The Weakly Hobbyt #198

The Weakly Hobbyt #198

Nuvole grige appaiono all’orizzonte, come quelle che costarono a John Hammond Jurassic Park nel 1994. Ciononostante, vi saluto inaugurando il Weakly Hobbyt 198, e con due soli numeri che mancano al 200, sento come se questo sia un traguardo minore raggiunto ormai da questo settimanale. Ovviamente non è così, arrivare a quasi duecento pubblicazioni è qualcosa a cui non avrei mai pensato iniziando la rubrica diversi anni fa.
Altro nel numero 200, per ora vi auguro una buona lettura con i nostri soliti articoli su videogiochi, serie tv e cinema, e ci sentiamo nell’outro! =)

Jurassic World
(A cura di Celebandùne Gwathelen)

Jurassic World

E finalmente ieri sera sono riuscito a vedere Jurassic World al cinema! Non vi ho mai parlato su questo blog dei precedenti film, ma se dovessi riassumerli in breve in maniera numerica, il primo si beccherebbe un 9 pieno, il secondo un voto non troppo dissimile, ed il terzo una sufficienza pienamente raggiunta, se non qualcosina in più. Giusto per permettervi di mettere in relazione i film precedenti a questo, quando gli darò un numero a sua volta.

Jurassic World

Zack e Grey sono i protagonisti di Jurassic World: qui in giro con degli Stegosauri!

Jurassic World si svolge ben dopo gli avvenimenti iniziali di Isla Sorna e Isla Nublar; il parco pensato e fortemente voluto da John Hammond è ormai una realtà da anni, e persone da tutto il mondo visitano quotidianamente il così chiamato Jurassic World. Tuttavia, la situazione monetaria del parco non è ben messa. Nonostante sia finanziato dall’ottava persona più ricca del mondo, un tale Simon Masrani, e le visite siano costanti, la responsabile del parco, Claire, è in cerca di nuovi sponsor per tenere in vita il parco. Questi sponsor devono venire attirati da nuove attrazioni, e tra queste c’è il cosìddetto Indominus rex, una nuova specie di dinosauro creato appositamente per il parco, un ibrido tra diverse specie basato sul T-rex.

Jurassic World

Il parco attira molti visitatori; eppure le finanze non stanno benissimo!

Protagonisti della vicenda sono i due nipoti di Claire, Zack e Gray, che vengono mandati sull’isola dai loro genitori mentre questi hanno in corso una separazione per divertirsi. Gray è un fan di dinosauri, Zack non tanto. I due dovrebbero venire accuditi da Claire, ma questa ha troppo da fare e li affida alla sua dipendente Zara, donando loro braccialetti VIP. I due, inutile dire, fuggono a Zara e si fanno un giro del parco come decidono loro.
L’indominus rex, ovviamente, nel frattempo crea problemi. Claire chiama quindi Owen Grady, un ex-militare e addestratore di quattro velociraptor, che vedono in lui l’animale alpha del loro gruppo. Owen deve tentare di capire se la gabbia dell’indominus sia sufficientemente sicura per contenere l’animale. Sotto circostanze che non rivelerò qui, l’indominus fugge, e riesce ad evitare ogni seguente tentativo di ricattura.
Zack e Grey, ovviamente, sono in giro per il parco e quando Claire scopre che Zara li ha persi, tenta in ogni modo di recuperarli, prima che i due vengano trovati dall’indominus rex…

Jurassic World

Per qualche motivo, i raptor vedono in Owen il maschio alpha del loro gruppo. Fantascienza!

Termino qui con il riassunto della trama, non voglio spoilerare troppo, anche se in seguito ce ne sarà bisogno.
Jurassic World si difende bene come film, inizialmente. Il set-up è riuscito, e considerata l’età dei protagonisti principali, è chiaro il target di questo film: maschi, tra gli otto ed i trent’anni. Coloro, insomma, che hanno visto il primo Jurassic Park quando erano bambini. Si, Claire è una protagonista femminile, ma fondamentalmente è lì per ricoprire un pò il ruolo di John Hammond. Non sono mai riuscito, inoltre, a non pensare a lei come Pepper Potts di Iron Man, ma credo che abbia aiutato molto la capigliatura ed il suo modo di fare.

Jurassic World

Il Mosasaurus farà valere la regola del più grosso, in questo film. Qui si pappa uno squalo!

Dicevo, Jurassic World inizialmente si difende bene. Ci sono gli esperimenti genetici, ci sta il parco, ci stanno protagonisti principali okay, poi ovviamente accade un incidente, l’indominus rex fugge e nel parco si crea il caos. Anche in questa parte del film, la storia si difende. Certo, non è nulla che non si sia già visto in Jurassic Park, e anzi il film fa continui riferimenti, sia nelle scene, che nei luoghi, al primo film della saga, ma ognuno e ciascuno di questi omaggi è reso davvero bene e si integra col film senza far pensare continuamente all’audience: stanno copiando, non hanno idee. No, le idee ci sono e sono discretamente buone.

Jurassic World

I raptor di Owen sono di casa qui...ben lontani dal resto del parco!

Ma…
SPOILER!
Jurassic World si perde totalmente nel finale. E quando dico che si perde, è davvero un black-out totale. Non cose minori, come la storia d’amore forzata tra Owen e Claire, o il fatto che della separazione dei genitori di Zack e Grey non si sa più nulla ed i due alla fine del film ritrovano i loro pargoli uniti ed insieme. No, dico caos totale.

Jurassic World

Questi dinosauri non si lavano spesso i denti...mah!

Che Owen sia riuscito a domare dei raptor, e okay. Che questi cambiano poi lato, obbedendo all’indominus rex (che è un ibrido t-rex-raptor, vi avevo avvisato che spoileravo), e okay. Ma che questi poi, alla fine del film collaborino di nuovo con Owen per schierarsi uniti contro l’indominus rex, era una cosa davvero buffa. Ma il film fa di peggio. Dal nulla, Claire “richiama” un t-rex, che non attacca la povera e indifesa Claire per un buon spuntino, no! Attacca l’indominus rex, che è più grosso di lui! E poi viene aiutato da un raptor. E poi i due non si picchiano, una volta che l’indominus viene “mangiato” secondo la regola del più grosso (se avete visto le immagini e state leggendo qui, sapete o avete capito di chi parlo). Fantascienza e fan-service puro, ma di quello malvagio malvagio malvagio.

Jurassic World

Quando c'è di mezzo la In-Gen, ci sono sempre guai!

Tutto questo è costato a Jurassic Park un punto e mezzo o due sul suo voto finale. Un finale orribile che mi chiedo chi a Hollywood abbia detto “Si, è così che deve finire Jurassic World”. Pessimo!
FINE SPOILER!
Un vero peccato che il finale sia così pessimo, perchè fino a quel momento il film era, nel suo essere fantascienza, credibile e piuttosto buono. Buoni gli effetti speciali, anche se in alcuni punti i dinosauri sembravano MOLTO finti, buona l’azione, divertente il film, okay i personaggi principali e la loro recitazione (ottimi, in particolare, Chris Pratt nei panni di Owen, Vincent D’Onofrio nei panni del cattivone della In-Gen, Vic Hoskins, e B.D. Wong nel suo cameo come Dr. Henry Wu, unico membro del cast originale di Jurassic Park). Anche la musica, che riprende in molti punti quella originale di John Williams, è buona.

Jurassic World

Questo è l'inizio della scena più ridicola del film. Andate in bagno in questo momento e tornate sette o otto minuti più tardi. Non vi sarete persi nulla!

Speriamo che nel sequel, a cui in molti punti viene alluso, non faccia errori come questo film, o peggiori.
Da vedere? Mhhh… si, ma fate in modo di andare in bagno negli ultimi minuti. E’ meglio non vederli che vederli.

Voto Personale: 5.5/10

Metro 2033 Redux

(A cura di Caprichard)

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Piattaforma: PC (giocata) / PS4 / Xbox One Data di uscita: 28 aprile 2014

Nel 2010 lo studio ucraino dei 4A Games esordì con il loro Metro 2033, videogioco sparatutto in prima persona ispirato al libro omonimo. La guerra nucleare ha devastato il pianeta e i sopravvissuti di Mosca si sono rifugiati nelle gallerie della metropolitana. Il gioco per il tempo era visivamente impressionante ed è rimasto un benchmark importante nel panorama PC, ma più per la sua scarsa ottimizzazione ed estrema pesantezza di alcuni effetti.

Nel 2014, con l’avvento delle nuove console, i 4A games hanno pensato di riproporre i loro due giochi rimasterizzati. Metro 2033 è cambiato talmente tanto da sembrare un altro gioco. Quello che già era un buon gioco è migliorato in ogni aspetto.

Meno interruzioni

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Metro 2033 Redux è stato ricostruito interamente nell’ultima iterazione del motore grafico proprietario dei 4A games. Questo, unito alle console di nuova generazione aventi maggiore memoria, ha permesso la ricostruzione dell’intera struttura narrativa.

La storia di fondo rimane la stessa del capitolo originale. I giocatori vestiranno i panni di Artyom, uno dei tanti abitanti della metro, intento in una missione per salvare la sua stazione natale: l’Expo. Una nuova razza intelligente è emersa nella superficie radioattiva di Mosca e la loro presenza sta portando morte agli umani della metropolitana. Artyom dovrà affrontare un lungo viaggio nella rete metropolitana ed anche in superficie per trovare l’aiuto necessario a fronteggiare questa minaccia.

Le ambientazioni ed i personaggi che si incontreranno sono pieni di vita e singolari. Metro 2033 è un’esperienza fondamentalmente lineare, ma un giocatore attento potrà trovare molti elementi e segreti esplorando per bene il gioco. Di grande respiro sono tutte le conversazioni degli abitanti delle stazioni. Correndo verso il proprio obiettivo sarà rumore di fondo, ma fermarsi un attimo è spesso ricompensato con grandi storie e con esempi su come l’umanità riesce ancora a sopravvivere anche dopo l’apocalisse.

Verrete accompagnati in alcune sezioni da vari NPC ognuno con una personalità particolare che darà texture al mondo di Metro 2033.

La storia fonde in modo sapiente elementi molto terreni e puramente politici con quelli più mistici senza farli cozzare.

I capitoli del gioco originale erano molti ed in alcuni casi spezzavano troppo il ritmo. Nella versione redux ben 12 livelli sono spariti, accorpandosi ad altri. Questo aiuta tantissimo la narrativa. L’upgrade grafico, specie nell’illuminazione, l’inserimento di documenti da raccogliere in ogni livello e l’espansione di un paio di aree ha davvero fatto molto per migliorare il livello di caratterizzazione del mondo di gioco che è più immersivo e dettagliato che in passato.

Gameplay raffinato

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Altro cambiamento di una certa importanza è l’armonizzazione dei due giochi con meccaniche comuni ad entrambi.

Metro 2033 era abbastanza grezzo, con molti elementi mancanti. Aveva una GUI non proprio ottima, non c’era la possibilità di eseguire esecuzioni stealth sui nemici, il sistema di camuffamento non era mai chiarissimo, le armi secondarie erano scomodissime da usare ed equipaggiare e il combattimento in generale non era il massimo. In Last Light si è forse esagerato, andando un po’ troppo perso la semplificazione e la deriva action, ma furono risolti tutti i problemi riscontrati nel primo Metro.

Ora entrambi i capitoli hanno le stesse meccaniche di gioco e per questo risultano essere molto flessibili e possono arrivare a piacere a diversi tipi di giocatori. La prima scelta riguarda selezionare due modalità generali di gioco: “Sopravvivenza” e “Spartano”. La prima ripropone un’esperienza in stile Metro 2033, con animazioni di mira, ricarica e movimento più lente, risorse più scarse ed un’orologio analogico per il protagonista con il quale controllare l’ora, lo stato di stealth e quanto tempo manca per i filtri. Spartano invece ripropone lo stile di Last Light, con meccaniche più veloci e risorse in abbondanza, con impronta netta verso l’azione. Successivamente si passa a scegliere la difficoltà stessa del gioco all’interno di questi due envelope generali. Normale, Difficile, Ranger e Ranger Difficile. La modalità Ranger Difficile è forse la preferita per i veterani in quanto va a variare determinati parametri che rendono l’avventura diversa da molti altri shooter.

In “Ranger” l’HUD è disabilitato, rendendo il tutto molto immersivo in quanto non esiste interfaccia di gioco che si frapporrà tra di voi e l’ambiente. Il tutto è aiutato da un’interfaccia diegetica. I caricatori delle armi sono trasparenti per permettervi di vedere immediatamente quante munizioni vi rimangono, il sistema di filtri della maschera antigas è rappresentato da un timer sul vostro orologio e così via. Questo purtroppo può rendere alcuni momenti QTE più difficili del solito, ma ho notato che basta premere a caso e velocemente i soliti tasti di azione per superarli senza problemi. Inoltre i punti vita sia vostri che dei vostri avversari sono ridottissimi. Questo rende il combattimento molto realistico. Un colpo alla testa è sempre morte per i nemici ed anche pochi colpi al torno di nemici poco corazzati li porterà alla morte. Così i mostri che assorbono 1 o 2 colpi di fucile a pompa a corto raggio e non 4 o più come nella modalità Normale o Difficile. Questo si sposta bene con l’impostazione Sopravvivenza. È vero che avrete meno munizioni, ma ve ne serviranno di meno per sopravvivere.

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Rimangono ancora un paio di problemi del primo gioco perché sono congeniti nel design. Può capitare di restare senza filtri per l’aria nei livelli in superficie o con pochissime munizioni proprio prima della sezione di combattimento e vista la linearità del gioco ed il sistema a checkpoint questo potrebbe portarvi a ripetere delle lunghe sessioni di gioco nel tentativo di rimediare ai vostri errori, però nel Redux sono situazioni che accadono molto di rado, principalmente per la redistribuzione delle risorse.

Il gioco prende anche in prestito da Last Light la capacità di personalizzare la propria arma con vari accessori: mirini, silenziatori, puntatori laser e via dicendo. Cosa graditissima visto che nel primo si potevano solo trovare armi pre-customizzate senza capacità di modifica da parte dell’utente.

Grazie a tutte queste migliorie il gioco è infinitamente più godibile dell’originale. Anche per le performance migliorate. Rimanere a 60 fps stabili era un sogno proibito in Metro 2033, qui nel Redux è una certezza.

Consistenza visiva

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Altra miglioria apportata è quella della rivisitazione grafica del titolo. Ho già nominato il sistema di illuminazione rifatto da 0 ed i 60 fps ottenibili senza troppo problemi su svariate macchine, ma la cosa a me più gradita è una consistenza stilistica tra il primo ed secondo episodio. I vari modelli dei personaggi sono stati cambiati con quelli di Last Light per dare davvero la sensazione di continuità tra i due titoli. Ci sono tanti altri tocchi, come il ciclo giorno notte e l’illuminazione globale, che cambiano drasticamente il look di alcuni livelli esterni, ora ambientati in orari del giorno diversi da quelli dell’originale.

Insomma, ci ritroviamo sotto questo punto di vista davanti ad un remaster fatto come si deve, che implementa le migliorie del sequel senza snaturarne l’essenza e lo rende la versione definitiva sotto ogni punto di vista del gioco. Vi ritroverete tra le mani un’esperienza in singolo dalla durata di 8 ore circa, lineare e molto guidata, ma che lascia abbastanza iniziativa al giocatore che avanza al suo ritmo e nel suo modo in molti livelli, impreziosita da una buona trama ed un’ambientazione davvero magnifica.

Voto personale: 8/10

Halt and Catch Fire – Season One

(A cura di Alteridan)

È quasi impossibile prendere il posto di una serie che è riuscita a diventare in poco tempo un vero e proprio fenomeno di culto. Halt and Catch Fire ha avuto un compito molto difficile: sostituire Breaking Bad nella programmazione domenicale del network americano AMC. Nessuno si aspettava una serie della stessa qualità, e in effetti le vette raggiunte dalle avventure di Walter White e Jesse Pinkman sono ancora lì, eppure Halt and Catch Fire presenta un potenziale di crescita estremamente elevato.

AMC conosce bene il suo pubblico: sa che Breaking Bad veniva seguito principalmente da un audience giovane e decisamente “informatizzato”, quindi perché non tentare la sorte con un serial dedicato esclusivamente al mondo dei codici binari? Le vicende di Halt and Catch Fire hanno luogo agli inizi degli anni Ottanta: siamo in piena rivoluzione informatica, la IBM ha fatto il botto lanciando sul mercato i primi modelli di personal computer, e un gran numero di società,iniziano ad intraprendere il loro viaggio verso il futuro: a fianco a quelli che diventeranno veri e propri colossi come Apple e Microsoft, spuntano anche piccole realtà intente a farsi un nome nell’ambiente dei dispositivi compatibili, cloni più o meno spudorati dei PC prodotti da IBM.

In questo sottobosco fiorisce un visionario: Joe McMillan (Lee Pace), un ex manager della IBM che decide di trasformare la texana Cardiff Electric in una di quelle compagnie intente a produrre PC compatibili. La sua idea, però, è molto chiara: in un oceano di cloni, la parola d’ordine è differenziare. Assieme al costruttore di hardware Gordon Clark (Scott McNairy) e alla giovane programmatrice Cameron Howe (Mackenzie Davis), McMillan mette in piedi un piccolo team con lo scopo di rivoluzionare ancora una volta il mercato dei computer.

Joe propone a Gordon l’idea di rivoluzionare il mercato dei computer.

Halt and Catch Fire è quello che viene definito un period drama, quindi un serial che prende gli eventi principali del periodo preso in esame e ci tesse sopra una storia collaterale, una sorta di romanzo storico se volete, di conseguenza è molto facile intuire lo sviluppo della trama se si conoscono un minimo quanto accaduto agli albori degli anni Ottanta. Un piccolo difetto che viene abbondantemente controbilanciato dalla profondità dei personaggi messi su schermo: in Halt and Catch Fire si assiste a uno sviluppo progressivo dei protagonisti e dei loro comprimari, e questo rende la serie molto più affascinante rispetto ad altri tipi di period drama.

Cameron è una ragazza geniale, forse fin troppo.

Un aspetto positivo di Halt and Catch Fire è che non prova a combattere sullo stesso terreno di Breaking Bad, tentando di percorrere una strada alternativa e, a mio avviso, riuscendoci quasi completamente. Perché “quasi”? Perché in alcuni casi si assiste a delle distorsioni della realtà eccessive, sicuramente utili nell’economia della serie, ma che fanno storcere il naso a chi conosce cosa accadde realmente durante quegli anni: basti pensare che spesso vengono citate le console Atari come un esempio da raggiungere, ma quelli erano i tempi della crisi del mercato dei videogiochi (la serie è ambientata a cavallo tra il 1983 e il 1984). Nel compesso, Halt and Catch Fire è comunque una serie estremamente godibile che mi sento di poter tranquillamente consigliare a tutti, indistintamente dalle preferenze in fatto di serial televisivi.

King of the (Motion Control) Swing

(A cura di Wise Yuri)

Ape Escape On The Move cover

Ape Escape è una delle mie serie preferite… che la Sony ha abbandonato, pressapoco.
Assieme a Medievil ed un’altro paio, ma passiamo oltre. Perchè tanto lo so che Medievil 3 continuo a sognarmelo.
Mentre continuo ad aspettare un ormai improbabile Ape Escape 4, ho deciso di recuperare a poco prezzo Ape Escape: On The Move, esclusiva PS3 che come il nome furbescamente implica, richiede l’uso del dildo fluorescente da rave Sony, che però si è sempre comportato bene per giocate gli sparatutto su rotaie, devo dire.

Probabilmente già sapete cos’è Ape Escape, ma per farla corta, è una serie di platform con enfasi sul catturare orde di scimmie fuggiasche usando vari gadget, ed un sistema di controllo pensato per l’uso esteso di entrambi gli analogici. Ape Escape: On The Move è invece… una versione su rotaie di Ape Escape, circa.
Non è propriamente uno sparatutto su rotaie, avete una fionda come arma a distanza per colpire nemici e prendere bonus vari, ma potete usare anche altri gadget, come il classico ventaglio di carta da commedia (l’harisen) per mazzuolare i nemici da vicino, ed il tradizionale retino per catturare le scimmie, più un paio di gadget speciali per risucchiare velocemente tutte le scimmie a schermo o “bananizzare” i nemici per riempire la vostra salute.

Non c’è molto altro oltre a questo, scegliete un livello che è composto di sezioni su rotaie che si fermano per mettervi a catturare le scimmie, usando i gadget e muovendo la visuale per evitare che vi attacchino dai lati. Questo fino a che non siete confrontati con sosia di Specter da catturare od a volte boss da sconfiggere per completare il livello.

Ape Escape On The Move screenshot

I gadget si controllano con il Move, ed i motion control funzionano bene, sono prevedibili ed intuitivi, ma davvero, è molto semplicistico, ancor più visto che pensate di poter prendere a ventagliate le scimmie, ma no, il ventaglio si può usare solo durante le sezioni su rotaie, o quando il gioco vi mette contro un nemico ciccione od un muro/ostacolo di sorta, ed in tal caso dovete agitare il Move per romperlo. Più o meno tutto qua.

Almeno il gioco non è troppo facile, la difficoltà varia a seconda del livello, ma in generale non è difficile, la vostra salute è indicata da banane raccoglibili e che le scimmie attaccandovi vi rubano, e che potete riprendervi se gli sparate prima che se le mangino. Non è difficile, ma un paio di game over gli ho fatti quando mi sono distratto un po’, perchè via via i nemici incominciano ad essere più aggressivi e lanciarvi bombe o proiettili che non potreste vedere se non controllate spesso muovendo la visuale, o richiedono qualche movimento di retino più arguto e previdente, che vi costringe ad impegnarvi, cosa che devo riconoscere.

Ma ciò non impedisce al gioco di avere punte di difficoltà a volte eccessive per quello che è un titolo pensate per… bambini, un pubblico giovane, insomma. La difficoltà è indicata nella selezione del livello, ma a volte non corrisponde, con livelli segnati come “difficilissimi” che sono più facili di altri nonostante l’etichetta dica il contrario, ed ovviamente nei livelli finali la difficoltà si alza fin troppo, anche grazie a level design del cazzo che quasi non offre salute extra ottenibile e vi tira addosso orde di scimmie anche con armi a proiettili, che rendono i livelli finali, se non impossibili, inutilmente frustranti per la difficoltà artificiale creata, probabilmente perchè non potevano non far bloccare i bimbi all’ultimo livello circa, per crudeltà gratuita.

ape escape fake specter

E perchè non potevano far finire il gioco in 3 ore. Poi con queste punte di difficoltà sembrerà che il gioco sia più lungo di quant’è realmente, visto che i livelli finali dovrete pressapoco rigiocarli più volte per “impararli” a memoria, visto anche che sono notabilmente più lunghi dei precedenti.
Ed il livello finale non ha manco le parti da sparatutto su rotaie, visto che venite messi a catturare orda infinita dopo orda infinita di scimmie e poi la boss battle finale contro Specter.
Tutto per aggiungere mezz’ora al tempo di gioco totale. Non è valsa la pena, comunque.

Ma in ogni caso diventa ripetitivo presto, visto che anche con boss battle che tirano nel mix qualche variante e scimmie che possono disabilitare il vostro retino e rendervi indifesi se non siete rapidi o non afferrate alcune mosse rapide da parte loro, alla fine il gioco è una sorta di on rail shooter “vanilla” che manca di molte cose che rendono questo genere divertente, e le sostituisce con sezioni motion control in cui dovete catturare scimmie, ed avrei preferito avere un on rail shooter serio, piuttosto. Anche perchè la maggior profondità delle boss battle e del gameplay consiste nell’usare il ventaglio per rispedire al mittente proiettili di vario tipo. Tutto qua, sul serio.

Comunque non dura molto, con 15 livelli che potete pressapoco finire in un pomeriggio, tipo 3 ore e mezzo, ed è un peccato che non c’è molta soddisfazione a riempire la Scimmapedia e trovarle tutte, visto che per design durante il livello dovrete catturare tutte le scimmie del livello meno 2, che sono nascoste o vanno fatte apparire sparando ad alcuni bonus specifici, ma non è chiaro cosa. Ci sono anche medaglie da ottenere migliorando il vostro punteggio, ma non bastano ad incentivare la rigiocabilità, non più di tanto perlomeno.

ape escape on the move anime cutscene

La modalità Storia presentata curiosamente da cutscene stile anime, con una storia davvero da cartone animato per bambini su due sorelle scienziate, un’innominato protagonista senza faccia che si sta facendo gli affari suoi quando ufo sono atterrati, rilasciando orde di pestifere scimmie con gli iconici caschi blu, e c’entra qualcosa Specter ed una scienzata anziana con le gote da cricetona mutante, perchè… la licenza è quella, e si dovevano inventare una scusa per farvi agitare il Move e catturare scimmie virtuali. E se non vi basta questo, sarà il fatto che all’inizio di ogni livello sentirete le solite due rinfratite urlare “é specter, prendilo!!!!!” quando è ovvio che è un altra scimmia con capelli grigi, per capire il target a cui è indirizzato principalmente il gioco.

Oltre a quella, avete 3 minigiochi, 2 da sbloccare finendo la modalità Storia, che consistono in un rally tra macchine radiocomandate, l’unico minigioco esclusivamente multigiocatore, che richiede un Move ed un controller PS3 normale perchè mentre quello controlla la macchina, mentre il giocatore con il Move spara agli ostacoli e nemici sul percorso, ma che non ho avuto modo di provare; un minigioco di cecchinaggio (non è Silent Scope, ma è divertente) ed uno in cui usate una bomboletta spray (da ricaricare agitando il Move) per congelare massi e proiettili sparati da ufo per evitare che facciano male alle scimmie che dovete far arrivare al lato destro dello schermo.

Ma anche nei mini-giochi non c’è molto da fare, visto che ci sono 3 scenari/stage per ognuno e molto velocemente avrete finito pure con questi. Potete anche usare l’opzione “registra” ma non so cosa è di preciso, né mi interessa cosa potete registrare, chissenefrega davvero.
Il gioco in ogni caso si presenta bene, con una buona grafica, non perfetta, ma buona e coloratissima, una cosa che non dico spesso di un titolo PS3, il doppiaggio italiano adeguato ma un po’ irritante, la musica adeguata e con una title track allegra ed accattivamente, decente ma nulla di memorabile nel complesso il reparto sonoro.

Commento Finale

Iwata Not Included.

Iwata Not Included.

Ape Escape: On The Move poteva essere peggio, molto peggio, poteva essere una compilation di mini-giochi che scimmiottava (passatemela, per favore) quelle che già avevo affollato la libreria Wii, ma non è comunque un buon titolo, proprio no. Il mix di sparattutto su rotaie “vanilla” (anche troppo) con segmenti motion control in cui catturate scimmie ed usate qualche gadget come nei veri Ape Escape non basta per giustificare questo titolo (e la licenza che usa) chiaramente pensato più per sfruttare la brevissima vita del Move, e pensato più per utenza giovane…. tranne quando crudeli punte di difficoltà arrivano a fermare il vostro progresso nella brevissima modalità storia, ed impedirvi di finire il tutto in 3 ore, invece di 3 e ½.
E non è che ci sia molto altro da fare dopo, neanche riempire la Scimmiopedia è divertente come prima, c’è molto poco di extra significativi che vi faranno riprendere a mano il titolo.

Per quello che è funziona e si presenta molto bene, i mini-giochi extra sono molto carini, ma avrei preferito un normale e ben fatto on rail shooter su Ape Escape invece di potete agitare il Move per simulare il retino e creare la debolissima illusione di star giocando un altro titolo della serie, perchè anche questa gimmick diventa quasi subito vecchia. Anche se avete già il Move (per roba come Time Crisis, House Of The Dead, etc.) e vi piace l’idea di possedere e giocare un Ape Escape su PS3, lasciatelo perdere, al massimo noleggiatelo, vi deluderà ed annoierà velocemente, quindi avrete tempo per renderlo al negozio ed accendere un cerino per un Ape Escape 4, uno vero, perchè ho voglia di catturare scimmie con retini in HD!

Di questo shovelware con un buon nome appiccicato sopra posso tranquillamente fare a meno.
E lo stesso potete fare anche voi, piuttosto recuperate l’originale ed i seguiti.

Voto Finale: 4.5 su 10.

Fate un urlo da T-Rex e godetevi questo resto di Domenica! =) Ci si sente tra sette giorni! =)

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