The Weakly Hobbyt #97

The Weakly Hobbyt #97

-3! Benvenuti ancora su queste pagine, perchè il carnevale passa, ma noi… no. E già ci siamo, vi tormentiamo anche questa domenica con un fritto misto di zombi in fregola, le cronache della Soul Edge, hardboiled a base di kung-fu e triadi, e il duo di galli più forte di sempre. Buona lettura!

Sleeping Dogs

(A cura di Alteridan)

Il gioco di cui vi andrò a parlare ha avuto una gestazione piuttosto sofferta. Nato nel 2008 con il nome di True Crime: Hong Kong il titolo sviluppato da United Front Games subì prima diversi rinvii per poi essere definitivamente cancellato dal publisher Activision nel febbraio del 2011 poiché, secondo l’azienda, il titolo non avrebbe venduto bene e non avrebbe quindi avuto successo.

Tuttavia, dopo qualche mese, Square Enix acquisì i diritti sul gioco e diede la possibilità a United Front Games di terminarlo, cambiandogli però nome non avendo acquistato i diritti sul brand True Crime.

Infiltrati liberi

Sleeping Dogs ci butta subito nell’azione: colto sul fatto durante uno scambio di droga, Wei Shen dovrà fuggire dalla polizia attraverso l’affollato mercato del pesce di Hong Kong. Già da queste prime fasi si intuisce la profondità del sistema di controllo e la cura riposta nel realizzare fluidamente le animazioni digitali dei personaggi su schermo. Per seminare gli inseguitori, infatti, Wei dovrà scalare muri, evitare le numerose persone presenti sul luogo ed effettuare salti acrobatici per evitare ostacoli di vario tipo. Tutto ciò invano, poiché alla fine della sequenza interattiva Wei si ritroverà circondato dagli agenti e verrà arrestato; nella cella nella centrale di polizia il protagonista ritroverà un suo vecchio amico, Jackie Ma, affiliato ad una delle Triadi di Hong Kong, la Sun On Yee. Jackie offrirà all’amico Wei, appena tornato dagli Stati Uniti ed in cerca di lavoro, un posto nell’organizzazione malavitosa. Si scoprirà che Wei Shen è in realtà un agente della polizia di Hong Kong e il suo scopo è proprio quello di infiltrarsi nei Sun On Yee per smantellarli dall’interno.

Una delle prime scene del gioco: Wei (seduto) entra in contatto con Jackie (al centro con la canotta bianca), un membro della Sun On Yee.

Un’introduzione degna di un ottimo film o romanzo del genere hard boiled per un gioco free roaming che rivelerà una trama piena di colpi di scena, situazioni estremamente violente, personaggi curati e setting originale poiché poco sfruttato dal medium videoludico.

Hong Kong violenta

Il setting per l’appunto. L’intera vicenda si svolge sull’isola di Hong Kong, ricreata in ogni particolare compresi il variopinto porto di Aberdeen e la lussuosa Kennedy Town. Tuttavia, se gli ambienti esterni spiccano in quanto a cura per i dettagli, con strade affollate e spesso caotiche nelle periferie e lanterne appese in ogni dove, ciò non si può dire degli spazi chiusi: piuttosto monotoni e anonimi. In ogni caso l’azione sarà quasi sempre all’aria aperta e questo piccolo difetto si noterà poco.

C’è proprio tutto: dalle bancarelle alle lanterne.

Ma Hong Kong non è stata ricreata solo dal punto di vista grafico: anche le meccaniche del gameplay, i minigiochi e le situazioni che si verranno a creare con il dipanarsi della trama rispecchiano in pieno la duplice natura tradizionalista e moderna della città cinese. Se quindi da un lato affronteremo missioni secondarie e principali in cui verremo in contatto con gli aspetti più occidentali della cultura di Hong Kong, tra corse automobilistiche clandestine, modelle, karaoke e molto altro; dall’altro lato la trama porrà l’accento sulla cultura più conservatrice delle Triadi con esecuzioni violente e kung fu. Tanto kung fu.

Colpo segreto del Drago Nascente!

L’aspetto fondamentale di Sleeping Dogs riguarda proprio le arti marziali e il combat system che ne deriva. Il sistema di combattimento sembra aver preso molta ispirazione dai due Batman della serie Arkham sviluppati da Rocksteady: come il Cavaliere Oscuro, infatti, Wei Shen potrà sferrare attacchi diretti, parare, contrattaccare, afferrare i nemici e concatenare combo sbloccabili nel corso del gioco.

Raccogliendo le dodici (in realtà undici, giocando capirete il perché) statue di giada, ognuna raffigurante un animale dell’oroscopo cinese, sparse per tutta Hong Kong e portandole al maestro di kung fu, egli insegnerà a Wei nuove mosse via via più potenti per affrontare con più sicurezza e facilità i nemici che si frapporranno tra l’agente e i suoi obiettivi.

I calci volanti non mancheranno mai.

E qui veniamo ad un altro punto di forza che contraddistingue Sleeping Dogs dagli altri free roaming: gli oggetti collezionabili. In ogni free roaming che si rispetti sono presenti degli oggetti disseminati in ogni dove, spesso raccoglierli tutti non apporta alcun beneficio tangibile all’esperienza di gioco e l’unica cosa che ne giustifichi la presenza è magari un achievement a tema. Non è così in Sleeping Dogs, ogni serie di collezionabili ha infatti uno scopo ben preciso: se quindi le statue di giada sbloccheranno nuove mosse, gli altari aumenteranno la salute massima del protagonista, le cassette di sicurezza conterranno prezioso denaro e oggetti vari quali armi e vestiti, mentre hackare le telecamere di sicurezza sarà essenziale per completare un tipo specifico di sub quest. Non è tutto, in ogni altro gioco bisogna vagare finché non ci si imbatte casualmente in tali oggetti, ad Hong Kong invece, completando una serie di missioni romantiche, la minimappa mostrerà ogni oggetto collezionabile non ancora acquisito nelle vicinanze del protagonista, evitando situazioni noiose di ricerca.

Criminale o poliziotto?

Completando le missioni principali Wei sarà premiato con punti esperienza poliziotto e triade, al raggiungimento di ogni livello, ce ne sono dieci per entrambi i rami, potremo scegliere un potenziamento a tema. Ma non sarà facile ottenere esperienza di un tipo o di un altro poiché se per ottenere esperienza da poliziotto bisognerà comportarsi seguendo le regole, quindi senza rubare veicoli o ferire innocenti civili, per ottenere esperienza da criminale ci si dovrà comportare all’esatto opposto, effettuando uccisioni violente, concatenando combo durante i combattimenti, ed avere in generale un comportamento non proprio consono ad un agente di polizia.

Uccisione pesciosa!

Questo è comunque solo un escamotage per trasporre tangibilmente la dualità di cui soffre Wei e che sarà sempre più marcata nel prosieguo del gioco. Wei sarà spesso in bilico tra la sua coscienza di poliziotto e la fedeltà agli amici d’infanzia che ritroverà negli ambienti criminali.

Non svegliare il can che dorme

Sleeping Dogs è un gioco quasi perfetto, con una trama matura seppur scontata in molti punti, un gameplay solido e delle animazioni fluide che rendono perfettamente l’idea del combattimento. Tuttavia, non convincono appieno alcuni elementi di contorno: sarà infatti impossibile maxare l’esperienza da criminale durante la prima run, e anche rifacendo alcune missioni il processo è lungo e monotono; fa storcere il naso quindi la presenza di un dlc apposito che da un consistente bonus all’esperienza. Un altro piccolo difetto riguarda il sistema di guida: le auto sono fin troppo incollate al suolo e le collisioni con gli oggetti non sono per niente realistiche. La lacuna che si fa maggiormente sentire ha a che fare con la telecamera: purtroppo durante le fasi più concitate, durante i combattimenti con più nemici ad esempio, non riesce ad inquadrare tutti gli avversari che si apprestano a colpire Wei.

In ogni caso, Sleeping Dogs è un gioco che mi sento di consigliare a chiunque cerchi un’esperienza diversa dai classici free roaming: un’esperienza molto più votata all’azione corpo a corpo e alla cura riposta nella realizzazione dei personaggi e della narrazione. Se siete fan della cultura orientale, poi, è proprio il gioco che fa per voi.

Voto personale: 8,5/10

Soul Calibur II
(A Cura di Celebandùne Gwathelen)

Soul Calibur II

Era da tempo immemore che volevo fare una recensione come si deve di Soul Calibur II. Ne scrissi una, diversi anni fa, alla sua uscita, per i siti che gestivo o che aiutavo a gestire all’epoca (VideoGamesGalaxy, poi diventato Interactive Games, e il NintendoClub), ma rispetto agli standard di analisi a cui sono abituato ora, la recensione era meno esaustiva e completa di quanto possa essere adesso, soprattutto considerando che ho giocato Soul Blade e Soul Calibur poco fa e ho una comprensione un pò migliore delle dinamiche di sviluppo della serie.

Come già detto, Soul Calibur II fu il primo della serie a cui giocai, e forse questo è un elemento importante per capirne la mia alta stima. Preso nella sua versione GameCube (che ha, inutile dirlo, il migliore “guest character”) e giocato senza fine nelle sue varie modalità, finì con poca facilità in cima alla mia personale lista di migliori giochi di lotta a cui avevo mai giocato. Guest character? Ma di che sto parlando? Andiamo con calma…

Soul Calibur II

La newcomer Necrid sfida il demoniaco Nightmare!

Soul Calibur II uscì nel 2002 per gli Arcade e nel 2003 su console. Namco fece la furba decisione di rilasciare il suo nuovo figliol’ prodigo su tutti e tre i competitori dell’epoca, PlayStation 2, XBox e GameCube. Per differenziare però le diverse versioni tra di loro, come ad invogliare possessori di moltiplici piattaforme a comparle tutte, decisero di donare ad ognuna dei combattenti extra, delle cosìdette “guest star”. La versione per PlayStation 2, per esempio, accolse tra le proprie fila Heihachi Mishima, big boss della serie Tekken, sempre della Namco (mi sto rendendo conto che devo proprio recensire i Tekken uno di questi giorni!). La versione per GameCube, in cambio della pubblicazione da parte di Nintendo, ricevette Link come personaggio extra. La versione XBox, infine, vide come propria guest star Spawn, personaggio di fumetti ideato dal famoso disegnatore americano Todd McFarlane. La collaborazione tra McFarlane e Namco, tra l’altro, diede origine anche ad un altro personaggio originale, tale Necrid, che comparve su tutte le console (ma che non era presente nella versione Arcade del titolo) come ulteriore personaggio extra.

Detto questo, Soul Calibur venne subito pubblicizzato come il migliore picchiaduro di sempre, e non a torto.
Le modalità di gioco possibili sono molte e, soprattutto, molto longeve in singolo. A parte il solito Arcade (sconfiggere otto nemici di fila), Time Attack (sconfiggere l’Arcade nel minor tempo possibile), Survival (sconfiggere quanti più avversari di una fila infinita di nemici, con la barra della vita che viene limitatamente ricaricata), Training e Vs Mode (modalità per due giocatori), ci stanno anche un TeamArcade (come il Team Battle del primo Soul Calibur, in cui una squadra di fino a tre personaggi si batte contro altrettanti personaggi giocati dalla CPU molteplice volte), un TeamDuel (in cui due giocatori comandano due squadre da otto lottatori) e soprattutto la micidiale Modalità Maestro d’Armi (Edge Master Mode).

Soul Calibur II

In questa famosa immagine, Ivy usa la Difesa Attiva su una stoccata di Link!

Quest’ultima è il vero e proprio cuore di Soul Calibur II. La versione DreamCast di Soul Calibur presentava un Mission Mode, in cui al giocatore veniva chiesto di fare una certa quantità di sfide speciali con un lottatore fino a finire la relativa storia. La modalità Edge Master è come quest’ultima, ma elevata all’ennesima potenza. Presentando dieci diversi capitoli, ciascuno con molteplici missioni, e con ogni missione formata da diverse battaglie con condizioni sempre cangianti, è qui che i giocatori avezzi di Soul Calibur devono spaccarsi i denti. Ordinati con difficoltà crescente, con diverse ramificazioni nei percorsi, questi scontri sono ciascuno un pochino diverso dall’altro e capace di intrattenere tutti, dal primo all’ultimo.
La storia narrata non è particolarmente entusiasmante e segue le gesta ed i viaggi di un giovane spadaccino in un mondo immaginario nella sua ricerca della Soul Edge, continuamente seguito, preceduto o confrontato da un uomo misterioso di nome Veral. Nulla di chè, ma un modo decisamente motivante che permette di sbloccare tutti i conteuti di Soul Calibur II.
E questi sono davvero tanti! A partire da nuove arene, vestiti alternativi per i personaggi, armi extra con diversi effetti, artwork, modalità di gioco extra, e così via! Di roba ce n’è davvero tanta e tutta è ben gradita!

In particolare le armi extra disponibili per i guerrieri giocano un ruolo fondamentale nel definire una nuova categoria di modalità, simili a quelle di base, ma con l’aggiunta denominazione “Bonus” (per intenderci, Bonus-Arcade, Bonus-TimeAttack, Bonus-Survival, Bonus-VS, Bonus-TeamArcade e Bonus-TeamDuel). In queste il giocatore affronta le modalità con la possibilità di scegliersi un’arma diversa da quella di partenza, facente parte del rooster di armi create ex-novo per il gioco. Queste sono, a parte diverse dal punto di vista del design e dell’apparenza fisica, anche diverse per qualità, avendo, per esempio, più gittata, capacità di ristorare la vita, fare più danni, privare di vita, disabilitare la difesa, e così via. Ci sono davvero tante effetti diversi, e in diverse combinazioni, e questo rende ciascuna arma davvero interessante. Ovviamente anche gli avversari contrallati dalla CPU nelle varie modalità Bonus potranno fare uso di tali armi, cosa che da il via a scontri davvero interessanti. Tra le chicche di questa collezione ci sono; un scopa per Seong Mi-Na, la Prototype Snake-Sword per Ivy, una simil-spadalaser invisibile per Yun-Sung, la Soul Edge completa per Nightmare, la Soul Calibur per Xianghua, dei Tamburelli per Voldo e la Big Goron Sword per Link.

Soul Calibur II

Heihachi Mishima, anche se a mani nude, non ha paura del letale Raphael!

Visto che li abbiamo accennati, facciamo la solita scorsa dei personaggi di gioco (sottolineati quelli nuovi)!

  • Astaroth: di ritorno da SoulCalibur, il golem gigante continua la sua ricerca della Soul Edge per conto della sua setta adoratrice del dio della guerra, Ares. La sua arma è una gigantesca Ascia.
  • Cassandra: sorella minore di Sophitia, questa giovane ragazza greca prende il posto della primogenita della famiglia Alexandra quando questa è diventata ormai madre di due figli dal marito Rothion. Anche lei inizia i suoi viaggi quando trova un frammento della Soul Edge, e prende quindi la spada e lo scudo della sorella per estinguere il male dal mondo.
  • Cervantes: avendo ritrovato qualche frammento della Soul Edge in seguito alle sue ricerche in SoulCalibur, il pirata è diventato di nuovo immortale e potente, al punto da sentirsela di sfidare Nightmare per la supremazia della lama malvagia. Combatte, come sempre, con due spada, di cui la più corta contiene una pistola nell’elsa.
  • Charade: Charade è un insieme di ossa e memorie, a giudicare quanto poco si riesce a scoprire di lui durante il gioco. Animato dalla Soul Edge o da un potere simile, Charade combatte usando a ogni round un diverso parco mosse di un combattente scelto a caso dalla rosa del gioco. Un pò come Inferno, insomma, che nel gioco è presente solo come boss e non come personaggio giocabile.
  • Hong Yun-Seong: Un personaggio nuovo che però richiama moltissimo Hwang, sia nell’apparizione che nello stile di combattimento. Yun-Seong usa una sciabola come arma e come Hwang è in cerca della Soul Edge perchè pensa sia solo una spada dagli enormi poteri, e non sia penetrata dalla malvagità. Nonostante Seong Mi-Na vuole fermarlo nella sua ricerca, Yun-Seong la perseguita instoppabile.
  • Ivy: Figlia di Cervantes e ancora alla ricerca della verità sulla sua eredità e genesi, Ivy cerca ancora una volta la Soul Edge in cerca di spezzare l’incantesimo e la maledizione che le grava addosso. Il suo stile di combattimento si è arricchito di diverse mosse, ma combatte sempre e comunque con la sua Snake-Sword, ma ora con un vestito molto più rivelatore che in SoulCalibur.
  • Kilik: fa il suo ritorno dopo il capitolo di debutto. Ancora in cerca della Soul Edge con Xianghua e Maxi, il trio continua a tenere d’occhio Kilik per la sua propensione a voler a tutti i costi distruggere quella spada. Combatte ancora con il suo bastone Kali-Yuga, ora con un parco mosse un pò più differenziato da Seong Mi-Na che in precedenza.
  • Maxi: compagno di Kilik e Xianghua, Maxi è ancora sulle tracce di Astaroth, che ha ucciso la sua ciurma qualche anno prima degli eventi di Soul Calibur. Combatte con dei Nunchuk, ma non rinuncia ad una sana dose di calci tra una bastonata e l’altra.
  • Mitsurugi: Mitsurugi è ancora in cerca di un suo pari. Per questo cerca ora in maniera pià attiva la Soul Edge, come se questa potesse aumentare i suoi poteri per permettergli di battere anche uomini armati di fucili. Combatte, come sempre con la sua fidata Katana.
  • Nightmare: Ora totalmente in possesso del corpo e della mente di Siegfried, Nightmare cerca i frammenti della Soul Edge sparsi per il mondo, e non si ferma di fronte a nulla. Distrugge città, assedia castelli, uccide interi villaggi pur di ricostruire la spada del male scalfita da Soul Calibur nelle mani di Xianghua. La sua arma è ancora lo spadone a due mani.
  • Raphael: Questo newcomer è un lottatore di fioretto della Spagna, che è stato espulso dalla propria famiglia per aver ucciso un nobile che la supportava durante la notte dell’EvilSeed. Da allora è in fuga dalle guardie e dai mercenari che lo cercano, mentre al contempo ha aperto il suo cuore ad una ragazzina di strada di nome Amy che lo ha aiutato a fuggire dai suoi inseguitori. E’ ora in cerca della Soul Edge per non farla andare in mani di uomini ominosi.
  • Taki: Taki è un altro di quei personaggi (insieme ad Ivy e Sophitia) che fa il suo gradito ritorno in Soul Calibur II con alcuni cambiamenti fisici che hanno attirato subito l’attenzione dei media e del popolo maschile fan di Soul Calibur. La nota ninja cacciatrice di demoni è determinata a distruggere ogni frammento della Soul Edge con le sue due lame Mekki- e Rekki-Maru.
  • Talim: è una ragazza quindicenne della cosìddetta città nella Valle del Vento nelle Filippine, in cui aiutava da curatrice per sanare le malattie inflitte lì dal Evil Seed qualche tempo addietro. Quando nel suo villaggio giunge un pezzo della Soul Edge (venduto come talismano curatore) Talim capisce che quel frammento deve venire portato via, e si mette in viaggio per cercarne altri e restituirli al luogo infernali da cui provenivano. Le sue armi sono due tonfa con lame.

    Soul Calibur II

    Ecco Talim che fa volare Raphael!

  • Voldo: Ancora una volta il sordo-muto-cieco palermitano è in viaggio in cerca dell’unica riliquia che il suo maestro ormai defunto Vercci non era riuscito a fare sua. Combatte come sempre con due katar.
  • Xianghua: Sapendo di non essere riuscita a distruggere la Soul Edge nella sua interezza nel loro primo incontro, la giovane combattente cinese continua i suoi viaggi con Kilik e Maxi per distruggere ora ogni frammento della spada malvagia. Combatte con una spada cinese senza nome.
  • Yoshimitsu: Il nobile ladro torna dopo la sua prima comparsa in Soul Calibur (forse pensata più come apparizione ospite, se uno ci pensa), più strambo e forte che mai, con mosse fuori dal comune che includono alcune volanti, alcune kamikaze e altre che permettono di recuperare energia. Le sue armi sono una katana e uno stendardo.
  • Necrid: Personaggio creato da Todd McFarlane per le versioni console del gioco, Necrid non ricorda nulla del suo passato se non che è stato trasportato in questa dimensione dalla Soul Edge e che l’unico modo per riottenere le proprie memorie e tornare a casa è cercare la spada. Necrid ha uno strano stile di combattimento basato su una sfera di energia che a suo piacimento assume le forme di diverse armi, tra cui asce, katane, pugnali e anche la Snake-Sword di Ivy! Il parco mosse di Necrid è decisamente forte.
  • Seong Mi-Na: Questa volta è lei ad essere sulle tracce di un “padawan” scappato dalla scuola di arti marziali del padre, ovvero Yun-Seong. Il ragazzo ha rubato la spada di famiglia e tocca a Seong Mi-Na rintracciarlo e recuperarla. Come al solito, combatte con la sua fida alabarda.
  • Sophitia: Quando Cassandra scompare senza lasciare notizia, Sophitia si sente di nuovo chiamata a brandire le armi datele da Efeso e rintracciare la sorella minore. Il marito Rothion e i figli Pyhrra e Patroclos non ne sono certo entusiasti.
  • Berserker: Questo personaggio senza nome e non giocabile nell’arcade riprende il parco mosse di Rock, e combatte con una pesante armatura e con una gigantesca ascia.
  • Assassin: Altro personaggio generico, Assassin come Berseker non è giocabile nella modalità Arcade, ma in (quasi) ogni altra. Un mix tra le mosse di Yun-Seong e Xianghua, molti pensano che Assassin sia in realtà lo Hwang di questo Soul Calibur. Come l’illustre assente, infatti, anche Assassin combatte con una sciabola.
  • Lizardman: Secondo Namco, questo non è IL Lizardman (conosciuto in seguito come Aeon Calcos), ma UN Lizardman, ovvero uno dei tanti ladri e/o assassin che corrotti dal male hanno per sempre perso le loro sembianze umane per somigliare a dei piccoli dinosauri umani. Come il suo predecessore, Lizardman combatte con una spada ed uno scudo.
  • Heihachi Mishima: Esclusiva della versione PlayStation 2, Heihachi viene dalla serie Tekken (come Yoshimitsu) e combatte sfruttando solo i suoi pugni e calci. La sua gittata è per questo terribilmente limitata, ma la sua agilità è nella media ed i suoi colpi sono devastanti.
  • Link: L’elfo della saga di Zelda viene portato nel mondo di Soul Calibur dalla sua Ocarina del Tempo e dalla Triforza nel momento in cui questa sente che sulla terra sta per scatenarsi un male intollerabile (la Soul Edge). Armato con la Spada Master e lo Scudo Hyliano, e avendo sempre con se bombe, il suo fido arco e l’immancabile boomerang, Link si mette in viaggio per cercare il motivo del suo arrivo in questo mondo. L’hyliano è agile, veloce e incredibilmente versatile, rendendolo uno dei migliori combattenti della rosa del gioco. Inutile dire che è un’esclusiva della versione GameCube.
  • Spawn: Questo combattente che viene diretto dal mondo dei fumetti è un’esclusiva della versione XBox, la cui inclusione nasce dalla collaborazione con Todd McFarlane per dare alla console Microsoft una qualche esclusiva degna di nota. Spawn nel fumetto riesce a muoversi rapidamente e combattere con il suo mantello magico, che però per problemi di rendering non è stato riproposto come tale in questo gioco di lotta. In cambio, il mantello si è trasformato in una piccola ascia bipenne, con la quale combatte egregiamente contro gli avversari che gli si oppongono.
Soul Calibur II

Yoshimitsu è costretto ad inginocchiarsi davanti la potente ascia bipenne di Spawn!

Facile intuire che il cast di Soul Calibur II è non solo davvero nutrito, ma anche un deciso passo avanti da quello di Soul Calibur I, che aveva molti cloni nel suo roster. Qui, tra personaggi bonus con ovvi stili customizzati e una maggiore differenziazione di quelli che un tempo erano personaggi con lo stesso parco mosse (Astaroth e Rock/Berserker, Hwang/Assassin con Xianghua, Kilik da Seong Mi-Na), siamo di fronte ad una ventina abbondante di personaggi per lo più ben differenziabili tra di loro. Ovvio che qualche mossa si sovrappone, visto che entra in gioco Cassandra che combatte quasi come Sophitia, ma tolta la sorella minore della famiglia Alexandra, siamo di fronte a diverse new entry davvero new, con stili di combattimento come quello di Talim (con le tonfa lamate, rapida e veloce) e Raphael (col fioretto, agile e letale anche lui) non ancora presenti in Soul Calibur in nessun modo.

A parte i nuovi stili di combattimento, anche graficamente i personaggi fanno un salto in avanti. Il livello di dettaglio è aumentato ancora dal già splendido gioco per DreamCast, e i personaggi ora sono completi di labiale, molto più parlato che lo accompagni, occhi che seguono l’avversario o il giocatore nel momento in cui ruota una telecamera intorno a loro nella modalità Museo, animazioni migliorate, sempre più dettagli nel loro vestiario, e così via. Anche le arene hanno subito un ammodernameto, ora più dettagliate che mai. Se un tempo erano solo piattaforme di diversa forma o grandezza, questa volta gli stage sono vere e proprie ambientazioni, e non piattaforme messe in mezzo ad un’ambientazione. Un esempio? Il tempio di Euridice sull’Olimpo ora è completo di fontana e statua, e se si butta l’avversario da quel lato, non c’è affatto un Ring Out, bensì il personaggio sbatte contro la parete e rimane stordito per un pò (nuova meccanica di gioco che da il via a interessanti nuove combo!)! Alcune arene non lo permettono proprio più il Ring Out, essendo circondate da una gabbia, o lo rendono molto difficile, avendo muri o pareti o ringhiere su tutti i lati dell’arena meno uno. La loro caratterizzazione grafica è di alta qualità e possono contare tra loro alcune delle migliori e più belle arene dell’intera saga. Dal mulino a vento nel Villaggio dei Venti di Talim alla baia nascosta di Cervantes, con tanto di Adrian (il suo veliero) che ondeggia nelle acque circondato da squali e grosse carpe, passando per i ciliegi in fiore del Castello Kaminoi in giappone, i bei mosaici e le vetrate semi-distrutte della cappella di Ostrheinsburg, la labirintica Cava del Tesoro di Vercci fino ad arrivare alla splendida piazza della città di Ayutthaya in Indonesia, con verdeggianti giardini e bianche mura. E non le ho dette neanche tutte, le arene sono sicuramente molto belle, e anche se in mezzo ce n’è qualcuna non bellissima o odiosa su cui combattere (come quella di ghiaccio su cui si scivola costantemente, che mio fratello adorava per dei Ring Out gratuiti), tutto sommato siamo di fronte ad un ottimo lavoro da parte di Namco.

Soul Calibur II

Link vuole dare un regalo a Sophitia. Chissà se la greca gradirà…

Una volta assodato che il comparto tecnico di Soul Calibur II è di ottimo livello, vediamo come se la cava il gameplay.
In breve? E’ stato migliorato ulteriormente da Soul Calibur. Anzitutto si è tolta la stupida meccanica secondo la quale premendo la croce di comando verso il basso il giocatore si abbassa. Ora, come logica detta, premendola verso il basso, ci si “avvicina” alla telecamera e verso l’alto ci si “allontana”, sempre rimanendo ovviamente sullo stesso piano. Per saltare o abbassarsi bisogna premere G (la guardia, ovunque decidiate di posizionare questo tasto) e poi premere verso l’alto o il basso lo stick. Con questo, il sistema di controllo si Soul Calibur II raggiunge la perfezione. Ulteriore novità del gioco è la difesa attiva; questa vi permette, con un pò di tempiso e intuizione, non solo di difendervi dall’attacco di un avversario, ma anche di sbilanciarlo. Per “attivarla”, basta difendersi e premere la croce direzionale in una direzione nel momento preciso in cui l’attacco avversario vi avrebbe colpiti. In questo modo il personaggio avversario viene “respinto” e sbilanciato, e voi avete la possibilità di attaccarlo in santa pace.
Anche il buffer di input delle mosse è stato ampliato, in maniera che avete più tempo per “inputtare” i comandi che volete usare per una certa combo.
Ciononostante, mi viene da dire che alcune mosse al giocatore medio rimangono inaccessibili, specialmente alcune di Ivy sono davvero DAVVERO difficili da eseguire.

Trovare dei difetti in Soul Calibur II è davvero difficile. Tra modalità in singolo e multiplayer, è uno di quei giochi con una durata micidiale (il mio profilo nella versione per GameCube segna 120 ore di gioco, per quella console, solo Super Smash Bros. Melee ne ha di più!). La grafica, per l’epoca, è spaventosa e priva di sbavature e sinceramente ancora oggi fa la sua porca figura. Le musiche sono forse un pochino il tallone d’achille del gioco, e per quanto le voci con labiale e un commentatore galvanizzato non siano certo robetta da ignorare, la versione del gioco a brillare per davvero è di nuovo quella GameCube, che nell’arena dell’altare di Euridice ha come sfondo un remix del tema principale di Zelda, nel caso in cui dovesse combattervi Link! Nessuna arena a Hyrule, purtroppo.

Soul Calibur II

Parlando di difetti: Charade non è nè un personaggio carismatico nè stilisticamente ben riuscito. Come tale, Cervantes lo riempirà di botte! E gli ruberò l’anima. Così. Per gradire.

Non posso non consigliarvi ancora oggi Soul Calibur II nel momento in cuidesideriate un valido picchiaduro. Analizzeremo il perchè nelle prossime recensioni, ma ritengo che tutt’ora Soul Calibur II sia il migliore episodio della serie, e spero di avervi illustrato per bene i motivi di questa mia affermazione. Nel dubbio, semplicemente provatelo. Lo dovreste trovare su eBay per poco.

Voto Personale: 9/10

I Was A Teenage…. Zombie!

(A cura di Wise Yuri)

warm bodies

Zombi, zombi, zombi. Sono dappertutto negli ultimi anni, e sono diventati un mostro popolare, e non un qualcosa che solo i cultori dell’horror come me conoscono/adorano, tra film, fumetti, videogames, e merchandising di qualsiasi sorta, in quella che si potrebbe definire una zombiemania. Viene da chiedersi come mai gli zombi siano così popolari, forse perchè ci “assomigliano”, forse per la semplice ma efficace concetto del “morto che cammina, affamato della carne dei viventi”, forse perchè ci piace vedere una versione non-morta di noi che fa cose orribili, i motivi possono essere molteplici. 😀 Ad ogni modo, come detto prima, in questi anni abbiamo visto più o meno tutto con zombi come elemento principale, e questo nuovo film di Jonathan Levine (il quale ha fatto più che altro cortometraggi) è -rubando la tagline di Shaun Of The Dead (noto da noi come L’Alba Dei Morti Dementi)- “una commedia romantica…. con zombie”.

Parlando di Shaun Of The Dead (che vi consiglio e di cui parleremo più avanti), vi dico subito che sono due film differenti (Shaun è un film britannico ed uno strano doppio film, sia commedia vera e propria, sia zombie movie vero e proprio), mentre Warm Bodies è una commedia romantica americana ambientata in una situazione da horror distopico, con zombi dappertutto ed una colonia di sopravvissuti che cerca di vivere in una fortezza/città, e altra cosa diversa, è il primo film che conosco (e molto probabilmente in assoluto) con protagonista principale uno zombie teenager. Ah, tra l’altro, sempre in “ambito zombie” c’è qualcosa di abbastanza simile in forma di manga, la commedia horror/romantica Sankarea.

Warm Bodies è la storia di R, un ragazzo zombie, ma uno zombie particolare, con ancora intatto un senso dell’io – una sorta di identità, diciamo-, che non si ricorda nulla di chi era prima, ma vorrebbe qualcosa di più, invece di questa “non vita”, di trascinarsi assieme ad altri come lui in cerca di carne umana, con il rischio che questi gli sparino in testa (o gliela taglino). Le cose cambiano per lui quando incontra Julie, una ragazza di un gruppo che esplora quel che resta del mondo in cerca di medicine, che R non mangia, anzi salva, e porta al sicuro. A forza di stare con lei, R pian piano se ne innamora, e sempre pian piano incomincia a cambiare, tornando sempre più umano. E tale cambiamento non passa inosservato…

R che osserva un suo simile sulla copertina di Zombie (cioè il nostro Zombi 2).

R che osserva un suo simile sulla copertina di Zombie (cioè il nostro Zombi 2).

La trama è abbastanza strana, sebbene al contempo molto classica, e risulta abbastanza prevedibile, ma la particolarità del setting e della narrazione – fatta dal protagonista non-morto e quindi da una prospettiva un pò diversa- permettono di rendere il tutto interessante, unendo elementi tipici del genere horror (in questo caso del sottogenere dello zombie movie) a quelli di una commedia romantica, con molta enfasi sulla comicità ma anche con un’occhio per momenti più seri/tragici. Il finale è il classico “good ending” (ed ancora, mi ha ricordato quello di Shaun Of The Dead), che guardando il film tendete ad aspettarvi, ma visto il tono leggero e comico del film, un finale tragico sarebbe stato fuori luogo, ed in ogni caso è divertente, quindi ci si passa sopra. 🙂

Devo ammettere, il genere della commedia romantica…. non è il mio preferito, ma il film è stato a sorpresa molto divertente e capace di usare il setting e il particolare protagonista per dare pepe alle classiche situazioni del genere, presenti anche qui (tra l’altro, si potrebbe dire che è una versione zombi/moderna di Romeo E Giulietta, ma è un accenno abbastanza vago), e facendolo in maniera genuina (non disdegnando qualche frecciatina autoironica), con il risultato che vi ritrovate a ridere davvero divertiti, senza dover subire battutine facili buttate in mezzo nel tentativo di strappare a bastonate qualche risatina forzata.

Ottimo Nicholas Hoult nei panni di R, che recita principalmente in maniera visiva, con gesti ed espressioni del corpo (gli zombi non sono proprio fini oratori, generalmente non si va oltre “cervelli!!!” e “ugh, uhm, mmhhh”), ed è il non morto più espressivo che abbia mai visto. 🙂 Molto buona anche la recitazione di Rob Coddry nei panni di M, il migliore amico zombie di R, idem per Teresa Palmer nei panni della fortunata/sfortunata protagonista, ed in generale convincente il cast di giovani. Abbiamo anche John Malkovic a fare quello che sa fare meglio, puntare incazzato pistole alla testa delle persone con una faccia da folle, il che gli riesce bene anche qui, con una parte convincente ma abbastanza standard, vuoi anche perchè non ha molto su cui lavorare (fa la parte del padre di Julie, che è anche il capo della resistenza umana), vuoi quello che ti pare, ma non è un gran performance.

warm bodies routine

Il make up e gli effetti speciali. Per quanto riguarda R ed M, è stato fatto un ottimo lavoro, make up minimale ma efficace, mentre non posso dire lo stesso per quanto riguarda gli altri zombi, spesso il loro make up è buono/decente, ma in alcuni casi sembra che abbiano preso qualcuno degli ubriaconi e gli abbiano buttati sul set. XD Per quanto riguarda gli altri zombi, quelli che vengono chiamati “ossuti” (ed infatti sono scheletri famelici e violenti), sono realizzati in computer grafica molto buona, nulla da dire al riguardo, son ben fatti. Ah, quasi dimenticavo, il gore. Non è nulla di particolarmente grafico, esagerato o minimamente shoccante per gli standard moderni, qualche cervello mangiato, zombi che mangiano e sbudellano, ma è poca roba, anche perchè -ripeto- il film è più una commedia che un horror. Semplicemente non aspettavi tizi che vengono mangiati e smembrati vivi da orde di zombi. Sarebbe come andare ad un fast food e lamentarsi che non c’è la tovaglia.

Commento finale: Warm Bodies certamente non rivoluziona il genere della commedia romantica (nè quello horror, se per quello), gli aspetti romantici e lo sviluppo sono abbastanza prevedibili e tipici, ma riescono a funzionare grazie al particolare protagonista e setting da apocalisse zombie, il copione è buono, gli attori convincenti (specialmente Nicholas Hoult nei panni di R, che tra l’altro aveva recitato da bambino in About A Boy), e cosa più importante per una commedia, è proprio un film divertente. Sì il concetto dell’amore come cura di tutto (anche della zombificazione) è ridicolo, sì il film è stato pubblicizzato come una versione zombi di Twilight per attirarsi le fangirls, ma grazie al cielo Warm Bodies non ha nulla a che spartire con quella schifezza, nel senso, qui abbiamo attori giovani competenti, abbiano un senso dell’umorismo, e non si deve attendere interi film prima che qualcosa…. non succeda. 😀 Quindi anche se venite “incastrati” da fidanzate/amiche a vederlo, sappiate che non cascate poi così male, è un film molto ma molto carino. 😉

NR (Nota random): John Malkovic vive nella mia città, il che dimostra empiricamente come sia davvero un folle, altro che “calarsi nel ruolo”. Non è che non ce lo voglio (anzi), ma vorrei proprio sapere che cazzo ci ha trovato in Prato, una piccola città toscana, una persona come lui. XD

Asterix e Cleopatra
(A Cura di Celebandùne Gwathelen)

Asterix e Cleopatra

Pubblicato in Germania come secondo volume della saga, e base di uno dei migliori film a fumetti di Asterix, questo suo viaggio in egitto è di quegli albi da ricordare. Vediamolo.

Entriamo nell’albo durante una disputa tra Cesare e Cleopatra, su chi siano i migliori architetti del mondo. Cesare dice che gli egizi erano i migliori un tempo, ma che ora siano in declino. Cleopatra lo sfida a ricredersi, dicendogli che in tre mesi costruirà per lui un palazzo ad Alessandria di proporzioni bibliche. Cesare è d’accordo che se questo piano riuscirà, ammetterà la superiorità egizia a quella romana nel campo architettonico.
Cleopatra si rivolge a Numerobis, che spaventato dall’opera mastodontiche che deve fare, e dai coccodrilli che lo attendono nel caso in cui non dovesse riuscire a farlo, si rivolge a sua volta a Panoramix, il druido del nostro villaggio gallico preferito. Il gruppo si arricchisce di Asterix e Obelix, e quest’ultimo nonostante le insistenze contrarie del suo migliore amico, porta con se anche il cagnolino Idefix, incontrato durante il Giro di Gallia.

Asterix e Cleopatra

Ecco il momento in cui Cesare incautamente sfida Cleopatra.

Il viaggio è lungo, ma privo di complicazioni (i pirati non sono una complicazione ormai) e dopo “poco” giungono ad Alessandria. Lì la regina li accoglie e raccomanda loro di iniziare presto, e avvisa Numerobis che il suo rivale Stocafis non è felice che il compito della costruzione non sia andato a lui.
I due vanno un attimo da Numerobis a casa, dove Stocafis li minaccia che se non collaborano, farà di tutto per farli perdere la scommessa, e poi vanno verso il sito di costruzione. Lì Stocafis fa rivoltare i lavoratori, che rifiutano di continuare la costruzione sotto queste condizioni. Panoramix allora prepara la pozione magica, che accelera la costruzione del palazzo esponenzialmente. A Stocafis la cosa non piace, e sabota il rifornimento di pietre. Quando Asterix e Obelix se ne rendono conto e scoprono che c’è il loro rivale dietro, viaggiano di persona con delle navi lungo il nilo per recuperarer le pietre per la costruzione. Lungo il viaggio fanno una fermata a Giza, dove Obelix rompe il naso della sfinge, e dove visitano le piramidi. Uno sgherro di nome Parabris, al soldo di Stocafis, fa fare loro un giro turistico in una delle piramidi e li imprigiona lì, giurando di non tagliarsi mai più i capelli dovessero fuggire. Il trio ci prova, con tanto di prova di motivazione di Obelix dandogli qualche goccia della pozione magica, ma si perdono nei labirinti. Tutto sarebbe stato perduto se non fosse stato per Idefix, che stanco di aspettare fuori la piramide, li rintraccia e aiuta a fare uscire. Parabris rimane sconvolto e fa fede al suo giuramento, mentre Asterix e Obelix tornano ad Alessandria con le pietre.

Asterix e Cleopatra

Asterix e Obelix partono per il caldo egitto lasciandosi alle spalle l%apos;innevata gallia.

Il prossimo piano di Stocafis è ancora più crudele: l’architetto fa pervenire una torta avvelenata alla regina Cleopatra, dicendo che gliela mandano i galli. Quando l’assaggiatore della regina si contorce di dolore dopo un assaggio, la dama vuole mettere in cella i galli. Questi si dicono d’accordo, mentre Panoramix pensa a un piano su come uscirne. Prepara in fretta un antidoto che beve e da da bere ad Asterix e Obelix, e dimostra alla regine che la torta era “innocua”. In seguito, sempre con lo stesso antidoto, cura l’assaggiatore, dicendo che era solo un’acidità acuta di stomaco dovuta al troppo mangiare. Cleopatra ammette il suo “errore” e libera i galli. Questi, stanchi delle macchinazioni di Stocafis, che mentre erano in cella ha anche rapito Numerobis, lo mettono a lavoro per la piramide e lo tengono costantemente d’occhio. Infine, però, è Cesare a creare loro problemi; infuriato del progresso del palazzo, manda una spia sul sito di costruzione e scopre infelice che ad aiutare quel “fallito” di Numerobis ci sono Asterix, Obelix e Panoramix. Decide quindi, per vincere la scommessa, di mandare le sue truppe a catturare Asterix e soci; in alternativa attaccheranno il palazzo con macchine d’assedio. Inutile dire che i galli resistono agli attacchi romani, finchè questi non iniziano ad usare catapulte. Asterix ha l’idea di avvisare Cleopatra di questo intervento di Cesare, e trasporta Idefix che trasporta la notizia alla regina d’egitto. All’intervento suo, ovviamente, Cesare deve chinare il capo e riparare il danno subito.
Con quest’ultima minaccia sventata, la costruzione del palazzo viene ultimata, Cesare perde la sconfitta e Numerobis viene sommerso d’oro. I tre galli, con doni e ringraziamenti, tornano in Aremorica, dove, come sempre, si festeggia!

Asterix e Cleopatra è indubbiamente il migliore albo di Asterix di cui vi ho parlato fino ad ora.
Spostare le avventure dei galli in un paese avverso e diverso come l’egitto produce una chimica tra i personaggi niente male, e includere diversi personaggi e riferimenti storici nell’albo, non fa che renderlo più godibile che mai. Le diverse battute anacronistiche sono di nuovo un colpo di genio del duo franco-belga, motivare con la scalata di Obelix la mancanza del naso della Sfinge è un colpo di genio, che pensarci ora è banale, ma farsi venire l’idea era la vera sfida.

Soul Calibur II

Numerobis mostra ai suoi amici celti il sito di costruzione del palazzo..

I disegni sono curati e dettagliati, soprattutto nella piramide di Ghiza e con i vari geroglifici e dipinti sui muri. Anche il modo di parlare degli egizi è stato “deriso” a meraviglia, con Obelix che a un certo punto prova a dire qualcosa in egiziano e nella nuvoletta escono scarabocchi.
La trama, poi, è sviluppata per bene con sempre nuove sfide che il duo non sempre riesce a superare semplicemente usando la pozione magica, bensì usando l’astuzia o il buon fiuto di Idefix in diverse situazione.
Null’altro da dire, davvero un albo splendido, da incorniciare nella propria collezione.

Voto Personale: 8,5/10

Ed a cavallo di un baloon vi lasciamo anche oggi, per rileggerci il prossimo weekend (o prima)!

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