanno aiutata”. Giulia ha ancora una visione di Gabriele, in cui lui le dice che è lei che deve lasciarlo andare. Li interrompe Silvio all’improvviso entrando in casa, Giulia se ne và e Silvio porta fuori dalla sua stanza Viola. Marco si arrabbia quando nota come il ragazzo le dice qualcosa all’orecchio, ma Andrea lo calma. Giulia continua a vedere Gabriele in varie stanze della casa di Silvio, mentre Andrea porta via Silvio in un’altra stanza. Lì lo convince che Marco vuole brillare agli occhi di Viola, e che il suo potere (di Silvio) affascina le donne. Silvio gli crede, poi chiede al giovane che fine avesse fatto la sua cravatta.

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    Silvio si crede un figo. Andrea non fa che aumentare il suo ego…non che questo ne avesse bisogno!

    Cambio di scena e sono di nuovo tutti nella stanza; Marco prova a far parlare Viola, ma questa gli dice di essere stanca. Giulia intanto al posto di Viola vede Gabriele, che le offre il suo collo quando questa dice di avere sete. Frenetica, Giulia si butta su Gabriele, ma questo ovviamente non c’è nella stanza, e quindi morde Viola al collo. Solo con lo sforzo combiato dei quattro ragazzi, la riescono a togliere. Giulia, con la bocca insanguinata, scappa, mentre Silvio si avvicina a Viola, e dichiara che è morta.

  7. …or treat: Silvio chiama Viola, ma questa non risponde. Rapido, propone di tornare indietro nel tempo, ma quando Marco si fa per sbottonare i pantaloni, Andrea incita Marco a non farlo lì. I tre vanno nel salone, ma arrivano solo Andrea e Marco, e solo quando il primo dei due lo chiama a gran voce, Silvio torna. Sembra però non avere la più pallida idea di cosa i due stanno facendo, e solo grazie all’aiuto di Andrea, il gruppo infine fa il balzo temporale.
    I tre si ritrovano all’improvviso in un bagno pubblico. Marco lo riconosce subito come quello in cui il giorno prima si trovava. A quanto pare sono stati loro a provocare i rumori, e solo l’ingresso del signore fa desistere il Marco del presente in cui si trovano dal guardare nella loro cabina. Il Marco attuale dice loro di stare attenti a non incontrare le loro copie, e mentre Silvio chiede cosa ci fanno lì e Marco inizia ad arrabbiarsi, il ragazzo urta Viola. Era quindi lui ad averla urtata il pomeriggio prima.
    Cambio di scena e vediamo Gabriele in una libreria a ordinare libri. Quando ne chiede uno su Uruboro, la libraria è costretta a deluderlo. Gabriele esce poi dalla libreria, guarda l’orologio in maniera strana, e se ne và. Torniamo al gruppo di ragazzi, che spiegano a Viola che sono dal futuro e che vogliono evitare che Giulia le strappa il collo a morsi. Silvio non capisce, e solo quando Viola gli dice che deve fare come dicono Andrea e Marco sennò sta “nella merda”, lui dice di avere afferrato. Il gruppo porta Viola a casa di Silvio, mentre questi cercano di trovare un piano. Marco spera in una “botta di culo” e il trio inizia a sperimentare meglio sui poteri di Silvio, ma le cose non vanno come dovrebbero. Distrutti e a secco di idee, Marco pensa che forse con una trasfusione del sangue di Silvio, “l’essenza della fortuna”, riescono a salvare Viola. Muniti di siringa vanno a casa di Silvio, ma mentre aprono la porta, c’è Giulia che disturbata da Silvio (l’unico che si affaccia), se ne và. Il trio si dirige in bagno, ma Marco è teso e non riesce a prendere il sangue a Silvio. Questo è rilassato, e solo quando ancora una volta dice di non capirci nulla, Marco capisce che il Silvio che hanno portato con sè, non era il Silvio che ha assistito alla scena della morte di Viola. E’ allora che Marco, spiando dal bagno, nota l’altro Silvio, e manda Andrea a fermarlo e non farlo entrare in stanza. Andrea si inventa allora la storia di Marco geloso ed i due vanno nell’altra stanza a parlare. Marco promette che spiegherà tutto a Silvio se andrà a chiamare Viola per farla andare nel bagno. Lui così fa e rimane in stanza; mentre il suo io della realtà attuale viene ancora trattenuto e lodato da Andrea. Viola va nel bagno a incontrare Marco, inizialmente è terrorizzata dalla siringa, ma quando Marco le spiega il piano, lei accetta e si fa iniettare il sangue di Silvio.
    La scena di Giulia che assale Viola succede ugualmente, e Andrea si allarma. Quando il suo io del presente e Marco seguito da Silvio escono dalla stanza, afferra Silvio e lo trascina nel bagno. Nel frattempo il duo del presente prova a tornare indietro nel tempo ma non ci riescono. Andrea a questo punto provoca una sua eccitazione, che trasmette a se stesso (e Silvio) e che quindi viene trasmessa a Marco, causando il trio del presente a tornare nel passato. Col flusso temporale ristabilito, Marco si reca da Viola, che non è affatto morta ma solo gravemente ferita. I due si tengono la mano. Il momento tenero viene distrutto da Andrea, che spiega loro che Giulia è sparita. Poco dopo entra in stanza Silvio, che dice che in cambio è venuto a trovarli un nuovo amico. Nella stanza entra Gabriele.

    Freaks! the series

    Gabriele, davanti al suo tavolo di ricerche, mentre fuma…

  8. Exit: Ultima puntata della prima serie, riprendiamo con Giulia ancora sporca del sangue di Viola, che ha una visione di Gabriele che esce dalla libreria. Vede come sull’orologio che guarda c’è un countdown che segna 37 ore, e poco dopo, quando chiama il fratello (Daniele) di smettere di cercare il corpo di Gabriele, visto che questo è ancora vivo, ha una nuova visione del bambino, che a quanto pare ha visto la propria madre morta in un lago di sangue, ma non ha visto il viso della persona che l’ha uccisa.
    Poche ore prima, Silvio si ritrova all’improvviso sotto casa sua, quando gli si avvicina Gabriele. Silvio è inizialmente spaventato, ma poi capisce chi è e accetta ad aiutarlo. Gabriele dice che per farlo, bisogna fermare Giulia. Come già detto, Silvio porta Gabriele a casa sua dagli altri e questo inizia a dare qualche spiegazioni. Il tipo senza faccia, a quanto pare, voleva lui, Gabriele, e non gli altri. Era uno sbaglio, e il gruppo sembrava non c’entrarci nulla. Giulia ha intenzione di uccidere Gabriele nuovamente al locale Blackout, come se tutta la loro storia fosse tornata al punto di partenza. Gabriele dichiara di avere poteri anche lui, e di aver causato lui i poteri ai ragazzi, ma nessuno chiede perchè. Inoltre se Giulia lo ucciderà, tutti perderanno i poteri. Marco non sembra molto legato al suo potere e neanche Viola, ma questa fa notare che senza i poteri, Silvio finisce sotto la sua macchina a 90 all’ora. In un modo o nell’altro, Gabriele, che anche lui ha avuto un BlackOut e non ricorda gli scorsi 4 mesi, sa solo che è tutto ricominciato daccapo con la differenza dell’orologio col Countdown al suo polso, e sa che per fermare tutto, bisogna fermare Giulia. Chiede ai ragazzi di aiutarlo che riluttanti accettano.
    Nel frattempo Giulia si incontra col fratello Daniele, e gli narra della visione che ha avuto in cui Gabriele parla coi ragazzi e sembra metterglieli contro. Giulia dice che Gabriele li sta usando per vendicarsi di lei. Chiede a Daniele se ha “trovato qualcosa”, ma questo scuote la testa e dice che non c’è nulla, ma che almeno “la cosa che è successa a loro non è successa ad altri”. Giulia è contenta che “la cosa almeno non si è sparsa”. Sembra comunque intenzionata ad uccidere Gabriele.
    Giulia poco dopo ha una visione in cui Gabriele le dice che gli hanno creduto e che ora è lei il mostro. Giulia lo manda via, dicendogli che non è davvero lì.
    Segue un bel monologo di Silvio sui supereroi, mentre il gruppo si prepara. Silvio osserva con faccia corrugata le tomografie dell’altra volta, mentre Marco si rende conto di avere una ciocca di capelli bianchi. Infine il quintetto si incontra davanti al BlackOut, con Viola e Marco che si tengono per mano, per permettere a Viola di vedere. Silvio va alla teca per ubriacarsi, Andrea si droga e trasmette il suo status alterato al locale, mentre Marco invita Viola a ballare, che si rifiuta. Marco la bacia, ma Viola si stacca e fa cadere il cellulare. Arrabbiata, se ne esce dalla discoteca e chiede a Marco perchè l’ha baciata. Marco le dice perchè le piace e la vuole, ed i due finiscono a letto. Marco si eccita e viaggia a ritroso nel tempo, fino al punto in cui Viola gli chiede perchè l’ha baciata. Marco non risponde e Viola se ne và arrabbiata. Andrea, frattanto, flirta di nuovo con la ragazza sbagliata, ed è costretto a fuggire dal locale. Silvio lo vede uscire, mentre Gabriele è nel parco antistante il locale a fumarsi una sigaretta. Giulia lo vede e si avvicina. In quel momento Viola nota che le è caduto il cellulare. Marco prova a chiamare Gabriele ma è occupato. Questo è perchè Gabriele ha provato a chiamare prima Viola, poi Silvio, che però è troppo ubriaco per rispondere. Quando Viola e Marco tornano nel locale, la ragazza segue lo sguardo di uno che ha toccato per notare che Giulia è già nel parco.

    Freaks! the series

    Il cast di Freaks! al gran completo!

    La scena dell’inizio della serie si ripete, con Giulia che prima bacia, poi fa per azzannare Gabriele. Arrivano in tempo gli altri ragazzi che provano a fermare Giulia, ma invano. Solo quando questa si avventa su Silvio, all’improvviso viene scaraventata via da un’onda energetica e batte con la testa contro una pietra.
    Poco dopo, i ragazzi si sentono di nuovo vibrare tutti, come all’inizio della serie, e poco dopo che Giulia riapre gli occhi, si ritrovano proiettati all’improvviso quattro mesi a ritroso. Marco è di nuovo a letto con Ilaria, Viola nella macchina con Simone, Silvio ubriaco per le vie di Roma, Andrea alle strette con i bulli del BlackOut e Giulia alle spalle di Gabriele, che si ritrova sanguinante come la sera di quattro mesi fa. Viola fa fermare la macchina di Simone (adesso ci vede!) e scappa. Silvio pure scappa via da dove si trova, e addirittura Marco si riveste, e scappa verso il parcheggio dove poco prima abbiamo visto Gabriele spalleggiato da Giulia. Intanto, un nuovo protagonista si vede arrivare sulla scena, un uomo che guida un furgone bianco. In qualche modo ha sopraffatto Giulia e Gabriele e li ha messi entrambi nel retro del furgone, poi ha guardato l’orologio, si è messo alla guida ed è andato via. Solo poco dopo, Marco arriva sulla scena, senza sapere cosa fare.

Freaks!, inutile dirlo, ha una trama davvero intricata e miseriosa, piena di domande a cui non viene data risposta e personaggi il cui scopo non è ancora ben chiaro.
Mi è stato inoltre detto che si basa fortemente su serie come Misfits e Heroes, che però non ho mai visto, quindi non saprei quanto questa diceria sia vera o meno. Giudico quindi Freaks! per quella che è, una webserie italiana, fatta da ragazzi sui vent’anni, con poca o niente esperienza come attori, registi o sceneggiatori professionisti. E come tale, devo dire, che è una serie stupenda.
Partiamo dagli attori: Claudio Di Biagio è incredibilmente espressivo, ha una mimica stupenda e un talento per la recitazione che avevo già apprezzato tanto sia nei suoi video su YouTube che nel suo cameo in Lost in Google. Guglielmo Scilla si rivela presto il “cervello” del gruppo, e per quanto preferisco l’espressività di Claudio Di Biagio alla sua capacità di interpretare un normale ragazzo universitario, anche lui se la cava davvero bene. Andrea Poggioli, invece, non lo conoscevo affatto prima di Freaks! (qualcuno sa se ha fatto qualcosa prima di questa webserie), ma è riuscito a convincermi in tutto e per tutto, sia come espressività, che come recitazione. Ilaria Giachi e Claudia Genolini sono entrambe brave nei loro rispettivi ruoli; Ilaria riesce a rendere molto molto criptica Giulia, le dona una freddezza ed espressività che secondo me non sono facili da recitare. Claudia ha un ruolo “meno difficile” da recitare, ma riesce a portare in vita un personaggio comunque un pò strano, parzialmente isterico e parzialmente “quotidiano” con abbastanza disinvoltura. Nella serie ci sono altre comparse, più o meno ben riuscite, e la recitazione è tutto sommato su un livello davvero buono e direi anche ottimo considerando che credo questi ragazzi siano alle loro prime esperienze con un progetto di tale entità.
Unico attore che non mi ha molto convinto è Giampaolo Speziale, nel ruolo di Gabriele. La cosa, però, è presto spiegata; Giampaolo in realtà non fa l’attore, ma il cantante, nel suo gruppo chiamato About Wayne. I membri del gruppo About Wayne (Giampaolo Speziale, Daniele Giuili, Jacopo Antonini e Francesco Catitti), difatti, separati e non come About Wayne, sono i compositori delle musiche della serie. E come tale, mi sento di perdonare Giampaolo per le (poche a dire il vero) “carenze” dal punto di vista della recitazione, e mi viene di fargli una sonora pacca sulla spalla per la composizione (insieme ai suoi amici assolutamente NON legati agli About Wayne) per la colonna sonora della serie. Ispirata molto a Lost e serie sulla sua falsariga, con poche pizzicate e melodie incredibilmente orecchiabili (sto fischiando il tema di Freaks nella mia vita quotidiana da mesi), è un piccolo capolavoro. Davvero i massimi complimenti.

Freaks! the series

Marco tenta di incoraggiare Viola ad usare il suo potere. Tra i due c’è del tenero!

A queste ottime performance si aggiunge un lavoro di sceneggiatura (sempre di Claudio Di Biagio, Guglielmo Scilla e Giampaolo Speziale) e di regia (principalmente Matteo “CaneSecco” Bruno e Claudio Di Biagio) davvero stupendo, con inquadrature che mi sono piaciute molto e una direzione video tutto sommato di altissima qualità. In particolare alcune idee nella serie (come la doppia puntata coi viaggi nel tempo, in cui però Silvio vive gli eventi quasi come li vive lo spettatore e non come la vivono i personaggi della serie) sono davvero delle genialate. I poteri stessi sono pensati bene, belli ma al contempo facilmente attuabili con i mezzi che può avere una tale autoproduzione. I personaggi sono riusciti bene, i luoghi in cui sono stati girati i momenti ripresi sono curati, e tutto il lavoro è davvero degno degno degno di venire visto da quante più persone possibile.

Insomma, consigliate Freaks! the series a tutti i vostri amici. E’ una serie che mi è piaciuta molto, che ho mostrato ai miei di amici, che è piaciuta molto a loro, e tramite passaparola ora Freaks! è arrivata alla fine della seconda stagione. Perchè recensirla solo ora? Non lo so, non ci avevo mai pensato prima, e ho pensato che dopo Lost In Google, col giusto tempo e con la giusta cura avrei recensito anche Freaks! Se non fosse per una trama un pò caotica e diversi avvenimenti che all’interno della prima serie proprio non si spiegano, avrebbe preso un voto ancora superiore. Ma non fermiamoci ai voti per una volta, e lasciatevi stupire dal gruppo di attori/registi/sceneggiatori/compositori italiani autori di questa meraviglia! =)

Torneremo a parlare di Freaks!, ma per ora recuperate i video, recuperati gli Appunti di Produzione (tutti reperibili sul Canale YouTube di Freaks!) e i Backstage e godetevi questa piccola grande web serie italiana!

Voto Personale: 8,5/10

To the Moon

(A cura di Alteridan)

C’è una cosa che accomuna tutti gli esseri umani quando nascono: non importa che siano italiani, inglesi, cinesi, bianchi, neri, cristiani, musulmani, ebrei. Tutti gli esseri umani piangono quando vengono al mondo.

C’è una cosa che accomuna tutti gli esseri umani quando giocano To the Moon: non importa che siano bambini, adolescenti o adulti. Tutti gli esseri umani piangono quando giocano To the Moon.

La dipartita del gioco

To the Moon non è un videogioco, questo è bene precisarlo fin dall’inizio. To the Moon è un’esperienza narrativa (poco) interattiva camuffata piuttosto maldestramente da videogame.

Realizzato tramite RPG Maker, l’opera di Kan Gao ha una struttura simile ad un’avventura grafica ma piuttosto che focalizzarsi sulla risoluzione di enigmi lo studio Freebird Games ha preferito concentrarsi sulla narrazione. Una narrazione che ha come protagonisti Eva Rosalene e Neil Watts, due scienziati che lavorano per la Sigmund Corp, e Johnny Wyles, un anziano vedovo morente.

La luce della Luna ci guiderà nel menu principale.

La Sigmund Corp è una società che opera nel campo dei ricordi: i due scienziati, tramite una particolare macchina, possono entrare nelle menti dei loro pazienti e modificarne i ricordi per fargli vivere un evento fittizio ed esaudire un ultimo desiderio prima della morte.

Il desiderio di Johnny è semplice: andare sulla Luna.

La radice del ricordo

Per esaudire il desiderio di Johnny, la professionale Eva e lo spaccone Neil dovranno capire perché questi voglia andare sulla Luna, e qui viene il compito del giocatore: prendendo il controllo dei due scienziati dovremo cercare oggetti, sia nel mondo reale che nella mente di Johnny, che possano rievocare ricordi al paziente. Un compito estremamente semplice dato che gli oggetti su schermo saranno sempre pochi, il gameplay quindi non è altro che un mero orpello.

Una delle scene iniziali del gioco: Eva, Neil, il medico e la governante sono attorno al letto dove riposa Johnny.

Una volta raccolto un determinato numero di oggetti, i due protagonisti potranno raggiungere un punto più profondo della memoria di Johnny. Un viaggio a ritroso, dalla vecchiaia fino all’infanzia, in cui gli scienziati incontreranno le proiezioni delle persone importanti della vita di Johnny, tra cui la moglie River, vero fulcro dell’intera vicenda.

Non voglio aggiungere null’altro poiché la trama è il punto di forza di To the Moon e rovinarvela sarebbe un crimine imperdonabile.

Un Fiume di lacrime

All’inizio dell’articolo ho parlato del pianto. To the Moon è un’esperienza toccante, è sicuramente il gioco che offre più emozioni in assoluto. Mi sbilancio: nessun’altra opera, che sia un romanzo o un film, colpisce tanto quanto To the Moon. Per quanto possiate ritenervi dei duri, per quanto possiate sforzarvi di trattenere le lacrime, sarà impossibile resistere. E una volta arrivati ai titoli di coda vi ritroverete con gli occhi rossi e con il magone senza neanche accorgervene. Colpa anche di una colonna sonora toccante che si integra alla perfezione con la narrazione, composta in gran parte da pezzi suonati al piano.

Molte scene, nonostante la realizzazione tecnica, sono decisamente toccanti.

È difficile scrivere altro su questo gioco, in parte perché è un prodotto che dura poco più di un film (siamo intorno alle tre ore) e in parte perché, come detto più volte, il gameplay è praticamente assente e quindi si può parlare solo dello sviluppo della trama, cosa che ho già detto che non farò.

Tirando le somme: To the Moon è un prodotto raffinato, una di quelle opere che si vedono raramente non solo nell’ambito videoludico ma nel “mercato” dell’intrattenimento in generale. Un gioiello che, al contrario della Luna, splende di luce propria abbagliando la quasi totalità delle produzioni più blasonate.

Concludo dicendo che per questa recensione ho deciso di non dare un voto. Non si può imbrigliare un’opera di tale caratura in un voto asettico, così come non si può dare un voto agli affreschi della Cappella Sistina.

Vi lascio quindi con un consiglio: giocate To the Moon.

Soul Calibur
(A Cura di Celebandùne Gwathelen)

Soul Calibur

Abbiamo parlato poco tempo fa di Soul Blade, antesignano di una delle serie di picchiaduro più iconiche del mondo videludico. Quest’oggi focalizziamo la nostra attenzione sul suo seguito e su quello che, a detta di molti, è ancora oggi uno dei migliori picchiaduro di sempre. Uscito originariamente per Coin-Op in Giappone nel 1998 e poi fatto uscire su Dreamcast nel 1999, Soul Calibur ha poi visto il suo ritorno su console nel 2008, quando è uscito il porting per Xbox 360 del quale parliamo quest’oggi. Anche per me, è questa la prima volta che ci gioco, e quindi la domanda a cui darò risposta è, per lo più, se quello che da molti è stato dichiarato il RE dei picchiaduro ha ancora oggi un diritto alla sua corona!

SoulCalibur presenta una serie di opzioni di gioco piuttosto “scarsine”, se paragonate a quelle offerte da Soul Blade, che permetteva di affrontare il gioco in singolo in moltepilici modalità, tra cui una simile alla modalità storia in cui bisognava progredire tra battaglie via via più difficili con determinate condizioni. La modalità in singolo principale di SoulCalibur invece è quella Arcade, in cui al giocatore vengono presentati otto combattimenti uno di fila all’altro. La modalità in singolo classica, insomma.
Oltre a questa, ci sono diverse altre modalità di gioco, come il Time Trial (fate fuori i nemici dell’arcade in meno tempo possibile), Survival (cercate di sconfiggere quanti nemici potete di un infinita serie di nemici, con la barra vitale che non viene resettata da uno scontro all’altro), VS Mode (combattete contro un amico!), Team Battle (create una squadra di fino a otto combattenti e affrontate la CPU!) e Practice (per allenare le vostre abilità). A ciò si aggiungono ovviamente le opzioni e una modalità Museo in cui è possibile vedere gli artwork di gioco (in HD!), venire a conoscenza di informazioni su personaggi, armi ed arene e osservare delle (in molti casi) bellissime e molto coreografiche esibizioni di lotta dei nostri guerrieri.
E “questo è tutto”, come si suol dire.

Soul Calibur

Sophitia combatte nuovamente Cervantes: nel primo gioco le è andato bene, riuscirà a bissare il successo?

Va aggiunto che la versione per DreamCast di Soul Calibur aveva a sua disposizione anche una modalità Missioni, omessa nel porting per X360. Il motivo? Lo spazio. All’epoca del rilascio di Soul Calibur, Microsoft permetteva sul suo Marketplace solo titoli con una dimensione massima di 250 MB. Poichè aggiungere la modalità missione avrebbe causato il valicamento di questa barriera di spazio, Namco-Bandai decise di escluderà (insieme ad una modalità di gioco online) per dare invece spazio agli artwork in HD. Ironia del tutto è che poche settimane prima del rilascio di Soul Calibur, la Microsoft decise di togliere questa stupida limitazione. Namco, però, aveva ormai deciso di rilasciare il gioco così e non cambiò i suoi piani.
Un vero peccato, visto che ora il gioco è monco della sua più bella modalità single-player. La modalità missioni ci vedeva impegnati in una mappa dell’europa e asia, in giro per le diverse arene ad affrontare missioni via via più difficili dettate da particolari condizioni. Una specie di Edge Master mode di Soul Blade, insomma, con personaggi avvelenati, bordi delle arene esplosivi, colpi invisibili e addirittura ratti velenosi che dettavano il ritmo dello scontro. Tutta roba che, se presente, avrebbe allungato di molto la longevità del titolo.
Sul DreamCast, inoltre, questa modalità permetteva al giocatore di sbloccare artwork, arene e costumi dei personaggi, nonchè personaggi extra. Mancando su X360, qui i bonus, gli artwork e le arene sono tutte disponibili già in partenza, rendendo effettivamente privo di senso giocarsi l’Arcade, dato che anche i vari finali dei personaggi sono già disponibili nella modalità Museo. Un grosso peccato, insomma, che NamcoBandai non abbia deciso di rinviare l’uscita del suo gioco di lotta prediletto da Famitsu per aggiungerci le modalità che tanto lo avevano reso gradevole presso i fan delle modalità single-player.

Fatta questa doverosa premessa, veniamo al gioco vero e proprio. Come già detto, nel porting per XBox 360, i personaggi sono già tutti sbloccati all’inizio. Il roster di nove personaggi di Soul Blade (non contando reskin e personaggi segreti impossibili da prendere) si è più che raddoppiato, portando il totale in Soul Calibur a ben 19! Ve li presento brevemente, sottolineando le new entry!

  • Astaroth: è un golem creato da un culto che adora il dio della guerra Ares, chiamato Fygul Cestemus. La missione del golem è di recuperare la più forte spada di tutte, la Soul Edge, per riportarla al gran capo del culto. E’ stato modellato secondo il “Gigante Bianco”, e come questo brandisce una gigantesca ascia.
  • Edge Master: Un maestro d’armi del lontano oriente, Edge Master è bravo a brandire qualsiasi tipo di arma ed usare qualsiasi stile di combattimento. Maestro del lottatore Kilik, questo personaggio mima lo stile di combattimento di un personaggio qualsiasi, diverso ad ogni round.
  • Hwang Seong-gyeong: Di ritorno dal primo gioco, Hwang utilizza la sua sciabola unito ad un misto di arti marziali cinesi e coreane, pesantemente influenzati dal kung fu. E’ ancora in cerca di Seung Mi-Na, che è di nuovo scappata dal dojo del padre.
  • Inferno: il boss poco carismatico della serie torna anche in questo gioco, come incarnazione della Soul Edge. Questo era il suo nome nel primo gioco tra l’altro, ma il personaggio tolto il nome è rimasto identico. Come Edge Master, combatte cambiando stile di combattimento in ogni round, prendendolo da uno a caso dei personaggi di gioco.
  • Ivy: unico personaggio che non solo è nuovo in Soul Calibur, ma presenta anche uno stile di combattimento nuovo e unico. Ivy è la figlia di Cervantes, e come tale ha sangue contaminato dal male della Soul Edge nelle sue vene. Il suo è un viaggio di redenzione, che vuole provare se distruggendo la Soul Edge, anche il male nelle sue vene cesserà di esistere. La sua spada è una cosìddetta Spada a Serpente (Serpent-Sword), ovvero una lama che a comando si allunga per diventare una frusta lamata, capace di ferire gravemente il nemico dalla distanza.
  • Kilik: costui è un altro giovane guerriero in cerca di redenzione. La notte in cui si conclude Soul Edge e Siegfried viene accettato dalla spada del male come suo proprietario, tutti i monaci del dojo in cui Kilik si allenava con la sua “sorella” Xianglian impazziscono. L’unica a non subire questa follia è Xianglian stessa, protetta da un artefatto di nome Dvapara-Yuga. Quando la ragazza passa l’oggetto a Kilik, si sacrifica per la salvezza del suo prediletto. Ripresosi ed essendo stato allenato da Edge Master per anni, Kilik vuole ora distruggere la Soul Edge per redimersi di tutti i morti che ha causato. Kilik combatte con un bastone similmente a Seung Mi-Na.
  • Lizardman: Un misterioso essere metà lucertola e metà umano, combatte con una spada ed uno scudo con uno stile simile a quello di Sophitia. Poco si sa di lui, se non il fatto che è a capo di una banda di lucertoloidi in giro per villaggi per saccheggiarli. E’ in cerca della Soul Edge per diventare più potente.
  • Maxi: è un giovane filibustiero, in giro per il mondo in quanto figlio di un commerciante. Un giorno incontra Kilik e decide di seguirlo nei suoi viaggi, e quando di ritorno da uno di questi vede come Astaroth e alcuni uomini lucertola distruggono la nave del padre, decide ancora una volta di tornare da Kilik per chiederlo di aiutare a vendicarsi del golem. Il giovane combatte con un Nuncha-ku.
  • Mitsurugi: Di ritorno dal primo gioco, il miglior lottatore di Katana del mondo continua la sua ricerca per trovare qualcuno in grado di batterlo a duello. E’ invecchiato un pochino in questo gioco, ma ha anche guadagnato una caterva di nuove mosse samurai.

    Soul Calibur

    Mitsurugi dimostra alla newcomer Xianghua chi è il re dell’arena!

  • Nightmare: ovvero, la nuova identità di Siegfried. Canonicamente Soul Blade finisce con Siegfried che, vedendo Cervantes sconfitto da Sophitia e Taki, si avvicina alla Soul Edge per farla sua. Purtroppo accade il contrario, ovvero la spada del male si impossessa di Siegfried, scatenando una serie di eventi a livello mondiale chiamato Evil Seed (la perdita di senno di Kilik e di tutti i monaci di quel dojo è solo una di questi). L’anima del cavaliere del Sacro Romano Impero Germanico è intrappolato in questa armatura in cerca di sempre più anime. Combatte con lo spadone a due mani di Siegfried demonicamente modificato dalla Soul Edge.
  • Rock: il Gigante Bianco torna dal primo gioco, ora in cerca di Bangoo che era stato apparentemente rapito. La sua ascia è ancora la sua arma di riferimento, e la usa con grande maestria. La setta di Fygul Cestemus si è ispirata a lui e al suo stile di combattimento per creare il golem Astaroth.
  • Seong Mi-Na: figlia del maestro di una delle scuole marziali più talentuose della corea, la giovane ragazza è ancora una volta in cerca di approvazione del padre. Per questo si mette di nuovo in cerca della Soul Edge, per distruggerla questa volta, con la sua fedele alabarda.
  • Siegfried: originariamente disponibile solo una volta conclusa la modalità Missione/Arcade con Nightmare, Siegfried torna dal primo gioco curato apparentemente dalla sua infestazione della Soul Edge. Il suo stile è ripreso da quello del primo gioco, basandosi fortemente sul combattimento veloce e bruto con la sua Zweihänder.
  • Sophitia: Anche la guerriera greca che nel primo Soul Blade ha contribuito alla distruzione di Cervantes torna in Soul Calibur, ancora una volta in cerca di un modo di scacciare per sempre il male dal mondo. Promessa sposa del fabbro Rothion, posticipa le nozze per i suoi viaggi. Combatte ancora una volta con le armi sacre datele da Efeso, la Spada Alpha e lo Scudo Omega.
  • Taki: la famosa ninja del primo gioco, armata come sempre delle sue spade cercatrici di demoni Mekki-Maru e Rekki-Maru, è di nuovo parte del cast di protagonisti. Più agile e determinata che mai, Taki vuole distruggere la Soul Edge da cui sente sprigionarsi un’incredibile forza malvagia, nonostante pensava di averla distrutta con Sophitia alla fine della lotta con Cervantes.
  • Voldo: anche questo antipatico sordo-muto e cieco fa il suo ritorno in Soul Calibur. Il suo stile è diventato ancora più serpentino e scorpioniforme, e le sue due katar sono più affilate che mai.
  • Xianghua: giovane ragazza mandata dall’imperatore della cina ad aiutare in segreto un suo gruppo di soldati in cerca della “spada degli eroi”, Xianghua incontra nei suoi viaggi Kilik e Maxi, e decide di aggregarsi a loro. La giovane combatte con una spada con uno stile molto simile a quello di Hwang, ma aggiunge a questo la sua grazia e statura minuta.
  • Yoshimitsu: questo personaggio, originato nella serie Tekken, viene trasposto nell’universo di Soul Calibur e rappresentato come suo lontano antenato. Ladro ma al contempo combattente d’onore, Yoshimitsu aveva giurato lealtà al daimyo Oda Nobunaga, finchè questo non razziò il suo villaggio natio. L’ Yoshimitsu perse un braccio, ma non la volontà di lottare il male, e armato con la sua katana è ora in cerca di ogni male sulla terra, intento a distruggerlo.
  • Cervantes: il pirata non-morto da ritorno dall’aldilà in cui era stato mandato dagli sforzi congiunti di Taki e Sophitia. Privo, ora, della Soul Edge (da cui è stato, a sua insaputa, resuscitato quando questa prese possesso di Siegfried), Cervantes impegna tutte le sue energie per ritrovarla e farla di nuovo sua. Combatte ancora con due spade, di cui una però ora contiene una pistola nell’elsa!
Soul Calibur

Seong Mi-Na cerca l’approvazione del padre; Nightmare si accontenterà di mangiarle l’anima.

Come già anticipato, il cast di personaggi si è incredibilmente arricchito; peccato che c’è un grosso MA sulla faccenda.
Molti personaggi, difatti, sono delle copie carbone l’uno dell’altro, e combattono in maniera incredibilmente simile se non addirittura identica. Questo vale per Xianghua e Hwang, Astaroth e Rock, Seong Mi-Na e Kilik, Edge Master e Inferno, Lizardman e Sophitia e Siegfried e Nightmare. Inoltre Maxi combatte con uno stile preso praticamente da Li-Long del primo gioco della saga, rendendo Ivy l’unico personaggio davvero nuovo della saga (Yoshimitsu è ripreso da Tekken e non posso considerarlo al 100% nuovo).
La cosa riuscita bene in tutto questo, fortunatamente, è che i personaggi nuovi sono tutti ben pensati e studiati nonchè realizzati. Nonostante un parco mosse comune, insomma, a nessuno verrebbe da dire che vedere combattere Lizardman è come giocare con Sophitia, o che Xinaghua e Hwang sono lo stesso personaggio. La caratterizzazione grafica li rende comunque sufficientemente diversi da non incappare in un fallimento di gamedesign da parte di Namco.

A proposito di game design. Parliamo di quello che dovrebbe essere il piatto forte di ogni picchiaduro che si rispetti, e che certamente è il piatto forte di Soul Calibur. La giocabilità, ovvero il sistema di combattimento.
In questo, difatti, Soul Calibur ha portato la rivoluzione. Ricorderete sicuramente che in Soul Blade le meccaniche di combattimenti erano fondamentalmente come quelle di Tekken, ovvero si va verso il combattente nemico o lontano da esso con destra e sinistra sul gamepad, e ci si abbassa premendo in basso e si salta premendo la croce direzionale in alto. In Soul Calibur, il sistema di controllo viene rivoluzionato. Adesso, difatti, i combattenti non si muovo più in maniera lineare e bidimensionale sull’arena di lotta, ma in maniera completamente libera e tridimensionale. Il salto è ora relegato alla pressione del tasto di difesa (ricordate la totale customizzazione dei controlli di Soul Blade? Fa un gradito ritorno) in congiunzione con la croce direzionale in alto. Muovere semplicemente la croce direzionale in alto, invece, permette al personaggio di muoversi lateralmente (a sinistra per il Player One, a destra per il Player Two). Questo, sembra banale ma è bene dirlo, rivoluziona totalmente la giocabilità di un titolo. Ora un pugno o un calcio (o una spadata) non necessariamente colpisce sempre l’avversario quando questo è direttamente adiacente a se stessi. Bisogna anche essere l’uno di fronte all’altro.
Per fortuna i combattenti si muovo sempre in relazione all’altro, e così si ha un pò l’impressione di combattere con il lock o Z-targetting introdotto da Ocarina of Time. Il sistema di controllo, tra l’altro, rimane fedele allo standard Namco di precisione e affidabilità. Di più, il tempo di reazione necessario per inserire le combo delle mosse è stato aumentato, in maniera da rendere il gioco ancora profondo e decisamente godibile, ma molto meno complesso e quindi più immediato.
Questa rivoluzione ha anche reso gli attacchi più gestibili e ruotabili. Come nel primo Soul Blade, le mosse eseguibili si basano meno sulla forza del colpo, quanto sulla direzione dello stesso. Questo sistema, ora, ha molta più versatilità. In passato, infatti, era difficile muoversi in maniera efficace lateralmente. ORa questo è molto più facile, e le mosse verticali, seppure ancora molto potenti, perdono la loro “finalità”. Il tasto della mossa orizzontale invece diventa molto importante quando un combattente si muove intorno a se, piuttosto che in avvicinamento o allontanamento.
Il sistema, con un piccolo ma fondamentale cambiamento, si è rivoluzionato e ha permesso con poche mosse, molta più profondità. Calci, prese e mosse speciali tornano come nel primo gioco, e il sistema di difesa rimane invariato dal primo Soul Blade, per il bene del nuovo sistema. Quello che non torna invece è il fatto che le armi, dopo averle usate n-volte per pararsi, si rompono o vengono perse. Il vostro combattente non sarà mai disarmato. Se è un bene o un male non lo sò, ma diciamo che la featurette in meno non si nota più di tanto.

Soul Calibur

Ivy è un personaggio che farà ancora molto parlare di sè e del suo modo di vestirsi. Per ora, malmena il golem Astaroth.

Se proprio va fatta una critica al nuovo sistema di combattimento è l’uso anti-intuitivo della direzione meridionale della croce di comando. Spostandola in alto, ci si muove verso il “lato lontano” dell’ambiente tridimensionale presentato nello schermo. Premendo il pulsante difesa, invece, e poi la leva verso l’alto, il combattente esegue un salto. Verrebbe intuitivo quindi programmare i comandi in modo che verso il basso un giocatore si “avvicina” alla telecamera rispetto all’ambiente tridimensionale dell’arena. Invece non è così, e premendo la croce direzionale verso il basso, il personaggio si abbassa. Assolutamente controintuitivo. Per farlo avvicinare, invece, è necessario o premere due volte rapidamente il pad verso il basso, oppure iniziare a camminare verso il “lato lontano” dell’arena, e poi andare nella direzione opposta. Assolutamente, lo ripeto, assolutamente controintuitivo. Nelle mie prime partite questa meccanica mi è costata non poche mazzate, e anche quando poi la si sa, continua a risultare scomoda e troppo meccanica.

Per quel che riguarda l’aspetto tecnico visivo del titolo, siamo ovviamente di fronte ad un gioco datato 1999, proiettato in alta definizione su XBox 360. Non è possibile aspettarsi di certo grafiche all’avanguardia, eppure Soul Calibur è una gioia da vedere. I modelli dei personaggi sono curati e dettagliati, i vestiti ed i capelli si muovo col vento e con le botte subite ed i movimenti e le animazioni di lotta sono tutte (con pochissime eccezioni) riuscite e credibili. L’unica sbavatura è il modo in cui vengono impugnate da alcuni protagonisti alcuni delle armi, in particolare Seong Mi-Na e Hwang, ma sono piccole sbavature che possono venire perdonate, soprattutto se si pensa che in una delle arene, situata sul monte olimpo, i lottatori hanno addirittura il classico “respiro gelato” con area vaporizzata che esce dai loro nasi.
A proposito di arene, anche queste sono molto curate. Per lo più siamo di fronte a piattaforme con uno sfondo di diversa entità (in ogni scontro è infatti possibile vincere per Ring-Out, ovvero buttando l’avversario fuori dall’arena, come nel primo gioco). Le piattaforme però sono tutte di forma e dimensione diversa, si va da triangoli a ovali, da cerchi a rettangoli, arene grandi ed arene piccole, insomma, un pò di tutto. La cosa che più colpisce sono i dintorni di queste arene, parzialmente poligonali, parzialmente bounding-box-ate (ovvero con uno sfondo pre-disegnato e texturato non poligonale, per via della distanza dallo spettatore), che sono tutti caratterizzata in maniera unica e particolare. Si fa dall’appena menzionato Tempio di Euridice in cima al Monte Olimpo a caverne sotterranee riempite di lava, passando per tempi, piattaforme sospese o costruite su un lago. Tornano anche alcune arene del primo gioco, come quella di Nightmare tra le rovine di un castello o quella di Cervantes, nel porto con ancorata vicina la sua nave, la Adrian, che si muove sulle onde e al vento. Tutto fatto molto bene oggi, e sicuramente roba da pietra miliare all’epoca in cui Soul Calibur uscì. Aggiungete a questo che alcune arene si possono “visitare” con diverse condizioni, come giorno o notte, autonno, primavera o inverno, con tanto di fiochi di neve, foglie o boccioli in fiore trasportati dal vento.

Soul Calibur

Non potete sentirlo perchè Rock e Kilik fanno troppo casino con le loro armi, ma i dialoghi del gioco sono tutti i giapponese, per fortuna sottotitolati.

L’aspetto sonore del gioco è buono. Le melodie sono abbastanza orechhiabili, anche se nessuna è davvero epica o degna di nota, e il commentatore prende una posizione di primo piano in questo gioco, commentando ogni match non solo con “Ring-Out!”, “Perfekt” o “You Lose”, ma facendovi notare come a ogni battaglia vinta questa rafforza l’anima del vostro guerriero o come, se perdete “[you are] seriously wounded, but [your] soul still burns!”, parole rese famose anche dalla canzone di Eminem, Hellbound.

Tutto somatto, siamo di fronte ad un titolo tecnicamente ben fatto, con un sistema di gioco rivoluzionario per l’epoca e che ancora oggi regna sovrano nel campo dei giochi di lotta tridimensionali.
I pochi difetti imputabili al gioco dipendono per lo più da un porting sfortunato da DreamCast a XBox 360; insomma, se avete ancora un DreamCast, cercate Soul Calibur per il canto del cigno di SEGA. In alternativa, sappiate che Soul Calibur su 360 è un’esperienza ancora un pò monca, ma decisamente piacevole se giocato contro qualche amico, avendo un sistema di gioco ancora molto avvincente e non sentendo quasi per niente il peso di questi 14 anni che ormai ha sul groppone.

Consigliato a chiunque.

Voto Personale: 8/10

Psico-coniglio e cane cicciotto: the B-Movie Edition

(A cura di Wise Yuri)

Titolo: Sam & Max: The Devil’s Playhouse

Anno: 2010-2011

Genere: Avventura Grafica (aka punta-e-clicca)

Giocatori: 1

Sviluppatore: Telltale

Piattaforme: PC, Mac, Steam, PSN (PS3), iPad

Alcuni di voi potrebbero chiedersi perchè me ne esca con la recensione della terza stagione di Sam & Max, ad un’anno e passa di distanza dall’articolo sulla seconda stagione, poi. Alcuni no. XD Ad ogni modo, eccomi qui a completare (perchè a prescindere, non dimentico i miei progetti) la recensione sulle stagioni di Sam & Max sviluppate dalla Telltale, con la terza stagione, intitolata The Devil’s Playhouse. Questi i link alla recensione della prima stagione ( numero 28 del Weakly) e della seconda ( numero 33 del Weakly).

INTERFACCIA, GRAFICA ET SONORO

Lo stile grafico cartoon tipico della serie (e della Telltale) rimane identico a quello delle precedenti stagioni, ma si nota un certo rifinimento nei modelli poligonali, nella definizione, etc., ed in linea generale c’è un miglioramento per quanto riguarda la mera grafica e l’ambito tecnico (non ho notato nessun bug), ma non aspettatevi roba da gridare al miracolo. L’interfaccia è stata leggermente modificata ed ora il sistema di controllo è drag and drop (come in Tales Of Monkey Island) invece di quello classico utilizzato nelle prime due stagioni, e l’inventario ora vi permette di esaminare gli oggetti nel dettaglio. Il sonoro è migliore e più vario rispetto ai titoli precedenti, purtroppo nulla di davvero memorabile, ma che funziona benissimo come accompagnamento alle avventure del duo. Ottimo doppiaggio inglese, come al solito. 🙂 Vi avverto però che la versione Steam è completamente in inglese, le altre (anche quella PC su DVD) dovrebbero avere i sottotitoli in italiano, ma non fidatevi troppo delle mie parole, controllate prima.

Sam & Max the devil's playhouse meesta

Piccola nota sulla versione PS3: provai la demo del primo episodio e devo dire che si gioca benissimo anche con un pad (certo, non è la stessa cosa di tastiera + mouse e mai lo sarà), visto che ho giocato l’intera stagione di Strong Bad Cool Game etc. così, ma questa è un’altra recensione… 🙂

GAMEPLAY & CUCUMBEATOES

Gli elementi grazie ai quali The Devil’s Playhouse si distingue dalle prime due stagioni (ed anche da parecchi punta-e-clicca) sono una serie di artefatti, i Giocattoli del Potere, che permettono a Max di utilizzare poteri psichici e sovrannaturali, come la metamorfosi, la premonizione, il teletrasporto, ed altri, abilità che diventano indispensabili per venire a capo delle varie situazioni,ed aggiungono spessore a questi, fornendovi diversi approcci da provare per risolvere i puzzle, a cui si aggiunge la possibilità di controllare Sam o Max individualmente (mentre prima controllavate Sam e Max vi seguiva). Inoltre, qui c’è una maggiore varietà di situazioni, ed anche la qualità degli enigmi è superiore, con quasi zero momenti ipercriptici, ed il resto che va risolto con la cara vecchia materia grigia… e le possibilità offerte dai Giocattoli del potere. 🙂 Dimenticavo, non sono presenti mini-giochi come nelle prime due stagione, scelta saggia che mostra l’intenzione di limare l’esperienza ed eliminare parti evitabili/superflue, obiettivo riuscito in pieno. La longevità si attesta

PERSONAGGI & HUMOUR

Giunti alla terza stagione, il cast di personaggi folli e squinternati (già a partire dal duo di protagonisti) è bello che folto e caratterizzato benissimo (tra moai parlanti, baby-Jimmy Hoffa, vampiri, robot canterini, ratti gangster, e chi più ne ha più ne metta), ma ciò non vuol dire che non ci sia spazio per new entry altrettanto assurde ed esilaranti, tra cui uno scimmione spaziale, un supercervello alieno, ed altri ancora che non vi sto a rivelare. Ed inoltre vengono svelati diversi fatti su personaggi noti ma poco approfondit o solo accennati nelle stagioni precedenti (come Nonno Stinky o Jurgen). L’humour come al solito è gioiosamente stranulato, assurdo, autoironico, sarcastico ed acido al punto giusto, ed in questa stagione raggiunge livelli davvero alti, superando il già ottimo lavoro fatto in Beyond Time and Space. Esempio, max che dice “Già, toccare è la mia terza attività preferita…. Nel caso ve lo steste chiedendo, la seconda è leccare”. XD La longevità, come per le precedenti stagioni, si attesta mediamente sulle 20/22 ore complessive circa.

sam & max the devil playhouse screen

Una cosa diversa dalle precedenti stagioni è che in The Devil’s Playhouse c’è uno stile ed un tono da B-movie (specialmente quelli horror), tra invasori alieni, cloni, cervelli giganti sezienti senza corpo, mostri giganti stile godzilla, e gli stessi titoli degli episodi suonano come film di questo genere, ad esempio They Stole Max’s Brain! (che presumo sia una parodia di They Stole Hitler’s Brain, con la testa del fuhrer in uno di quei barattoli con sostanze di colore strano, elemento che non a caso è stato ripreso anche in Futurama, con le teste in barattolo di personaggi famosi), e ciò da amante dei B-movie, è una chicca non da poco. E c’è anche un tizio simil Criswell, giusto per citare Ed Wood anche in questa recensione (sono ormai due mesi che in un modo o nell’altro lo nomino). XD Ma che amiate o meno questo stile, fa piacere vedere un tono portante, mentre nelle altre stagioni non c’era un filo di sorta (ma parlo a livello stilistico, questa terza stagione è non-sense e folle, senza dubbio alcuno). La trama è più o meno quello che vi aspettate da Sam & Max, ma ci sono alcuni colpi di scena assai ben congegnati, ed è sempre gradevole da seguire.

GIUDIZIO FINALE

sam & max the devil's playhouse chriswell look-alike

Il numero 3 è un numero rischioso per una serie, quello del riscatto dopo un numero 2 deludente o poco emozionante, quello della delusione dopo due episodi belli, o in casi come questi, l’apice della serie, il perfezionamento di qualcosa già bello. The Devil’s Playhouse inoltre è decisamente uno dei lavori migliori della software house americana, e la loro serie di Sam & Max mostra la maturazione della Telltale (fondata da ex-dipendenti della Lucasarts), che debuttò con una simulazione di Texas hold ‘em per poi dedicarsi al rilancio di un genere che era praticamente quasi morto (che ha continuato ad esistere con piccoli giochi di sviluppatori indipendenti), l’avventura grafica, i “punta-e-clicca” che spopolavano sui pc degli anni ’80-’90.

Speriamo che la Telltale non cestini l’idea di una quarta stagione, ma ad ogni modo per ora abbiamo un’ottima terza stagione che merita l’attenzione degli amanti del genere, cresciuti a pane e Monkey Island, e non. 🙂

E con questo anche per questa domenica è tutto! Fuggo, che la domenica è ancora lunga e chissà se arriverò sano e salvo fino alla sua fine.
Per vi do appuntamento al prossimo Weakly, ci rileggiamo qui, stesso luogo stesso giorno. Commentate, rimaneteci fedeli e spargete la voce! =) Il passaparola vince su tutto! =)

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Una Risposta to “The Weakly Hobbyt #96”

  1. News Checkpoint #02 | Checkpoint Café Says:

    […] To the Moon? Ne parlai personalmente il mese scorso e in quella occasione dissi che il (non)gioco è stata una delle rivelazioni dell’anno […]


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