Grind Cafè #10

monty python restaurant abuse

“Don’t play with the food!”

Una tematica/sottogenere che ancora non abbiamo affrontato qui sul Grind Café è quella del cannibalismo. Non nel senso “lo praticate o no?”, ovvio. Essendo il cannibalismo un taboo (abbastanza disgustoso, aggiungo, io non mangerei mai una persona, più per una questione di etichetta, di principio, di gusto, per così dire, con le schifezze che mangia la gente in quest’era faccio volentieri a meno) radicato da millenni, ed uno fortissimo, non sorprende che ci siano stati diversi film horror e non con focus sui cannibali, molti ricordano i film di produzione italiana – del cosiddetto cannibal boom, ovvero il periodo ’70-’80 , durante il quale diversi exploitation movies italiani con questa tematica videro la luce – tipo l’estremamente controverso Cannibal Holocaust (che non so se vedrò mai, più che per altro perchè odio chi fa male agli animali, se non sapete cosa intendo googlate a vostro rischio, non sono belle cose). E nel caso qualcuno lo stesse pensando, no gli zombi non contano, visto che non mangiano altri zombi. Anche se immagino lo sappiate già (dovreste se leggete questa rubrica).

Ma anche per celebrare il primo numero a due cifre della rubrica (traguardo che apparirà minuscolo a molti, ma mi fa comunque piacere celebrare), voglio fare qualcosa di diverso, e proporvi due film esteri molto diversi tra loro sulla comune tematica del cannibalismo. Tanto ci sarà tempo per parlare delle schifezze nostrane a tema, ancora non è arrivato il turno di Bruno Mattei e compagnia, ma è solo una questione di tempo.

Buon appetito.

;-D

Tema: Converting Vegetarians.

Stranamente, il film non ha nessuna title card.

Stranamente, il film non ha nessuna title card.

Anno: 2009

Titolo: The Meat Grinder

Titoli Alternativi: Cheuat Gon Chim (titolo originale)

Nazione: Thailandia

Durata: 1 ora e  37 minuti

Regia: Tiwa Moeithaisong

Il primo piatto è composto dal thailandese The Meat Grinder, con un titolo che decisamente non lascia spazio all’immaginazione.

Ma nonostante il grafico titolo (ancora più diretto in origine, tale “Noodles di carne umana”, alla faccia dello schietto), questo film ha qualche sorpresa e qualcosina in più rispetto a quello che potreste aspettarvi.

La premessa vede una donna di nome Buss, disturbata mentalmente ed afflitta da visioni e voci irreali che rimbombano nella sua testa, che decide di aprire un negozio di noodles. Ma Buss ha ricevuto dalla propria madre delle a dir poco inortodosse abilità e pratiche di preparazione del cibo, che decide di mettere per la prima volta  alla prova utilizzando il cadavere di un uomo ucciso in una rivolta come principale ingrediente per i suoi piatti. Il successo dell’apertura sembra aprirle le porte ad un’esistenza più felice, addirittura un giovane uomo dai modi gentili sembra interessarsi a lei. Ma le psicosi e le voci ritornano, in un degenero mentale e continuo eccidio che porta Buss ad accrescere la pila di cadaveri che finiscono sul tagliere o su ganci da macellaio che pendono nel sottoscala.

Come potete immaginare, non è esattamente il tipo di film da conservazione, ed è estremo quanto immaginate, in fondo – come già detto – più estremo del cannibalismo c’è poco. Gore, molto gore e morbosamente dettagliate scene sulla preparazione ed i metodi culinari ereditati da Buss, che sono davvero inquietanti e malati, ma devo contraddire in parte il retro della copertina, che cerca di vendere il titolo come un cosiddetto esponente del torture porn, ed non è esattamente questo che il film propone, non è Hostel e ne deve esserlo, non capisco questa “gara”, onestamente. Gli elementi per il paragone ci sono eccome (preparatevi ad unghie inchiodate al pavimento con chiodi, per farvi capire), ma non è la stessa cosa. Gore molto buono, a parte in alcuni casi in cui è assolutamente ridicolo, come nella scena iniziale in cui ad uno viene tagliata una gamba di netto, e la gamba letteralmente rimane dov’è, come inchiodata al pavimento da chissà cosa. XD

the meat grinder shake dat camera

Il film come genere è uno slasher/thriller che affronta le tematiche del cannibalismo, della sacralità del cibo pure, ma trova modo di dipingere il personaggio di questa donna, la cui sanità mentale è sempre incerta, lasciando lo spettatore un pò curioso su quanto è immaginato dalla protagonista e quanto è reale. Ed anche toccare tematiche come la repressione violenta delle rivolte in thailandia – addirittura in un punto vengono mostrate quelle che sembrano vere sequenze di soppressione di ribelli – ed in parte  – almeno secondo alcuni – le condizioni della donna thailandese, ma non ho notato molto questo sottotono. C’è però il tema della maternità, quindi qualcosa innegabilmente c’è, ma non è molto pronunciato.

Vista anche la mia abissale ignoranza sul cinema thailandese (primo film thailandese che vedo ed è Meat Grinder, non la migliore introduzione), non ho molto da dire sul cast e sulle recitazioni, ma posso dire che ho trovato la regia competente (anche se in alcune occasioni il registra cerca dei guizzi stilistici ed il risultato è più confusionario e distraente che altro, se fossi suscettibile avrei avuto più di un’occasione per vomitare, e non per il gore, ma per l’agitare schizzato della camera nelle scene della repressione, un pò va bene, ma il regista si è fatto un pò troppo prendere la mano in questo caso) ed il cast complessivamente più che decente, specialmente per il genere. Ma non conosco la lingua, il che aiuterebbe.

In ogni caso, se non masticate la lingua preparatevi a seguire i sottotitoli inglesi (hardsub e solo inglese), perchè è il massimo che avrete da un film estero sconosciuto, di nicchia e con tematiche estreme tali da non metterlo volentieri in commercio (è comunque recuperabile su siti inglesi come Play.com ed amazon britannico stesso, l’ho preso da lì). L’edizione trovabile però non è male, ed oltre al film ha un paio di trailer ed il making of, cose che spesso non trovate in edizioni home video di titoli del genere. Trivia interessante è che questo film è uscito poco prima che in Thailandia venisse istituito il sistema di rating, in maniera simile a vecchi film come il Dr Jekyll and Mr. Hyde del 1931, con scene di omicidio, stupro ed altro, che se ci fosse stato un sistema di rating allora, si sarebbe beccati un “18 +”, solo adulti ammessi.

The meat grinder these are some fine noodles

In conclusione, The Meat Grinder è un “delicato” e disturbante slasher/thriller sul cannibalismo e sulle turbe psichiche di una donna dalle inquietanti tradizioni culinarie, non un capolavoro, ma decisamente un film horror da vedere se interessati sull’argomento/tematica, o se siete interessati ad espandere la vostra conoscenza con un horror estero che merita più attenzione.

The green butcher title screen

Anno: 2003

Titolo: The Green Butchers (in danese De grønne slagtere)

Nazione: Danimarca

Durata: 1 ora e  38 minuti

Regia: Anders Thomas Jensen

Se l’offerta del thailandese The Meat Grinder è troppo estrema per voi, non temete, perchè con il danese The Green Butchers abbiamo qualcosa di molto diverso. Sempre di cannibalismo parliamo, ma il film di Anders Thomas Jensen è fondalmente una commedia nera che merita davvero la  vostra attenzione.

Con attori come Mads Mikkelsen (noto più che altro come il cattivo di 007 Casino Royale), Nikolaj Lie Kaas (Brothers, Le Mele di Adamo, The Sun King) e Line Cruse, The Green Butcher racconta la storia di due aiuto-macellai, “Sudore” Sven (Mikkelsen) e Bjarne (Lie Kaas), disturbati, nevrotici e continuamente vessati dal loro capo Holger, che decidono di aprire una loro macelleria e comandare loro, invece di stare sempre nel retrobottega e venir abusati verbalmente da quel ciccione del loro boss. Comprato un fondo, messa l’insegna e dato il caratteristico nome “I Macellai Verdi” al locale, aprono la macelleria, ed è una sconfitta totale.

the green butchers in the freezar

Ma poi vengono sfidati dal loro capo con un’ordine speciale, e Svend decide di prendere due piccioni con una fava, soddisfacendo l’ordine e liberandosi del cadavere di un povero elettricista inavvertitamente chiuso dentro la cella frigorifera e morto per il freddo, ovvero servendolo come pollo.  L’inaspettato accade: il “pollo” marinato ha un enorme successo, e la gente fa la fila per averne un pò. E le cose vanno ulteriormente complicandosi, con un evento inaspettato per Bjarne…

Devo essere onesto, The Green Butchers mi ha sorpreso in più di un senso. In primis, non è tanto grafico quanto possiate pensare, anche se non disdegna di mostrare braccia umane pronte per essere macellate e corpi infilati con ganci in celle frigorifere, od avvolti in sacchi della spazzatura neri. É piuttosto un film disturbante, molto disturbante, e ci riesce mostrando davvero poco gore, e piuttosto con i dialoghi e personaggi. Mads Mikkelsen specialmente è fantastico in questo film, grazie anche ad un ottimo casting, perchè già come physique Mikkelsen è perfetto per il ruolo, con questo teschio molto pronunciato che gli dà un aspetto cadaverico, smunto, ed il taglio di capelli che mostra la sua fronte con teschio sporgente lo rendono davvero il perfetto attore per un personaggio psicopatico (non sorprende che poi sia stato ingaggiato come Hannibal nella recente serie televisiva Hannibal).

Ed il personaggio di Sven è quello principe del film, quello di un nevrotico psicopatico che tende a sudare di continuo, a cercare giustificazioni per le sue folli azioni, i suoi omicidi, a razionalizzarle, desideroso di essere apprezzato, amato in qualche modo, e che si sente rinato in questo inaspettato successo della sua macelleria, a prescindere dagli orribili modi in cui è arrivato. Una sottile linea tra l’inquietante assoluto e il pietoso, che comunque crea un personaggio che cattura del tutto la vostra attenzione ogni volta che è a schermo, superbo lavoro signor Mikkelsen.

The green butchers unwelcomed visit

Ed anche Bjarne non è da meno, è quello meno psicopatico e più mentalmente stabile dei due, ma ha anch’esso delle ossessioni… discutibili, e soffre per un evento del passato che lo ha segnato (e segnerebbe chiunque), ma riesce a trovare qualcosa di positivo e tutto sommato gradevole nella sua vita per andare avanti, e finisce per assecondare le follie di Sven ed i suoi raptus omicidi perchè non nega che se il negozio ha successo, le cose potrebbero andare meglio, ed è quello che capisce quando si sono spinti troppo oltre. Ed anche gli altri personaggi sono in gran parte un pò strani, un pò psicopatici o disturbati a loro volta, il che gioca anche a favore del lato comico ed al contempo di quello drammatico.

Come dicevo prima, The Green Butchers ha sì elementi horror ed un tema cannibalistico, ma in primis è una black comedy, con palate e palate di buon umorismo nero, oltre ad una riuscita componente drammatica. Ma è un tipo di umorismo molto sottile, forse per alcuni troppo,molto danese oserei dire, e con sottile intendo che è simile al cosiddetto stile deadpan, cioè dialoghi comici o dal tono e/o argomento totalmente ridicoli, ma recitati con nonchalance, come se fossero perfettamente normali, funziona per contrasto e mancanza di un ovvio cambio di tono del dialogo (esempi sono La Storia Fantastica e Seinfeld).  Ed è un pò così in questo film, perchè i momenti comici ci sono, e spezzano bene il tono altrimenti sempre inquietante, disturbante ed disgustoso, ma se non prestate attenzione potreste mancarli, perchè non sono sempre ovvi. Ed il finale è…. strano, almeno a prima vista, molto più positivo del previsto, ma in seconda analisi è in linea con il resto del film, perchè non è tanto sul fare a pezzi persone e venderle come pollo, ma sull’affermazione personale. Morale finale che non mi sarei aspettato da una commedia nera sul cannibalismo.

Parlando di dettagli tecnici e contenuti, sono rimasto ampiamente soddisfatto, visto che oltre ad una buona qualità video (non fidatevi troppo degli snapshot, è migliore in realtà) abbiamo un making of, ben due trailer, ed una featurette sugli effetti speciali, parecchio assai per un film di questo genere e di estrema nicchia. Ovviamente, traccia audio solo in danese e sottotitoli in inglese, sarebbe pretenzioso aspettarsi di più da una release su DVD di film di nicchia come questi.

The green butchers sven and bjarne

Tirando le somme, la fatica di Anders Thomas Jensen è una sorprendente black comedy danese,con un ottimo cast,  ampiamente inquietante e disturbante nel modo in cui tratta la tematica del cannibalismo, ma più interessata a raccontare personaggi che rappresentare gore a palate, con un sottile ma divertente senso dell’umorismo ed un riuscito elemento drammatico. Un’ottimo film anche se non siete fan del genere, e che può essere apprezzato da chiunque abbia uno stomaco forte, obiettivamente bello, raramente capitano film del genere su questa rubrica. Un filetto di prima qualità davvero.

Ed è tutto per il decimo Grind Cafè, che tornerà…tempo permettendo (come sempre)!

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