Doppelganger (2014) [RECENSIONE]

(Sto preparando una piccola recensione di Ant-Man – sì, un’altra -, nel frattempo buttiamoci nel film indie italiano ignoto!)

doppelganger-poster

Diretto e prodotto autonomamente da Gian Guido Zurlì, e distribuito globalmente via Vimeo On Demand (dove è acquistabile per meno di 4 euro), Doppelganger è un thriller/horror italiano e segna il debutto del regista di Parma. La premessa vede una ragazza ricevere un misterioso messaggio sul suo letto ed una chiamata altrettanto sospetta da una sua amica, che la porta in una casa in cui riceve ambigui indizi – o forse minacce – da una strana donna.

Nel frattempo, nel 1817 la polizia investiga su una misteriosa morte di una serva, apparentemente legata alla scomparsa della moglie del dottore locale e la villa di una marchesa..

Ed è difficile non notare fin da subito che è un film “indie”, per così dire, cosa che non gli dà particolari scuse né particolari privilegi, per quanto mi riguarda. Un budget esiguo non è un detrimento né un attenuamento del valore della pellicola in sé, anche se ovviamente comporta meno risorse e mezzi con cui lavorare, il che è comprensibile ed ovvio.

I soldi non valgono nulla da soli, vero, e l’ambizione non è da denigrare, anzi, ma non basta da sola. Perchè questo è un film indipendente vittima della propria ambizione, in tutto e per tutto.

Ma andiamo per ordine.

doppelganger 2014 screenshot

Prima cosa, la storia. Reminescente dei vecchi film horror, con enfasi su atmosfera, mistero e zero elementi splatter, che potrebbe dare fastidio ad alcuni ma non è necessariamente un difetto.

Cerca di costruire un atmosfera surreale, di creare mistero su questa incredibile somiglianza tra la protagonista e la serva morta centinaia di anni prima, e si muove su due fili narrativi diversi, uno nei tempi moderni ed uno nel ducato di Parma del 1800, che si intersecano tra loro.

Ma la narrazione risulta alla fine noiosa, alquanto inconcludente, poco interessante ed insoddisfacente, con un ritmo lento che poco aggiunge all’atmosfera e tono.

Inoltre, viene posta fin troppa enfasi sulla storia nel passato, in cui la recitazione (già non stellare di per sé) è peggiore, e sebbene i costumi d’epoca siano molto ben fatti per una produzione del genere, la transizione tra il periodo nel presente e questi è pessima in quanto la stessa illuminazione è usata per entrambi, e sembra innaturale nei segmenti d’epoca, tanto che vi sembrerà di essere finiti in un uno di quei dramma-documentari storici per televisione, sensazione rafforzata da quanto poco succede in essi, e dalla notabile quantità di dialoghi.

Ma d’altro canto durante i segmenti del presente ci sono cose più inconcludenti e scene come quella in cui la protagonista canta in un bar, molto meglio di quanto mi aspettassi, francamente bene ed in inglese; la scena in sé dura solo 2 minuti, ma rimane una cosa che viene (quasi) fuori dal nulla.

E quella verso inizio film in cui all’improvviso veniamo messi di fronte ad una cosplayer raminga vestita con un parruccone bianco ed un uniforme pseudo-antica pseudo-militare, senza particolari preamboli, che rende davvero difficile prendere sul serio quello che succede dopo.

La durata molto ridotta certamente è un grosso problema, 55 minuti sono pochi davvero, l’intero film soffre da questa brevità che impedisce di sviluppare bene qualsiasi elemento della trama.

Ovviamente gli attori non sono professionisti, ed anche se alcuni sono gradevoli, molti sono un pò legnosi e spesso sembrano più annoiati ed infastiditi che altro, forse perchè i dialoghi datogli sono quasi tutta esposizione (molto exposition dialogue), constatazioni dell’ovvio ed amenità varie. Questo se riuscirete a sentire bene proprio qualcosa in certi passi (pochi a dire il vero) in cui l’audio è flebile, tanto da costringere lo spettatore ad alzare il volume per tentare di capire cosa dicono.

No, non è un film live action di Hellsing. E sì, è la prima cosa che mi è venuta in mente a vedere questo frame.

No, non è un film live action italiano di Hellsing. E sì, è la prima cosa che mi è venuta in mente a vedere questo frame. Non so voi.

Doppelganger ha dalla sua una produzione leggermente superiore alla media dei film indipendenti italiani (i costumi d’epoca sono buoni e la musica strumentale azzeccata per l’atmosfera), un camera work non male davvero, ed una notabile ambizione da parte del regista/fotografo/montatore Gian Carlo Zurlì, ma il progetto è forse un pò troppo ambizioso per il suo bene, e per quanto tecnicamente meglio messo assieme di quanto ci si potrebbe aspettare, alla fine è confusionario, insoddisfacente e francamente noioso, ed a volte sembra un po’ tirarsi per le lunghe.

Il tentativo di creare mistero e suspense, di incuriosire lo spettatore sul non spiegato c’è, ma il film non fa altro che seminare plot point, lasciare interrogativi, e nulla di questo è veramente interessante od incuriosisce a cercare risposte anche non ovvie, specialmente con la dose pachidermica di esposizione messa in bocca agli attori, che raramente sembrano coinvolti nella parte.

Anche gli amanti di storie ambigue e tendenti al criptico si sentiranno insoddisfatti, annoiati, perchè alla fine la trama non va da nessuna parte, e neanche il percorso in sé è intrigante, non c’è nessun senso di soddisfazione anche per come tutto finisce fin troppo presto. Un peccato.

Va fatto notare che è in lavorazione una seconda parte che si premette di continuare la storia, ma non può e non deve essere un’attenuante di sorta vista la mancanza di riferimenti a ciò nel film vero e proprio.

Auguro buona fortuna al signor Zurlì per la seconda parte/episodio, perchè c’è qualcosa di buono in questo film, innegabilmente, ma preso per quello che è ora, Doppelganger è ambizioso ma ultimamente insoddisfacente e noioso.

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