The Weakly Hobbyt #196

The Weakly Hobbyt #196

E’ un mondo un pò più triste, questo dal quale vi scrivo. Dopo ben 93 anni di vita ci ha lasciati Christopher Lee, probabilmente uno degli attori più famosi della storia di Hollywood. Tra i suoi numerosi ruoli voglio ricordare Francisco Scaramanga, Dracula (ovviamente), Count Dooku, Saruman e numerosissimi altri ruoli in film horror della Hammer. Oltre che un bravissimo attore, era anche una bravissima persona, degno del titolo di Cavaliere del Sacro Romano Impero Germanico, veterano della seconda Guerra Mondiale…e ha cantato anche in alcune band metal, in particolare gli italianissimi Rapsody.
Un saluto a te, Chris.
Namárië!

Gladiator
(A cura di Celebandùne Gwathelen)

Gladiator

Ci sono decisamente troppi film che ho visto e di cui ancora non ho parlato su queste pagine, che devo vedere di sfruttare la mancanza di articoli di altri recensori per farne due a settimana e recuperare il terreno in qualche modo, ma anche il mio di tempo è, purtroppo, quello che è, e ci sono sempre troppe altre cose da fare che, senza offesa, sono di importanza maggiore rispetto a questo blog. Intro pià strana che mai per dirvi che un mesetto fa o più mi sono visto con la mia ragazza “Gladiator” dopo che le piacque tanto Braveheart, e sto oggi qui a parlarvi del film che portò Russel Crowe alle stelle!

Gladiator

Ecco il nostro protagonista: al suo comando, scatenate l’inferno!

Massimo Decimo Meridio è il migliore generale delle legioni romane, nel 180 AC, sotto l’imperatore Marco Aurelio. Nella Foresta Nera, nelle Alpi, Massimo vince una battaglia decisiva contro le tribù Germaniche, al punto da far venire presso Vindibona sia Marco Aurelio stesso, che i suoi figli, Commodo e Lucilla. Marco Aurelio è molto fiero di Massimo, che è un vero eroe della folla e delle sue truppe, ma è vecchio e teme che lascerà un marchio negativo nella storia. Non essendo soddisfatto di suo figlio, arrogante e incapace di governare, Marco Aurelio chiede a Massimo di succedergli come imperatore. Massimo, tuttavia, altro non desidera che andare “in pensione” e tornare in hispania, dalla sua moglie e da suo figlio. Massimo inoltre avverte Marco Aurelio del pericolo di non dare a Commodo la successione, ma Marco Aurelio lo fa tacere e gli chiede di pensarci su. Il suo ruolo sarebbe solo temporaneo, volendo Marco Aurelio ristabilire la Repubblica Romana, e dare il potere di nuovo al Senato, non appena le guerre espansive siano finite.
Quando Marco Aurelio però annuncia a Commodo le sue intenzioni, questo è fuori di sè dalla rabbia, ed incredibilmente deluso dal padre, che non apprezza le sue qualità e non lo ha mai amato. Commodo soffoca Marco Aurelio, e si prende il trono. Quando chiede a Massimo l’obbedienza, il generale sospetta come sono andate le cose. Lucilla, che lo ama in segreto, lo avverte del pericolo, ma Massimo viene comunque arrestato dalle guardie di Commodo e portato lontano per venire ucciso. Massimo, però, si libera e uccide le guardie, per poi dirigersi in hispania a cavallo. Lì le sue peggiori ansie diventano realtà, quando trova il corpo della moglie stuprata impiccato vicino a quello del figlio.

Gladiator

Non vi state forse divertendo? Massimo non adora fare il gladiatore..

Massimo perde la voglia di vivere e si accascia vicino ai corpi della sua famiglia. Lì viene catturato da venditori di schiavi, e venduto ad una scuola di gladiatori in Zucchabar, il cui capo è Proximo, un ex-gladiatore a cui era stata donata la libertà da Marco Aurelio, che lui ammira molto. Massimo diventa amico di un numida, Juba, e di un germano, Hagen, ma combatte con poca voglia nelle arene. Proximo gli dice che le cose così non possono andare bene per lui, e che Massimo deve conquistare il pubblico se vuole vivere. Quando Proximo gli dice che presto andranno a Roma per dei giochi gladiatoriali tenuti da Commodo, il generale vede la possibilità di una vendetta. Conosciuto come l’Hispanico, Massimo viaggia con la scuola di gladiatori di Proximo verso Roma, dove subito viene venuto a cercare da Lucio Vero, figlio di Lucilla, che però non ha ricordi di Massimo. Il generale scopre affetti paterni verso Lucio, quasi della stessa età del figlio, ma non gli rivela la sua vera identità.

Gladiator

Massimo, ora conosciuto come “L’hispanico”, con Hagen a sinistra e Jaba a destra.

Durante i giochi, Massimo fa ciò che Proximo gli ha ordinato e conquista la folla. Con alcuni altri gladiatori che hanno sfondo militare, sconfigge le forze opposte dotate di carri e cavalli. Commodo è impressionato e vuole conoscere Massimo, che spera di poter uccidere il suo malfattore in quel momento. Lucio Vero, comunque, non intuendo le intenzioni di Massimo, si frappone tra i due. Massimo è forzato a darsi a riconoscere, e Commodo vuole ucciderlo, ma il popolo lo acclama e, anche se infuriato, Commodo, che si vuole ingraziare il popolo romano, lo lascia libero.
Commodo tenta quindi di ucciderlo, in un modo o nell’altro, ma Massimo vince ogni sfida, e anche quando si ribella a Commodo, viene amato più lui dell’imperatore. Lucilla viene a sapere nel frattempo di Massimo, che gli racconta le ultime volontà del padre. I due si mettono in contatto con il senatore Gracco, e preparano un colpo di stato. Massimo viene a sapere anche, da un suo fedelissimo, che le sue truppe sono stanziate poco fuori Roma e sono pronte a ricevere i suoi ordini. Tutto è pronto, ma Commodo viene a sapere da Lucio Vero che la sorella trama qualcosa, e forza la donna a parlare, minacciando il figlio di morte. Lucilla è costretta a parlare e il piano di Massimo e Gracco diventa una trappola. Proximo e Hagen muoiono quando truppe romane assaltano i quartieri dei gladiatori, ma Massimo fugge, solo per vedere tutta la crudeltà di Commodo, che uccide il suo fedelissimo e cattura Massimo.

Gladiator

Commodo è costretto dal pubblico a mostrare a Massimo il pollice sù!

Disperato, Commodo non sa che fare, e decide di sfidare il gladiatore a duello, nel Colosseo, davanti a tutta Roma. Prima che il duello inizia, Commodo pugnala Massimo nel fianco, creandosi un chiaro vantaggio. Ciononostante, Massimo riesce ad avere la meglio di Commodo, e quando questo, ormai disarmato e sconfitto, tenta di pugnalarlo di nuovo alle spalle, istintivamente Massimo gli conficca il pugnale nella gola. Commodo muore, ma Massimo soccombe infine alle sue ferite, venendo finalmente riunito con la sua famiglia. Lucilla lo raggiunge, e viene a sapere infine dei piani di suo padre. La donna lo degna della seppellizione di un generale dell’esercito romano, e viene ristorata la Repubblica sotto il senatore Gracco, come Marco Aurelio aveva desiderato.

Gladiator è un bel film dall’inizio alla fine, un vero e proprio capolavoro, che si basa su un evento storico, ma non si fa limitare dalla storia, e se necessario inventa per far diventare la trama più entusiasmante. Massimo Decimo Meridio è un protagonista principale carismatico, e Russel Crowe recita benissimo tutte le sue scene, con una performance davvero da Oscar (che si beccò, non a caso). Commodo (Joaquin Phoenix), egualmente, è un antagonista in tutto e per tutto diverso da Massimo, un antagonista contro il quale è facile tifare, reso odioso e antipatico da tutti i suoi piani e tutte le sue malefatte.

Gladiator

Massimo le vince tutte, contro campioni gladiatori o tigri che siano…

Anche i personaggi secondari, come Jaba (Djimon Hounsou), Proximo (ulimo ruolo di Oliver Reed, che morì addirittura durante le riprese del film), Lucilla (Connie Nielsen), Hagen (Ralf Möller) e Lucio Vero (Spencer Treat Clark), nonchè Marco Aurelio (Richard Harris) e Gracco (Derek Jacobi), sono riusciti benissimo, sono verosimili e si incastrano benissimo nella trama generale del film.
Inutile dire che gli effetti speciali sono di prim’ordine, avendo ricevuto il film anche un Oscar per gli effetti speciali. In particolare la grande battaglia a inizio film è spettacolo puro, come anche molte scene col o nel Colosseo.
La colonna sonora è di pari livello col resto del film, e alcuni pezzi sono finiti nella mia Playlist “Relax”; davvero gran lavoro di Hans Zimmer e Lisa Gerrard.
Un film che merita di venire visto in ogni caso, che a voi piaccia il genere o meno. Un vero e proprio capolavoro.

Voto Personale: 9/10

One Piece: Romance Downer
(A cura di Wise Yuri)

One Piece Romance Dawn logo

Un altro gioco di One Piece, perchè no?
Non ho particolari scuse, dopo averne recensito il free-to-play al sapore di tarocco per cellulari, Treasure Cruise, non vedo perchè fermarsi.🙂

Se non altro questo è assai più promettente, perchè è un gioco di ruolo, un genere che raramente è usato nei videogiochi su anime shonen come (appunto) One Piece, Naruto, Bleach, D.Gray-Man, e via dicendo, che si prestano per natura a giochi d’azione o picchiaduro 1 contro 1, essendo pieni fino allo shock anafilattico di combattimenti tra tizi con superpoteri e armi esageratissime che obliterano pianeti.
Ma a pensarci One Piece si presta meglio di altri shonen all’adattamento in un gdr, perchè ci sono tantissime città/luoghi in cui i personaggi si muovono di continuo, è ambientato in un mondo di pirati e quindi l’elemento di navigazione ed esplorazione ci starebbe a fagiuolo.
Sarebbe ancora meglio fare un gdr con elementi open world stile Assassin’s Creed IV, magari un bel crossover, non sarebbe la cosa più ridicola che la Ubisoft potrebbe fare.
Ma poi dovrei aspettare patch enormi a sistemare orde di bug e glitch, quindi boh.

Ed inoltre ero curioso di giocarlo da parecchio, visto che uscì in origine per PSP ma non fu mai portato fuori dal giappone (per qualsiasi motivo) prima di questo porting per Nintendo 3DS.

La storia è quella di One Piece, sorpresone, raccontata dall’inizio a Fusha Town in cui Shanks regala il cappello di paglia a Luffy, fino all’arco narrativo di Marineford, come molti giochi di One Piece fanno. Non molto da dire a questo riguardo, per ora.

Riciclo & Ridisegno

Devo dire, la presentazione è una merda: gran parte delle cutscene è composta di icone/avatar dei personaggi (disegnate male) la cui massima animazione è “pulsare” per mimicare un dialogo, e con dialoghi solo testuali, senza doppiaggio di sorta, il tutto spalmato su screenshot/frame della serie TV (gli riconosco) usati come sfondo e dotati di una cornice stile manga anch’essa di qualità discutibile, cosa che tristemente dissi anche di Treasure Cruise, con quel look da bootleg.

Non siamo proprio a questi livelli, ma dire arcaico, pezzente e low-budget abbestia è poco, anzi, è giusto, deludente e triste vedere la Bandai che si mette a risparmiare sulla produzione in titoli su licenze millionarie, pure in titolo retail per piattaforme dedicate.
La traduzione italiana di per sé non è male, ma sembra alquanto amatoriale visto che il font scelto è pezzente, ed a volte il testo non è neanche ben centrato nei baloon. Cazzo, è una cosa che ho imparato a fare anch’io quando traducevo scans di manga (tempo fa) quello di scegliere bene il font e centrare/adattare/cambiare le parole in base alla dimensione del baloon. O_O
Non che siano meglio le scene in cui il gioco mette a confronto i modelli in-game dei personaggi per simulare uno scambio di dialoghi tra due modelli completamente immobili, la cui qualità già brutta è peggiorata dalla zoom.

Anche qui i cazzo di frame riciclati dalla serie TV, porca pupazza.

Anche qui i cazzo di frame riciclati dalla serie TV, porca pupazza.

Ma poi succede qualcosa: ci sono delle scene rese in stile anime, con doppiaggio, disegni ed animazioni buoni, quasi ottimi, un salto incredibile dal dialogo solo testuale tra ritratti disegnati malaccio dei personaggi; sono corte queste scene animate, ma sembra che su di esse sia stato speso gran parte del budget, sono ridisegnate appositamente per il gioco, almeno alcune lo sono (anche se con risultati alterni), non credo proprio che la Toei si sia rimessa a ridisegnare 600 e passa puntate di One Piece senza dirlo a nessuno.

Parlando della grafica in sé, già sapevo di non aspettarmi miracoli da un porting di un titolo PSP, ma anche al tempo avrei avuto qualcosa da ridire. In primis, c’è una totale mancanza di gusto a livello stilistico, con location blande ed estremamente ripetitive, con un continuo e deprimente riuso di assetti ed oggetti che rende tutte le location monotone anche al loro interno. Le texture erano già mediocri al tempo (immagino), e sebbene il 3DS non sia il portatile più avanzato tecnologicamente, sono comunque brutte e sgranate allo sguardo, e questa impressione è peggiorata da ridicoli muri invisibili ed un pop-up inaccettabile per un titolo venduto a cavallo tra 2013 e 2014 (ed uscito solo un’anno prima in giappone su PSP).
E se la Namco è capace di fare porting da 3DS come le versione home console di Unlimited World Red eccelse dal lato tecnico, non c’è scusa per non aver ottimizzato questo.

Arrembaggio Di Ruolo

Il titolo è sviluppato da Three Rings, software house mai sentita prima d’ora, e di cui dubito ne risentiremo mai più parlare, visto che questo ignoto sviluppatore ha preso il concetto di gdr ad un livello fin troppo basico, arcaico ad essere franchi.

Il gameplay consiste nel muovervi sulla mappa scegliendo tra le isole che diventano disponibili, e poi approdare scegliendo l’opzione dal menù a scomparsa, come se doveste selezionare un livello in Super Mario Bros. 3, anzi peggio, perchè non ci sono uscite segrete o cose del genere.
Una volta sbarcati, se tutto va bene sarete messi ad esplorare e combattere nemici.
Dico “se tutto va bene” perchè alcune isole solo una sequela di cutscene e basta, come Whiskey Peak, e per quanto il gioco sia pedessiquo nel seguire virgola per virgola gli eventi della serie, ha comunque il coraggio di ommettere Skypeia (di nuovo) ed anche il mini-arc del Davy Back Fight, e pur avento Thriller Bark, niente Perona. ç_ç

one piece romance dawn 3ds world map

In ogni caso l’esplorazione è incredibilmente basica, e si limita a permettervi di muoversi in ambientazioni monotone e dal level design orripilante, ogni stanza/corridoio/segmento di ambientazione è indistinguibile dagli altri perchè è tutto uguale, e la mappa sullo schermo inferiore del 3DS diventa provvidenziale, quasi essenziale.
Comunque il fatto che gli sviluppatori hanno dovuto mettere dei cartelli con scritto sopra “successivo/da questa parte” e “boss” per dirvi che dovete andare da quella parte per procedere o che ci sia il boss subito dopo la dice lunga sulla “qualità” del level design, ancor più quando i cartelli sono messi poco prima di quello che potete vedere benissimo è un vicolo cieco.
E la telecamera è qui orripilante, segue il personaggio, sì, ma non cambia mai l’angolo che aveva, forzandovi ad usare di continuo L e R per muoverla e vedere cosa cavolo avete davanti e magari evitare “imboscate” da nemici che non vedete per via della telecamera praticamente morta. Sul serio, la dovete sistemare manualmente di continuo.

Ammesso, c’è motivo di esplorare i luoghi per trovare oggetti rari, specialmente le mappe del tesoro che sbloccano nuove ed opzionali zone sulla mappa, ma l’interazione con i livelli in sé è ridicolmente semplicistica, potete solo rompere casse (che 4 volte su 5 sono vuote), aprire scrigni e combattere se volete nemici in vista, od evitarli scappando da loro e non toccandoli, tanto smettono subito di inseguirvi, tipo due secondi dopo. E basta, tutto qua.

one piece romance dawn exploration

Niente npc a cui parlare, quest, negozi e cose belle in un gdr che aiutano a farti sentire parte di quel mondo: un cazzo di nulla di niente. Più o meno, ma di questo ne parliamo brevemente dopo.
E quando le zone esplorabili sono piccolissime, potete anche notare assolutamente patetici muri invisibili che spuntano in zone in cui logicamente penserete di poter andare, visto che all’occhio sono identiche a quelle in cui potete muovervi. Ed ancora più ridicolo è vedervi dare il controllo per esplorare cortissimi pezzi di livello prima di dover passare al successivo, ad Enies Lobby un segmento era composto di un piccolissimo corridoio con nulla dentro (nemici od oggetti) ed il cartello ad indicare che di là si andava al segmento successivo. Inutilità distillata.

Ci sono alcune sezioni guidate come quella in cui correte nella base della marina e dovete scegliere da che parte andare via QTE, senza incontrare ostacoli o feririvi perchè avete un inseguitore alle vostre calcagna. Almeno danno un po’ di varietà al tutto e non sono abusate, almeno fino ad Impel Down che si fa davvero prendere la mano con questi “inseguimenti QTE”.

Il riciclo di elementi è tale che Thriller Bark è essenzialmente identica alla Base Della Marina all’inizio negli interni, solo che hanno messo texture stile mattone e qualche dipinto lì e là, ma il design è identico, ed anche gli esterni in generale sono patetiche patinature dei soliti percorsi boschivi con alberi molto bidimensionali a margine, ora con neve, ora con una nebbia viola. Va fatto notare che seppur possiate tornare all’overworld da un punto di salvataggio, se lo fate dovete rifarvi l’intera isola da capo (almeno la mappa del livello scoperta viene salvata), un dito nello sfintere specialmente in quelle più avanti del gioco che sono lunghe.

one piece romance dawn 3ds inseguimenti QTE

Parlando della mappa di gioco che occupa lo schermo inferiore, anche questa è al limite dell’inutile, anche se vi mettono una bussola, perchè indicarmi la direzione generale è quasi inutile quando i livelli sono costruiti come dungeon di corridoi perpendicolari od infiniti cerchi e semi cerchi che si incastrano l’un l’altro. E comunque la mappa nuda e cruda vi indica nulla, dovete aprire il menù per vedere la legenda e capire dove sono forzieri, e le varie uscite per proseguire/tornare indietro. Va da sé che il più delle volte tanto vale tirare a caso, perchè a volte la bussola vi manda pure fuori strada se la seguite alla lettera.

Non che le isole opzionali siano meglio, anzi, sono pure peggio, senza manco un boss vero dedicato da affrontare alla fine, e definirle agglomerati di assetti riciclati più e più volte… sarebbe giusto.
Sulla mappa del mondo ci sono alcuni sparuti negozi in cui spendere i berry, almeno c’è un basico sistema di economia, assieme ad un altrettanto semplicistico sistema di crafting che non richiedono ulteriore spiegazione, sono entrambi molto semplici e basici, e si spiegano da sè.

Gomu Gomu No Turn

Parliamo infine del combat system, che è un po’ diverso da quello che mi aspettavo, e non del tutto privo di idee. Romance Dawn propone un mix di combattimento a turni tradizionale e pseudo-tempo reale. I personaggi attaccano nel proprio turno, ed quelli con maggiore velocità attaccano prima, con tanto di tabella dei turni stile FF X (o tradizionali gdr giapponesi in generale).
I personaggi durante il loro turno si possono muovere nella zona di combattimento e scegliere se attaccare, difendere, usare un oggetto, fuggire od usare un abilità speciale non offensiva.

Quando scegliete di attaccare, avete la possibilità di usare attacchi parti di combo premendo un pulsante dedicato (nel limite di attacchi disponibili per quel turno), ed attacchi speciali che però richiedono un tot di punti attacco, acculumabili con abilità passive o semplicemente con i normali attacchi. I personaggi hanno gli attacchi caratteristici che vi aspettereste, dal Gom Gom Bazooka alle mosse di spada di Zoro, almeno quello c’è.

Il gioco cerca di rendere l’approccio tridimensionale al combattimento più efficace/sensato inserendo meccaniche della distanza, del rimbalzo e del fatto che molti attacchi speciali hanno effetto ad area e possono coinvolgere nemici vicini a quello scelto come obiettivo dell’attacco.
Per prima cosa, la distanza. Sul campo di gioco vedete due anelli per terra, uno giallo ed uno rosso, che se oltrepassati vi danno penalità sul tempo di recupero e punti attacco
Peccato che ve ne dimenticherete il più delle volte vista la poca efficacia della penalità in sé.
E non capirete mai esattamente perchè a volte i vostri personaggi parano bene i colpi nemici anche se si sono mossi come scimmie, ed altre volte rimangono fermi e vengono scaraventati.

One piece romance dawn 3ds battles

Il rimbalzo consiste nel permettervi di spingere con attacchi speciali e non nemici contro muri od ostacoli di sorta per fare danno extra e ridurre la barra dell’equilibrio, ma anche perchè facendo schiantare i nemici contro i muri potete ottenere oggetti extra in piccoli scrigni.
Buona idea, peccato che non vada oltre questa semplistica applicazione.
Per quanto assurdo, anche i numerosi muri invisibili contano, e gli useranno anche i nemici.
C’è anche la meccanica dell’equilibrio, che in teoria dovrebbe rendere i nemici più suscettibili a colpi critici o più imprecisi se riuscite a tenere la pressione colpendoli parecchio, in teoria.

Tutto molto bello, peccato che alla fine della fiera importi molto poco imparare bene queste meccaniche che potete anche ignorare o dimenticare senza sentire grosse differenza, quello che importa è darsi al grinding visto che salire di livello è l’unico modo per sbloccare le varie mosse dei personaggi, ed una volta imparate e potenziate quelle più forti, la vittoria dipende da quanto rapidamente riuscite a spammarle e quanti oggetti curativi vi portate dietro.

Gli scontri contro i nemici normali diventano presto più una pallosa inconvenienza, anche perchè di fatto la varietà di questi è bassissima, di isola in isola combatterete i soliti due/tre tipi di nemici (quattro, volendo), con nomi e modelli diversi, ma i soliti attacchi e movenze, magari con attacchi che hanno effetto di status (avvelenano, etc.) od elementale a caso, visto che vedete attacchi che lasciano aloni infuocati ma non c’è nulla ad indicare ciò chiaramente visto che i personaggi vostri non hanno queste debolezze/resistenze elementali, che come gran parte delle alterazioni di stato e delle statistiche, anche questi elementi sono messi lì solo per far sembrare che ci sia più profondità al tutto. A parte casi ovvi (come gli uomini pesce deboli al tuono e Crocodile debole all’acqua), non sapete nè avete modo di sapere od avere info sui nemici, o su voi stessi, ok, zoro usa la spada quindi fa danni da taglio, ma cosa vuol dire, se poi i nemici subiscono danni comunque?

Riscaldare la broda e forzarla per gola, di nuovo

I boss veri e propri sono fortunamente migliori e riescono ad offrire un senso di sfida, usando più forme, attacchi speciali ed usando anche loro il rimbalzo e dando senso alle meccaniche, ma purtroppo anche se incontrate difficoltà con alcuni di essi, basta un po’ di grinding per sistemare tutto, non il massimo quando di default il gioco è sul facilino, con tanti punti vita dei vostri personaggi e danni inflitti dai nemici bassini.
Non che il gioco abbia una sua dignità, in quanto usa qualsiasi tattica barbona comune a titoli di questa risma, qui usando a “scusa” pure la fedeltà con il materiale originale, visto che molte boss battle vedono il vostro party è ridotto solo a Luffy (che è vero spesso combatte il supercattivo dell’arco narrativo in un testa a testa), il che di fatto vi forza a grindare perchè in quasi tutte le boss battle conclusive dell’isola/episodio Rufy è da solo.

Ed avrete bisogno di questo grinding (oltre che portarvi scorte eccessive di oggetti curativi), che diventa davvero mandatorio quando il gioco incomincia a mettervi contro boss battle dopo boss battle, a volte con personaggi diversi, a volte no, si arriva a roba come la stessa boss battle che si ripete identica più volte di seguito (senza neanche dare un nuovo attacco al boss), combattere 3 volte di seguito contro Rob Lucci, porca trota.

Questo è reso ulteriormente peggio dal fatto che il gioco vi forza spesso ad usare certi personaggi ed in certe combinazioni, come Zoro, Nami, o Chopper ed Usop, oppure solo Zoro, solo Sanji e specialmente solo Rufy. Il problema è che se il gioco vi mette di fronte a boss battle tipo Zoro contro Kaku e simili di seguito, la vostra salute ed energia per gli attacchi rimangono gli stessi, quali erano alla fine della battaglia, quindi portatevi tanti oggetti curativi, perchè (ovviamente) a voi non viene risanata la vita ed i punti tecnica (ne le abilità), né data la chance di salvare, nulla, dovete farvele tutte di file finche il gioco non vi grazia di un lumacofono per salvare.

One Piece Romance Dawn Rob Lucci

Non che il gioco non riesca ad avere comunque alcune boss battle facilissime ma prolungate fino al tedio, od alcune che dopo alcuni turni all’improvviso si interrompono senza motivo, e non sono mai riprese, come Ace contro Barbanera, od altre che se non si interrompessero dopo un certo numero di turni sarebbero impossibili, come Rufy da solo contro Akainu, Aokiji e Kizaru.
E giusto per l’amore del riciclo, una volta sconfitti i boss possono riapparire in livelli già completati, giusto perchè sì. Non c’è neanche modo di regolare la difficoltà via opzioni.

Inoltrese avete evitato più volte incontri con i nemici o non livellato un personaggio fino ad un certo livello, il gioco vi farà pentire di cià e di fatto vi forzerà od a tornare indietro ed avanti in quella sezione dell’isola od ad affrontare i dungeon/isole “opzionali” per arrivare al livello consigliato. Ah, grinding forzato. Il mio PREFERITO.

Il gioco diventa presto ripetitivo perchè appunto ogni isola è la stessa identica solfa, cambiano solo i personaggi che avrete a vostra disposizione in ogni capitolo, alcuni fissi, alcuni no, per un massimo di 3 comunque. Ed a pensarci bene, passate molto più tempo a subirvi le orribilmente rese “cutscene” che a giocare il più delle volte. Se volevo vedere immagini, mi sarei riletto il manga, c’erano mille modi migliori di raccontarmi la storia che questo schifo. Verso Arlong Park ho iniziato a saltare le cutscene, perchè appunto, l’ho già letto il manga e visto parecchio dell’anime, e di sicuro non mi interessa vederne questa versione low budget indegna sia della PSP che del 3DS.

Poi i bug vari sigillano i chiodi sulla bara del titolo, visto che questo gioco ha crashato ed ha forzato il mio 3DS a riavviarsi. Mai vista una cosa del genere.
Questo senza parlare di altri bug più pressanti e rilevanti, come il fatto che a volte le mosse sia dei vostri personaggi che dei nemici falliscono perchè o il personaggio rimane incastrato nello scenario (un muro di solito) e quindi attacca l’aria, o perchè per qualche motivo il personaggio si ferma prima del dovuto, facendo fallire l’attacco speciale perchè non tocca il nemico (quando il 90 % delle volte lo fa). Il gioco ha pure il coraggio di avere piccoli ma assai ingiustificati rallentamenti.
Ed a volte ci sono bug grafici come la mossa speciale finale di Ace che non mostra la sfera di fuoco.

Il gioco certamente non è corto, in quanto mi ci sono volute circa 30 ore a finirlo, non poco,
ma più procede peggio diventa, è un titolo pieno di niente e si ricicla di continuo quel briciolo di contenuto che ha. Una volta finito, c’è poco da fare se non rivisitare i livelli per trovare mappe di isole opzionali e trovare tutti gli oggetti, ma non essendo neanche una lista precisa, non siete incentivati a farlo, come potenziare tutte le mosse, a che pro? Non ci sono extra, modalità peculiari nascoste e neanche vengono usati Streetpass o cose simili. Nulla.
Anche se – parliamoci chiaro -, quando lo finirete, o meglio, se lo finirete non lo toccherete più.

Commento Finale

Fidatevi del Tim Curry

Fidatevi del Tim Curry “made in Oda”, mostrate la vostra lingua e fuggite via!

One Piece Romance Dawn è un gioco che i fan di One Piece pensavano di volere.
Voglio dire, è un gdr sulle avventure della ciurma di Cappello Di Paglia, il tema marino e la storia stessa si prestano a questo genere più di altri shonen.
Ma forse era meglio se la Namco non si prendeva la briga di tirare fuori questo tardo porting da PSP, perchè è un abominio, è orripilante offesa ai fan che si aspettavo tutt’altra roba.

Andando oltre il brutto e fin troppo datato comparto tecnico, con livelli privi di gusto e dal design quasi identico, in cui tutto sembra uguale, andando oltre questo c’è un aggrumaglia di iper-semplicistiche meccaniche di gioco. Tutto è fatto in manier assolutamente blanda, pateticamente semplicistica, e ripetitiva. Il combat system poteva essere peggio e mostra qualche idea decente che purtroppo va poco oltre lo status di idea, con meccaniche che potreste anche ignorare con pochissime conseguenze, lotte tirate per le lunghe (con riciclo immediato e svergognato di boss battle) ed una pessima varietà di nemici che vi farà annoiare presto.

L’esplorazione si limita a selezionare isole come una casella del Monopoli, e se siete “fortunati” potrete muovervi in blandi livelli in cui è facile perdersi perchè tutto sembra uguale, od altrimenti vi beccherete solo delle cutscene che oltre ad essere pedessique alla trama originale, fin troppo fedeli, sono di una qualità così scadente e così primitive, senza doppiaggio e con uno svergognato riuso di frame della serie animata come sfondo su cui ritratti malfatti dei personaggi si “animano” vibrando.
Se non altro a queste fanno da contrasto vere sequenze animate ridisegnate da Toei per l’occasione, pure doppiate, ma troppo poco ed a volte i personaggi appaiono alquanto strani.

Ma non sarebbe un gioco davvero orribile se non ci fossero punte di difficoltà date da una pessima calibrazione della stessa, e se il gioco di fatto non vi punisse per non aver fatto grinding prima forzandovi boss battle dopo boss battle, spesso con punti di salvataggio rarefatti o proprio assenti, perdendo a volte mezz’ora o più di gioco perchè non avete livellato e fatto i livelli “opzionali”.

L’idea di un gdr di One Piece è fantastica, quindi va ritentata.
Questo invece è una patetica scusa di gioco, orribile, datato in tutti i sensi, semplicistico al punto dell’omogeneizzato, ripetitivo e monotono, non divertente, noioso, e spesso alquanto frustrante.
Fan o non, state lontani, molto lontani. Fortunatamente non è così facile da trovare, e so che su carta sembra fantastico. Ma anche se vi mettete a cercarlo comunque, beh, io ho la coscienza a posto…🙂
Sia chiaro, se siete fan troverete la forza di trascinarvi per questo abominio di titolo, si può fare volendo, ma anche tagliarsi le braccia con i propri denti è possibile, volendo.
Guardatevi le cutscene animate su youtube, e lasciate a marcire sullo scaffale. Per sempre.

Voto Finale: 3.5 su 10

Anomaly Warzone Earth

(a cura di Caprichard)

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Piattaforma: PC (giocata)/Android/XBLA Data di uscita: 8 aprile 2011

Gioco di debutto della casa di sviluppo polacca 11 bit studio, Anomaly Warzone Earth scardina il ruolo comune dei giochi di tower defence e vi mette nel ruolo dell’attaccante.

Tower Offense

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Il gameplay del gioco può apparire in apparenza molto semplice ma nasconda in realtà un certo livello di complessità.

Gli alieni hanno invaso alcune città terrestri e starà ad un’unità speciale capitanata da voi respingerli addentrandosi nei loro campi di forza.

Al giocatore il compito di formare una colonna di mezzi militari che dovrà attraversare il territorio nemico irto di torri di difesa di diversi tipi. Le proprie unità non sono passive come tutti i giochi di difesa delle torri, ma sono in grado di attaccare le torri ed infatti il vostro compito in molte missioni sarà quello di fare piazza pulita.

Il giocatore comanderà un soldato speciale, equipaggiato di una strana armatura in grado di usare abilità speciali. Queste saranno limitate in numero di casting ed andranno recuperate ulteriori cariche navigando la mappa. Queste abilità consistono in: una cura ad area, un decoy per distrarre le torri avversarie, un bombardamento su una zona ristretta ed un fumogeno per coprire le proprie truppe.

Altro importante ruolo del giocatore è quello di stratega. Non solo deciderà che percorso far seguire alle proprie truppe, ma dovrà anche reclutarne di nuove, potenziarle e potrà spostarle di posizione lungo la colonna, cosa importantissima per proteggere unità deboli o per sfruttare al meglio la gittata di alcune unità.

Il gioco di per se non è eccessivamente difficile da completare ed infatti tutto si basa su un sistema di punteggi e medaglie che invoglia a ricominciare da checkpoint durante le missioni per ottenere risultati migliori. Sulle 14 missioni, quelle finali sono abbastanza ostiche e richiederanno molto impegno per essere superate con punteggi alti.

anomaly

Il gioco è graficamente ottimo. Stile perfetto, chiarezza nella presentazione delle informazioni, UI accattivante. Questi si sposano alla perfezione con un sistema di comando basato sul mouse molto reattivo e perfetto per compiere scelte con precisione e rapidità. La versione mobile con la sua interfaccia touch è altrettanto buona, ma è un po’ ingombrante e meno reattiva.

La musica è anche molto bella con il motivetto principale molto orecchiabile e che vi entrerà in testa.

Con la durata di circa 5 ore, ma un potenziale per molte più, con una modalità skirmish e delle leaderboard, questo piccolo giochino rivoluziona nel suo piccolo un genere capovoltandolo e fornendo un’esperienza molto fresca.

Voto personale: 8/10

Sense8 – Season One

(A cura di Alteridan)

I Wachowski non mi sono mai andati particolarmente a genio. Certo, hanno dato vita a Matrix, ma, per quanto mi riguarda, ne hanno anche decretato la morte con dei seguiti che non rendono giustizia al setting buttato giù con il primo capitolo della trilogia. I loro successivi lavori non mi hanno entusiasmato particolarmente, ma in qualche modo ero molto curioso per Sense8, un’opera che segna il loro debutto nel mondo del piccolo schermo. Andy e Lana si sono occupati di ogni minimo aspetto di questa serie prodotta da Netflix, dalla regia, alla sceneggiatura, fino a ogni minimo dettaglio dello show.

Di cosa parla Sense8? Bella domanda: è una serie difficile da spiegare e da categorizzare. Per descriverla mi viene in mente la celebre scena della pillola rossa e della pillola blu di Matrix, in cui Neo si trova di fronte a una scelta che cambierà per sempre la sua vita. Gli otto protagonisti di Sense8 si trovano sostanzialmente nella medesima situazione: mentre vivono tranquillamente, chi più e chi meno, la loro vita, queste otto persone che vivono nei posti più disparati del mondo si ritrovano a sperimentare una sorta di visione collettiva in cui vedono una donna che si toglie la vita. Ben presto, i nostri otto scopriranno di essere in possesso di una capacità straordinaria che gli permette di essere in costante contatto tra di loro, comunicando telepaticamente, e condividendo esperienze e abilità personali all’interno del loro ristretto “cluster”. Dopo questa esperienza, tutti cercano di ritornare alla loro vita normale ma sanno che qualcosa è cambiato, e presto si ritroveranno tutti in difficoltà, braccati da un’organizzazione misteriosa che ha il compito di stanare i cosiddetti “sensate” per non si sa quale motivo.

Will Gorski, un agente della polizia di Chicago, indaga sul luogo del suicidio della donna misteriosa.

I dodici episodi di cui è costituita questa prima stagione, purtroppo, non spiegano mai in maniera approfondita cosa stia succedendo, chi sia il fantomatico cattivo di turno, e per quale motivo i protagonisti si ritrovino a unire le loro forze. Sembra quasi che la serie voglia soffermarsi più che altro sui rapporti tra i membri del cluster e sulla relativa crescita dei personaggi, il che andrebbe anche bene, se solo la sceneggiatura non si soffermasse solamente su tre sensate, relegando gli altri cinque a meri serbatoi di abilità, emblematica in questo senso è la figura di Sun, una sensate coreana esperta di arti marziali che viene utilizzata solamente quando gli altri personaggi si ritrovano a combattere, in queste occasioni vengono “assorbite” le abilità di Sun, la si vede per qualche minuto e poi ritorna nella sua amata Corea del Sud. Un peccato perché le storie di questi personaggi sono anche interessanti, ma i loro tasselli non riescono a incastrarsi all’interno di quel grande puzzle che è la sceneggiatura. Un altro aspetto che fa storcere il naso è che lo show non ha una propria identità univoca: una volta è un thriller soprannaturale, un’altra prende le sfaccettature di una telenovela dell’America latina, poi diventa una commedia di Bollywood, ritorna rapidamente a essere un thriller per poi lasciare il passo a una sorta di drama esistenziale. Nel calderone viene buttato di tutto: il risultato è nel complesso godibile, ma non si capisce quasi mai il perché di tale approccio confusionario.

Sun e Lito si incontrano per la prima volta.

Se c’è un aspetto da lodare, invece, è la regia: al di là di poche scene onestamente stucchevoli che si potevano tranquillamente evitare, la direzione dei Wachowsky si presenta spesso in maniera suggestiva, sfociando in qualche breve istante in un trash esagerato funzionale all’esperienza complessiva.

Sense8 è da vedere come un esperimento, il primo passo dei Wachowsky nel mondo della televisione. Più di qualche volta, durante la visione, si avrà la sensazione che determinati elementi non sono al loro posto ma, grazie ad alcune scelte sia visive che uditive, questa prima stagione si lascia guardare. Pur senza gridare al miracolo, Sense8 riesce a essere una serie di un certo spessore: onestamente non me la sento di consigliarne la visione a tutti indistintamente, ma se vi piacciono le serie maggiormente incentrate sui personaggi, o semplicemente i serial fuori dagli schemi, allora Sense8 può rappresentare un passatempo leggero nell’attesa di dedicarsi ad altre serie televisive di ben altra caratura.

A settimana prossima, ci credete che mancano solo 4 numeri al Weakly Hobbyt 200?? Non ci avrei mai creduto!!

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