The Weakly Hobbyt #124

The Weakly Hobbyt #124

E’ tardissimo, ma meglio tardi che mai!
Colpa la mia Tesi, mi stavo quasi dimenticando che oggi è domenica e avevo da pubblicare un certo articolo su un certo blog.
Vediamo di portare a casa questi quattro articoli e direi che ci sentiamo con più dettaglio in coda, quando sono sicuro di riuscire a pubblicare l’articolo ancora di Domenica!
Buona Lettura!!

Dead Island Indeed

(A cura di Wise Yuri)

dead island

L’ambizione è una qualità che ammiro e promuovo, a prescindere dal risultato. Ma la grande ambizione della polacca Techland può risultare controproducente, e certamente lo è stata con il loro Dead Island, progetto interessante ma che fa il proverbiale passo più lungo della gamba, con un risultato che cerca di miscelare troppi stili di gameplay e finisce per essere per lo più un fritto misto di non-carne e di non-pesce. Recensione in cui vado molto nel dettaglio, siete avvisati! 😀

Versione Giocata: PS3 Game Of The Year Edition (che comprende i vari DLC già caricati sul disco di gioco, niente voucher o codici stampato sul retro del manuale).

Partiamo dal gameplay, e preparatevi, perchè c’è molto di cui parlare. Come dicevo in apertura, l’ambizione forse eccessiva della Techland per questo progetto finisce per schiacciare il titolo in una poltiglia di quello, questo, codesto, quell’altro, con quasi zero focus su qualsiasi elemento o stile di gameplay. Dead Island al contempo cerca di essere un survival horror in prima persona, con un sistema di combattimento basato sul corpo a corpo, ma anche una enfasi sul loot stile Borderlands, ed elementi arcade stile Dead Rising come superattacchi ed il crafting di armi (fatto a tavoli da lavoro, come in Left 4 Dead) assurde come coltelli esplosivi e fucili a pompa elettrici (che di nuovo fanno molto Borderlands o Dead Rising). Va da sè che gli ingredienti di questo minestrone cozzano pesantemente tra di loro: come survival horror non ci siamo, vista la discreta abbondanza di armi ed oggetti che pure riappaiono nei soliti posti dopo poco tempo (o limiti temporali come in Dead Rising), anche a livello di missioni e loot non é nulla di che (vista la quasi totale mancanza di varietà o semplici variazioni per le missioni, e la poca per l’armamentario), se c’é una cosa costante é l’uccidere tantissimi zombie ed un continuo backtracking tra due/tre punti dell’isola, in parte mitigato da alcune scorciatoie sbloccabili e macchine da guidare.

Una questione di esperienza

Gli elementi rpg sono al limite del superfluo, e sebbene fosse discutibile il sistema di upgrade casuali di Dead Rising, quando aumentava una statistica era notabile praticamente che eravate più veloci o più potenti, la scelta di aumentare il livello degli zombi in contemporanea con il vostro vanifica qualsiasi aumento di statistica (ed un’occasione sprecata di fargli “evolvere” assieme a voi, con più attacchi, caratteristiche o nuovi pattern più salite di livello), rendendo in pratica il level up più una formalità che altro, anche perchè non ho mai notato nessun aumento effettivo delle statistiche (e credo che sarebbe così anche senza il level up sincrono dei nemici) Non tutto é da buttare, visto che anche se a poco, lo skill tree serve a qualcosa. Peccato che cerchi anch’esso di emulare Borderlands, con tre specializzazioni ed abilità, ed a parte banali boost di alcune statistiche (che devono essere massimizzati per avere un qualche effetto), c’é ben poco di interessante da acquisire (un abilità che vi permette con un pò di fortuna di tirare le armi ed avere un effetto boomerang, e poco altro), e l’organizzazione stessa dei branch lascia a desiderare: per esempio, l’abilità di finire uno zombie a terra non dovrebbe essere qualcosa di sbloccabile da metà e passa gioco. Non orribile, ha perlomeno senso di esistere, ma decisamente non ben pensato. E volendo potete scegliere che personaggio usare all’inizio tra i 4 originali e Ryder White, personaggio DLC incluso nella GOTY, ma ho letto che sono praticamente uguali (e non sono così masochista da rifarmi il gioco da capo con un personaggio diverso per verificare), e sarò onesto, mi ero quasi completamente dimenticato del fatto che ci sono altri personaggi.

Il sistema di combattimento è interessante e particolare – specialmente visto che la prima persona spesso significa FPS – si potrebbe dire croce e delizia del titolo, ma più croce perchè limitato, e nell’impostazione dei controlli originale, è ancora peggio, con le due leve analogiche utilizzate per sferrare i colpi, un sistema di controllo incredibilmente scomodo e controproducente (pubblicizzato come innovativo e molto più naturale, certo). Vi troverete a cambiarlo subito con quello digitale, anch’esso non perfetto, ma almeno così si può giocare, avete controllo su quello che fate. Mi piace l’idea del controllo analogico, ma considerato che i nemici non sono poi così lenti ed impacciati nel colpire, sebbene siano zombie, giocare con questi controlli diventa come cercare di uccidere una persona a colpi di naso. Ed a meno che non siate Kaku di One Piece, non sarà impresa facile.

Dead island screen

L’idea sarebbe di permettervi di colpire chirurgicamente gli zombi per bloccarli o mutilarli (testa, braccia, gambe), ma qualunque sistema di controllo usiate, delle collisioni imprecise e sghembe, invece di incentivare un colpire ragionato forzano il giocatore a spammare l’attacco ed il calcio nella direzione voluta, tanto prima o poi colpite per forza qualcosa. Dal modo in cui il reticolo si muove sembra che il sistema di controllo fosse più adatto ad una combinazione di mouse e tastiera, e non è stato adattato bene per console (e giudicando dal fatto che non sono il solo ad aver notato ciò, deve essere vero). O sennò adatte ad un FPS, che a quanto pare il titolo era in origine (durante lo sviluppo). Per tenere gli zombi a distanza avete un calcio con un allungo mai chiarissimo (sul serio, a volte vi sembrerà di essere Dhalsim, altre un normale essere umano) che consuma stamina, e l’abilità di lanciare armi contro i nemici, riuscendo ad ottenere un pò di danno extra da un coltellino rotto ed ormai inutilizzabile (perlomeno l’usura delle armi non è solo per bellezza, ma influisce effettivamente sulla loro efficacia), o di lanciare un ascia per togliervi di torno uno zombie fastidioso quando avete poca vita, per poi recuperarla dal suo corpo.

L’Isola dei morti di noia

Le basi del sistema di combattimento sono buone, ma purtroppo a conti fatti questo resta molto limitato, e sebbene all’inizio sia divertente fracassare crani agli zombi e tagliarli le gambe con coltelli (e quando mai non lo è?), diventa noioso molto presto, visto anche la pochissima varietà di situazioni presente (il solito andare da punto A a punto B, senza quasi nessun guizzo-variante in mezzo, e tornare indietro per ricevere altri missioni quasi identiche), e di nemici, che per le prime 3-4 ore vengono in solo due tipi: gli zombi normali e quelli “tank”, che sorvegliano alcune zone cruciali e sono difficili da buttar giu. Poi arrivano qualche altro tipo (il berserker, quelli kamikaze), ma invece di essere una gradita novità sono più un nuovo fastidio, visto che le vostre tattiche e possibilità di attaccare sono limitate. Nelle prime 2 massimo 3 ore vi divertite, ma quando subito dopo vi sarete accorti che il gioco ha praticamente finito il contenuto (dopo solo 3 ore), vorrete vedere la fine il prima possibile, il che non avviene mai abbastanza velocemente.

Sì, oltre all’insulto di essere estremamente ripetitivo e noioso, il gioco si permette di durare pure troppo per quello che offre, arrivando a richiedere 9/10 ore per vedere la fine ( per 2/3 ore di contenuto effettivo, ce ne sono 6/7 ore di puro filler, per farvi capire), senza contare le quest secondarie (ci sono pure delle sfide/trofei in-game, la solita robaccia che si trova in spazzatura del genere, cioè “1000 uccisioni” “livello 20 raggiunto” etc., un mero tentativo di mantenere il giocatore interessato), e la Bloodbath Arena (il DLC incluso nella GOTY), che portano il filler, la noia e la frustrazione a livelli incredibili, una volta finito l’eventuale entusiasmo iniziale, desiderete presto di vedere la parola fine, a cui il gioco non sembrare arrivare mai, prolungandosi per quello che sembra un tempo infinito.

La visuale quando siete in modalità Furia.

La visuale della modalità Furia.

Una cosa che funziona è il sistema di crafting (per quanto aiuti ulteriormente a fare a pezzi qualsiasi pretesa di survival horror), nonostante sia assurdo…. che vi servano soldi per riparare/creare armi ( od ancora più assurdo che ci sono moltissime occasioni di rimpinguare il portafoglio, come superstiti che accettano continuamente un tipo di oggetto e vi ripagano in denaro), oltre alle ovvie risorse. Se non altro serve mantenere funzionali le proprie armi (che si usurano, ed in questo caso sentite la differenza tra arma usurata e nuova, a livello di gameplay intendo), ed un fucile a pompa elettrico non può salvare il resto del gioco, ma ha il suo fascino.

Non tutto è lì per nuocere: alcune missioni (tutto sommato) sono gradevoli di per sé, e tutto sommato la navigazione sull’isola poteva essere peggio, potete guidare auto per muovervi velocemente tra una parte e l’altra dell’isola (e potete usarle per trasportare risorse come taniche di benzina e altri giocatori in coop) e spostarti istantaneamente tra i rifugi che avete scoperto. Ma la parte free roaming del gioco è poco più che superflua, visto che avete due zone abbastanza estese da esplorare, e non avete motivo di scorrazzare qua e là, non c’è nulla che realmente incentiva l’esplorazione quando non siete a fare la solita spola insapore tra punto A e punto B delle missioni, senza nessuna variazione o sorpresa (uno spreco di un setting originale per un titolo del genere).

Anche se in un occasione sono riuscito ad ottenere un oggetto di una missione senza dover far necessariamente quello che prevedeva il gioco, quindi in alcuni casi ci sono più modi per finire una missione, ma a quanto pare si devono contare sulle dita di mezza mano questi casi, visto che poi l’ho scoperto per caso, quindi non è che influisca. Ci sono alcuni collezionabili, dei progetti per le armi da trovare, ma è pochissimo, forse pensavano di farvi esplorare l’isola mentre fate le missioni secondarie. Peccato che queste siano ancora più derivative e ripetitive di quelle principali, e con ciò il giocatore abbia zero voglia di spendere tempo a fare side quest, preferendo (per mancanza d’altro) piuttosto procedere con quelle principali per cercare di vedere la parola “fine” il prima possibile.

Corpse Paint & Festa di Bugs

Tecnicamente il gioco è molto singhiozzante, l’engine regge e non ho notato cali di framerate o grossi rallentamenti (visto anche non vedrete mai la mole di zombi di un Dead Rising), ma si passa dall’avere modelli poligonali di ottima fattura ad altri dozzinali e arretrati (tipo quelli dei personaggi femminili, che hanno tutte un fisico da pornostar in bikini), e tanti bugs che rimangono anche dopo diversi fix e patch, una volta mi è capitato che uno zombi mi spingesse attraverso una struttura chiaramente solida, o di trovare un punto in cui io riuscissi a colpirne uno senza che lui potesse colpire me. Inoltre, un bel po’ di tearing (sebbene non ai livelli di AC Brotherhood) e pop-up di edifici/texture che non dovrebbe esserci in un titolo così recente (come più di una volta ho caricato una zona, ma le texture del terreno hanno deciso di apparire solo 10 secondi dopo, è inscusabile da un gioco PS3 /X-Box 360 del 2011), oltre ad una compenetrazione tra i modelli dei personaggi/nemici e gli oggetti scenario che si nota anche troppo bene in più di un’occasione.

Ma oltre a roba del genere, “piccolezze”, avete un pathfinding osceno, che noterete soprattutto nelle missioni finali in cui dovete scortare o seguire un personaggio, e nel 90 % dei casi quando incontrate un gruppetto di nemici, dovete abbatterlo, anche se basterebbe correre via, ma no, bisogna aumentare ulteriormente il button mashing, la frustrazione, la monotonia ed estrema ripetitività del titolo (con successo, aggiungo). Dimenticavo, spesso l’NPC che vi deve seguire o far strada non si muove se prima non vi avvicinate voi, ed a volte si blocca comunque, il che è perfetto visto che ci sono ZOMBIE DAPPERTUTT- Ah, le meraviglie di zero beta testing e patch che servono quasi a nulla. In un’occasione pure la minimappa sembra buggata, ed indica di seguire UN PERCORSO IN MEZZO A DELLE GIGANTESCHE ROCCE CHE NON ESISTE. Ho guardato la mappa ed ho capito dove andare, visto come si snoda il percorso (ed il bug non è più riapparso), ma manco la mappa è completamente affidabile in questo gioco.

L’esempio perfetto risiede in una missione molto vicina alla fine del gioco, in cui dovete scortare un tizio fuori di prigione, e buon dio, la odierete a morte, perchè vi dovete fare ben 3 piani con diversi nemici normali, agili e tank stazionari, tutti molto potenti, il che non sarebbe un problema se l’IA del tizio lo facesse scappare e basta, ma invece decide di farlo combattere contro i nemici, il che già sarebbe stupido, ma diventa improponibile quando unito all’orribile pathfinding del gioco (che per quanto mi riguarda, raggiunge il suo picco in questa missione), che fa incastrare il tizio nei nemici che si trovano sulla sua strada, e vi costringe ad uccidere tutto, e rapidi prima che i nemici lo uccidano. Una punta di difficoltà artificiale incredibile poco prima della fine del gioco, che non supererete prima di aver provato tremila volte, cercando di far fuori i nemici il prima possibile sperando che il prigioniero scazzi e si blocchi da qualche parte senza mostri (e potrei sbagliarmi, ma mi pare che anche cercando di far fuori i nemici prima di liberare il prigioniero, molti riappaiono ugualmente dov’erano prima), con un miracolo di Natale ce la farete.

Dead Island molotov cocktail

La GOTY del gioco include anche la Bloodbath Arena, ovvero la solita monotona solfa del gioco normale (soliti nemici, armi, etc), solo in salsa “survival” (l’amara ironia…), con ondate su ondate di nemici che dovete ammazzare in 5 mappe che – come il gioco principale – non offrono grossi spunti tattici. Se volete darvi al grinding, è perfetta come modalità. Sarò onesto, personalmente non l’ho manco toccata, ho visto video di gameplay su youtube, ne avevo già abbastanza del gioco base.

Il che mi porta ad altri due punti: la difficoltà, e la storia. Il gioco offre un accettabile/discreto livello di sfida in linea generale, ma dalla metà in poi vi troverete di fronte a frequenti punte di difficoltà che sono lì solo per irritarvi ancora di più ed allungare artificialmente la longevità del gioco, con un design di alcune sezioni eccessivamente punitivo, e ciò dipende anche del limitato sistema di combattimento, che in certi frangenti non sembra neanche pensato per questo tipo di gameplay, ed avere addosso un gruppetto di zombi è estremamente fastidioso, visto il macchinoso sistema di combattimento che avete. Se non altro potete abusare degli skill tree (salite di livello anche abbastanza velocemente) per “barare” ed avere una possibilità contro queste estreme punte di difficoltà improvvise, altrimenti impossibili, e quando avrete accesso alle armi da fuoco potrete tranquillamente dire addio ad ogni semblanza di equilibrio di gioco. Ah, già, ci sono alcune sezioni in cui combatterete terroristi armati, che sembrano avere un’IA derivata da quella degli zombi, e come tali assorbono i proiettili, interessante. Sulle prime una gradita distrazione dal resto del gioco, ma anche queste poi durano molto più del dovuto, per culminare nella battaglia finale, capace di deludere le già inesistenti aspettative del giocatore ed offenderlo per l’incredibile banalità della stessa. Pensate alla boss battle finale più banale possibile. Anzi, no, ripensateci, probabilmente state dando troppo credito a questo gioco.

Storia e Cooperativa

Ultima ma non ultima: la storia. Trita, banale, ed estremamente stereotipata, quella di pressapoco gran parte degli zombi movie, personaggi blandi, stereotipati e dallo spessore del cartoncino. L’ambientazione è l’unica cosa originale ma non offre spunto per qualcosa che non si sia ampiamente già visto in film horror e videogames. il tutto peggiorato da un doppiaggio mediocre, dialoghi ridicoli, ed il fatto che il gioco si prende molto sul serio e manca di un qualsiasi senso dell’umorismo e come il gameplay, pure la storia sembra soffrire di problemi di personalità, specialmente nelle missioni secondarie, in cui assistiamo ad un continuo cozzare tra quello che la storia implica e quello che il gameplay fa, con risultati tipo tizie che si lamentano delle mancanza di viveri, mentre nella stanza accanto trovate scatole di carne a paccate, o baldracche in bikini che vogliono una collana od un’orsacchiotto, non sto scherzando. Il che non aiuta certamente l’immersione nel mondo di gioco, congiunto a molti elementi scriptati come bungalow con 3 porte che sembrano perfettamente funzionali, ma non potete entrare che da l’unica porta prevista dal gioco. Lasciando perdere poi che su quest’isola nessuno sembra capace di fare qualsiasi cosa, il protagonista “fattorino” in giochi del genere free roaming non è nulla di nuovo, ma quando calchi la cosa così tanto (come in questo gioco) viene poi da domandarsi come mai nessuno vi abbia chiesto di respirare al posto loro.

Questo è quanto riguarda l’esperienza in single player, ho letto molte opinioni/recensioni che dicono come il gioco migliorasse un po’ in cooperativa, ma anche qui ci sono dei problemi, visto che non potete entrare nella partita di un altro giocatore se non siete nello stesso capitolo/punto in cui è l’altro giocatore. Ed è solo online, non potete giocare anche in split-screen in locale, ma purtroppo è una cosa comune ai titoli recenti. In ogni caso per amor di completezza ho voluto perlomeno provare la cooperativa, e dopo mezz’ora di ricerca (ed un tentativo fallito di connessione), ho trovato un giocatore che mi ha fatto entrare…. ma ha deciso di non giocare, stando in pausa tutto il tempo. Sfortuna, certo, ma perlomeno ho potuto constatare che -come immaginavo- il contenuto di gioco è lo stesso in cooperativa (almeno giudicando dal resort, l’area che ho potuto esplorare in co-op), il che era prevedibile, e quindi rimango dell’opinione che anche giocandolo in cooperativa, non può diventare sto giocone, ed in ogni caso non può scusare la qualità infima dell’esperienza per giocatore singolo, ancor più quando pone limitazioni fastidiose su chi può giocare con voi.

Commento Finale

Dead Island trailer shot

Dead Island è un titolo in equilibrio precario tra grande ambizione ed enorme plagio/copia-incolla di elementi presi da serie di successo, che cerca di essere un survival horror, un free roaming ed un titolo un pò arcade con enfasi sul loot e il crafting di armi di ventura, tutto allo stesso tempo, che cerca di inserire troppi elementi nel suo gameplay, con risultato se non altro un action/ beat ‘em up in prima persona dal sistema di combattimento interessante su carta ma macchinoso e limitato in pratica, con eccessiva ripetizione, noia e frustrazione che arrivano e regnano sovrane, una varietà nelle quest (specialmente secondarie) quasi inesistente, ambientato in un mondo troppo grande e troppo vuoto, con una storia trita e noiosa, personaggi blandi, zero senso dell’umorismo, e molto più longevo di quanto ne abbia il diritto, con 3 ore circa di contenuto vero e proprio allungate e stirate a 9/10 solo per vedere i crediti finali, senza considerare il resto.

Il tutto contornato da una difficoltà con troppe punte improvvise e punitive ed un comparto tecnico con bugs che passano da texture che caricano con gran ritardo ad problemi con il già osceno pathfinding, che porta gli NPC che vi accompagnano o seguono nelle missioni a bloccarsi quando meno vi serve, a non muoversi a meno che non vi avviciniate voi prima, ed a volte a bloccarsi del tutto, non reagendo a nessuno stimolo. Una modalità cooperativa online può sicuramente migliorare un pò l’esperienza, ma non può salvare un titolo del genere, specialmente quando impone regole ridicole come l’impossibilità di entrate nelle partite di altri a meno che non siate nello stesso esatto punto della storia. Troppo noioso, troppo blando, troppo frustrante e buggato, troppa roba su cui passar sopra per arrivare a brevi momenti di divertimento, se volete uccidere zombi, giocate uno qualsiasi dei Dead Rising: per quanti difetti e scelte di design discutibili possano avere, sanno che tipo di gioco vogliono essere e sono divertenti. L’inizio è divertente ed anzi vi fa ben sperare per il resto del gioco, ma una volta passato il fattore novità, tutto degrada in un orgia di bug, sconclusionate scelte di design, controlli macchinosi, tantissimo filler con ben poco contenuto effettivo, ed una storia che manco ha un fascino da B movie.

Questa è spazzatura, a sorpresa difesa da molti che lo ritengono mediocre od anche buono. Direi de gustibus, ma a volte mi viene da pensare sulla validità di questo detto. Di sicuro non mancano certamente giochi in cui ammazzare zombie ampiamente migliori, o giochi in cui ammazzare zombi (specialmente negli ultimi 5 e passa anni) in generale che sono molto più degni del vostro tempo di questo guazzabuglio. Se nonostante ciò volete soddisfare la vostra morbosa curiosità, recuperate la versione normale e lasciate perdere la GOTY (meno pagate meglio è), o sennò potete saltare questo in toto e dare una chance al seguito, Dead Island: Riptide, che dovrebbe essere pressapoco identico stando alle recensioni, ma un pizzico meglio, forse gli darò un’occhiata l’anno prossimo quando scenderà sui 15 euro (perchè il concept generale del titolo mi piace, specialmente quello del sistema di combattimento, ma non quando il risultato è un atrocità del genere). O forse tanto vale aspettare il prossimo titolo Techland a tema zombie, ovvero Dying Light, visto che ormai il developer polacco sembra rifare ogni volta il solito gioco.

3.5 su 10. Noioso, stupido e marcio come uno zombie.

Organ Trail: Director’s Cut

(A cura di Alteridan)

Correva l’anno 1971 quando tre programmatori (Don Rawitsch, Bill Heinemann, e Paul Dillenberger) svilupparono The Oregon Trail, un gioco educativo destinato a ragazzi di ogni età allo scopo di farli immedesimare nei primi pionieri che andavano alla scoperta dell’America occidentale attraverso la celebre pista dell’Oregon, una strada che collegava la East Coast alla West Coast.

In anni recenti, nel 2010 precisamente, altri tre programmatori (Ben Perez, Michael Block, e Ryan Wiemeyer) decisero di sviluppare una parodia del gioco del ’71 in primis come browser game e successivamente, circa tre anni dopo, come gioco vero e proprio approdato su Steam tramite la piattaforma Greenlight.

Verso l’Oregon

Il concetto del gioco è molto semplice: è il buon vecchio Oregon Trail, con gli zombie.

Una delle principali cause di morte in The Oregon Trail era la dissenteria. In Organ Trail la ritroveremo fortunatamente solo nel prologo.

Il mondo si ritrova invaso dagli zombie nel modo più classico: una misteriosa epidemia ha diffuso un morbo apocalittico che ha trasformato la stragrande maggioranza dell’umanità in non-morti verdognoli mangiacervello. Il governo degli Stati Uniti ha iniziato a nuclearizzare le maggiori città del paese e l’unica speranza per i sopravvissuti è un rifugio sulla west coast, nell’Oregon.

Nei panni del leader di un manipolo di sopravvissuti dovremo cercare di arrivare sani e salvi a destinazione, evitando di essere uccisi da banditi e zombie o, peggio, diventare uno di loro.

Verso l’ignoto

Sin dall’inizio si capisce di avere tra le mani un gioco complesso, non tanto per le meccaniche di gioco e per come sono presentate quanto piuttosto per la difficoltà intrinseca del titolo. Sostanzialmente Organ Trail è un misto tra un survival game e un dungeon crawler, ad eventi casuali tipici di quest’ultimo genere vanno ad aggiungersi una gestione delle risorse (cibo, carburante, munizioni, ecc.) molto difficile da padroneggiare. L’equilibrio sarà sempre precario e a momenti di relativa abbondanza di risorse possono sempre alternarsi momenti di magra in cui sarà necessario prendere delle decisioni che potrebbero compromettere il viaggio verso l’Oregon. Ad esempio alcuni ladri potrebbero aver rubato le nostre taniche di benzina e per poter continuare il viaggio potremmo essere costretti a vendere le nostre risorse extra, come cibo, munizioni o una ruota di scorta, modificando radicalmente il delicato equilibrio che si era venuto a creare.

Nelle zone sicure troveremo persone con cui commerciare e che occasionalmente potrebbero affidarci qualche lavoretto in cambio di risorse.

Eventi come quello appena citato saranno all’ordine del giorno, man mano che si gioca ad Organ Trail ci si rende conto che in questo titolo c’è un’unica costante: la legge di Murphy. Se qualcosa può andare male potete stare certi che prima o poi qualcosa andrà storto e vi ritroverete nei guai fino al collo, ammesso che ce l’abbiate ancora un collo.

A complicare il tutto poi ci ha pensato anche chiunque abbia avuto l’incarico di ideare e implementare il sistema di controllo. Una delle fasi più importanti del gioco è la raccolta delle risorse, ogni volta che ci ritroveremo in un posto sicuro (spesso una parte di una città non ancora nuclearizzata o una piccola comunità di sopravvissuti) potremo decidere di affrontare l’orda di zombie per andare in cerca di materiali. Durante queste fasi di gioco avremo il controllo diretto del nostro alter ego armato di fucile, sarà nostro compito farlo muovere in una mappa bidimensionale per raccogliere le risorse che via via verranno generate casualmente mentre dai quattro lati dello schermo sbucano infetti di ogni sorta da evitare. I problemi nascono quando si decide di sparare agli zombie (o ad altri nemici come ad esempio i banditi), per sparare bisognerà infatti tenere premuto il tasto sinistro del mouse e puntare in direzione opposta al nemico che si vuole colpire, per poi rilasciare il tasto e far partire il colpo, il punto è che questo sistema di mira è talmente impreciso che nove volte su dieci il colpo non va a segno. Potete immaginare le bestemmie quando ci si ritrova circondati dai nemici sbagliare un tiro da un millimetro di distanza.

Verso la salvezza

Al di là di questo enorme difetto, Organ Trail: Director’s Cut risulta essere un gioco che fa della gestione delle risorse e dei compagni il suo punto di forza. Questo titolo è probabilmente uno dei giochi con il miglior comparto survival sulla piazza: la tensione e la paura di terminare il cibo o il carburante prima di arrivare a destinazione è sempre presente e tale sensazione aumenta man mano che si prosegue nel gioco e si arriva sempre più vicini al capolinea.

Le fasi in cui si spara sono quelle più snervanti.

Gestire il protagonista, la sua station wagon e i suoi quattro compagni è un’esperienza unica che nessun altro titolo a base zombesca può offrire, e se siete appassionati di questo genere di giochi allora Organ Trail è il titolo che fa per voi.

Sotto una gioco volutamente anni ’80 con una forte impronta parodistica si cela un titolo estremamente originale, tale da farlo spiccare nell’enorme oceano di giochi sugli zombie. Come il protagonista sulla copertina di Organ Trail si erge sull’orda di zombie, anche lo stesso gioco si erge sulla concorrenza rendendolo di fatto il miglior survival game attualmente in circolazione.

Voto personale: 7/10

American Horror Story
(A Cura di Celebandùne Gwathelen)

American Horror Story

Pur di tenere buoni i contatti con le persone care, si stringono patti col diavolo. In questo caso, è proprio azzeccato il paragone. American Horror Story è una serie tv che probabilmente mai mi sarei visto se non fosse per il patto di condividere qualcosa con una persona a me molto cara. Dovreste vederla? Seguitemi attraverso questo Tour degli Orrori in questo Weakly Hobbyt pre-Halloween.

  1. Pilot: Nella prima puntata veniamo a conoscere la casa stregata ed i protagonisti della vicenda. Ben è uno psicoterapeuta e padre di una famiglia in crisi. Ha tradito la moglie dopo che lei, Vivien, ha partorito un feto morto, e da allora i due si sopportano a malapena, pur amandosi ancora. Lei non si fida di lui, e lui si sente tremendaente solo, in tutti i sensi. Vivien d’altronde combatte ancora con i suoi demoni interiori, cercando di perdonare il marito per aver avuto sesso con una sua studentessa. Violet, la loro figlia, ha subito tutto lo stress della situazione dei genitori durante la sua adolescenza, ed è una ragazzina ribelle e diversamente sensibile. Quando il trio si trasferisce per lasciarsi tutto alle spalle, non sanno che la casa in realtà è stata teatro già di diverse morti, che hanno ancora influenza sulla casa. Ben inizia ad avere momenti di sonnambulsimo, e viene avvertito da un precedente proprietario della casa di andarsene da lì. Vivien nel frattempo si concilia col marito ed i due fanno sesso. Lei crede due volte, di cui la seconda mentre Ben rimane muto e con una tuta in latex nero addosso (che gli nasconde tutto meno gli occhi). Violet, frattanto, fa invaghire di se Tate, un ragazzo psicotico che è in cura presso il padre. E tutt’intorno alla casa ci sono una ragazza down e la madre cloptomane, la cameriera che a Ben appare sexy ma alle donne di casa come una vecchia semi-cieca, e apparizioni più o meno evidenti di “presenze” nel sottoscala del vecchio maniera, dove, lo si vede a inizio film, una strana creatura fa a pezzi due gemelli ribelli, era il 1978.

    American Horror Story

    La casa in cui gli Harmon vivono è bella per davvero!

  2. Home Invasion: In questa puntata scopriamo come nel 1968 nella casa inabitata oggi da Ben, Vivien e Violet sia avvenuto un altro omicidio. Due ragazze sono state uccise da uno sconosciuto, l’una annegata nella vasca da bagno e l’altra uccisa a coltellate. Entrambe erano vestite da infermiere nel momento della morte. Quando Ben riceve una chiamata dalla sua amante, Hayden, va a Boston per assisterla nell’aborto. Frattanto, però, casa di Vivien e Violet viene invasa da due sconosciuti e una nuova paziente di Ben, di nome Bianca, che vogliono reinscenare le morti del 1968 con Vivien e Violet. Grazie a Tate ed i fantasmi delle due uccise il loro piano finisce in una carneficina loro, mentre le due donne di Ben riescono a fuggire. Quando Ben torna da Boston (lasciando Hayden da sola nella clinica), Vivien è decisa a vendere la casa.
  3. Murder House: Seppure Vivien cerca in tutti i modi di liberarsi della casa, complicazioni nella sua gravidanza (nella forma di perdite di sangue) fanno si che la sua ginecologa le sconsigli fortemente stress di qualsiasi tipo. Anche Violet sembra essere assolutamente contraria alla vendita della casa. In un retroscena del 1983 scopriamo come Constance abbia ucciso Moira quando questa sia stata violentata dal marito di Constance stessa. Ben inizia ad averne abbastanza delle avance della cameriera, ma Vivien non vedendo la versione sexy della stessa, non riesce a seguire il marito. Frattanto, Hayden infiltra casa di Ben, e gli dice che vuole tenere il bambino e farsi mantenere da lui. Quando Ben le fa capire che non accadrà, Hayden va su tutte le furie e lo ricatta. E’ in quel momento che ricompare il precedente proprietario della casa, un tale di nome Larry, che dalla prima puntata compare a Ben in momenti casuali. Larry con una vanga uccide Hayden e la seppellisce sopra i resti di Moira (senza che Ben lo veda). Constance sembra contenta della faccenda. Ben costruisce un patio sulla tomba della sua amante.
  4. Halloween (Part 1): In un retroscena ambientanto nel 2010 assistiamo a come una coppia gay inabita la casa. Uno dei due, Chad, incolpa l’altro, Patrick, di farsela con il suo allentatore. I due litigano e Patrick va in palestra. Quando è solo a casa, Chad vede un uomo con una tuta latex nera che crede essere Patrick. Quando questo però lo uccide spezzandogli il collo, è evidente che così non è. Al giorno d’oggi, Vivien scopre che Ben ha ricevuto 20 chiamate da Hayden, ma Ben le assicura che la ragazza non li importunerà più. Proprio in quel momento, Vivien viene chiamata da Hayden, cosa che Ben non si spiega. Per festeggiare Halloween, la casa viene ridecorata da un duo gay che guarda caso sono proprio Chad e Patrick.
    American Horror Story

    Hayden viene brutalmente uccisa con una vanga da Larry, “per” Ben.

    Nel frattempo Ben cerca di far capire a Tate perchè non può continuare ad essere il suo psicoanalista in quella casa, ed i due si vedono fuori. Addie litiga con la madre per il suo costume di Halloween, non vuole di nuovo vestirsi da Snoopy, e si fa regalare dopo un pò di litigi una maschera da bella ragazza. Ma quella sera mentre va in giro per il Dolcetto e Scherzetto viene investita da una macchina e nonostante Constance tenti di portarla verso la casa di Ben e Vivien, pare morire. Moira intanto visita la madre in ospedale, che uccide togliendo il tubo che la teneva in vita tramite respirazione artificiale. Vivien stessa pure si fa portare in ospedale per dolori allo stomaco, temendo per il bambino. La donna che la visita però sviene quando vede cosa Vivien ha nella pancia. Nel frattempo, sola a casa, Violet sente Larry bussare alla porta e urlare dei 1000 dollare che Ben gli deve per aver aiutato nell’uccisione di Hayden. Violet arretra e dietro di lei si vede l’uomo in latex. Quando Ben e Vivien tornano a casa poco dopo, non trovano Violet, e Ben vede bussare alla porta Hayden, tutta piena di terra.

  5. Halloween ( Part2): Scopriamo che Violet non era a casa perchè uscita con Tate. I due stanno in spiaggia a limonare, quando Violet gli propone di fare sesso. Tate rifiuta e poco dopo vengono raggiunti e aggrediti da cinque ragazzi “travestiti” con ferite di diverso genere. I cinque inseguono i due, anche quando tornano a casa. Violet vuole scacciarli con delle forbici, ma poi Tate scappa dalla casa ed i cinque lo rincorrono. Messo con le spalle al muro, i cinque gli chiedono di dirgli perchè e a Tate vengono in mente immagini dei cinque. Una delle ragazze poi si rende conto che lui non sa ed i cinque lo lasciano solo in lacrime.
    Altrove, mentre Vivien si prende un bagno, Larry da una vangata in testa a Ben dopo che costui lo aveva minacciato di ucciderlo se si fosse mai più fatto vivo. Hayden, o meglio, il fantasma della stessa, sfrutta il momento per impaurire Vivien in ogni modo. Alla fine il fantasma della moglie del costruttore della casa libera Ben che arriva giutso in tempo per salvare Vivien da Hayden, che aveva intenzione di pugnalare la donna allo stomaco con un frammento di vetro. Quando poi arriva anche la sicurezza, Hayden viene arrestata, ma inutile dire che non arriverà mai in centrale di polizia. Vivien vuole Ben fuori dalla casa. Violet invece scopre che Addie è morta e che Tate è figlio di Constance e fratello di Addie.
  6. Piggy Piggy: Puntata particolare, in cui l’arco narrativo che cede il titolo alla puntata è il meno interessante. Ben chiede a Vivien di poter usare la casa per fare le sue sedute psicoterapeutiche e inizia con un uomo spaventato dalla leggenda del Pig Man, macellaio mangiato dai suoi stessi maiali che viene a uccidere le povere anime che in bagno davanti lo specchio dovessero chiamarlo con una cantilena. Ben tenta di liberarlo dalle sue paure, rendendosi conto che inizia ad essere geloso della guardia personale che Vivien ha ingaggiato per proteggerla dopo l’invasione di casa avvenuta nella seconda puntata.
    Violet fa ricerche su Tate e scopriamo i dettagli sui ragazzi che lui ha ucciso nel 1994, tra i quali anche i cinque ragazzi che lo hanno assaltato la notte di Halloween, capendo al contempo che Tate stesso è un fantasma. Constance lo sa, ovviamente, e chiede a Violet di aiutarlo, dato che il giovane non sa di essere un fantasma. Violet però non resiste allo shock, prova a tagliarsi le vene e la gola con le lame da rasoio rubate al padre (o forse lo sogna solo, non è dato saperlo) e quando Tate le scrive “I Love You” sulla lavagna che ha in camera, lei prova a togliersi la vita con delle pillole. Tate la salva portandola nella doccia e facendole vomitare il miscuglio. Infine le dice di amarla, ma non sa perchè sente come Violet si allontani da lui. Violet gli chiede di farsi coccolare a letto.

    American Horror Story

    La doppia puntata su Halloween è davvero stupenda.

    Vivien intanto inizia a mangiare carne cruda, tra cui pancreas e cervelli, e quando chiede cosa sia stata dell’infermiera che ha fatto la sua ecografia ad Halloween, scopre che ora sta in una chiesa. Andandola a ricercare, questa dice a Vivien che nella sua pancia ha visto il demonio…

  7. Open House: Nel 1994, Larry dichiara il suo amore per Constance, e quando lo viene a sapere la moglie, si da fuoco e uccide con se le tre figlie. Inoltre, scopriamo come Constance sia madre di un essere deforme di nome Beau. Visto che lo portrebbero via da lei per “bad parenting”, fa si che Larry lo uccida.
    Ai giorni nostri, Viviena cerca di vendere la casa in qualche modo, rendendo però scontenta Violet, a cui la casa apparentemente piace molto. Ben e Vivien non sanno come riavvicinare la figlia a loro. Ben, disperato, chiede addirittura aiuto a Tate. Nel frattempo Vivien trova due aquirenti. Uno è un ricco investitore armeno, che sedotto dalla giovane Moira, le propone di costruire una piscina dove ora sta il gazebo. Sperando che così le sue ossa vengano finalmente scoperte, Moira convince l’aquirente, ma poco dopo Constance e Ben vengono a scoprire che in realtà il ricco vuole demolire sì la casa, ma costruire condomini al suo posto. L’altro aquirente è Larry stesso, che vuole in questo modo recuperare l’amore di Constance. Ben però lo minaccia di lasciar perdere di aquistare la casa, o lo denuncerà alla polizia, essendo ormai convinto che Hayden sia ancora viva e la tomba scavata un fake.
    Constance tenta di dissuadere l’armeno dal demolire la casa, ma questo non le da ascolto. Allora Constance si allea temporanemante con Moira dicendole la verità sui condomini, e insieme a Larry uccidono l’investitore armeno.
    Tate, frattanto, rivela a Violet che sa dei fantasmi di questa casa, e le dice che per liverarsene non ha che mandarli via. Mentre scoprono foto dei vecchi abitanti della casa, Vivien riconosce in una delle foto, Nora, la moglie del padrone di casa originale, che era interessata a comprare la casa nella terza puntata…
  8. Rubber Man: In questa puntata scopriamo come Chad e Patrick, la coppia gay che precedentemente inabitava la casa, è morta per davvero. Chad ha comprato la tuta di latex per compiacere Patrick, che ritiene lo stia tradendo e vuole ravvivare la loro storia. I due pensavano di voler adottare un bambino, ma Patrick sembra aver cambiato idea. Quando Tate viene a saperlo, lo dice a Nora, il fantasma della prima padrona di casa, che perse il proprio bambino per dei rapitori che lo fecero a pezzi per vendetta e lo rispedirono a casa. Nora vuole disperatamente un bambino, e Tate, indossando la tuta di latex, uccide Chad e Patrick per permettere che nuovi inquilini abitassero la casa, con la speranza di dare a Nora un figlio.
    Scopriamo, quindi, anche che ad aver indossato la tuta di latex nella prima puntata sia stata proprio Tate, che cercava in questo modo di far felice Nora.
    Hayden, frattanto, rivela a Nora che entrambe sono dei fantasmi, e che non sia giusto come Vivien riceva due gemelli e loro invece non hanno nulla. Hayden quindi, con l’aiuto di Tate, cerca di far impazzire Vivien.
    Moira rivela a Vivien che ci sono dei fantasmi nella casa, ma quando Vivien cerca di fuggire, appaiono i fantasmi di gente morta nella macchina e la donna, spaventata, torna a casa. Lì racconta la storia alla polizia, ma quando poi le serve la testimonianza di Violet (che manca da due settimane da scuola, motivo per cui Ben è molto preoccupato per la figlia), questa tace sulle “visioni”, seguendo un consiglio di Tate. Vivien viene sedata e messa a letto, dove Hayden tenta di nuovo di ucciderla e farla violentare da Tate. Quando Ben interviene sul posto, Vivien lo spara per sbaglio. In breve, la moglie e futura madre di gemelli viene dichiarata mentalmente instabile e portata via di casa. Rimangono lì quindi solo Ben e Violet.
  9. Spooky Little Girl: Viene ripresa in questa puntata il misterioso caso “Black Dahlia“, che rinarra la storia dell’assassinio di Elizabeth Short. Secondo questa versione, Elizabeth va dal dentista che in quegli anni lavorava nella casa ora abitata da Vivien, Ben e Violet. Non avendo soldi per pagare il dentista, la giovane si offre per servizi sessuali, ma il dentista casualmente la uccide. Non sapendo cosa fare col corpo, lo trascina nello scantinato, dove il fantasma del Dottor Montgomery gli propone di farla a pezzi per trasportarla fuori dalla casa più facilmente. Fu così che poi Elizabeth Short fu trovata, a pezzi, con denti in pessimo stato, e con un sorriso intagliato nel viso.
    Torniamo ai giorni nostri; Hayden, con una voglia di sesso insaziabile, corteggia Travis, l’attuale ragazzo (molto giovane) di Constance. Quando la sorella di Hayden e un poliziotto vengono da Ben a investigare sulla scomparsa della donna, Hayden compare lì per cacciare i due e lasciarla sola. Hayden vuole sostituire Vivien nella casa e nella vita di Ben, ma lui le rivela di non amarla. Hayden allora racconta la – falsa – storia di Vivien che si vedeva con Luke, la guardia privata della casa, cosa che colpisce Ben quando viene a scoprire che i gemelli di Vivien sono di due padri diversi. Ben va a trovare Vivien nel manicomio, dicendola che non muoverà un dito per tirarla fuori da lì dopo aver scoperto il suo tradimento. Quando però Ben confronta Luke, scopre che quest’ultimo è impotente e non può essere il padre del secondo gemello.

    American Horror Story

    Moira sa come essere convincente…

    Nel frattempo Constance e Travis litigano di continuo, e ogni volta Travis va a fare sesso con Hayden dopo i suoi litigi. Alla fine di ognuno di questi incontri, Travis però ritrova il suo amore per Constance e lascia Hayden sola e frustrata. Alla fine di una di queste sessioni, lei lo uccide e lo fa fare a pezzi dal Dottor Montgomery, per poi farlo portare fuori da Larry e farlo trovare come il caso Black Dahlia. Constance intanto confronta Tate per aver messo in cinta Vivien, e Tate prega la madre di non dirlo a Violet.
    La ragazza stessa, Elizabeth Short, vuole farsi psicoanalizzare da Ben, ma vuole pagarlo sessualmente, cosa che Ben rifiuta. Anche le avance di Moira, per quanto allettanti, vengono rifiutate da Ben, che a questo punto vuole solo scoprire la verità su quello che è successo a Vivien. Quando trova Elizabeth e Moira semi-nude sul divano, licenzia Moira e manda via Elizabeth (a cui poi Hayden spiega che lei è in realtà un fantasma). Quando però Ben trova la maschera in latex nel bagno, inizia a credere alla storia dello stupro di Vivien e per la prima volta vede Moira come è per davvero, ovvero la sua versione vecchia e per niente sensuale.

  10. Smoldering Children: Constance viene indagata dalla polizia per l’omicidio di Travis, ma quando scopre da Larry che uno dei fantasmi della casa è stato l’artefice, non sa cosa pensare. Nè ne ha il tempo, poichè viene fermata dalla polizia e interrogata.
    Nel frattempo, la casa viene infestata dalle mosche, ma quando Ben ingaggia un disinfestatore, questo viene ucciso da Tate poco dopo aver visto qualcosa di spaventoso nello scantinato della casa. Ben è preoccupato al contempo che Violet da 16 giorni di fila non va a scuola, e parla con lei facendole promettere di andarci presto. Nel frattempo le cerca una scuola nuova fuori da Los Angeles, ma quando lo scopre Tate, il giovane vuole convincere Violet a rimanere con lui qualsiasi cosa accada.
    Ben visita anche Vivien e le dice che le crede e le dice anche che i due gemelli sono di due padri diversi. Vivien è scossa e non vuole tornare a casa, ma Ben le assicura che a breve verranno firmate le carte che la rilasceranno.
    Larry nel frattempo nello scantinato della casa vede il fantasma di Travis ed i fantasmi della moglie e delle sue figlie. Larry decide di confessare lui l’omocidio di Travis, per pagare per i crimini commessi. Chiede a Constante di confessare di amarlo, ma la donna gli nega questo ultimo desiderio.
    Ben, intanto, viene attaccato da Tate nella tuta di latex, e scopre così che è lui lo stupratore della moglie. Tate però con del cloroformio lo fa svenire e dice a Violet che Ben li vuole separare e che vuole mandare via lei e che l’unico modo di stare insieme è di commettere suicidio assieme. Violet però scappa da Tate, scoprendo però che non può lasciare casa. Così Tate le rivela la verità, dicendole che il suo tentativo di suicidio con le pillole è stato un successo e che lui ha portato il suo cadavere nello scantinato, dove il disinfestatore l’aveva scoperto e lo avrebbe sicuramente rivelato a Ben. Tate cerca di rincuorare Violet però, che così non dovrà temere più nulla.

    American Horror Story

    Tate, Constance e Moira guardano qualche altro nuovo cadavere…

    Come retroscena, si scopre anche che Tate è artefice delle bruciature di Larry (procurategli prima di fare il massacro a scuola) e che Constance, dopo aver ucciso e seppellito Moira, ha tritato il marito e lo ha dato in pasto ai propri cani.

  11. Birth: Ben porta Vivien fuori dal manicomio, ma Violet non riesce a venire, essendo ovviamente intrappolata nella casa. Violet e Tate iniziano a litigare con Chad e Patrick, che vogliono tenere per sè i gemelli di Vivien, mentre Nora a sua volta vuole che Tate le dia il bimbo. Constance chiama Billie Dean per esorcizzare Chad e Patrick, ma essendo la casa piena di spiriti, non li riesce a identificare. Manda via anche Tate quando questo vuole aiutare. Da così a Violet e Tate istruzioni per esorcizzarli, ma il piano fallisce.
    Nel frattempo Ben è tornato con Vivien, e quando il padre furioso fa a prelevare la figlia, questa gli dice che è morta. Ben non riesce a crederle. Vivien però ha iniziato ad avere dolori alla pancia, e Constance la porta a casa per partirire lì. Ben prova a chiamare medico e ambulanza, ma i telefoni falliscono ed i gemelli distruggono la macchina. Poi và via anche la corrente. I fantasmi “buoni” della casa aiutano Vivien nel parto, ma il primo dei due gemelli nasce morto. Il dottor Montgomery da il bimbo morto a Nora. Il secondo bambino nasce bello e forte, ma Vivien muore nel parto. Ben non riesce a credere ai suoi occhi con la scena di fantasmi tutt’intorno a lui che aiutano la moglie nel parto. A figlio nato, Constance lo porta a lavare, quando Hayden le si avvicina e lo reclama.
    Violet intanto viene a sapere da Chad che è stato Tate ad uccidere lui e il ragazzo, ed è anche Tate il padre di uno dei gemelli di Vivien. Violet dice a Tate che per questo non può perdonarlo e non potrà stare con lui.
    Vivien, da morta, prova a farle coraggio, mentre Ben non riesce ancora a capacitarsi della morte della moglie.
  12. Afterbirth: Con Vivien e Violet morte, Ben gira disperato per la casa chiamandole. Le due però decidono di non apparirgli. Così Ben chiama la sorella di Vivien per dare in affidamento a lei il figlio. Questo però per il momento viene tenuto da Constance, che intima Ben di non tornare in quella casa per nulla al mondo. Ben però vuole vedere un’ultima volta la moglie e la figlia prima di andarsene, e ci ritorna nonostante gli avvisi di Constance. Vivien e Violet infine parlano con Ben e lo perdonano per tutto ciò di cUI Ben si sente in forma, ma gli intimano di lasciare la casa adesso. Ma è troppo tardi. Mentre fa per uscire di casa, Hayden lo blocca e con gli intrusori della casa della seconda puntata, lo impicca, e si appropria così del bambino.
    Presto la polizia è di nuovo a casa di Constance, che viene ora non solo sospettata della morte di Travis ma anche del rapimento della bambina. Lei però racconta ai poliziotti la storia che Violet abbia preso il piccolo e sia partita per il Brasile o lei non sa dove.
    La realtà ovviamente è diversa. Hayden si era appropriata della bambina, ma grazie agli aiuti dei fantasmi “buoni” della casa, il bimbo viene recuperato e affidato a Constance, che lo cresce.

    American Horror Story

    La relazione tra Ben e Violet, dopo una catastrofale caduta, a fine serie torna bella e serena.

    Ben, Vivien e Violet adesso sono finalmente insieme e uniti, come una vera famiglia, tutti i conflitti e tutte le brutte situazioni finalmente risolte. Ma non è solo questo. Quando la casa viene di nuova data in vendita, Ben, Vivien, Moira e tutti gli altri fantasmi buoni della casa fanno di tutto per far fuggire ogni nuovo inquilino, per evitare che la casa si possa nutrire ulteriormente di energie negative. Tate, costretto nella casa come tutti gli altri fantasmi, cerca di ricucire i rapporti con Violet, ma viene rifiutato per tutte le eternità. Chiede a Ben di parlare ogni tanto, ma Ben gliene dice di tutti i colori, e non si sa se infine gliela da vinta o meno. Vivien incontra Nora e il suo figlio nato morto, e la padrona di casa concede a Vivien di tenerlo non riuscendo a farlo smettere di piangere.
    Tre anni dopo, scopriamo che Constance ha cresciuto il piccolo con l’aiuto di una tata. Dopo essere tornata a casa dopo il primo appuntamento dalla parrucchiera negli scorsi 3 anni, scopre tracce di sangue nella casa. Seguendole spaventata, scopre che la tata è morta con la gola tagliata, e il piccolo sta su una sedia a dondolo e sorride contento. Constance pensa ad alta voce di non sapere cosa fare con lui adesso. Il bimbo sorride.

Tutto sommato la serie American Horror Story è un esperimento riuscito di “soap operizzare” storie horror di case infestate. I protagonisti sono stupidi al punto giusto da rimanere nella casa sufficientemente a lungo da far accedere “roba”, ma non sono talmente stupidi da durare solo due ore e mezza, anzi, considerando che tutto inizia con l’arrivo di Ben e Vivien e finisce con Vivien partorente, direi che sei/sette mesi l’allegra famiglia resiste.

Inutile spiegarvi che le serie vivono e muoiono dei loro protagonisti principali.
Io direi che in questo caso i protagonisti principali sono tre: la famiglia Harmon al completo, Constance (e la sua famiglia) e i fantasmi con la casa stessa.

Parliamo prima degli Harmon. Ben, Vivien e Violet sono una famiglia a pezzi. Dopo un parto morto di Vivien, Ben si è sentito solo e isolato e bisognoso d’amore. Purtroppo l’ha cercato nella persona sbagliata, ovvero Hayden, una sua studentessa, e quando Vivien li scopre a letto, i due sono ai ferri corti. Violet è vittima degli eventi, ed è quindi costretta a trasferirsi con i genitori a Los Angeles, pur non volendo affatto.

American Horror Story

Vivien sa di NON voler partorire in quella casa…

Ben è uno psicologo, Vivien un’artista, Violet una ragazzina adolescente ribelle e leggermente “dark”. Tutto sommato i tre riescono a portare avanti il drama della serie, ma nessuna delle loro interpretazioni, eccetto forse quella di Taissa Farmiga (Violet) ruba davvero la scena. Comunque sia credo che uno spettatore medio possa dirsi mediamente interessato dell’intreccio delle loro storie, dei momenti di tensione e avere arrabbiature medie del poco dialogo che c’è tra i tre su ciò che accade nella casa. Poco dialogo che, comunque, una volta tanto viene giustificato da una situazione matrimoniale decisamente in crisi.
Direi che il trio è okay come protagonisti, ma si sarebbe potuto fare di meglio. Mi piace molto la voce baritonale di Dylan McDermott (Ben), ma Connie Britton (Vivien) non è mai andata nelle sue performance oltre il “buono” per me.
I Fantasmi nella casa sono molteplici e ognuno con la sua storia, me presto li imparerete a “conoscere” tutti e, come ormai vi ho spoilerato, se ne aggiungono diversi di fantasmi durante la stagione al roster della casa.
In particolare rubano la scena (che non sono inclusi nelle altre categorie) Norma Montgomery e il marito Charles, i costruttori originali della casa, Hayden, l’amante di Ben che a inizio serie viene uccisa da Larry e quindi ora gira per la casa, vogliosa e in disperata ricerca di amore, e Moira, la domestica della casa, che agli uomini appare come una ventenne molto seducente, ma alle donne come una signora anziana e matriarcale che disprezza gli uomini. Moira in particolare ha un ruolo molto affascinante ed è sempre un piacere vederla sullo schermo, sia nella sua versione giovane (interpretata da Alex Breckenridge) per motivi estetici, sia nella sua versione anziana (interpretata da Frances Conroy) per una recitazione sempre impeccabile, e sfaccetata. Comunque sia, i fantasmi vanno visto come un tutt’uno, secondo me, che animano la casa in maniera esemplare, che con questi oltre a crearsi una storia, riesce a sembrare un protagonista vivo in proprio.
Fantasmi che purtroppo avevano molto potenziale che però è poi stato sfruttato male è il piccolo bebè di Nora, Thaddeus, messo al centro della vicenda nella prima puntata, ma di cui poi si è visto davvero poco. Peccato.

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Alcuni dei fantasmi della casa: Elizabeth Short (Black Dahlia), Hayden, Travis e il Dottor Charles Montgomery

Assoluta migliore attrice della serie è però Jessica Lange nel ruolo di Constance. Ogni scena in cui la “vecchia” attrice di Hollywood appare è semplicemente superiore, la sua presenza scenica è spettacolare e il ruolo a lei assegnato è incredibile. E’ una specie di anti-eroe, che inizialmente non viene accentuata molto, ma che col passare della stagione assume sempre più importanza. La sua recitazione unito al suo personaggio così pieno di sfaccettature è semplicemente il mix ideale per una “vittoria” a man bassa.
Ottimi anche i personaggi di Tate e Addie, con il primo interpretato da un buon Evan Peters, e la seconda interpretata da una bravissima Jamie Brewer. Tate in particolare è un altro protagonista che è pieno di potenziale, e che finisce la serie bene, ma che forse in alcuni momenti avrebbe potuto essere usato meglio. La sua crescita secondo me ha dei buchi qui e lì.
Sottosfruttato invece il terzo figlio di Constance, Beau, che compare forse in uno o due episodi e rimane purtroppo in ombra per il resto della serie.

Tra i personaggi “minori”, bello il ruolo di Billie Dean (Sarah Paulson) e ben recitato anche Larry (Denis O’Hare), per quanto il personaggio mi sia stato antipatico da inizio serie, e faccia una fine davvero patetica.

L’arco narrativo della serie è completo e piuttosto ben fatto, in particolare le due puntate su Halloween a inizio stagione sono forse le migliori in assoluto che ho mai visto in una serie sul tema Halloweenoso, ma come ormai sapete, di serie tv ne ho viste ben poche, e quindi il mio parere, per quanto valido, è privo di esperienza! =) Comunque sia, quella doppia puntata è spettacolare.
Peccato che non tutte le altre puntate brillino altrettanto.
Le puntate “Piggy Piggy” e “Spooky Little Girl” sembrano un pò dei filler, e in generale la serie ha un pò di calanti di tanto in tanto, perdendosi ogni volta che il focus non è su Violet, Tate, Ben e Vivien o Constance.

PEr quel che riguarda la regia e direzione, le location ed i dialoghi: ottima la scelta della casa, davvero impressionante come abitazione, un pò lenti a tratti i dialoghi, ma capisco che in alcuni momenti c’è anche voglia di creare tensione. La prima puntata è piena di inquadrature un pò schizzofreniche, probabilmente pensate a mettere ansia nello spettatore. Per quanto ci riescano, è una ansia un pochino negativa, che probabilmente mi avrebbe spinto a non finire di vedere la serie se fosse stata instillata ulteriormente, ma per fortuna dalla seconda puntata in poi le cose vanno decisamente meglio, con la graduale ma veloce completa scomparsa delle stesse.

Conclusioni: Merita di venire vista American Horror Story? Si, se vi piacciono le serie tv con un leggero tono horror, direi che questa “Murder House” sono 10 ore circa ben spese. I personaggi sono okay, con punta di diamante Jessica Lange, lo scenario è sufficientemente tradizionale e innovativo, la recitazione è per lo più buona e la regia okay.
Buona Visione di Halloween! =)

Voto Personale: 7,5/10

Corpse Party!

(A cura di Wise Yuri)

corpse party

Oggi andiamo a dissotterare una piccola malatissima gemma dalla libreria PSP, ovvero Corpse Party, un survival horror/visual novel del Team Gris Gris in collaborazione con 5bP (software house dietro diverse visual novel, come Stein’s Gate e Chaos Head), con un aspetto ingannevole ed un anima malata e marcia (ed uno dei migliori titoli horror da Night Of The Living Dead).

Piattaforma: PSN (Solo Versione Digitale)

Compatibile con PSP e PS Vita

N.B.: Testi in inglese, dialoghi in giapponese.

Distribuito in europa ed america in formato esclusivamente digitale, questo è in realta il secondo remake dell’originale (creato nel 1996 con RPG Maker per vecchi pc del tempo), il cui titolo completo sarebbe Corpse Party: Blood Covered…. Repeated Fear, ma considerato che questa serie di ipernicchia non è mai uscita dal giappone (sotto qualsiasi forma) e questo è in effetti il primo titolo della serie (che comprende il sequel Corpse Party Book Of Shadows, già disponibile sul PSN, e l’imminente Corpse Party: Blood Drive che uscirà nel 2014 per PS Vita), quindi ha senso chiamarlo semplicemente Corpse Party.

La storia di Corpse Party ha inizio con il rituale del “Sachiko Ever After”, trovato su internet dall’appassionata di storie di fantasmi della classe, ed eseguito perchè si dice rafforzi il legame di amicizia, e così gli studenti di questa scuola superiore lo compiono, ma il risultato è molto diverso dal previsto. Infatti si ritrovano nella Heavenly Host Elementary School, nota per le orribili vicende avvenute al suo interno, tra infanticidi misteriosi, news confuse sul fatto…. peccato che Heavenly Host sia stata chiusa e demolita anni fa.

Non sta guardando quello che pensate. Sarebbe meglio se fosse così, credetemi.

Non sta guardando quello che pensate. Sarebbe meglio se fosse così, credetemi.

La storia di per sè verte su molti elementi tipici dell’horror giapponese, con fantasmi colmi di rabbia e risentimento che sfogano sui vivi, possessioni, ragazzine con capelli lunghi neri, etc. , con sì scene grafiche e disturbanti (tipo orrorifiche impiccagioni di ragazzine manga, o corpi spappolati su muri), ma per lo più basandosi su personaggi disturbanti e/o gradevoli (i tipici stereotipi anime), il che amplifica l’effetto quando muoiono, e soprattutto sull’atmosfera oppressiva e disperata, con note degli studenti morti che riescono a far rivoltare lo stomaco e far venire i brividi anche ad un aficionado di horror come il sottoscritto. Roba come note morenti di studenti che sono stati costretti a bere il proprio sangue nel vano tentativo di sopravvivere, e tra suicidi, morti per fame, cannibalismo, sacrifici, c’è ne di roba malata, non vi dirò altro, non voglio rovinarvi la sorpresa. 🙂 Anche se ci sono alcuni personaggi normali e vivi che sono repellenti e disgustosi, e mi hanno fatto venire i brividi, a sto punto meglio i fantasmi, che sono violenti perchè sono stati uccisi a tradimento e covano rancore per un motivo.

La cosa che sorprende è come sia molto più efficace semplicemente descrivere queste situazioni (a volte coniugate con immagini che appaiono a schermo), l’immagine mentale che vi lasciano è sempre molto più disturbante di quanto una rappresentazione visiva lo possa essere, la maniera in cui il gioco utilizza semplicemente il testo è da maestri. Il che è parzialmente dettato dalle necessità tecniche, il gioco in origine era creato per rpg maker, ed in questo remake sembra qualcosa per il Super Nintendo, o roba come pokèmon, per la visuale dall’alto, non eccelle e chiaramente su PSP si poteva fare molto di più tecnicamente, i personaggi dialogano testualmente (c’è anche il doppiaggio giapponese ad accompagnare il testo in inglese), e ci sono i tipici dialoghi tra sprite dei personaggi, come una visual novel. Il che ci porta al gameplay, che è un pò differente da come possiate immaginarvi.

Corpse Party è sì un survival horror, ma ha moltissimi elementi in comune con le visual novel, ed un certo senso ha un feeling da gdr. Il linea generale, il vostro obiettivo è avanzare nella scuola elementare Heavenly Host e sopravvivere, e per farlo dovete esplorarla, utilizzare gli occasionali oggetti che trovate, ed interagire con lo scenario. Però il personaggio che controllate non ha modo di difendersi direttamente, non ha armi, il che significa dover scappare o trovare il modo di placare alcune presenze che appaiono nelle stanze e cercano di prendervi, visto che in ogni caso non dovete affrontare nemici come fareste in Silent Hill, per esempio. L’anima visual novel viene dal fatto che il gioco pone molta enfasi sui dialoghi tra personaggi, ed a seconda di che scelte farete, sia nell’esplorazione che nei dialoghi (spesso vi viene data la scelta tra due opzioni e/o risposte) proseguirete verso lo scenario che vi fa avanzare e passare al capitolo successivo del gioco, od imboccherete altre route (come si dice nel gergo del genere) che spesso terminano nei cosiddetti BAD END, ovvero vari finali negativi per uno o più personaggi.

corpse party screenshot

Il sistema di salvataggio è pensato in maniera funzionale a questa struttura, cioè potete salvare solo dove c’è una candela, e sebbene possa sembrare limitativo, ha senso come scelta in quanto è molto facile incappare in un bad end, quindi basta caricare nuovamente il salvataggio, e sapendo cosa succede se fate quelle scelte od andate in quella direzione, potete trovare il “percorso” giusto. Un pò trial and error, ma generalmente non è mai realmente complicato capire cosa fare, eccezion fatta per il capitolo finale, che a meno non abbiate una buona memoria, vi costringerà a guardare una guida, visto che gli indizi per imboccare lo scenario giusto (o meglio, quello meno deprimente o disgustoso o meno spacca-anima) sono accennati da vari personaggi nei capitoli precedenti, ma non sono ovvi, per niente. Il che è irritante, visto che comunque procedete un pò alla cieca comunque. La cosa peggiore però, che vi darà più noia ed irritazione, è l’impossibilità di usare l’autoskip dei dialoghi, una funzione comune per le visual novel (visto che spesso ripeterete alcuni scenari per ottenere finali diversi), e non è un problema piccolo, con la mole enorme di testo e dialoghi presenti nel titolo. Vi ucciderete le dita premendo X come forsennati per cercare di velocizzare manualmente i dialoghi. Ed è assurdo, visto che pure Disgaea Infinite (spin-off visual novel della serie di gdr tattico/strategico) ha questa funzione. Sembra una piccolezza, ma non lo è, per niente.

La cosa importante però è che nel complesso tutto funziona perfettamente: vi sentite buttati in un mondo isolato e colmo solo di morte e disperazione, con grande atmosfera, ma anche puro gore, e soprattutto, tanti momenti e sensazione raccapriccianti che vengono implicati in maniera tale che risultano molto più efficaci di quanto possiate pensare, perchè senza riferimento visivo, ve li immaginate, e ciò che immaginate finite per sentirlo aggrapparsi a voi, a scivolarvi sotto la pelle e tenervi in continua tensione, ed all’occasione scioccarvi e/o disgustarvi, e questo gioco è malatissimo nel midollo. Il che non è un risultato da poco, quando l’approccio di non mostrare le minacce ed i mostri spesso può risultare un espediente a buon mercato, più che una chiara scelta stilistica. E ciò aiuta a far funzionare molto meglio del previsto – come avevo detto prima- una storia horror radicata nei classici espedienti del cinema horror giapponese, con dei personaggi clichè stile anime che non sono granchè (sebbene i dialoghi non siano stupidi come possiate pensare, almeno la maggior parte delle volte), ma che a conti fatti non volete veder morire in maniera orribile. Ultimo ma non ultimo, ottimo sound design, caratteristica importante per il genere.

Come longevità siamo messi bene, non posso dirvi con certezza quanto ci vuole per finirlo, visto che ogni capitolo ha un suo salvataggio a parte, ed ovviamente non contano le sessioni in cui incontrate bad end, ma non è corto, ed in ogni caso la rigiocabilità è assicurata dai diversi finali, più o meno bad, che potete ottenere nei 5 capitoli che compongono il gioco, un paio di capitoli extra, i vari cadaveri degli studenti (con note allegate) trovati giocando, ed i loro ID (che una volta trovati tenete comunque, anche se poi dopo andate incontro ad un orribile fine, il gioco gli salva), quindi il titolo vi terrà impegnato non poco se volete ottenere tutto.

Commento Finale

Corpse Party sachiko

Malatissimo, inquietante e perverso fin nel midollo, Corpse Party è una gemma horror proveniente dalla scena indie giapponese, dalla grafica retrò ed all’apparenza innocente, ma con un anima marcia e decadente, un curioso ed originale ibrido tra survival horror e visual novel molto ben riuscito, sebbene con alcuni difetti facilmente evitabili, come la mancanza di una funzione di autoskip dei dialoghi già letti/visti (in un titolo con un enorme mole di testo e dialoghi tra personaggi), ed una dose un pò eccessiva di trail and error per capire quale percorso vi farà proseguire nella storia…. o marcire e decomporvi da solo in un angolo remoto e buio della scuola elementare Heavenly Host. Caldamente consigliato sia ai fan dei survival horror che a quelli delle visual novel, ed in generale a chi cerca una vera esperienza horror, e un pò diversa dal solito. Tra l’altro costa davvero poco, solo 10 euro sul PSN (e funziona su PSP e PS Vita), quindi se amate robaccia malata e morbosa come questa, non avete scuse per non giocarci. Chi invece non è molto attratto da storie horror con cannibalismo, infanticidio, impiccagioni, note suicide che non si sprecano in dettagli morbosi…. non credo sia neanche arrivato a leggere fin qua. PARTY! 😀

Party indeed! =)
Siamo sopravvissuti per un altro numero! So già che prima della prossima settimana ci saranno un altro paio di appuntamenti sul Checkpoint Cafè da leccarsi i baffi, autore il nostro bravissimo e prolifico WiseYuri, quindi vi auguro una buona fine di Ottobre e da parte mia già adesso, felice Hallowe’en!

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