The Weakly Hobbyt #148

The Weakly Hobbyt #148

Con alcuni minuti di ritardo, eccovi il Weakly Hobbyt #148, -2 dal prossimo grande obiettivo del Checkpoint Cafè. Settimana dura e faticata per il sottoscritto, con la tesi in consegna domani e tante cose ancora da fare. Spero che questo vi giustifichi il ritardo, e sennò, avete chiaramente una scala di valori un pochino da rivedere.
Per chi legge solo l’Intro e poi si dimentica degli articoli, vi avviso: NON ANDATE A VEDERE AMAZING SPIDER-MAN 2 AL CINEMA! Il film è pessimo per i motivi che spiego nella mia recensione un pochino più in basso. Vorrei invece che, piuttosto, leggeste per bene la recensione di Transcendence di WiseYuri e, dato che ci siete, perchè no? anche i nostri articoli su Final Fantasy X HD e TxK! Ne valgono la pena!😉

Buona Lettura!

The Amazing Spider-Man 2
(A cura di Celebandùne Gwathelen)

Rise of Electro

Ho visto questa settimana The Amazing Spider-Man 2 al cinema, e la recensione che sto per fare è volta a tutti coloro che sono ancora indecisi se andarci o meno, anche se spero di beccarne anche qualcuno di quelli che a vedere Rise of Electro al cinema ci vuole andare. Ecco, non fatelo.

La trama di Spider-Man 2 riprende qualche tempo dopo la fine di Amazing Spider-Man (recensito sul Weakly Hobbyt #75), con Peter Parker e Gwen Stacy assieme nonostante la promessa di Peter di tenersi lontano da lei. Pete nel frattempo continua a impersonare Spidey nel suo tempo libero, con ladri e ladruncoli da mettere in prigione nel tempo libero.

Rise of Electro

Il primo incontro tra Spidey e Max Dillon è davvero unico!

Le cose vanno benino fino alla festa di laurea sua e di Gwen. La coppia va in crisi e torna in città Harry Osborn, amico d’infanzia di Peter Parker. Pete, inoltre, continua ad investigare sulla scomparsa dei suoi genitori, avvenuta in circostanze e per motivi misteriosi. L’unica cosa che Pete sa è che suo padre Richar ha lavorato alla Oscorp su qualche progetto davvero importante.

In tutto questo, un povero elettricista di nome Max Dillon, salvato una volta per caso da Spidey, inizia ad avere manie di protagonismo, soprattutto quando, in seguito ad un incidente, riceve il potere di controllare l’elettricità al solo pensiero. Quando anche Harry rivela a Pete che lui sta per morire e solo l’Uomo Ragno può salvarlo, la situazione si fa ostica per il nostro tesiragnatele…

Non spoilero ulteriormente, perchè…boh, non ne vale davvero la pena. Il film, e questo si che ve lo “spoilero” qui sotto, ha una serie di cose fatte bene, ed una serie di cose fatte davvero male.
Partiamo da quelle fatte bene; gli effetti speciali sono davvero impressionanti, e in particolare mi piace il look più fumettoso e con colori accesi di Spidey stesso, meno dark, che non ci stava tanto bene secondo me. Electro, poi, è reso benissimo, sia dal punto di vista scenico che, e passiamo ad un secondo aspetto, da quello prettamente del personaggio. Max Dillon è forse uno dei villain più credibili e psicopatici che ho visto nei film dell’Uomo Ragno, e non è davvero il classico tizio diventato cattivo che ce l’ha con Spider-Man per caso, o perchè Spidey è un eroe. No, Max Dillon ce l’ha con Spidey per la delusione che gli ha causato, e questa è una novità nei film dei supereroi, per quel che ne so io.

Rise of Electro

Dane DeHaan è Harry Osborn, amico di infanzia di Peter. Già rimpiango James Franco!

A parte Max Dillon, comunque, mi sono piaciuti molto anche i personaggi di Peter Parker e Gwen Stacy che singolarmente e insieme funzionano benissimo; sono fantastici e le scene in cui sono insieme sono forse le migliori di tutto il film, inclusi i momenti in cui se la vedono con Electro come squadra e non come supereroe e bionda da proteggere. Gwen è una donna forte e di carattere e lo dimmostra ogni volta che può.

Quello che del film non mi è piaciuto, fondamentalmente, è tutto il resto. Il film manca totalmente di visione. Ha un sacco di spunti interessanti e intelligenti, ma li rovina del tutto nel giro di 2 ore. Abbiamo Norman Osborn, malato fondatore della Oscorp e suo figlio Harry, i due hanno un favoloso conflitto padre-figlio. Dopo due minuti, muore Norman Osborn. C’è una tale Felicia, che diventa un pezzo grosso quando Harry Oscborne si prende la Oscorp…ma non si sa se sia Felicia Hardy o meno. Abbiamo Alistair Smythe, capo della sicurezza di Oscorp, stupenda allusione al futuro costruttore di robot ammazzaragni…che muore anche lui.
Detto in due parole, il film si taglia le gambe da solo. C’è la possibilità di costruire un universo di Spider-Man buono, decente, bello, intrigante, con gli stessi personaggi che i lettori dei fumetti hanno amato per tanti anni…ma nel giro di due ore, muoiono tre dei maggiori nemici di Spidey del mondo dei fumetti. E non sono gli unici a morire.

Rise of Electro

Pete e Gwen ne passano davvero di tutti i colori in questo secondo nuovo film su Spidey!

Certo, poi ci sono le allusioni ad un futuro scontro con i Sinistri Sei, ci sta la guarigione di Harry Osborn, ma il film sembra voler fare tanto da un lato (con due nemici per Spidey, e non vi rivelo quali sono e quale invece è solo pubblicità) e al contempo si uccide il futuro dall’altro. PErchè distruggere personaggi così potenziali? Perchè rovinare conflitti così potenziali e ridurli ad uno stupido scontro che dura due minuti alla fine del film? Perchè portare in scena personaggi misteriosi assolutamente inutili, per la seconda volta, senza far capire chi sia chi? E poi, la scena alla fine dei criditi, vogliamo parlarne? Forse la peggiore che ho visto negli ultimi cinque anni?

Rise of Electro

La lotta tra Electro e Spidey ha una grafica da videogioco next gen! =D

Tutto sommato The Amazing Spider-Man 2 è un discreto film sui supereroi, con bei momenti di sintonia tra i personaggi principali, recitati anche bene da ottimi Andrew Garfield, Emma Stone e Jamie Foxx. Però, The Amazing Spider-Man 2 è il peggiore film su Spider-Man a quest’oggi, e alla fine del film io pregavo in ginocchio che poca gente lo andasse a vedere e che la Sony sia costretta presto a ridare i diritti alla Marvel, in modo da poter implementare Spidey, magari, magari, nei suoi futuri film del Marvel Cinematic Universe.

TL:DR; NON andate a vedere The Amazing Spider-Man 2 se siete fan dei supereroi a fumetti. Darete i vostri soldi alle persone sbagliate. Evitate questo film.

Voto Personale: 5,5/10

Final Fantasy X HD Remaster

(A cura di Alteridan)

Versione giocata: PlayStation Vita

Nelle miei intenzioni questa avrebbe dovuto essere una doppia recensione sulla coppia di Final Fantasy rimasterizzati in alta definizione, Final Fantasy X e il suo seguito diretto X-2, entrambi venduti come se fossero un gioco singolo in una compilation da poco rilasciata da Square Enix e rivolta a PS3 e PSVita.

Invece ho deciso di scrivere una recensione per ogni titolo per due motivi, sostanzialmente: il primo dipende da una questione di praticità, avendo portato a termine solo uno dei due giochi; il secondo riguarda il fatto che sono comunque due giochi distinti e separati, seppur collegati e venduti in coppia. Quindi ora vi beccate la recensione della storia di Tidus mentre più in là potrete leggere quella sul primo sequel nella storia dei Final Fantasy.

Listen to my story

Tidus è il capitano degli Zanarkand Abes, una delle due squadre cittadine che militano nel campionato di blitzball, proprio durante una partita di questa sorta di pallamano subacquea un enorme mostro attacca la futuristica città di Zanarkand seminando il panico tra gli abitanti riunitisi nello stadio per assistere al match.

La qualità visiva degli intermezzi è notevole.

Sin, questo il nome dell’entità, semina morte e distruzione nella città costringendo il giovane Tidus alla fuga. È proprio durante la fuga che Tidus si imbatte in una sua vecchia conoscenza: senza spiegare molto al ragazzo, il misterioso Auron spinge Tidus a combattere contro le progenie di Sin che nel frattempo avevano invaso la città. Dopo un rocambolesco tentativo di fuga, Auron comunica in qualche modo con Sin e Tidus si ritrova non si sa come sperduto sul continente di Spira in quelle che sembrano delle rovine sommerse di una città. Da qui la trama prosegue in un crescendo di turbe adolescenziali, colpi di scena telefonati, segreti di Pulcinella e mosse strane tipiche delle opere orientali.

I peccati di Spira

Il gameplay di Final Fantasy X è quanto di più classico ci si possa aspettare da un gioco di ruolo giapponese, con alcune sostanziali novità. Al contrario della maggior parte dei jrpg, in Final Fantasy X i personaggi non progrediranno secondo dei binari prestabiliti sbloccando le abilità una volta raggiunti degli obiettivi specifici, in questo titolo una volta accumulata abbastanza esperienza verremo ricompensati con dei punti da spendere in una particolare schermata chiamata sferografia: all’interno della sferografia possiamo sbloccare le abilità che più ci aggradano per ogni personaggio.

Esistono due tipi di sferografia: una standard con percorsi iniziali predefiniti ed una master che lascia completa libertà al giocatore.

Ciò che FF X guadagna nella libertà di gestione dei personaggi viene perso però con una linearità fin troppo marcata delle zone di gioco, spesso degli strettissimi corridoi con zone segrete quasi inesistenti e limitate a poche aree da esplorare nelle fasi più avanzate del gioco.

Spira in alta definizione

Il lavoro svolto nella rimasterizzazione in alta definizione è encomiabile: sullo schermo OLED della console portatile di casa Sony il contrasto di colori della Spira naif risplendono ed hanno nuova vita. I filmati in computer grafica sono stati adattati agli standard moderni ed anche se sono sostanzialmente gli stessi di più di dieci anni fa fanno comunque un’ottima riuscita in HD (o subHD nel caso dello schermo di PSVita).

Le battaglie sono a turni: l’ordine di azione dei personaggi è comodamente visualizzato sul lato destro dello schermo e cambia in tempo reale in base a magie o abilità che modificano la velocità di alleati e nemici.

Non si può dire lo stesso del doppiaggio che pare non essere stato per nulla toccato durante l’opera di riammodernamento: spesso le voci dei protagonisti risulteranno essere leggermente metalliche, un particolare che viene enfatizzato se vi piace giocare con delle cuffie. Qualche incertezza grafica anche in alcuni frangenti quando si notano dei cali di frame rate, niente di particolarmente grave anche perché pare che il problema sia limitato solo ad un paio di zone.

Da notare anche l’aggiunta di un filmato extra, da visionare dopo la fine del gioco, che mostra alcuni avvenimenti che porteranno poi agli eventi narrati nel gioco successivo.

This is my story!

Questa riedizioni di Final Fantasy X è sicuramente un prodotto curato, seppur con alcune sbavature tutto sommato trascurabili. Il gioco in sé è lo stesso uscito nell’ormai lontano 2002, questo prodotto si rivolge quindi agli appassionati della serie e a tutti quelli che per vari motivi all’epoca non hanno avuto l’opportunità di giocare il titolo originale su PlayStation 2.

Nelle fasi avanzate del gioco avremo a disposizione un’aeronave che ci permetterà di visitare nuovamente ed in maniera immediata le location scoperte in precedenza.

Fanno però storcere il naso alcune scelte distributive di Square Enix: in primo luogo non si capisce perché il gioco supporti la funzionalità cross-save (il passaggio di salvataggio tra la versione PSVita e PS3, e viceversa) ma non sia cross-buy (acquistando una versione del gioco non viene dato un codice per scaricare la versione per l’altra console) obbligando ad acquistare due volte lo stesso gioco chiunque volesse usufruire del cross-save. Inoltre su PSVita solo Final Fantasy X è sulla scheda di memoria mentre viene fornito un codice per scaricare Final Fantasy X-2 dal PlayStation Store, ovviamente solo in versione PSVita.

Al di là di tutto Final Fantasy X resta un ottimo gioco di ruolo giapponese afflitto da una trama infantile ma con un gameplay che dovrebbe essere preso sempre ad esempio per ogni titolo di questo genere.

Voto personale: 8/10

Trans-Europe-Cendence

(A cura di Wise Yuri)

Transcendence 2014 cover

Relativamente fresco dalla sale cinematografiche, per voi è qua la recensione di Transcendence, meglio noto come “quel film con Johnny Depp dentro un computer”, che a quanto pare ha avuto un pò di attenzione pre-release, ma personalmente ho scoperto solo vedendolo apparire nella programmazione del mio cinema locale. Una recensione hype-free, quindi.

Transcendence segna l’esordio alla regia di Wally Pfister, meglio noto come il direttore alla fotografia di Christopher Nolan e di The Italian Job, che decide di tentare a prendere le redini di un film tutto suo, e chiaramente non è l’ultimo arrivato nel campo.

La premessa del film è presto detta. O presto scritta, in questo caso.

É il FUTURO, ma il futuro prossimo, una proiezione non troppo irreale o distante dal nostro presente, un futuro verosimile in cui la tecnologia è ancora più radicata in maniera capillare nella nostra società. Ed in questo futuro abbiamo il dottor Will Caster, il più importante ricercatore nel campo dell’intelligenza artificiale, che lavora da tempo per creare una macchina che combini l’intelligenza collettiva di tutto quello che è conosciuto con l’intera gamma delle emozioni umane. Ma ad una conferenza viene colpito a morte da terroristi anti-tecnologici. Volendo portare avanti la ricerca ed al contempo scongiurare l’inevitabile, la moglie di Will – Evelyn – ne carica il cervello in un computer, in modo che Will possa in qualche modo rivivere, comunicare e proseguire le ricerche su IA ed altre tecnologie come un’entità digitale, non più confinata da un corpo umano e capace di espandersi e crescere, forse anche troppo rapidamente…

Quindi…com’è il film? É un pò una mixed-bag, ad essere onesti.

Transcendence  2014 mr and mrs caster

 

La premessa ed il canovaccio sono molto comuni – per non dire un pò clichè – per questo genere, ed anche il tema dell’uomo-macchina & macchina sempre più umana è uno già sentito, più e più volte, ed il writing è decente ma in più di un caso vi farà sogghignare viste certe battute. Ma a credito del film, in più di un caso Transcendence riesce a presentare dei risvolti e delle situazioni interessanti o poco esplorate in film del genere, come la relazione tra la moglie ed il marito “digitale”. Il problema è che per quanto riguarda il resto, ed la maggior parte del film in generale, Transcendence non approfondisce i temi che tocca, e decide di tornare sul generico ed il comprovato, e l’intreccio ne soffre di freschezza – ed anche un pò di ritmo. Per esempio, il film quasi riesce nel creare questo “Dr. Will” rinato come potente entità virtuale un personaggio ambiguo, ci va molto vicino ma finisce per delineare un tradizionale “male neutrale” da computer (nel senso che non è “malvagità” visto che il computer non ha emozioni, ma è malvagità per gli esseri umani). Una cosa che è degna di lode è il triangolo romantico che si forma tra i tre protagonisti, ben costruito e convincente, ed ha anche una parte importante nella storia. Quasi dimenticavo, un pò ridicolo, trito e risibile il finale, che onestamente mi ha fatto un pò roteare le pupille. É quel tipo di finale lirico/poetico/artistico visto e stravisto, che serve più che altro a dare una leccatina all’ego del regista.

Depp fa un buon lavoro nei panni del personaggio del Dr. Will Caster, non il suo miglior ruolo (o la miglior decisione di casting), ma è rassicurante vedergli nuovamente fare qualcosa di diverso da Jack Sparrow/Tonto. Ottimi invece Rebecca Hall nei panni della moglie di Will Caster, e Paul Bettany in quelli del collega di Will dubbioso sui possibili risvolti delle sue ricerche.In generale il cast è più che buono, anche se alcuni attori sono chiaramente lì per i soldi e stiracchiano le proprie recitazioni. Non negò però che anche una recitazione tirata via come quella di Morgan Freeman in questo film è una “buona” recitazione tirata via. Un pò meno quella di Cillian Murphy, che davvero sembra annoiato dall’essere in questo film.

E poi ci sono altri personaggi come il gruppo di terroristi tecnofobi, che è lì più che altro per dare un gruppo di antagonisti alla storia, e non è molto ben delineato o caratterizzato. Il film un pò vive di questi contrasti, di momenti alti ed interessanti ed altre spudorate (e neanche troppo brillanti) convenienze di trama e di intreccio, ad essere onesti. E per quanto riguarda le tematiche, credo che un qualsiasi episodio di Ghost In The Shell: Stand Alone Complex si mangi questo film, ma è un paragone brutale ed ingiusto, lo ammetto.

Commento Finale

transcendence  2014 will caster

Transcendence è il tipo di film che con un pò di coraggio da parte del regista, sarebbe potuto essere molto di più. Tocca molte tematiche usate ed abusate in questo genere di fantascienza, ma riesce a presentarne alcuni risvolti interessanti, e molti spunti decenti per far pensare lo spettatore. Peccato che spunti siano e spunti rimangano, perchè nonostante un set-up con del potenziale per dire qualcosa di nuovo, rispetto a film di fantascienza venuti prima con una simile premessa ed obiettivo – un’analisi etico/filosofica sulle potenzialità e paure di rapporti sempre più stretti tra uomo e tecnologia sempre più umana – alla fine Transcendence preferisce non rischiare ed andare su un canovaccio e risoluzioni comprovate (ed un pò trite), che smorzano l’ambizione e la portata effettiva dei messaggi e tematiche affrontati (perchè per lo più vengono abbozzate e poco sviscerate). Ed onestamente diminuiscono globalmente il valore e l’impatto del film.

Ma comunque ci troviamo di fronte ad un solido action thriller fantascientifico, ben diretto, con un buon/ottimo cast (a parte un paio di performance davvero telefonate e stiracchiate), delle belle visuali, personaggi discreti ed un altrettanto discreto intreccio, e perlomeno godibile, nonostante il ritmo lentino. E per un film d’esordio di un direttore alla fotografia, non è male davvero.

Ad essere onesti, questo film mi ricorda molto Ghost In The Shell 2: Innocence, se non altro per il fatto che entrambi sono film con una decisa ambizione ed obiettivo, che purtroppo non viene mai realizzata, e ciò urta l’opera nel suo complesso (seppur in modi diversi e quasi opposti). E sono entrambi titoli che possono meritare una seconda visione, la quale può far scoprire qualcosa di non notato la prima volta.

Nel complesso, Transcendence è un film decente, ma che zoppica su sè stesso e non è esattamente “buono”, pur andandoci vicino, ed un buon esordio registico per il signor Pfister, sarei molto contento di vedere la sua carriera di regista continuare.

TxK

(A cura di Alteridan)

In principio ci fu Space Invaders, uno dei primi videogiochi ad avere avuto un successo planetario ed ancora oggi considerato un simbolo per il nostro hobby preferito. In Space Invaders è tutto in apparenza molto semplice: controlliamo una piccola navicella spaziale e dobbiamo sparare a degli alieni che arriveranno ad ondate scendendo dall’altro verso il basso, in un crescendo di difficoltà.

Qualche anno dopo arrivò Tempest e la prospettiva di gioco cambiò radicalmente aggiungendo per la prima volta nel genere una terza dimensione: gli alieni non si muovevano più dall’alto verso il basso ma dalla profondità dello schermo fino alla navicella del giocatore in livelli con forme diverse ma sempre con una conformazione tubolare, da qui il nome tube-shooter che in seguito caratterizzerà un intero genere.

Tra un livello e l’altro avremo la possibilità di accumulare punti extra semplicemente, si fa per dire, attraversando un tunnel.

TxK appartiene proprio a questo genere ed è da considerarsi il seguito spirituale di quel Tempest 2000 uscito agli inizi degli anni ’90 su Atari Jaguar e poi convertito su varie piattaforme tra cui il Sega Dreamcast e la prima PlayStation.

Questo nuovo titolo disponibile esclusivamente su PlayStation Vita è sviluppato sempre da Jeff Minter e dalla sua software house Llamasoft riprendendo in toto la formula che fece la fortuna dei tube-shooter negli anni ’80 e apportando alcune sostanziali migliorie dovute al progresso tecnologico. Si notano subito i grandissimi passi in avanti fatti nell’aspetto grafico: pur lasciando invariato lo stile grafico vettoriale, Minter ha aggiunto effetti particellari dettagliati e un maggior numero di colori.

Non lasciatevi ingannare: solo i primi livelli avranno questo tipo di conformazione così semplice.

TxK ha in totale cento livelli e svariate tipologie di nemici tutti diversi sia dal lato estetico sia dal punto di vista delle caratteristiche che influenzano la partita come la resistenza ai proiettili, il movimento e il tipo di attacco. Sono presenti due modalità di gioco: una definita Pure, più classica in cui tenteremo di arrivare alla fine dei 100 livelli senza perdere tutte le vite ma con la possibilità di continuare dai vari checkpoint in caso di game over, ed una Survival in cui non vi è possibilità di continuare e non vengono fornite vite extra nel corso della partita.

TxK è estremamente rigiocabile grazie ai pattern dei nemici che cambiano ad ogni partita e alla sfida al punteggio più alto, è infatti inclusa una leaderboard mondiale in cui far bella mostra dei propri punteggi migliori.

Più si va avanti e più i nemici cresceranno in quantità e in qualità.

In conclusione, TxK è probabilmente il gioco arcade migliore attualmente sulla piazza e sicuramente il miglior tube-shooter mai creato. Una curva di difficoltà crescente in maniera lenta ma inesorabile, il gran numero di livelli e nemici, e un impianto grafico e sonoro psichedelico rendono TxK un grandissimo gioco che qualsiasi appassionato dei classici cabinati da sala dovrebbe avere sempre con sé, e proprio l’essere un titolo destinato ad una console portatile fornisce un considerevole valore aggiunto all’ultima fatica di Jeff Minter.

Voto personale: 8,5/10

Salvo, pubblico questo articolo e vado a riposare, che domani (oggi!) sarà una lunga giornata! Ci si sente domenica prossima!

3 Risposte to “The Weakly Hobbyt #148”

  1. wwayne Says:

    Anch’io ho parlato di un film supereroistico in questo mio post: http://wwayne.wordpress.com/2014/06/19/i-10-film-che-tutti-odiano-tranne-me/. Le mie considerazioni ti trovano d’accordo?

    • Celebandùne Gwathelen Says:

      Ciao!
      Beh, di film che a critica e pubblico in genere non piacciono, ma che poi sono le nostre “Guilty Pleasures” ce ne sono a bizzeffe, ne ho un paio anche io. Batman & Robin che citi tu nel tuo articolo non lo vedo da un’eternità e sarebbe quasi il caso di rivederlo, appena ho un pò di tempo. Indubbiamente è un film che ha creato molto controversie.
      In confronto, Amazing Spider-Man 2 è un buon film, soprattutto perchè ha due protagonisti molto simpatici e per i quali si prova compassione, soprattutto nel finale. Tuttavia, come ho anche detto in fase di recensione, per essere un film su Spider-Man, ci sono molte scene deludenti, considerando il materiale che avevano e le potenzialità che il film ha. Come già scritto, al progetto manca una visione.

      Detto questo, credo comunque che questo sia un film che a me non sia piaciuto, ma al resto del mondo si. Quindi un pò il contrario di quello che hai scritto tu.

      • wwayne Says:

        Credimi, sei in buona compagnia: qui su WordPress ho letto solo recensioni negative di Amazing Spider – Man 2. Io non l’ho visto, ma ho letto su diversi blog che la sceneggiatura ha completamente tradito le aspettative del pubblico: i fan si aspettavano un film che combinasse azione e sentimento nella giusta dose, e invece si sono ritrovati un film che per DUE ORE si concentra esclusivamente sul sentimento, per poi concentrare tutta l’azione negli ultimi 20 minuti, giusto come contentino. Peccato che, dopo 2 ore di film sentimentale, il pubblico fosse ormai narcotizzato, e quei 20 minuti di azione non sono certo bastati a risvegliarlo e a riscattare il film.
        Anche Robocop (che ho visto) aveva lo stesso problema: gli spettatori si aspettavano che fosse un film d’ azione dall’ inizio alla fine, e invece si sono trovati di fronte ad un dramma familiare che soltanto nel secondo tempo, con il pubblico ormai sopito o uscito dalla sala, prende la piega che avrebbe dovuto assumere fin da subito. Grazie per la risposta! : )


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