The Weakly Hobbyt #103

The Weakly Hobbyt #103

Buona pasqua e benvenuti al Weakly più fondente dell’anno! Apriteci in due per scoprire che sorprese abbiamo per voi (non molte, ma non preoccupatevi, niente pezzi da montare :D)! Buona lettura, buona domenica, e buona festività (che la festeggiate o meno)!

Asterix e il Duello dei Capi
(A Cura di Celebandùne Gwathelen)

Asterix e il Duello dei Capi

Riprendiamo a narrare le gesta di Asterix e Obelix dopo la breve parentesi Zeldiana! =)

In questo numero i Romani, stanchi di venire sempre malmenati dai galli del villaggio Aremoricano, decidono di batterli con l’astuzia e le antiche tradizioni galliche. Una di queste si chiama “duello dei capi”, e vede due capivillaggio sfidarsi per ottenere il predominio su entrambe le popolazioni. I Romani pensano che facendo lottare un capo gallico favorevole all’invasione romana contro Abraracourcix, possano sottomettere il popolo gallico.
Quando l’idea viene però proposta a Elpiubelgalix, capo di un villaggio gallico ormai quasi del tutto romanizzato, questo sbianca, ricordando ai romani che finchè Panoramix prepara la sua pozione, ogni lotta risulterebbe vana.
I romani tentano quindi di rapire Panoramix per la durata dello scontro, in modo da renderlo inoffensivo. L’occasione compare quando il druido gallico va nuovamente in cerca di ingredienti nella foresta circondante il villaggio; una truppa di romani prova a catturarlo, fortuna vuole che Asterix e Obelix sono nelle vicinanze. Asterix tenta di avvicinarsi alla lotta, ma Obelix pensa di fare la furbata buttando il suo menhir contro i romani. I romani fuggono, ma Panoramix viene colpito in pieno e quando più tardi si risveglia al villaggio, Asterix e il resto della truppa notano che purtroppo il druido non solo ha perso la memoria, ma è anche leggermente impazzito. Peggior cosa, però, è che ha dimenticato come fare la pozione magica.

Asterix e il Duello dei Capi

Ecco come Ilpiubelgalix costringe a vivere i suoi uomini galli…

I Romani fuggiti narranod i come il druido sia stato colpito dal menhir, e vanno subito ad avvisare Elpiubelgalix che la possibilità di sfidare Abrarancourcix è finalmente un’opzione. Al capo di Asterix e Obelix non rimane che accettarla e provano in qualche modo a mettere Panoramix davanti una pentola e fargli fare la pozione; ottengono solo due esplosioni, di cui una colpisce con una pentola un romano. I romani vogliono capire cosa succede e mandano il povero colpito a spiare i galli, travestito da tronco (per qualche motivo si fa amico un gufo parecchio tonto), che viene scoperto da Asterix e Obelix e costretto ad assaggiare le pozioni del druido. Queste hanno gli effetti più strani, dal fargli cambiare colore al permettergli di volare.
Asterix e Obelix si vedono costretti, quando il romano vola via, a chiedere l’aiuto di Amnesix, un altro druido. Appena Amnesix sente le terribile notizie, si avvia ad aiutarli. Obelix, che era in precedenza stato offeso dal druido di essere troppo grasso, prima piange e poi si offende e insulta Amnesix di essere uno gnomo da giardino. Quando Amnesix chiede ad Asterix cosa sia successo, questo gli descrive la botta che Obelix diede col menhir a Panoramix. Curioso di conoscere la forza della botta, Obelix gli sbatte un menhir addosso, causando anche a lui una totale perdita di memoria. Disperati, Asterix e Abraracourcix iniziano ad allenarsi.

Asterix e il Duello dei Capi

Dopo la botta in testa, Panoramix non è più lo stesso. Qui mette le ali…

Il duello si fa sempre più vicino, e quando infine arriva, intorno al ring si crea un vero e proprio lunapark. Tutto il villaggio di Asterix e Obelix va ad assistere allo scontro, eccetto i due druidi impazzi e Obelix, plagiato dai sensi di colpa. Quando lo scontro tra Ilpiubelgalix e Abraracourcix inizia, questo consiglia però ad Asterix di chiamare il suo amico, nel caso in cui dopo dovesse esserci una rissa. Obelix stesso, all’improvviso, pensa che forse con una seconda botta è possibile guarire il druido. Contemporaneamente, Panoramix mettendo nuovi ingredienti a caso nel pentolone e assaggiandoli, riesce miracolosamente a guarirsi. Asterix lo nota, ma un istante dopo un nuovo menhir lo colpisce. Per fortuna, la pozione di Panoramix o proprio la seconda botta, lo curano del tutto (ma non Amnesix, che non saggia della miscela fortunata di Panoramix) e in fretta prepara una pozione magica. Asterix torna al ring, dove da la notizia ad Abraracourcix, che nel frattempo semplicemente correva via da Ilpiubelgalix, stancandolo. La notizia della ripresa di Panoramix da nuove forze al loro capo, che infine con un solo pugno stende lo stanchissimo Ilpiubelgalix.

Asterix e il Duello dei Capi

Abraracourcix prova comunque a lottare contro Ilpiubelgalix, e tutto il villaggio lo segue, meno Obelix, Panoramix e Amnesix.

Nella lotta che segue per il fatto che ai Romani non piace aver perso anche questa occasione, Ilpiubelgalix viene colpito da un menhir di Obelix (con annessa Amnesia), i romani se le prendono e Abraracourcix rende al clan di Ilpiubelgalix la libertà, a patto che si de-romanizzassero!
La vittoria viene, come sempre, celebrata con un grande pasto a base di cinghiale!

Come avrete notato, la storia di questo albo è davvero ampia, e secondo me sono in realtà due storie parallele, quella dello scontro tra capi e l’amnesia di Panoramix.
Proprio l’unione di questi due eventi però rende l’albo così unico (e anche base per un lungometraggio a cartoni di Asterix, di cui parleremo a tempo debito) e ricco. L’idea di fondo di ogni parte della storia è niente male, anche se l’idea dei menhir come armi di amnesia di massa è un pò troppo potente e sono sicuro sparirà nei futuri numeri perchè semplicemente sgravatissima. Spero conosciate tutti questo termine! 😉

Asterix e il Duello dei Capi

La sequenza della miracolosa autoguarigione del druido!

I disegni, sono come sempre ottimi, e anche i personaggi rappresentati, in particolare Ilpiubelgalix, sono caratterizzati bene e disegnati con cura (come la media del resto degli albi, diciamo). Anche Amnesix era un personaggio carino, e mi dispiace davvero che lui, al contrario di Panoramix, non è stato curato della sua amnesia e invece prosegue il suo incarico totalmente impazzito.
Comunque sia, la lettura è interessante e come tutti i precedenti, è un albo di Morris e Goscinny assolutamente consigliabile! =)

Voto Personale: 8/10

Always Look On The Bright Side Of Life ♫

(A cura di Wise Yuri)

silver linings playbook

Dalle sale cinematografichè (l’accento extra è gratis) ecco la mia opinione/recensione su Silver Linings -Il Lato Positivo, un film che sembra aver fatto incetta di nomination agli Oscar, ma questi sono dettagli, quello che conta è sempre e solo il film, non quante statuette gli danno al regista ed agli attori.

Silver Linings è la storia di Pat Solatano Jr., un uomo che esce da un ospedale psichiatrico per riprendere la sua vita dove l’aveva lasciata, ad uno sfogo del suo bipolarismo (altrimenti noto come “psicosi maniaco-depressiva”) che gli ha fatto perdere i contatti con sua moglie, la sua famiglia, i suoi amici, la sua vita. Tornato nella casa dei suoi genitori, inizia il suo recupero con una convinzione semplice – volendo banale – quella di vedere il lato positivo di tutto, per superare la situazione in cui si trova, e soprattutto riconciarsi con sua moglie Nikki. Poi conosce Tiffany, anche lei in una situazione simile e pazza quanto lui, un incontro che gli cambia -senza esagerazioni- la vita.

Il film è una commedia drammatico-romantica, e passatemi il termine, una con i controcazzi davvero. E potrei davvero far terminare la recensione qui, perchè ci troviamo di fronte ad un filmone, sul quale c’è poco da dire se non “andate a vederlo, merita”. Ma mi sembrerebbe sbagliato far così, quindi parliamo un pò del film. XD

Il cast è pieno di nomi noti, che fanno un lavoro coi fiocchi: Cooper nei panni dell’instabile ma positivo protagonista Pat, che riesce a dimostrare una mancanza di tatto quasi infantile, brutale ma priva di cattiveria, riesce ad interpretare in maniera superlativa  un personaggio molto comico ma anche estremamente tragico, un ragazzone pazzo per il quale provate davvero pietà, ma che vi fa anche sorridere di gusto. Meravigliosa anche Jennifer Lawrence nei panni di Tiffany, l’altra “pazza” del film, una vedova che sta passando una situazione simile a quella di Pat, più cosciente dei suoi problemi e disposta ad ammetterli, senza peli sulla lingua, ma comunque non molto stabile anche lei. Impossibile non citare De Niro nei panni di Pat Senior, che ha perso il lavoro e ora fa l’allibratore delle partite di football, diventandone ossessionato. Molto buoni i personaggi di supporto come Chris Tucker (i Rush Hour, Il Quinto Elemento), qui nei panni di un amico che Pat ha conosciuto nell’ospedale psichiatrico, in continua lite con gli avvocati e l’ospedale stesso, dal cui cerca di scappare per un cavillo, senza però molto successo.

Quello che mi ha sorpreso dell’opera è che, sebbene parliamo di un film drammatico molto intenso, si ride davvero tanto, e di gusto. La comicità è sempre di alto livello, e mai banale, complici ottime battute ed un copione scritto veramente bene, che permette di vedere sia i risvolti comici che quelli estremamente tragici e complessi della vicenda, con scambi di battute che fanno ridere ed altri che mostrano la miseria intrinseca di personaggi e situazioni. Molto buona anche la regia. le tematiche trattate sono in parte quelle tipiche del genere, ma David O. Russell riesce ad affrontarle con estrema bravura, parlando allo stesso tempo del fallimento di un matrimonio, di malattie mentali, del potere curativo dello sport, di relazioni padre-figlio… è un film davvero ricco, che tratta con cura ed in maniera mai banale le sue tematiche. Premessa non troppo originale (comunque non banale), ma esecuzione davvero ottima.

L’unica lamentela movibile a Silver Linings è una certa prevedibilità per quanto riguarda il finale, che è il classico happy ending che risolve i problemi di tutti, ed in altri casi direi che è eccessivamente buonista, ma qui no. Considerato tutto l’inferno che i due protagonisti passano (ed è un “inferno” vero, una situazione tragica ma realistica), è difficile immaginare un finale diverso da quello che vede i protagonisti (e non solo) “felici e contenti”. Ed è tutto quello che ho da dire sul film, andate a vederlo perchè c’è “il rischio” che vediate il miglior film drammatico/romantico del 2013, ed un gran gran film che piacerà anche ai non amanti del genere, perchè è semplicemente bello.

Donkey Kong
(A Cura di Celebandùne Gwathelen)

Donkey Kong

Parlare oggi, a più di trent’anni dall’uscita di Donkey Kong, del più influente arcade della Nintendo è qualcosa di particolare. Ma visto che recentemente ho avuto possibilità di provare questa perla nella sua versione Nintendo Entertainment System, mi son chiesto che motivo ci fosse per non dedicargli un breve articolo.

Donkey Kong, inutile dirlo, è uno dei motivi per cui la Nintendo esiste; ha contemporaneamente creato due delle sue più grandi star (anche se, secondo la Rare, era una sola) e riempito la casa produttrice nipponica di soldi giapponesi e americani. Ed è uno dei pochi giochi con protagonista Mario che NON è esclusivo per console Nintendo, anzi, che per la console Nintendo ha addirittura ricevuto un porting “scarso” poichè tagliato.

Donkey Kong NES

Il primo livello di Donkey Kong ormai è storico!

La banale trama del gioco coinvolge Donkey Kong, un gigantesco scimmione, che rapisce Lady (anche conosciuta come Pauline) e la porta in cima ad un grattacielo. Toccherà a Jumpman (aka Mario) salire su per il grattacielo, piano dopo piano, per liberare la sua amata.
Il gameplay, come è ovvio immaginarsi, è abbastanza banale ma incredibilmente efficace. Col D-Pad controllerete Mario nei suoi movimenti laterali per le piattaforme del grattacielo distrutto o in costruzione, le scale saranno salite o discese premendo il D-Pad in alto o in basso e con A saltate. Nient’altro. Dall’alto del livello Donkey Kong vi lancerà addosso oggetti di vario genere (barili nel primo livello, molle nel secondo e fuoco nel livello finale) e cercherà in questo modo di impedirvi di salire per raggiungere la dama in pericolo.
L’unica cosa che potrete fare, quindi, è saltare!

Nella versione per NES, purtroppo, il gioco giunge storpiato! Non solo mancano le animazioni tra un livello all’altro, in cui al giocatore viene chiesto di giungere più in alto possibile nel grattacielo, ma manca addirittura un intero livello! Le limitazioni del Nintendo 8-bit (come viene chiamato tra i miei amici) erano davvero notevoli, soprattutto lo spazio disponibile allora sulle cartucce del sistema. Gli unici livelli sopravvissuti sono il primo, terzo e ultimo. Il secondo è stato, come già detto, tagliato.

Donkey Kong NES

Originariamente questo era il terzo livello, qui è solo il secondo!

Nel primo, al giocatore viene chiesto di scalare delle rampe più o meno diagonali, lungo le quali Donkey Kong lancia dei barili di legno e di tanto in tanto anche dei barili di metallo contenenti olio. Questo prende fuoco al pian terreno e inizia a invadere le rampe dal basso. Ad accorciare la gita di Mario dal basso verso l’alto ci pensano apposite scale messe sia per evitare barili che per salire da una rampa all’altra. Attenzione, però, perchè anche i barili di tanto in tanto usano le scale!

Nel secondo livello (terzo nella verione Arcade), somigliante a un crossover tra le scale del grattacielo ed i suoi ascensori (con tanto di scaline di manutenzione), Jumpman dovrà vedersela con molle che saltellano dalle parti delle scale, mentre l’ascensore è in fiamme, o per lo meno, le “scale di manutenzione” dell’ascensore. La difficoltà sta nel trovare il giusto tempismo per i salti dalle scaline all’ascensore, dall’ascensore alle scale e poi salire tra le molle buttate da Donkey Kong. Non un livello facile, ma con la giusta memorizzazione degli eventi, è fattibile.

Nel livello finale Jumpman deve destabilizzare il pianerottolo su cui ci stanno Donkey Kong e Lady, saltando sopra a determinati punti fragili della struttura colorati di giallo. A complicare il tutto è del fuoco che sale e scende le scale e cerca di fare il suo possibile per impedire al idraulico Italiano di portare a termine l’opera di destabilizzazione. A opera compiuta, Donkey Kong farà crollare sotto il suo peso la parte alta del grattacielo e Lady e Jumpman saranno infine riuniti.

Come già detto, il secondo livello in questa versione è stato tagliato; in questo Mario avrebbe dovuto scalare la parte del grattacielo che stava ancora in lavorazione. Sul cantiere ci stavano nastri trasportatori, blocchi di cemento liquido (toccarli equivale a perdere una vita) e scale mobili (che si allungano e accorciano) e fuochi di vario genere.

Donkey Kong NES

L’ultimo livello non sembra e non è molto difficile, soprattutto se si conoscono le giuste strategie!

Per trovarci di fronte ad un gioco datato 1982, l’aspetto grafico e sonoro del gioco è notevole. I personaggi sono tutti caratterizzati bene con i pochi pixel a disposizione all’epoca, gli effetti sonori sono semplici ma estremamente orecchiabili e tutto sommato l’aspetto tecnico non è più di tanto da criticare, considerando che ci troviamo nell’infanzia della programmazione di videogiochi.

Quello che mi sento invece di poter criticare è l’assenza del terzo livello e delle animazioni tra i livelli. Posso capire che il Nintendo Entertainmente System non era potente come un’Arcade, ma considerando il successo del gioco sarebbe stato possibile fare una cartuccia di qualche kb più grande della media per farci entrare il livello e le animazioni extra.

Tutto sommato, giocarselo su NES non ne è valso più di tanto la pena, soprattutto considerando che se davvero volete il sapore vintage di uno dei primi pargoli di Miyamoto, potete recuperarlo in versione completa giocandovi Donkey Kong 64. Bello e difficile uguale.

Voto Personale: 7/10

Aztaka

(A cura di Alteridan)

Metroid e Castlevania, due serie molto diverse ma dalle caratteristiche di gameplay molto simili. Non è un caso, infatti, che questi due giochi abbiano dato vita ad un intero sottogenere di giochi di action/adventure: i cosiddetti metroidvania.

Nel corso degli anni in molti hanno provato a copiare la formula vincente dei Belmont e di Samus Aran ma solo una cerchia ristretta di eletti ha avuto successo.

Sfere vampiriche in salsa precolombiana

I francesi Citérémis hanno tentato di entrare a far parte di quella cerchia di cui parlavo poc’anzi sviluppando Aztaca, un action/adventure a scorrimento con diversi elementi gdr. Saranno riusciti nell’impresa? Scopriamolo insieme.

Innanzitutto Aztaka si distingue dalla stragrande maggioranza dei metroidvania (e degli altri giochi contemporanei) per la sua ambientazione inconsueta: come suggerisce il nome del gioco, questi è ambientato nell’America centrale, nel periodo di massimo splendore della civiltà precolombiana degli Aztechi.

Nonostante le premesse per una trama interessante però, Aztaka non mette sul piatto un intreccio narrativo valido, anzi si presenta subito come un titolo dalla trama scialba e messa lì solo come pretesto per costruirci un gioco sopra. Vestiremo infatti i panni dell’ennesimo eroe senza alcuna personalità la cui missione è recuperare sette antichi manufatti che serviranno per ricreare il legame tra il mondo terreno e quello divino, legame che si era interrotto causando carestie, epidemie, invasioni di mostri e tutte le cose brutte che potete immaginare.

Questo villaggio è stato colpito dalla siccità ma il nostro eroe aggiusterà tutto.

Tutto qui. Per tutte le sei ore di gioco sarete immersi in un mondo anonimo costellato qua e là di personaggi tutti uguali, con dialoghi (o meglio monologhi visto che il protagonista pare sia muto dato che non parla mai) scontati e immancabili cliché, come il cattivo di turno che ruba un oggetto importante proprio sotto il nostro naso e altre banalità simili.

Triplo salto mortale

Se dal punto di vista narrativo Aztaka non brilla, le premesse per un gameplay almeno dignitoso ci sono tutte.

Il gameplay di Aztaka sfrutta un sistema di progressione del personaggio da gioco di ruolo, seppur molto semplificato. Il nostro eroe ha infatti tre statistiche principali (forza, agilità e costituzione) che potremo potenziare nel corso del gioco man mano che questi salirà di livello, ognuna di queste statistiche influisce sui danni (forza), sulla possibilità di infliggere colpi critici (agilità) e sui punti vita (costituzione). Inoltre durante l’avventura incontreremo speciali artefatti che faranno imparare nuove abilità all’eroe e anche queste saranno potenziabili al passaggio di livello.

Non è tutto, il nostro eroe sarà affiancato da un uccello magico in grado di lanciare magie sia offensive che difensive. Anch’egli è dotato di tre statistiche (intelligenza, fede e spirito) e di abilità specifiche acquisibili tramite artefatti appositi.

Il gioco quindi sulla carta offre al giocatore una discreta possibilità di personalizzazione dei personaggi. Sulla carta però, la realtà sarà ben diversa: ricordate l’attacco a vite nei Metroid? Il protagonista di Aztaka acquisirà abbastanza presto un attacco in salto del tutto simile all’attacco a vite di Samus Aran, peccato che questo attacco sia semplicemente “sbagliato”. Quando il nostro eroe colpirà un nemico con l’attacco a vite assesterà automaticamente un colpo critico, ignorando la relativa sotto statistica dell’agilità, questo fa sì che ogni altro attacco sia di fatto inutile rendendo il gioco troppo semplice.

Attacco a vite!

Un altro aspetto che non convince è il modo in cui si lanciano le magie: per castarle bisogna cliccare in determinati punti dello schermo per creare una sequenza diversa per ognuna delle 5 magie disponibili, mentre si fa questo però il gioco non si ferma ma l’azione viene solamente rallentata, ne consegue che se il protagonista viene colpito la visuale si sposta ed è molto probabile mancare il punto da cliccare.

Dipinto a mano

Se però la trama e il gameplay non convincono, non si può dire lo stesso dell’aspetto grafico: unico aspetto del gioco realmente curato.

I fondali dei livelli sono realizzati completamente a mano e rappresentano scorci suggestivi di monumenti che, seppur in rovina, ancora oggi è possibile visionare nell’America centro-meridionale.

Gli scenari sono indubbiamente suggestivi.

Anche le animazioni sono degne di nota: fluenti, complesse e perfettamente realistiche.

Tuttavia anche l’aspetto grafico non è esente da problemi; mi riferisco alla ripetitività delle ambientazioni e dei nemici: nel gioco visiteremo solo giungle, templi e caverne, inutile dire che i fondali saranno sempre gli stessi; i nemici di contro sono un po’ di più ma i modelli saranno solo colorati in modo diverso per identificare una versione più forte di un dato nemico incontrato in precedenza.

Arrivano gli spagnoli

Per rispondere alla domanda iniziale: Aztaka riesce nell’impresa di distinguersi nell’oceano dei metroidvania? La risposta non può che essere no.

Aztaka è un gioco dalla trama banale e un gameplay che aveva tutte le carte in regola per brillare vanificato da un pessimo bilanciamento delle abilità e da alcune scelte infelici nell’aspetto delle magie.

Nel corso del gioco Huitzilo troverà oggetti che se equipaggiati gli forniranno diversi bonus, o forse no.

Come se non bastasse il gioco è afflitto da bug non indifferenti riguardanti gli oggetti equipaggiabili (nonostante siano segnate sugli oggetti, alcune statistiche non vengono modificate) e da un’ottimizzazione disastrosa (in molte occasioni il framerate potrebbe calare vistosamente costringendo il giocatore a riavviare il gioco), sono inoltre frequenti gli inspiegabili crash al desktop.

Il solo comparto grafico non basta a risollevare un gioco dal potenziale molto elevato ma buttato letteralmente alle ortiche.

Voto personale: 5/10

Così si chiude un’altro Weakly, a settimana prossima, ci ritrovate sempre qui!

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