Platformation #5

ape escape platformationx

Tempo per la rubrica di entrare in territorio Playstation, con un classico dell’originale scatoletta grigia Sony, Ape Escape! Oltre alla classica versione per PS1, in questo numero diamo un’occhiata ad Ape Escape P, il porting/remake per PSP.

Quando penso ad una serie platform caratteristica della prima Playstation, penso prima a Crash Bandicoot, lo devo ammettere, ma assieme alla amata serie Naughty Dog, viene a mente un’orda di scimmie con un caschetto ed annessa sirena colorata che fugge da un marmocchio con i capelli a punta armato di retino. E questo é Ape Escape!😀

Il capostipite di una serie completamente made in Sony, che ha ricevuto due seguiti ed alcuni spin-off per PS2, PSP e PS3 (parecchi dei quali non sono usciti dal giappone, come quel bizzarro episodio per PS2, Piposaru 2001,  in cui dovevate raccogliere e pulire in lavatrice le mutande delle scimmie), e che si distinse – allora come ora – per il particolare gameplay ed il caratteristico sistema di controllo basato su un uso esteso e focale delle due levette analogiche, una novità per allora (sia il controller del Saturn che quello del Nintendo 64 ne usavano solo una). Era anche l’epoca in cui era ancora in uso e diffuso il sistema di password, e il salvare dati sulle Memory Card per lo più opzionale. Giusto per farvi capire come quello che oggi é standard, allora era nuovo ed incredibile, ancor più considerando il passaggio da 2D a 3D fatto da quella generazione di hardware.

Qual’è la storia? Tutto è allegro e felice e cazzi vari, quando una delle scimmie di un circo – di nome Specter – trova per caso un caschetto sperimentale, che ne aumenta a dismisure l’intelligenza, e Specter decide di darsi alla conquista del mondo creando un esercito di scimmie a cui da caschi simili ai suoi, e viaggiando nel tempo in modo che la razza dominante sia quella dei primati, e non quella umana. E tocca ad un marmocchio dai capelli appuntiti di colore improbabile salvare l’umanità, armato di vari gadget fornitogli da un professore. Classica trama da platformer, ridicola ed assurda, ma il fascino sta anche in questo.😀

Ad ogni modo, il gameplay é quello tipico di un platform dell’epoca, e di un platform in generale, ovvero avanzate nei livelli principalmente a balzi e salti, occasionalmente combattendo nemici e raccogliendo roba. La differenza sta nel fatto che non dovete raccogliere cristalli, stelle o gemme per proseguire, ma dovete catturare un preciso numero di scimmie dal livello, ed una volta fatto ciò, lo schema é vinto e procedete al prossimo. Per mettere le pulciose nel sacco avete a disposizione un apposito retino ed una spada laser per stordirle, almeno all’inizio, perché via via giocando potrete mettere mano su diversi altri gadget per aiutarvi a catturare le scimmiotte,  e sono strumenti inusuali, come un hula hoop da agitare per ottenere uno scatto superveloce, una macchinina radiocomandata, od anche più normali, come un radar per scovarle ed ottenere informazioni utili alla cattura.

ape escape ps1

Perché le scimmie di Ape Escape non entrano certamente nel sacco da sole, e vengono in diverse varietà, come quelle che sono in continua allerta -e quindi impossibili da sorprendere con una retinata alle spalle, vi sentiranno/vedranno avvicinarsi -, o quelle dotate di armi, dalle classiche bucce di banana da tirarvi in linea del vostro passo ad uzi, ed altro ancora. Servirà parecchia esplorazione dei variegati livelli per scovarle proprio tutte, e ce ne sono alcune che comunque non potrete prendere prima di aver ottenuto un certo gadget, quindi rivisitare i livelli é un must se le volete catch ‘em all. Buona rigiocabilità garantita anche da medaglie speciali da trovare, che sbloccano mini-giochi extra giocabili anche in multi, come il Monkey SkiIl livello di sfida non è comunque altissimo (come molti platform, è più difficile assai da completare al 100 % che da finire), ma non è neanche bassissimo, e la curva di difficoltà cresce senza quasi nessuna punta di difficoltà.
I gadget in sé fanno un uso delle levette analogiche che é ispirato, intuitivo ed in gran parte non usato per il gusto di usarlo: per esempio, ruotare la levetta usando la spada laser vi farà roteare su voi stesso, o muoverà l’hula hoop come fareste voi live, od altrimenti vi da l’impressione di controllare direttamente il gadget, di muovere manopole ed usare gadget, e diventa un sistema di controllo subito intuitivo. Un pò peggio per i mezzi su cui metterete mano, perchè in casi come il carro armato o il gommone, i controlli sono quasi realistici (per esempio, per muovere il carro armato in avanti dovete muovere entrambe le levette  in avanti, in pratica muovere entrambi i cingolati nella stessa direzione per muovere) e possono risultare non poco frustranti, ma ci si può prendere la mano.

Tecnicamente é un eccellente esempio di grafica 3D degli albori, certo, ormai é datata per forza di cose, ma ciononostante rimane impressionante, con un’ottima definizione delle texture e dei modelli poligonali, ed in generale una cura non da poco, congiunta con uno stile molto colorato e gradevole, che fa passare l’arretratezza tecnica (postuma) in secondo piano.
Le vostre orecchie godranno di parecchi motivetti accattivanti ed una veste sonora assai ben curata….. eccezion fatta per l’orripilante (ma talmente brutto da essere esilarante) doppiaggio italiano, da cartone animato per pargoli, con voci stridule, ridicole e fastidiose. Certamente, era l’infanzia del doppiaggio per i videogiochi in generale, e non é che si fosse messi meglio con i dialetti in Medievil…. od il doppiaggio di Metal Gear Solid.
Se non altro ora ha un suo fascino naïf, e ci si ride sopra da quanto é brutto, ed è un brutto memorabile.

Ape Escape P cover

E poi abbiamo il porting per PSP, noto come Ape Escape P in europa e Ape Escape: On The Loose in america. Vi ricordate di come molti si lamentarono del parco titoli PSP, dicendo (ingiustamente) che era solo composto di porting o versioni “portatili” identiche a quelle dei titoli per PS3? Beh, se dovessi scegliere un esempio principe a questo riguardo (perchè è vero, un sacco di porting erano superflui), un porting assolutamente privo di senso di esistere, punterei il dito proprio su Ape Escape P.

Perchè? Ma perchè scegli di fare un porting di un titolo costruito con in mente un controller provvisto di due analogici, in cui questi sono usati estensivamente, per una console portatile con un solo analogico. Potrei fermarmi qui perchè davvero il problema di fondo è ovvio e grosso quanto un sistema solare, ma andiamo avanti. Sul serio, se non c’era gioco migliore per cui all’idea di un porting dire “NO”….

Ma a quanto pare quel “no” non fu detto, perchè il gioco esiste. Ma detto ciò, diamo un’occhiata ad i cambiamenti.

Ape Escape P screenshot

La mancanza di un secondo analogico ha ovviamente portato dei cambiamenti al sistema di controllo, il più grande risiede nel fatto che per usare i gadget dovete premere il tasto assegnatogli, ed avete uno slot in meno perchè X è usato per saltare (al posto dei tasti dorsali relegati a sistemare la camera e strisciare). Ed anche per questo motivo alcuni mini-giochi sono stati modificati, con uno nuovo aggiunto, e la possibilità di giocarli in due con una sola copia via la funzione Game Sharing della PSP.

Ma a parte questo, una pulita alle texture ed alcune quisquillie tecniche (tipo il doppiaggio inglese ed alcuni personaggi riprendono il loro nome originale giapponese), è lo stesso gioco del 1999, che anche castrato delle caratteristiche particolari ed importanti che presentava, rimane un buon platformer, sebbene un pizzico datato. Ma è comunque un porting pigro e castrato che non fa nessuna modifica od aggiunta positiva al classico del 1999, ed un porting che più inutile di così non si può, che davvero non aveva motivo d’essere.

Almeno quello di Medievil (sempre per PSP) aveva un senso, per quanto i cambiamenti rispetto all’originale fossero molto discutibili. Qui…… mah.

Commento Finale 

ape escape ps1 specter

L’originale Ape Escape è un piccolo classico ed un’ottima risposta Sony a Super Mario 64 (anche se non paragonabile al colosso Nintendo), ancor più visto che offre un esperienza un pò diversa, erano tempi in cui console diverse avevano offerte software spesso diverse anche a livello stilistico, ed ha superato (oltre a la moda dei platformer con mascotte, letteralmente infiniti all’epoca) il test dell’età molto bene. Anche se – mettendo da parte eventuale nostalgia – è un pò datato e non è un capolavoro, ma si fa comunque valere e non poco. Un peccato che – per quanto possa sembrare assurdo – non abbia mai ricevuto una release come PS1 Classic sul PSN (forse perchè su PSP non sarebbe stato giocabile), quindi niente comoda edizione digitale, dovete procacciarvi una copia fisica per PS1. Ma ne vale la pena.🙂

Lasciate perdere l’assolutamente inutile e castrato porting per PSP, anche se l’idea di poter giocare Ape Escape su portatile vi stuzzica, non vale la pena davvero. E no, non ci inserisco un sarcastico “a meno che…”, perchè non c’è nessun motivo per giocare questo porting “eunuco” di Ape Escape.

 Una serie quella di Ape Escape che deve tornare, non con delle compilation di mini-giochi per Move però. Dai Sony, caccia fuori un Ape Escape 4 dal cilindro e ti compro la PS4!😉

Per quanto riguarda, noi, come sempre torneremo, in maniera irregolare, ma torneremo sulle pagine di questa rubrica! Bye!

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