The Weakly Hobbyt #173

The Weakly Hobbyt #173

Se sentite (attraverso lo schermo) l’odore di marzapane, Smash Bros. e film horror natalizi, allora siete sul Checkpoint Cafè, con la recensione di Borderlands: The Pre-Sequel (quelle di Omega Rubino e Super Smash Bros. 4 stanno arrivando!) come prima portata di questo numero allo zenzero & babbo nasale. Prima che questa intro diventi più stupida, vi lasciamo agli articoli, augurandovi buona lettura.😉

Borderlands: The Pre-Sequel

(A cura di CapRichard)

Borderlands pre sequel

Piattaforma: Ps3/PC (giocata)/Xbox 360 Data di uscita: 18 ottobre 2014

Gearbox passa il testimone a 2K Australia per questo…. interquel della saga Borderlands. Ambientato a metà tra il primo ed il secondo episodio e narrato come flashback, ci porta in posti mai visti prima ed in compagnia di gente davvero poco raccomandabile. Come da tradizione, ho giocato all’intera campagna con 2 miei amici, in quanto l’esperienza Borderlands guadagna tantissimo se affrontata in compagnia.

Fly me to the moon Let me play among the stars BPS1

L’intero gioco è ambientato sulla luna di Pandora, Elpis. Questo porta con se una cambio al gameplay non indifferente. La luna non ha un’atmosfera sufficientemente forte da trattenere ossigeno e la gravità è molto più bassa che su Pandora. Questo si traduce in una nuova risorsa per i giocatori: l’ossigeno. Servirà sia a mantenervi in vita quando farete escursioni lunari fuori da ambiente abitabile, sia ad attivare dei razzi che vi permetteranno di svolazzare in aria per un periodo limitato.

I nemici lasciano continuamente ossigeno e ci sono molte zone sparse nell’ambiente che ricaricheranno i vostri serbatoi, quindi non sarete mai in pericolo di vita. Infatti l’ossigeno sarà preziosissimo per la navigazione degli ambienti in quanto questo gioco introduce una verticalità negli ambienti che era assente nei capitoli precedenti. I combattimenti risultano quindi essere familiari e freschi allo stesso tempo e The Pre-Sequel riesce a trovare il giusto equilibrio nel presentare un’esperienza familiare e nuova allo stesso tempo.

Questa mono ambientazione purtroppo ha il lato negativo di ridurre di molto la varietà degli ambienti. Da questo punto di vista il gioco si presenta più similmente al primo capitolo: un’unico stile di ambientazione che predominerà l’80% della vostra esperienza di gioco e un 20% di variazione giusto all’inizio e nella fase finale.

Un vistoso passo indietro rispetto alla grande varietà di ambientazioni di Borderlands 2.

4 brutti ceffi

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Ogni Borderlands ha quattro personaggi giocabili ognuno caratterizzato, oltre che dall’aspetto, da un’abilità speciale attiva e da 3 rami di abilità passive. In questo Pre-Sequel ci ritroveremo con 3 vecchie conoscenze che erano NPC o nemici in Borderlands 2 ed un nuovo personaggio. Come approcciarsi alle missioni ed al combattimento cambia tantissimo da personaggio a personaggio e questo invoglia ad avere un party di amici ben diversificato o a rigiocare il gioco con una classe o build diversa.

Athena la Gladiatrice è il personaggio introdotto in the Pre-Sequel. Ex assassina dell’Atlas, funge da Tank o DPS fisico o DPS elementale, in base all’albero di specializzazione che si sceglie di seguire. Forse uno dei personaggi più versatili in quanto può giocare sia sull’offensiva pura esplosiva a tutto spiano, sia sulla fisicità e sull’attacco fisico scordandosi un po’ delle armi, sia sull’attirare il fuoco nemico e proteggere i compagni. La sua abilità speciale consiste nell’utilizzare uno scudo per assorbire i colpi nemici. Dopo che lo scudo si è caricato di energia in questo modo, viene lanciato contro i nemici, sfraggandoli di brutto. Uno stile molto prossimo a quello di Capitan America se vogliamo.

Claptrap è finalmente disponibile come personaggio giocabile. Come possono immaginare i veterani della saga, Claptrap è un personaggio insulso e completamente caso. Le sue abilità sono le più divertenti dell’intero gioco e causano un senso di imprevedibilità straordinaria. Se giocate con amici, assicuratevi che almeno uno di loro sia un ClapTrap. L’abilità principale del robottino giallo è chiamata VaultHunter.exe ed è un programma che analizza il campo di battaglia e sceglie la routine migliore data la situazione. Un modo molto complesso di dire: sceglie un potenziamento random. Vi ritroverete con Claptrap diventare un gunzerker ed iniziare a sparare velocissimamente, oppure lancerà una versione di se stessa che si pianta al suolo e diventa una torretta missilistica, o ancora diverrà un mago, o una nave pirata con tanto di cannoni o inizierà a far rimbalzare a caso tutto il gruppo e si munirà di ciambella a forma di paperella. Il tutto con musica WUB WUB sconclusionata che accompagna le sue abilità. Il suo albero centrale si concentra sul co-op e la sua abilità finale è “batti il cinque”. Vedrete Claptrap che alza la sua manina robotica e saltella pronto per ricevere il 5 da un compagno. Se accade, buff per i coinvolti! Geniale. Non tutte le abilità di Claptrap sono utili ad ogni situazione ed infatti capiterà sempre che verrà scelta la peggiore possibile. Per esempio, ogni volte che era richiesto cecchinare dei nemici, si attivava l’abilità che aumentava il danno ma rendeva tutte le armi di un’imprecisione mostruosa.

wihilelm

Whilhelm è un boss in Borderlands 2 ed in quell’occasione è un robottone. Qui ancora non ha subito le modifiche cybernetiche che lo rendono il super robot, ma è ancora un umano. La sua abilità speciale consiste nel chiamare un paio di droni di supporto volanti, Wolf & Saint. Saint rimarrà vicino a voi e vi curerà di continuo, mentre Wolf svolazzerà sparando ai nemici. Due rami di abilità sono dedicati ad ognuno dei due robot, ma forse le abilità più particolari si trovano nel ramo centrale. In questo, Whilhelm otterrà nuove protesi cybernetiche, che cambieranno il suo aspetto ed il tono della sua voce, che diventerà sempre più metallico. Avrete gambe robotiche per sparare mentre si corre, una mano robotica pneumatica per scazzottate violente ed un cannone a spalla che si attiverà ogni volta che gli scudi si esauriranno. Questo personaggio predilige l’andare addosso ai nemici e molte delle sue abilità si attivano in situazioni critiche, quando scudi e vita scarseggiano. Molto high risk- high reward.

Nisha è un’altro boss di Borderlands 2, questa volta un nemico opzionale, quindi non tutti lo ricorderanno. In the pre sequel lei ricopre la specialista, con un’enfasi su pistole e fucili da cecchini. La sua abilità è un’aimbot. Una volta attivata mira in automatico sui nemici a schermo ed aumenta danni, velocità di fuoco e ricarica in modo spropositato. Il suo albero centrale porta alla fine ad essere in grado di impugnare due pistole costantemente, aumentando di tantissimo la potenza di fuoco. Altri alberi danno bonus particolari in base a determinati bonus in grado di accumularsi ognuno con un suo criterio di attivazione. Per esempio avrete danni corpo a corpo aumentati ogni volta che ucciderete un nemico oppure appena terminata la vostra abilità attiva.

La varietà di build e di personalità è maggiore di Borderlands 2, in quanto vengono prese molte idee che erano presenti nelle classi DLC di Borderlands 2, a loro volta più raffinate di quelle base.

A questo si aggiungono due nuove categorie di armi. Avremo armi criogeniche, in grado di congelare i nostri nemici ed armi laser. Quest’ultima arrivano in 4 variazioni. Ci saranno i classici blaster alla Star Wars, dei raggi particellari pesanti sparati da railgun, laser a diffusione che svolgono un ruolo simile a quello di un fucile a pompa ed infine avremo i raggi continui alla Ghostbusters. Solo l’aggiunta di armi laser genera una notevole variazione di armi che rinvigorisce il gameplay, soprattutto per i veterani.

Un’altra aggiunta al gameplay molto interessante è data dalla presenza del Grinder. Questa macchina prende in pasto il vostro loot, lo macina e produce un loot di qualità superiore. Il tipo dipende dalle armi date in pasto. Usando armi di grado alto, è possibile ottenere anche armi leggendarie in questo modo. Rivaluta totalmente lo stesso concetto di “loot”, dando del potenziale anche a quello generalmente considerato vecchio o inutile. Una feature che vorrei vedere in ogni gioco che si basa così fortemente sull’equipaggiamento ricavato dai nemici.

La Genesi di un cattivo

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La storia segue l’ascesa a ruolo di cattivo di Handsome Jack, main villain di Borderlands 2. I 4 personaggi giocanti questa volta interverranno in maniera attiva alle quest, con risposte e commenti, donando molta più personalità anche ai giocatori rispetto al passato. Handsome Jack rimane un grande personaggio, ma probabilmente è l’unico di tutta la storia. La sua storia è simpatica, ma alcuni sviluppi sono un po’ accelerati e cambi nel carattere di Jack sono troppo repentini. Nonostante tutto, è piacevole vedere la storia dietro la nascita di un cattivo.

Ci saranno un paio di volti simpatici, quasi tutti dotati di forte accento australiano, ma nessuno riesce ad essere sufficientemente iconico da rimanere impresso. I personaggi migliori sono quelli che sono già apparsi negli altri giochi. Un cast decisamente migliore di quello del primo gioco, ma sottotono rispetto al secondo capitolo. Troverete sempre un umorismo basato sui meme, che può piacere o meno ed è un po’ il cruccio della saga.

Non aiuta la durata ridotta dell’avventura. Facendo anche qualche quest secondaria, una prima run vi durerà una quindicina d’ore, molte di meno rispetto a Borderlands 2. Anche le quest secondarie sono molte di meno e la minor dimensione dell’ambientazione vi porterà ad un backtracking maggiore rispetto a Borderlands 2, che spesso con le sue sidequest vi portava in aree mai visitate prima. The Pre-Sequel sembra più un’espansione che un capitolo a se stante per la quantità dei contenuti.

Riesce a divertire ed intrattenere, soprattutto con amici, ma non raggiunge gli apici di storia e caratterizzazione e la varietà di ambienti del secondo capitolo. Consigliato ai fan della saga senza dubbio, per gli altri aspettate di trovarlo a prezzo più basso.

Un paio di parole sul season pass.

Al momento della stesura di questo articolo è arrivato un nuovo personaggio giocabile : la controfigura di Handsome Jack. Il suo stile di gameplay ha un appriccio di “gruppo”. Può creare cloni olografici di se per farsi aiutare in battaglia. Andare in giro con 3 Handsome Jack sul campo che sparano e lanciano granate può essere simpatico, ma la maggior parte delel sue abilità mancano di impatto e risultano essere meno originali di quelle dei quattro protagonisti del gioco.

La prossima espansione del season pass è stata annunciata e sembra essere una semplice modalità arena, con orde di mostri da abbattere per collezionare loot alla fine. Nel Primo Borderlands questo tipo di espansione è stato il più deludente, speriamo aggiungano qualche particolare extra per renderla più varia e complessa. Arriverà inoltre un aumento del level cap da 50 a 60.

Ad oggi il Season pass quindi sembra non offrire gli stessi contenuti di Borderlands 2, quindi anche in questo caso consiglio di aspettare che sia completo prima di valutarne un acquisto.

Il vero problema di The Pre-Sequel è la quantità di contenuti, non tanto la qualità.

Voto 7,5/10

The Normal Heart

(A cura di Alteridan)

Gli anni ’80 hanno significato molte cose per diverse fasce della popolazione mondiale, un periodo di cambiamenti, di scontri generazionali, ma è stato anche il periodo dell’esplosione di una terribile malattia, conosciuta inizialmente come il cancro degli omosessuali.

È proprio della storia di un omosessuale che parla The Normal Heart: il protagonista è Ned Weeks, un celebre scrittore di New York che ha lavorato in passato per Hollywood come sceneggiatore, e che negli ultimi anni ha messo da parte la macchina da scrivere per dedicarsi un po’ a sé stesso. La pellicola per la televisione prodotta da HBO si basa sull’omonima opera teatrale scritta da Larry Kramer, e vanta un cast di tutto rispetto: Ned è interpretato da Mark Ruffalo, ma abbiamo anche Julia Roberts, Jim Parsons, Alfred Molina, e Matt Bomer.

La dottoressa Brookner sembra cinica ma è l’unica che tiene a cuore i malati.

La trama pone fin da subito l’accento sulla malattia, allora sconosciuta, che ha iniziato a colpire solo e soltanto i gay, e principalmente quelli residenti nella Grande Mela e nelle zone limitrofe. Ned assiste impotente alla morte dell’amico Craig dovuto all’annullamento delle difese immunitarie, ed è allora che decide, convinto e incoraggiato dalla dottoressa Emma Brookner (Julia Roberts), di far luce sul virus e di farsi portavoce di un movimento di sensibilizzazione. Il virus è naturalmente quello che in seguito verrà chiamato HIV.

La storia prosegue narrando i tentativi di Ned e della sua organizzazione di convincere il governo degli Stati Uniti, o almeno il sindaco di New York, a fare qualcosa, a destinare fondi alla ricerca, ma nessuno pare ascoltarlo, mentre i suoi amici, e centinaia, poi migliaia, di omosessuali continuano a morire nel corso dei mesi, e degli anni.

Nonostante le azioni eclatanti, nessuno dà ascolto a Ned.

La narrazione è spesso struggente, e fa un uso massiccio di situazioni forti per mostrare il modo in cui vengono ignorati gli omosessuali. Il tutto è elevato magistralmente, a mio avviso, dalle performance di due attori: il protagonista, Mark Ruffalo, e un irriconoscibile Jim Parsons, che molti di voi conoscono per via del ruolo di Sheldon Cooper in The Big Bang Theory. È proprio su Parsons che vorrei spendere qualche parola: è un vero peccato che in futuro verrà per sempre affiancato al ruolo comico che interpreta in TBBT, è un peccato perché dà il meglio di sé in ruoli drammatici, come quello che recita in The Normal Heart.

La presenza scenica di Jim Parsons è notevole.

Per concludere, mi sento di consigliare The Normal Heart per due motivi: il primo è che è un bel film, anzi ottimo, con una sceneggiatura ben elaborata, con pochissimi tempi morti, e con un cast che riesce veramente a trasmettere delle forti emozioni; in secondo luogo perché permette di avere un’idea sulla condizione di discriminazione in cui viveva la comunità omosessuale negli anni ’80, ignorati dalle istituzioni e lasciati a morire per un male che nessuno si è degnato di diagnosticare.

Se mai ne avrete l’occasione, date una chance a The Normal Heart, non ne rimarrete delusi.

Unlimited Grinding Cruise: Do It Again

(A cura di Wise Yuri)

One Piece Unlimited Cruise Part 2 Awakening Of A Hero

Dopo aver “subito” Unlimited Cruise Part 1, ovviamente da bravo recensore/masochista ero curioso di vedere se un eventuale seguito avrebbe potuto migliorare quanto di buono effettivamente c’era nel primo Unlimited Cruise, il quale alla fine purtroppo era tutt’altro che eccelso od ispirato. O decente.

Detto ciò, parliamo quindi di One Piece Unlimited Cruise Part 2: Il Risveglio Di Un Eroe, sempre nella versione originale per Wii, e facciamolo partendo dalla trama.

La storia riprende dal cliffhanger su cui si concludeva il primo titolo, con Gabri ridotto ad una sfera di energia e l’isola finale che diventa letteralmente viva e vi attacca. Dopo esser sfuggita alle grinfie di questo mostro gigante, la ciurma si interroga su come riportare Gabri nella sua forma normale, e presumendo che serva tanta energia per ricostruire il corpo fisico del mostriciattolo, i Cappello di Paglia, invece di scappare e lasciare Gabri al suo destino (come si meriterebbe), decidono di ritornare nell’arcipelago per affrontare nuovamente le prove sulle isole, potenziare Gabri e riaffrontare l’isola/creatura ancora viva.

Onestamente per me il gioco parte con il piede giusto, levando di torno Gabri, e sì sono contento che sia stato “semi-ammazzato”, non capisco perchè dovrei volerlo rimettere a nuova vita, visto che era il vero grosso problema da cui si diramavano tutti gli altri nel primo Unlimited Cruise, è come essersi liberati di qualche malattia terribile e poi volontariamente andare a riprenderla.

Un’altro pretesto per l’avventura ed ancora una volta gli unici momenti in cui succede effettivamente qualcosa a livello di storia sono l’inizio e la fine, tutto il resto è riassumibile in due parole: fanservice e fuffa. E parlando di fine non aspettatevi nulla, scoprite che c’era di mezzo un’antica civiltà ancestrale, mielosità da anime di terzo grado e Gabri praticamente tira un colpo alla Pinocchio. Non sto a spiegare ulteriormente perchè altrimenti dovrei spoilerare direttamente, e non c’è molto in ogni caso.

 

Ok, ad essere onesti c’è un po’ di storia su Gabri e perchè esiste, etc., ma è tutta riportata su poignee griffe opzionali e nascosti (una delle poche cose veramente opzionali di questo gioco) che è facile perdersi questi retroscena ed info utili a dare un briciolo di senso a questa biafrana e superflua storia da spin-off videoludico.

One piece unlimited cruise 2 gabri e mugiwara

Come detto nella recensione di Unlimited Cruise Part 1, dopo aver finito quello venivate informati della possibilità di passare dati dalla Parte 1 alla Parte 2, e lo potete fare, trasferendo le abilità e le mosse guadagnate assieme ad alcuni oggetti e sezioni di sviluppo del crafting, il che snellisce molto del grinding necessario per acquisire le mosse di combattimento o sviluppare il crafting farmando come matti. Ma non esultate troppo, perchè alla fine della prima isola riavrete Gabri (con un leggero redesign che non so se definire migliore o peggiore) ed anche in questo breve segmento siete comunque soggetti alla solita meccanica che richiede un certo numero di oggetti e punti per aprire la via e proseguire.

Una della novità maggiori sono i veicoli che sono posizionati nel dock della nave, ma ovviamente non sono disponibili fin da subito. Anzi, no, un sottomarino lo sbloccate presto, molto presto nel gioco, perchè vi serve per attraversare parti sommerse di un livello. ….. ma è solo una cutscene. Wunderbar. La Mini Merry fortunatamente è un po’ meglio, visto che una volta costruita serve per avanzare nella palude e potete guidarla voi ed attraccare in pontili posizionati nel livello, è più di quanto mi aspettavo a questo punto, prendete questa frase come volete, visto che mi aspettavo (dopo il sottomarino) che fossero tutti mere cutscene. Ma a parte questi due, non ci sono altri veicoli usati nella storia, immagino vadano sbloccati perdendo qualche altra ora a farmare roba, non mi interessa.

Questa è la parte della recensione in cui sarei tentato di riciclare in pieno quanto scritto su Unlimited Cruise Part 1, e potrei davvero perchè è IDENTICO, sono onestamente convinto che il gioco sia stato diviso in due parti una volta pronto, porca puttana, poteva tutto essere contenuto in un singolo disco di gioco, non ci sono miglioramenti veri o notabili tra Parte 1 e Parte 2 da giustificare due giochi venduti a prezzo pieno, e francamente c’è una buona dose di riciclo in molti ambiti. Non che qualcosa del genere mi sorprenda davvero o non me lo aspettassi, ma non volevo dirlo senza prima toccare con mano.
Sul serio, se volete maggiori informazioni sul gameplay, vi rimando alla recensione di Unlimited Cruise Part 1, in cui vado molto nel dettaglio sulle meccaniche di gioco, sarebbe uno spreco del mio e vostro tempo andare nuovamente in tanto dettaglio, visto che controlli, gameplay (praticamente tutto) sono davvero gli stessi presenti qua. Cercherò di ripetermi il meno possibile, ma non garantisco miracoli.

Le isole rivisitate per fortuna sono nuove (anche se una di queste riusa talmente tanti assetti da un’isola di Unlimited Cruise Parte 1 che alla fine è una copia con alcune minori differenze, patetico, e molti assetti in generale gli riconosco dal primo gioco) ma i personaggi continuano ad essere incapaci di nuotare, anche in zone come la pozza di un’oasi, i salti continuano ad essere rigidini ed il design delle isole stesse non è davvero nulla di speciale, e comunque dovete passare di punto gabri in punto gabri e di boss battle in boss battle, che come il primo sono assolutamente random ed una scusa per sfidare personaggi della serie selezionati più o meno a caso, come Kidd che non dovreste aver ancora incontrato (ammettendo che questo episodio apocrifo prende luogo dopo Thriller Bark), ancora una volta nulla che non si sia già visto in Part 1.

one piece unlimited cruise 2 boss battles ahoy

C’è il solito sistema Gabri che vi forza a pescare, raccogliere e rompere tutto quello che potete perchè non saprete mai quando (e quanto) vi serve la roba raccolta, il sistema di combattimento è sempre limitato, rigido e privo di opzioni vere (ci sono più mosse e maggior personalizzazione, ma è poca cosa), non che importi visto che ogni battaglia può essere vinta con lo spamming di 2/3 mosse od usando più personaggi, sia contro i normali nemici (che perlomeno sono più aggressivi ma conta poco quando un 70 % di questi sono riciclati dal primo episodio) che contro i boss, facili o con pattern estremamente exploitabili (e ne approfitterete, perchè sennò saranno i boss a sfruttare le falle del combat system per colpirvi anche quando siete a terra o vi siete appena rialzati), ed anche quando se ne vengono con decine di lacche dietro a darvi fastidio (od in coppia, che sembra essere una ricorrenza di questo episodio) i metodi per vincere rimangono questi, al massimo portare qualche oggetto curativo extra, stessa identica roba di prima, più un fastidio ed una cosa “d’ufficio” che una sfida vera e propria, e quando avete problemi sarà per i motivi sbagliati.

Ma non preoccupatevi, il gioco troverà comunque il modo di infastidirvi anche se avete sopportato il primo abbastanza da finirlo (e sono sicuro che a questo punto potete ingoiare aghi come se fossero bastoncini mikado), per esempio la battaglia contro Odr che vi toglie quasi tutta la vita con un pugno, ha una barra d’energia lunga il triplo rispetto agli altri boss, ma non è veramente difficile, morti una volta avrete capito esattamente cosa fare, l’unico nemico qui è la pazienza, perchè la boss battle dura all’infinito visto la ginormica barra vita di Odr che scende con agonizzante lentezza.

E la boss battle finale non è molto diversa, perchè dopo una prima fase in cui riciclano l’intera boss battle finale del primo episodio (non ho battute da fare, è semplicemente questo, un riciclo completo), avete una seconda forma del boss che è un’altro grande clichè, quello del “boss copiamosse” che riusa a caso le mosse dei vostri personaggi e quelle dei boss affrontati in tutti e due gli episodi. E pure questa forma è solo una questione di pazienza (vista la dose folle di punti vita che ha), di abusare le mosse putenti e (sì, esatto) di portare con voi un buon numero di oggetti curativi.

L’unica nota positiva o meno negativa che mi sento di fare è che le boss battle (apparte la sopraccitata prima parte della boss battle finale) non sono riciclate, sono contro diversi personaggi, sempre scelti a caso dal cast e tra quelli non presenti in Unlimited Cruise 1, ed alcune mostrano sprazzi di idee, come quella contro Doflamingo in cui lui usa la sua abilità derivata dal frutto del diavolo per controllare un personaggio del team e mettervelo contro, ma ci sono anche altri clichè, come 3 mini boss da combattere tutti assieme in un’area minuscola, etc.

Poi, anche qui situazioni in cui non è chiaro cosa dovete fare o dove andare, in quanto raramente c’è una distinzione tra obiettivi secondari e primari, a volte dovete costruire cose segnate come secondarie sperando che il percorso aperto vi porti dove dovreste andare, o vi rende criptiche od inutilmente confusionario il tutto per esempio trattando cose che avete già ottenuto come oggetti che dovete ancora scoprire/creare (il gioco mi chiedeva un “composto chimico esplosivo”, e con ciò intendeva la polvere da sparo, che però appariva come progetto già fatto nel ramo della composizione, pensavo intendesse altro), e se non quello c’è il “dovuto” backtracking, grinding e farming di oggetti.

one piece unlimited cruise 2 mini merry

Non è così irritante e fastidioso il tutto perchè ormai ve lo aspettate, quindi sapete di dover ragionare da voi perchè il gioco non vi dirà mai cose importanti, ma in generale è più semplice intuire cosa dovete fare (un momento gradito è nella palude, in cui vi servono ombre per il blocco gabri finale e per ottenerle dovete equipaggiare il sale e colpire i nemici zombi con questo, come in Thriller Bark), non è un complimento ma vi irrita di meno perchè già conoscete questo game design tedioso e pigro, non che manchino comunque momenti in cui stufi guarderete una guida perchè avete capito cosa vi serve ma non sapete dove andare a prendere i pezzi necessari.

….Anzi, sapete che vi dico, è peggio, perchè per migliorare le varie abilità di crafting (necessarie per proseguire), dovrete per forza trovare un tesoro nascosto (letteralmente, sepolto), non c’è altro modo, e se non controllate una guida non avrete modo di sapere cosa cavolo vi manca di oggetti per poter creare strumenti potenziati, visto che finchè non trovate qualcosa non appare neanche tra gli oggetti necessari al crafting. In questo caso qualcuno potrebbe far notare che la mappa del tesoro in questione indica “trappole avanzate” come ricompensa/contenuto dello scrigno, ed avevo la mappa completata, ma questo per puro caso, senza guida non avrei manco pensato di guardare nella sezione delle mappe del tesoro. Logica anche stavolta fuori dal finestrino.

Per qualsiasi motivo, in questa Parte 2 c’è più enfasi sulla pesca, in quanto si servono alcuni tipi di pesci che potete prendere solo lanciando la canna ad una certa distanza, e quindi diventa necessario potenziare al massimo la lenza e la canna da pesca in sé per fare ciò, non impossibile da comprendere, ma sarebbe troppo semplice se fosse tutto qui. I pesci ottenibili pescando più lontano (che ovviamente vi vengono richiesti in alcuni punti gabri) sono più difficili perchè strattonano molto di più e richiedono che muoviate la canna nella direzione giusta per non fargli rompere la lenza, ed all’improvviso anche questa atttività diventa difficile e siete costretti ad imparare a pescare per bene, il che significa altro tempo perso a lottare contro pesci eccessivamente difficili rispetto a quelli “base” richiesti prima d’ora, in frustranti e lunghissime sessioni, un peccato perchè la meccanica di per sé non è affatto male.

Una cosa che ho notato è come spesso nelle cutscene animate con il motore di gioco (e specialmente in quelle pre-boss battle) i personaggi non muovono neanche le labbra, molte volte il lyp synching proprio non c’è, un sacco di ventriloquisti qua, e non so mi è sfuggito come difetto in Unlimited Cruise 1 od è molto più prominente qui, perchè cavolo, si nota eccome.

A livello tecnico è uguale alla parte 1 in tutto e per tutto (grafica e musica in sé non meritano ulteriore analisi), ma ho notato una maggior dose di muri invisibili che non sembrano tali, tipo vedete oggetti che potete di solito rompere od interagire con essi, ma sono fuori dalla vostra portata perchè sì, ed a volte sono pure inconsistenti: per esempio vedete dei soffioni su una roccia, ma non potete salire su quella roccia perchè c’è un muro invisibile, oppure in alcuni casi potete muovervi in delle piccole pozzette d’acqua, in altri siete su lidi ma un altro muro invisibile vi impedisce anche solo di bagnarvi i piedi, non sia mai.

A livello di longevità, anche essendomi “messo in avanti” sul grinding nel primo episodio ed avendo importato i dati, sono quasi sorpreso che per vedere la fine mi ci sono volute 17/18 ore, quasi perchè d’altronde è di questa serie che parliamo. Anche le modalità extra sono le stesse de Il Tesoro Sommerso, non ho veramente nulla da aggiungere.

Commento Finale

one piece disappoint

One Piece Unlimited Cruise Parte 2, e con “parte due” intendo un gioco che sembra tagliato a metà una volta pronto e venduto in due episodi a prezzo pieno, perchè la Bandai a quanto pare non ci fa abbastanza soldi con la licenza di un manga di successo planetario. Non c’è davvero nulla di sostanziale che giustifichi la natura episodica di questa serie, perchè poteva tranquillamente essere tutto contenuto su un singolo disco di gioco. “Parte 2” significa anche un’altra palata di grinding, farming e backtracking dovendo tirare ad indovinare tutto quello che il gioco presume dobbiate fare, ed allungando la broda a dismisura con le solite aleatorie e trite scelte di game design. Le piccole aggiunte (un paio di veicoli oltre a più mosse per i personaggi ed alcune novità quantitative) sono gradite nel loro piccolo (piccolissimo, in questo caso), ma sono messe subito in ombra da una ancor maggiore cripticità del gioco su cosa diavolo dovete fare, come o dove trovare quello che vi serve, forzandovi ad usare una guida per non perdere ore a fare tentativi.

Ed anche con la possibilità di trasferire alcuni dati dal primo episodio (quindi elininando il bisogno di fare ulteriore grinding in quanto già fatto prima), è quasi sorprendente come il gioco riesca a richiedere più o meno quanto il primo gioco, 17 ore circa a correre come criceti idrofobi tra una manciata di isole per raccogliere qualunque cosa il gioco vi obbliga a prendere per sbloccare le continue porte bloccate in cui vi imbatterete di continuo. Il tutto condito da un sistema di combattimento buono su carta ed a livello di numeri, ma semplicistico, rigido e limitato in pratica, ed anche questo come tutto il resto richiede ore di grinding per essere quasi decente.

Come il primo non è assolutamente osceno, ma è sub-mediocre e non vale né il denaro ne l’enorme investimento di tempo richiesto, ma siete fan di One Piece disposti a mettervi una benda su entrambi gli occhi e spremere sangue da una rapa mezza-marcia come questa per ore ed ore ed ore di gameplay a malapena mediocre… accomodatevi. Si prenderebbe un voto uguale al primo in quanto è identico e letteralmente una sua “costola”, ma levo mezzo punto per il solo riciclo di elementi, che è imbarazzante, si nota anche giocando distrattamente. Questo gioco non vale il vostro tempo e dobloni, come il primo d’altronde. PAH.

Voto Finale: 4 su 10

P.S.: Probabilmente saprete di One Piece: Unlimited World Red, uscito quest’anno, che si propone come una sorta di erede/seguito della serie Unlimited Cruise, e vi dico solo che parleremo anche di quello, senza dubbio, ma non so dirvi quando.

E per la cronaca, c’è un altro videogame della serie One Piece Unlimited, ovvero One Piece: Unlimited Adventure, che precede i due Unlimited Cruise (i quali sono seguiti di questo) e da quanto ho visto ha un gameplay pressapoco identico, ma per qualche motivo è stato portato in america e non in europa, un po’ un ironico visto che poi gli Unlimited Cruise non avrebbero visto release negli stati uniti, ed un po’ senza senso in quanto One Piece come franchise è…. da sempre, direi, più popolare in europa che in america. Giusto per curiosità vorrei provarlo ma la mancanza di una release europea me lo impedisce (e non ho intenzioni di fare modding per giocare titoli di altre regioni, per qualsiasi console), e dopo due Unlimited Cruise sono anche stufo di questo gameplay.

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