The Weakly Hobbyt #147

The Weakly Hobbyt #147

-3. Un numero più rilassato, questo pasquale. Nel limite del Weakly Hobbyt, ma comunque un numero più rilassato, ogni tanto ci sta, se non altro per prepararci ad altro piccolo grande traguardo per questo blog scritto, solitamente con tanto sonno rubato ma che non ci dispiace perdere! 😉

Buona lettura e buon egg day!

SUBBAQQUI 1

(A cura di Wise Yuri)

 everblue ps2 cover

Se il mare non va a Maometto, Maometto va a comprarsi una copia di Everblue. E buona fortuna a trovarlo, perché il titolo in questione é raro e costosetto, ancor più del seguito Everblue 2 (recensito anni addietro su queste pagine).

Ad ogni modo, non so se al profeta dell’islam piacevano i “simulatori di subbacquo”, ma credo sarebbe uno dei pochi oltre a me a far parte del “club”, perché potrei dire che é un subgenere piccolo e di estrema nicchia della generica categoria di “simulatore”, ma visto quanto ho abusato della parola “nicchia” in questa sede, non renderebbe l’idea. Per cui cercherò di spiegare il gameplay in termini più semplici.

Come il suo seguito, Everblue é basicamente un gdr sulle immersioni. Potrà sembrare strano, ma gli elementi ci sono tutti: é un’avventura story-driven in cui recuperate tesori ed oggetti di vario tipo immergendovi, scandagliando i fondali ed i vari relitti posatisi sul fondale oceano, parlando con tutti i personaggi possibili per ottenere informazioni, il tutto per svelare il mistero che circonda vostro padre e due misteriose gemme.

Basicamente il gioco si divide in due sezioni: l’attuale scuba diving tra i flutti e la fase esplorativa/di raccolta informazioni sull’isola di Daedalus.

everblue ps2 screenshot

La fase “subbacqua” (il cuore del gioco) é  in prima persona, e vi vede – appunto – esplorare i fondali alla ricerca di oggetti, tesori e relitti, da trovare utilizzando un sonar che può essere equipaggiato con vari elementi, in modo da trovare oggetti di una certa composizione: per una moneta vi serve l’elemento metallo, e così via.  Il sonar é essenziale perché non potete vedere gli oggetti sul fondale e prenderli così, anche perché in mare aperto non potete muovere la visuale su é giù (potete muovere il fascio di luce della torcia in acque buie) scelta molto strana, ma ci si abitua (anche se sarebbe molto meglio poter muovere la visuale in alto e basso), e ciò non vale nei relitti che esplorare, che vi danno più libertà in questo ambito.
In ogni caso fate attenzione alla vostra stamina (gli HP, in pratica), la vostra riserva d’aria, ed a non caricarvi di troppi oggetti, perché se il peso totale della vostra sacca supera il limite, perderete vita più velocemente. In mare aperto potete comunque cavarvela (ancor più visto che più nuotate più è facile che la vostra stamina massima venga aumentata) visto che potete emergere in ogni momento, ma dentro ai relitti dovrete correre e capire dove state andando se volete darvi al loot sfrenato, perché potete riemergere solo da specifiche uscite e se finite l’energia, é semplicemente game over, e venite riportati alla schermata iniziale.

Uno dei compiti principi é appunto il salvage, il recupero di oggetti sommersi, perché vi serviranno soldi per comprare e far riconoscere oggetti (sia necessari per la storia e le subquest sia normali), e soprattutto comprare equipaggiamento migliore, necessario per non perdere vita nelle acque più profonde, nuotare più veloci o trasportare oggetti più pesanti. E qui abbiamo l’isola di Daedalus, che serve da hub ed é una classica città da gdr, con diversi negozi e personaggi che vi forniranno informazione e quest secondarie, solitamente che richiedono ritroviate specifici oggetti, o ci parliate più volte, come nei vecchi gdr, parlare con tutti è essenziale ed utile, perchè vi serviranno informazioni per trovare i relitti o specifici punti del grande mare che circonda Daedalus, e spesso prendersi la briga di prendere oggetti per un personaggio ne vale la pena, perchè vi possono ricompensare con soldi o speciali pezzi di equipaggiamento.

Parlando della parte sull’isola, è fatta in stile dei vecchi punta e clicca, e giudicando da questa, potreste pensare che si poteva benissimo fare il gioco per PS1, visto che la città è composta di schermate statiche in cui muovete una mano/cursore con l’analogico e “cliccate” su oggetti e personaggi per esaminare/parlare/interagire, ed i personaggi in sé sono sprite pre-renderizzati che hanno brevi animazioni che si ripetono di continuo, mi ricorda davvero molto Donkey Kong Country, è qualcosa caratteristico di titoli del Super Nintendo e di quell’epoca in generale.

everblue PS2 daedalus

Davvero, a giudicare da questa potreste davvero dire “perchè non l’hanno fatto per PS1?”, ma per un titolo PS2 di primissima generazione, del 2001, non c’è davvero molto da lamentarsi, perchè i tempi di caricamento sono a sorpresa più rapidi di quanto ci si potrebbe aspettare (e su PS1 sarebbero stati molto più lunghi), ed una volta in mare, le texture sono buone, considerato l’anno d’uscita, anche se ci sono dei metodi furbi da parte degli sviluppatori per evitare cali di framerate o lag, ovvero una visuale subacquea sempre ridotta e la tipica “nebbia” per nascondere i tempi di caricamento, qui davvero una furbata perchè anche sott’acqua e con maschera apposita, non vedete mai tutto chiarissimo. A livello di sonoro non c’è quasi nulla da dire, perchè il gioco ha delle tracce musicali solo nella città di Daedalus ed in specifiche sezioni, e la mancanza di accompagnamento sonoro è una scelta di stile per farvi meglio immedesimare, giocandoci per po’ potreste dimenticarvi di essere a giocare, visto che il comparto di respiratore ed effetti ambientali subacquei aiuta a letteralmente immergervi nell’esperienza di gioco.
L’unico vero problema è che c’è una discreta ripetitività di fondo, perchè a conti fatti vi immergete, esplorate relitti e navi, trovate oggetti, gli fate riconoscere e/o vendete, cercate oggetti chiave per far avanzare la storia e gli eventi di gioco, parlate con personaggi, ed il ciclo si ripete pressapoco invariato per il resto del gioco. C’è comunque un buon numero di relitti sottomarini da esplorare, ed è sempre piacevole avere accesso ad una nuova nave, e scoprire cosa contiene, esplorarla a fondo. È un tipo di gioco con il suo fascino, ma è davvero per pochissimi a cui piace l’idea di un simulatore di sommozzatore, non è una sorpresa che la serie sia scivolata nell’oscurità del mare videoludico, era inevitabile, è u

In ogni caso, se il gameplay fa per voi, vi farà sicuramente piacere che Everblue è un titolo da una ragguardevole mole di contenuto, ci vorranno circa 12/13 ore per finire la storia principale, e ci sono parecchie sidequest ed oggetti da ottenere, tra tizi che vogliono artefatti specifici per le loro collezioni, mappe segrete che portano a tesori nascosti, ed anche una casa d’aste. Quindi di rigiocabilità ce n’è.

Commento Finale

everblue PS2 find the fish

L’originale Everblue è un titolo che soddisfa una nicchia molto piccola, essendo un simulatore di immersioni subacque con una struttura da vecchio gdr, e sebbene sia il seguito diretto che la serie Endless Ocean abbiano migliorato la formula di gioco, il titolo dell’Arika (forse meglio nota per i sopracitati Endless Ocean per Wii e la serie di Street Fighter EX) ha un suo fascino ed un buon gameplay, ma per scelta è davvero un titolo che ha poco mercato e per pochi, che riusciranno a perdonare la ripetitività di fondo del titolo, anche perchè Everblue riesce davvero (per mancanza di termini migliori) ad immergervi nelle profondità marine, per un esperienza rilassante ma non blanda, a darvi una sensazione di scoperta e mistero.

Ritorneremo sicuramente a parlare di questo strano sottogenere del “simulatore di sommozzatore” con i due Endless Ocean, ma non è detto che non ne esistano altri, di titoli di questo tipo, in attesa che vengano letteralmente recuperati dagli abissi.

Felidae
(A Cura di Celebandùne Gwathelen)

Felidae

Uno dei miei libri preferiti di tutti i tempi (di cui vi ho parlato per la prima volta nella mia Top Ten dei Migliori Libri), Felidae è stato mio oggetto di lettura di “recente”, motivo per cui mi son detto che tanto vale parlarne in più dettaglio su queste pagine una seconda (ma non ultima!) volta.

SPOILER (SENZA FINALE) A SEGUIRE!

Autore fittizio e protagonista della vicenda è Francis, che si è appena trasferito in una nuova casa in una nuova città con il suo “compagno” Gustav. Una cosa che va detta di Francis, ma che il libro “nasconde” spesso, è che Francis è un gatto. Quando Francis esplora per la prima volta i dintorni, trova su un vicino muro un confratello, mentre questo esamina da discreta distanza e un secondo gatto, esanime, nel giardino sottostante. Francis analizza la vittima e quando l’altro gatto (di nome Barbablù) si rende conto che Francis ha la stoffa per tentare di capire cosa sta accedendo nel quartiere, gli rivela che Sascha, questo il nome della vittima, non è il primo confratello morto. Barbablù pensa che ad uccidere i gatti siano degli umani, ma Francis è convinto del contrario, osservando come la vittima è stata aperta da zanne e denti.
In questo modo, Francis, senza neanche sapere a cosa va incontro, diventa il detective della zona, e presto confratelli morti iniziano a presentarsi al duo detective come se piovesse. Seconda vittima è Deep Purple, un metusalemme del quartiere, e Francis inizia a sospettare che la riproduzione della specie ha qualche cosa a che fare con le morti dei suoi confratelli. Le indagini iniziano a portargli incubi, però, incubi in cui Francis vede Deep Purple farfugliare di sperimentazioni genetiche o in cui uno scienziato con occhi da gatto in lacrime lo tortura e terrorizza. Presto Barbablù affianca a Francis un altro genio del quartiere, tale Pascal, gatto addirittura in grado di usare il Computer. I due fanno ricerche sugli scomparsi, e grazie a tabelle Excel in cui Pascal ha catalogato gran parte dei residenti del quartiere, scoprono che negli scorsi cinque anni diverse centinaia di gatti sono “misteriosamente scomparsi”. Francis scopre inoltre anche una setta religiosa di gatti che sembrano mistificare un tale “Claudandus”, gatto che visse nel quartiere generazioni addietro e che pare abbia aiutato molti gatti a sfuggire da terribili agonie e abbia addirittura sconfitto gli uomani.
Comunque sia, il gatto a capo di questa setta, Joker, e uno strano figuro che nasconde le vittime, tale Jesaia, sembrano saperne di più su Claudandus e gli avvenimenti del quartiere. Francis spera di risolvere il mistero con Pascal, con cui stringe una forte amicizia, ed è rattristato quando scopre che questultimo ha un tumore e non vivrà ancora a lungo. E quando, poco tempo dopo, Joker prima scompare e poi viene ritrovato morto, però, che Francis si trova davanti a un vicolo cieco. Prima di trovare, all’improvviso, l’illuminazione, proprio grazie ad un sogno…
La soluzione del caso rivela un piano di proporzioni…davvero epiche! Che qui non spoilererò!

Felidae

Nel libro non ci sono immagini, e del film parlerò più in là: godetevi questo bella fan art (di DetectiveScheper)!

La cosa più bella del romanzo, è che per quanto Felidae sia fondamentalmente un giallo scritto per chiunque ami i gatti, o un libro di gatti scritto per chi ama i gialli – con un piccolo mix di horror&gore messo per gradire – durante tutto il libro, in realtà, l’autore, Akif Pirinçci, fa una critica, per niente velata, delle orrendità che gli uomini commettono sui gatti o sugli animali in generale. Il punto di vista è quindi VOLUTAMENTE quello di un gatto che parla degli uomini come quelle persone in grado di fare sia tanto male che tanto bene a tutto quello che hanno intorno.
La cosa stupefacente, alla fine del romanzo, è che Francis e il suo antagonista, che qui non rivelerò, in realtà sono incredibilmente simili, se non per una piccola differenza di punto di vista. L’assassino pensa che tutti gli uomini siano cattivi, che non esiata del bene in loro. E lo crede al punto di dire che gli uomani sono belve cattive, e gli animali siano i veri uomini buoni. Francis, invece, crede nel bene, è convinto che tra tutti gli uomini cattivi ce ne siano anche altrettanti buoni, e che una pacifica convivenza tra le due specie è possibile, a patto di portare rispetto gli uni verso gli altri.
Il libro, in generale, è scritto in maniera fenomenale, ed è un vero peccato che in Italia non sia diffuso più di tanto. Qui in Germania è un vero cult, un classico quasi, che ha poi spawnato una serie (non sempre brillante, ma ne parleremo) di seguiti. Oltre a un film a cartoni animati, di cui parlerò, se ho tempo, presto.
Difficile anche citare personaggi preferiti del libro, visto che lo sono un pò tutti, e come tale non è che sia al 100% adatto parlare di preferenze. Da Francis, protagonista semplicemente geniale, a Barbablù, un pò “comical relief” del libro, un pò versione rozza e fedele di un informatore, un Watson popolano insomma, passando per l’intelligentissimo Pascal, l’odiabile e amabile Kong, tutti i gatti a cui è stato dato un ruolo di qualche tipo è riuscito bene. L’autore è stato geniale nella creazione di questi caratteri così diversi e così credibile, a tratti ho davvero pensato “Questa vicenda è realmente accaduta, e a scrivere non è Pirinçci, ma è stato davvero Francis, e Akif ha solo trovato la storia e messo il suo nome sotto.”…e devo dire, a momenti ancora ci penso. XD

Se trovate, in un mercatino dell’usato, su internet, ovunque, questo libro, compratelo. Merita di venire letto in maniera così forte e assoluta, che anche spenderci una banconota azzurra sopra è anche poco. Un libro che ha segnato me, come persona, e me, come pensiero, in maniera profonda. E, si, è “solo” un libro di gatti. E’ talmente bello.

Voto Personale: 9,5/10

Democracy 3

(A cura di Alteridan)

I gestionali sono da sempre un genere di nicchia, quelli di tipo politico poi si rivolgono ad un pubblico ancora più ristretto a causa della complessità intrinseca nella gestione di un’intera nazione. La terza incarnazione del gestionale politico sviluppato da Positech Games prova a ribaltare questo paradigma offrendo un’esperienza di gioco più abbordabile e meno microgestionale, purtroppo però i risultati non sono quelli sperati. Vediamo insieme perché.

La Democrazia è l’Occidente

Già da subito ci si accorge di un evidentissimo limite di questo approccio semplificato, nella schermata di selezione del Paese da gestire sono presenti poche opzioni: sarà possibile scegliere tra Regno Unito, Francia, Stati Uniti d’America, Germania, Canada e Australia. Solo sei nazioni, per giunta tutte e sei fanno parte della sfera occidentale e hanno, chi più e chi meno, un’economia solida alle spalle.

Eventi casuali possono avvenire in qualsiasi momento e possono portare sia bonus che malus.

Come se non bastasse, a ridurre ulteriormente il livello di sfida ci si mette un sistema partitico in cui impera il bipolarismo perfetto: il partito da noi guidato avrà sempre e solo un singolo partito avversario, a prescindere dalla nazione che avremo scelto. Se questo sistema è ovviamente credibile negli USA, nei paesi europei le cose non funzionano così nemmeno nei sogni più bagnati di Berlusconi. A completare il quadro semplicistico più che semplificato vi è anche la totale assenza di ideologie alla base di ogni partito, ad esempio giocando con il Partito Repubblicano americano potremo tranquillamente abbassare le spese militari o aumentare le tasse senza alcuna conseguenza all’interno dello stesso partito.

Il caotico ordine della politica

Superata la fase iniziale di customizzazione dello scenario di gioco verremo catapultati verso una schermata piena di piccole icone a forma circolare. Circondati da decine e decine di bolle colorate ci si chiederà quale pazzo abbia potuto anche solo pensare un’interfaccia così caotica, tuttavia dopo i primi attimi di interdizione e dopo aver seguito il breve tutorial introduttivo ci si rende conto che nel caos vi è ordine e che l’interfaccia è molto più intuitiva e funzionale di quanto si pensi.

Ad una prima occhiata può spiazzare ma l’interfaccia è particolarmente funzionale.

Ogni icona rappresenta una delle tante variabili che influenzano l’andamento di una nazione: in bianco troviamo le politiche di governo, direttamente influenzabili dall’azione politica dell’esecutivo che guidiamo; in blu i valori macroeconomici come ad esempio la disoccupazione, il Prodotto Interno Lordo o l’immigrazione; e in rosso le eventuali problematiche di cui soffre il paese, può darsi che ci sia un altissimo tasso di criminalità organizzata o una fetta consistente di popolazione soffra di obesità. Le variabili in blu o in rosso non possono essere influenzate in maniera diretta dall’operato del giocatore ma dovranno essere modificate tramite la modifica di politiche già esistenti o con l’introduzione di nuove leggi. Passando con il mouse sopra una delle tante icone a schermo verranno evidenziate tutte le relazioni con le altre variabili, siano esse relazioni positive o negative, e l’eventuale gruppo di persone (al centro dell’interfaccia) a cui interessano le varie modifiche a quelle determinate variabili.

Una volta presa dimestichezza con l’interfaccia, il meccanismo di gioco risulta essere estremamente immediato e facilmente padroneggiabile, forse troppo facilmente: ogni azione di governo costa un determinato numero di capitale politico, fornitoci dai nostri ministri, terminato il capitale dovremo passare al turno successivo dove una schermata ci sintetizzerà gli eventi domestici più importanti e gli effetti macroeconomici delle politiche messe in atto.

L’utopia bulgara

Nel gioco manca però il cuore pulsante della stessa democrazia: il parlamento. Il governo agisce da solo: ogni politica ha bisogno di un certo numero di turni prima di entrare in azione ma non troverà alcun ostacolo in questo periodo, manca il dibattito parlamentare, manca la ricerca del compromesso tra le parti, manca in sostanza la politica.

Durante la partita basterà tenere sotto controllo gli umori dell’elettorato e agire di conseguenza, tenendo come limite le entrate fiscali, facendo questo non sarà difficile essere sempre rieletti ed avere una buona fetta di cittadini sempre contenti rasentando spesso percentuali elettorali bulgare che superano abbondantemente anche l’80%.

Ogni freccia rappresenta il rapporto di causa/conseguenza che lega le diverse variabili.

Democracy 3 è quindi un titolo che fallisce proprio nel suo scopo principale, ossia rappresentare una democrazia moderna. L’eccessiva semplificazione della formula di gioco ha portato Democracy 3 all’esatto opposto di quello che gli sviluppatori volevano evitare. Come se non bastasse gli eventi casuali sono sempre i soliti cinque o sei che si ripresentano ad intervalli costanti e le varie nazioni non sono per nulla caratterizzate, secondo Positech Games l’Australia è uguale agli Stati Uniti.

Il terzo episodio di questa serie di gestionali politici vale l’acquisto solo se non avete proprio null’altro da giocare. L’unica cosa che si salva è proprio l’aspetto che durante i primi minuti di gioco nessuno avrebbe mai pensato di voler salvare: l’interfaccia.

Voto personale: 4,5/10

Come fu che Obelix cadde da piccolo nel paiolo del druido
(A cura di Celebandùne Gwathelen)

Come fu che Obelix cadde da piccolo nel paiolo del druido

Che Uderzo dovesse prendersi un momento di pausa dall’inventare storie era evidente per lo meno dopo il viaggio in India del piccolo guerriero gallico. Ma come smettere di pubblicare Asterix? O come “guadagnare tempo”? Diciamo che non tutto ciò che Renè Goscinny aveva mai scritto o ideato su Asterix era stato messo su carta, e così Uderzo tira fuori la storia che ha iniziato tutte le storia, il momento in cui Obelix divenne ciò che oggi è…forse il migliore “sidekick” di tutti i tempi.

La storia viene narrata dal punto di vista di Asterix, e narra quello che accadde quando i due erano piccoli. Già i padri di Asterix ed Obelix erano grandi amici, e già all’epoca Panoramix serviva la pozione magica ad un giovanissimo e magrissimo Abraracourcix ed i suoi uomini per tenere a bada legionari romani.
I bambini, tra cui anche un giovane AUtomatix, Ordinalfabetix e Assourancetourix, usavano fare i dispetti ad un docilissimo e dolcissimo Obelix, a cui non piaceva per niente picchiarsi. Asterix tentava sempre di difenderlo, ma spesso Obelix era comunque soggetto ai loro scherzi. Neanche a scuola il piccolo brillava, e Asterix, da migliore della classe, doveva dargli lezioni di ripetizione ogni pomeriggio.

Come fu che Obelix cadde da piccolo nel paiolo del druido

Asterix deve difendere il piccolo Obelix dai compagni

Durante gli attacchi romani, ovviamente, la scuola era chiusa, con gioia dei bambini, e al contempo col loro dispiacere, in quanto ancora non era loro permesso dare man forte ai padri in battaglia.
E’ durante uno di questi attacchi romani che i bambini, per noia, decisero di riprodurre un attacco romano, con Obelix nel ruolo del romano grasso. Nonostante difesa di Asterix, alla fine il “piccolo” Obelix era con un occhio gonfio e piagnucolante. Asterix decise che questa storia doveva finire, e sfruttando l’assenza del druido, intento a dar manforte in battaglia (era più giovane, dopotutto), trascinò Obelix dietro sè nella casa del druido.
La titubanza di Obelix svanì quando il profumino della pozione magica lo attirò verso sè, e con Asterix che lo aiutò a salire sul paiolo a prendere un buon sorso, lo scherzo sembrava bello che fatto. Se non fosse che Asterix, andando poco dopo a fare da guardia alla casa, nota il ritorno di Panoramix e intima al suo amico di fare presto. Un urlo, uno spavento, uno splash, ed Obelix cade del paiolo.
Il resto è davvero storia, e anche questa, come ogni altra, finisce con un bachetto in cui, finalmente, Obelix viene rispettato (e, al posto suo, viene legato Assourancetourix)!

Come fu che Obelix cadde da piccolo nel paiolo del druido

Obelix non vorrebbe, ma Asterix gli dice di seguire il suo consiglio e bere un pò di pozione magica..

Non sono io che l’ho fatta breve, per stress di tesi, è proprio l’albo in sè a essere breve (e per di più non a fumetti). Il tutto è scritto a testo, intermezzato da immagini giganti. L’albo non mi dispiace, a essere onesti, anche se il formato non a fumetti è un pò strano, e fa sembra il tutto un pochino un Cash In. Così, però, non è, giacchè Albert Uderzo a inizio albo, in una nota, dice chiaramente che la voglia di pubblicare questo racconto c’era semplicemente per onorare la storia delle origini come narrata da Goscinny anni e anni addietro, senza mai metterle per iscritto. E così, anche per non dimenticarle, certe storie vanno prese per quelle che sono a accolte con un inchino e un ringraziamento. Non è la storia più bella di Asterix, ma è come i suoi due creatori si sono immaginati tutto avesse preso inizio.

Voto Personale: 7/10

Satolli di cioccolato, ci rivediamo (rotolando sulle pance) a settimana prossima!

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