The Weakly Hobbyt #166

The Weakly Hobbyt #166

Appena tornato dalla “Spiel 2014” (una sorta di Lucca Comics & Games tedesca, che si svolge ogni anno nella città di Essen), con brio vi propongo un’altra tetrade di articoli più o meno freschi o freschissimi di stampa. Visto che Hallowe’en si avvicina, e con esso la pubblicazione del molto atteso Bayonetta 2 per Wii U (che, data la ghiottezza dell’occasione, probabilmente mi prenderò visto che include anche il primo Bayonetta), abbiamo pensato di parlarvi dell’anime dedicato alla strega dai lunghi capelli, con il solito contorno di videogiochi e film.
Sperando che apprezziate il nostro continuo sforzo di farvi leggere un pò le nostre idee su media di vario genere, vi auguro una Buona Lettura!

Bayonetta: The Animation

(A cura di Wise Yuri)

Bayonetta Bloody Fate logo

Con l’imminente uscita di Bayonetta 2, ho deciso di dare un’occhiata a Bayonetta: Bloody Fate, un film anime del 2013 basato sul gioco del 2009 di Platinum Games.

Curato dal noto studio di animazione GONZO, Bloody Fate racconta la storia presentata nel videogame in un vero e proprio lungometraggio dalla durata di 1 ora e mezzo (non un’OVA di 40 minuti circa come succede di solito), e fortunatamente è il caso di un adattamento che si prende alcune libertà lì e là (come l’ordine di alcuni avvenimenti), molto meglio di un “riversamento” diretto di quanto succede nel videogame in forma animata, che può funzionare in alcuni casi ma non sempre.

Per chi non sapesse la storia di Bayonetta, in sintesi “spoiler free” parla di questa titolare strega che si risveglia dopo un sonno lungo 500 anni, e colpita da amnesia, va alla ricerca del suo passato e combatte le orde di angeli che le danno la caccia, finendo nella vecchia città di Vigrid e costretta a confrontarsi con il mistero degli Occhi Del Mondo…

C’è qualcosina in più, ma in pallole la storia è questa, anche se parlare di trama è leggermente fuorviante in questo caso, perchè come il videogioco a cui si ispira (ed in alcuni casi anche di più), Bayonetta Bloody Fate è un tripudio di visuali estreme e fuori dalle righe come un anime può essere, e questo vuole essere tale, e prendere qualsiasi nozione di realismo a calci in faccia, magari con l’aiuto di un demone invocato dai capelli di Bayonetta. Folle, e visto il materiale a cui si ispira, è proprio quello che deve essere, un orgia di azione con protagoniste gnoccolone con pistole pure al tacco della scarpa.

Bayonetta Bloody Fate screenshot 1

Ed a questo riguardo, il fan service è ridicolo ed estremo quanto nel gioco, anche se molto meno calcato di quanto possiate pensare, quando c’è è ridicolo, specialmente per le pose in cui Bayonetta si mette, andiamo.😄 Per fare capire a chi non ha giocato il videogame, Bayonetta è praticamente intrisa di potere magico ed usa i suoi capelli come strumento per evocare demoni giganteschi…. solo che nel farlo diventa quasi nuda, perchè i capelli creano quella “tuta” che sembra avere addosso.

Quindi sì…. in pratica è un esibizionista, per dirla in maniera gentile, e non indossa niente. L’ho fatto notare solo per mettervi questa immagine mentale in testa, potete ringraziarmi dopo.😀

Fan service a parte, Bloody Fate è tecnicamente eccelso. L’animazione è di altissima qualità, la velocità e l’esagerato ritmo della altrettanto esagerata azione è reso molto bene, con una cura maniacale dei dettagli. L’unico neo è la CGI che in alcuni casi è integrata bene nel tutto, ma spesso si nota fin troppo e non è eccelsa, non so cos’è, ma animazione giapponese e computer grafica raramente si mischiano bene assieme (mi vengono alla mente alcune sezioni in CGI di Hellsing Ultimate, stonavano tremendamente con la tradizionale animazione), forse è la reticenza ad adottare il mezzo da parte degli studi giapponesi per tradizione o mancanza di interesse, boh.

Il doppiaggio giapponese (una novità per la serie visto che come molti titoli Capcom il doppiaggio originale era in inglese) è buono (il che è un bene visto che sarà usato lo stesso team di doppiatori per Bayonetta 2), ed oltre a tracce del gioco in versione remixata, ci sono alcuni pezzi originali carini a comporre la colonna sonora.

Commento Finale

Bayonetta Bloody Fate screenshot 2

Bayonetta: Bloody Fate è un’ottimo adattamento anime del videogame, con eccelleni animazioni (ed anche un po’ di CGI non sempre inserita bene o molto curata) che traducono benissimo l’orgia di azione e visuali ipercinetice e sopra ogni possibile riga di Bayonetta, ed anche il ridicolmente estremo fanservice (talmente estremo che onestamente fa simpatia per quanto è ridicolo). Le libertà prese con la storia e narrazione hanno senso e danno motivo anche a chi ha già giocato alla nausea il titolo Platinum Games di vedere Bloody Fate e non avere l’impressione di vedere una versione animata delle cutscene del videogame. Non è del tutto consigliabile vedere prima questo adattamento e poi giocare il titolo, ma può farvi interessare al gioco, e ne cattura perfettamente il folle stile. Se siete curiosi, dategli un’occhiata, vale il vostro tempo.

In Space We Brawl

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Piattaforma: PS3, PS4 Data di uscita: 15 ottobre 2014

In un’era di gaming come quella odierna, tutta improntata sull’online, Nintendo sembra essere l’ultimo baluardo del gioco sul divano, con i suoi Mario Kart e Smash Bros.

Ed ecco che in salvo delle altre console arrivano gli sviluppatori indie. In Space We Brawl è un gioco fresco fresco della Forge Reply, uno studio 100% italiano.

 

Vecchia scuola, idee nuove

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Il gioco è molto semplice: si tratta di un twin stick shooter a 4 giocatori, dove si dovrà pilotare un’astronave con un’arma sulla sua schiena. La levetta analogica sinistra ci muoverà nello spazio 2D e quella destra punterà la nostra arma. Con i grilletti possiamo sparare colpi normali e colpi speciali, quest’ultimi limitati da un pool di energia rigenerante. E tanto basta per iniziare. Il gioco ha anche un comando per il boost ed uno per lo scudo, che consuma energia e quindi è più complesso di quel che appare.

Il numero di navi ed armi a disposizione è notevole. Le possibilità che si aprono sono davvero tante e permettono ogni tipo di approccio. Con una nave pesante e robusta armata di fucile a pompa posso andare in faccia ai miei nemici senza troppa paura di perire, oppure posso utilizzare la stessa arma ma su uno chassis più fragile per momenti più toccata e fuga o ancora posso mantenere le distanze ed usare un’arma a lunga gittata…. Si passa da robe abbastanza convenzionali come laser, mass driver e mitragliatori ad altre molto sfiziose, come armi in grado di manovrare i meteoriti nell’ambiente come arma, oppure a spade laser a cortissima distanza.

Anche le navi sono particolarmente differenziate con alcune non convenzionali. Abbiamo classici cliché come quelle lente ma robuste, veloci ma fragili, medie in tutto, quelle con tanta riserva di energia e si va fino a navi con lame rotanti pensate per scontro ravvicinato ed altre invece instabili con velocità di movimento variabile ed un fattore di incontrollabilità molto alto.

Già tutte queste variazioni sono sufficienti a creare partite variegate e divertenti, ma non è finita qui. Le arene dove combatterete hanno ognuna un timer nascosto (che varia in base alla difficoltà) che determina l’arrivo di “roba” su schermo. Buchi neri, alieni di ogni tipo, tempeste di meteoriti. Un ottimo modo per non far protrarre gli scontri troppo a lungo tra giocatori troppo “camperoni”. Anche prima di questo momento di criticità, lo schermo è costantemente invaso da roba di ogni tipo che può sia attaccare i giocatori, dargli fastidio o donargli punti vita ed energia.

Molte navi ed armi sono bloccate ad inizio gioco e per sbloccarle occorre affrontare le sfide, ovvero dei minigiochi pensati per il singolo. Ottimi per prendere confidenza con i comandi e per prendere roba, non sono l’attrattiva principale di questo prodotto, incentrato sul casino in 4.

Altra idea molto interessante è il sistema di taglie. Questa regola opzionale permette prima dell’inizio della partita di piazzare in modo anonimo delle taglie su qualunque giocatore. Quando si distrugge un avversario con una taglia si ottiene un punto in più per taglia. Quando invece si vince il round con delle taglie addosso, queste daranno ancora una volta un punto in più per taglia. Il livello di accanimento ed inimicizia che si viene a creare nelle battaglie con le taglie è davvero notevole.

Una goduria per gli occhi e le orecchie

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In Space we Brawl è un gioco indie sviluppato da poche persone. Ma il livello di produzione audiovisiva è altissimo. Le navi, gli effetti, i disegni, sono tutti fantastici e coloratissimi. Durante le battaglie anche in mezzo al caos più assurdo ci si riesce sempre ad orientare ed è un bene. Unico forse problema è come alcuni oggetti non si capisce bene se sono interattivi o meno e potrebbe causare una brevissima confusione, ma ci si brucia solo la prima volta.

Il vero tocco di classe però è l’audio. Le musiche sono buone, tutte ben ritmate ed adatte all’azione, ma il vero genio è nel doppiaggio. Gli sviluppatori hanno pensato di registrare diverse voci per l’annunciatore, colui il quale vi farà il countdown prima della partita e vi dirà cose come: “select your ship” e robe simili. La particolarità sta nel fatto che le voci sono tutte ironiche, enfatiche che portano all’ironia determinati accenti e intonazioni e lingue straniere. Spiegarlo a parola è difficile, ma quando lo sentirete per la prima volta, capirete.

Che dire, quindi? In Space We Brawl è un gioco bello, solare, scherzoso e fatto apposta per buttare serate con i vostri migliori amici tutti sul divano. Se avete voglia di giocare sul divano ed avete una console Sony, non dovete far altro che prenderlo.

Voto personale: 9/10

A Single Man
(A cura di Celebandùne Gwathelen)

A Single Man

Come già citato nella recensione di Match Point, ogni volta che ne abbiamo tempo, la mia ragazza ed io ci vediamo un film la sera, con un genuino scambio di opinioni e gusti su quello che ci siamo visti assieme. Visto che Match Point mi è piaciuto davvero tanto, le avevo intimato di proporrmi qualcosa delo stesso genere, e per quanto A Single Man con Match Point ha in comune solo il fatto che il protagonista ha una storia d’amore, la mia bella bionda è riuscita a colpirmi di nuovo. =)

A Single Man è il film di debutto del regista Tom Ford, e ha come protagonista George Falconer, un professore inglese che lavora a Los Angeles, in California, nel 1962. George è gay e malato di cuore. Di recente ha perso il suo amante con cui ha passato sedici anni della propria vita, Jim, in un incidente d’auto. La famiglia di Jim non lo ha voluto neanche al funerale, non accettando questo strano amore. George, depresso e senza più ragioni di vita, decide di togliersi la vita. La mattina di quel giorno, mette in ordine la casa, saluta la sua badante in maniera particolarmente affettuosa, e osserva i vicini nella loro “normale” vita americana. Poco dopo, decide di incontrarsi con Charlotte, detta Charly, quella sera, per un’a lungo rinviata rimpatriata.

A Single Man

George ha continui flashback della sua vita felice con Jim

A scuola discute con i suoi studenti i luoghi comuni della paura, in particolare la paura sulle minoranze, discorso tangenziale alla sua situazione di vita. Lì attira l’attenzione di Kenny Potter, un giovane studente con il quale in precedenza non c’era altro rapporto che un semplice cordiale saluto. Dopo la lezione, Kenny segue George fino a mensa, superando le “barriere” del normale rapporto tra studenti e professori. George non si rende conto dei tentativi di avvicinarsi a lui da parte dello studente fino a quando lui non gli chiede i motivi di questo improvviso interesse. Kenny risponde che George sembra avere disperato bisogno di un amico, e il protagonista gli da ragione.

A Single Man

Kenny non sembra avere problemi a farsi aventi, verso George

Sulla via di casa, il profesore si ferma in banca, dalla quale prende tutti i suoi averi. Lì incontra la bambina dei vicini, e sua madre, con i quali scambia alcune parole. La madre della ragazza invita il professore a casa loro quella sera per una piccola festa di vicinato, ma l’uomo rifiuta. Fermandosi, poco più tardi, ad un chiosco dove compra pallottole e due bottiglie di Gin, George incontra Carlos, un prostituto spagnolo, con il quale condivide una sigaretta e alcuni momenti di connessione e comprensione reciproca. Carlos si propone di fargli compagnia, ma George rifiuta, dicendogli che non sarà lì ancora a lungo.

A Single Man

Charly è la migliore amica di George…

Tornato a casa, George mette le lettere di addio sul tavolo, dove dispone il resto degli oggetti, prende la sua pistola e tenta il suicidio, ma non riesce a trovare una posizione comoda in cui farlo e viene infine interrotto dal telefono. E’ la sua amica Charly, che gli chiede di non far tardi al loro appuntamento. George ripone la pistola e va dall’amica, con la quale passa una allegra serata a bere, mangiare, discutere e ballare. E’ evidente che Charly vorrebbe più che solo un’amicizia con George, ma questo è ancora troppo legato a Jim per lasciare un nuovo amore nella sua vita. Per di più, Charly non capisce la natura dell’amore di George per Jim, e frustrata a sua volta dalla sua vita andata a rotoli, fa innervosire il professore. Quando questo vuole tornare a casa, decide invece di andare in un bar a bere. Lì viene raggiunto da Kenny Parker, che ammette di averlo seguito. I due parlano della vita e del più e del meno, quando Kenny propone di nuotare nudi nell’oceano. George si associa ed i due si buttano di dosso i vestiti e nuotano nel mare. Poi, stanchi e infreddoliti, tornano a casa da George. Lì i due chiacchierano ancora del più e del meno, e il professore sembra gradire molto la presenza del giovane. Quando, stanco, George si addormenta per poi risvegliarsi, si ritrova a letto, dove lo ha portato Kenny. Kenny stesso è sul divano, ed ha preso in custodia il revolver con cui George voleva commettere il suicidio. George sorride e lo ripone nella scrivania, per poi tornare a letto. Lì soffre di un attacco cardiaco, e muore.

A Single Man

…anche se lei evidentemente vorrebbe di più da lui.

Il film finisce un pò all’improvviso, e la storia ha un non so cosa di “incompiuto”. Al contempo, però, è molto umana, molto vicina alla vita di tutti i giorni, come se fosse un film in stile “slice of life”. Anche la vita, come il film, non è detto che finisca bene, in maniera compiuta, o con un senso terminato. Il film, in questo, le è molto simile.
Per quel che riguarda la storia, è intrigante, e la recitazione è a livelli davvero alti. Colin Firth è decisamente l’attore che più di ogni altro spinge il film verso livelli astronomici, con una recitazione fuori dal comune e davvero spettacolare. Le sue emozioni, i suoi momenti apatici, la sua gioia e la sua tristezza si vedono in maniera eccezionali attraverso il volto e gli occhi dell’attore.
Quello che però, ancora di più, mi ha convinto è l’uso dei colori. Il film è per lo più privo di tonalità di colore sature, anzi, è quasi tendente al grigio nelle scene di quotidianetà del professore. Ogni volta però che questi ha un flashback sulla vita con Jim, il tutto si colora, le tonalità si saturano e il film sembra più “felice”. Anche quando il professore vede qualcosa di bello o che gli ricorda qualcosa di bello, il film si colora. Un esempio sono quando George saluta una segretaria a scuola con occhi verdi e labbra rosse, o quando, passeggiando con un collega, si sofferma a vedere i corpi degli atleti che giocano a tennis, che si saturano di colore. Questi momenti, messi nel film di qua e di lì, sottolineano ancora di più l’umore di George rispetto al mondo. Il film inizia con tonalità molto poco sature, ma mano mano che George si sente meglio rispetto al mondo, i colori abbondano. Idea favolosa.

Tutto sommato, questo appuntamento di film nuovi mi sta piacendo molto, con due film su due davvero molto belli. Se a voi non dispiacciono film sulla vita, e non dovrebbero, questo A Single Man, vi piacerà tantissimo.

Voto Personale: 9/10

AXIOM – Stories from the City

(A cura di Alteridan)

AXIOM è il titolo dell’ultimo album del collettivo Archive, ma è anche il nome del film tratto dall’omonimo album. È proprio di quest’opera che voglio parlarvi, anche se le due produzioni sono per forza di cose collegate.

Chi conosce i lavori musicali degli Archive sa che presentano sempre un tipico sound cinematografico, e questa volta hanno deciso di mettere in atto questa loro vocazione per creare un’esperienza audiovisiva per loro completamente inedita.

Realizzato in collaborazione con la cooperativa cinematografica spagnola NYSU, AXIOM si pone a metà tra un corto e un lungometraggio, con una durata di circa quaranta minuti per rispettare la durata media di un album musicale. In AXIOM veniamo letteralmente immersi in un futuro distopico e orwelliano, dove un moderno dittatore propone la strada dell’involuzione controllata per portare l’ordine e la pace su tutto il mondo.

L’intera pellicola è in bianco e nero.

Il plot è molto classico e onestamente non rappresenta certo un punto di forza per la pellicola. Al contrario, l’intento dei due collettivi, quello musicale e quello cinematografico, è quello di trasporre quel sound in immagini, e il risultato è mozzafiato.

Partendo da “Distorted Angels”, prima traccia dell’album e parte introduttiva del film, gli attori e il regista riescono a trasmettere forti emozioni allo spettatore, rispettando i tempi del pezzo musicale e catturando l’attenzione con una fotografia azzeccatissima. Ma il vero apice viene raggiunto dopo la seconda metà della pellicola, quando si arriva a “The Noise of Flames Crushing”, quinta traccia (su sette) e di conseguenza quinta parte del film: qui troviamo la vera anima degli Archive, dove le sonorità più soavi e rilassate servono per sottolineare tutta l’angoscia di una quiete irreale prima dell’esplosione sonora ed emotiva delle fasi finali dell’album e della pellicola. “Shiver”, per l’appunto, mai nome fu più azzeccato (“shiver” significa “brivido”) per questo crescendo che ha il compito di portarci al gran finale.

L’opprimente atmosfera distopica viene fuori in ogni fotogramma.

In tutta la pellicola, e di conseguenza nell’album, sono concentrati tutti i lavori precedenti degli Archive: venti anni in quaranta minuti. Dal trip hop degli inizi, fino al sound più sperimentale degli ultimi tempi, passando per qualche divagazione progressive ed elettronica. Gli Archive sono tutti qui, e il lavoro svolto da NYSU nella realizzazione di questo film non fa altro che enfatizzare tutto questo.

Vengono spesso utilizzate immagini allegoriche per riproporre i testi dei pezzi musicali.

Peccato per una trama che ogni tanto si perde per strada, che però non mina in alcun modo le emozioni che le due opere trasmettono agli spettatori. In caso voleste visionare questo film, sappiate che potete trovare AXIOM anche su YouTube: vi basterà una rapidissima ricerca per godere dell’ultimo progetto dei brillanti Archive.

Poche chiacchiere: nei prossimi numeri Dead Island Riptide, Smash Bros. per 3DS e tanta altra roba buona! =)
Quindi, tornate! =)

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