The Weakly Hobbyt #123

The Weakly Hobbyt #123

Nel pieno del mese delle streghe e mostri, rieccoci con una  zucca piena di articoli a tema Halloween e non solo, con il nostro solito shawarma di videogames, animazione, film, e tutto quello su cui riusciamo a mettere le mani sopra abbastanza da scriverci qualcosa, nello specifico questa settimana abbiamo mexploitation, piante, zombi, il mondo del giornalismo televisivo e l’ormai familiare duo gallico!

Lasciate perdere l’intaglio delle zucche (se qualcuno lo fa davvero quiggiù in italia), mettetevi comodi e buona lettura!

Lo chiamavano Machete

(A cura di Wise Yuri)

Machete

Era inevitabile che prima o poi questa recensione sarebbe arrivata. Solo una mera questione di tempo, e vedere il poster di Machete Kills mi ha ricordato che nonostante tutto, non avevo ancora visto Machete, nonostante fosse ai posti alti della mia lista di “da vedere”. Quindi per essere pronto mi sono armato di un bel Blu-Ray nuovo fiammante del film, ma non bruciamo le tappe, partiamo dall’inizio.

Letteralmente, partiamo da questo:

Originariamente un falso trailer (spacciato per vero) mostrato in Grindhouse, la nota double feature di Tarantino e Rodriguez (qui in Italia però Planet Terror e Death Proof sono usciti singolarmente, e sebbene siano stati riaccorpati insieme nel DVD e Blu-ray di Grindhouse, questo non è uscito in italia, e non credo ci siano piani per portarlo qui, tocca andare di store inglesi), Machete poi divenne un film vero e proprio (come succederà con un’altro trailer mostrato in Grindhouse, Hobo With  A Shotgun, roba di classe 😀 ), con uscita nei cinema e tutto.

Machete continua questa resurrezione degli exploitation movies operata da Grindhouse, ed in questo caso abbiamo una mexploitation scritta diretta e recitata da Robert Rodriguez stesso, che si fece conoscere per la sua trilogia di mexploitations, la cosidetta trilogia del Messico (El Mariachi, Desperado, C’era Una Volta in Messico). “Cos’è un exploitation movie? O una mexploitation, se per quello?” Mi sembra di aver già scritto qualcosa a riguardo, ma facciamo un ripasso veloce. Un exploitation movie è un categoria di film che prendono un argomento controverso e/o di moda… e come il nome implica, lo sfruttano per…. sfruttarlo, cos’altro? Il termine di per sè comprende molti sottogeneri, come la blaxploitation (film con cast di colore, storie e stereotipi afro-americani, rampanti negli anni ’70), la bruceploitation (milioni di film con emuli di Bruce Lee spesso comici e con attori dal nome molto diverso, tipo Bruce Lai), od i film su cannibali (in gran parte roba nostra italiana, ah, il patriottismo).  O più comunemente, erano film di genere horror e non che si vendevano su due fattori: sesso e violenza, spesso in dosi eccessive (e con l’intento di shockare), assurde e volendo offensive. Film trash, spazzatura.  Spesso produttucoli pensati per essere rilasciati in blocchi di due film a volta.

La mexploitation- come indica il nome – é un sottogenere con personaggi messicani, riferimenti vari alla cultura iberico-messicana (come la lucha libre, vedesi i moltissimi filmacci horror con protagonista El Santo), solitamente con ambientazione rurale, sesso, crimine e droghe, cartelli, etc.

Nota: Visto con l’audio originale in inglese sottotitolato, più per preferenza che per altro (il poco che ho sentito del doppiaggio italiano  non mi è sembrato male, comunque).

Un vero bad motherfucka! :D

Un vero bad motherfucka! 😀

Machete ha tutto ciò che il sottogenere richiede, con violenza e nudità folli ed assolutamente oltraggiosi, ed è innegabile, inevitabilmente o si ama o si odia quello che comunque è un volontario e chiaro ritorno ai vecchi explotation movies, il che significa che è intenzionale. E personalmente trovo difficile non amare film così sopra le righe, così ridicoli, così stupidi, non ce la faccio a non ridere quando vedo dosi così eccessive di violenza, e non apprezzare l’impegno nel fare volontariamente un film “brutto”.

La premessa è questa: Machete è un messicano, uno di quei lavoratori alla giornata, a cui viene fatta un’offerta molto Vito Corleone, di assassinare un politico dietro lauto compenso,  ma viene tradito e lasciato a morire, e gli uccidono pure il fratello… solo che hanno fatto incazzare il messicano sbagliato, pronto a lanciarsi in una sanguinosissima e violenta vendetta, a colpi di machete!

Gli elementi per un film esagerato e fuori di testa ci sono tutti, il cast è spettacolare (a parte alcuni discutibilissime scelte come Lindsay Lohan e Jessica Alba), la violenza fuori controllo c’è, un protagonista tosto con un sacco di one-liner degni di Schwarzy e Stallone idem. Ma purtroppo, Machete ha un grosso problema che sebbene non faccia diventare il film noioso, ne inficia ne le fondamenta stesse.

Per un film che chiaramente vuole essere esagerato, fuori controllo, e così dicendo, Machete sembra volontariamente mettersi una museruola, e mai essere esagerato come vorrebbe (e parliamo di Rodriguez, che è ampiamente capace di far ciò), per paura che così facendo alieni il pubblico generale e non venga apprezzato da questi. E quando un film si butta in un match di lucha libre con sè stesso, nessuno vince, nè il film, ne il pubblico. Il che è un peccato perchè se Machete si fosse mantenuto costante con le scene esageratissime, avrebbe funzionato bene, ancor più se avesse tirato una sorta di colpo di scena nella storia. Invece è la solita storia di poliziotti e politici corrotti, con il rinnegato, l’ufficiale che collabora con il ricercato per svelare il complotto, la vendetta….

Non dico che non può funzionare, e non tutti i clichè sono lì per nuocere (alcuni in fondo gli vogliamo vedere), ma -di nuovo – per un film del genere, che praticamente si fonda sull’esagerazione, il seguire per lo più una trama ed un tono sì irrealistico ma non troppo esagerato da stupire, quasi “normale” per un action di questo genere, non aiuta ad entrare nel tono giusto per godersi un exploitation movie, perchè quando le scene folli arrivano (e ci sono, tra cui una sparatoria in chiesa con un prete che usa due shotgun assieme 😀 ) se ne vanno nello stesso modo, cioè rapidamente. La parte finale recupera in questo senso, e pigia forte l’accelleratore sull’assurdo e ridicolo, ma è relativamente corta, il che un pò amplifica il disappunto. Paradossale che critichi un film perchè NON è un guazzabuglio di follia visiva, di violenza sopra le righe, di assurdità varie, ma Machete per funzionare davvero doveva essere questo, un casino assoluto senza respiro, pause e poca logica, un ammasso di ridicolo, non cercare di fare un film… semi-semi-serio. XD

machete padre

Come dicevo sopra, c’è un cast spettacolare, ci sono davvero tutti: De Niro, Seagal (che nella versione originale ha un accento messicano esilarante), Don Johnson, Danny Trejo (ovviamente), Tom Savini, Cheech Marin…. e Lindsay Lohan e Jessica Alba, che mi dispiace, ma non so cosa ci facciano in questo film. Del poco che Lohan è sullo schermo, l’80 % è nuda e/o tramortita, mentre purtroppo il personaggio di Alba è uno maggiore, ovvero recita nella parte della poliziotta dell’ufficio di immigrazione, e sebbene non sia terribile quanto molti la facciano sembrare….. è blandina, mi spiace, e non aiuta farle dire uno dei discorsi motivazionali pro-ribellione più ridicoli di sempre. Ovviamente la star è Trejo, che è spettacolare, sembra nato per il ruolo, con una faccia che sembra scolpita nel legno massiccio, il baffo ed il tatuaggio, perfetto per fare un vigilante messicano badass, che trancia tutto quello che gli si trova davanti, e sebbene prediliga il suo machete personale, tutto è letale nelle mani di quest’uomo, potrebbe uccidervi anche con un cucchiaio.

Sembra inutile star a parlare di regia, di intreccio e via dicendo, per un film del genere, ed infatti non lo farò, non ne vale la pena, ma posso dire che perlomeno si vede tutto bene, ed il film fila (anche se personalmente l’ho trovato un pò più di lungo del dovuto) senza problemi. E ovviamente c’è un sottotono politico, con tematiche come l’immigrazione messicana, un forte odio di certi americani contro i messicani, che praticamente sono la forza lavoro più a buon mercato (e fanno un sacco di lavori a nero ed umili), questi “immigrati del cazzo”, ed il film è chiaramente pro-messicani, con scene in cui pattuglie governative sparano a chi cerca di passare il confine, e un candidato che vuole proprio creare espellerli e debellarli completamente dall’America. Ah dimenticavo, la nudità….. a parte la scena iniziale con nudità frontale-totale (la quale ha una delle scene più “che cazzo….???!!!” dell’intero film, probabilmente saprete di cosa parlo, ma preferisco non rovinare la sorpresa), il massimo sono 4 tette a schermo, se vi scandalizzate per questo, beh, svegliatevi, si possono trovare cose molto più offensive ed oscene in tv in programmazione diurna.

Commento Finale

machete machinegun ride

Machete è un divertente e godibile action in stile exploitation movie (e nonostante me ne lamenti parecchio, mi è piaciuto), ma che paradossalmente combatte contro la sua stessa natura, e non esagera quanto potrebbe e dovrebbe (visto è considerato che un exploitation movie è tutto sull’esagerare), preferendo seguire un canovaccio e tono da banale da action movie su poliziotti & vendetta (sempre sopra le righe, ma non abbastanza),  e soffocare quasi totalmente la sua natura assurda, ridicola ed eccessiva, che ogni tanto appare, ma in poche scene che non durano mai quanto dovrebbero, finale a parte (ma anche questo eccesso dura pochino). In ogni caso se siete curiosi a riguardo di questa costola di Grindhouse, vale una visione, ma sa di vera occasione sprecata. Vedremo se l’imminente Machete Kills (come si fa a non adorare sti titoli? XD) risulterà più “affilato”, perchè Rodriguez può riscattare la serie (sì, il terzo è già previsto, Machete Kills Again), e voglio vedere il film che poteva nascere dal falso trailer originale.

6,5 messicani su 10

Ci si rilegge a breve per Machete Kills, a presto cabrones! 🙂

P.S. : Se mai fosse stato fatto un videogame su licenza di Machete, sarebbe stato Shank (che ho già recensito tempo fa, e di cui spero di giocare e recensire a breve il seguito), chiaramente ispirato dai film in stile grindhouse.

The Newsroom – Season One

(A cura di Alteridan)

Se siete dei lettori abituali di questo blog saprete che solitamente scrivo articoli su videogiochi e molto di rado mi è capitato di scrivere articoli per il Weakly che non siano a sfondo videoludico. Questo perché personalmente non mi ritengo molto ferrato su argomenti come film o serie tv, tuttavia ogni tanto mi capita di visionare delle opere che a mio parere hanno un valore di molto superiore rispetto alla media e quindi decido di buttare giù qualche riga per farvi conoscere la mia opinione su una pellicola cinematografica o un telefilm.

Quest’oggi voglio parlarvi della prima stagione di una delle migliori serie drammatiche che mi sia capitato di vedere negli ultimi anni: The Newsroom. Creata dalla prolifica penna del premio Oscar Aaron Sorkin, divenuto celebre per aver scritto la sceneggiatura del fortunato The Social Network, e prodotta dal network televisivo HBO, The Newsroom è una serie che racconta le vicende della redazione giornalistica della tv via cavo fittizia Atlantis Cable News, e in particolare segue le vicende personali e professionali dell’anchorman William Duncan “Will” McAvoy (Jeff Daniels).

Will McAvoy durante un’edizione straordinaria.

La particolarità di questa serie televisiva riguarda il fatto che ogni singolo episodio ruota attorno ad un fatto realmente accaduto, come l’uccisione di Osama Bin Laden o il disastro nucleare di Fukushima. Durante ogni episodio assisteremo quindi ad un avvicendarsi di eventi riguardanti la sfera personale e lavorativa della redazione che culmineranno poi nel notiziario delle 20 condotto da Will McAvoy.

Jim, Mac e Maggie al lavoro in regia.

Tuttavia The Newsroom è molto più di questo. Guardando The Newsroom si capisce come il mondo del giornalismo dovrebbe essere, questo perché il protagonista, Will, e la sua comprimaria, MacKenzie Morgan “Mac” McHale (Emily Mortimer ), la produttrice esecutiva del notiziario, sono degli idealisti che ricercano sempre la verità e credono che gli ascoltatori debbano sempre essere ben informati, soprattutto per quando si ritroveranno da soli nella cabina elettorale. Questo ovviamente creerà non pochi problemi alla redazione, che dovranno sempre scegliere tra notizie genuine ma probabilmente noiose e notizie spazzatura che però portano ascolti.

Sebbene ognuno dei dieci episodi della prima stagione abbia come tema centrale una notizia diversa, non manca una trama orizzontale ben delineata già dall’episodio pilota. Il tema ricorrente della serie sarà il rapporto tra Will e Mac, un tempo fidanzati, e le interazioni personali tra gli componenti della redazione: il giovane produttore James “Jim” Harper (John Gallagher Jr.), la produttrice associata Margaret “Maggie” Jordan (Alison Pill), l’ex produttore esecutivo Don Keefer (Thomas Sadoski), l’affascinante giornalista economica Sloan Sabbith (Olivia Munn) e l’amico di Will nonché presidente della divisione notizie Charlie Skinner (Sam Waterston).

Will e Sloan al party di capodanno organizzato in redazione.

Pur essendo una serie dai toni seri e a volte drammatici, The Newsroom sa intrattenere anche grazie ad una buona dose di ironia: non mancheranno momenti divertenti che faranno ridere e sorridere gli spettatori e che riescono benissimo nel caratterizzare ulteriormente i già ottimi personaggi. Merito soprattutto delle ottime performance degli attori, a cominciare dal protagonista Jeff Daniels che riesce a passare dall’essere un capo comprensibile e amichevole all’essere un completo stronzo in pochissimi istanti.

Aaron Sorkin ha creato una serie televisiva perfetta, adatta praticamente ad ogni tipo di pubblico, e con una sceneggiatura che non scade mai nel banale anche se alcuni passaggi della trama risultano prevedibili, probabilmente questo dipende dall’utilizzo di fatti realmente accaduti all’interno dello script.

In ogni caso mi sento di consigliare la visione di questa serie a chiunque voglia capire i meccanismi che stanno alla base di un telegiornale, personalmente ho trovato The Newsroom particolarmente illuminante.

Garden Invasion 2: Lucio Fulci’s Edition

(A cura di Wise Yuri)

É ottobre, quindi perchè non parlare del seguito  di uno dei giochi casual che ha letteralmente spopolato su pressapoco qualsiasi piattaforma di gioco esistente? No, non quello, quell’altro con zombi!

Plants Vs Zombies 2: It’s About Time (sottotitolo appropriato) è l’atteso seguito di uno dei tower defense più popolari di sempre (ed uno che è piaciuto molto anche a gente come  che il genere di solito lo snobba), che però fin da subito fa arricciare più di un sopracciglio per il formato scelto dal titolo Popcap, ovvero il Free-To-Play. E per ora solo su iOS, una versione per Android dovrebbe arrivare entro l’anno.

plants vs zombies 2 it's about frigging time

Sì, Plants Vs Zombies 2 è un free-to-play. Un formato comune quando si parla di titoli per smarthphone, ma di cui non riesco a trovare un lato positivo neanche a volerlo, con titoli come Blood & Glory (un esempio a caso, ce ne sono sicuramente tantissimi altri, ma avendolo giocato posso dire con cognizione di causa su questo) che hanno una profondità quasi inesistente, e vi lasciano con due opzioni se volete comprare un arma, un’oggetto, etc.: o vi sfrangiate le palle a rifare match su match per ottenere le spropositate quantità di denaro richieste, o pagate con soldi veri per ottenere la valuta del gioco. Freemium (o “pay to win”), come si usa dire. E non sono felice di come il free-to-play sembri presentarsi come una costante per la nuova generazione di console, con titoli come Deep Down della Crapcom che saranno free-to-play, ho come la sensazione che questo “cancro” si dia diffuso invece di spirare dove era nato, su smartphone.

Attenzione, però, non ci troviamo di fronte ad un titolo brutto, la Popcap è ormai una software affermata, ma chiaramente qui c’è lo zampino di EA, che ha voluto provare la tattica dell’offrire “formaggio gratis” e poi una volta entrati, mettere un muro alla fine del primo corridoio, e chiedervi un “tributo” per continuare il tour. Non amo questo modello di videogame, ma non dico che non può funzionare o trovare un suo perchè, tipo con gli sparatutto multigiocatore di massa, con mmorpg in generale o magari per titoli episodici, con il primo gratis e gli altri da comprare. Però quello che non mi piace è vedere applicato questo modello a tipologie di gioco che proprio non ne hanno bisogno, vendermi il gioco in pezzi quando non c’è motivo per farlo, e Plants Vs Zombies 2 è un ottimo esempio di quest’ultima categoria.

Ma basta con questo dovuto – ma ammetto lungo – preambolo, parliamo del gioco vero e proprio.

plants vs zombies 2 pay to win

Plants Vs Zombies 2 riprende in toto il gameplay dell’originale, ed è esattamente quello che vi aspettate, un tower defense con le stesse meccaniche di base del primo, con orde di zombi di vario genere che dovete tenere a bada con le vostre piante, onde evitare che arrivino al margine sinistro dello schermo e vi mangino le cervella (gli zombi, non le piante). La premessa del titolo (la “storia”, se volete) è che Dave il Pazzo ha mangiato un taco, e volendo tornare indietro nel tempo (con il suo van parlante capace di fare viaggi temporali) per rimangiare lo stesso taco, vi ritrovate in varie ere temporali infestate da zombi, come l’antico egitto, l’era della pirateria… Credo non dobbiate sapere altro, anche non c’è altro a livello di trama/pretesto per giocare. 😀

Il gioco è strutturato in più ere/mondi, con una mappa del mondo che fa da overview, e la progressione funziona così: una volta finiti i 10 livelli principali del primo mondo, si sbloccheranno delle stelle nei livelli finiti, e per passare al successivo, o pagate con soldi veri (3 euro e qualcosa a mondo, non ho più modo di verificare il costo effettivo in euro) o raccogliete stelle dai livelli, fino a quando non ne avete abbastanza da aprire il portale e procedere al mondo successivo. Ovviamente ho scelto la “via delle stelle”, e sebbene sia un metodo per forzarvi a rigiocare a livelli (e “punirvi” perchè non avete voluto pagare l’assurdo prezzo richiesto), per allungare la broda e far sembrare il gioco più grande di quanto lo sia effettivamente, siamo su un’altro pianeta rispetto ai giochini spazzatura, in quanto le sfide che dovete superare per vincere le stelle effettivamente vi mettono alla prova. Non cambia la natura delle cose – ed il fatto che ciò vi forzerà a rigiocare tutti i livelli sbloccati/finiti, perchè solo alcuni livelli principali Sfida danno stelle, e ve ne servono parecchie per sbloccare il portale -, ma poteva andare peggio.

E in parte mi secca dover criticare il titolo così, perchè a livello di gameplay ci siamo eccome, e le aggiunte e novità ci sono: diversi nuovi tipi di piante affiancate a quelle ormai tipiche della serie, tra cannoni al cocco, piante fulmina zombie, piante-drago(!) fagioli trappola che fanno saltare via i nemici, ed ci sono diverse nuove varietà di zombi, a seconda del mondo di gioco. Ora inoltre è possibile potenziare le piante con ricostituente, che crea effetti diversi su ogni pianta (dal bombardamento di burro del lanciagrano a ricoprire i muri di noce di armatura), e ci sono dei poteri extra come lo spazzare gli zombi con un colpo di dito, evocare tuoni, ed uccidere zombi con un tocco. Ed ogni mondo aggiunge qualcosa di nuovo, come un terreno non uniforme nel mondo pirata e carrelli da miniera movibili. Quasi dimenticavo, raccogliendo un certo numero di chiavi (lasciati cadere casualmente dagli zombi sconfitti) potete accedere a sezioni extra del mondo, con livelli sfida diversi ed ognuna con un power-up od un nuovo tipo di pianta!

Peabullet Hell!

Peabullet Hell!

Il gioco è godibile anche senza cacciare un quattrino, anzi, forse è meglio così, perchè altrimenti ci vorrebbe pochissimo per finire il tutto, in quanto pagare per le piante vecchie (come il Jalapeno, lo sparaceci di ghiaccio, etc.), comprare i mondi o monete di gioco per ricostituenti e poteri, praticamente pagare per qualsiasi cosa in Plants Vs Zombies 2 lo rende estremamente più facile (se comprate i mondi raccogliere stelle diventa quasi inutile, se comprate le piante vi rendete molto più facili i livelli), e mostrando chiaramente come il modello stesso del free-to-play faccia male, soprattutto quando forzato in un genere incompatibile, ed usato per mascherare il fatto che ci troviamo di fronte ad un ennesimo caso di videogame con “uscita cesarea”, lanciato sul mercato così com’è. La fine accenna ad un “mondo futuro”, di cui potete notare la presenza (con silouhette del mondo in grigio) anche sulla mappa dei mondi, modo come un altro di dire che ci doveva essere un’altro mondo, ma siccome il gioco è stato “cagato” fuori così com’era, toccherà metterlo via aggiornamento futuro.

Il paradosso della situazione è che comunque più di tanto non ci si può lamentare, perchè a conti fatti non ho cacciato un centesimo, ed obiettivamente Plants Vs Zombies 2 è un buon gioco per smartphone, ottimo se comparato alla gran parte di paccottiglia free-to-play (o freemium) per questi dispositivi, ma il punto rimane sempre quello: il gioco non doveva essere un free-to-play. Certamente, è bello poterci giocare interamente “aggratisse” (ancor più visto che il gioco è tutt’altro che una schifezza), ma avrei preferito mille volte pagare 5/10 euro ed avere un gioco completo di ottima qualità, chi sicuramente la Popcap era capace di tirar fuori, invece di cercare di vendere a pezzi un gioco che manco era finito. Non so voi, ma continuo a preferire pagare per qualcosa di qualità, fatto con cura, e venduto quando è pronto, non credo di essere “vecchio stile”, solo che quando voglio comprarmi qualcosa a pezzi, vado dal fruttivendolo, o dall’Ikea.

Tecnicamente è ben messo, permane il solito stile grafico della serie, gli sprite di piante e zombie sono ben definiti, colorati e dettagliati, così come gli sfondi a tema, vibranti e gradevoli, con zero problemi di fluidità  Idem per il comparto sonoro, anch’esso competente e ben fatto, con musichette tematiche azzeccate ed effetti sonori ben scelti. Peccato che spesso – nonostante ci siano già stati alcuni fix – il gioco crasha e si chiude da solo.

Commento Finale

plants vs zombies 2 screen

Plants Vs Zombies 2 è un buon sequel, ed un titolo free-to-play che può effettivamente essere giocato nella sua interezza gratis senza risultare una fetecchia immonda che obbliga ad un lobotomico farming, ma il forzare la formula free-to-play su un titolo che chiaramente non ha motivo di averla fa male alla qualità complessiva del gioco (comprare qualsiasi oggetto che richiede soldi veri significa compromette l’equilibrio di gioco e rendere il tutto molto più facile, comprare i mondi rende quasi superfluo raccogliere stelle, le quali altrimenti servono proprio a quello), anche perchè ci troviamo di fronte ad un altro titolo fatto uscire incompleto (anche se ad essere onesti, anche per l’originale PvZ s’è dovuto attendere una GOTY per avere l’esperienza definitiva) . Il gioco di per sè, a livello di gameplay puro, è ottimo, con tanti nuovi zombi e piante, e varianti per i livelli, ma il doversi piegare alla logica dei titoli freemium porta a scelte di design brutte (come il forzare il giocatore che non vuole sborsare un soldo a rigiocare i vari livelli e superare le sfide che appaiono per vincere stelle, le quali servono a sbloccare il mondo successivo senza pagare con vero denaro), ed un abbassarsi della qualità complessiva del gioco.

Plants Vs Zombies 2 uscirà poi su altre piattaforme digitali, e forse le release per PSN, Steam e X-Box Live vedranno una versione migliorata e rifatta del titolo, senza il dover dipendere dalla struttura free-to-play, non mi dispiacerebbe comprarlo quando e se uscirà una versione “a modo”. Nel frattempo, se avete un dispositivo iOS (od uno Android, dovrebbe arrivare a breve la versione apposita) e vi è piaciuto l’originale Plants Vs Zombies, è impossibile non consigliarvelo, visto anche che è gratis. Un peccato che la struttura free-to-play affossi quello che altrimenti poteva essere un gran sequel di una piccola gemma di “casual gaming” (tra virgolette perchè trovo comunque un pò superflue queste definizioni quando il gioco cerca sì più un pubblico generale che altro, ma è ben fatto).

Asterix e il Paiolo
(A cura di Celebandùne Gwathelen)

Asterix e il Paiolo

Speravo di riuscire a recensire gli Asterix un pò più in fretta, un pò come feci all’epoca con gli Spider-Man Collection che recensivo al ritmo di uno a settimana. Quasi. Ma tra tesi e lavoro, le cose sono cambiate, e quindi nonostante riesca ancora a leggere gli Asterix con un buon ritmo, recensirli pare diventare più difficoltoso. Non chiedetemi perchè.

In questo albo, il villaggio di Asterix viene visitato dal capo di un altra tribù gallica di nome Moralelastix. Cesare è in problemi finanziari e ha di nuovo alzato le tasse nelle province galliche. Per evitare di dover pagare più soldi di quanti non ne abbia, Moralelastix ha pensato di affidare tutti i soldi del proprio villaggio a quello di Abraracourcix – comodamente raccolti in una pentola che ancora sa della zuppa di cipolla della sera prima – almeno finchè l’esattore delle tasse non sia passato, per poi venirlo a prendere. Nonostante Abraracourcix non sia un buon amico dell’altro capo, di cui non gli piacciono i modi filo-romani, per onore affida ad Asterix la sorveglianza del paiolo.
Inutile dire che il “patto” viene festeggiato con una abbuffata di cinghiali a cui partecipano tutti meno Asterix stesso, intento a vegliare il bottino gallico. Quando sopraggiunge il mattino (e Moralelastix e tribù sono già via da diverse ore) Asterix decide di andare a dormire, quando scopre che la pentola è vuota e c’è un buco nel retro della casa da cui i ladri devono essere entrati. Seguendo le regole galliche, Asterix viene bannato dal villaggio finchè non riesce a riempire la pentola coi soldi rubati e ridarli a Moralelastix. Obelix decide di andare con lui e si porta ovviamente Idefix.

Asterix e il Paiolo

Asterix viene bandito dal villaggio, nonostante nessuno lo voglia per davvero.

Le peripezie di Asterix per recuperare solid sono svariate: prima ci prova nell’accampanento romano di Petibonum. Poi tentano di vendere cinghiali al mercato di Condate, ma non solo riescono a guadagnare solo cinque sesterzi, ma sono anche costretti a darli via per mangiare qualcosa loro stessi. In seguito tentano di far soldi come gladiatori o guerrieri di strada. Anche lì il successo è poco. Ci provano poi nel teatro ma di nuovo rischiano di venire arrestati dai legionari romani per delle oltrazioni.
Sfiduciosi oltre ogni limite, il duo si da alle scommesse, ma di nuovo rimangono delusi e senza soldi. Come ultimo tentativo provano a derubare una banca, ma anche questa si risolve in un nulla di fatto considerando che le tasse aumentate servivano proprio a riempire le casse di stato vuote.
Demotivati, Asterix ed Obelix sono costretti ormai a tornare da Moralelastix per riferirgli la mancanza di soldi. Sulla via per il villaggio i due incontrano l’esattore delle tasse romano, a cui riescono finalmente a rubare soldi a sufficienza da riempire il pentolone. Quando però Asterix casualmente odora i sesterzi, nota che sanno di zuppa di cipolla. Irato, quindi, va da Moralelastix per svelare il suo inganno (ovvero che lui ha rubato i sesterzi dalla casa di Asterix per darli all’esattore delle tasse, e sperare poi che Asterix ne porti di nuovi per evitare ogni perdita di denaro) e nella lotta che ne segue, il paiolo cade dalla scogliera su cui è costruita la casa del capo gallico dritto sulla nave dei pirati che, per una volta, se la godono.

Asterix e il Paiolo

Asterix, Obelix e Idefix le provano davvero tutte pur di fare un pò di soldi!

Asterix, con il debito d’onore rispettato, torna al villaggio non essendo più bandito e, come sempre, si festeggia.

L’albo presenta nuovamente una bella idea, inaspettata, ma sembra che il duo belga abbia capito che le avventure investigative di Asterix sono le migliori e quelle più interessanti, dato che l’uso della forza è troppo scontato per Asterix e la sua pozione magica e Obelix e…tutto se stesso.
Viene messo in mostra come anche tra di loro le tribù galliche non siano molto unite, o non oltre gli interessi propri, e di quanto poco sia sviluppata l’economia nel villaggio di Asterix. Ad un certo punto, infatti, quando Asterix ed Obelix provano a vendere cinghiali sul mercato, non sanno quanto valgono e si fanno “derubare” vendendo dodici cinghiali per soli cinque sesterzi, quando avrebbero potuti venderli per cinque sesterzi l’uno. Lì Asterix, secondo me, per la prima volta dimostra poca intelligenza o poca dimestichezza con i soldi. Me lo sarei aspettato più scaltro però, o almeno che avrebbero tentato una seconda volta di vendere cinghiali, questa volta ad un prezzo più alto, ma no, provano altro senza mai ripensarci.

Asterix e il Paiolo

Il villaggio di Moralelastix è costruito in maniera davvero peculariare!

Tolto quello, però, l’albo è ben disegnato, la trama è interessante e procede a un buon passo. Soprattutto l’esattore delle tasse di Cesare alla fine è reso in maniera divertentissima burocratica. Non sarà il migliore degli albi di Asterix, ma mi è piaciuto e nonostante non possa definirsi un “classico”, si merita più di una lettura! =)

Voto Personale: 8/10

A presto, cari ghouls! 😀

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