The Weakly Hobbyt #193

The Weakly Hobbyt #193

Odore di E3 nell’aria, odore di altre ore ed ore di filmati prerenderizzati, e poco poco gameplay vero, forse qualche annuncio interessante davvero. Ma nonostante tutto, è un pò una tradizione sentirsi dire perlopiù cazzate da colossi dell’entertaiment videoludico, e spiluzzicare tra gli annunci e video per magari scoprire qualcosa di interessante. 🙂

Ma non preoccupatevi, non c’è E3 in questo numero, solo il nostro insalatone di Kirby!, cybermanzia, supermacchinoni con supermotori e superuomini di latex vestiti! Buona lettura!

Il Kirby e L’Arcobaleno 

(A cura di Wise Yuri)

kirby and the rainbow curse

Ah, Kirby, caro vecchio, dolce, morbosamente goloso Kirby!
Una palletta rosa che non merita introduzione, perchè Kirby è Kirby, punto.
Quindi passiamo a parlare direttamente di questo nuovo titolo dedicato al puccioso personaggio Nintendo, ovvero Kirby: Il Pennello Arcobaleno ( o Kirby And The Rainbow Curse per gli anglofoni), esclusiva Wii U uscita da poco.

E come probabilmente saprete, questo non è un tradizionale platformer come pressapoco gran parte dei giochi di Kirby, ma un seguito de L’Oscuro Disegno (aka Power Paintbrush), uscito nel 2005 per Nintendo DS e che vedeva Kirby ridotto ad una sfera, da far muovere nei livelli disegnando linee sul touch screen che Kirby poi seguiva in automatico.
Ne ho sentito parlare bene, ma non ho mai avuto modo di giocarlo (tenete questo in mente durante la recensione) perchè come molti titoli di Kirby, trovarli a prezzi decenti è difficile, ed in casi come questo, è semplicemente difficile trovarli dopo il periodo post-lancio, prezzo a parte.

Devo dire, il nuovo stile grafico è fantastico, adoro lo stopmotion, specialmente quello con plastilina e/o creta (o argilla), e qui è realizzato in maniera eccelsa, e dà al tutto un fascino particolare, che si sposa al tono allegro e gioioso praticamente imprescindibile dalla serie.
É difficile stare arrabbiati quando tutto sprizza allegria e pacioccosità da tutti i pori come qua!

La storia è tipico companatico/premessa vaga al tutto: all’improvviso qualcosa di malvagio arriva da un portale a Dream Land e ruba tutti i colori, congelando tutto, ma una fata-pennello rianima Kirby che subito si lancia all’avventura! Superflua, ovvio, ma non è per questo che giocate Kirby.

Kirby and the rainbow curse gameplay

Il gameplay come già detto vi vede disegnare linee con lo stilo sul touch screen del gamepad, il che significa non avrete bisogno di altro se non del touch screen e dello stilo, non userete un solo pulsante fisico in questo gioco, non ce ne sarà bisogno.
A meno che non vogliate giocare con altri 3 amici, che dovranno usare dei Classic Controller per Wii od Controller Pro per Wii U, mentre il giocatore 1 deve comunque usare il Gamepad.

Kirby di per sé può solo scattare come una pallina ma ha poca mobilità (un po’ come una pallina di un pinball), e necessita degli arcobaleni che usa come le tracce di un treno – attaccandosi e seguendo la linea tracciata – per muoversi nei livelli. Ovviamente non potete disegnare arcobaleni all’infinito, come la barra in alto a sinistro vi ricorda, svuotandosi in proporzione a quanto estese sono le linee tracciate. Per recuperare “inchiostro magico” dovete smettere di disegnare e toccare una superficie per un po’, quindi attenti ad abusarne quando non avete zone sicure a cui potete portare Kirby.

Ma le linee non servono solo a quello, oh no: per esempio un arcobaleno può interrompere il flusso di una cascata, permettendovi di proseguire, o proteggervi da fiamme e frecce.
Poi dovrete anche far conto con la fisica in quanto ci saranno pezzi del livello in cui non potrete disegnare arcobaleni, e cose simili.

kirby and the rainbow curse kirbymarino

La meccanica è semplice, intuitiva ma è supportata da un ottimo level design, con molta varietà ed usi, per esempio in acqua Kirby galleggia ed gli arcobaleni servono più per non farlo tornare in superficie, o questi sono usati come cavi di funivia improvvisati, per muovere oggetti verso interruttori, ed altro ancora.

Le stelle che collezionate nel livello determinano la medaglia ottenuta alla fine, ma ogni 100 raccolte potrete usare l’attacco speciale di Kirby, che è l’unico modo per distruggere certi blocchi (magari attorno ad uno scrigno) e varia a seconda della forma in cui è Kirby.
Una cosa che lo differenzia ancora di più dagli altri titoli della serie è che Kirby non può assorbire i nemici e rubarne le abilità, ma ci sono alcune trasformazioni che avvengono in automatico in certi livelli e mutano Kirby in un carro armato, un sottomarino ed un razzo, ed ogni trasformazione vi dà nuove abilità e usi per gli arcobaleni, come per guidare i siluri del sottomarino dove volete.

I giochi di Kirby hanno la fama di essere facili, rilassanti. A ragione. Ed anche se non è Super Meat Boy, Il Pennello Arcobaleno si dimostra capace di offrire una sfida, di richiedere impegno al giocatore procedendo.Il titolo non diventa mai difficilissimo o frustrante (specialmente se siete giocatori navigati), ma più proseguite nei livelli e più notate che il gioco vi tiene la mano sempre di meno, e richiede impegno da voi, ma in maniera che mai sembra punitiva o gratuitamente masochistica, con un giusto equilibrio da non frustrarsi ne farvi sentire troppo invincibili.

Non che i livelli finali siano facili, anzi, sono sorprendentemente difficili ed alcuni richiedono prontezza di riflessi ed abilità, era da parecchio non finivo le vite e facevo game over in un Kirby, sono piacevolmente sorpreso.Ed in ogni caso ci sono le piccole stanze sfida sparse nei livelli e l’apposità modalità Sfida, di cui parliamo tra poco.

L’unica lamentela che devo fare è su come il gioco senta il bisogno di riciclare i boss, pur con qualche differenza ed attacco extra, ma comunque è ridicolo che in un gioco altrimenti pieno di creatività ed idee si debba vedere l’antica tecnica del “boss eco-friendly”.
In quanto a longevità, la modalità Storia si può finire in circa 6 ore, relativamente poche ma non mi è sembrato corto e mi sono divertito per tutto il gioco, e difficilmente riuscirete a prendere tutti gli scrigni e ottenere tutte medaglie d’oro.

La rigiocabilità è aumentata dalla modalità Sfida che offre una circa 50 stanze sfida, ognuna composta di 4 bonus room con le stesse regole di quelle della modalità Storia, ciòè pochissimo tempo per indovinare cosa dovete fare (e farlo), facendo apparire uno scrigno da prendere.
Alcune posso essere alquanto toste, anche senza voler ottenere una medaglia d’oro ad ognuna.

Per quanto riguarda gli amiibo, il gioco supporta quello di Kirby, King Dedede e Meta Knight, ma quello che fanno è dare dei power up anche eccessivi a Kirby, il che per me significa che non vi perdete niente. Continuo a non possederne nessuno, e l’uso in questo gioco di sicuro non mi ha fatto venir voglia di prenderli. Mh.

Commento Finale

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Kirby Il Pennello Arcobaleno è….Kirby, ma non il tipico platformer della serie, piuttosto un seguito spirituale del peculiare (e sorprendentemente poco ricordato) Kirby E L’Oscuro Disegno per DS, dal quale riprende il particolare gameplay che vi fa impugnare lo stilo per disegnare arcobaleni che guidano l’ancora più sferica palletta rosa attraverso i livelli, forse non molti ma con molta varietà, idee creative che sfruttano a pieno la formula di gioco, la quale ben si presta al gamepad del Wii U.
E se gli “arcobaleni a comando” non bastassero per rendervi allegri, ci penserà lo stupendamente realizzato stile grafico à-la claymation e il classico tono della serie a dipingere un sorrisone anche sul più depresso dei volti. E potete anche giocare con 3 amici in cara vecchia co-op locale.

Ma attenti perchè nonostante non sia un titolo pensato per un pubblico “hardcore”, il gioco ha qualcosa da offrire ai giocatori più navigati, e come tutti i Kirby, riesce ad essere sul facile ed accessibile ma senza mai rendersi omogeneizzato, ed in questo ci sono alcuni livelli alquanto difficili, una piacevola sorpresa.
L’unica nota negativa è che non ci vorrà moltissimo a vedere la fine della modalità Storia, ma vi divertirete sempre ed oltre a diversi collezionabili e medaglie da ottenere, ci sono diverse stanze sfida per mettere alla prova la vostra bravura, quindi c’è rigiocabilità, ed è ancora più facile passarci sopra visto che il gioco vi chiede 40 sacchi invece dei soliti 60/70.

Se avete un Wii U, prendetelo. Consigliato.

Fast & Furious 7
(A cura di Celebandùne Gwathelen)

Fast & Furious 7

WiseYuri vi ha già parlato di questo film nel suo articolo pubblicato in EXPRESSO, ma era ovvio che ve ne parlassi anche io se avete seguito un pochino questo blog. Vi ho parlato di The Fast and the Furious (capostipite della saga), 2 Fast 2 Furious, Tokyo Drift, Fast & Furious, conosciuto anche come “Solo Parti Originali”, Fast & Furious 5, 6 e oggi del settimo capitolo.
Questo è un film speciale, in quanto l’ultimo in cui Paul Walker ha girato, prima della sua tragica morte avvenuta alla fine del 2013, come vi riportammo nel Weakly Hobbyt #129. Ve ne parlerò in breve…

Fast & Furious 7

Il film inizia con una lotta tra The Rock e Jason Statham…se non è un gran inizio questo!?

La storia riprende poco prima della fine di Fast & Furious 6: il fratello maggiore di Owen Shaw, Deckard, entra nell’ufficio di Hobbs (Dwayne Johnson) e recupera dati su chi abbia causato il come del fratellino. Nel mentre, malmena anche Hobbs, che finisce in ospedale. Lì, il poliziotto avvisa Domonik Toretto (che ha già saputo della morte di Han da Sean Boswell, e che ha subito un attentato alla sua casa in cui rischiavano di morire sua sorella Mia, Brian e loro figlio Jack) di quello che sta accedendo. Domonik scopre che Deckard era un operativo segreto britannico della massima competenza…licenziato in seguito dall’MI6 o chi per loro, Deckard divenne un fantasma e presente ovunque ci fosse qualcuno disposto a pagare i suoi servizi.
Ora, però Deckard vuole vendicarsi per quello che è stato fatto al fratello.

Fast & Furious 7

Nel film ci sono macchine e parti calde femminili in esposizione a catena!

Dom riunisce la gang per cercare Deckard, ma ha difficoltà a stare avanti all’ex-agente segreto. Così viene contattato da Mr. Nobody, che lavora per il governo americano, ed è a sua volta interessato a vedere Deckard in prigione (o morto, se è per quello). Dato che trovare Deckard non è affatto facile, Mr. Nobody spiega a Dom che il miglior modo è recuperare un programma creato da un hacker di nome Ramsey chiamato “L’Occhio di Dio”. Suddetto programma è in grado di hackerare ogni telecamera, sia essa mobile o fissa, e cercare così qualsiasi persona se la si conosce di faccia.

Fast & Furious 7

Brian rischia la sua vita in Azerbaigian per salvare Ramsey!

Dom, Brian (che sta per diventare una seconda volta papà da Mia), Roman, Letty e Tej viaggiano dal Azerbaigian ad Abu Dhabi per recuperare l’Occhio di Dio, e affrontano Deckard. Questo però si è procurato rinforzi da nemici di Ramsey, e non solo riesce quasi a uccidere Mr. Nopbody, ma anche a rubare di nuovo L’Occhio di Dio da Domonik e soci.

Questi, decisi a non darsi per vinto, portano la lotta a Los Angeles dove sono di casa, e riescono non solo ad hackerare L’Occhio di Dio a loro vantaggio, ma anche ad attirare in trappola Deckard ed i suoi alleati. Grazie anche all’aiuto di un guarito Hobbs, Dominik, Brian e soci riescono ad averla vinta.

Fast & Furious 7

Il gruppo decide il suo futuro a Los Angeles

Brian, deciso a tenere fede alle parole dette a Mia quando è venuto a sapere della loro bambina, decide di dedicarsi definitivamente alla carriera di papà, mentre Dominik e soci lasciano la famiglia felice alle loro spalle.

Fast & Furious 7 non mi è piaciuto quanto i precedenti film della serie sinceramente; in qualche modo sembra che la squadra abbia voluto strafare con le scene d’azione del film, ingigantendole, rendondele così assurdamente fighe da sembrare davvero inverosimili: macchine che si buttano da un aereo e atterrano nelle montagne senza problemi, una supercar che attraversa tre palazzi di Abu Dhabi in successione, scontri frontali tra macchine con nessun morto, e così via. Non che in passato roba così non ci sia stata, in particolare da Fast & Furious 5 le scene d’azione erano sempre meno credibili, ma qui secondo me si è raggiunto l’apice del ridicolo.

Fast & Furious 7

Dite che ce la farà?

Anche la storia tra Letty e Dominik, che si erano ritrovati in Fast & Furious 6, è diventata ridicola. Letty, che ancora soffre di amnesia, non ricorda la loro storia d’amore, e Dominik tenta di ricordarle le cose. Letty, però, si sente pressata e lascia Dom, per poi ritrovarlo appena inizia la caccia su Deckard Shaw. Quando in una scena (che pure ritengo incredibilmente ridicola) Dom rischia di morire, Letty all’improvviso ricorda tutto. Il tutto sa troppo di costrutto e risulta non-credibile.

Fast & Furious 7

Brian e Mia vivranno una vita felice d’ora in avanti…

Il film ha anche scene belle, e queste sono in particolare quelle tra Brian e Dominik, e tra Brian e Mia. L’alchimia tra questi tre personaggi è quella che tira più di tutte nella serie, ed è un peccato che nei futuri film verrà sicuramente a mancare. Con Han morto e Paul Walker che interpreta Brian morto, due dei tre personaggi più carismatici della serie sono fuori dal franchise. Non che mi dispiaccia Letty, ma ritengo che la coppia Letty/Dom non sia bella come Brian/Mia. E Roman Pierce e Tej Parker non sono personaggi che, per me, sono di interesse. Affatto.

Fast & Furious 7


La lotta finale tra Dominik e Deckard è esagerata, e diventa ridicola solo nel finale…

Il finale, poi, è particolarmente toccante, e per me ha aumentato il gradimento del film di un intero punto; una carrellata di immagini di Brian e Dominik prese dai precedenti film, per ricordare Paul Walker, con Dominik Toretto/Vin Diesel che fa un bel discorso e chiama fratello colui che ha perso, e le cui strade si sono, almeno temporaneamente, divise. Il finale è toccante e simbolico, e merita di venire visto quasi più dell’intero film.

Fast & Furious 7

Paul, ci mancherai…

Tutto sommato? Fast & Furious 7 merita di venire visto perchè la fine del tragitto di Paul Walker in questa saga di macchine, velocità e belle donne che d’ora in poi sarà un pò più vuota.

Voto Personale: 7/10

E.Y.E. Divine Cybermancy

(a cura di CapRichard)

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Piattaforma: PC Data di uscita: 29 luglio 2011

 

E.Y.E. è un gioco misto FPS e gioco di ruolo, creato nel source engine realizzato dallo Streum on Studio, un gruppo di sviluppatori francesi che ha esordito proprio con questo titolo.

È uno di quei videogame che quando ci giochi… ti fa sentire strano. E crea due reazioni. L’abbandono totale oppure il coinvolgimento totale per la sua grande stranezza. Nel mio caso è stata la seconda. Ma andiamo con ordine.

Cosa diavolo succede?

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Dei mostri infuocati, una donna con un uzi. Cosa sta succedendo? BOH.

 

L’ambientazione, lo stile ed un po’ tutto, emana fortissimi vibe di warhammer 40k e di altra roba messa dentro a caso.

Siamo nel lontano futuro, con l’umanità che ha colonizzato la galassia ed è controllata dalla Federazione, un’unione di più corporazioni. Purtroppo, una strana minaccia sta distruggendo tutto e tutti: le forze meta-streuomoniche, dotate di poteri psionici e di fattezza demoniaca… si insomma, è il chaos di warhammer.

Voi siete un membro dell’E.Y.E. associazione di monaci guerrieri con impianti cybernetici ed addestrati per combattere ogni genere di cosa, controllata dalla megacorporazione Secreta Secretorum. Insomma, siete degli Space Marines, sempre di warhammer 40k. Vi ritroverete imbrigliati in un casino politico fatto di colpi di stato e lotta interna tra le due correnti di pensiero all’interno dell’E.Y.E., con lo sfondo della guerra ai demoni.

Il gioco presenta delle scelte, sia palesi che non, in stile deus ex, che influenzeranno le vostre alleanze, come si svolgeranno alcune missioni ed il finale.

Detta così non sembrerebbe troppo male… il problema è come la storia è presentata al giocatore. Il vostro protagonista soffre di amnesia e molte cose che vi verranno dette, nei dialoghi o in libri, terminali e quant’altro sparsi nel gioco saranno contraddittorie e non dipingeranno mai il quadro completo.

Inoltre non si ha mai la sensazione di essere davvero in una realtà, con ogni morte sul campo di battaglia del protagonista che ci rimanda in una sorta di limbo, dove il nostro maestro di dice che quella morte non era vera, era simulata ed ora possiamo affrontare meglio la missione….

Solo finendo il gioco ben 4 volte, ottenendo i 3 finali diversi le prime volte, si sblocca un vero finale che è un MIND FUCK bello e buono. Ad ogni nuova giocata si guardano gli eventi sotto una nuova prospettiva e si cerca di ricostruire la storia nel modo giusto.

Fatto sta, non dirò lo spoiler in fase di recensione, ma è qualcosa che ha lasciato il cervello mio e di un mio amico che mi ha accompagnato nell’avventura abbastanza provati dall’esperienza, in un modo non dissimile da un Evangelion. E non è un paragone che uso spesso.

Come diavolo si gioca?

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I negozi hanno un’interfaccia terrificante, ma possono offrire armi ed oggetti molto utili. A prezzi folli.

 

Il gioco è anche estremamente criptico per quanto riguarda il gameplay e si basa molto sulla sperimentazione, in modo non dissimile dal primo Deus Ex.

Creerete il vostro personaggio mescolando dei tipi di DNA diverso, che influenzeranno statistiche sconosciute…. ed infatti molto probabilmente il vostro primo personaggio non avrà né capo né coda. Poi imparerete che il gioco è molto simile ad un GDR per struttura e composizione del personaggio, con determinate statistiche che sono meglio adatte alla creazione di certi tipi di personaggi. L’equipaggiamento messo a disposizione del giocatore non è molto vario ma è caratteristico e porta alla creazione di hacker, assassini invisibili, maghi, cecchini, pistoleri akimbo, tank e quant’altro.

Un altro paio di elementi molto, molto importanti che dal gioco vengono a malapena accennati sono le ricerche e le penalità di morte. Le ricerche sono molto simili al sistema presente in un Xcom. Si pagano degli scienziati per scoprire nuove tecnologie che conferiranno bonus passivi o nuovi equipaggiamenti al vostro personaggio. Esiste un albero di ricerca ed alcune sono possibili solo recuperando determinati oggetti in alcune missioni. Se seguite e non ignorate arriveranno a rendere il vostro personaggio molto più forte ed efficiente, anche arrivando a donargli immunità a certi status alterati.

Le penalità di morte invece sono dei malus permanenti che accadono ogni volta che il vostro personaggio muore irrimediabilmente. Alla vostra rinascita avrete un malus alle vostre caratteristiche. Se si continua a morire si finirà con un personaggio inutilizzabile per via delle penalità accumulate. Fortunatamente si dispone di un numero limitato di cariche di resurrezione cybernetica, che vi riporteranno in vita evitando le penalità, ma una volta finite queste dovrete essere molto attenti.

Il gioco si divide in due fasi distinte: la fase di dialogo, accettazione missioni e compravendita di equipaggiamento al vostro Tempio, base operativa dell’E.Y.E. e la fase di missione, dove entrerete in livelli abbastanza grandi e liberamente girabili, con una missione mai specificata nei dettagli minimi, che quindi vi lascerà vagare in esplorazione per capire cosa fare e come farlo. A volte mi sono ritrovato a devastare completamente ogni essere vivente in certi livelli, altri invece totalmente vuoti nascondevano passaggi e segreti in posti impensabili. Ci sono anche quest secondarie, tute da scoprire parlando con ogni personaggio non ostile.

Questo stato di confusione è onestamente troppo esagerato, è Deus Ex all’ennesima potenza anche se la grande varietà di abilità permette un livello di sperimentazione  abbastanza elevato e completerete alcuni obiettivi in modi che non vi aspetterete. Potrete usare ogni tattica che volete, ogni approccio è possibile e questo differenzierà molto l’esperienza del gioco in base al tipo di gioco preferito. Stealth? Assalto puro? Hacker? Il gioco offer davvero molte possibilità.

Questo è anche collegato con la fase di preparazione alla missione. sceglierete il vostro equipaggiamento all’inizio, incluse quante munizioni portare e non sempre avrete occasione di recuperare e dovrete arrangiarvi. In una missione eravamo sotto costante assalto da forze metra-streumoniche che più che metterci in difficoltà per i loro attacchi, ci stavano mettendo in crisi per il loro numero. I proiettili non bastavano mai. Per fortuna le spade sono sempre a propria disposizione e si rivelano delle fidate alleate. La salute del protagonista inoltre non si rigenera ed i nemici non lasciano cadere oggetti di recupero, avrete a disposizione un medikit che si ricarica nel tempo quando equipaggiato quindi la propria sopravvivenza è un qualcosa del quale ci si deve preoccupare e non poco.

Come avete potuto notare, spesso ho parlato al plurale quando mi riferivo a quello che facevo nel gioco. Questo perché l’intera campagna è affrontabile in cooperativa fino a 32 giocatori, anche se la campagna non è assolutamente pensata per reggere un numero così alto di giocatori ed il numero consigliato è infatti due, come è stata affrontata da me, ma il gioco ne regge fino a 4 senza esplodere a livello di bilanciamento e confusione.

In più giocatori si riesce a coprire ogni debolezza del team e si ha sempre un modo per superare ogni tipo di ostacolo. Unico vero problema è derivato dai dialoghi. Questi appaiono solo per il giocatore che inizia il dialogo e l’altro rimane senza. Quindi a turno leggevamo i dialoghi ad alta voce via chat all’altro. Terrificante.

Due parti del gameplay sono particolarmente intriganti: l’hacking ed i poteri psionici. L’hacking funziona come una battaglia di Final Fantasy, con tanto di ATB. Potrete hackerare un numero diverso di oggetti. Da torrette a droni, a nemici per metterli uno contro l’altro fino a terminali e porte. Però è sempre a doppia via. È capitato un paio di volte, mentre si hackerava una porta che quest’ultima vincesse e mandasse in tilt uno di noi, con allucinazioni che rendevano per minuti il personaggio inutilizzabile.

Anche le magie psioniche, per quanto non numerose, sono pericolosissime sia per i nemici che per il giocatore, in quanto c’è una certa % che la magia esploda in faccia al caster, mandandolo in panico, dandogli allucinazioni e cose del genere, mandando in crisi il giocatore.

Questo è un aspetto che mi è piaciuto molto in quanto lega molto il giocatore al proprio personaggio unendoli nel momento di panico.

Il gioco ha anche modalità PvP, Squadra Vs Squadra e missioni co-op apposite, queste gestibili anche in 8 giocatori ed il proprio personaggio della campagna può essere usato in ogni modalità.

OMFG

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Ci sono anche dialoghi con risposte multiple.

 

Insomma, ci troviamo di fronte ad un esperimento folle, troppo folle.

La moneta di gioco, usata nei vari negozi e per le ricerche, si chiama Brouzouf. Non credo ci sia bisogno di aggiungere altro.

Graficamente usa il source di half life 2, quindi è molto grezzo, ma l’estetica colpisce in pieno, con uno stile pasticcioso di tante altre opere ma che in un certo modo riesce ad essere una bestia a parte.

Se volete farvi un viaggione da soli o con un amico o amici, questo gioco vi offrirà un gameplay abbastanza buono ed un’atmosfera che vi terrà la mente accesa per il quantitativo di WTF che vi manderà contro.

Voto personale: 7/10

The Flash – Season One

(A cura di Alteridan)

Come promesso la settimana scorsa, quando vi ho parlato della terza stagione di Arrow, questa volta scriverò qualcosa sul fratello minore: la prima stagione del serial dedicato allo “Scarlet Speedster”. Anche questa serie televisiva va in onda sul network americano The CW, ed è prodotto dalle stesse menti che stanno realizzando Arrow, ma non è tutto perché queste due serie TV sono ambientate nello stesso universo narrativo.

È proprio in Arrow, a metà della seconda stagione per la precisione, che conosciamo per la prima volta Barry Allen, un giovane esperto della polizia scientifica di Central City che viene colpito da un fulmine dopo l’esplosione dell’acceleratore di particelle costruito dagli STAR Labs: da questo momento in poi la vita di Barry cambia radicalmente. Dopo aver trascorso diversi mesi in coma, Barry scopre di aver sviluppato un potere particolare: la super velocità. Grazie al supporto di Harrison Wells, il responsabile degli STAR Labs, decide di sfruttare questo suo potere per aiutare gli abitanti di Central City e catturare i cosiddetti meta-umani, persone che come lui sono state coinvolte nell’esplosione dell’acceleratore di particelle ma che hanno deciso di utilizzare i loro poteri per porre in essere azioni criminali.

Dopo essere stato colpito dal fulmine, Barry viene curato nei laboratori STAR.

Nel corso dei primi episodi della stagione, The Flash assume le tinte di un serial procedurale, con il classico “case of the week” e una struttura dell’episodio che sembra quasi presa di peso da una serie a caso dei Power Rangers: prima si assiste alla comparsa di una minaccia a caso, poi vi è una fase investigativa e un primo scontro con il meta-umano di turno dove Barry ne esce sconfitto, ne consegue un discorso motivazionale di Wells o chi per lui, poi Barry affronta di nuovo il cattivone e vince. Devo ammetterlo, queste prime puntate sono decisamente sottotono e in alcuni casi persino noiose, e se non fosse per alcuni lievi accenni alla trama orizzontale sarebbero anche evitabili.

Barry e Oliver si ritroveranno a combattere fianco a fianco in più di qualche occasione.

Fortunatamente, superato questo scoglio iniziale la serie decolla e i casi della settimana inizieranno a essere molto più vari, ma soprattutto saranno in qualche modo collegati allo sviluppo della trama. Della trama vorrei parlare il meno possibile, anche perché riserva un gran numero di colpi di scena e sarebbe da criminali spoilerare qualcosa.

Purtroppo anche The Flash soffre degli stessi problemi di tutte le serie CW: è letteralmente imbottito di scene che sembrano tratte dai peggiori teen drama e gli attori rasentano la mediocrità (ad eccezione di Tom Cavanagh, che interpreta il dottor Wells). Inoltre, come avevo accennato già la scorsa settimana, l’essere ambientato nello stesso universo narrativo di Arrow ha permesso agli sceneggiatori di effettuare alcuni crossover tra le due serie: tuttavia anche qui non è stato fatto un buon lavoro, con ammiccamenti che lasciano il tempo che trovano e comparsate di Oliver Queen e compagni piatte, e in alcuni casi addirittura estremamente casuali e prive di senso.

Rivedremo anche una certa coppia di fratelli.

Al di là di tutto, questa prima stagione di The Flash si lascia guardare: probabilmente non resterà nella storia della televisione moderna, e gli appassionati di fumetti potrebbero storcere più di qualche volta il naso di fronte alle scelte degli autori, ma nel complesso ci troviamo di fronte a un prodotto più che discreto.

A settimana prossima, ed attenzione perchè orde di calamari umanoidi con Super Liquidator ad inchiostro si avvicinano sempre di più. Fate attenzione! 😉

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