The Weakly Hobbyt #171

The Weakly Hobbyt #171

Stagione invernale e quindi piena di uscite “calde” tra videogames e cinema, tra l’imminente tandem di Rubino Omega/Alpha Zaffiro E Super Smash Bros. for Wii U ed uscite come Lo Sciacallo – Nightcrawler (o Clown per gli amanti dell’horror), che cercheremo di coprire il più possibile, ma nel frattempo abbiamo un altro Weakly Hobbyt che aspetta solo di essere letto… quindi buona lettura!😀

 Valkyria Chronicles
(A cura di Caprichard)

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Piattaforma:   Ps3/PC (giocata)  Data di uscita: 2008/2014

La Playstation 3. Console di vecchia generazione oramai che non ho mai posseduto. Ogni tanto ci giochicchiavo da amici, ma è sempre stata poca roba multiplayer o Metal Gear Solid 4. Aveva un paio di giochi che mi interessavano e ho sempre avuto un minimo interesse nel raccattarla. Questi “paio di giochi” erano Valkyria Chronicles e Ni No Kuni. A sorpresa, SEGA, nel 2014, ben 6 anni dopo l’uscita originale, annuncia e rilascia in brevissimo tempo Valkyria Chronicles per PC.

La gioia e lo stupore si dipinge sul volto di numerosissimi giocatori PC, e su tutti coloro i quali avevano aperto un movimento per convincere SEGA a fare porting dei suoi giochi su PC. Alla notizia ho immediatamente recuperato il gioco e mi ci sono fiondato violentamene sopra.

Ho 22 anni

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La storia è un pastiche della seconda guerra mondiale, ridotta in stile giapponese. Ci troviamo nel 1935 in Europa (scritta e pronunciata così in inglese), quando l’Impero dell’est dichiara guerra alla Federazione dell’ovest e nel mezzo invade il principato di Gallia, ricco della risorsa di Ragnite, materiale magico di questo setting che serve letteralmente a tutto. L’invasione ricorda molto quella della Polonia da parte di Hitler, visto che anche in questo caso è caratterizzata da una tattica blietzkrieg. In risposta a questo, il principato di Gallia chiama alle armi la sua popolazione, reclutandoli in una milizia. Questo perché tutta la popolazione di Gallia deve fare il militare di leva e vengono chiamati come soldati in casodi conflitto su larga scala quando l’esercito regolare non basta.

Il primo , forse, grande cambiamento sta nell’età dei protagonisti principali e comprimari. Welkin, studente universitario di scienze naturalistiche, vede la sua città natale invasa dalle forze nemiche e viene arruolato nella milizia. Ha 22 anni, non è il classico protagonista giovane giapponese, stupido e piano di problemi adolescenziali, ma è un uomo cresciuto, con una morale ed idea del mondo già formata e non ha bisogno di crescita all’interno del gioco. Questo aiuta molto a mantenere un tono serioso per tutta la durata dell’avventura. Questo gioco è inoltre forse uno dei pochi, se non l’unico, al quale abbia mai giocato che rende bene l’idea dei campi di concentramento. Infatti, anche in questo mondo esiste la razza discriminata: i Darcsen. Si distinguono molto bene per avere capelli scuri e sono ritenuti responsabili per una catastrofe avvenuta in tempi antichi e da allora non hanno una nazione e vagano in giro per il mondo e sono discriminati da un po’ tutti. Questa tematica è molto classica e la si vede in tantissimi giochi, ma qui è presentata con la giusta dose di verosimilitudine per colpire il cuore del giocatore.

Ovviamente ci troviamo anche di fronte ad elementi un po’ più fantastici, come le titolari Valkyria. Senza scendere troppo nei dettagli, sappiate che questa popolazione antica che sembra essere sparita nel nulla, era tecnologicamente molto avanzata e poteva estrarre energie spropositate dalla Ragnite semplicemente toccandola, facendogli assumere poteri di livelli supereroici. Se in un primo momento questi elementi più fantastici sono assenti, mano a mano che si avanza nella storia diventano sempre più predominanti, ma non arrivano mai a stonare con il resto dell’ambientazione, essendo presentati in modo molto naturale.

Welkin si ritrova ad essere un comandante di carri armati e viene messo a capo della squadra 7, piena di reclute miliziane e grazie alla sua perizia tattica usciranno vittoriosi dalle più varie battaglie. Il gioco segue il sistema Fire Emblem, ovvero ha un numero ristretto di personaggi presenti sempre nei filmati della trama, mentre sul campo di battaglia potrete usufruire di un numero ben nutrito di personaggi dalle personalità più disparate, con discorsi personali che possono emergere solo sul campo di battaglia, relegando quindi la quasi totalità del cast a “comparse”. Tra l’altro il gioco mutua da Fire Emblem un sistema di Permadeath. Se un soldato cade in battaglia e non viene soccorso da un alleato entro tre turni o viene toccato da un nemico, esso muore e sarà perso per sempre. Andare effettivamente a perdere soldati è un po’ difficile e richiede davvero un livello di inesperienza di quelli epocali. Qualsiasi giocatore un minimo navigato riuscirà a finire il gioco senza perdite.

Nell’edizione PC sono presenti anche due capitoli DLC, che vi porteranno in una missione extra con un’altra squadra di Gallia e vi faranno vivere una backstory dalla parte dell’impero nemico. Questo cambio di prospettiva è molto interessante ed aiuta a gettare ancora di più il gioco in una zona morale grigia, invece di attenersi ai soliti canoni “bianco e nero” tipici di questo scenario.

Pronti…. Azione! (a turni)

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Il gioco è un gioco di ruolo strategico a turni con comando dei personaggi in tempo reale. Il sistema risulta un po’ più complesso a spiegare a parole che a vederlo in azione.

Il gioco è presentato come un libro, scritto da una giornalista che ha accompagnato la squadra 7 durante le sue battaglie. Ogni capitolo ha un numero di cutscene da vedere ed 1 o 2 missioni di combattimento.

Ogni missione inizia con una fase di schieramento delle proprie truppe. Di solito si arrivano a schierare un massimo di 9 unità da un pool di 20, quindi vi ritroverete non solo a scegliere i più adatti in base alla situazione, ma anche in base al vostro grado di simpatia verso determinati personaggi. Inoltre, se sulla mappa di gioco avrete delle basi conquistate, potrete far ritirare truppe e schierarne di nuove direttamente da queste basi. Questo è un metodo abusabile per far muovere istantaneamente unità da un punto all’altro della mappa o per ottimizzare gli schieramenti.

Il gioco quindi prosegue con una dinamica a turni. In ogni turno vengono assegnati dei punti comando, che devono essere spesi per far muovere ed attaccare un’unità. Una volta che si seleziona l’unità da comandare, il controllo diventa simile a quello di uno sparatutto in terza persona. Dovrete muovere manualmente il personaggio, metterlo in copertura e mirare verso il nemico e sparare. Se entrerete nel raggio di fuoco di un nemico, questi vi sparerà contro incessantemente, con brevi pause per ricaricare, quindi dovrete prestare estrema attenzione. Su PC, se si gioca a 60 fps, i tempi di reazione dei fuochi di intercettazione si dimezzano, rendendo le sortite estremamente più letali, sia per voi che per i nemici.

I punti di comando non devono per forza essere usati su personaggi diversi, ma possono essere assegnati ripetutamente alla stessa unità. Un uso ripetuto porta ad avere sempre meno punti movimento a disposizione, che ritorneranno al massimo al turno successivo. Il gioco è conscio di questa meccanica ed infatti dispone di un sistema di ranking per ogni missione. Completando le missioni il più velocemente possibile, si ottengono quantitativi elevatissimi di soldi e di esperienza. Per poter ottenere il massimo rank, A, bisogna abusare questo sistema e spesso si finiscono le mappe usando solo 1 o 2 personaggi. Questo procedimento è puro calcolo matematico di efficienza ed ogni mappa è studiata per essere sfruttata in un qualche modo. Ovviamente il gioco è godibilissimo anche senza puntare per forza al rank massimo, ed è piacevole vedere come si presti bene sia ai perfezionisti che ai più casual grazie a questo sistema.

Oltre al sistema tattico, il gioco ha un sacco di variabili legate ai singolo personaggi ed al loro equipaggiamento. Avrete una base alla quale spendere esperienza e soldi. La prima serve ad aumentare i livelli delle varie classi: scout, shocktrooper, lancer, sniper, engineer. Aumentando di livello otterrete nuovi comandi, nuove abilità ed anche nuove armi. Ogni classe ha un ruolo ben definito sul campo di battaglia.

Gli scout sono le truppe con il movimento maggiore e sono armati di fucili semiautomatici di buona precisione. Le Shocktrooper sono gli assaltatori. Lenti nel muoversi, corazzati ed armati di fucile automatico. I Lancer sono i vostri anti corazzati. I cecchini ovviamente sono gli specialisti dalla lunga distanza e gli ingegneri sono i support, in grado di disattivare mine, di riparare i carri armati ed armati di molte granate.

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Inoltre ogni singola truppa ha dei tratti personali che possono o meno aiutare in una missione. Avrete persone con allergia ai pollini, quindi forse è meglio lasciarli a casa in una missione nei boschi, altri invece si trovano a proprio agio nel deserto e così via. Purtroppo questi tratti non hanno un effetto molto marcato sul gameplay, sono più note di colore che veri buff e debuff in grado di cambiare le carte in tavola. Di sicurono aiutano a caratterizzare meglio le comparse del gioco.

I soldi servono per migliorare l’equipaggiamento dei soldati ed il vostro carro, comprando nuove armi e corazze o migliorando quelle esistenti.

L’ho già nominato un paio di volte, ma conviene spendere un paio di parole sull’Edelweiis, il vostro carro armato. Lo avrete schierato in ogni missione, consuma 2 punti comando per muoversi ed è una presenza non da poco sul campo di battaglia. Valkyria Chronicles è forse uno dei pochi giochi che mostra meglio la dicotomia di carro armato con supporto di truppe a piedi. Il carro è forte, invincibile rispetto alla fanteria, ma è lento, ha punti deboli, può ritrovarsi scoperto o con i cingoli a terra dopo un incontro con una mina. Abusarne non porta da nessuna parte, ma è uno strumento fondamentale per sfondare là dove serve. Stesso si applica ai carri avversari. Resistenti e letalisismi se presi frontalmente, dovrete applicare tattiche di accerchiamento se li vorrete vedere distrutti in poco tempo.

Un grandissimo punto a favore del gioco è la grande varietà di missioni. Non ci troveremo di fronte ai soliti: uccidi tutti sulla mappa, anzi, forse quella è la tipologia che si presenta meno volte. Spesso si dovrà catturare la base nemica e riuscire a farlo con rank A è una vera sfida, che spesso vi farà fare delle run con pochissime kill. Altre volte saremo sulla difensiva, altre ancora ci ritroveremo con degli incontri puzzle o missioni multiobiettivo o con cambio di direttive nel loro mezzo, altre con numero di uomini schierato ridotto, altre in notturna con visibilità scarsa, altre con agenti atmosferici… insomma la varietà è di casa ed è l’elemento che riesce a rendere il gioco entusiasmante e coinvolgente dall’inizio alla fine.

Un bellissimo acquerello

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La cosa forse più sorprendente del gioco è il suo motore grafico, il Canvas, che dona una aspetto acquerello a tutto il gioco e la direzione artistica è ispiratissima. Inoltre l’uso di onomatopee a schermo aiuta tantissimo a creare un effetto cartoon. Vedere un carro che si muove, con le scritte “rumble” che appaiono visino al suo motore a Ragnite ad indicarne il ruggito, ha un qualcosa di magico.

Il gioco è leggerissimo e ovviamente “non ottimizzato” per PC, in quanto lavora su un solo core e occupa a malapena il 50% della scheda grafica. Questo permette di forzare i livelli di dettaglio verso l’alto nei modi più disparati, ottenendo comunque prestazioni ottime. Attraverso la Dynamic Super Resolution di Nvidia ad esempio, è possible giocare il gioco a 4k (3840×2160) su un monitor 1080p ed ottenere comunque framerate a 60fps, su macchine di fascia medio-alta di 3-4 anni fa. La pulizia grafica che si ottiene in questo modo migliora non di poco la resa grafica.

La colonna sonora ed il doppiaggio anch’essi sono di ottima fattura ed i temi che sentirete durante le vostre battaglie vi entreranno in testa abbastanza velocemente.

Unico vero neo di questa presentazione è rappresentato dai filmati prerenderizzati, che sono quelli a 720p della PS3. Molto probabilmente non avevano più gli asset originali essendo un gioco di 6 anni fa e quindi ri-renderizzare i video apposta per PC sarebbe stato impossibile. Però l’effetto è alquanto straniante, quando un filmato prerenderizzato è più sporco e pixelloso della grafica di gioco.

 

Lo ripeto, questo è uno dei giochi per i quali avrei sempre voluto avere una PS3. Riuscire a giocarci ora, con tutte le DLC, a 60fps e con una pulizia grafica fuori scala sembra un sogno. Il gioco è invecchiato benissimo, la storia ed i personaggi rimarranno sempre attuali, il gameplay è così unico da rendere l’esperienza senza tempo, sempre valida.

Consigliatissimo a tutti gli amanti di giochi di ruolo giapponesi e soprattutto di giochi tattici con vena alla Fire Emblem. A 6 anni di distanza, non delude.

Voto: 9/10

The Bureau: XCOM Declassified

(A cura di Alteridan)

Un vecchio adagio recita che chi nasce cerchio non può morire quadrato. Se per molti aspetti questo è vero, per molti altri, e negli altri ci metto tranquillamente i videogiochi, questa massima non è molto calzante. Il titolo di cui vi parlerò oggi è il classico cerchio che si ritrova ad essere quadrato dalla mattina alla sera.

Nato semplicemente come XCOM, The Bureau ha avuto uno sviluppo che definire travagliato è riduttivo: partito come uno shooter in soggettiva classico, scomparso dai radar per diverso tempo, e poi riaffiorato in superficie in forma di third person shooter dalla forte impronta tattica, The Bureau: XCOM Declassified il tipico spin-off che non ti aspetti.

Invasione al nero di seppia

Diciamolo fin da subito, la trama di The Bureau parte nel più classico dei modi: siamo agli inizi degli anni ’60, in piena Guerra Fredda, quando improvvisamente una base segreta della CIA viene attaccata. Inizialmente si pensa a un attacco sovietico, ma ben presto la verità viene alla luce: la Terra è sotto attacco, una razza aliena sconosciuta sta invadendo il pianeta. L’ultima, nonché unica, linea di difesa dell’umanità è il Bureau of Operations and Command, un’agenzia governativa creata per fungere da ponte tra le altre organizzazioni statunitensi in caso di un’escalation della Guerra Fredda.

Gli alieni possono contagiare gli umani per renderli loro schiavi.

Nei panni dell’agente speciale William Carter, il nostro scopo sarà quello di creare e sviluppare una squadra di soldati di elite che possano far fronte alla minaccia aliena e scoprire le reali intenzioni dei cosiddetti Esterni. La trama prosegue in maniera piuttosto lineare, utilizzando i flashback sul turbolento passato di Carter come un efficace espediente narrativo, riservando comunque diversi colpi di scena, uno dei quali, in particolare, ben orchestrato. Non siamo di fronte a una trama da Oscar, naturalmente, ma l’intreccio risulta godibile, ben scritto, e anche meno scontato del previsto.

Vigilo Confido

Dal punto di vista del gameplay, The Bureau si presenta come uno di shooter in terza persona tattico, con la possibilità di personalizzare i membri del proprio team sia dal lato dell’equipaggiamento, sia da quello delle abilità. Già perché i nostri sottoposti, così come il protagonista, guadagnano punti esperienza man mano che partecipano alle missioni, salendo di livello e sbloccando abilità. Da questo punto di vista ci troviamo di fronte a una sorta di XCOM: Enemy Unknown/Within in miniatura: le classi dei personaggi sono sostanzialmente le stesse dello strategico firmato Firaxis.

Lo stato di salute del team è sempre visibile.

Abbiamo a disposizione anche un quartier generale, da cui arruolare nuovi soldati, sbloccare nuove armi ed equipaggiamento, e gestire le varie missioni secondarie e gli incarichi. Nonostante manchi la profondità strategica di uno dei capitoli della serie di cui The Bureau è uno spin-off, il gioco di 2K Marin riesce ad essere un XCOM in miniatura, con tutti i limiti del caso: ad esempio le missioni secondarie sono tutte più o meno simili tra loro, e gli incarichi non possono essere giocati in prima persona ma si risolvono in maniera automatica in base al livello complessivo dei soldati inviati sul fronte.

Sul campo di battaglia vero e proprio, invece, The Bureau può essere giocato come un TPS classico, sfruttando le numerose coperture garantite dalle macerie che si trascinano dietro gli alieni, oppure si può fare affidamento alla pausa dinamica per fornire ordini dettagliati ai due compagni che ci porteremo dietro in ogni missione.

Alieni generici

Purtroppo, però, mentre si gioca si sente sempre quel retrogusto tipico di un prodotto né carne né pesce: The Bureau è un gioco che vuole essere sia uno TPS classico per essere appetibile a un pubblico più casual (passatemi il termine), sia un gioco più strategico per ingraziarsi i fan della saga. Tuttavia non riesce ad eccellere in nessuno dei due campi: come sparatutto in terza persona è fin troppo generico, mentre come strategico/tattico manca di profondità.

Mai fare infuriare un muton.

È comunque un prodotto godibile, e se siete alla ricerca di un gioco con un setting diverso rispetto al resto delle produzioni attuali, allora The Bureau: XCOM Declassified può fare al caso vostro.

Voto personale: 7,5/10

Alien Chaos Brigade, INVADE!

(A cura di Wise Yuri)

Under The Skin logo

Oggi diamo un’occhiata ad un dimenticato titolo Capcom dell’era PS2, tale Under The Skin, con alieni, ufo e caos dappertutto!

La premessa della modalità Storia è semplice: voi siete Cosmi, un giovane alieno mandato in missione sulla terra per passare un rito d’iniziazione per diventare adulto, il che significa dovete seminare caos. Ma non parliamo di Predators, questi sono alieni combinaguai dal design molto “giappo-carino” (del tipo perfetti per una serie di action figurine o gadget che trovate nei gashapon), e voi ne controllate uno “baby” che è arrivato sulla terra per sbaglio e deve fare tanto casino per guadagnarsi il rispetto della sua gente e diventare un’eroe seminando caos nel pianeta più selvaggio di tutti..

Una storia e premessa che si può togliere o mettere senza intaccare la qualità del gioco, un pretesto davvero accessorio, e doppiato in inglese con voci un po’ irritanti ed infantili, ma che sono adatte al tono del gioco, non c’è nulla di serio o pretesa di fare altro che un gran casino (un casino PEGI +3, sia chiaro)!

Il gioco ha una grafica cel shaded più che decente, ma un po’ grossolana, e non posso dire di amare il character design qui, non eccelso o curatissimo, ma in tono con lo stile grafico colorato, allegro e spensierato, e l’altrettanto allegra ed accattivante colonna sonora.

Il gameplay è di stampo arcade, e si basa su semplici meccaniche, il cui obiettivo è caotico come la sua premessa e tono. Nei panni del vostro baby alieno siete indifesi e inoffensivi, quindi dovete inquadrare uno dei tanti personaggi sparsi nel livello e risucchiarli nella vostra pistola, e con un personaggio “caricato” dovete andare sotto uno degli ufo attivi per trasformarvi in quel personaggio. Una volta trasformati potete fare il vostro lavoro, ovvero usare oggetti come puntine, guantoni da boxe e molti altri per infastidire ed attaccare gli umani, e raccogliere le monete che lasciano cadere quando colpiti. Cosmi può subire un colpo quando trasformato che lascia in personaggio in mutande, e subendone un secondo perdete monete oltre al travestimento, il che vi scopre e vi rende un facile bersaglio per gli umani, che vi possono colpire di nuovo e togliervi altre monete. Ed attenzione all’alieno rivale, che potete anche riconoscere dalla pistola a raggi che rimane anche una volta camuffati!

Sembra più complesso su carta, ma pad alla mano è molto semplice ed immediato (come i controlli, ma il non potere saltare è un po’ irritante, non che serva ma comunque fastidioso), e ci sono anche un paio di tutorial se volete, ma è facilissimo capire cosa fare anche senza. Ed è divertente ed immediato, nessun dubbio a riguardo.

under the skin ps2 screenshot

Ovviamente se fosse tutto qui diventerebbe trito molto velocemente, ma il gioco senz’altro inserisce varianti e particolarità relative allo scenario in cui giocate: oltre a diversi obiettivi con o contro un bot IA o contro un nemico comune, ogni scenario è diverso dall’altro ed ha un diverso “momento di panico”, un breve periodo in cui succede qualcosa di particolare legato allo scenario,come nello scenario del far west Tempesta di Sabbia, che rende difficile vedere e rende inutile il radar, o nel casino attiva il Jackpot, ovvero doppie monete per quel periodo di tempo.

per esempio nel livello di Raccoon City dovete ridurre le monete di Nemesis con l’aiuto di un’altro strano alieno, e durante il Momento di Panico Nemesis stesso vi insegue con più forza, oppure in Pranksylvania ci sono tristi mietitori che vi fanno tornare alieno con un colpo, che diventano più aggressivi durante il Momento di Panico dello stage e possono essere sconfitti solo trasformandosi in un prete con l’oggetto cerchio sacro, che attivato dentro un simbolo per terra esorcizza sia zombi che mietitori, dandovi anche un lauto bonus in monete.

Il problema è che ci sono solo 8 scenari/mappe, che potete finire in un pomeriggio, in circa 3 ore (o meno) avrete visto la fine della modalità storia e quello che otterrete è aver sbloccato tutti i personaggi (a conti fatti tutti uguali ma con un oggetto speciale specifico per ogni personaggio, un po’ poco) e le mappe per le altre modalità, e due modalità extra, ma non eccitatevi, perchè sono solo una corsa a chi fa un punteggio target per primo, ed una in cui cercate di fare il miglior punteggio possibile in 10 minuti, la solita cosa delle missioni della storia ma con la possibilità di scegliere personaggio e scenario (e giocare con/contro un’altro giocatore nella modalità score attack), tutto qui.

A parte queste c’è una semplice modalità Battaglia in cui potete competere contro la CPU od un altro giocatore scegliendo un personaggio ed uno scenario, e se per caso stavate sperando che ci fossero alcune mappe esclusive a queste modalità e non già viste… no, nulla di nuovo. Con un amico è più divertente ma questo si può dire di tutti i giochi con cooperativa, ed in generale di un buon 80 % dei videogames in generale, quindi a meno che non abbiate qualcuno che giochi con voi al titolo, una volta finita la modalità Storia potete tranquillamente riporre il disco nella custodia, visto che a parte una difficoltà extra, non ho trovato nient’altro da sbloccare, neanche cercando online.

Commento Finale

under the skin ps2 RE karaoke jam

 

Under The Skin è una piccola sorpresa dimenticata da Capcom… ma che sono contento di aver pagato una manciata di spiccioli. Il gameplay di stampo arcade ha una meccanica carina ed è caotico ma divertente in quanto folle – e far schiacciare Nemesis da un’orda di elefanti in fuga è una piccola gioia -, immediato ma con un pizzico di profondità molto gradita, il problema sta nel fatto che è limitato, con una modalità storia che offre solo 8 livelli che potete terminare in un pomeriggio, oltre un microscopico numero di modalità extra da giocare assieme ad un altro giocatore, ma nulla di originale o già visto milioni di volte, ed anche se avete un amico disposto a giocare con voi, non ci vorrà molto prima che vi stanchiate e passiate ad altro (visto quanto poco contenuto e cose da sbloccare ci sono).

Onestamente credo che questa meccanica dell’alieno che si camuffa da umano per fare casino potrebbe essere ripresa ed espansa con facilità in qualcosa di molto meglio, magari in un titolo multigiocatore online (anche se non sono un fan del “genere”) con mappe molto più grandi e via dicendo, e non mi sembra essere un’idea inflazionata, tutt’altro, quindi gradirei vedere qualche software house tentare una cosa del genere.

Concludendo, Under The Skin è una piccola gradevole curiosità che purtroppo finisce prima che il gameplay possa diventare ripetitivo, e ciò vuol dire molto presto, se proprio volete togliervi lo sfizio od aggiungerlo alla vostra collezione non pagatelo più di 5 euro (il che non dovrebbe essere molto difficile).

Memoirs of a Geisha
(A cura di Celebandùne Gwathelen)

Memorie di una Geisha

Il proliferare di serate libere ha fatto sì che ancora una volta io e la mia ragazza ci siamo trovati davanti al monitor del suo PC a vedere un film che in precedenza ho sempre voluto vedere, ma che non ho mai avuto il tempo di visionare. I tempi cambiano, come sempre, ed eccomi qui a parlarvi di questo film che ha anche vinto ben tre Oscar.

Il film, che parte durante i primi annti trenta del ventesimo secolo, narra della vita di Chiyo Sakamoto, una ragazzina giapponese – dai rari occhi azzurri – che viene venduta, con la sorella Satsu, dal proprio padre per mancanza di soldi. Chiyo finisce in una casa per Geisha, mentre la sorella viene venduta come prostituta. All’inizio la giovane Chiyo non pensa ad altro che scappare da una vita da Geisha, e cerca la sorella Satsu per fuggire. Le due riescono a trovarsi grazie alla Geisha Hatsumomo, che però non lo fa per gentilezza ma anzi per liberarsi di Chiyo.
Le due pianificano la fuga, ma questa fallisce, e Satsu non viene mai più vista da Chiyo.

Memoirs of a Geisha

Sono gli occhi azzurri di Chiyo a "condannarla" ad una vita da Geisha...

La ragazzina prosegue la sua vita nella casa, continuamente disobbediendo alla “Madre” della casa delle Geisha, finendo a fare la vita da serva. Un giorno, però, la ragazza incontra “il Direttore Generale”, che la vede triste vicino un fiume e le offre un gelato. Chiyo viene sorpresa dalla sua gentilezza e vedendolo in compagnia di Geishe, decide infine di diventare a sua volta una Geisha.
La ragazzina tenta di farsi notare, ma Hatsumomo non tollera rivali, e anzi le rovina ulteriormente la vita presso la casa della “Madre” proibendo alla sua amica nella casa, chiamata Zucca, di parlare con lei. Tuttavia le cose cambiano quando una Geisha adulta di nome Mameha prende Chiyo sotto la sua ala protettrice e le insegna le arti da Geisha. Tra Hatsumomo e Chiyo, ora nota col nome d’arte Sayuri, nasce una guerra per chi erediterà la casa della Geisha di “Madre”.

Memoirs of a Geisha

La piccola Chiyo durante uno dei pochi momenti di felicità della sua infanzia...

Non molto dopo Mameha porta Sayuri vicino al Direttore Generale, ma le chiede di “corteggiare” invece il suo amico Nobu, un uomo d’affari interessato al boxe e poco alle arti tradizionali di Geishe. La giovane, però, riesce a farsi valere, soprattutto grazie a Mameha ed un misterioso aiutante della Geisha adulta, e presto Sayuri diventa una delle Geisha più desiderate di tutto il Giappone. Uomini d’affari da ogni dove vogliono comprare la mizuage di Sayuri a prezzi incredibili, cosa che le permetterebbe di comprare la casa della Geisha della “Madre” che da tempo cercava un’erede e sembra voglia scegliere “Zucca”. Invece, dopo la vendita per 15.000 Yen della mizuage di Sayuri ad un Dottore, cifra mai pagata prima, la “Madre” designa la protagonista come nuova properietaria della casa della Geisha. Quello che Sayuri, comunque, continua a non avere è il Direttore Generale stesso, visto quanto ormai sia ovvio che Nobu voglia la Geisha per sè,

Memoirs of a Geisha

Nobu, in primo piano, ed il Direttore Generale, nello sfondo, sono i protagonisti di un costante triangolo amoroso

E’ allora che la vita di Sayuri cambia per via della guerra. Il giappone viene bombardato dagli Stati Uniti d’America ed in seguito si arrende. Per Sayuri e le sue Geisha, però, la situazione si fa dura; le donne però vengono aiutate dal Direttore Generale e da Nobu e fatte fuggire verso le montagne per farle aiutare in attività meno mondane. Lì, Sayuri vive per i successivi anni, fino a che Nobu non viene da lei a chiederle di far parte di un piccolo troup di Geisha che devono introdurre agli americani le bellezze della cultura giapponese. Sayuri non vuole accettare, ma quando Nobu cita che sia lui che il Direttore Generale sarebbero molto felici della sua partecipazione, la Geisha cambia idea, sperando di rivedere così la persona da lei tanto bramata. L’introduzione della cultura giapponese agli americani è un successo, ma per Sayuri tutto viene rovinato quando Zucca manda il Direttore Generale in una stanza dove Sayuri finge di divertirsi con un americano per far desistere Nobu dal corteggiarla. A Sayuri viene spezzato il cuore, ma i due comunque si rivedono dopo poco e finalmente il Direttore Generale, libero dall’ombra dell’amico Nobu che ormai non vuole più Sayuri, le confessa il suo amore ed i due iniziano una relazione.

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Sayuri durante la sua più grande performance da Geisha

Il film mi è piaciuto, anche se a tratti ricorda un pò troppo una favola, e ci sono momenti in cui risulta quasi incompleto.
La recitazione, in tutto il film, è consistente, anche se non ho potuto giudicare le performance originali, poichè ho visto il film doppiato. L’inglese, mi è stato detto, è con un accento asiatico molto forte. Personalmente, non mi è mai risultato difficile comprenderlo, ma ho in seguito deciso comunque di vederlo in tedesco. Quello che il film riesce a trasmettere bene è tutto il flair giapponese che propone; abiti di scena stupendi, location bellissime, background sociale ben ricreato…si ha davvero l’impressione che il tutto sia autentico. Quasi non vi renderete conto che l’attrice principale (e non solo lei, ma anche, tra gli altri, Hatsumomo) non è giapponese bensì cinese, e che una delle altre attrici principali, Mameha, è malese. Degli attori principali sono giapponesi solo Ket Watanabe (il Direttore Generale), Kōji Yakusho (nei panni di Nobu) e Youki Kudoh (Zucca). Non che a me abbia dato fastidio la cosa, ma creare un film su una delle più misinterpretate realtà giapponesi e poi far vestire i panni degli attori principali ad attori cinesi e malesi forse non era una delle migliori idee. O forse sì…visto che Zhang Ziyi e Gong Li (rispettivamente, Sayuri e Hatsumomo) sono delle bravissime attrici e recitano i loro ruoli alla perfezione, al punto che sono davvero curioso di vedere le due in altri film.

Memoirs of a Geisha

Hatsumomo non è di certo felice della popolarità di Sayuri!

Quello che, forse, al film manca, è un epilogo. Durante la vicenda vengono introdotti tanti personaggi, ma alla fine di nessuno si viene più a sapere qualcosa. Cosa succede ad Hatsumomo dopo la guerra? Che fine ha fatto la sorella di Sayuri, Satsu? Come trova la pace Nobu dopo il rifiuto bilaterale di Sayuri e del suo amico, il Direttore Generale? E che succede a Mameha, che sembrava sentimentalmente legata, in qualche modo, al Direttore Generale? E che fine fa Zucca, dopo il brutto scherzo giocato all’amica d’infanzia? Un sacco di domande che il film non si da la briga di rispondere, ma che l’audience sicuramente si farà.

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Mameha (dietro Sayuri) trasforma la Serva di casa nella Geisha più ambita del giappone!

Tolto questo, ed il finale un pò troppo buonista per molti versi, con un plot twist che sinceramente avevo intuito da metà film (e metà film è quando Mameha inizia ad istruire Sayuri senza che ce ne sia davvero motivo…a buon intenditor, poche parole), Memorie di una Geisha è davvero un bel film. Merita, al di là di ogni dubbio, una visione, anche due se siete amanti della storia del paese del sol levante.

Voto Personale: 8/10

 

Cos’altro dire, sapete quando ( e dove) trovarci, quindi alla prossima!

Una Risposta to “The Weakly Hobbyt #171”

  1. Dragon’s Dogma Dark Arisen – [Recensione] | Checkpoint Café Says:

    […] Aspetta. O dimentica. Una delle due. Ma le cose stanno cambiando. Se nel 2014 è apparso dal nulla Valkyria Chronicles su PC, quest’anno appare Dragon’s Dogma Dark Arisen, un esperimento Capcom nel mondo […]


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