The Weakly Hobbyt # 119

The Weakly Hobbyt #119

IT’S TIME AGAIN- L’estate è formalmente finita, ed il Weakly risorge come… un brapido intorpidito, ma sveglio! Siamo pronti a frantumarvi le gonadi con i nostri articoli almeno per altre 3 stagioni, e come sempre ci impegneremo il più possibile per riuscirci! Abbiamo riaperto, bentornati e buona lettura!

Gravity Rush

(A cura di Alteridan)

Il primo impatto con Gravity Rush è spiazzante: già dal momento in cui si tocca la bolla nella schermata principale di PS Vita e si avvia per la prima volta il gioco si capisce di avere tra le mani, letteralmente, un piccolo gioiellino. Una breve immagine animata di una città dalle forti connotazioni steampunk, qualche rumore di sottofondo e un miagolio, poi un’esplosione orchestrale ci introduce al main menu dell’opera sviluppata da Japan Studio.

Il tempo delle mele

Il tema orchestrale lascerà presto spazio ad un malinconico pianoforte che ci introdurrà ai primi secondi del filmato introduttivo: una mela rotolante ci accompagnerà attraverso le viuzze e le piazze della città fluttuante di Hekseville, facendoci nel frattempo ammirare la splendida direzione artistica del titolo.

Sul finire dei titoli di testa la mela si fermerà vicino il corpo addormentato di una ragazza dai lunghi capelli biondi: Kat, la protagonista del gioco, si risveglierà in un mondo a lei sconosciuto, priva di memoria dovrà quindi capire chi sia e per quale motivo sia ad Hekseville. Non passerà molto prima di scoprire che in realtà ella è una shifter: Kat è infatti in grado di alterare a piacimento la gravità grazie all’aiuto dell’enigmatico gatto Dusty.

Kat appena risvegliata in compagnia del fido Dusty.

Dotata di un animo gentile e di poteri fuori dal comune, Kat deciderà di aiutare gli abitanti di Hekseville a fronteggiare la minaccia dei Nevi, strane creature mostruose che sembrano essere la causa della scomparsa nel nulla di interi quartieri della città. Questo è quanto posso dire della trama, uno dei punti forti del gioco, continuare a parlarne rovinerebbe la sorpresa e rischierebbe di compromettere l’esperienza complessiva di chi si appresta a giocare il titolo in questione.

Un giorno ad Hekseville

Il vero punto di forza del gioco è però il combat system: grazie alla possibilità di mutare la gravità, i combattimenti con i Nevi assumono una profondità mai vista in un action in terza persona. Kat è in grado di sferrare attacchi semplici quando ha i piedi per terra (o su una parete o su un tetto), ma è quando ci si ritrova sospesi a mezz’aria che Gravity Rush mostra i muscoli: sfruttando il giroscopio incorporato nella console e mirando ai nemici è possibile utilizzare Kat come un proiettile umano per farle sferrare possenti calci gravitazionali. Man mano che si prosegue nell’avventura sarà poi possibile sbloccare nuovi attacchi e potenziare i poteri di Kat tramite l’utilizzo delle gemme preziose, un particolare tipo di gemme violacee sparse per l’intero mondo di gioco.

L’ambiente di gioco si presenta come un free roaming semi-openworld: già dalle prime battute infatti saremo in grado di esplorare liberamente la città di Hekseville, limitatamente alle zone e ai quartieri scoperti tramite il completamento delle missioni principali. La città non è molto estesa in orizzontale ma grazie alla sua verticalità sarà sempre un piacere esplorarla in lungo e in largo alla ricerca di missioni secondarie, gemme preziose e segreti.

Sparse per tutta Hekseville potremo trovare sfide di ogni sorta: gare di velocità o scontri a tempo con i nemici.

Intendiamoci, non siamo di fronte ad un GTA o ad un inFamous: spesso le missioni secondarie richiederanno semplicemente di riattivare un dispositivo come un ascensore o una fontana, Gravity Rush è comunque un gioco fortemente incentrato sulla progressione della trama e sulle missioni principali.

Ascesa libera

Gravity Rush non è esente da difetti, che spesso però non dipendono strettamente dal gioco ma dalla console per cui è stato pensato: ad esempio gli stick analogici della PS Vita non permettono un controllo proprio preciso dei movimenti di Kat e della telecamera, fortunatamente è possibile utilizzare il giroscopio per effettuare alcune azioni (come il già citato calcio gravitazionale, il lancio degli oggetti o la scivolata), tuttavia bisogna far notare che durante gli scontri con i boss più impegnativi alla lunga potrebbe essere stancante mirare ruotando continuamente la console dato che alcuni combattimenti possono durare anche più di un quarto d’ora.

Mirare con il giroscopio interno è semplice ed immediato ma sul lungo periodo può diventare stancante.

Un altro difetto riguarda una certa ripetitività di fondo delle situazioni, causata prevalentemente da una scarsa varietà nei nemici e dal dover spesso andare da una parte all’altra del livello per completare le missioni.

Questi difetti sono tuttavia controbilanciati da una cura certosina per i dettagli: la caratterizzazione di Kat e dei personaggi secondari è magistrale, sia dal punto di vista di scripting e personalità sia per quanto riguarda l’aspetto estetico ed artistico dei modelli. Quest’ultimo pregio va esteso anche alle ambientazioni: la grafica in cell shading ben si presta al gioco e serve anche a mascherare quel filo di aliasing e di difetti grafici minori che inevitabilmente si palesano in una produzione destinata ad una console portatile. Un appunto finale sulla colonna sonora, sicuramente l’aspetto meglio riuscito di Gravity Rush: ogni traccia si adatta magnificamente alle situazioni del gioco, che sia caratterizzata da un crescendo di violini o da potenti riff di chitarra elettrica.

Alcuni scorci sono semplicemente fantastici.

In conclusione, Gravity Rush è un gioco magnifico, curato in ogni singolo aspetto e che trasuda passione per i videogiochi da ogni poro. Lasciarsi rapire dalle vicende di Kat e del suo gatto Dusty è un attimo, e una volta completato il gioco ci si chiederà perché al giorno d’oggi esistano così pochi titoli che possano fregiarsi del titolo di capolavoro. Quelli veri.

Voto personale: 9,5/10

Bianca Neve e i Sette Nani
(A Cura di Celebandùne Gwathelen)

Bianca Neve e i Sette Nani

Quest’estate, non è un mistero, sono stato in California e tra le altre cose che ho visto e visitato, c’era DisneyLand, l’originale parco concepito ed inaugurato da Walt Disney nel 1955. Visitandolo ed esplorandolo, però, mi sono reso conto che alcuni film della Disney, anche famosi, non li avevo mai visti per intero, o che li avevo visti così tanto tempo fa che non ne avevo praticamente più memoria. Inaccettabile. 😉

Il resto, da lì, se un pochino mi conoscete ormai, dovrebbe esservi noto. Parliamo quindi quest’oggi di Bianca Neve e i Sette Nani, primo lungometraggio d’animazione della Disney nella sua lunga storia di successi (macchiata da qualche insuccesso, ma non si può di certo pretendere una carriera perfetta da un business così grande attivo da così tanti anni).

Bianca Neve

Biancaneve si accontenta di poco, nel castello della matrignia, servendo da umile donna delle pulizie

La storia riprende la versione dei Fratelli Grimm, anche se l’accorcia un pochino, riducendola all’osso e mettendo molto in risalto il personaggio di Biancaneve, per di più trasformando il tutto un pochino in un musical. Da come l’ho introdotta sembra quasi una storia diversa, ma non preoccupatevi. Il nocciolo rimane lo stesso.
Biancaneve è la principessa di un re deceduto, il cui regno è stato usurpato dalla matrigna della principessa. La ragazza è costretta a servire da donna delle pulizie nel castello, ma si gode comunque la vita presso la corte, fino a quando un giorno la regina, vanitosa e invidiosa della bellezza di Biancaneve, decide di liberarsene. Quel giorno, Biancaneve, cantando, incontra un principe che sentendola se ne innamora. Biancaneve sembra provare lo stesso, ma vergognandosi del suo aspetto, decide di nascondersi. La regina vede questa scena e decide di mandare via la giovane il giorno successivo a raccogliere fiori. Il cacciatore è incaricato di ucciderla, ma non riesce ad adempire il suo compito, affascinato dalla bellezza di Biancaneve.
Così le chiede di fuggire e come nella favola porta alla regina il cuore di un cinghiale.
Biancaneve fugge attraverso il bosco ed è terrorizzata finchè gli animali del bosco, incuriositi, iniziano a confortarla e portarla verso la casa dei Sette Nani. Lì, non sopportando la sporcizia e pensando che a viverci ci siano sette bambini, decide di farsi accettare pulendo e lavando la casa, e passa il resto del pomeriggio in quel modo finchè, stanca, non crolla su tre dei piccoli letti.

Bianca Neve

Gli animali della foresta non ci pensano su neanche un pò prima di aiutare Biancaneve a trovare la retta via.

In seguito osserviamo i sette nani nella loro vita da minatori, lavoranti e cantanti, finchè non tornano a casa e notano che è stato pulito tutto. Spaventati e stupiti, temono che ci sia qualche mostro in casa, e creano un gran baccano. Quando però svegliano Biancaneve, la situazione si placa, anche se uno dei nani, Brontolo, non sembra contento con la situazione e anzi teme che presto la regina scoprirà dove sia Biancaneve e che si vendicherà.
Nonostante iniziale riluttanza, i nani decidono di ospitare Biancaneve, ma quando il giorno successivo vanno di nuovo alle miniere a lavorare, raccomandano attenzione alla loro nuova protetta. Parole inutili. La regina, infatti, scopre che Bianceneve è ancora in vita e con le sue arti magiche si trasforma in una vecchietta mandicante, creando al contempo anche una mela velenosa da portare alla giovane. Solo il bacio del primo amore può resuscitare la ragazza, ma la regina non tema questa possibilità. Così la strega si incammina verso la casa dei Sette Nani e convince Biancaneve a mangiare la mela. Gli animali del bosco attaccano la regina, riconoscendola nelle sue vesti, ma Biancaneve non da ascolto alle creature del bosco e si fa abbindolare, mordendo infine la mela. La regina esulta trionfante, ma in quel momento tornano dalle miniere i Sette Nani, attirati lì dagli animali del bosco, e riconoscendo subito la regina la inseguono per le rupi presso la loro casa. L’inseguimento è breve. La regina vuole scaraventare loro addosso un masso, ma un fulmine impatta il terreno vicono a lei e la fa crollare in un abisso.
Il danno, purtroppo, è fatto, e Biancaneve, creduta morta, viene deposta in una bara di oro, gioielli e cristallo. Così rimane per tre stagioni, finchè non passa il principe dell’inizio della vicenda che, baciandola, la resuscita. I nani, felici di rivederla viva, la lasciano andare via con il suo promesso sposo verso il castello ora non più inabitato dalla matrigna. E vissero per sempre felici e contenti.

Bianca Neve

Il fatidico primo incontro tra Biancaneve ed i sette nani.

La pellicola è datata 1937, e l’età si nota nel reparto della narrazione e della caratterizzazione dei personaggi. Ci troviamo davanti a stereotipi privi di una qualche profondità o di una terza dimensione. Biancaneve è dolce e innocente, la regina è semplicemente invidiosa e vanitosa senza ritegno, il principe è semplicemente nobile e amorevole, e ogni nano ha la sua pura e semplice personalità, per lo pià dettata dal suo nome.
Ciononostante, il lungometraggio funziona e bene. Il motivo principale è la spensieratezza della narrazione e la bellezza delle animazioni e dei disegni. I dettagli delle scene sono sconvolgenti, scenari e personaggi sono disegnati con meticolosità e in maniera assolutamente superba. Dai fiori agli alberi in movimento, l’intero film vi convincerà pienamente della bravura e superiorità dei disegnatori della Disney degli anni ’30/’40. Tutto fila in maniera molto liscia e fluida, le transizioni di scena sono azzeccate, i disegni, come già detti, sono stupendi, la sceneggiatura è magistrale e le musiche che accompagnano il tutto sono dei classici ormai. Devo ricordarvi che “Hi-ho!” è di questo film? Onesti, per quante settimane da piccoli avevate in testa questa canzone senza riuscire a liberarvene?

Bianca Neve

La strega trasformata propone a Biancaneve la sua mela rossa avvelenata.

Punti negativi gravi il film ne ha pochi. Come già detto, la narrazione è accorciata rispetto alla favola originale, in cui la strega tenta per tre volte di uccidere Biancaneve. Qui il tentativo è unico e succede a prima botta. I personaggi, come già detto, sono stereotipi molto approssimativi, ma non mi sento in grado di dare voti negativi per questo, visto che si tratta di una narrazione per bambini.
Alcune scene non sono proprio per bambini secondo me, ma siamo comunque a livelli accettabili tutto sommato.

Un classico da far vedere ai vostri figli quando sono nell’età giusta! =)

Voto Personale: 8/10

Fifa 99
(A Cura di Celebandùne Gwathelen)

Fifa 99

Non riesco, sinceramente, a spiegarmi la mia rinata “passione” per il calcio ultimamente. Forse il trasferimento in Germania, con l’abbandono di decennali amicizie “più nerd” in italia, ha portato al mio dovermi trovare qualche altro hobby da affiancare al mio leggere libri, vedere film, giocare videogiochi. Mancano le serate di D&D e giochi da tavola, e sembra che le sostituisca con una boriosa visione del “Gioco più bello del mondo”.

Non che il calcio mi sia mai dispiaciuto, ma per molto tempo ero stufo del solito andirivieni di giocatori tra club e mi sono concentrato solamente sulle nazionali, fino a quando non conoscevo più alcuno degli attuali 23 della formazione di Prandelli o Löw.

Fifa '99

Portogallo contro Danimarca. Perchè all’improvviso la sfida mi sembra particolarmente interessante? Se fosse una sfida reale, ovviamente…

Allo stesso tempo, iniziando a vedermi le partite e mancando dai campi di calcetto da troppo tempo (anche se ho di recente ripreso), mi tornava la voglia di mettere alla prova le mie doti videoludiche nel campo, ed è così che si spiega la mia non più così recente recensione di Fifa ’98. Ora me ne torno con Fifa 99, una versione successiva di una delle saghe videoludiche più vendute di sempre. Come se la batte questo vecchio esponente della saga di calcio marchiata EA Sports?

Purtroppo abbastanza male. A partire dalle modalità di gioco alla giocabilità stessa, siamo di fronte a un gioco che purtroppo è inferiore in quasi ogni aspetto (grafica esclusa) a Fifa ’98.

Anzitutto le cose da fare: sono presenti i Campionati di Calcio delle principali nazioni calcistiche dell’epoca (dall’Inghilterra alla Spagna, dall’Olanda alla Grecia, passando ovviamente per Italia, Germania, Francia, Scozia, e così via), ma non sono presenti, invece, campionati per le squadre nazionali. Ovviamente nel 1999 non c’era alcuna competizione mondiale o qualcosa di anche solo lontanamente simile, ma perchè non creare la possibilità di rigiocare almeno la Coppa del Mondo ’98 stessa nel gioco? Nel gioco precedente era possibilie non solo fare la Qualificazione dei Mondiali, ma giocarsi anche la coppa del mondo stessa! Assenza, insomma, non perdonabile.

Quello che però è possibile fare in Fifa 99 è partecipare alla Dream League. In questa coppa chiaramente inventata possiamo cimentarci in una lega fatta delle migliori squadre del gioco (scelte dal gioco stesso, niente personalizzazione possibile). Le squadre, ben venti, vengono divise in due gironi, che dopo una fase in stile campionato (con andata e ritorno) si sfidano in ottavi e quarti di finale, semifinale, finalina e finale.
La Dream League è abbastanza lunga, visto che ogni squadra incontra ciascuna altra ben quattro volte (!!), ma – e qui Fifa 99 mostra le sue mancanze – presto il gioco stesso tedia. La mancanza di customizzazione della Dream League vi farà magari scontrare troppe volte con squadre che non conoscete o di cui non potrebbe importarvi di meno. E’ bello poter fare trasferimenti senza fine (insomma, previsti ne sono massimo duecento, ma è improbabile li userte tutti, io non ci sono riuscito!) tra squadre, e vedere un dream-team nella vostra squadra del cuore, ma dopo un pò vi renderete conto che fondamentalmente i giocatori sono “tutti uguali”. Certo, il giocatore “più forte” non avrà le stesse possibilità di segnare del “giocatore più debole”, ma una volta che avete trovato una strategia che contro la CPU riesce a produrre goal, la forza di un giocatore influenza ormai solo le probabilità.

Fifa '99

Questo portiere vorrebbe che il goleador non esultasse proprio così vicino alla propria porta…

Inoltre gli avversari sono altrettanto “tutti uguali”, non avendo una vera e propria personalità. Una squadra ha giocatori più forti o più deboli, ma sono tutte fondamentalmente “uguali”. Giocare Milan – Inter, tanto per dirne una, o Borussia Dortmund – Schalke, non è molto diverso dal giocare Nottingham Forest contro FC Tokyo. Sono due squadre, hanno giocatori più o meno bravi, e la tattica è quella di rubare palla con il “tasto del tiro” e poi fare passaggi fino ad arrivare in porta.

Ho trovato, insomma, Fifa 99 molto più monotono di Fifa ’98. La veste grafica è l’unica cosa in cui Fifa 99 guadagna punti, ma in generale la grafica per me ha un valore relativo, quindi non sorprendetevi se preferirò sempre un gioco con una buona giocabilità a uno con la graficona.

Fifa '99

Le animazioni sono leggermente migliori di quelle di Fifa ’98. Ma lo noterete solo nei primi minuti di gioco.

In questo caso è proprio questa la faccenda. Fifa 99 ha una grafica migliore, di poco, ma non ha le modalità di Fifa ’98 che tanto rendevano quel gioco interessante (manca anche il Calcio a 5 Indoor, totalmente rimosso) e ha una giocabilità uguale, con più tedi. Spesso le mosse fatte dalla CPU non sono possibili farle a vostra volta, o comunque il loro comportamento con la sfera segue regole della fisica assolutamente diverse da quelle validi nel caso vostro. Animazioni come quella del portiere che incita i giocatori a salire per perdere tempo a voi non sono permessi, e questo tedia ulteriormente.
La difficoltà di gioco intermedia è l’unica che raccomando, visto che la superiore è assolutamente micidiale e quella inferiore vi farà fare gol senza praticamente avere sfida alcuna. E anche con l’intermedia ne buscherete parecchie di partire, quindi…

Ho scritto anche troppo. Siamo di fronte a un gioco di calcio vecchio quindici anni, e si vede. Fifa 99 non ha ormai più nulla da dire dal punto di vista ludico, se proprio volete un tuffo nostalgico nel passato calcistico, prendete Fifa ’98! =) Vi darà più soddisfazioni e probabilmente anche più carica nostalgica. Non che Fifa 99 sia brutto di per se, ma è inferiore a una versione precedente dello stesso gioco, e questa la dovrebbe dire lunga, no?

Voto Personale: 7/10

Saturday Mornings, Monsters and Heroes

(A cura di Wise Yuri)

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Ultimo titolo di Guild 02 (in attesa di un Guild 03 che non è poi così improbabile), in un certo il più curioso di tutti (nonostante la presenza nella collection di un action con carri armati che sparano a formiche giganti),  Attack Of The Friday Monsters è un avventura/simulatore ambientata in un giappone anni ’70 dal tono e setting quotidiano ed ordinario, ad eccezione dei kaiju (mostri giganti come Godzilla, Rodan, spesso combattuti da supereroi in tuta attilata e costumi assurdi) degli show televisivi che ogni venerdì prendono vita e si aggirano nei quartieri! Una cosa di tutti i giorni, insomma.

N.B. Come gli altri titoli Guild, il testo è completamente in inglese, mentre il doppiaggio è quello originale giapponese.

Storia e Gameplay

Ambientato negli anni ’70, il gioco vi mette nei panni di Sohta, un bambino di 10 anni che si è appena trasferito in un villaggio nella parte rurale di Tokyo, adora gli show televisivi in cui squadre di ranger spaziali combattono contro mostri giganti, ed adora collezionare carte di questi mostri. L’unica cosa strana nel posto in cui vive è che regolarmente, ogni venerdì, dei mostri reali appaiono, ed al contrario di quelli in TV, sono difficili da vedere, sebbene lascino sempre diversi segni del loro passaggio. Il tutto è raccontato dal punto di vista dei bambini, ed assieme a Sohta scoprite le varie bizzarre vicende e misteri del luogo, imparando a conoscere i bambini del villaggio, ed anche gli adulti. La storia è molto semplice, ed appunto volge su questa ricorrenza strana del villaggio, cioè l’apparizione di un mostro gigante ogni venerdì, e su come i bambini vivano la vicenda, ma ci sono alcune sorprese ed un paio di colpi di scena ben congegnati, che rendono le vicende sempre curiose ed interessanti da seguire, ed aiutare il tutto ci sono dei dialoghi scritto molto bene, che strappano spesso qualche risata e inchiodano perfettamente il tono ed il setting.

attack of the friday monsters

Parlando di gameplay…. non c’è molto di cui parlare, visto che come The Starship Damrey ( o titoli come Flower, Sun and Rain) questo è un gioco in cui la storia la fa da padrone, che è più sull’immergere il giocatore nel mondo di gioco e sulle vicende che avvengono in esse, che sul gameplay, il quale è molto poco, visto che il gioco consiste per la maggior parte nel girare nel villaggio, e premere A per parlare con i personaggi, il che fa avanzare i vari episodi in cui è suddiviso il gioco, e la storia. A questo riguardo, il titolo è diviso in diversi episodi, come una serie tv, ma  questi non vanno in ordine cronologico, e spesso alcuni si muovono in parallelo con altri, o si possono completare solo dopo aver fatto progressi in un altro, il che permette alla trama di non essere troppo rigida o controllata, sebbene ci sia comunque un ordine preciso in cui avanza il tutto, e non sempre abbiate due o più obiettivi sulla mappa. Parlando di questa, lo schermo inferiore del 3DS gestisce la mappa, che mostra dove sono i personaggi e dove andare per continuare un’episodio, e serve anche da menù, in cui potete vedere i “glim” raccolti, le carte possedute e combinarle se potete, salvare, od anche modificare le parole  dell'”incantesimo” da lanciare su chi ha perso contro di voi al mini-gioco di carte mostro (ne parliamo sotto).

Oltre all’esplorare le zone della città rurale ed al backtracking, potete trovare degli oggetti luccicanti per terra, ed una volta che avete il numero richiesto di questi cosini chiamati “glim”, ottenete una carta di un mostro gigante. Una volta ottenute 5 carte, potrete giocare a Monster Cards contro gli altri ragazzini, e vincendo una battaglia diventate il boss, mentre l’altro diventa il sottoposto e potete lanciargli un “incantesimo” (che non fa nulla a parte far cadere il personaggio e vederlo rialzarsi), oltre a ricevere informazioni extra da lui e da altri vostri sottoposti. è una distrazione divertente, e sebbene più un extra che un elemento essenziale del gioco, in alcuni punti dovrete giocare a Monster Cards per far avanzare la storia.

Questo mini-gioco di carte funziona in maniera un pò strana: dovete mettere 5 carte coperte sul tavolo, il gioco vi dà una stima sulle vostre vincite, perdite e pareggi, e ipotizza il risultato tra due e più carte vostre e quelle dell’avversario. Poi dovete scambiare di posizione due carte vostre (mentre il vostro avversario fa lo stesso), ed infine vengono mostrate le carte mostro, che vincono o perdono secondo le classiche regole “sasso-carta-forbici”, o nel caso di carte dello stesso tipo, vince quella con più forza. Ci sono anche carte con il “doppio tipo”, che vincono contro due tipi, potete combinare più carte dello stesso mostro per potenziarle, e ce ne sono un pò da raccogliere, quindi sebbene sia comunque molto semplice, c’è un pò di profondità al tutto, ed è un’aggiunta gradita che  nel post-game assicura una buona rigiocabilità (forse un pò troppa).

Grafica e Sonoro

attack of the friday monsters

Attack Of The Friday Monsters unisce dei personaggi  realizzati in un buon cel shading a sfondi ed ambientazioni disegnate a mano, ed i due stili si uniscono perfettamente, dando al gioco un’atmosfera da manga/anime slice of life molto adeguata, ed il 3D è molto piacevole. Il sonoro è composto principalmente dai rumori ambientali, ma ci sono alcune tracce, e sono tutte piacevoli. C’è anche un pò di doppiaggio (principalmente la voce narrante e dei messaggi d’avviso), rimasto quello originale giapponese. Lo stile è quello di una storia vista come protagonisti e focus i ragazzini, e cattura quel feeling anche grazie ad una narrazione che sembra qualcosa potreste trovare in un manga od in un anime per ragazzini, ma non è mai eccessivo a questo riguardo. É tutto sempre molto allegro e colorato, ma mai troppo melenso.

Longevità

La notizia cattiva è che il titolo Millennium Kitchen richiede poco meno di 3 ore per arrivare ai crediti finali (e l’abilità del giocatore ha poca importanza, visto che a parte il mini-gioco Monster Cards, il titolo consiste nel parlare con i personaggi e girare nel villaggio), la notizia buona è che c’è un pò di contenuto post-game, tra episodi che magari non avete concluso da finire, la collezione di carte mostro da completare, e  potete sfidare liberamente gli altri ragazzini a  Monster Cards per scoprire qualcosa di nuovo, ed il tutto aggiunge circa 3 o più ore, ma più che altro perchè avrete difficoltà a trovare il modo di completare un episodio, o vi manca un “glim” per ottenere una carta, ma non riuscite ad ottenerlo facilmente (perchè i glim vinti come ricompensa delle vittorie sono casuali). Quindi sì, il post game probabilmente vi prenderà molto più del previsto, ma non per motivi del tutto giusti.  Come negli altri titoli Guild, se avete un salvataggio di un altro titolo Guild nella scheda SD del 3DS, potete sbloccare un piccolo extra (qui una collezione di artwork e sketch dei personaggi e luoghi).

Commento finale

Attack Of The Friday Monsters è un’altro titolo Guild che non cerca di inserire meccaniche di gioco innovative o gameplay da applausi, ma invece vuole essere più un’esperienza che un gioco tradizionale, farvi immergere nella storia e nei personaggi, e riesce perfettamente a calarvi in questo setting da giappone rurale degli anni 70, in cui i bambini vanno matti per gli show che vedono supereroi come Ultraman combattere mostri giganti mutati o venuti dallo spazio, e cattura perfettamente lo spirito di queste vecchie serie tv (in maniera un pò nostalgica), e il punto di vista di un bambino del tempo, che gioca a carte con gli amici e segue rapito questi show, che adora i mostri giganti quanto ammira i supereroi che difendono le città da questi ultimi. É come un film d’animazione interattivo, e vi dà quel feeling delle produzioni Ghibli.

afmscreen02

Ha il suo fascino ed è certamente un titolo unico, ma se non siete interessati in titoli che pongono la storia come elemento centrale e focus del tutto (con il gameplay ridotto all’osso, quanto basta per servire alla storia), non cambierete idea con questo titolo. D’altro canto, se il concept ed il setting vi sembrano di vostro gusto, vi piacerà questa avventura grafica light/visual novel, vi ritroverete sempre curiosi di come procederà il tutto, soddisfatti e con un sorriso allegro dipinto sulla faccia. Un peccato però che il post-game può risultare molto eccessivo e ridondante in quello che vi richiede di fare per completare la collezione e tutti gli episodi rimasti aperti, richiedendo più tempo di quanto è necessario a finire il gioco in sè. Sarebbe stato preferibile qualche episodio extra accessibile solo nel post game, invece di cercare di forzare questo tipo di gameplay in un titolo che è tutto sulla narrazione e sulla storia, ma è una lamentela minore.

Il prezzo non potrà convincere tutti per la longevità esigua del gioco principale, ma finchè dura, è davvero una bella esperienza, e dovendo ragionare proporzionando il prezzo alla durata, non so quanti titoli tripla AAA sarebbero validi secondo questa regola. Quindi decidete voi se ne può valere la pena, se però siete interessati ma non particolarmente affascinati dal setting e dai temi, converrebbe aspettare uno sconto, anche minimo. Non per tutti, ma con un suo fascino che certamente colpirà qualcuno. 😉

Che siate kaiju od uomini (o supereroi giganti), l’appuntamento è sempre tra 7 giorni su queste pagine!

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