The Weakly Hobbyt #181

The Weakly Hobbyt #181

A volte ritornano: ogni tanto tocca anche a me introdurvi alla lettura di un Weakly Hobbyt.
In questo numero abbiamo una buona dose di videogiochi, con il nostro CapRichard che aprirà le danze con le tormentate avventure di Arno, spiegandoci perché secondo lui Ubisoft ha fatto un grande passo indietro nella serie che narra l’eterna lotta tra Assassini e Templari. Nel menu non mancheranno escursioni su pianeti ghiacciati, con Wise Yury che ci parlerà di Lost Planet 3, e tanta musica elettronica nella recensione di Lumines: Electronic Symphony curata dal sottoscritto. In tutto questo poteva mancare una buona dose di celluloide? Ovviamente no, a inframezzare gli scritti videoludici ci pensa il buon Celey, sperando che non diventi verde come Edward Norton in The Incredible Hulk.
Ma mi sono dilungato fin troppo: buona lettura!

Assassin’s Creed Unity

(a cura di CapRichard)

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Piattaforma: PC(giocata), Ps4, Xbox One Data di uscita: 13 novembre 2014

La saga annuale della Ubisoft ritorna ormai puntuale ogni fine anno. Solo che questa volta ci sono stati un po’ di problemini. Il gioco presentava bug di ogni tipo, su console aveva un framerate a dir poco pessimo e su PC era ottimizzato uno schifo, con dei requisiti minimi di scheda grafica che superavano di molto la mia configurazione. Quindi ho aspettato.

Dopo 4-5 patch ed un cambio di GPU, mi sono addentrato nella Parigi della rivoluzione francese, sperando di trovare qualcosa di buono.

Oramai non ci provano neanche più

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Arno ed Elise, i due protagonisti. Notare i capelli di Elise.

Questo è un Assassin’s Creed non numerato. Di solito questo sta ad indicare nessuna rivoluzione dal punto di vista di gameplay e storia del presente, ma è un’opera di affinamento di convenzioni precedenti della serie. Però questa logica nella nomenclatura dei capitoli potrebbe anche essere buttata via con questi nuovi giochi.

Il gioco si apre con un giocatore che sta giocando con la macchina Helix dell’Abstergo, che è una versione per l’intrattenimento di massa dell’Animus. Il giocatore si ritrova ad rivivere l’attacco ai Templari nel Tempio di Parigi nel 1307. Poco dopo, la console di gioco viene hackerata dagli Assassini, che mostrano al giocatore come i Templari stiano cercando un saggio, una persona con il DNA a tripla elica dei Precursori e loro devono ottenerlo prima, in quanto una decodifica del loro DNA porterebbe a rafforzare infinitamente l’Abstergo ed i Templari. Si, ad un novizio della saga tutto questo ha poco senso ed il gioco non fa mai nessuno sforzo nello spiegare le cose in modo più approfondito, insomma, vi tratta come dei veterani.

Quindi veniamo catapultati nelle memorie di Arno Dorian, un Assassino attivo durante il periodo della rivoluzione francese. È molto importante in quanto si sa che è venuto in contatto con un saggio e la sua locazione potrebbe essere nascosta nelle sue memorie.

Dopo questo, la storia del presente non si fa più sentire, solo con poche frasi buttate qui e lì dopo passi chiave della storia di Arno e poco più. Completamente dimenticabile, non cambia lo status quo nel presente e sinceramente penso che sia meglio così. Il vero punto debole di Assassin’s Creed per me è stato l’Animus e tutto questo casino di hackerare le memorie e via dicendo. Meno se ne parla, meglio è.

L’inizio della storia è alquanto tragico. Da bambino, Arno perde il padre, un Assassino, durante una visita a Versailles nel 1776. Viene adottato dal grande maestro dei Templari, visto che aveva stretto amicizia con sua figlia, una bambina di nome Elise.

La storia avanza velocemente fino al 1789. Arno ha vissuto una vita un po’ da mascalzone ed ignaro di tutto il macello tra Assassini e Templari e nel frattempo ha sviluppato una relazione amorosa con Elise. Durante l’iniziazione all’ordine Templare di Elise però, succede un macello ed Arno viene gettato in mezzo. Si ritroverà ad unirsi agli Assassini e questo lo porterà in antitesi con Elise.

Arno non è mai stato un seguace convinto, ma è motivato da una vendetta personale, in quanto il macello che accennavo prima riguarda l’uccisione del Gran Maestro Templare, suo padre adottivo.

Negli anni precedenti, era stata firmata una tregua tra Assassini e Templari, ma in entrambe le fazioni sono nate correnti di pensiero contrarie a questa pace e quindi ci sono lotte interne molto forti che porteranno entrambi gli ordini quasi al collasso.

La storia non è proprio il massimo onestamente e l’intero backdrop della rivoluzione francese è molto sottoutilizzato. Incontrerete per sbaglio quasi un po’ di personaggi famosi. L’unico che spicca è Napoleone, nella quale descrizione viene inserita anche una solita battuta denigratoria su noi Italiani, grazie mille Ubisoft, ma anch’egli viene sfruttato per un paio di scene e basta. Davvero un grande peccato.

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Napoleone Bonaparte sarà l’unico personaggio del quale ci ricorderemo. E solo per il suo nome.

Insomma, da quando Ubisoft ha tirato fuori Assassin’s Creed II che aveva storia e personaggi decenti non è più riuscita a fare qualcosa a quel livello.

La seguirete a malapena, chiedendovi il perché di certi comportamenti al di fuori di ogni logica e ragione e come alcune missioni si legano alle precedenti.

La prima DLC del gioco, Dead Kings è stata rilasciata gratis per via dei problemi che il gioco ha avuto al lancio. Ci ritroveremo in una nuova ambientazione, in Franciade, attuale Saint-Denis, nella periferia parigina. Città costantemente avvolta dalla nebbia, che ben trasmette la sensazione della nuova storia. Ambientata dopo il finale del gioco principale, non ci si capisce nulla. Sembrerà un vortice di eventi a caso, che vi muoveranno da una parte all’altra della città e delle sue catacombe sotterranee.

Insomma, neanche con i contenuti post game riescono a risollevare la situazione.

Involuzione…?

Assassin’s creed IV era un gioco grande. Il protagonista poteva equipaggiare 4 pistole, due spade ed altra roba, c’era un grosso overworld da esplorare con la propria nave potenziabile, c’era tutto un sistema online di managment della propria flotta… insomma era una buona evoluzione della formula.

Qui invece ci ritroviamo ad un livello addirittura inferiore a quello del primo Assassin’s Creed. Avremo una sola città da esplorare, Parigi, che per quanto grande possa essere, non comunica quel senso di grandeur come potevano essere i giochi precedenti dove ci si spostava tra più location.

Anche il protagonista è ritornato al principio come equipaggiamento trasportabile. Non più millemila attrezzi, ma avremo solo una lama celata che integra a una microbalestra, delle bombe di vario tipo ed a nostra scelta potremo avere o una spada e pistola o un archibugio o un’arma da corpo a corpo pesante, limitando molto le possibilità di approccio.

Questo è stato fatto nell’ottica della nuova modalità multiplayer. Esistono missioni cooperative, da 2 o 4 giocatori e in queste occasioni avere un team variegato aiuta, anche se più da un punto di vista stilistico che pratico.

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Il quantitativo di equipaggiamento per l’aspetto è buono e di pregevole fattura

Arno ha anche un sistema di progressione quasi da GDR. Invece di avanzare di livello, egli dovrà acquistare equipaggiamenti migliori con l’avanzare della storia. Scordatevi di poter affrontare decentemente guardie di livello 4 con equipaggiamento base di livello 1. Dovrete migliorare il vostro arsenale.

Arno ha anche delle abilità acquistabili con punti appositi ottenuti compiendo le missioni principali, che si focalizzano in diverse aree: mischia, distanza e stealth. Queste cambieranno il modo di giocare di alcuni personaggi, in quanto alcuni potenziamenti alterano drasticamente l’efficacia di alcune armi di Arno.

Tutto questo purtroppo è distrutto dalla componente online e dalle microtransazioni. Equipaggiamento di grado più elevato è accessibile solo dopo aver usato la companion app, dopo aver legato il proprio account Uplay ad Unity, dopo aver fatto determinate quest multiplayer o dopo certe interazioni sempre con la companion app….  oppure possono essere sbloccate pagando dindini. Addirittura alcune casse nel gioco, che contengono monete o altro, non sono apribili se non connessi al sistema Ubisoft.  Considerando l’affidabilità dello stesso, è un mezzo dramma e soprattutto risulta essere molto intrusivo.

In mezzo a tutto questo ridimensionamento qualcosa di buono c’è?

Si qualcosina c’è. Il combattimento lo trovo migliorato, in quanto ora non si è più delle divinità in terra invincibili e la potenza di parate e contrattacchi è stata notevolmente ridotta rispetto ai capitoli precedenti. Ora i combattimenti sono letali. Non difficili, ma io sono morto un po’ di volte durante l’avventura, evento più unico che raro nei vecchi Assassin’s Creed. Il vero problema del combattimento è che purtroppo i colpi sembrano finti, le armi hanno una terribile sensazione di impatto, di peso e di compenetrazione. Peccato, considerando che nei precedenti questo aspetto era un po’ più curato.

Altro aspetto migliorato è il parkour. Ora si può decidere se si vuole salire o scendere durante il movimento. Una cosa graditissima, in quanto ora scendere dai tetti è immediato e veloce, così come le sequenze di inseguimento o di pedinamento non verranno disturbate da movimenti non voluti come prima. Occorre un pochino ad abituarsi, ma una volta fatto, non vorrete più saperne della precedente incarnazione.

Le missioni secondarie sono abbondanti ed un tipo di esse spicca sulle altre: sono le missioni di omicidio. Qui vi improvviserete un investigatore alla Batman, usando il vostro senso d’aquila per trovare prove per poi ricostruire dentro di voi la vicenda e incolpare il colpevole e potrete completare queste missioni anche incolpando la persona sbagliata, riceverete solo una ricompensa ridotta, ma il dolore sarà più nell’animo che nel portafoglio.

Le missioni principali sono le solite formulaiche della serie, ma c’è un’incidenza minore delle noiose missioni di pedinamento ed un’enfasi su missioni ad approccio variabile di assassinio bersaglio, che mancavano dal primo capitolo. Queste missioni sono il meglio di Unity ed offrono soddisfazione ad ogni tipo di giocatore. Peccato che siano poche, lastricate da tante altre abbastanza mediocri.

Dead Kings porta un po’ di puzzle ambientali simil Zelda e cambia un po’ le carte in tavola, con incontri contro orde di nemici e sezioni stealth meglio realizzate del gioco principale.

Perché io Valgo

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Parigi è davvero bella

Il lato tecnico di Unity è….. come dire…. ottimo e pessimo allo stesso tempo.

Se i requisiti minimi sono eccessivamente alti, richiedendo una 680 per giocarlo al minimo, una volta portato al massimo il colpo d’occhio è fenomenale. Una 970 riesce a gestirlo ad Ultra con filtro TXAA in full HD con un framerate medio di una quarantina di  fps. Che può sembrare poco, ma rispetto alle performance su console è quasi il doppio.

Io non ho notato molti bug, anzi, credo di non averne beccato neanche uno, questo dopo la 4a patch.

Il gioco ha il merito di aver creato ad oggi il miglior bacio della storia dei videogame, dove le labbra fanno effettivamente contatto e non compenetrano. Una sola volta ci sono riusciti, ma è un grande traguardo. Poi i capelli di elise, ogni volta che sono in scena, fanno calare le performance per tanto sono pomposi, anche se non hanno una fisica complessa come quella dei capelli di Lara Croft con il TressFX. Parlando di fisica, quella dei capi di abbigliamento è davvero ottima, così come le animazioni di navigazione. Purtroppo quelle di combattimento hanno perso un po’ di impatto e spesso cozzano tra di loro risultando in combattimenti un po’ meno fluidi che in passato.

Altro punto che davvero da fastidio è l’aggressivo LOD della massa di NPC. Se nel mio caso non ho mai avuto gruppi di popolazione apparire dal nulla come spesso si vedeva su video online, spesso quando cambiavano il livello di dettaglio mentre mi avvicinavi, c’era un salto notevole tra il LOD basso e quello alto. Nel senso, se dalla distanza si vedeva un vestito rosso di fattura grezza, avvicinandomi poteva diventare un pomposo abito da ricchi verde.

Purtroppo questo continuo altalenare tra roba davvero ben fatta ed altra grezzissima non giova all’immagine complessiva.

Insomma, la Ubisoft cosa ha fatto con questo gioco? Ha ridotto tantissimo il gameplay, ritornando ad un nuovo stato embrionale simile a quello del primo capitolo della serie, dal quale poter ripartire ed espandersi per questa nuove generazione di console, sperando di ottimizzarlo un po’ meglio.

Tutto sommato l’avventura è piacevole, ma la generale mediocrità del tutto, non aiuta a renderlo memorabile in alcun modo e finirà nella sezione dimenticatoio del vostro cervello in breve tempo.

Voto Finale 6.5/10

Lost Space Threeie

(A cura di Wise Yuri)

Lost Planet 3

La serie di Lost Planet non fu uno dei nuovi IP più fortunati della Capcom, non si può dire che fece breccia nei cuori di molta gente con il primo né con il secondo, che pur meglio ricevuto dell’originale, prestò il fianco a diverse ed onestamente sensate critiche.

La Capcom chiaramente si rese conto di come la serie non avesse fan che accendevano un cerino o facevano cose oscene alle action figure dei personaggi, per essere un po’ cattivelli ma onesti. E la scelta che prese con Lost Planet 3 fu eloquente a sufficienza di quanto tenesse a cuore questo franchise, a pensarci bene, visto che fu scelta la via del prequel e lo sviluppo affidato a Spark Unlimited, quel gioiellino di compagnia responsabile di roba come Legendary.

Sì, il gioco parte proprio con le probabilità (e premesse) a suo svantaggio, ma diamogli come bonus per il fattore “cambio di sviluppatore”, potrebbe portare ad un Lost Planet un po’ diverso dagli altri. Il titolo  è appunto un prequel di entrambi i Lost Planet, e vi mette nei panni di Jim Peyton, che accetta di essere inviato su un E.D.N. III ancora brado per lavorare alla NEVEC ed aiutare a raccogliere Energia Termica per la compagnia, che vuole usarla per risolvere la crisi energetica sulla Terra. Il tutto per inviare denaro a sua moglie e suo figlio che lo attendono nel vecchio globo terracqueo.

N.B.:Recensione della versione Playstation 3.

N.B. 2: Aspettatevi comunque una recensione di Lost Planet 2, perchè arriverà.

Once Upon A Planet

Per prima cosa volevo dire che si nota è prodotto e scritto da un team occidentale, e non è una critica, solo che si vede il cambio di timoniere rispetto ai precedenti Lost Planet. Giusto una nota.

La narrazione parte onestamente bene (non in maniera originale, ma bene), ed il personaggio di Jim è quello di un personaggio tosto che risolve ogni problema con sicurezza, ma non è uno stronzo, è solo un’uomo che cerca di mantenere l a sua famiglia facendo un lavoro incredibilmente difficile lontanissimo da casa, gradevole. Ma ciò non cambia il fatto che dopo un’inizio degno di nota, il tutto diventa presto dimenticabile, noiosetto ed in generale poco interessante, ciò vale per gli eventi della storia e per i personaggi, tra cui lo stereotipo irritante del meccanico di bordo geniale ma un po’ nerd che cerca di fare il simpatico con risultanti un po’ imbarazzanti, il francese supponente Rocharde, ed altri personaggi pallosi, siano buoni o stereotipi cattivi stronzi da corporazione, tutto il cast è dimenticabile.

Mi aspettavo molto di peggio, la trama ed il cast non sono orripilanti, ma dimenticabili, mediocri, il tutto è davvero generico e privo di qualcosa da offrire allo spettatore/giocatore, specialmente quando la narrazione usa ed abusa il videolog per far parlare i personaggi di sé stessi o fare vedere scenette superflue. In ogni caso più andrete avanti nel gioco e meno ve ne fregherà della storia, mi spiace ma è noiosetta, stereotipata eccome e generica, lasciando da parte il fatto che è pure inconsequenziale, visto che è un prequel e gli eventi di LP 1 potrebbero essere benissimo successi senza quelli di questo titolo, che nulla aggiunge (di rilevante) a questo universo.

Ci sono alcuni setpieces decenti ma la noia e la non-curanza del giocatore prendono la meglio, verso la fine vorrete solo chiudere il tappo e dire “fatto!!” giusto perchè ci siete. Di Lost Planet c’è solo qualche nome di attrezzatura e fazioni, il nome ed il design dei nemici insettoidi, e un Vital Suit in tutto il gioco, ellapeppa.

Who Wants To Be…?

lost planet 3 hunter akrid

Avevo letto molti recensori paragonare questo gioco con Dead Space…. ed a ragione.

Cavolo, solo nella prima mezz’ora di gioco è lampante come gli sviluppatori avessero voluto copiare o ricordare la serie Visceral Games, fin dalla tuta con led sulla schiena, dal menù olografico strutturato in maniera identica, dall’iniziare il gioco in un pianeta glaciale in caverne poco illuminate e con mostri che cercano di prendervi di sorpresa, per poi andare nei dettagli dei text ed audio log trovabili in giro, e per non parlarle della piega “iper Dead Space” che prende da metà in poi.

Questo è il modo in cui il gioco inizia, ed il tono che cercano di emulare è proprio quello delle tragedie con protagonista Isaac Clark. Non che sia un vero e proprio clone di Dead Space, in quanto i controlli non sono quelli tank di DS1 e DS 2, non hanno quella “pesantezza” ed il gioco non è un survival horror, è un normale TPS a livello di mero gameplay.

La cosa più strana è forse questa, cioè che il gioco cerca di essere disperatamente Dead Space, cerca di ricrearne specialmente l’atmosfera ed il look in innumerevoli occasioni che è al limite del plagio, ma non ha la palle di copiare direttamente Dead Space per quanto riguarda le meccaniche di gioco (niente sistema di smembramento dei nemici, abilità come la stasi e la telecinesi), o nei dettagli minori ma ganzi come la salute ed informazioni tipo munizioni integrate sulla tuta del personaggio o sulle armi stesse che non sarebbe poi una brutta cosa da copiare. In alcuni casi il modo in cui cerca di emularlo è strano, come limitare l’HUD completo solo quando siete vicini al vostro RIG, il tutto per cercare di tenere pulito lo schermo e creare una maggiore immersione, che non è necessariamente un problema, ma poteva anche non essere fatto così.

Il gioco rimane in uno strano limbo, indeciso sull’essere o non essere Dead Space e finendo per essere un wannabe del titolo Visceral Games, come un fanatico capace di attraversare la distanza di un deserto per arrivare vicino alla sua band preferita, ma che poi si tira indietro sul più bello, quando può chiedergli un autografo, incontrare la band. È come far finta di tirare il sasso e nascondere comunque la mano.

Parlando di armi, avete una pistola di base con munizioni infinite che avete sempre dietro (a prescindere da cosa portate con voi nel normale inventario limitato a 2 armi), un fucile a pompa, e via dicendo, armamentario normale, d’ordinanza per il genere, ed ogni arma restituisce il giusto impatto/feeling, funziona ma nulla che vi faccia dire “Wow, ganzo, particolare”, o cose del genere. …. Ok, punti bonus per un lanciagranate ed una balestra con dardi esplosivi, specialmente per quest’ultima. L’armamentario nel complesso è buono ma non originale, vedetela come vi pare.

Una delle prime cose in assoluto che potete comprare nel negozio è un coltello da caccia, che però è utilizzato solo in specifiche sezioni QTE contro nemici che vi assalgono, proprio quello che aveva bisogno sta serie, meccaniche originali. Questi QTE in realtà non sono neanche presenti tanto, ma sono veramente inutili e superflui visto che vogliono cercare di fare (pure questi) come Dead Space.

A livello di gameplay la serie di unico in realtà aveva solo l’idea dell’Energia Termica, che poteva offrirsi per spunti survival/survival horror, e nel primo c’era un abbozzo di questa idea utilizzabile per farvi sentire precari, ed anche lì era consigliabile non sprecarla perchè serviva anche come serbatoio di emergenza per situazioni critiche, e diminuiva di continuo stando al freddo.

Ricorda qualcosa? Dovrebbe.

Ricorda qualcosa? Dovrebbe.

Qui l’ENT è usata come valuta per il negozio, come crediti, nient’altro. Ambizione uber alles, complimenti al coraggioso team di sviluppo. *clap clap *

Per il resto il gioco è pressapoco quello che… in fondo dovrebbe essere, Lost Planet, solo con un sistema controllo migliore e più tipico del genere, ma più funzionale di quello del primo e del secondo episodio, onestamente. Ci sono alcune novità e differenze rispetto ai precedenti titoli, per esempio ora c’è un semplice sistema di salute auto-rigenerante mostrata dalle macchie di sangue ed ingrigimento della schermata di gioco, e nuovo anche è l’hub, una base con alcune facilità come un negozio e missioni secondarie che i personaggi alla base vi possono affibbiare a voi eroico fattorino di una galassia lontana lontana.

I nemici normali vanno giù con raffiche normali, ma come nei precedenti, quelli corazzati possono essere feriti ed uccisi solo colpendo i globi arancioni che hanno sul corpo, vecchio stile. Il problema è che il combattimento è tutto qui, e siccome la schivata è eccessivamente utile, dandovi enorme vantaggio su qualsiasi nemico fatta al punto giusto – ed è facilissimo abusarla, quasi senza volerlo lo farete comunque – , il tutto si risolve in “schiva il nemico e continua a sparare ai suoi cosi arancioni luminescenti finchè non schiatta”, ed è difficile morire visto anche l’arsenale a disposizione del protagonista adeguato, e forse qualcosa di più.

Il gioco cerca disperatamente di creare una tensione, un’atmosfera da survival horror, ma ciò non si traslae nel gameplay, che è più quello di un mondano TPS, e quando prova davvero ad emulare Dead Space in tono e stile, non funziona, ancor più quando il gioco vi tira addosso orde di nemici a cazzo, nel senso veramente tanti, quasi solo per tirarla per le lunghe. C’è anche un sistema di copertura, ma ha qualche utilità pratica e smette di diventare superfluo solo contro un tipo di nemici che vi sparano aghi dalla distanza e si nascondono, e nella sezione finale contro soldati mercenari NEVEC, che comunque non hanno un’IA particolarmente sviluppata, e spesso è facile seccarli mentre si nascondono e girano il capo pensando di essere nascosti, quando invece sono esposti e non poco. Questo o si nascondono ed appaiono in maniera prevedibile, anche se provano ad aggirarvi, non sono poi così stupidi.

Siccome questo è un prequel, non ci sono i vari VS (Vital Suit), i veicoli robotici transformabili, ma c’è quello chiamato RIG, cioè un robottone gigante che potete controllare per esplorare E.D.N. III (con visuale in prima persona) e che può colpire con i bracci, trivellare ed anche mettersi in posizione difensiva, ma non aspettatevi di rievocare Pacific Rim, siccome gran parte di quello che fate con il RIG è manutenzione alle varie strutture della colonia e dei meccanismi vari, visto che è un robot pensato per quello principalmente, non potete mettergli sopra gatling gun giganti, purtroppo. 😦

Ma c’è una playlist di canzoni folk rock e simili che potete cambiare e spegnere come la radio in GTA, per qualche motivo. Non so perchè, ma c’è.

Il problema con il RIG è che tutto quello che ci fate sopra è molto guidato, troppo, perchè potete anche afferrare alcuni nemici e combatterli con la trivella (ed ottenete altri gadget come fiamme ossidriche e mani elettrificanti, ma non eccitatevi, visto che il RIG proprio non è portato ne pensato per l’offensiva, vi dovete sempre arrangiare ma non nel senso buono), oltre a bloccare i loro colpi, ma per bloccare un nemico in modo da poterlo afferrare con il braccio per poi schiacciarlo dovete bloccare quando appare il prompt, idem per girare meccanismi/valvole, è quasi come avere una serie enorme di pseudo QTE che si ripetono spesso durante il gioco (come il level design, d’altronde) ed il fatto che è lento non aiuta ad incentivare lo pseudo elemento sandbox.

Parliamo di questo.

A Land Of Stone And Ice

Ammiro le buone intenzioni di provare al dare questo gioco una leggera doratura di open world, ma di open c’è poco, ed anche se poi sbloccate un sistema di quick travel (per venir contro alla lentezza estrema del RIG) e potenziamenti del rampino ed attrezzi simili, l’elemento sandbox non è divertente, in primis perchè le missioni secondarie affidatevi sono principalmente fetch quest, non proprio il massimo visto che tutto sembra uguale a sé stesso a livello di location, specialmente nella parte iniziale del gioco in cui è tutto una distesa di neve e montagne nevose.

Ed anche facendole tanto per varietà, ottenete altri crediti per comprare altre armi e munizioni speciali di cui potreste anche fare in gran parte a meno, visto che trovate alcune armi speciali e potenti direttamente in loco durante le missioni principali. Ci sono potenziamenti per le armi e per il RIG, ma specialmente questi ultimi potete ignorarli quasi del tutto, visto che quelli importanti avvengono automaticamente procedendo nella storia.

Va ammesso però che i momenti migliori del gioco sono a cavallo del RIG, e ci sono alcuni idee ed usi ganzi, come quello della fiamma ossidrica per bollire un akrid od usando la prolunga e poi l’elettricità per causare cortocircuiti ad alcuni RIG avversari. Peccato che in generale questi momenti si ripetano parecchio, perdendo velocemente il loro fascino.

lost planet 3 rig view

L’avere un hub di gioco vi costringe sempre a tornare alla base o rivisitare una location “crocevia” per tornare sui vostri passi od accedere a nuove zone, ed il fattore confusione aumenta in quanto gran parte dello scenario è ghiaccio e distinguere una zona dall’altra è spesso molto difficile se non ci fosse scritto sotto il nome, ancor più quando vi ritrovate a lottare contro il sistema di navigazione. Sia chiaro, questo funziona comunque, ed è facile a sufficienza capire dove andare nelle ambientazioni interne anche senza minimappa, ma occasionalmente gli indicatori di percorso vi faranno qualche scherzo, mandandovi in un angolo od in punto a caso, a volte pure indietro, costringendovi per essere sicuri di dove state andando ad abusare del pulsante per rilocare i marker visuali del percorso per evitare di tornare sui vostri passi.

Il che non è un problema tale da rendere il gioco un disastro od impossibile da giocare, ma decisamente ammazza qualsiasi voglia di esplorare lo psedo-open world offerto dal gioco, visto che solitamente questi problemi accadono quasi sempre nelle sezioni esterne a bordo del mech, e tra la velocità paleolitica di questo ed il marcatore che a volte sembra aver bevuto un goccio di troppo, l’elemento sandbox (già di per sé così e così e così) perde molto appeal, se non tutto.

Ancor più quando il mondo di gioco è più un insieme di corridoi lineari con qualche quest a puntarvi lì e là, il che vi porta a concentrarvi sulle missioni principali, il semplice design del tutto non vi incita particolarmente a fare le missioni secondarie od ad esplorare fuori dal percorso segnato, il che è un peccato perchè non vi incentiva davvero, ma almeno non ve lo rificca in bocca dopo costringendovi a farle se non l’avevate fatte prima (rendendole quindi non più secondarie).

I nemici quando non sono ripresi/copiati dai precedenti Lost Planet sono generici o cercanodi emulare quelli di Dead Space – tanto per cambiare – con poca inventiva e che fanno rimpiangere i gigantesci Akrid di LP 2 grossi quanto palazzi e con più metodi per tirargli giù in gruppo.

All’inizio la varietà di questi è poca, per un terzo del gioco (circa) vi trovate a combattere i soliti tre-quattro tipi di nemici, oltre ad un akrid mini-boss la cui boss battle è pure questa riciclata due volte. Procedendo la varietà migliora ed incontrate alcuni mostri boss dal buon design, ma il gioco non si fa problemi a riciclarne un bel po’ di vecchi quando gli fa comodo, ed il tutto rimane sul facilino, morirete più di una volta eccome, ma spesso perchè il gioco vi mette contro boss in ambienti ristretti e finite per essere uccisi più dai nemici piccoli fastidiosi e rapidi che magari il boss vi tira contro che dal boss in sé, e questi in generale sono una questione più di pazienza che altro, perchè la schivata vi salva il culo praticamente sempre, e quindi è una questione di tempo mentre continuate a sparare al punto arancione del nemico.

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Sia chiaro, morirete comunque per delle punte di difficoltà improvvise come una boss battle che vi forza sul RIG a combattere un akrid scorpione, nella quale vi troverete a morire più e più volte perchè non capite cosa cazzo il gioco vuole che facciate, anche se vi indica sempre cosa fare. Se non altro serve da esempio di game design il fatto che questo boss lo avete affrontato ed ucciso agilmente prima, a piedi, ma il gioco vi blocca nel RIG, consapevole che i giocatori sarebbero scesi dal robottone per affrontarlo visto che sarebbe stato la soluzione più ovvia e facile, e rimanere limitati/confinati in questo mecha di cartone e gommapiuma non è il massimo.

Questo è il classico momento in cui vi bloccate perchè non capite cosa state facendo di sbagliato, e guardacaso era qualcosa che non sapevate neanche di poter fare, nel senso manco accennata, in un gioco che altrimenti vi dà sempre indicazioni su cosa premere o fare. Quindi ho cercato velocemente un video-soluzione perchè non me ne fregava una minchia di scoprirlo da solo, ed ovviamente il tutto diventa facilissimo una volta che sapete quello che dovete fare.

In ogni caso la creatività non è di casa sia nel caso delle battaglie, con boss battle generalmente pigre e generiche, non orribili ma nulla di che e che a volta sembrano durare un pizzico più del dovuto, sia nel level design, con missioni principali eccitanti come dover trovare 6 stazioni identiche da attivare per poter portare il vostro RIG su un’altro canyon; in generale meh, onestamente, generico, ma non totalmente abissale, solo mediocre e qualcosina-ina in più, giocabile ma non vi emozionerà o riporterà in vita da quanta adrenalina vi “pompa” il gameplay, questo no.

Fabolous Alien Bugs

Sul lato tecnico, il gioco ha un look… un pizzico a buon mercato, è ok, ma sembra un po’ pezzente, specialmente per i modelli dei personaggi, le loro tute sono decenti ma le teste/facce dei personaggi e loro animazioni sono mediocri per un titolo di agosto 2013, non brutte, solo mediocri.

Un po’ meglio nelle cutscene che non usano il motore di gioco, queste ultime, ma i modelli in game sono “eh”, onestamente, a metà strada I mostri invece hanno buoni modelli, visto di meglio, ma fanno la loro figura.

Peccato che il motore di gioco in alcuni punti sembri faticare non poco a mantenere il frame rate fluido, mi è capitato più volte durante alcune cutscene che usano il motore in-game (il che vi toglie da qualsiasi immersione che possiate avere nella narrativa, se non lo farà il gesticolare a caso dei personaggi o loro che a volte sembrano guardare tutto tranne che voi mentre vi parlano), assieme ad occasionali situazioni in cui le texture di uno o più personaggi non erano caricate proprio bene (ed il contrasto con quella del personaggio di Jim il cui modello era caricato completato la faceva risaltare tremendamente) ed una sezione non così piena di nemici da giustificare questi rallentamenti del framerate, ancor più quando prima di allora c’erano situazioni ben più affollate senza nessun problema da parte del motore di gioco.

Sempre in quella situazione ho riscontrato un bug che mi ha costretto a ricaricare il checkpoint più vicino 2 volte, ma non mi è capitato nulla di simile in altri punti del gioco questo.

lost planet 3 cutscene

C’è anche un po’ di texture pop-in, ma pochino, ed ho notato un bug grafico in cui l’oggetto della quest ha fatto “puff” perchè prima dovevo sconfiggere un akrid, ed una volta sconfitto infatti è riapparso l’oggetto assieme…. alle altre texture che c’erano vicine.

La musica invece non è affatto male , ci sono alcune tracce per le boss battle o situazioni di tensione che rendono bene, peccato che il gioco non sia capace di creare davvero questo senso di impotenza rispetto ai nemici, ma la musica non è male. Ci sono alcune tracce licenziate di folk rock, gradevoli ma dopo un paio ho spento la radio, non fanno per me. Il doppiaggio italiano è buono, a parte la scelta di alcuni personaggi con accenti stranieri un pizzico stereotipati, non altrettanto i dialoghi, noiosetti e dimenticabili come i personaggi d’altronde.

Oltre alla campagna che ha una durata tra le 11 e 12 ore circa (a difficoltà Normale), c’è un multigiocatore online che offre le solite modalità tipiche, Deathmatch, Deathmatch a Squadre, la variante con le termocolonne di Cattura La Bandiera/King Of The Hill, una Scenario, e forse l’unica interessante, ciò una competititiva 3 contro 3 con gli akrid nel mezzo, con fasi in cui orde di akrid vi attaccano separatamente, ed altre in cui dovete conquistare e difendere territori.

Per il multigiocatore c’è un sistema di progressione del personaggio che è praticamente la versione Lost Planet 3 della Sferografia di FF 10, cioè partite da un punto ed impiegate i crediti ottenuti per sviluppare il vostro personaggio come volete scegliendo che armi od abilità comprare, il che a sua volta da accesso a specifiche caselle altrimenti non visibili od accessibili.

…. Questo se avrete voglia di giocare questo multigiocatore competitivo e trovate qualcuno con cui giocare, i server sono attivi e sono effettivamente riuscito a fare un paio di match, e si giocava discretamente, il fatto che il rampino sia usato anche qui aiuta, e da quanto ho capito, ci sono effettivamente i Vital Suit in questa modalità perchè ho trovato un’arma sbloccabile che fa più danni ai Vital Suit e cose simili, e sono finito in un match in cui dovevo riparare un RIG della mia squadra. Ma non aspettatevi di trovare molta gente, e con il fatto che sono incluse solo 6 mappe nel gioco base credo ve ne stancherete presto. Se è per il multigiocatore che ci giocate a questa serie, secondo me siete più fortunati a provare a giocare LP 2 online, ci dovrebbe essere più gente anche ora. Per quanto mi riguarda dopo 2 partite mi sono ritenuto soddisfatto, o meglio, ho visto quanto volevo, ed ho giocato il multiplayer giusto…. per voi, onestamente solo per amor di completezza.

Commento Finale

Questa illustrazione è quasi meglio del gioco vero e proprio, ad essere franchi.

Questa illustrazione è quasi meglio del gioco vero e proprio, ad essere franchi.

Lost Planet 3 non è la cosa peggiore che potesse capitare alla serie, ma dopo averci giocati vi verrà da chiedervi perchè porta il nome Lost Planet questo pseudo-aspirante Dead Space di Spark Unlimited, che offre poco più di un mediocre third person shooter con alcuni nemici dal design ganzo.

Una delle offese peggiori è che pur cambiando alcune cose rispetto al primo LP (al quale si avvicina come focus, più sulla campagna che sul multigiocatore e come tono/ambientazioni), il gioco toglie l’unica vera meccanica ed idea bella presente nel primo gioco (quella dell’Energia Termica) che invece potevano perlomeno tentare di svilupparla in qualcosa, toglie i VS che erano la parte più divertente degli altri LP, ed al suo posto ci mette un elemento sandbox superfluo e poco divertente, un lento robot gigante da guidare ma i cui usi e funzioni sono pure troppo guidati da pulsanti contestuali anche quando lo usate per schiacciare, spremere o trivellare Akrid, alcuni dei pochi usi divertenti del vostro mech nel gioco.

Ma l’accusa peggiore viene dal fatto che il gioco vuole disperatamente essere Dead Space, anche troppo ovviamente, ma oltre a non azzeccare l’atmosfera horror, non ha le palle essere un vero clone della serie Visceral Games, il che non era necessario, ma sarebbe stato meglio mutuare alcune meccaniche da questa invece di offrire combattimenti un po’ troppo semplici e old school, in cui l’unica cosa che è importante è usare la fin troppo efficiente schivata laterale e colpire i globi arancioni sui nemici finche non schiantano, e ripetere questi due passi.

Non orribile, ma davvero già fatto, già visto, ed ultimamente mi ritrovo a dare lo stesso voto che diedi al primo Lost Planet, perchè sono entrambi imperfetti in più ambiti, hanno qualcosa che potrebbe renderli buoni giochi, ma non abbastanza da elevarli dal “quasi decente”.

L’affidare serie proprie a studi esterni ha avuto e può avere buoni risultati, basta guardare esempi Capcom come DmC Devil May Cry o Dead Rising 2, ma in questo caso si è rivelata una scelta sbagliata, ed il risultato finale è poco più che mediocre, non proprio il massimo per una serie che non ha mai fatto breccia tra critici o pubblico.

Dubito vedremo mai un Lost Planet 4 (per i motivi scritti un paragrafo sopra), ma nel caso credo proprio che la Capcom lo curerà internamente, e magari riuscirà a dare vera forma ad alcune idee interessanti che la serie ha ma non ha mai veramente realizzato, perchè altrimenti sarà difficile fare un 180° e far interessare ai giocatori questa serie sempre sul baratro dell’assoluta mediocrità e che ancora non sa cosa vuole fare di sé stessa.

Voto Finale: 5.5 su 10

P.S.: Ci sarebbe anche E.X. Troopers, uno spin-off di questa serie, che vorrei recensire ma non è mai uscito dal giappone in qualsiasi forma, quindi….nulla. Non sono totalmente contrario all’import, ma non mi interessa a sufficienza da importarlo, costi per fare questo a parte.

The Incredible Hulk
(A cura di Celebandùne Gwathelen)

The Incredible Hulk

The Incredible Hulk è un film particolare nell’Universo Cinematico Marvel. Se ci fate caso, è l’unico, ad oggi, a non aver ricevuto un sequel, ma al contempo era il primo a farci davvero capire che la Marvel faceva sul serio con il suo Universo Cinematografico congiunto. La sua importanza storica, quindi, non è messa in dubbio. Ma il film è di qualità…?

The Incredible Hulk è un reboot del franchise dopo il deludente film “The Hulk” di Ang Lee del 2003 (di cui pure, un giorno, vi parlerò). Tuttavia, alcuni elementi del precedente film vengono ripresi. La storia di come Bruce Banner si sottopone ad un esperimento di Radiazioni Gamma (per replicare la formula del Super Soldato di Steve Rogers) viene visto solo nei Credits di inizio film, così come la sua prima trasformazione in Hulk, che per di più viene “nascosta” da una visuale in prima persona. Inoltre viene ripreso anche che Banner, dopo la distruzione del suo laboratorio, fugge in America Latina dal generale Ross, supervisore del suo esperimento nonchè padre dell’amata da Banner, Elizabeth “Betty” Ross.

The Incredible Hulk

Per Bruce Banner trasformarsi in Hulk è un’esperienza dolorosa e traumatizzante

Lontano da casa, Bruce tenta di condurre una vita semplice, cercando di trovare una cura contro quello che per lui è un incubo. In questo viene aiutato da un certo Mr. Blue, che via Satellite comunica con lui e tenta di aiutarlo. Lui, come Mr. Green, non vuole rivelare troppo la sua identità, ma alla fine, dopo svariati tentativi di inibire i meccanismi di trasformazione, decide di incontrarlo. Nel frattempo, però, il generale Ross ha rintracciato Banner in America Latina e inizia una caccia all’uomo, capitana dal veterano di guerra Emil Blonsky, che ovviamente finisce male per lui ed i suoi quando Banner si trasforma in Hulk, sfascia tutto e fugge (per poi ritrovarsi in Equador). Ross capisce che non può continuare a seguire Banner così, e decide di combattere fuoco col fuoco. Spiega ad Emil Blonsky cosa è successo a Bruce Banner ed accetta di iniettare in Blonsky una piccola dose del siero in qualche modo recuperato dal sangue di Captain America. Blonsky sviluppa agilità e forza sovrumane; Bruce tenta di mettersi in contatto con Betty Ross alla Culver University, per rivisitare il luogo del terribile esperimento. Betty ha una chiave USB su cui ha salvato alcuni dati del loro esperimento, prima che il grosso venisse rubato dal militare (e forse anche da S.H.I.E.L.D.), che da a Bruce. I due evidentemente sono ancora innamorati, anche se Betty vive con un certo Leonard Samson, che ovviamente si insospettisce e diventa geloso.

The Incredible Hulk

Il Generale “Thunderbolt” Ross vuole l’eroe di guerra Emil Blonsky nel suo team anti-Hulk

Bruce, il giorno dopo, viene attaccato dal militare di Ross e da Blonsky alla Culver University; Bruce tenta di evitare la trasformazione, ma soccombe quando viene attaccato da granate lacrimogene. Da solo, Hulk distrugge molto delle forze di Ross, con Betty che cerca di frapporsi tra lei ed il padre (e numerosi studenti che filmano il tutto). Quando capisce che la situazione è disperata, Ross ordina la ritirata, ma Blonsky non ne vuole sapere e sfida Hulk in solitaria. Hulk lo sfracella contro un albero, apparentemente uccidendolo. Quando vede questo, Ross tenta il tutto per tutto, e Betty rischia la vita frapponendosi tra le armi del padre e Hulk. Hulk la riconosce e la protegge, per poi fuggire con lei nelle montagne.
I due sono in fuga verso New York City, dove sperano di incontrare Mr. Blue. Questo si rivela essere un dottore di nome Samuel Sterns, che pensa di aver trovato un siero in grado di inibire una trasformazione. Banner sa che la cosa è rischiosa, ma grazie a Betty riesce a contenere una trasformazione forzata nel laboratorio di Sterns e indicare così allo scienziato che la rotta iniziata dal suo siero è buona. Poi, però, scopre che Sterns ha riprodotto il suo sangue in laboratorio a iosa, volendolo come base per rivoluzioni scientifiche. Banner, però, vuole che tutto venga distrutto.

The Incredible Hulk

Bruce Banner e Betty Ross si amano come se fosse il primo giorno della loro storia

Blonsky, nel frattempo, è miracolosamente guarito dalla completa distruzione delle sue ossa e dei suoi organi interni. Chiede a Ross una dose maggiore del siero per combattere Hulk, e ne riceve un pò, ma poca rispetto a quanta ne avrebbe voluta. Comunque, Ross rintraccia Banner e Betty a New York e riesce finalmente a catturare Bruce, che non riesce a trasformarsi in Hulk. Blonsky scopre la riserva di sangue di Banner di Stern, e in un atto di follia (l’ennesimo da quando è stato iniettato col derivato di siero del supersoldato) forza lo scienziato a iniettarne in lui. Così, Blonsky si trasforma in Abominio, e impazzito inizia a distruggere Harlem. Betty capisce che quella creatura è colpa del padre, e gli fa capire che non vuole mai più venire considerata sua figlia. Bruce, che si sente colpevole di ciò che il suo sangue,ancora una volta, ha combinato si propone di fermarlo, pur non sapendo se la sua trasformazione possa riuscire. Così, il giovane scienziato si butta a capofitto in questa battaglia…per fortuna, la sua trasformazione in Hulk avviene, ed i due umani alterati se la danno di santa ragione. Hulk è quasi battuto da Abominio, che tecnicamente è un miglior combattente, ma quando questo minaccia la vita sia di Ross che di Betty, la nuova rabbia di Hulk gli aumenta la forza, permettendogli di salvare la vita a padre e figlia, e stendere Abominio.

The Incredible Hulk

Blonsky, in un momento di follia, sfida Hulk in una lotta a due

Ross cattura l’ex-eroe di guerra Blonsky, mentre Hulk decide di fuggire, chiudendo il suo rapporto con gli umani, giungendo in un luogo lontano e remoto in cui cerca di addestrarsi a trattenere la sua rabbia.
E Ross, che non solo è stato disconosciuto dalla figlia ma ha perso sia Banner che Blonsky, deve anche subirsi l’arroganza di Tony Stark, che dopo gli avvenimenti viene a sfotterlo in un bar.

The Incredible Hulk

Betty ed il Generale Ross non hanno un buon rapporto

The Incredible Hulk, purtroppo, non è un film forte e coerente come lo era stato Iron Man, che lo ha preceduto nell’uscita di due mesi scarsi. E la cosa è un peccato, perchè sia il personaggio di Hulk, che il cast del film sono di tutto rispetto. Edward Norton è perfetto nel ruolo di Bruce Banner (forse meno in quello di Hulk stesso, che viene reso completamente con un personaggio 3D), ne cattura in pieno lo spirito di scienziato disturbato da ciò che gli è successo. Bruce è un giovane sportivo, intelligente e capace di adattarsi alle circostanze non di certo sempre favorevoli. Ed Edward Norton lo interpreta alla grande.
Hulk stesso, poi, è davvero un mostro verde indomabile, e per quanto all’epoca le sue performance mi sono molto piaciute, preferisco ora, dopo averlo visto in azione, Mark Ruffalo nel ruolo. Ma all’epoca, ricordo bene, ero triste della dipartita di Edward Norton dal cast del Marvel Cinematic Universe.
Liv Tyler è Betty Ross, e nel suo ruolo è okay, anche se forse mi ha ricordato troppo Arwen dal Signore degli Anelli con la sua performance. Comunque, il suo è un bel ruolo, un pò uno stabilizzatore per Bruce, e per quanto la loro sintonia non è all’altezza di quella tra Mortensen e Tyler, i due funzionano abbastanza bene come coppia. A rubare la scena sono, oltre all’ottimo Edward Norton, Tim Roth nel ruolo di Emil Blonsky e William Hurt nel ruolo del Generale Ross. Roth è ottimo soprattutto nei momenti di follia omicida di Blonsky, mentre Hurt pare essere nato per il ruolo del Generale Thunderbolt, sia per il suo aspetto, che per il suo atteggiamento molto militaristico durante tutto il film.

The Incredible Hulk

Emil Blonsky, aka Abominio, folle di potere, vuole distruggere Harlem

E allora dove sta il problema del film? Beh, a differenza di Iron Man, The Incredible Hulk non è nè particolarmente divertente, nè realistico in alcuni momenti topici del film. E, sì, chiedere ad un film su un supereroe dei fumetti di essere realistico è tanto, ma non è un caso che i migliori film del genere (Iron Man, The Dark Knight) avevano ben pochi momenti irrealistici, pur calandoli nel contesto.
Ebbene, c’è una scena in cui, verso la fine del film, Bruce vuole confrontare Abominio mentre questo distrugge Harlem. Essendo appena stato raccolto dal laboratorio di Sterns, viene prelevato via elicottero da Ross. Ebbene, per fermare Abominio decide di buttarsi dall’elicottero, pur non sapendo se la sua trasformazione in Hulk avverrà o meno. Per quanto la scena sia d’effetto, è assolutamente irrazionale, poichè sarebbe stato facile per il pilota atterrare su un tetto vicino e lasciare che Bruce raggiunga l’Abominio a piedi. Così la scena sarebbe stata più noiosa, ma non viene davvero data spiegazione del perchè questa avvenga nel modo in cui è avvenuta, mancando totalmente di contesto. Inoltre, per quanto Hulk sia mentalmente non all’altezza di Banner, venire spaventato anche da Tuoni e Fulmini non è di certo una scena che un appassionato di fumetti vuole vedere.

The Incredible Hulk

Hulk spacca!!

E di istante così, purtroppo, ce ne sono diverse, ed inspiegate anche, per di più. E una o due sarebbero state okay, ma una serie di queste tolgono un pò di bontà ad un film che, per il resto, pur non essendo particolarmente divertente, ha una storia okay, molta azione ben messa in scena, ed un cast davvero eccezionale. Un peccato, dopo un ottimo inizio l’Universo Cinematico Marvel ha avuto un attimo di vero tentennamento.

The Incredible Hulk

Tony Stark che sfotte il Generale Ross…che scena geniale, nonchè storica!

Ed è un peccato anche che Hulk non abbia, da allora, ricevuto un secondo film in cui si possano sviluppare le storie, lasciate un pò appese, di Leonard Samson (il ragazzo di Betty Ross, che viene lasciata dalla scienziata dopo che scopre che è stato lui a dire al padre che Bruce si trovasse alla Culver University) e del Professor Sterns, al quale a fine film scorre del sangue di Bruce su una ferita ricevuta al capo per colpa di Abominio. Riprendere questi personaggi sarebbe davvero divertente.

Ma mai dire mai. Gli amanti di Spider-Man sanno che non bisogna mai smettere di sperare.

Voto Personale: 7/10

Lumines: Electronic Symphony

(A cura di Alteridan)

Inutile dirlo: le console portatili sono il posto migliore per i puzzle game, e PlayStation Vita non è certamente da meno.

Lo scopo di Lumines: Electronic Symphony è molto semplice: bisogna eliminare quanti più mattoncini possibili, posizionando le varie figure che scendono dall’alto verso il basso in modo da abbinare i mattoncini dello stesso colore in quadrati 2×2 o rettangoli più grandi. Il sistema di gioco riprende quello di Tetris: possiamo spostare a piacimento da destra a sinistra, e viceversa, i quadrati finché scendono, e possiamo farli ruotare cambiandone la posizione dei colori. Periodicamente, e sempre seguendo il ritmo della canzone di sottofondo, vedremo una barra luminosa muoversi da sinistra verso destra, eliminando gli abbinamenti che abbiamo realizzato fino a quel momento. Ciò significa che i mattoncini resteranno sul campo finché non arriverà questa linea a fare piazza pulita, dandoci il tempo di realizzare più abbinamenti e accumulare più punti grazie alle combo.

Inutile dire che gli effetti speciali e i colori accesi risaltano sullo schermo della portatile Sony.

La particolarità del gioco, però, è che anche i mattoncini cadranno a ritmo di musica, quindi bisognerà prestare molta attenzione durante i brani più frenetici. Altra particolarità è che i livelli sono interconnessi, e la difficoltà non è sempre progressiva. Mi spiego meglio: quando finisce una canzone, la voce fuori campo ci avvertirà del cambio del pezzo musicale, poi l’intero campo di gioco cambierà, cambiando anche il colore dei mattoncini in gioco e modificando la velocità, che potrà essere superiore o inferiore rispetto al pezzo precedente. Ne consegue che il cambiamento potrebbe essere spiazzante. Il risultato è un medley musicale ben realizzato, con pezzi realizzati da artisti come The Chemical Brothers, Goldfrapp, Pet Shop Boys, e altri di grande rilevanza nell’ambiente della musica elettronica.

Fin qui, comunque, ho parlato della base del gioco, quella che è possibile apprezzare in ogni capitolo della serie ideata da Tetsuya Mizuguchi. In questo capitolo, però, sono presenti anche alcune novità degne di nota. La più importante è certamente la possibilità di sfruttare le abilità speciali degli avatar, che dopo essere stati sbloccati portando a termine alcuni incarichi specifici e accumulando punti esperienza, garantiranno bonus unici in grado di aiutare enormemente il giocatore. Naturalmente, queste abilità non possono essere utilizzate sempre, ma vanno caricate a suon di combo, oppure sfruttando il touch screen posteriore della console, dando dei colpetti per riempire più velocemente l’indicatore dell’avatar. Non mancano nemmeno dei power-up casuali che a volte accoglieremo come vere e proprie manne dal cielo.

Il menu di creazione delle playlist è semplice e funzionale.

Oltre alla modalità Viaggio, che mette sul piatto 43 livelli musicali nell’ordine predefinito ideato dagli sviluppatori, ci si può cimentare in altre modalità di gioco, tra cui spicca la possibilità di creare playlist personalizzate sulla base dei brani sbloccati durante la modalità principale, e non bisogna nemmeno dimenticarsi della modalità a tempo, in cui bisogna scegliere la durata massima della partita e cercare di accumulare più punti possibili.

Chiunque abbia una PlayStation Vita e ami i puzzle game dovrebbe avere una copia di Lumines: Electronic Symphony, tra l’altro è possibile trovarlo praticamente ovunque a un prezzo irrisorio. Quindi che aspettate? Indossate le cuffie e lasciatevi trasportare da questo splendido gioco

Voto personale: 8,5/10

E sulle note di questo puzzle game vi do appuntamento alla prossima settimana.

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Una Risposta to “The Weakly Hobbyt #181”

  1. The Weakly Hobbyt #191 | Checkpoint Café Says:

    […] tutto il mondo, noi inclusi, era impegnato a giocare, guardare e lamentarsi di Assassin’s Creed Unity sulle nuove […]


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