The Weakly Hobbyt #199

The Weakly Hobbyt #199

Fa troppo caldo per un’intro, facciamo finta che l’ho scritta e vi auguro buona lettura, e la solita solfa?

Ok? Ottimo, allora ci leggiamo subito, chiunque di voi non sia diventato una pozza stile Strega Dell’Est.

Buona lettura!

Metro Last Light Redux

(a cura di CapRichard)

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Piattaforme: PC(giocata)/Ps4/Xbox One Data di Uscita: 29 agosto 2014

Il seguito di Metro 2033, Last Light fu rilasciato il 14 maggio 2013. Segue il finale cattivo del primo gioco e continua la storia degli abitanti della metro, focalizzandosi un po’ di più sull’aspetto politico umano del mondo. L’impostazione fu molto diversa, con maggior focus spostato sull’azione invece che sulla sopravvivenza. Questo portò ad alienare un po’ alcuni fan del primo Metro, soprattutto per via della scelta di relegare alcune modalità storiche di gameplay a DLC.

Così, insieme alla versione 2033 Redux, 4A games rilasciarono anche una versione Redux di Last Light, andando ad affinare il gameplay ed armonizzarlo con Metro 2033.

Politicando

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Metro 2033 aveva due finali. Uno “buono” ed uno “cattivo”. Last Light segue quello cattivo. Artyom è riuscito nel suo intento di sterminare i nuovi uomini, i Tetri, e si è unito ai Ranger che ora sono stazionati nella base militare D6.

Il mondo della metro sta per essere sconvolto da questa scoperta, con l’Impero e i Rossi (praticamente nazisti e comunisti) che vogliono ottenere il D6 per loro, prenderne le risorse ed usarle per distruggere i loro avversari ed arrivare al potere. Tutto questo si accavalla con la quest personale di Artyom, che dopo aver scoperto che un Tetro è ancora vivo, deve porre fine definitivamente alla sua razza, ma è colpito da dubbi e cerca la redenzione per le sue azioni passate.La storia è fortemente lineare, esattamente come il primo Metro e sarà portata avanti dalle narrazioni fra i capitoli di Artyom e dagli NPC durante le missioni. Tutti i personaggi sono interessanti e sapranno farsi amare ed odiare, con un paio di colpi di scena un po’ scontati forse, ma ben eseguiti.

L’elemento che però la fa da padrone è l’ambiente circostante. I dialoghi tra gli NPC sono come sempre magistrali, di grande naturalezza e sono i veri espositori del mondo. La cura nel dettaglio di ogni singola zona è apparente ed è usata per arricchire l’esperienza del giocatore e per rendere il mondo più vivo che mai. Questo insieme di narrazione lineare ed assorbimento del mondo circostante portano ad avere un’esperienza molto equilibrata che vi terrà piacevolmente impegnati per una decina di ore.

 

Spartan o Ranger?

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Come accennavo in fase di apertura, Last Light fu criticato per aver preso una deriva più action rispetto al suo predecessore. Se da un lato ha senso da un punto di vista narrativo, ora Artyom fa parte dei Ranger, organizzazione paramilitare ben allenata ed equipaggiata, dall’altro andava a togliere al lato di mondo post apocalittico, con munizioni più abbondanti del solito e molte più situazioni dove bisogna aprirsi la strada a suon di pallottole.

Ora questo problema è stato mitigato in parte dall’armonizzazione delle meccaniche tra i due giochi. Fin da subito si può selezionare la modalità generale di gameplay tra Spartan e Ranger, esattamente come in Metro 2033, con la prima che permette l’uso di 3 armi e dove le munizioni abbondano, mentre la Ranger ripropone lo stile di Metro 2033, con solo 2 armi usabili e risorse scarse. Poi si seleziona la difficoltà, tra normale, difficile, ranger normale e ranger difficile, con le modalità ranger che disabilitano l’HUD per un’immersione migliore.

Mi era già capitato di giocare a Metro Last Light liscio ed effettivamente l’esperienza era diversa da quella del primo capitolo. Giocare il gioco in modalità Ranger però gli dona un nuovo fascino, con gli scontri a fuoco molto più precari e letali, con le scene d’azione più cariche di adrenalina e dove lo stealth diventa un’opzione gradita e preferita. Le bocche da fuoco rimangono sempre tanto e sono largamente personalizzabili, andando a coprire ogni tipo di giocatore. La pistola semi automatica è forse quella meglio uscita. Può diventare una mitraglietta oppure un fucile per distanze medie con i giusti potenziamenti. Il feeling per ogni arma è ottimo e come sempre sono i dettagli che colpiscono. Le animazioni di ricarica di alcune armi sono bellissime e dettagliate, e quasi tutte le armi hanno un qualche tipo di sistema diegetico per comunicare il loro numero di colpi in game. I caricatori dei fucili d’assalto sono trasparenti per esempio, permettendovi di controllare il numero di colpi al volo se si gioca con interfaccia di sabilitata (e credetemi è molto meglio averla disabilitata).

Alcune sezioni che affrontai “gun blazing” nel Metro Liscio, questa volta sono state affrontate con un approccio molto più stealth, con maggior attenzione. Questo ha reso il gioco più appagante personalmente e le maggior opzioni lo rendono molto più flessibile. L’IA umana o dei mostri non è il massimo purtroppo, principalmente per gli ambienti estremamente ristretti dove spesso ci si ritrova a combattere. Solo in alcuni rari casi c’è la possibilità di essere fiancheggiati ed assistere a tattiche nemiche un minimo complesse.

Il gioco rimane estremamente su binari, con una progressione molto chiara e veloce. Questo permette la creazione di molti set pieces e i momenti esplorativi sono perlopiù relagati agli hub cittadini, utili per fare rifornimento, potenziare le proprie armi e per scoprire dettagli sulla vita nella metro. I livelli nascondono comunque dei taccuini da ritrovare che formano un diario completo del viaggio di Artyom, con molte considerazioni personali sugli eventi e personaggi e rappresentano una buona ricompensa per esplorare a fondo ogni livello.

La varietà di cose da fare è elevata. Il gameplay base rimane lo stesso, ma il gioco ha un ritmo estremamente buono che intervalla sapientemente sparatorie su binari, sezioni di sopravvivenza in zone radioattive, sparatorie contro umani, sezioni stealth, riposo in hub e momenti setpiece in modo da non stancare mai e mantiene l’attenzione alta dall’inizio alla fine. Come esperienza in prima persona a giocatore singolo è una delle migliori alle quali abbia mai giocato a mio avviso. La versione Redux ha anche molti DLC inclusi. Tra questi ci sono molti pacchetti missioni, che vi metteranno nei panni di diversi personaggi della storia o di perfetti sconosciuti. Sono molti brevi ma alcuni di questi offrono degli spunti di gameplay unici anche se non sempre riusciti. Una di queste aggiunte vi mette nei panni di un soldato dell’impero con minigun intento a sventagliare orde di nemici… la difficoltà di questo livello è assurda, anche al livello più facile e stanca prestissimo, fortunatamente è anche breve. Altri invece sono più riusciti, come una missione più sandbox che vi chiede di trovare delle risorse in un’area liberamente esplorabile e di riportarle alla metro. La loro presenza è comunque un gradito extra che da valore all’offerta del pacchetto redux.

Same old, same old.

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Da un punto di vista audiovisivo Last Light già girava su una versione migliorata del motore del primo Metro e pertanto non è stato toccato nello stesso modo. Performance migliori con gli effetti PhysX attivi sono forse il miglioramento più evidente, per il resto ci ritroviamo con una versione solo leggermente migliorata qua e là dove serviva in modo non troppo evidente. Non che ce ne fosse bisogno, Metro Last Light è sempre stato visivamente molto appagante, specie nella gestione di luci ed ombre. In questo caso la versione Redux di Metro Last Light non ha molto senso, in quanto i ritocchi ci sono principalmente sul lato gameplay, implementabili anche via patch onestamente, ma preso come insieme nel pacchetto Metro Redux che include il 2033 e Last Light, ha comunque un valore immenso.

Una fantastica avventura in singolo impreziosito ora da una continuità di feeling con il suo predecessore, uno dei migliori FPS in prima persona della scorsa generazione riportato a quella attuale per la gioia di tutti. Io non me lo farei sfuggire.

Voto personale: 9/10

Gattai Dante Z
(A cura di Wise Yuri)

La divina commedia 3

In moltissimi modi, questo è uno dei manga più strani che abbia mai letto, su diversi livelli.
Certo, ci sono molte cose più bizzarre, specialmente nell’ambito anime/manga che ci hanno regalato situazioni ed idee inimmaginabili in altri ambiti, nel meglio o nel peggio.

Ma è il soggetto scelto in questo caso che mi “tocca” personalmente, in quanto italiano e specialmente in quanto toscano e pressapoco fiorentino.
Diciamo che tutto mi sarei aspettato che vedere un’adattamento dell’opera più nota di Dante Alighieri in formato di manga da parte di niente popò di meno che Go Nagai, il “papà di Mazinga” e del mecha anime per farla cortissima, i cui lavori (tra cui Devilman ed il celeberrimo Violence Jack) stanno venendo pubblicati o ripubblicati in massa di recente.

Ed ancora più strano è forse il fatto che ho scoperto una cosa del genere esiste solo passando di recente ed in maniera distratta nella mia fumetteria di fiducia. Bella sorpresa, ma strano.

Detto questo, La Divina Commedia di Go Nagai è pressapoco quello che sembra, ovvero un adattamento sotto forma di fumetto dell’opera di Dante Alighieri che copre dall’Inferno al Paradiso (come prevedibile), e divisa a modo in 3 volumi. É un’opera del 1994 ma a quanto pare solo nel 2014 è stata edita qui in italia da J-Pop sotto la collana Go Nagai Collection.

Parlare della trama sembra superfluo visto che se state leggendo questa recensione siete andati a scuola (quasi sicuramente), e quindi non vi devo spiegare io cos’è la Divina Commedia.
Quindi parliamo di come il signor Nagai illustra e presenta il tutto.

go nagai the divine comedy 7th circle eretici
In primis, non è esattamente un viaggio allegorico del poeta tra i Tre Regni, o meglio, non solo, in quanto vediamo Dante effettivamente viaggiare, carne viva tra i morti, come se compiesse il viaggio anche fisicamente, fino a raggiungere il Paradiso. E lo sfondo politico di Firenze e dell’Italia del tempo è anche qui presente, ancor più viste le molte dettagliate didascalie e note per dare un’idea ai lettori giapponesi del clima in cui fu scritta la “vera” Divina Commedia, e per far capire di chi è chi, per ovvi motivi.
Dante è però più un personaggio del previsto, e spesso dubita o si domanda sulle stesse regole che regolano l’Inferno, Paradiso e Purgatorio, e Virgilio è sì un mentore, ma alquanto algido a tratti.

Tutte cose assai comprensibili, che possono sembrare un po’ ridondanti per un italiano, ma un po’ di ripasso non fa mai male, e chiaramente c’era bisogno di spiegare diverse cose ai lettori giapponesi, che non rende il tutto meno interessante, ma appunto, da un che di enciclopedico al tutto.

A livello stilistico, c’è da dire che Nagai ha fatto un lavoro eccelso. Certo, ci vuole un po’ per digerire Dante e Virgilio rappresentati in stile “manga vintage”, che può piacere o non piacere, ma è disegnato davvero, davvero bene, con un dettaglio ed una cura superba, specialmente – ma non solo – nei cerchi dell’Inferno, tra panoramiche di orde di dannati del cerchio degli Eretici lambiti da una pioggia di fuoco, a centauri che saltano ed infilzano dannati con lance, ma anche in situazioni meno violente e grottesche ma spettacolari come l’avvicinarsi alle sfere del Paradiso e vedere la luna.

Non c'entra nulla, ma volevo solo farvi sapere che questo esiste. Forse lo recensisco più avanti. :)

Non c’entra nulla, ma volevo solo farvi sapere che questo esiste. Forse lo recensisco più avanti.🙂

Non ho molto altro da dire, solo che lo trovo un insolito ma ottimo ed interessante adattamento/interpretazione dell’opera, e ve lo consiglio davvero. Però vi conviene mettere da parte un po’ di sacchi, perchè Go Nagai costa.
Sul serio, sono volumi costosi, solo 3 in questo caso, ma se volete recuperare le opere del signor Nagai, tra questo e Violence Jack spenderete parecchio soldo assai.😉

Hidalgo
(A cura di Celebandùne Gwathelen)

Hidalgo

Siete pronti per l’estate? Avete preparato ombrelloni e crema solare? Bene, qui in Germania il tempo sta diventando sempre più bello, ma qualche settimana fa ci sono stati diluvi a catena. Forse per la voglia di calore, o forse semplicemente perchè la mia ragazza adora i cavalli, siamo finiti, una fredda serata, a vedere Hidalgo, sottotitolato in italia: Oceano di Fuoco. Un film con Viggo Mortensen dopo che era stato la star del Signore degli Anelli, che tentava quindi di inseguire quello stesso successo.

Hidalgo

Frank e il suo mustang Hidalgo sono i protagonisti del film

Il film ha come protagonista Frank Hopkins, ed il suo mustang Hidalgo; il duo è famoso in america per aver vinto una quantità innumerevole di gare sulla lunga distanza. Quei tempi, però, per Frank sono finiti, e ormai lui ed il suo cavallo altro non sono che un’attrazione per il circo di Buffalo Bill. Dopo che Frank fu costretto a consegnare la missiva che autorizzava il Massacro di Wounded Knee, la sua vita era diventata priva di gusto, e le gare o la velocità non lo interessavano più. La sua situazione peggiora quando viene a sapere che i mustang, cavalli dei Lakota Sioux, dovessero venire tutti fucilati e uccisi alla fine dei prossimi mesi, perchè erano considerati cavalli di “qualità inferiore”.
Per puro caso, ad uno degli show è presente un’inviato di uno sheicco dall’arabia, che sentendo dire che presso il circo di Buffalo Bill ci fosse il miglior cavaliere di percorsi a distanza del mondo, si era sentito offeso. In arabia, difatti, preparano ogni anno una corsa di 3000 miglia attraverso il deserto, chiamata Oceano di Fuoco, e coronano il loro campione come miglior cavaliere di percorsi a distanza del mondo. Lo shiecco altro non vuole che Frank smetta di sfregiarsi del titolo, o che invece provi il suo valore nella gara.

Hidalgo

Gli arabi credono che i mustang siano una razza equina inferiore…

Buffalo Bill iscrive Frank alla gara, di solito riservata solo a cavalieri e cavalli arabi, in particolare la pregiata famiglia di cavalli al-Khamsa. Frank non ha idea in che guaio si sta per buttare, venendo la concorrenza non solo da arabi, ma anche da una ricca britannica, che fa cavalcare il suo cavallo da un arabo per mettere mani sul denaro offerto in palio.

Hidalgo

L&Apos;Oceano di Fuoco è una gara mortale, tra sabbie mobili, caldo atroce, notti gelide, predoni e tempeste di sabbia!

La concorrenza è atroce, e Frank viene dato per sconfitto, ma ovviamente sia lui che Hidalgo, il suo cavallo, riescono ad attraversare la prima tappa senza problemi. Le cose, però, non sono semplici. Riyadh, lo sceicco di cui sopra, ha una figlia e un diario su cui ci sono i segreti della preservazione della purezza della razza al-Khamsa; suo nipote vuole impadronirsi di quei segreti, e rapisce la figlia, Jazira, per ricattare Riyadh. Frank, che era stato osservato in circostanze ambigue con Jazira, viene forzato a salvarla, o la sua vita sarebbe stata troncata. Frank, con la guardia personale di Jazira, Jaffa, recupera la ragazza e uccide il nipote di Riyadh. Nonostante lo svantaggio, prosegue la gara e dopo una serie di pericoli, vince la gara.
Con il grosso premio di denaro, Frank torna in America e libera i mustang, che altrimenti sarebbero stati tutti fucilati; anche il suo Hidalgo viene lasciato libero.

Hidalgo

Per fortuna di Frank, lo sceicco Riyadh è un fan del Wild West

Per quanto la Disney dica che il film sia basato su avvenimenti reali, studi successivi all’uscita del film, hanno dimostrato che poco di quello che Frank Hopkins affermava di essere, era in realtà veritiero. Così alcune cose entrate nel film, come il fatto che Frank fosse un discendente Sioux di Lakota, o il fatto che avesse vinto oltre 400 gare a cavallo in america, si sono, alla fine, rivelate prive di fondamento.
Tolto questo, il film è un ottimo esempio di una storia ben narrata, al cui centro ci sta il bel rapporto tra uomo ed il suo animale. Il personaggio di Frank Hopkins, con cui è facile simpatizzare durante tutta la durata del film, è interpretato molto bene da Viggo Mortensen che, se vedete la versione originale del film, riesce anche ad imitare un discreto accento texano. Il suo modo di recitare fa si che la sua interpretazione sia molto diversa dalla sua performance di aragorn nel Signore degli Anelli, pur essendo i due ruoli molto simili.

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Jazeira è un personaggio con cui è facile simpatizzare

I personaggi secondari sono molto stereotipati, ma in un film che si concentra così tanto sul rapporto tra Frank e Hidalgo, la cosa non è malvagia, visto che non ci sarebbe comunque il tempo per esplorare tutti i caratteri. Jazira e il padre Riyadh, tra questi, forse perchè i meno stereotipati nel mare di stereotipi che si trovano nel film, sono i personaggi secondari più interessanti. Lei una giovane ribelle al mondo musulmano, che comunque non si sviluppa a diventare la solita storia d’amore con Frank, e lui uno sceicco affascinato dal mito del cowboy, con i loro revolver e gli spari da far west. Le scene più divertenti del film sono proprio quelle tra Frank e Riyadh, e bene si integrano con lo sfondo culturale dei due.

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Frank compra e libera tutti i mustang alla fine del film. Incluso Hidalgo.

Tutto sommato, Hidalgo è un bel film. Non è un film straordinario, non è il non-plus ultra, ma per la sua durata diverte. Non vi rimarrà in testa nè la colonna sonora, nè i nomi degli antagonisti, ma Hidalgo e Frank sì. E, sinceramente, l’intento del film era questo.

Voto Personale: 7.5/10

InFAMOUS: Firts Light

(A cura di Alteridan)

Dopo il più che discreto Second Son, Sucker Punch decide di tornare in quel di Seattle e narrarci la storia di un personaggio secondario che già nel gioco originale ha mostrato il suo potenziale. First Light, espansione standalone di inFAMOUS: Second Son, ci mette nei panni Abigail “Fetch” Walker, facendoci fare un passo indietro rispetto alle vicende che hanno per protagonista Delsin Rowe.

First Light ci racconta il percorso di Fetch dalla ragazzina che scopre di essere una conduit (una persona dotata di poteri straordinari) alla giovane allo sbando che vive per le strade della piovosa città americana. Gli avvenimenti di First Light, quindi, si posizionano prima di quelli narrati in Second Son, fino al momento della fuga dei conduit a cui assistiamo proprio nei minuti iniziali di quest’ultimo, andando a colmare un arco temporale di circa due anni. Il DLC sfrutta intensivamente l’alternanza tra passato e presente (che poi è comunque il passato se considerato in rapporto a Second Son): in queste fasi assistiamo al racconto di Fetch, la quale narra le sue vicende a Brooke Agustin, il capo del D.U.P., e viene addestrata da quest’ultima per diventare un’agente dell’organizzazione governativa dedita alla cattura dei conduit.

Abigail narra la sua storia dalla prigione del D.U.P.

Le meccaniche di gioco sono sostanzialmente le stesse del capitolo principale della serie: anche qui potremo esplorare liberamente la mappa di gioco, una sezione ridotta della Seattle di Second Son, affrontare missioni principali e incarichi secondari, alternando il tutto con la raccolta di collezionabili necessari per sbloccare le abilità più avanzate di Abigail. Va da sé che, date le dimensioni mignon della mappa, le cose da fare siano decisamente poche: d’altronde siamo pur sempre di fronte a un DLC, e il tempo di completamento medio si aggira intorno alle cinque o sei ore. Se però Seattle non offre tanto all’esperienza complessiva, ad aggiungere un pizzico di varietà in più ci pensano le arene: qui dovremo superare le sfide che il D.U.P. ha preparato per addestrare la nostra protagonista, con la possibilità di accumulare punti e confrontare i risultati con gli amici e con gli utenti di tutto il mondo grazie a un sistema di leaderboard globali integrato.

Alcune fasi di gioco si svolgeranno fuori da Seattle.

Sul fronte della trama, invece, First Light non offre nulla di particolare: chi ha già giocato a Second Son conosce già a grandi linee la storia di Fetch, il motivo della sua caduta, e il perché sia ricercata dal D.U.P.; di conseguenza questo DLC si limita ad approfondire le vicende e a dare una maggiore profondità al tutto. Anche sul lato tecnico non c’è molto da dire: il motore, per la verità già ottimo, è rimasto sostanzialmente invariato, con qualche limatura qua e là, ma resta il difetto principale già visto in Second Son: Seattle è costantemente vuota, con una quantità di persone per le strade ingiustificatamente bassa, a maggior ragione in questa fase dove il D.U.P. non ha ancora preso possesso della città e quindi i cittadini non sono soggetti a coprifuochi e altri tipi di disposizioni restrittive. Insomma, i bellissimi effetti particellari e il frame rate costantemente al di sopra dei 30 fotogrammi al secondo (lockabile su questa cifra) si pagano con un i pochi personaggi messi su schermo, un limite che però va a intaccare l’immedesimazione.

I poteri al neon di Abigail sono devastanti.

In definitiva, First Light può essere visto come antipasto per chi ha intenzione di avvicinarsi al titolo principale, e come un motivo di tornare a Seattle per chi invece ha spolpato a dovere Second Son e ha voglia di tornare a fare casino nella città americana. Personalmente consiglio di giocare prima l’espansione e poi il gioco liscio, facendo il contrario conoscerete già a grandi linee la trama del DLC, e di conseguenza rischiate di non godervi appieno il tutto.

Voto personale: 7/10

Attenzione, mie scimmie volanti (v. intro), perchè settimana prossima non c’è Weakly, ci prendiamo un piccolo break e torniamo il 19 luglio, nel frattempo armatevi di ventilatori… e mari, se potete!

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