Grind Café #16: Blood And Sand

metal_slug_mummy_by_himitsuboy deviantart

Odore di esame, odore di mare, di squalo gigante, di pesce mutante.

Ma questa estate no, niente fritto misto di b-movie con squali in computer grafica “pane e prosciutto”, attrici ed attori rapiti dal teatro dilettantisco comunale, o bikini su donne con troppo elio nelle zinne. Nulla del genere.

Questa volta andiamo nell’antico Egitto, o lo stereotipo che si è formato di esso nella cultura popolare, tra mummie, piramidi, maledizioni antiche eoni, sovrani avvolti nel domopak, e tanti altri che molto hanno dato anche al genere horror. Non che il tema della resurrezione non fosse già di moda con l’originale film di Frankenstein, ma sicuramente aiutò la recitazione di Boris Karloff nei panni del redivivo prete egizio ad incastonare nella memoria collettiva l’idea della mummia (lo zombie d’annata e trattato meglio, volendo), oramai un mostro classico.

Come sempre, buona lettura, anche in questo periodo di calura ed esami universitari!

Blood From The Mummy's Tomb

Anno: 1971

Titoli Alternativi: Exorcismus – Cleo, La Dea Dell’Amore (boh?)

Nazione: Regno Unito

Durata: 1 ora e 31 minuti

Regia: Seth Holt

Strano che non avessimo mai tocca il sottogenere della mummia qui sul Grind Cafè.
Ora che siamo in stagione e (come già ribadito) non sono così masochistico da fare un altro numero estivo su film con squali assassini volanti/mutanti/giganti, direi che è il caso di rimediare, ripescando niente popò di meno che dal catalogo Hammer, con Blood From The Mummy’s Tomb. L’ultimo loro film su questa tematica tra l’altro (nessuno dei quali collegato tra loro, per mia e vostra comodità), a quanto pare vagamente ispirato al romanzo Il Gioiello Delle Sette Stelle di Bram Stoker, secondo Wikipedia.
Fu rilasciato come film di supporto a Dr. Jekyll and Sister Hyde (bel titolo, comunque), ma scopriremo subito se merita questa considerazione di film secondario.

Dopo dei crediti di testa che sembrano assai fuori posto (visto che vi fanno pensare stiate per vedere un film di fantascienza anni ’60), il film ci mostra una ragazza sognare un rituale egizio che vede dei tizi tagliare la mano ad una regina posta in un sarcofago, il cui esito è un po’ bizzarro. Dopo essersi svegliata dall’incubo, la ragazza riceve da suo padre in regalo un bellissimo e misterioso anello, sul quale verte in gran parte la trama e che sembra collegato ad una strana costellazione, oltre a dei manufatti antichi e la ragazza stessa, che somiglia incredibilmente alla regina del rituale…

Blood From The Mummy's Tomb tera

Non è la tipica storia della reincarnazione in un corpo moderno di un’anima antica o l’eccidio di un prete egizio redivivo per riportare alla vita la sua amata in un corpo nuovo, mi aspettavo una cosa del genere, ma qui è un po’ diverso, decisamente più strano di quanto ci si aspetterebbe, visto che abbiamo un raro caso di film horror egizio con una “mummia vivente”, possessioni, poteri psichici, manicomi (che per quanto mi riguarda sono praticamente un marchio di fabbrica Hammer) anime sospese in limbi astrali, mani senza corpo che strisciano affannate… Uno strano mix, che a volte è un po’ troppo strano da far sogghignare ed ha momenti un po’ lenti, ma certamente non stantio, è un mix interessante e divertente che intrattiene non poco.
Il finale è classico ma non è venuto fuori convincente come pensava il regista, mi spiace.

I valori di produzione sono alquanto buoni per un film d’accompagnamento, il gore è discreto (anche se non c’è n’è molto, ma non è un problema in questo contesto), c’è un’atmosfera ottima che ci aspetta dalla Hammer,pur essendo questo un film atipico per la compagnia. La regia è più che decente, e gli attori competenti, anche Valerie Leon, che è la protagonista, ma le cui doti attoriali sono un po’ messe in ombra dal suo proporempente petto ed il fatto che il film ci ricordi di ciò con parecchia insistenza, visto che è quasi sempre mostrata distesa ed adornata di gioielli (appunto, per far risaltar le zinne). Peccato perchè fa un lavoro decente nel ruolo.

Una curiosità un po’ triste è come il regista Seth Holt spirò proprio durante la quinta settimana di riprese del film, tra le braccia dell’attore Aubrey Morris, ma fortunatamente il progetto fu completato dal dirigente Hammer.

Commento Finale

Blood From Mummy's Tomb sarcofagus

Blood From The Mummy’s Tomb è stata una piacevola sorpresa, non proprio quello che mi aspettavo, assai più strano di quanto si sarebbe portati a pensare dal titolo, e sebbene non sia un capolavoro, è un film più che decente e forse non meritava di essere mostrato come seconda ruota di una double feature, perchè è interessante di suo, se non altro per la sua stranezza nell’unire varie tematiche ed idee dell’horror a sfondo egizio; anche se a tratti è un po’ troppo strano e diventa un pizzico goffo, non non è mai noioso, va detto.

Ci sono film Hammer peggiori, questa dimenticata piccola bizzarria anni ’70 merita una seconda chance, se siete in vena di film horror a tema egizio un po’ diversi dal solito.

The Pyramid

Anno: 2014

Nazione: Stati Uniti

Durata: 1 ora e 29 minuti

Regia: Grégory Levasseur

Adoro gli horror od i b-movie con titoli semplici come “Il Coso”, perchè vi dicono tutto quello che dovete sapere per decidere se vederlo o meno, roba come “The Brain”, “The Dead”.
O meglio, quando va bene vi trovate di fronte ad un film generico quanto il generico titolo vi porta a pensare. Ma non saltiamo lo squalo (altrimenti a cosa servono i numeri estivi di questa rubrica), o la mummia in questo caso, diamogli una chance….. che se lo meriti o no lo scoprirete leggendo.

Diretto da Grégory Levasseur e prodotto da un nome abbastanza noto in questo genere, cioè da Alexandre Aja (Furia, il remake di The Hills Have Eyes, Piranha 3D, ed altri), La Piramide ha una premessa molto semplice: un gruppo di archeologi e documentaristi è in Egitto per l’inaspettata scoperta di una piramide a tre punte molto più antica delle altre, ma una volta arrivati lì, gli viene detto di non entrare per nessun motivo lì. Ma ovviamente i nostri idioti entrano nella piramide, che oltre ad essere piena di aria malsana (per ovvi motivi, mancanza di finestre in primis) è anche abitato da qualcosa che segue il gruppo nelle ombre….

Avete sentito una sinapsi simile? Sicuramente. Molte volte.
E qui è dove vi vorrei dire che non è così male come pensate, che c’è di peggio, perchè c’è di peggio, senza dubbio. Ma il problema non è che male come pensate, è peggio (appunto).
Non che mi aspettassi un capolavoro, ma immagino aspettarsi qualcosa di decente sia fuori questione, per qualsiasi motivo. Se c’è un clichè in questo genere, è quasi sicuramente anche qui, e non i clichè comunque divertenti – magari -, gli altri, quelli che vi fanno tirare ortaggi allo schermo.

the pyramid 2014 tutankamen, again

La trama di per sé non è un problema ed onestamente il set up della piramide mi piace, se non altro perchè di film horror con ambientazione egizia ce ne sono pochissimi, e l’edificio in se si potrebbero prestare bene come location per un film horror, ma lasciate che ci pensi il signor Lavasseur a sprecare qualsiasi potenzialità del setup, oltre al vostro tempo ed il budget impiegato.

Ci sono personaggi insulsi, dialoghi pessimi ed involontariamente comici (specialmente per attori che decidono di esagerare con la recitazione, che sorpresa), ma non sono il vero problema, idem per la trama brutta, trita e già sentita milioni di volte, il problema grosso è che il film è noioso, molto noioso, e ha un pessimo pacing, roba da manuale dei film horror di merda, c’è quasi da aspettare 3 quarti d’ora per vedere succedere qualcosa, e quando succede ci penserà la regia a far durare la cosa un microsecondo, se riuscite a capire cosa sta succedendo a schermo.
Ma tranquilli, i prevedibilissimi jumpscare riusciranno perlomeno a svegliarvi dal sonno.
Ah, ovviamente ci sono le ovvie scene in cui succedono cose a caso che non hanno motivo di esistere se non per comodità di sceneggiatura e per prolungare di qualche minuto il film.
Ed il finale segue questa filosofia, stupido e prevedibile oltre ogni modo, roba che manda un subliminale messaggio di “vaffanculo, il film è finito, grazie per i soldi stronzo, via” allo spettatore.

Voglio poi parlare del gore e di queste creature delle piramide? Ne parlerei ma c’è quasi zero gore e sangue in tutto il fottussimo film, e siete ad aspettare che vengano mostrate in maniera identificabili sti mostri, e quello che vi beccate sono gatti sfinge (non gatti-mummia o zombi, solo gatti violenti e che si cannibalizzano, fantastico) ed un uomo-cane, o meglio, il dio Anubi, che perlomeno ha senso sia lì, ed è il responsabile di uno dei pochi effetti speciali “viulenti” di tutto il film, cioè una mano attraverso il petto per strappare il cuore, ma poca roba, Killua sapeva fare questo già quando gattonava.
Ma d’altro canto Anubi ed i gatti sono fatti in una computer grafica così mediocre, sono così gommosi da farmi rimpiangere la roba fatta con filo, spago ed avanzi di fast-food di Roger Corman, dite quello che vi pare.

Ah, computer grafica di merda in stile found footage. Come una fiocina avvelenata dritta nelle budella.

Ah, computer grafica di merda in stile found footage. Come una fiocina avvelenata dritta nelle budella.

A coronare il tutto c’è questo “dettaglio” che è tutto girato in stile found footage, oh giubilo et gioia.
Non sia mai che pure questo film horror debba usare il trend più pezzente che il genere abbia visto nell’ultimo decennio, che è poco altro che glorificazione di un metodo a basso costo non per valore artistico o roba del genere, ma solo perchè giustifica (o almeno pensa di giustificare) spendere di meno su attrezzatura ed in produzione, anche quando il budget non è così striminzito. Pigrizia glorificata che cerca di scusare sé stessa perchè “a basso costo”, ecco cos’è.

Non che lo stile found footage sia un problema visto che una volta entrati nella piramide, è difficile semplicemente VEDERE cosa cavolo sta succedendo, sia per la regia found footage sia perchè il film diventa spesso incredibilmente buio, in diverse occasioni ho dovuto sforzarmi di vedere nella quasi totale oscurità di alcune scene dove diavolo erano i personaggi, mi immagino il regista a pensare che questo dia atmosfera al tutto, ma no, è solo irritante quando vorresti avere un telecomando in sala per alzare il contrasto e la luminosità del grande schermo.

Commento Finale

The Pyramid argh

La Piramide è un distillato puro di incompetenza cinematografica ad ogni livello possibile, qui siamo in pieno territorio “so bad it’s bad”, ed è pure di una noia siderale.
É onestamente degno di nota (non merito, non bestemmiate) come questo film fallisca in tutto quello che si può volere da un film horror, dalla trita trama “non andate in quel posto!” “… Ok, entriamo!!”, ai personaggi idioti ed al gusto carta da imballaggio, ai dialoghi stupidi e recitazioni sghembe che passano dal blando estremo all’urlo isterico senza soluzione di continuità, ed ovviamente tanto filler per far arrivare il tutto all’ora e mezza scarsa, e prima che succeda semplicemente qualcosa ci vuole quella che sembra un eternità.

Non che quando succeda sia meglio, perchè ci penserà lo stile found footage della regia a rendervi impossibile capire bene cosa cavolo è successo o cosa è apparso, ed il fatto che buona metà del film è speso in una piramide buia come la pece vi regalerà schermate e schermate quasi completamente nere, che tanto varrebbe stare a fissare un monitor spento. Neanche chi cerca un po’ di gore e basta sarà soddisfatto, perchè ce n’è così poco e quel poco che c’è così pezzente, manco quello.

Morale della fabula: se vi dicono di non andare in costruzioni antiche migliaia di anni, non è perchè c’è puzzo di chiuso, è perchè senno qualche stronzo ci farà sopra un film horror di merda come questo e lo venderà nelle sale invece di dare fuoco ai negativi o darli in pasto al cane.

E no, non c’è manco una mummia in un film chiamato “La Piramide”. Ma baffanculo.

Al prossimo numero, quindi direi tra 3 mesi circa, statemi bene nel frattempo! ;-D

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