The Weakly Hobbyt #125

The Weakly Hobbyt #125

Dopo un impegnato e carichissimo ottobre per il blog (speriamo vi siano piaciuti le varie rubriche e recensioni a tema), torniamo a ritmi un pò più pacati, ma non con meno entusiasmo! Lasciati alla spalle Halloween e l’annuale Lucca Comics & Games, tolte le zucche, i pipistrelli di carta e le ragnatele finte, riaprono i battenti virtuali del nostro cafè, ma attenti, potrebbe esserci un occhio in quella tazza di tè…. 🙂 In copertina la recensione del nuovissimo Batman Arkham Origins: Blackgate, curata dal nostro Alteridan, buona lettura!

Batman: Arkham Origins Blackgate

(A cura di Alteridan)

Versione giocata: PS Vita

Chi se lo sarebbe mai aspettato che un giorno avremmo visto un metroidvania con protagonista il Cavaliere Oscuro? Eppure è successo: sviluppato da Armature Studio, una software house fondata da alcuni componenti chiave di Retro Studios, questo spin-off di Batman Arkham Origins ci vedrà vestire nuovamente i panni del miliardario Bruce Wayne in un action/platform in 2.5D che sprizza Metroid da ogni pixel.

È l’Uomo Pipistrello!”

Ambientato in un non precisato momento dopo le vicende di Arkham Origins e prima di quelle di Arkham Asylum, in questo titolo vedremo Batman alle prese con un misterioso incendio nel carcere di massima sicurezza di Gotham City. L’incendio ha fatto precipitare Blackgate nel caos e molto presto l’intera struttura cade nelle mani dei tre criminali più pericolosi attualmente rinchiusi nel penitenziario: Oswald Cobblepot, alias il Pinguino; Roman Sionis, meglio conosciuto come Maschera Nera; e l’immancabile Joker.

La narrazione si avvale di vignette di ottima fattura.

Batman dovrà quindi fare irruzione tra le mura di Blackgate per fermare la rivolta e salvare le guardie tenute in ostaggio dai detenuti, il tutto non senza l’improbabile aiuto di Catwoman la quale presterà le sue doti furtive all’Uomo Pipistrello fornendogli preziose informazioni sulla situazione all’interno del carcere.

La trama non spicca certo per originalità anche se sarà in grado di offrire alcuni colpi di scena interessanti, seppur prevedibili soprattutto per chi ha giocato Arkham Asylum.

Si avvolge nel mantello!”

Dicevamo di Armature Studio, una piccola software house formata da veterani di Retro Studios, quindi nonostante un nome nuovo possiamo dire che sanno bene come sviluppare un metroidvania (per chi non lo sapesse Retro Studios ha sviluppato la trilogia di Metroid Prime per Gamecube e Wii).

L’aria di metroidvania si respira fin dalle primissime battute: dopo un brevissimo prologo ci ritroveremo a Blackgate e la libertà passa subito al giocatore, come in qualsiasi titolo del genere. Possiamo esplorare liberamente il penitenziario decidendo quale delle tre aree (amministrazione, settore industriale, zona detentiva) affrontare per prima, con la possibilità (che a volte si trasformerà in necessità) di tornare in qualsiasi momento sui propri passi ed approcciare l’avventura in un modo diverso o semplicemente per andare a raccogliere un potenziamento inaccessibile fino all’entrata in possesso di un determinato gadget.

Sparse per tutto il penitenziario troveremo casse contenenti nuovi gadget e preziosi potenziamenti.

Come nei Metroid anche in questo Batman i livelli sono pieni zeppi di potenziamenti da collezionare, passaggi quasi invisibili e segreti di ogni genere. Il tocco degli ex Retro Studios però si nota soprattutto nelle fasi investigative con una modalità detective che ricorda il visore potenziato di Samus Aran: toccando lo schermo sarà possibile evidenziare ed analizzare approfonditamente gli oggetti e gli elementi dell’ambiente circostante, rivelando spesso passaggi nascosti e segreti vari. Non solo, durante l’esplorazione non sarà raro passare attraverso stretti cunicoli e condotti di aerazione con una visuale molto simile alle fasi sferiche dei Metroid, tanto che ci si aspetta sempre che Batman si appallottoli da un momento all’altro.

Con lui giustizia c’è, di forza ne ha per tre!”

Non è tutto rose e fiori, tuttavia. La parte esplorativa è sicuramente quella più riuscita del gioco: livelli labirintici, enigmi ambientali da risolvere a colpi di batarang e rampino, e segreti da scoprire fanno di Batman Arkham Origins Blackgate un ottimo gioco. Non si può dire lo stesso delle fasi di combattimento.

Il combat system purtroppo non è nulla di originale: è semplicemente lo stesso sistema (animazioni incluse) utilizzato nella serie madre applicato alle due dimensioni, senza però la varietà di combo tipica degli altri giochi della serie Arkham. In questo spin-off dedicato alle console portatili, Batman può solo sferrare attacchi semplici, contrattaccare e stordire i nemici: manca la possibilità di sferrare attacchi speciali e combo più complesse. Anche le fasi predatore in cui eliminare silenziosamente i nemici dotati di armi da fuoco sono mutuate dalla serie principale. Il tutto nel complesso funziona ma forse era lecito aspettarsi qualcosa di più, se non un sistema completamente nuovo.

In determinate occasioni sfruttare le possibilità offerte dall’ambiente sarà essenziale.

Le mancanze del sistema di combattimento sono comunque compensate da delle boss fight intelligenti: affrontare a testa bassa i villain più temibili dell’universo DC così come si affrontano i semplici detenuti sarà spesso deleterio, se non impossibile. Ogni boss fight dovrà essere approcciata in modi ben definiti, a volte utilizzando gli elementi ambientali a proprio favore. Sarebbe stato meglio che la stessa cura riposta nella realizzazione di questi scontri fosse stata riposta anche nella realizzazione degli altri combattimenti, probabilmente ne sarebbe uscito un capolavoro.

Ci piace Batman, ci piace com’è!”

Non credo di esagerare nel dire che Batman Arkham Origins Blackgate è uno dei giochi migliori attualmente disponibili su console portatili. Nonostante alcuni elementi del gioco tradiscano la sua natura a basso budget, come ad esempio il riciclo di animazioni e suoni e l’utilizzo di un combat system non originale, questa incarnazione portatile del Cavaliere Oscuro risulta essere un titolo nel complesso godibile e divertente.

Durante il combattimento l’interfaccia e gli aiuti a schermo saranno identici agli altri titoli della serie Arkham.

Esplorare ogni anfratto del carcere di massima sicurezza di Gotham City è un’esperienza piacevolissima e la possibilità di sfruttare un sistema di viaggio rapido non fa nemmeno pesare il backtracking tipico di questo genere di giochi.

Anche se con un nome nuovo, i ragazzi di Armature Studio hanno dimostrato ancora una volta di saperci fare con questo tipo di giochi e ci hanno fornito la prova che qualunque personaggio può essere il protagonista di un metroidvania, persino il miglior detective del mondo.

Voto personale: 8/10

ZUMA! 2

(A cura di Wise Yuri)

Zuma's Revenge

Sviluppatore: Popcap

Giocatori: 1

Versione Giocata: X-Box Live Arcade

Anche per: PC, Steam, iOS, Windows Phone, DSiWare

Oggi abbiamo qui un titolo PopCap, il secondo episodio della  serie Zuma, Zuma’s Revenge, un’altro puzzle game a base di rane, serpentoni di sfere multicolore e divinità tiki dai poteri malvagi! Se avete giocato all’originale Zuma, vi troverete subito a casa, visto che le meccaniche di base sono rimaste pressappoco identiche. Quello che Zuma’s Revenge fa é quello che i buoni sequel fanno, espandendo la formula e correggendo/eliminando i difetti del titolo precedente.

Ed uno dei problemi del titolo originale era la non eccelsa varietà del gameplay, assieme a dei crudeli picchi di difficoltà verso la fine che rovinavano un altrimenti ben calcolata curva (di difficoltà, si intende), anche se era un buon gioco eccome, un buon puzzle game che consiglio comunque, specialmente nella versione Deluxe (anche se questo seguito è ancora meglio). In Zuma’s Revenge invece abbiamo la giusta dose di varietà per dare pepe ad un puzzle game leggermente inusuale, ma molto semplice, di cui spiego subito le basi per chi  non avesse familiarità con lo Zuma! originale.

Ogni livello prevede dei percorsi a mò di rotaia in cui si incanalano via via sempre più biglie, che si stendono per tutta la schermata e terminano in bocche tiki fameliche. Nei panni di una rana sparabiglie situata in un punto strategico del livello (solitamente il centro), dovete impedire che questi “trenini” di biglie avanzino, sparando biglie colorate per formare combinazioni adiacenti di 3 o più biglie dello stesso colore per eliminarle, perchè se anche una sola biglia finisce nella bocca tiki alla fine del percorso, avete perso. Una volta finito il flusso di nuove biglie, dovete comunque ripulire quelle rimanenti per finire il livello.

Ed ovviamente, via via i percorsi che le biglie percorrono diventano sempre più contorti, complessi e difficili da seguire. Ad aiutarvi ci sono dei power-up che riavvolgono il flusso delle biglie, vi aiutano a fare lanci di precisione tra più file di queste (biglie, si intende), etc.  É una formula molto divertente, che premia la velocità di reazione quanto la precisione, e ci sono anche delle piccole accortezze che aiutano a dare un pizzico di tecnicismo al tutto, tipo il fatto che potete costruirvi grosse file di biglie, lasciandovene una o due di colore diverso in mezzo, in modo tale che eliminate quelle centrali si scateni una reazione a catena.

zuma revenge screenshot

É un sistema di gioco strutturalmente semplice, ma che richiede parecchia precisione e velocità di reazione, è più frantico di Peggle, per fare un esempio, visto che il percorso di biglie si snoda rapido verso di voi, richiede sveltezza ma vi premia se riuscite a mettervi in avanti, preparando ad esempio due catene di un colore incomplete in modo tale da scatenare un eliminazione a catena con un altra biglia (una volta eliminate delle biglie, si viene a creare uno spazio vuoto, e se da una parte c’erano due biglie gialle e dall’altra una biglia gialla, queste si “attraggono” subito tra di loro e vanno via a loro volta). è più semplice con un video che spiegarlo, ma ci sono diverse finezze (come sparare a sezioni più arretrate della serpentina di biglie per avvantaggiarsi), e non vincerete sparando biglie a caso, forse nei primi livelli, ma non poco più avanti.

Quello che Zuma’s Revenge porta di nuovo al piatto consiste nella presenza di boss alla fine di ognuno dei 5 mondi di gioco, varianti ai livelli normali come alcuni in cui potete  spostarvi dall’altra parte del livello quando questo si svolge in due sezioni stagne, livelli estesi per orizzontale in cui potete muovere la rana, che spara solo davanti, ed un sistema di boost attraverso un Tempio degli Spiriti Animali. Dopo aver battuto un boss, si sblocca uno spirito animale che può essere potenziato con le medaglie ottenibili con tempi e punteggi record, ed ognuno fornisce un boost/abilità diverse, tipo la scimmia che aumenta quanto spesso può apparire varia frutta (che fornisce punteggio bonus) nel livello.

Anche la difficoltà, che aveva alcune punte, qualche eccesso di troppo nell’originale, ha qui una curvatura migliore, diventando impegnativa ma mai veramente frustrante, con un pò di pratica ed impegno si può benissimo arrivare alla fine. I boss poi sono calibrati bene, e non sono mai identici l’uno l’altro, sebbene l’idea di fondo sia sempre quella di colpirli con le biglie/sfere della vostra rana.

Zuma's Revenge xbla spirit animals

Tecnicamente il titolo si difende bene, con palette di colori sempre molto allegre ed uno stile visuale semplice ma molto gradevole, molto colorato, e lo stile visivo tribale/tiki è caratteristico. E lo stesso si può dire del comparto sonoro, con tracce e jingle a tema molto orecchiabili ed azzeccate. Il titolo ha anche un pizzico di humour auto-ironico, che non ci sta male. Quasi dimenticavo, c’è anche uno straccio di storia (nel caso vi interessasse davvero avere un motivo per sparare biglie colorate da una rana), ovvero che il ranone mascotte della serie arriva su un’isola via zattera, e decide di prendere a violenti colpi di biglia gli dei tiki malvagi che comandano l’isola, e nel processo (o meglio, questo episodio di violenza spontanea) la salva da questa oscura minaccia.

Oltre ad una discretamente corposa modalità storia/campagna (60 livelli circa), c’è una modalità per veri giocatori “hardecore” – un survival mode detto Rana D’Acciaio (10 livelli di fila, solo un tentativo)- , eventuali  medaglie sfida rimaste da ottenere, obiettivi e leaderboards con sfide settimanali. Peccato per la mancanza di livelli sfida extra, parzialmente attenuata dalla presenza di gettoni/medaglie ottenibili in oltre livello, una per il semplice superamento del livello, e le altre due per il raggiungimento di un certo punteggio e il superamento del livello entro un certo tempo. Teoricamente c’è anche una voce “Contenuto Scaricabile”, ma non è mai apparso nulla di identificabile come DLC, solo accessori per l’avatar, icone, e cazzabubbole varie, ma nulla per il gioco vero e proprio, e visto che sono passati 4 anni dall’uscita, si può dire che non vedremo proprio niente a riguardo. Il che è un peccato, avrei gradito un espansione sulla falsariga di Peggle Nights per Peggle.

Commento Finale

zuma's revenge boss

Nel complesso, un altro ottimo puzzle game dalla Pop Cap, un seguito che migliora un già buon titolo originale, un ottimo esempio di videogame casual ma che può essere apprezzato facilmente anche dai giocatori più navigati, in quanto non vi tiene la mano, ma richiede da voi  (senza esagerare) una certa dose di bravura ed impegno, con un bel pò di contenuto di qualità, anche se qualche modalità in più l’avrebbe reso molto più facile da consigliare. Personalmente l’ho preso a prezzo pieno, e non ritengo di aver pagato troppo per l’offerta. Consigliato sia per chi viene da Zuma Deluxe sia per i nuovi avventori della serie! ZUMA!

Asterix in Iberia
(A Cura di Celebandùne Gwathelen)

Asterix in Iberia

Volevo farmi gli Asterix tutti in una tirata, ma lo scorso Weakly è stato “horror only” per via di Halloween e così via, quindi c’è stata una piccola pausa. L’idea, però, è di finire la serie adesso, e arrivare fino agli ultimi albi in una sola tirata che ci terrà impegnati da qui all’inizio dell’anno prossimo. =)
E il tragitto inizia con un breve tour spagnolo!

In questo albo, Cesare conquista tutta la spagna. Tutta? No, ovviamente, come sempre, c’è un villaggio che oppone resistenza alle truppe romane. Sfortunatamente per il Capo del villaggio, Salsadipeperon y Monton, il suo piccolo, di nome Pepe viene rapito da Cesare con l’intenzione di trasformarlo in un romano. Salsadipeperon non può che assistere impotente al rapimento, e vedere Cesare che porta via il figlio.

Asterix in Iberia

Il piccolo Pepe sa essere capriccioso!

Sfortuna di Cesare è sopravvalutare Claudius Nonpossumus, il legionaro incaricato della sorveglianza del piccolo, che ha la sfortuna di passare per l’Aremorica, dove ovviamente il piccolo viene trovato e liberato dai romani da Asterix e Obelix. Mentre il giovane viene riportato al villaggio gallico, Abraracourcix decide di tenerlo lì finchè non capiscono meglio la sitauzione. Il piccolo si affeziona a Idefix, ma per il resto crea un certo caos nel villaggio, tra canti notturni di Assourancetourix, lotte col pesce, cinghiali rubati e Obelix e insulti e capricci vari.
E’ così che Abraracourcix decide che sia meglio che Asterix ed Obelix lo riportino in Spagna. Il trio si mette quindi in viaggio col piccolo Pepe, viaggiano dal loro villaggio fino ai Pirenei con la nave di Ordinalfabetix, il pescivendolo del villaggio, e poi lì ingaggiano una guida per attraversare la catena montuosa.
Il loro viaggio da lì è più sereno, in quanto sentono di non venire più inseguiti da romani, ma sta lì il loro errore; nei viaggi tra le città, incontrano in una locanda proprio Claudius Nonpossumus, che tenta in tutti i modi di rapire Pepe, ma i suoi piani per un motivo o l’altro vanno sempre a finire male.

Asterix in Iberia

Durante il viaggio, Asterix e soci incontrano dei gitani, dai quali Obelix impara i balli tradizionali iberici.

Quando una sera in un albergo, poi, riesce a rapire Asterix e la pozione magica, Obelix con Pepe se la svigna al villaggio del padre, mentre Asterix, preso prigioniero dal governatore della Spagna, rischia di venire ucciso nei giochi con i tori a cui lui e Nonpossumus vengono condannati. A questi giochi però, per sua fortuna, Asterix non solo inventa la corrida, ma si ingrazia anche la cugina acquisita di Cesare, lì per caso a vedere i giochi. La sua “fama” lo rende uomo libero, pronto a raggiungere Obelix e Salsadipeperon Y Monton al villaggio iberico ribelle. Il capo del villaggio iberico ringrazia i due ed il trio, con Idefix disppiaciuto di dover lasciare il piccolo iberico, torna verso l’Aremorica, dove, tanto per cambiare, è festa grande, con tanto di Obelix che tenta di insegnare i balli imparati da degli zingari iberici ai gallici.

L’albo non è male, ma sinceramente ho trovato il finale davvero molto rushato e l’inizio forse un pò troppo lento. La toreada e il ritorno di Asterix al villagio di Salsadipeperon y Monton si svolge nel giro di poche tavole, mentre tutto il caos di Pepe nel villaggio si estende per molteplici pagine.

Asterix in Iberia

Immancabile un piccolo cameo di Don Quijote de la Mancha!

I disegni sono sempre ottimi, e ci sono parecchi sfottò della spagna odierna, con le strade piene di buchi e l’affollamento di turisti francesi e tedeschi, ma a parte questo l’albo non ha chissà che momenti memorabili.
Bello che Ordinalfabetix ottiene un pò di “tempo su schermo”, dando quindi più carattere ad uno dei personaggi principali del villaggio, ma il suo ruolo nella storia rimane comunque marginale.
Leggetevelo, ma è un pò un peccato che il viaggio di Asterix e Obelix in Spagna si rivela tra gli albi più sottotono che ho letto.

Voto Personale: 7,5/10

Spoiled Pixel

(A cura di Wise Yuri)

Hot Pixe cover

Quando qualcuno crea una formula di successo, inevitabilmente, prima o poi dei cloni appaiono, per cavalcare l’onda, prendere la scia del successo, o di quel che rimane, per cercare un pò di gloria riflessa. E sebbene la serie Wario Ware non sia una delle più proficue, é di sicuro molto amata, ed i cloni vari (sebbene non moltissimi) non sono mancati, alcuni molto ben fatti (Project Rub su DS) ed altri scialbi… Come Hot Pixel, un titolo poco noto, e per un motivo.

Sviluppato dalla sconosciuta zSlide e pubblicato da Atari, Hot Pixel é appunto strutturato come un normale Wario Ware: una compilation di mini-giochi divisi per capitoli stagni, con una manciata di secondi per capire cosa fare e vincere ogni mini-gioco, fino al livello boss. Il concetto di base é replicato bene, lo stile pixelloso e retro c’é (qui con tema street art-hip hop) ma il problema sta nel cuore pulsante del titolo: i minigiochi. Inutile parlarne dopo, girarci attorno, visto che di una compilation di mini-giochi parliamo.

La modalità storia é divisa in 10 capitoli, con un nome/tema diverso, e con filmati intro ed outro con protagonista un coglione con gli occhiali che fa facce da pirla. E già qui c’é un grosso problema: molti mini-giochi sono riutilizzati continuamente tra episodio ed episodio, e spesso molti manco seguono il presupposto tema. Su quest’ultima cosa ci si potrebbe passare sopra, se i mini-giochi in se fossero buoni, e raramente é questo il caso.

C’é semplicemente una grande mancanza di creatività, la mancanza di quel guizzo creativo che rendeva Wario Ware una gioia, e vi faceva curiosi su cosa diavolo poteva esserci più avanti, quale folle micro-gioco attendesse di essere scoperto da voi. In Hot Pixel hanno cercato di replicare la magia, ma non puoi farlo quando la qualità media dei mini-giochi va dallo scialbo all’ok, e quando in capitoli che durano 6 “rounds” continuano a riapparire i soliti 2/3 mini-giochi dei primi capitoli (a volte “mascherati”, a volte no), anche verso la fine.

A ciò si aggiunge che, in maniera analoga ai mini-giochi di 9-Volt nei Wario Ware, Hot Pixel si gioca la carta nostalgia, con mini-giochi basati su classici Atari (il che ha senso visto che é pubblicato dalla Atari stessa), ma invece di costruirci sopra, si limita a replicarli, sperando che l’effetto nostalgia basti per contentare i giocatori cresciuti nell’epoca d’oro dell’Atari; va da sè che non ha senso cercare di “perdonare” il titolo a questo riguardo, quando non potete avere nostalgia per un epoca in cui non siete vissuti, come me, che non sono cresciuto a pane ed Atari.  Una cosa buona del titolo è la grafica retrò perfettamente azzeccata ed in tono con il feeling generale del gioco (anche se lo stile dei mini-giochi stesso sembra più un modo per mascherare i bassi livelli di produzione, ha un aria molto low-budget, ma ciò non gioca a suo favore), in stile “pixel art”, come si dice. Ed anche la soundtrack retrò, con tonalità “8 o meno BIT”, è molto gradevole e si incastra perfettamente nel contesto.

hot pixel golf!

Va detto che se fosse stato pensato per DS sarebbe potuto venir fuori molto meglio, in quanto il touch screen ed il doppio schermo si sono rivelati un’accoppiata perfetta per questo genere, ma anche con mezzi più tradizionali come normali pulsanti,  rimane il fatto che  se ci sono idee e creatività alle fondamenta del titolo, se il contenuto è fatto bene, il mezzo può aiutare ma non é essenziale quando la “materia prima” è buona.  Hot Pixel, invece, con il suo essere pensato per controlli più tradizionali, non ha manco modo di crearsi una scusa di sorta, é “nudo”, e si mostra fin da subito, senza patine di controlli innovativi od originali – senza filtri-, per quello che è, cioè scialbo, derivativo e poco ispirato.

Oltre alla fattura dei mini-giochi stessi (che ondeggia dal brutto al passabile ma dimenticabile), c’é da far notare la poca quantità di questi, ed anche la quasi totale mancanza di extra e modalità che valgano qualcosa: apprezzo molto il voler riparare al problema permettendovi di scaricare 70 mini-giochi gratuitamente dal sito ufficiale e caricarli nella Memory Stick della PSP (potevano anche fare a meno, ma hanno preferito dare un contentino, sapendo la qualità del prodotto finito), ma é più un palliativo che altro. Molto gradito, ma un mero contentino. Gli extra nella serie Wario Ware sono sempre tantissimi, con miriadi di strani aggeggi, giochini extra e bizzarrie varie con cui gingillarsi: qui invece superare un capitolo vi regala la possibilità di scegliere quale livello o quale livello boss poter rigiocare, sticazzi.

Sì, c’è una difficoltà extra e delle medaglie da prendere, ma ultimamente non sbloccano nulla che valga la pena (sbloccate solo due video). Il resto dei menù sono la solita roba di default (che date per scontata), e così sono gli extra (poter rivedere i video di inizio e fine capitolo, ascoltare le tracce), talmente scontati che forse non vanno contati come “extra”. Perlomeno sensata la scelta di avere il multigiocatore con funzione di Game Sharing, visto che difficilmente (o mai) avrete modo di trovare un altro con una copia di Hot Pixel.

E non é un buon segno quando puoi raggiungere il 62 % di completamento in a malapena mezz’ora di gioco, con extra quasi inutili di default, mitigati in parte dai 70 minigiochi scaricabili gratis dal sito ufficiale.  In parte, visto che  il gioco di per sè é pure scialbo e poco creativo, e ti fa pensare che poteva andare peggio, potevi pagarne il prezzo di listino all’epoca.

Per essere completamente onesti, una durata breve per “finire” la modalità principale l’aveva anche Wario Ware, e questo problema è in un certo senso inevitabile, considerato il formato, con microgiochi che durano dai 5 ai 10 secondi massimo. La differenza é che appunto in Wario Ware finisce per fregarvi di rigiocare i capitoli od i singoli mini-game, sia perché vi ripagano con tantissimi extra se migliorate il vostro punteggio, sia perché alla fine della fiera tutto é molto meglio, sia per quanto riguarda il carisma che il puro gameplay, l’inventiva. Ed eviterei il continuo paragone se il gioco stesso provare a distanziarsi per meriti propri, ma purtroppo si “sente” l’intenzione di voler imitare Wario Ware, e basta. Almeno ci riuscisse.

Commento Finale

hot pixel what else

La possibilità di aggiungere gratis 70 mini-games alla lista e la nostalgia per l’Atari (e lo stile retrò naïf et cazzone delle cutscene, questo meglio riuscito) che potreste provare non bastano per sollevare questo scialbo clone di Wario Ware dal baratro della sub-mediocrità in cui sguazza. Relativamente esiguo carnet di mini-giochi, con eccessivo riciclo di questi, i quali sono spesso completamente slegati dal tema del capitolo in cui appaiono, una modalità storia finibile in mezz’ora alla difficoltà normale, ed una quantità di contenuto extra significativo al limite del nullo sono chiodi e martello per la “cassa” del titolo zSlide.

Hot Pixel non doveva necessariamente essere al livello della serie Intelligent Systems, poteva comunque essere una buona alternativa di questo tipo per PSP (e poteva essere una buona offerta per il genere sulla portatile Sony), ma alla fine della fiera vi dà poco contenuto di bassa qualità, e vi fa solo ricordare quanto é bella la serie che il titolo zSlide cerca di emulare disperatamente, fregandosene di essere in primis un buon titolo. Tanto vale rispolverare i vecchi Wario Ware (specialmente l’episodio Twisted per GBA).

4 su 10. Copia carbone di Wario Ware con quasi zero creatività propria, poco contenuto, e spesso di discutibile qualità. Sotto la media.

Come sempre, torneremo. *occhiali da sole ed abbondanti dosi di David Caruso*

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