Mad Max [Recensione]

Versione giocata: PC

Mi ci è voluto del tempo per riuscire a scrivere questo pezzo. Non tanto per via degli impegni, che purtroppo/per fortuna ci sono sempre, quanto perché Mad Max è un gioco difficile da valutare e dopo averlo finito ormai già qualche settimana fa mi ha lasciato con una sensazione che ancora oggi non saprei descrivere al meglio. Definire l’ultima fatica di Avalanche Studios come il tie-in videoludico della pellicola di George Miller arrivata nelle sale quest’anno non solo è riduttivo, ma forse è addirittura errato: è vero, questo Mad Max prende molto sia dalla trilogia che vede Mel Gibson al volante della mitica V8 Interceptor, sia dall’eccellente Fury Road, tuttavia il team svedese ha deciso di percorrere una strada diversa, dando vita alla propria visione del guerriero della strada conosciuto con il nome di Max Rockatansky.

Oltre la sfera di Miller

Mad Max inizia subito con il piede giusto: un inseguimento tra le rovine di un mondo collassato su sé stesso, una bella scazzottata che non fa mai male, e il povero Max che chiaramente ha la peggio contro il cattivone di turno, arrivando a perdere anche la preziosissima Interceptor, rubata dai war boys e smantellata per andare a foraggiare l’esercito di bolidi al comando di Scabrous Scrotus. Dato erroneamente per morto, al nostro Max non resta altro che affidarsi al bizzarro Chumbucket, un ditonero (così vengono chiamati i meccanici nella mitologia della saga) che è stato cacciato per non si sa quale motivo da Gas Town, il tutto per costruire una nuova auto che gli permetta di tornare a vagare per i deserti post-apocalittici di quella che un tempo si presume fosse l’Australia, la Magnum Opus.

Dicevamo della strada diversa intrapresa da Avalanche Studios, ebbene i riferimenti ai film si interrompono sostanzialmente qui: Mad Max non ripercorre alcun evento narrato nelle opere di Miller, né si inserisce in un periodo specifico all’interno della timeline delineata dai film. Gli unici punti fermi sono i nomi di alcuni luoghi, dei gruppi che abitano le wasteland e ovviamente la personalità di Max, anche qui tipicamente scontroso, incapace di fidarsi di chicchessia ma comunque in grado di provare compassione per chi è in difficoltà.

Il pipistrello della strada

Sul fronte del gameplay, Mad Max si presenta come un action free roaming che strizza costantemente l’occhio ai classici moderni del genere, in primis la serie Batman Arkham. I punti di contatto con la saga dedicata al Cavaliere Oscuro si notano soprattutto durante le risse con i nemici appiedati. Qui ritroviamo quello stesso sistema di combattimento free flow introdotto da Rocksteady: un pulsante per attaccare, uno per bloccare l’offensiva degli avversari, un altro per schivare, e varie combinazioni per sferrare colpi più elaborati o utilizzare gli oggetti a disposizione del protagonista, come il fucile a canne mozze o i coltelli. Al contrario dell’Uomo Pipistrello, però, Max non è molto reattivo, e in linea di massima le lotte assumono quasi sempre una direzione univoca: le tipologie di nemici sono ridotte all’osso e le mosse a disposizione sono poche, di conseguenza le mischie peccano in varietà, diventando via via più noiose man mano che si procede con l’avventura, dove il numero dei nemici a schermo diventa l’unica variabile che distingue i vari combattimenti.

Fortunatamente a metterci una pezza ci pensano gli scontri tra veicoli, il vero piatto forte dell’intero gioco. Mettermi al volante della Magnum Opus è stata sicuramente una delle esperienze migliori degli ultimi anni, ludicamente parlando. La realizzazione di queste fasi del gameplay è magistrale: il sistema di guida risponde perfettamente a ogni comando, i danni causati dagli speronamenti vengono trasposti sulle vetture in maniera credibile, il comportamento dell’intelligenza artificiale si differenzia in base alle fazioni di appartenenza dei nemici, e le esplosioni, poi, sono semplicemente fantastiche, a mani basse le migliori mai viste in un videogioco. I combattimenti tra veicoli sono l’esatto contrario di quelli che avvengono a piedi: qui abbiamo una varietà elevatissima, grazie soprattutto a due fattori, le armi a disposizione di Max, e la possibilità di modificare e potenziare ogni minimo aspetto della Magnum Opus, dal paraurti che può essere rinforzato, a scapito però di un maggior peso e quindi di una minore potenza di accelerazione, fino agli spuntoni montati sui cerchioni, senza dimenticare il turbo e l’immancabile rampino, ormai presenza fissa in ogni produzione della software house svedese.

Alle porte del Valhalla

Ad Avalanche Studios è mancato un po’ di coraggio durante la progettazione e lo sviluppo di questo Mad Max. Non è un titolo “mediocre”, come direbbero i personaggi di Fury Road, ma non può nemmeno essere “ammirato” del tutto. Senza dubbio Mad Max svolge un lavoro più che dignitoso nel proporre su PC e console l’ambientazione post-apocalittica nata dalla fantasia di George Miller, ma si tratta di un compitino buttato giù senza tanta ambizione.

I fan di Max Rockatansky resteranno sicuramente soddisfatti, soprattutto grazie alle già citate fasi di combattimento a bordo della Magnum Opus, adrenaliniche al punto giusto e per di più abbastanza frequenti sia nella quest principale che nelle numerosissime missioni secondarie sparse nella mappa di gioco. Tutti gli altri si ritroveranno tra le mani un gioco tutto sommato buono, ma che difficilmente riuscirà a fare breccia tanto da essere ricordato in futuro. Forse si poteva fare di più, ma tutto sommato va bene anche così.

Voto personale: 7/10

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