Master Reboot WIIU [RECENSIONE]

Master Reboot

“Immaginate un mondo dove la morte non è più la fine, dove preziose memorie sono salvate per essere godute in eterno, dove la tua anima è immortale: benvenuti nel Soul Cloud. Caricate la vostra anima sui nostri server dedicati e rilassatevi sapendo che una parte di voi continuerà a vivere in eterno. La vostra vacanza preferita, quei momenti felici della vostra infanzia, il primo incontro con quella persona speciale. Tutti questi ricordi, salvati per la tua anima digitale e per essere rivissuti e rivissuti dalla tua famiglia.
Il Soul Cloud – salva il tuo passato per assicurare il tuo futuro.”

Questo è come il gioco presenta la storia, e devo dire, mi piace il concetto, molto. Amo questo tipo di fantascienza un po’ sul filosofico, quindi per me il gioco parte con il piede giusto.

Versione Recensita: Wii U (Solo Digitale)
Disponibile anche per: PC, PS3 (Solo Digitale), Mac

Note: Completamente in inglese

Il gioco in sé è uno di quei titoli indie low budget che puntano molto sull’atmosfera e sull’esperienza, e si nota dalla crudezza delle texture e dei modelli, che è in parte decentemente mascherata dallo stile artistico scelto, ma si nota che è un progetto piccolino, dalla presentazione alla qualità delle cutscene disegnate, molto crude. Ma non è un difetto, non pregiudico per questi dettagli; ciononostante, si nota la crudezza del comparto tecnico che usa Unreal.
Ma appunto, il gioco vi fa passare sopra il comparto tecnico visto che lo stile grafico fa di necessità virtù e crea qualcosa di interessante e distinto, che vi fa ignorare o passar sopra la crudezza di certi modelli poligonali. Da far notare che ci sono dei brevi ma notabili scatti di framerate, e sebbene i controlli funzionano bene, occasionalmente il salto può avere un lag.

Il gameplay consiste nell’esplorare le varie memorie da una sorta di hub, il tutto in prima persona, che richiedono di interagire con alcuni elementi chiave per spostarvi e procedere, cioè dei cubi di vario colore, od altri come le paperelle, che sono residui di memoria che vi danno più info sugli eventi del gioco, e sulla persona di cui esplorate le memorie.Master Reboot the Wired

Le memorie in sé vi mettono in diversi scenari, in cui a volte l’obiettivo è esplorare per raccogliere chiavi, magari risolvendo piccoli enigmi o facendo un po’ di platforming, oppure vi ritrovate al volante di una macchina in una strada infinita che fate contromano, od a tagliare alberi per farvi spazio in una foresta, ed altre cose strane, o no. Principalmente è un puzzle game (vista la preminenza di questi) c’è anche una sezione stealth ed un po’ di platforming, non si può dire che il gioco abbia una sua varietà, anche se avrei ampiamente fatto a meno della sezione con la slot machine (odiosa), e di metà delle cose da fare in quella memoria.

Non vi vengono mai date istruzioni dirette ne c’è un hud visibile, com’è tipico di questi “giochi esperienza”, ma è facile a sufficienza capire dove dovete andare e cosa dovete fare, ed ha molto più gameplay di giochi del genere (definiti a spregio “walking simulator”), con più casi in cui potete fallire, non è una galleria di cose belle che non potete toccare o una passeggiata in un mondo che vi racconta storie a cui non potete partecipare, non fa questo errore madornale ma comune a tanti titoli del genere. Inoltre c’è un po’ di libertà datavi, nel senso che le memorie non vanno affrontate necessariamente in un ordine prestabilito. È molto più “gioco” di quanto possa sembrare, e si impegna ad offrire un esperienza “tripla A”, o meglio, si impegna a cercare di darvi il più possibile.

Ma a volte i livelli sono un po’ confusionari od i puzzle un po’ ottusi o criptici (o sembrano più difficili di quanto sono in realtà) perchè non vi danno nulla di riferimento, a meno che non cerchiate indizi nelle papere (come quello della Libreria, non ho capito proprio la logica dietro ed ho dovuto cercare un walkthrough).

Ammesso, all’inizio vi sembra di essere messi in strani scenari collegati tra loro con la tenue premessa delle memorie, ma procedendo, guardando le cutscene (senza voiceover e disegnate in maniera molto amatoriale, ma funzionali a dare informazioni sulla storia e sui personaggi) e leggendo le note/frammenti di memoria (rappresentata papere blu), capite che c’è un senso al tutto e perchè questa figura cyberdemoniaca vi insegue per prendervi. E comunque il tutto si dipana in maniera tale che anche se lì per lì non ha molto senso, siete incuriositi a scoprire verso cosa tutto collima, se e come il gioco sviluppa e da un senso al tutto.

Ed ammesso, non è una storia incredibile (fan dello sci-fi di questo genere potrebbe prevedere lo sviluppo del tutto in anticipo), ma è interessante, con una premessa originale, ben fatta e meno banale del previsto, molto godibile. E non è banale, ma vi incita ad esplorare anche per trovare documenti e pezzi per capire meglio come il tutto si incastri nel plot globale. Il finale dipende da una scelta fatta, e credo di aver preso quello negativo/alternativo, che non è male.

Master reboot gameplay

Il gioco cerca di avere un tono horror al tutto, ma i tentativi di jumpscare e cose simili sono…. mediocri, alla meglio, triti e fastidiosi alla peggio. Già fatto, già visto (specialmente nella scena indie), ormai una banalità. È un peccato perchè l’atmosfera c’è eccome, ma i tentativi di jumpscare…. si potevano ridurre di parecchio.

A livello di longevità non è male per un titolo del genere, 5 ore con la possibilità di rigiocarlo per un finale alternativo. In questa versione non ci sono Achievement di sorta, al contrario della versione PS3 e Steam, neanche come obiettivi interni, peccato perchè da quanto ho capito aiutano la rigiocabilità. Ma per 15 euro (o meno a sconto), è un prezzo giusto quello richiesto.

Per quanto riguarda le funzionalità Wii U, come potreste immaginare l’unica implementata è il poterlo giocare interamente sul Gamepad, sempre comoda, ma non c’è altro.

Commento Finale

master reboot data tree

Master Reboot è certamente un esempio di titolo indie dal budget basso e realizzato in economia, con un comparto tecnico grezzo, a voler dir bene “rozzo”. Ma è anche un esempio di come una buona direzione artistica faccia di necessità virtù, creando qualcosa di distinto a livello visivo, sostenuto da una trama sci-fi interessante, narrata molto in maniera visuale e non banale, che vi spinge a spulciare note e documenti per ricostruire bene gli eventi e dare un senso.

Al contrario di molti titoli indie che cercano di essere un’ “esperienza”, riducendo elementi come HUD o guidando fin troppo il giocatore attraverso il mondo di gioco (riducendo il tutto a poco più di una passeggiata a guardar vetrine), Master Reboot riesce a dare questa sensazione e feeling da esperienza interattiva senza dimenticarsi di essere un videogame, con diversi puzzle da risolvere, sezioni d’azione, platforming, ed una varietà invidiabile per titoli con questa impronta e stile.

Non è il titolo indie definitivo, ma è un buon titolo che consiglio agli amanti dei giochi esplorativi/avventurosi in prima persona, ancor più se apprezzate trame fantascientifiche su anime digitali e cose belle di quel genere. E se vi piace questo, vi consiglio di dare un’occhiata a Soul Axiom (di cui ho provato la demo WiiU messa a disposizione durante l’E3 2015, i cosiddetti “Nindies”), che è un titolo sulla falsariga di questo, sempre sviluppato da Wales Interactive.

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