The Weakly Hobbyt #122

The Weakly Hobbyt #122

Settimana ricca di articoli infrasettimanali, questa, e il Weakly è qui a portarvi sugli schermi la solida tetrade di articoli “random” riguardanti intrattenimenti con i quali ci siamo intrattenuti questa settimana. PEr questo, direi, nessuno mi ucciderà se questa introduzione la tengo breve breve. Che è già tardi. Buona lettura! =)

Scribblenauts Unlimited

(A cura di Alteridan)

Molti sviluppatori riempiono le pagine di comunicati stampa ed interviste con parole tipo libertà totale, soluzioni creative, molteplici approcci alle situazioni, e così via. Poi ci si ritrova con il prodotto finito tra le mani e la realtà dei fatti non è poi come era stata dipinta mesi prima.

Anche 5th Cell e Warner Bros. Interactive hanno utilizzato queste stesse parole durante lo sviluppo di Scribblenauts Unlimited, terzo capitolo della serie e primo destinato (anche) al mercato PC. Il risultato finale sarà stato all’altezza delle aspettative?

Ve lo dico subito: no. Ma vediamo perché.

Bimbi viziati e taccuini magici

Maxwell, il protagonista della serie, è un bambino molto viziato: grazie al suo taccuino Maxwell è in grado di far comparire qualsiasi oggetto scriva tra le pagine del libricino magico, questo fa sì che sia il protagonista che sua sorella Lily combinino disastri ovunque vadano, facendo scherzi e non curandosi delle altre persone. Quando però i due fratelli incontrano un vecchio affamato Maxwell evoca una mela marcia e la porge all’anziano viandante, il vecchio ovviamente si arrabbia e lancia una terribile maledizione sulla piccola Lily facendola lentamente tramutare in una statua di pietra.

Per poter curare la sorella Maxwell dovrà raccogliere gli Starite, scintillanti oggetti a forma di stella che appaiono solo quando le persone sono felici. Maxwell quindi dovrà imparare ad usare il potere del suo taccuino per aiutare la gente e far sì che siano felici affinché rilascino gli Starite, necessari per rompere la maledizione che grava su Lily.

A scuola per guadagnare uno Starite.

Tutto qui, la trama è fin troppo banale e fa capire da subito la natura infantile del gioco, dedicato ad un pubblico giovanissimo. Tuttavia le varie situazioni a cui assisteremo possono essere capite solo da persone con già diversi anni alle spalle: per gli enigmi il gioco utilizza spesso citazioni da opere quali i romanzi di Lovecraft o Tolkien, difficilmente comprensibili da un bambino di cinque anni.

In giro per il mondo

In Scribblenauts Unlimited controlleremo direttamente Maxwell, facendolo muovere in un mondo bidimensionale in cui incontreremo decine di persone in cerca di aiuto in ogni livello del gioco. La maggior parte delle richieste di aiuto richiederà semplicemente di evocare un oggetto di cui la persona necessita, ad esempio un pompiere potrebbe aver bisogno di un estintore oppure ad una ragazza potrebbe servire un fiore. Questi incarichi semplici però ci forniranno solo un frammento di Starite, raccogliendone dieci si formerà una stella completa. Nei livelli sono disponibili anche missioni un po’ più articolate che ricompenseranno Maxwell con uno Starite completo, con enigmi dalla difficoltà comunque bassissima ma che richiederanno qualche secondo in più di ragionamento.

I personaggi non parlano: per capire ciò che vogliono bisognerà decifrare le vignette.

Il vero problema che affligge Scribblenauts Unlimited, come preannunciato all’inizio di questo articolo, è l’assenza di varietà e libertà di approccio: a fronte di un database di oggetti virtualmente sconfinato (c’è persino Cthulhu), troviamo degli enigmi troppo simili tra loro che richiedono di utilizzare sempre gli stessi oggetti (ho perso il conto di quante volte ho evocato un fuoco o attribuito l’aggettivo grande a qualcuno/qualcosa).

Il rischio è che la noia prenda subito il sopravvento, nonostante le enormi potenzialità offerte dal taccuino e nonostante l’affascinante varietà delle ambientazioni.

Scribblenauts Unlimited

Scribblenauts Unlimited è un gioco dal potenziale molto alto minato da una realizzazione degli enigmi a dir poco pessima. Purtroppo gli sviluppatori di 5th Cell hanno cercato di prendere due piccioni con una fava, tentando di rendere appetibile anche ai giocatori più che adolescenti un titolo espressamente pensato per i bambini, fallendo. Fallendo perché i giocatori più navigati troveranno gli enigmi di una semplicità disarmante e, nel caso non sopraggiunga la noia, terminando l’avventura in quattro ore scarse; mentre i giocatori più giovani potrebbero non afferrare alcuni enigmi che richiedono una certa conoscenza di argomenti che per forza di cose un bambino non può conoscere.

Le ambientazioni sono molto varie: si va dai deserti egizi alle profondità dello spazio, senza dimenticare fattorie e case stregate.

Scribblenauts Unlimited potrebbe essere adatto ad un genitore che vuole giocare assieme al proprio figlio, aiutando il bambino nei punti che richiedono determinate conoscenze. Per tutti gli altri giocatori è semplicemente da evitare.

Come mi ha insegnato un altro gioco, Civilization IV, c’è un detto dei nativi americani che dice così: “Se dai la caccia a due conigli, li perderai entrambi.”.

Voto personale: 5/10

Fifa 2000
(A Cura di Celebandùne Gwathelen)

Fifa 2000

So bene che è passato relativamente poco tempo da quando abbiamo parlato di Fifa ’99, ma forse per la mia rinata passione per il Calcio (che, vi giuro, ancora non riesco a spiegarmi) e forse anche per il fatto che farsi una breve partita la sera a Fifa è meno impegnativo dal punto di vista temporale che giocarsi una qualche impegnata missione di Call of Duty, Half-Life o addirittura Zelda o Final Fantasy II (i giochi che sto giocando al momento), ecco, ho finito anche Fifa 2000.

La parola “finito” ovviamente è grossa. Ho preso la modalità più grossa che il gioco presentava e l’ho giocata fino in fondo, cercando di giocarmi le sfide a tutti i livelli di difficoltà.

Com’è il confronto con Fifa ’99?
Beh, siamo messi maluccio.

Premessa: ho giocato la versione per PlayStation. Per Nintendo 64, come qualcuno di voi potrebbe sapere, Fifa 2000 non è mai uscito, e avendo trovato prima la versione Play Station di quella PC, sono andato per quest’ultima. La versione era Europea, quindi niente telecronaca italiana, ma non fa molta differenza.
Vediamo prima ciò che Fifa 2000 ha di buono: da un lato ci sono più squadre e più campionati, dall’altro più personalizzazione nelle coppe, e ancora, ci sta la particolare possibilità di giocare con squadre “storiche”, per esempio il Napoli di Maradona o il Milan di Van Basten, passando per il Brasile di Pelè e una dozzina di altre squadre che hanno fatto la storia del calcio.

Fifa 2000

Non illudetevi: siamo comunque di fronte ad un banalissimo gioco di calcio.

L’aspetto di personalizzazione delle coppe si presenta in questa maniera: se in Fifa ’99 era possibile partecipare alla fantasiosa “Dream League”, in cui però le squadre partecipanti erano preimpostate e se la propria non faceva parte della (sostanziosa) selezione delle migliori squadre europee, beh, peccato. Questa volta è possibile creare un campionato o una coppa con squadre scelte a piacere tra quelle che il gioco presenta (e sono davvero tante, incluse alcune inventate o remixate dalla EA), e per di più personalizzare anche come la coppa o il campionato si deve svolgere. Le opzioni includono il numero di squadre, il numero di sfide che queste devono affrontare, quanti gironi si vogliono avere, e così via. Il menù di opzioni copre abbastanza completamente il desiderio di un organizzatore di tornei.

Detto questo, veniamo al gioco stesso, che purtroppo presenta, dal punto di vista del gameplay, gli stessi problemi di Fifa ’99. Ovvero, dopo un pò, ogni partita equivale all’altra, e l’unico motivo per cui giocherete è semplicemente perchè i punti che guadagnate in una partita vanno a sommarsi a quelli che avete ricevuto nelle gare precedenti. Non è divertente, insomma, il gioco in sè, ma il torneo nell’ambito del quale giocate.
Ancora una volta giocare contro squadre rinomate come Barcellona, Real Madrid, Juventus, Manchester United, Bayern Monaco non comporta altro che un cambio dei completini e una leggera diversità nell’aggressività dei giocatori avversari. Questa aggressività, però, viene cambiata più dalle impostazioni di difficoltà del gioco che dall’avversario. Mi spiego.
Giocare contro l’Anderlecht o giocare contro il Real Madrid, a livello Principiante, cambia poco. Con entrambe le squadre, dopo un pò di allenamento, riuscirete a vincere di oltre 8 gol. Giocare contro l’Anderlecht a livello Professionale, invece, sarà davvero arduo, all’incirca come giocarci contro il Real Madrid. Le mie sconfitte più cocenti nella mia “Dream League” personalizzata derivano, guarda caso, proprio da squadre “minori” e non da quelle maggiori, che chissà per quale motivo ad un tratto si erano davvero infervorate nel bucarmi la rete a ripetizione. La differenza di aggressività e “buon gioco” della CPU tra il livello Principiante (il più basso) e il livello Professionista (l’intermedio) è davvero notevole, mentre è molto minore la differenza tra il livello Professionista e quello World Class (il più alto presente nel gioco). Ho avuto molta difficoltà ad interfacciarmi con il livello Professionista, ma una volta che vincevo le partite lì, giocare a livello World Class richiedeva solo un piccolo sforzo in più e spesso anche un pò di fortuna.

Fifa 2000

Le fatidiche nuove punizioni di Fifa 2000

Dove il gioco è cambiato invece, e purtroppo in peggio, è nelle punizioni e nei calci d’angolo. Fino ad ora era possibile indirizzare la sfera “modellando” una traiettoria del pallone indicata su schermo. Per quanto questa rimane un’opzione, l’unico modo di eseguire il tiro è caricando il pulsante dedicato al passaggio, e ho l’impressione che il tiro non risulti davvero potente. Gli altri tre pulsanti, purtroppo, quelli dedicati a cross, tiro e corsa veloce, sono invece assegnati a tre giocatori scelti a dipendenza degli schemi assegnati alla squadra. Premendo, quindi, triangolo, darete la palla al giocatore col triangolo, premendo cerchio a quello col cerchio, e medesima cosa col quadrato.
Ho provato tutte le combinazioni di tasti per tornare a tirare le punizioni come in Fifa ’99, ma a nulla mi è valso.

Ultima cosa: essendo la versione giocata per PlayStation, il sistema di controllo non prevedeva l’uso dell’analogico bensì dello strano D-pad della PlayStation, e la grafica, inutile dirlo, era di qualità inferiore di quella di Fifa ’99, che giocai per Nintendo 64, presentando non solo modelli poligonali di qualità inferiore, ma anche frequenti fenomeni di riduzione e aumento poligonale dei modelli durante un’azione di gioco.

Nota positiva possono invece essere le animazioni, un pò più fluide che in precedenza.

Tutto sommato, però, Fifa 2000 non convince. Qualche passo in direzione di una maggiore personalizzazione del gioco è stato fatto, ma è il modello di gioco stesso che ormai è troppo vetusto e la EA fece bene a cambiarlo radicalmente da lì a poco.

Voto Personale: 6/10

Permasave: The Expendables 3D

(A cura di Wise Yuri)

resident evil the mercenaries 3D

Oggi abbiamo in imputazione il celeberrimo Resident Evil: The Mercenaries 3D, titolo per 3DS che la Capcom scaracchiò tra un paio di pause pranzo qualche annetto fa, e che scatenò ondate ed ondate di (giustificate) proteste e lamentele, non solo provenienti dai fan della serie, ma dalla comunità del gaming in generale. Pare leggermente superfluo raccontare i “peccati” del titolo Capcom, visto che difficilmente si scordano cose come il permasave, ma un riassunto non fa mai male, visto che non si può sempre sapere tutto.

Piattaforma: Nintendo 3DS

(cartuccia e versione scaricabile)

Giocatori: 1 – 2

Multiplayer: Locale ed Online

Sviluppatore: Capcom

Genere: Shooter in terza persona

Primo, il permasave, pratica talmente contestata e lamentata che la Capcom si è ben rivista dal riproporla con altri suoi titoli. Pratica figlia di questa generazione di console, in cui le software house (specialmente EA ed Ubisoft) hanno cercato (e cercano) di combattere l’usato con codici e pass per accedere a modalità e funzionalità come il banalissimo multiplayer online, presenti solo nelle copie nuove, e costringendo a pagare circa 10 € in più se avete preso il titolo usato e volete giocare online.

La Capcom con il permasave cercò di andare oltre, visto che impediva una qualsiasi riscrittura o cancellazione dei file di salvataggio creati in precedenza sulla cartuccia, mostrando un enorme medio all’amico con cui vi prestate i giochi, od ad un incauto consumatore che per sfortuna lo prende usato in un negozietto e si ritrova il salvataggio di chi aveva il titolo prima, senza poter iniziare da capo o cancellarlo. Aggiungendo poi beffa all’insulto, visto che è un gioco tutto sull’high score, sul rigiocare più volte gli stage e prendere valutazioni più alte, sullo sbloccare extra, con tanto di sistema interno di achievement. Andando per un altro cazzotto al mento al videogiocatore, c’è da dire che il titolo è veramente privo di una quantità effettiva di contenuti da giustificare il prezzo pieno a cui è stato venduto, con 40 e passa euro, quando al massimo il pacchetto complessivo poteva valerne 10, ad essere generosi. Quasi dimenticavo, l’esca perfetta per questo trappola “mangia soldi” era la demo di RE Revelations, effettivamente presente, ma magra consolazione visto la trappola tesa dalla Capcom ai suoi fan.

Resident Evil The Mercenaries 3D majin

Come credo qualunque giocatore a conoscenza dei fatti, ho evitato questo titolo fino a quando, qualche tempo fa, ho sentito che la Capcom avrebbe rilasciato il titolo anche in versione digitale su eShop, venduta a 10 euro senza la demo di Revelations (vista la presenza di questa sull’eshop da molto prima) ma senza permasave, giusto per un ulteriore beffa a chi lo prese scatolato (le copie retail hanno mantenuto il permasave, sarebbe bastata una patch, ma non è mai arrivata visto che sarebbe significato “bandiera bianca” e l’ammissione di colpa da parte della Capcom). Grazie al cazzo che non posso rivendere o prestare un titolo in DD su 3DS, Crapcom.

Ma con questa re-release su eShop decisi di prenderlo, perchè ho amato tantissimo la modalità Mercenari su RE 4 e RE 5, e l’idea di averne una versione da giocare on the go non nego mi allettasse parecchio, ancor più visto che la formula di gioco si presta molto bene alle console portatili, non dovendo neanche cambiare cartuccia di gioco. E quindi, senza ulteriori preamboli, parliamo del gioco vero e proprio.

La prima cosa notabile è che, nonostante il titolo, il gioco non è strutturato esattamente come la classica modalità Mercenari. Dopo aver scelto il vostro personaggio (ognuno con colpi di grazia ed equipaggiamento diverso) ed equipaggiate eventuali abilità, dovete scegliere la missione, e siete pronti per giocare. Sì, abbiamo una suddivisione in missioni, ma è più una mascherata che altro, visto che a parte i primi 2 gruppi di missioni che servono da tutorial per i comandi e le basi di gioco, ogni missione ha come obiettivo e regole quelle di una classica partita di Mercenaries, con le sparute missioni ad ondate (che vi impongono di uccidere tutti i nemici dell’ondata, altrimenti non si prosegue) ed un boss preso a caso da Resident Evil 5 (il pipistrello insetto gigante). Quello che cambia è la disposizione dei bonus di tempo ed i nemici, nelle missioni di rango alto spesso anche dai nemici normali (che diventano più resistenti) esce un parassita ed arrivano tizi con motosega doppia e majin boia infuocati, che vi rendono difficile fare l’enorme combo che volevate. Quindi, sì, è un tentativo di far sembrare ci sia più di quanto c’è realmente.

Tecnicamente non è affatto male per il primo titolo Capcom su 3DS, soprattutto considerata la cortissima “gestazione” che ha avuto. Mercenaries 3D usa una versione redux del classico MT Framework (l’engine usato in tutti i nuovi titoli Capcom, anche i Lost Planet), l’Mt Framework Mobile, con risultato una grafica molto simile a quella vista su console, i modelli dei personaggi sono molto buoni (anche se meno definiti e più “poligonosi” ), perlomeno per quanto riguarda i personaggi che usate voi. Quelli dei nemici sono ok da vicino, ma dalla distanza hanno un modo di muoversi strano, non so da cosa dipende, ma sono scattosi (e mi ricordano un pò i modelli poligonali fatti di forme geometriche e stecchini di Odama). Idem per le ambientazioni e gli oggetti dello scenario, nulla di particolarmente ben fatto, ma più che accettabile per un titolo 3DS di “primo pelo” e per i valori di produzione bassini. Il 3D ancora una volta è dispensabile, ma come sempre, è piacevole avere l’opzione (anche se ce l’avrebbero messa comunque solo per scena).

A livello di puro gameplay e controlli, non é cambiato quasi nulla da RE 4 e RE 5, il metodo per sparare e muoversi é lo stesso, sparando ai nemici su diversi parti del corpo é possibile eseguire attacchi fisici e colpi di grazia, e via dicendo. Ma ci sono delle piccole aggiunte e modifiche che migliorano l’esperienza di gioco ed usano le caratteristiche del 3DS in maniera non originale ma pratica. Per esempio lo schermo inferiore é adibito a mappa (abbastanza superflua, a dirla tutta) ed inventario, e vi permette di usare un erba curativa, equipaggiare granate o cambiare al volo l’arma con un tocco, funzionalità comoda ma non imposta, visto che potete fare quasi tutto anche via i normali pulsanti. Ma la aggiunta più importante è decisamente la possibilità di sparare muovendosi…. più o meno.

Resident Evil The Mercenaries 3D majin boia

Mentre prendete la mira, tenendo premuto L è possibile bloccare la visuale e reticolo nella posizione in cui si trova, permettendovi di muoversi mentre sparate, che non è il massimo, ma è funzionale, considerata la mancanza di un secondo analogico nel 3DS (e immagino non volessero “forzare” l’uso del Circle Pad Pro, o non ne avessero voglia di renderlo compatibile, troppo lavoro). Peccato che però non ci sia modo di attaccare i nemici senza usare le normali armi o colpi di grazia, solo Krauser può usare il coltello, visto che lo ha nell’inventario.

Parlando di contenuti, The Mercenaries 3D riprende personaggi, nemici e location da RE 4 e RE 5, ma anche qui si nota una certa carenza. Per esempio, assurdo che ci sia l’assemblea majin del 5, ma non il villaggio tribale o le paludi dello stesso gioco, nel senso, se ti metti a fare un collage di scenari e personaggi di due o più titoli, metti tutto. In totale ci sono solo 8 mappe, in versione notturna e diurna. Lessi di come originariamente era una tech demo per mostrare le potenzialità del 3DS, e non mi sorprenderei se fosse stato così, e ci avessero sviluppato sopra meno del minimo sindacale, tutto in fretta e furia per avere il prima possibile un RE nella softeca 3DS.

Anche a livello di personaggi si è fatto il minimo sindacale, con 8 personaggi, e nonostante ci siano elementi del 5 in questo gioco, manco Sheva c’è. Abbiamo Chris, Jill, Albert Wesker, Barry, Rebecca, Hunk, Krauzer e Claire. Assurdo che manchi Leon, uno dei personaggi più amati della serie. Parlando di extra e personalizzazione, in Mercenaries 3D ogni personaggio ha 3 slot per le skill, abilità passive, che sono una soluzione molto a buon mercato, ma riescono a dare un filino di profondità in più al tutto, e sono presenti in una discreta varietà: da danno aumentato per i fucili ad aumento del tempo combo con poca salute, a colpi di grazia che rilasciano una scarica elettrica o possibilità di fare male ad un nemico saltandogli sopra da una posizione elevata.

Però ammetterò che ci si può tranquillamente divertire e macinare ore ed ore di gioco, ma solo se amate The Mercenaries e l’high score, il migliorare di continuo il proprio punteggio rigiocando i livelli più e più volte, perché…….. Il gioco é tutto qua, un RE con solo la modalità
Mercenari, pochissime mappe e il minimo sindacale di personaggi. Quello che aiuta é la piattaforma, vista la natura del gioco perfetta per partite brevi e per le console portatili, per essere giocato on the go, ed é possibile giocare anche in cooperativa online (oltre che in wireless locale), ed ancora oggi é facile trovare altri giocatori online,

Se non altro la release su eShop mette il titolo al suo posto, perchè questo doveva essere un titolo DD only da 10 € fin dall’inizio, non essere venduto 40 e passa sacchi nei negozi. E si può lamentarsi comunque del prezzo, visto che si possono comprare un sacco di titoli indie o low budget, specialmente su Steam, con gli stessi 10 euro. Un peccato perchè l’idea di un RE concentrato sulla modalità Mercenaries poteva essere fantastica, con tante mappe, modalità e multigiocatore espanso (mi piacerebbe un titolo del genere in cui poter controllare anche le varie B.O.W, come i Licker), invece la Crapcom ha annunciato il titolo nel 2010 e lo ha scaracchiato l’anno subito dopo sui 3DS a prezzo pieno, per avere il maggior possibile profitto con il minimo sforzo.

Commento Finale

Se siete amanti dell’high score, avete stragiocato ed adorato la modalità Mercenari di Resident Evil 4 e 5, e vi potete immaginare di giocarci parecchio anche su portatile, Resident Evil: The Mercenaries 3D può valere la candela con la release su eShop al prezzo di 10 € (che per quanto offerto doveva essere il prezzo di listino del titolo fin dall’inizio). Considerate però che sebbene ci siano alcuni miglioramenti alla formula base, una modalità online, diversi extra e medaglie, il contenuto effettivo è molto poco, con solo 8 personaggi ed 8 mappe prese da RE 4 e 5 (ed un boss solo preso da quest’ultimo titolo), con quasi nulla di nuovo. É un cosiddetto guilty pleasure. A tutti gli altri conviene rispolverare RE 4 o 5, anche prendere Resident Evil 6 è una spesa migliore, visto che oltre alla modalità Mercenari c’è un intera campagna in più parti da giocare. Ma a quanto pare c’è di peggio, tipo i film di Resident Evil in 3D…. Brrr.

Pinocchio
(A Cura di Celebandùne Gwathelen)

Pinocchio

Secondo lungometraggio a fumetti della Disney, il mio rapporto con Pinocchio non è mai stato dei migliori. Il solo pensare al film mi metteva angoscia e per anni ed anni non lo vidi più. Perchè? Non riesco a dirlo, ma ripensare anche ora alla visione di Pinocchio mi fa salire sentimenti spiacevoli in mente e mi scombussola lo stomaco. Quindi, non spiate il voto in basso e togliamoci questo peso davanti!

Pinocchio della Disney, come anche nel caso di Bianca Neve e i Sette Nani, è una rivisitazione del classico di Collodi (che, ammetto, non ho mai letto, proprio per colpa di questo film). In quanto è una rivisitazione, è stato semplificato molto e ridotto all’osso.
La storia viene narrato dal Grillo Parlante, Jimney Cricket nell’originale, e inizia proprio con il suo ingresso in casa Geppetto, per riscaldarsi dopo una giornata al freddo. Viene quindi introdotto il Mastro artigiano e burattinaio, con tutto il suo talento nel creare orologi, burattini, aggegi vari e di natura strana. Geppetto vive con il suo gatto Figaro e il pesciolino d’oro Cleo. Purtroppo, è senza figli, e la sera prima di addormentarsi desidera che il nuovo burattino da lui creato, chiamato Pinocchio, diventi un bambino vero.

Pinocchio

Pinocchio e il Grillo Parlante fanno conoscenza

E’ durante la notte che entra nella stanza, proveniente da una stella, la Fatina Azzurra, che esaudendo il desiderio di Geppetto, dona vita a Pinocchio. Nonostante non sia ancora un bambino vero, piuttosto un burattino vivente, gli promette di renderlo reale se si dimostrerà buono e altruista. E per insegnarli a distinguere cosa è giusta da cosa è sbagliato, nomina il Grillo Parlante sua “coscienza”.
Inutile dire che inizialmente, quando Geppetto viene svegliato dal baccano che il Grillo Parlante e Pinocchio fanno festeggiando la “nascita” del burattino, il buon mastero è spaventato e teme dei ladri in casa. Si avvia quindi con fucile e Figaro in cerca dei malfattori, ma poco dopo è fuori di sè dalla gioia scoprendo che il suo desiderio è stato avverato. Dopo una nuova festa, il giorno dopo Pinocchio viene mandato a scuola.
Purtroppo sulla via per questa incontra il Gatto e la Volpe, due buoni a nulla che convincono Pinocchio, malgrado le avvertenze del grillo parlanto, che fare l’attore lo porterà molto più in fretta alla fama che andare a scuola. Pinocchio ci casca e finisce tra i burattini di MangiaFuoco, un burattinaio senza scrupoli che intende sfruttare Pinocchio per arricchirsi.
Per fortuna il Grillo Parlante ritrova Pinocchio e con l’aiuto della Fata Turchina il burattino è di nuovo libero. Quando però Pinocchio cerca di tornare verso la casa di Geppetto, viene di nuovo fermato dal Gatto e la Volpe. Questi hanno di recente parlato con il Postiglione, che ha intenzione di raccogliere bambini poco diligenti e portarli nel Paese dei Balocchi. Pinocchio, insieme ad un sacco di altri bambini tra cui un giovane di nome Lucignolo, viene messo su un carro e poi su un traghetto che lo porta verso la famigerata Isola. Il Grillo Parlante, ancora una volta, non può che rimanere a guardare.
Presto però, il piccolo capisce il tranello del Postiglione. A quanto pare i bambini sull’Isola dei Balocchi si trasformano in asini veri, e l’Omino ha intenzione di venderli e farsi soldi in questo modo. Il Grillo Parlante corre ad avvertire Pinocchio, che sta assistendo alla trasformazione di Lucignolo e la propria. Con due orecchie asinine e una coda, Pinocchio riesce a fuggire dall’Paese dei Balocchi.

Pinocchio

Pinocchio nello spettacolo di Mangiafuoco

Deciso a non fare più atti stupidi e scoscienziosi, torna dal padre, ma trova la casa deserta, con la cena fredda ancora in tavola. Il Grillo Parlante, tramite una lettera mandata dalla Fata Turchina, scopre che Geppetto è stato mangiato dalla terribile balena Monstro. Pinocchio, incurante dalla terribile reputazione del pesce-cane, si avventura nell’oceano alla ricerca del padre. Geppetto, miracolosamente sopravvissuto all’inghiottimento per intero del pesce, rischia di morire di fame nella sua pancia. Quando Monstro però si sveglia e inizia a inghiottire pesce, viene mangiato anche Pinocchio che così finalmente ritrova il padre. Geppetto è felicissimo e non gli importa neanche della coda e delle orecchie da asino di Pinocchio (nonostante lo turbino un poco all’inizio).
Pinocchio pensa ad un piano per uscire dallo stomaco della balena, e così inizia a far bruciare gli oggetti sulla nave su cui Geppetto abita con Figaro e con Cleo. Questo fa si che Monstro starnutisce e “sputa” via Geppetto e soci. Infuriato, però, tenta di inseguirli e nell’inseguimento Pinocchio salva la vita a Geppetto, per però poi “morire” a sua volta. Distrutto, Geppetto torna a casa, ma la Fata Turchina vede come Pinocchio abbai imparato ad essere altruista e nobile, e non solo gli restituisce la vita, ma lo trasforma anche in bambino vero. Il Grillo Parlante invece riceve uno stemma d’onore in quanto a ottima Coscienza per il piccolo neo-bambino. E vissero tutti felici e contenti.

Pinocchio

Mangiafuoco minaccio Pinocchio di collaborare, o farà una brutta fine.

Due pareri.
Anzitutto: il film è un classico. E’ animato benissimo, anche meglio del già ottimo Snow White and the Seven Dwarves, e la sua concezione artistica è fenomenale. Di nuovo siamo di fronte a molti personaggi stereotipati, ma considerando che il film è principalmente per bambini, va bene così. Geppetto è un vecchio gentile e preoccupato, Mangiafuoco è crudele e spietato, così come anche il Postiglione. Il Gatto e la Volpe sono…beh, al cento per cento attinenti a quello che ci si aspetta da loro e la Fata Turchina è buona e apprensiva, ed ultimamente l’entità che fa in modo che tutto finisca bene.
L’accompagnamento musicale del film è di prim’ordine, la colonna sonora è un classico, al punto che ormai fa parte del logo della Disney stesso, e le voci originali (ma anche quelle italiane, se non ricordo male) sono incredibilmente azzeccate.
La storia stessa è molto diversa da quella originale di Collodi (che, lo ammetto, non ho mai letto) e come accaduto anche per Bianca Neve e i Sette NAni, è una riduzione all’osso e molto imbuonita in questo caso di quello che lo scrittore aveva immaginato. Mancano tante avventure e tanti personaggio, e quelli esistenti nel lungometraggio a fumetti vengono condensate.
Questo non è necessariamente un male: il film ha una buona andatura e non c’è un momento di noia. Lo storytelling, insomma, è buono e riesce a trasformare bene le gesta del Pino Parlante del libro.

Pinocchio

Quando la Fata Turchina trasforma Pinocchio in bimbo vero, Geppetto è fuori di sè dalla gioia!

Ma… a me la storia di Pinocchio non piace. Non riesco bene a spiegarvi il motivo, ma a me fa venire il volta stomaco e se un giorno avrò figli, sicuramente non sarà la prima delle pellicole Disney che farò loro vedere. E’ una tale sequenza di terribili punizioni per un bimbo che alla fine non ha colpa della situazione in cui si trova, che ogni volta che solo devo pensare alla favola, mi sento male.

Siamo in una situazione simile, in questo caso, a quella vissuta da me con Zelda – A Link to the Past. Obiettivamente, siamo di fronte ad un classico. Personalmente però, preferirei non vedere mai più quest’opera.

Voto: 8/10

E anche per oggi abbiamo finito! Se tutto va come dovrebbe, ci rileggiamo tra esattamente 7 giorni!

2 Risposte to “The Weakly Hobbyt #122”

  1. Wise Yuri Says:

    beh, se l’adattamento disney ti ha fatto questo effetto (e posso capirlo, in parte, è uno dei film disney di quell’era con un immaginifico abbastanza oscuro, tipo i tizi che fanno la tratta di bambini diventati asini), non leggere il libro originale, che è sì un libro di narrativa per bambini, e ha come fine insegnare ai bambini semplici regole di vita, e ci riesce bene, ma è davvero brutale e crudo nel modo in cui lo fa, il film disney taglia molte cose, ma posso capire che per l’utenza del tempo, roba come l’impiccagione non fosse esattamente materiale per un film d’animazione indirizzato per lo più ad un utenza di bambini ragazzini.


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