The Weakly Hobbyt #127

The Weakly Hobbyt #127

Avvolti dal tardo ma brutale abbraccio autunnale, eccoci qui, potenziati dalla caffeina e sostanze meno legali, con un redivivo Alteridan tra le nostre fila, a recensire tutto il recensibile! …Ok, non tutto, ma ci impegniamo! Buona lettura!

Pikumin…Trii!

(A cura di Wise Yuri)

pikmin 3 logo

Terzo capitolo di una serie nata su Gamecube, atteso da ben una generazione (in quanto previsto ed annunciato moltissime volte per Wii), Pikmin 3 finalmente vede luce sulla successiva home console Nintendo, portando con sè un bel pò di aspettative e curiosità, se non altro perchè Pikmin è una delle poche nuove serie Nintendo dell’ultimo decennio. Una rarità, in pratica.

Detto ciò, visto che la serie – sebbene si sia creato un certo fanbase – è poco nota, una breve spiegazione su che tipo di gioco è Pikmin pare d’obbligo: un’astronauta si schianta con la navicella su un pianeta, ed incontra queste creature ibride vegetali-animali, i Pikmin, che aiutano l’astronauta seguendolo, combattendo nemici, rompendo barriere ed ostacoli per lui, per aiutarlo. A livello di gameplay è uno strano mix tra strategico in tempo reale ed avventura, con enfasi sull’esplorazione, la raccolta e trasporto di risorse, l’organizzazione del tempo e delle forze, ed il combattimento delle strane creature che abitano il pianeta. Il tutto fattibile grazie ai Pikmin, che vengono in diversi tipi utili per vari compiti (i rossi non bruciano, quelli gialli sono più leggeri, quelli blu non affogano, etc.) e che chiedono solo di prosperare, portando materia per far nascere nuovi pikmin, i quali vanno tirati fuori dal terreno come carote. 😀

Parlando di gameplay, la struttura di base rimane sempre la stessa dei precedenti titoli, ma con alcune differenze: l’originale imponeva un tempo limite di 30 giorni di gioco per recuperare i pezzi della navicella e fuggire, Pikmin 2 di recuperare oggetti di valore senza un limite di giorni. Pikmin 3 cerca una via di mezzo, con il focus sulla raccolta di cibo, che viene anche consumato ogni giorno dal vostro team di astronauti. Infatti stavolta l’obiettivo è il raccogliere cibo, ma non parliamo di stuzzichini da aperitivo, in quanto sul pianeta Hocotate c’è una crisi orribile, con una popolazione in continuo aumento, e risorse alimentari che non bastano mai. Per questo motivo gruppi di ricerca vengono inviati nella speranza di trovare un pianeta con cibo di qualsiasi sorta, ed uno di questi, quello formato da Alph, Brittany e Charlie, si schianta per sbaglio su questo pianeta sconosciuto, rigoglioso ed abitato dai Pikmin. Cibo, nello specifico frutti di varia foggia che forniscono una certa quantità di succo, di cui il pianeta dei Pikmin è pieno. Il gruppo di personaggi controllabili si espande a tre, e diventa necessario pianificare bene la giornata, dividere i vostri Pikmin tra i personaggi e studiare bene i luoghi, visto che spesso è necessario che i personaggi collaborino per raggiungere un certo posto ed oggetto, perfezionando ed espandendo quanto visto nel 2 con Olimar e Louie.

pikmin 3 cast

Parlando dei pikmin stessi, quelli tradizionali ottengono ulteriori abilità e caratteristiche, e sono presenti due nuovi tipi, il Pikmin di roccia ed il Pikmin alato, che vanno a sostituire i Pikmin velenosi ed i Pikmin pesanti del 2. Quelli di roccia sono capaci di infrangere il vetro, sono molto forti e non possono venire schiacciati, ma sono lenti e non si attaccano ad i nemici. Quelli alati hanno l’ovvio vantaggio di volare e quindi poter evitare l’acqua (a parte i blu, i Pikmin non sanno nuotare ed affogano tutti), di trasportare oggetti allo stesso modo, di combattere nemici alati, di raggiungere posti ed attivare marchingegni non accessibili agli altri tipi. Di contralto sono estremamente deboli in attacco e difesa.

I controlli via Gamepad sono buoni, ma non sono perfetti, più che altro perchè non potete più usare l’analogico destro per muovere assieme il vostro gruppo di Pikmin, ed il sinistro è usato per muovere il vostro personaggio (come vi aspettereste) e inclinandolo senza troppa forza, anche per muovere il reticolo del lancio. Ed è assurdo perchè sarebbe bastato adibire quest’ultima funzione all’analogico destro per rendere tutto molto più preciso, aiuta la possibilità di fare il lock-on su un nemico specifico – visto che il problema si pone principalmente per le battaglie – e ci si può prendere la mano, ma è più scomodo di quanto potrebbe essere (davvero, sarebbero bastati un paio di accorgimenti).

Però con questo setup c’è la possibilità di giocare il titolo interamente su Gamepad (che altrimenti fa da mappa per l’azione sullo schermo TV). L’altra opzione è la combo Wiimote + Nunchuck, che funziona bene e rende più facile muoversi e controllare il reticolo di lancio allo stesso tempo, ed anche se personalmente preferisco ormai il Gamepad, questo metodo è ancora meglio e rendere più naturale il tutto, altro segno di come in origine dovesse uscire per Wii. Potete anche usare un Wii U Controller Pro, ma non avendolo non posso dirvi come rende.

Quindi Pikmin 3 fa alcune modifiche strutturali, ma mantiene la formula tipica ed unica della serie, raffinandola, espandendola e migliorandola. La scelta di cercare una via di mezzo tra lo stretto limite temporale dell’originale e la libertà di esplorare senza un numero limite di giorni del secondo ha portato ad un sistema funzionale, che vi permette di esplorare senza essere messi continuamente sotto pressione, ma vi spinge ad essere il più prolifici possibile, visto che ogni giorno se ne va una razione di cibo. I giocatori più navigati potrebbero rimanere leggermente delusi dal fatto che, a parte verso la fine quando vi ritrovate all’improvviso senza le razioni raccolte fino ad allora, questa impostazione di gioco non vi fa quasi mai sentire in tensione, preoccupati di non riuscire a raccogliere cibo per arrivare al giorno dopo, ma è una lamentela minore, e se questo fattore fosse stato calcato di più, avremo lo stesso problema dell’originale Pikmin. Visto che il gioco é poi ben lungi dall’essere facile – sebbene non diventi mai difficilissimo – ed offra una certa sfida, specialmente con i boss.

Pikmin 3 wii u vermentilla

Graficamente Pikmin 3 è una delizia, e l’alta definizione rende molto, nonostante si notino le origini Wii del titolo, e lo stile è quello tipico ed unico della serie, un contrasto di alieni dalle forme “patatose”, creature dal design creativo ed a volte un pò inquietante (tipo l’ape passero), ed un mondo di gioco con vegetazione e frutti realistici, che dà al tutto una sensazione irreale, aliena, che se ci pensate è molto appropriata, visto che di alieni parliamo (per quanto “carino” sia il design). Il sonoro non è molto prominente, ci sono però delle buone tracce, anche se gli effetti sonori sono decisamente molto più curati, con i versi dei Pikmin e con i personaggi che parlano in quel tipico farfuglio incomprensibile (gibberish, come dicono gli inglesi). 🙂

L’unica vera lamentela é che poteva effettivamente durare un pochino di più, é tutt’altro che corto, con 12-13 ore per finire il gioco senza stare troppo dietro alla raccolta della frutta, sfide e modalità multigiocatore (solo locali, purtroppo). Ripeto, è tutt’altro che un gioco corto, ma rimanete desiderosi di più (uno dei migliori difetti che un gioco possa avere, in un certo senso), anche una sola area in più sarebbe stata davvero gradita. Visto poi che Pikmin 3 inesplicabilmente rimuove non solo le varietà Veleno e Viola di Pikmin (sebbene la prima sia usabile in modalità sfida) introdotte nel precedente Pikmin 2, ma anche le tane di nemici, che vi vedevano avanzare ignari di cosa potesse esserci avanti, e costretti a superarle con le risorse che avete con voi al momento, aggiungendo ulteriore varietà e sfida.

Un peccato, perchè il gioco arriva così vicino ad essere il Pikmin perfetto, ma queste strane scelte di rimuovere elementi che invece potevano essere ulteriormente sviluppati ed ampliati non gli permettono di essere la killer application che molti speravano. Per quanto possa sembrare assurda come cosa da dire in questa generazione di console, sono contento che questo gioco sia ricevendo DLC, per ora solo dei pacchetti per la modalità Sfida (il primo gratis svelato durante un Nintendo Direct), e sono felice di supportare un gioco che se lo merita in questa maniera, ma quello che ci vorrebbe è un bel DLC corposo per il single player.

Pikmin 3 bingo

Parlando un’attimo delle modalità multigiocatore (solo in locale, un peccato), che consistono nella possibilità di giocare in cooperativa le missioni della modalità Sfida, divise in tre tipi, Arraffa Tutto (ciò una corsa alla raccolta di oggetti e frutta), Combatti i Nemici (dal titolo autoesplicativo) e Attacco Al Boss (di nuovo, si spiega da solo). E per il multigiocatore competitivo, c’è la modalità Bingo, che vi dà una tessera casellata con diversi oggetti sopra, ed il vostro obiettivo è reperirli in maniera tale da formare una fila di 4 in orizzontale, verticale od obliquo, prima che lo faccia il vostro avversario, ovvio. Purtroppo non ho avuto modo di provare il Bingo (o le missioni in co-op, se per quello), sarebbe stato bello avere il multigiocatore online (ed un pò dovuto, visto che non siano più nell’era Gamecube, personalmente me ne faccio il giusto di classifiche online).

Ma attenzione, queste sono lamentele da fan, perchè è innegabile come Pikmin 3 sia un giocone, un gran sequel, un must per chi possiede o possiederà un Wii U (non una killer application, purtroppo), e la riprova che la Nintendo la magia di un tempo ce l’ha ancora. Speriamo che la serie continui, perchè può dare davvero tanto, invece di finire tra quelle dimenticate dalla stessa Nintendo. Consiglio di giocare ai precedenti e poi buttarsi in questo, anche se sono ancora relativamente difficili da trovare (sia in versione originale Gamecube sia come porting per Wii) a prezzi onesti.

Commento Finale

Pikmin 3 non farà cambiare idea a chi è indeciso sul prendere o meno un Wii U, ma i fan di questa apprezzata serie semi-sconosciuta Nintendo saranno felici di poterci mettere finalmente le mani sopra, e scoprire che l’attesa è valsa la pena. Certo, viene da domandarsi perchè non sono stati espansi alcuni ottimi elementi presenti in Pikmin 2 (e rimossi in questo), le origini Wii del comparto tecnico si notano (nonostante sia molto bello all’occhio anche così) ed è un peccato che sarebbe bastato pochissimo per avere un sequel perfetto, ma sarebbe criminale negare il fatto che ci troviamo di fronte ad un ottimo seguito, un titolo di qualità di una delle serie più particolari della Nintendo, che meriterebbe molto più seguito e molti più titoli di quelli che ha ricevuto. Inevitabile, imprescindibile se avete un Wii U.

Knack
(A Cura di Celebandùne Gwathelen)

Knack

La PS4 è appena uscita e il Celey ve ne parla? Ma Celey non era il tizio che di solito parla solo di vecchi fumetti, vecchi videogiochi e vecchi film?

Si, di solito si, ma ciò non toglie che oltre allo sguardo puntato indietro ho anche uno sguardo puntato in avanti. Che poi quello sia un pochino miope, e vabbè…

Questa, sia chiaro, non è una recensione, ma un semplice parere della demo che ho potuto provare di Knack qualche giorno fa in un MediaWorld qui in crucconia. Come saprete, Knack è uno dei titoli di lancio per PS4, anche uno che ha ricevuto una sostanziale quantità di copertura dai media, e quando l’ho visto come demo giocabile, non ho potuto non impugnare il nuovo joy/touchpad della PS4.
Il joypad, diciamolo subito, è praticamente identico, come sensazione alla mano, del DualShock 3 o Sixaxis, la presenza della parte sensibile al tocco centrale praticamente non si nota, e in Knack, o almeno nella demo che ho provato, il touch pad non si usa minimamente. La console, vista da dietro una scatola di vetro, non sembra particolarmente bella, ma le console di questa generazione non sembrano brillare per bellezza.

Postazione Play Station 4

Ecco la postazione PS4 su cui ho provato i quattro livelli di Knack!

Parliamo di Knack.
Il gioco mi ha subito ricordato Devil May Cry, ma in versione cartoon e family-friendly. Knack è il protagonista di questo gioco, in grado di attirare verso di se cristalli che lo trasformano in un gigantesco pseudo-golem spaccatutto. Senza questi cristalli, invece, Knack è un piccolo demone praticamente trasparente, in grado si di menar botte intorno a se, ma non a essere davvero efficace in questo. Il gameplay si basa proprio su questi due elementi, da quel che ho potuto provare.
Le parti in cui viene richiesto al giocatore di menar botte, si rimane nella forma golem e si salta con X e picchia con O. E’ anche possibile effettuare attacchi in volo simili a quelli di Sonic in Adventure 2, che vengono sempre direzionati verso il nemico più vicino.

Knack

Knack in versione ghiaccio. Non fa davvero paura.

Il gameplay è banale, divertente all’inizio, ma già dopo il terzo livello della demo inizia a stancare e spero proprio che il gioco riesca a introdurre nella sua versione completa qualche pizzico di varietà in più!
Quando al giocatore viene richiesta una fase stealth, basta premere il triangolo per togliersi di dosso tutti i cristalli raccolti e filare inosservato attraverso barriere laser e guardie ignare. Attenti però, che comunque il loro grado di attenzione è alto e venire scoperti sarà facile. Ma in tal caso basta ripremere triangolo ed ecco ricomparire magicamente i cristalli raccolti per tornare in forma golem.
E’ stato bello notare che mano mano che si aquisivano più cristalli, il golem cresceva di forza e dimensione. Graficamente, questo viene rappresentato con una quantità di cristalli sempre maggiore che Knack raccoglie intorno a se. Anche il resto del reparto tecnico non è male, con una grafica pulita e curata, ma…non so, forse un pò sempliciotta e povera di poligoni, da PS4 mi aspettavo forse un pochino meglio. A me è sembrato di testare un gioco su un PC ben dotato, ma neanche di ultima generazione. Come se ci fosse una XBox 360 leggermente tunata sotto la scocca della postazione Demo.
Chiariamo: la grafica è bella. Ma non spettacolare.

Knack

Golem contro Carro Armato. Uno scenario verosimile.

Ho provato quattro livelli della demo, uno in città da golem, una con fasi stealth in una centrale di polizia, una in una grotta di ghiaccio e una quarta di nuovo in città, ma con Knack incredibilmente grande e che doveva affrontare carri armati e aereoplani che lo sorvolavano. Il gioco mi è sembrato un pochino generico e sempliciotto, ma, ripeto, parlo di una demo provata giusto per quattro livelli.

Tutto qui. La PS4 uscirà a breve in Europa, forse allora qualcuno di noi la prenderà (io no!) e ne parleremo più spesso.
Fino ad allora, giocate ciò che avete, che di next-gen non ho ancora davvero visto qualcosa che mi faccia spalacare la bocca.

Double the Machete, double the fun!

(A cura di Wise Yuri)

Machete Kills

Dopo un esordio godibile ma che si auto-conteneva, può Machete Kills togliere la museruola alla serie e permettere a questi film di esagerare veramente? Può, eccome se può.

A cominciare dall’inizio, od ancora prima, ovvero il pre-show, ovvero il trailer del prossimo episodio, ovvero Machete Kills Again…In Space, e per chi non conoscesse questa serie, non mi sto inventando i titoli io ora mentre scrivo (vi rimando alla mia recensione dell’originale Machete per più informazioni), è tutto vero. XD Comunque posso dire che mi sarei anche accontentato del trailer, dalle risate che mi son fatto.

Poi ti accorgi che c’è il film vero e proprio, e se come me avete trovato l’originale troppo poco folle (un film di un genere basato in toto sull’esagerazione che si limita da solo non può essere perfetto), beh, Machete Kills è quello che l’originale poteva/doveva essere, assolutamente folle, insensato, sopra ogni possibile riga, in cui ogni scena è ancora più ridicola e folle della precedente, Rodriguez ha fatto benissimo a togliere finalmente la museruola alla serie, perchè chi va a vedere film con titoli tipo…. Machete Kills sa benissimo a cosa va incontro, e quanto possono essere divertenti film del genere se non certi di fargli andare contro la loro natura di B-movie estremo. Perchè questo è Machete Kills, un B-movie con la b maiuscola davvero, trash a più non posso, ma assolutamente consapevole di esserlo, e deciso a fare a fette e riempire di piombo qualsiasi briciolo di logica, pudore e buonsenso! 🙂

Per amore di forma, parliamo un attimo della “trama” – lascio a voi decidere quanto grandi siano le virgolette 🙂 -, o pretesto per fare qualsiasi cosa passi per la testa al signor Rodriguez. Machete stavolta, dopo aver perso il suo nuovo partner in azione, viene contattato dal Presidente in persona per eliminare Mendez, un rivoluzionario impazzito che ha tra le mani un missile indirizzato proprio alla Casa Bianca.. Ed immagino è tutto quello che dovete sapere, tanto è tutta una scusa per ridicolissime scene d’azione, one-liner a cascata, etc. Ed ancora più ridicola è la seconda metà, in cui diventa un film di fantascienza (circa), in modo da preparare il terreno per Machete Kills Agains…. In Space, il che di per sè è esilarante.

Di nuovo, non sto scherzando, per quanto incredibile sto film si farà davvero. XD

Di nuovo, non sto scherzando, per quanto incredibile sto film si farà davvero. XD

E qui devo appuntare il motivo per cui o amerete od odierete profondamente Machete Kills, ovvero che non ci troviamo più di fronte ad un tributo agli exploitation movies come la double feature Grindhouse da cui è nata la serie, ora ci troviamo di fronte ad un vero e proprio exploitation movie, praticamente un violentissimo e folle cartone animato ma con attori in carne ed ossa (quel feeling da Riki-Oh, per gli esperti). Il che per me va benissimo, certo è che sarebbe stato meglio cercare una via di mezzo tra storia & struttura filmica e la follia svergognata dell’azione – in maniera meno restrittiva dell’originale Machete, però -, che chi amerà il flusso non-stop di stupidità, effetti speciali ridicoli, non sense, gore fuori controllo, perchè non smette mai, e chi ne sarà nauseato (anche chi ha amato Grindhouse).Alla fine è una questione di gusto personale, certamente non sono film per il pubblico generale, ma piuttosto per amanti dei B movie e del trash! 😀

Una cosa che però è criticabile è la lunghezza del film, in realtà eccessiva, e ci sono tanti scambi di dialoghi ridicoli ma neanche troppo divertenti – anche in ottica B movie -, che forse sarebbe stato meglio tagliare del tutto, perchè davvero il film è molto più lungo di quanto dovrebbe essere, e ci sono parti che si trascinano davvero, ed alcune battute/gag che continuano a riapparire. La cosa buona è che il film si fa perdonare dopo averla tirata per le lunghe, rialzando ogni volta la già altissima puntata sulla roulette del ridicolo con scene esilaranti, ma ciò nonostante viene da pensare, perchè anche se una battuta fa ridere, c’è un limite a quante volte puoi ripeterla prima che stanchi. E ciò mi fa preoccupare più che altro per il prossimo, c’è il rischio che il trailer sia meglio del film vero e e proprio che vedremo. Forse sarebbe davvero meglio che Rodriguez chiudesse la serie con Kills Again…. In Space, ed è una brutta cosa da dire, ma almeno io ho questo brutto presentimento. Perlomeno ritornano armi incredibili dei precedenti film di Rodriguez, cioè le Machine-Tits e la Cock-Gun (quest’ultima eredità dell’incredibile Dal Tramonto All’Alba). XD

machete kills Da President

Tornando a parlare del film vero e proprio, il cast è assolutamente folle e ridicolo, con gran parte del cast che ritorna dal primo (anche se fortunatamente niente Lindsay Lohan a sto giro, ed il personaggio di Jessica Alba è ucciso nei primi minuti del film, il che è ottimo), e new entry come Mel Gibson e Lady Gaga, non c’era spazio anche per Beavis & Butthead, Sylver Stallone o Kratos? In questi film sembra sempre che sia natale (un “machete christmas” se volete), nel senso che è come una riunione di una famiglia enorme, solo che gli invitati si sparano a vicenda e si segano arti con spade come se fossero fatti di brie. XD Ovviamente al centro di tutto c’è Danny “Faccia di cratere” Trejo, con quel sempiterno cipiglio e quella faccia scolpita nella roccia o nel legno, che è al contempo un badass, un tosto, uno stronzo che non muore mai, ed un personaggio comico, visto appunto l’imperturbabile sguardo ad occhi stretti stampato sul suo volto, e gli one-liner esilaranti che sputa su base regolare, spesso usando la terza persona stile Hulk “Machete spacca”. Le recitazioni sono quelle che sono, cioè in tono con il film, assolutamente ridicole, sopra le righe e assurde, non credo abbiate mai visto un Mel Gibson così. XD

Non so cos’altro dire, perchè se già dal titolo non vi si stampa sulla faccia un sorriso idiota, il film non fa per voi, perchè è tutto di un ridicolo, di un assurdo, di uno stupido incredibile, personalmente è quello che volevo dall’originale, cioè esagerare a manetta (sono exploitation movies, questo devono fare, esagerare), e l’ho trovato un capolavoro trash, esilarante, perchè esagerare ulteriormente mi sembra difficile.

Commento Finale

Machete Kills gaga, believe it or not

Machete Kills si allontana dall’originale nel senso che non è più un tributo al tipo di exploitation movie celebrato in Grindhouse, ma è un vero e proprio exploitation movie, che abbraccia in toto la sua natura e non cerca di inserire momenti esagerati in una trama od una struttura filmica abbastanza normale, una sorta di equilibrio (come l’originale Machete, che toccava anche temi come l’immigrazione e la xenofobia, qui completamente abbandonati), ma va completamente fuori di melone, con un flusso ininterrotto di assurdo, esagerato, è tutto di una stupidità e ridicolo incredibile . Il problema è che inevitabilmente non si può dire “piacerà sicuramente ai fan del primo”, dipende se volevate vedere un film con diversi momenti esagerati ma una sua forma e struttura, o se come me volevate vedere una pellicola completamente folle e ridicola, che vi faccia ridere per la stupidità estrema in cui sguazza.

A prescindere da ciò, c’è da dire che innegabilmente a tratti il film arranca, vista anche la sua durata, lunghissima per una pellicola del genere, ed alcune battute/gag tendono a ripetersi -ed alcune mancano il bersaglio- , il che le rende meno divertenti, ma che vi piaccia molto, vi piaccia poco, lo amiate o vogliate dargli fuoco, Machete Kills vi dà quello che promette (se ancora non avete visto il trailer, fatelo). Se la formula riuscirà a mantenersi e non diventare stantia e noiosa con il prossimo, è tutto da vedere.

P.S. Continuo a trovare eccessiva la reazione della critica, perchè voglio sapere cosa si aspettavano mai da un film intitolato Machete Kills, nel cui trailer viene lanciato – grazie ad uno sparagancio retraibile- un tizio contro un elicottero, che esplode. Boh.

Treasures of Montezuma Blitz

(A cura di Alteridan)

Se seguite questo blog allora saprete che durante queste ultime due settimane sono stato praticamente senza PC a causa della sua prematura dipartita. Ora il PC è molte cose, ma per me è anche la piattaforma videoludica principale; potrete immaginare quindi cosa abbia significato per me stare senza PC per quasi quindici giorni.

Fortunatamente in casa non mancano altri mezzi per videogiocare, possiedo altre console tra cui una PS Vita ed è proprio di un interessante titolo free to play per questa piattaforma che voglio parlarvi oggi: Treasures of Montezuma Blitz.

TOM Blitz è uno dei tanti cloni del buon vecchio Bejeweled: lo scopo del gioco è quello di accumulare punti eliminando quanti più elementi possibili dallo schermo formando delle linee orizzontali o verticali da tre o più oggetti uguali, questo fino allo scadere del tempo. TOM Blitz è un clone molto classico ma aggiunge due variabili in più: la possibilità di influenzare la direzione di caduta delle gemme attraverso l’uso del giroscopio interno alla console, e una progressione a livelli con un sistema di esperienza e ricompense. Alla fine di ogni partita verremo ricompensati con dei punti esperienza che dipendono ovviamente dal punteggio e dal numero di cristalli accumulati, i cristalli sono la valuta del gioco ma ci arriveremo tra poco. Ad ogni passaggio di livello verremo ricompensati ottenendo la possibilità di noleggiare un particolare power-up (ce ne sono 13 diversi, ognuno con 4 livelli di intensità). Ho parlato di noleggio e poco prima ho parlato della valuta del gioco, i cristalli: ebbene ad ogni partita abbiamo la possibilità di utilizzare fino a 5 power-up diversi, ognuno con un determinato costo in cristalli da pagare, naturalmente l’utilizzo dei power-up è opzionale ma è naturale che utilizzare bonus come la dinamite può facilitare di molto la partita e l’accumulo di punti (e di conseguenza esperienza, che porta a power-up migliori e così via).

Naturalmente come ogni free to play che si rispetti anche TOM Blitz ha diverse limitazioni, prima fra tutte un sistema di vite che impedisce di giocare più di un tot partite ogni tot minuti, e le vite possono essere acquistate con soldi reali attraverso appositi pacchetti disponibili sul PlayStation Store. Attraverso lo stesso sistema possono essere acquistati anche i cristalli. Tuttavia questa limitazioni sono molto blande: in primo luogo le vite si ricaricano relativamente in fretta ed è molto raro rimanere a secco, inoltre ad ogni passaggio di livello le vite vengono completamente ricaricate; i cristalli invece saranno quasi sempre disponibili in quantità industriale quindi non c’è da preoccuparsi, addirittura ogni giorno è possibile accumularne un bel po’ tramite una specie di lotteria gratta e vinci.

Ogni giorno questa lotteria permette di ottenere cristalli gratuiti.

Per quanto riguarda il gioco in sé c’è veramente poco da dire: se avete mai giocato a Bejeweled, o uno dei suoi innumerevoli cloni, e vi è piaciuto allora vi piacerà anche questo Treasures of Montezuma Blitz, che grazie ad un discreto comparto grafico e a delle meccaniche che aggiungono una buona dose di freschezza può rivelarsi un passatempo perfetto nel caso dobbiate ingannare qualche minuto del vostro tempo. L’unica nota negativa riguarda il comparto sonoro formato da un singolo tema sparato in loop che alla lunga potrebbe innervosire chiunque.

Treasures of Montezuma Blitz è uno dei pochi casi di free to play intelligente: si può giocare tranquillamente senza spendere un centesimo. Ed è anche divertente. Cosa volete di più?

Voto personale: 7/10

Asterix e gli Elvezi
(A Cura di Celebandùne Gwathelen)

Asterix e gli Elvezi

Dopo lo scorso tentativo di Cesare di togliersi davanti i Galli minandone l’unità, questo albo torna a parlare di una avventura che non si svolge nel villaggio gallico, bensì permette a far fare un bel viaggetto ad Asterix ed Obelix nella Neutralissima Svizzera. Vediamo come se la cavano i nostri autori Renè Goscinny e Albert Uderzo lì!

La decadenza di Roma dilaga; tra orge e corruzione, la quantità di denari che arrivano a Cesare dalle province conquistate è sempre meno. Uno dei tanti esattori è Graccus Garovirus, che però proprio per la pochezza di entrate viene sospettato da Cesare, che manda nella sua provincia il questore Claudius Malosinus (che nella versione tedesca ha il nome ben più azzeccato di Claudius Incurruptus). Garovirus però è apparentemente abituato a questo tipo di visite spiacevoli, e avvelena Malosinus con una polverina presente in uno dei suoi numerosi anelli con veleno. Malosinus ovviamente si ammala e fa chiamare, incurante delle proteste di Garovirus, il druido gallico Panoramix a curarlo. Panoramix capisce subito che Malosinus è stato avvelenato e provando simpatia per il questore, lo porta con se al villaggio “come ostaggio” per proteggerlo da ulteriori avvelenamenti.

Asterix e gli Elvezi

In svizzera le orge, ovviamente, sono delle enormi fondute di formaggio!

Nel frattempo, Asterix e Obelix dovranno recuperare un ingrediente particolare necessario per la cura del questore, una stella alpina, anche chiamata Edelweiss, presente solo sulle Alpi. Poichè Panoramix “minaccia” di uccidere Malosinus se Asterix ed Obelix non faranno ritorno, Garovirus fa di tutto per ostacolarne i piani, e richiede l’aiuto del suo amico Diplodocus, governatore dell’elvezia, per ostacolare il duo gallico.
Asterix ed Obelix vengono quindi ben presto inseguiti dai romani per le alpi, per Geneva (l’odierna Ginevra) e per il Lago di Lemano, letteralmente attraverso questo stesso, nonostante, come fanno notare più volte gli elvezi ai vari protagonisti della storia, il ponte distrutto da cesare sia già stato ricostruito. I vari tentativi dei romani, ovviamente falliscono, e nonostante la neutralità degli Svizzeri, questi aiutano in parte Asterix e Obelix nella loro missione di salvataggio.
In cima alle Alpi, infine, dopo una lunga scalata, Asterix trova la stella alpina e la porta al villaggio in Aremorica, dove Panoramix cura Malosinus, che prima le da di santa ragione a Garovirus (che insieme a Diplodocus non vivrà di certo altri giorni felici) e come unico romano, partecipa alla fine al classico banchetto finale che conclude ogni avventura del duo gallico.

Asterix e gli Elvezi

Ecco gli Autogrill dell’antichità, secondo Uderzo e Goscinny!

La storia di Asterix e gli Elvezi è decisamente originale: per una volta Asterix e Obelix si ritrovano addirittura ad aiutare Cesare tramite il suo questore Malosinus, e fa capire che fondamentalmente il villaggio gallico non ha nulla contro i romani finchè questi non ne minacciano le libertà con la sottomissione.
Il personaggio di Garovirus è impressionante nella sua corruzione, ma proprio in quanto un essero così schifoso e spregevole, la caricatura è ottimamente riuscita. Un grande complimenti ai due autori franco-belga per essere riusciti ancora una volta a creare un personaggio così iconico.
Le avventure in elvezia, come era lecito aspettarselo, sono piene di piccole gag e sfottò culturali, come la mania degli svizzeri per la pulizie, personalità e neutralità. Le modalità con cui queste proprietà culturali vengono espresse sono varie e spoilerarle priverebbe l’albo di gran parte delle sue risate, ma sappiate che sono proprio queste il piatto forte di questo albo.

Asterix e gli Elvezi

Per farsi Aiutare, Asterix butta della pozione magica in una fonduta elvetica.

Compaiono, ovviamente, anche alcuni cameo, immancabili, come uno su Guglielmo Tell (non poteva di certo mancare!), sugli Autogrill francesi e uno molto oscuro sulla mascotte della compagnia petrolifera ANTAR (divenuta poi Elf) che, sinceramente, anche io ho dovuto ricercare prima di comprenderla a pieno.
Unico malus dell’albo, forse, è il finale un pochino affrettato, ma non siamo, per fortuna, ai livelli di Asterix in Iberia.
Tra ottimi disegni, begli sfottò e una trama carina e diversa dal solito, Asterix e gli Elvezi è un albo che mi è davvero piaciuto tanto.

Voto Personale: 8,5/10

Con uno staff ricostituito, ci rileggiamo settimana prossima! 🙂

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Una Risposta to “The Weakly Hobbyt #127”

  1. The Weakly Hobbyt #156 | Checkpoint Café Says:

    […] Treasurs of Montezuma Blitz, ve ne parlai non molto tempo fa proprio sulle pagine di questa rubrica. TOM Blitz è un clone piuttosto riuscito di Bejeweled disponibile sotto forma di free to play per […]


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