PLATFORMATION #18: Pandemonium!

Pandemonium!

Questo è un titolo che mi incuriosì quando ne vidi la scatola da un amico, anni ed anni fa (ok, non così tanti, ma per la concezione del tempo che ha internet in generale, a 25 sei già una creatura vecchia eoni). Ma finchè non vidi la versione PS1 Classics (qui recensita) non sapevo che era un platformer, e mi sembrava strano che mi fosse sfuggito per così molto tempo.

Sviluppato per Crystal Dynamics (che di per sé avevano già tentato fortuna nel genere con l’originale Gex) da Toys For Bob (oggi dietro alla serie Skylanders), Pandemonium! fin da subito fa capire che è un prodotto degli anni ’90, se non altro per una battuta su William Shatner, ma anche il resto dell’humour e dei dialoghi è riconoscibile come figlio dei tardi “nineties”.

Oh, per completezza, anche se è ricordato come un titolo per l’originale Playstation, esistono versioni anche per Saturn e per il N-Gage (sì, quel un fallimentare ibrido tra console portatile e telefono che sembra un Winner Taco con pulsanti) oltre che PC ed iOS.

La premessa è alquanto semplice: ai tempi di Camelot c’è una giovane maga di nome Nikki ed un giullare (completo di scettro con la sua faccia sopra e che tratta come spalla comica) di nome Fargo che stanno provando un libro di magie dall’alto di un castello. Peccato che uno degli incantesimi evochi inavvertitamente un mostro gigante di nome Yungo che divora castello e borgo con un solo boccone, e per sistemare il problema il duo debba subito viaggiare per ottenere un desiderio da una apposita Macchina Dei Desideri (logica solida, senza dubbio).

Intro molto PS1 in cui brevemente vi viene data la premessa, e via al gioco, cosa che apprezzo e che si è un po’ persa oggi. Sì, c’è un po’ di introduzione ai personaggi nel manuale (altro segno dell’epoca), ma il gioco inizia subito in questo modo, e mi sta bene anche non sapere niente di questi due squinternati. C’è un filmato alla fine, che senz’altro rinforza il tono, ma anche senza grossa narrazione, il gioco tiene fede al titolo, è un vero pandemonio, un casino, in senso buono.

Il gameplay è alquanto basilare, specialmente i controlli: un tasto per saltare, uno per usare la magia quando l’avete, ed uno per la mossa speciale. Potete scegliere se giocare come Nikki o Fargo, la prima capace di un doppio salto ma senza mossa speciale, il secondo con salto singolo e con una capriola come mossa speciale. Non vi devo dire quale preferirete istintivamente, diciamo solo che non ho mai usato Fargo.

Pandemonium! gameplay

Sul serio, è platform classico, con nemici che vanno sconfitti principalmente saltandoci sopra, gemme da collezionare, chiavi da prendere per aprire strade, etc., solo che stavolta è in “2.5 D”, un trend dell’epoca e di fatto un modo per soddisfare il “bisogno” di avere roba 3D senza però fare un platform 3D, cosa a cui non tutti gli sviluppatori erano abituati nel 1997. Il “2.5 D” – come prevedibile – non aggiunge molto di sostanziale al gameplay 2D, ma è comunque un titolo molto gradevole alla vista, e ci sono momenti in cui si formano più “piani/assi” in cui dovete passare, .

Se dovessi descriverlo in poche parole, direi che è Crash Bandicoot in 2D (ed il fatto che i primi nemici sono piante carnivore da uccidere saltandoci sopra aiuta a confermare l’impressione, o perlomeno farvi capire che questo è un titolo PS1), e come il primo Crash Bandicoot, sarà meglio che vi prendiate carta e penna per segnare le password (neanche troppo lunghe, almeno), perchè ancora non era ovvio avere funzioni di salvataggio e le memory card non erano ancora una realtà diffusissima.

Sempre per mantenere il paragone con il marsupiale arancione, è importante il tempismo del salto per rimbalzare di nemico in nemico, ed attenzione perchè il vostro personaggio ha 2 cuori di default e potete prendere solo un colpo prima di morire (ma al contrario di spazzatura come Ghost N Goblins il gioco mette un numero giusto di cuori per recuperare salute e rendere l’esperienza effettivamente godibile) quindi se morite è game over, e si ritorna al menu screen, anche se il gioco si ricorda l’ultima password ottenuta, che vi permette di riprendere dall’ultimo livello a patto di non spegnere la console. Il che non fa altro che far desiderare ci fosse un’opzione di salvataggio vera e propria, a dirla tutta.

È un titolo che offre certamente una bella sfida come molti platformer dell’epoca, con le poche vite datovi di stock unite al numero di gemme richiesto per ottenere una vita extra (davvero eccessivo, non le solite 100 gemme/meloni/etc., ma ben 300) significa che dovrete ripetere più volte i livelli ed essere molto cauti nel procedere.

Ma è buona sfida, perchè sebbene sia frustrante dover rifare da capo un livello – specialmente visto che gli stage diventano rapidamente impegnativi ed assai lunghi – è quel giusto livello di frustrazione, che vi fa riprovare subito perchè sapete benissimo di potercela fare, di avvicinarvi sempre di più alla vittoria con ogni tentativo. E non tutti i livelli sono lunghissimi.

Ciao Winky.

Ciao Winky.

E sebbene sia un gioco decisamente NON per principianti, non è un gioco così difficile, visto che vi da i mezzi per vincere (od i livelli offrono biforcazioni o vie alternative di solito meno rischiose da prendere, oltre a checkpoint, non è QUEL tipo di gioco), i controlli sono ottimi (anche se dovete abituarvi al doppio salto di Nikki, che non potete fare se non avete fatto il primo salto alto a sufficienza) nello specifico vi conviene cercare di arraffare i rari globi di magia, perchè rendono il tutto molto più agevole, anche se conviene stare attenti, visto che basta prendere un colpo ed il power-up svanisce. Le magie sono di 3 tipi: palla di fuoco, sfera di ghiaccio e colpo che rimpicciolisce i nemici, permettendovi di uccidergli passandoci sopra. Più un power up che vi rende metallici ed invincibili per qualche secondo a qualsiasi cosa.

Ma non c’è solo magia, oh no, ci sono anche transformazioni in animali, che DKC mi ha fatto adorare come meccanica di gioco, e neanche a farlo apposta, la prima transformazione è in rana, e la seconda in un rinoceronte (e ce ne sono altre), giusto per darmi un facilissimo paragone con il titolo Rare. E certamente Pandemonium non ha interesse nel nascondere che è un platformer dell’epoca con ispirazioni abbastanza ovvie, il che si applica anche al level design, con la tipica varietà di livelli, come la foresta con ragni, il deserto, la grotta sotterranea piena di funghi, etc.

Ci sono anche alcuni bonus stage (utili ad ottenere 1-UP) che sono raggiungibili solo se avete raccolto una certa percentuale di gemme in un livello, e sono dei divertenti bonus stage, come uno in un gigantesco flipper!

Sebbene non abbia nulla di particolarmente originale, quello che il titolo di Toys For Bob offre è di alta qualità, con livelli che introducono via via nuovi nemici e meccaniche per offrire una buona varietà al level design, come i fori comunicanti nel deserto, trappole da orso nella foresta, e via dicendo, ma con una predilizione generale per la qualità più che la quantità, visto che sebbene i livelli non siano numericamente molti (circa una 20 contando anche le sparute boss battle), non è un titolo corto, ed è uno che vi fa sudare per raggiungere la fine, senza dubbio, ma una volta superato un livello vi fa sentire davvero soddisfatti, come se aveste scalato con successo una montagna, quella sensazione di trionfo.

Ovviamente, come in altri titoli che usavano il sistema di password, potevate immettere codici per vite extra, cheats o per arrivare direttamente ad uno specifico livello, se siete quel tipo di persone a cui piace comprare i giochi per poi non giocarli e barare. Però va ammesso che in questo caso qualche vita extra aiuta non poco, vista la cortissima barra della vita, che si può espandere trovando pezzi di cuore, ma sono pochissimi e nascosti molto bene nei livelli, tanto che non ne ho trovato uno nella mia prima giocata (l’ho scoperto leggendo una guida), visto che già finire un livello e basta è un’impresa di per sé.

Pandemonium! level select

Una cosa che non posso esimermi da criticare riguarda l’implementazione dello stile “2.5 D”, che in gran parte è usato per dare più dinamicità all’azione che comunque si svolge su un piano, con una telecamera che segue il vostro movimento adeguandosi alla conformazione del livello, in maniera non dissimile da Klonoa ma molto più marcata. Il punto è che a volte la telecamera mobile sceglie angoli che rendono difficile – od almeno non facilissimo – vedere cosa vi aspetta, come nel caso di spirali e cose simili, e ciò può portarvi a subire un colpo, specialmente in sezioni in cui scivolate su piattaforme in discesa, se non fate molta attenzione e procedete con cautela.

E non è una cosa da poco quando il gioco ha come regola implicita “non fatevi mai colpire”, specialmente considerata la cortissima barra della salute che avete, e dover rifare un livello intero per un errore o per un proiettile che è semi oscurato dalla telecamera mobile è frustrante, va detto. Ma sebbene ci sia un po’ di trial and error forzato per via delle tendende “iperdinamiche” della telecamera, non è così frustrante, non è quel tipo di gioco difficile che vi fa venir voglia di tirare la console contro il muro o fuori dalla finestra nell’aere…. il più delle volte, perchè in alcuni casi è davvero frustrante perdere per un piccolo errore e dover rifare uno stage così lungo che un altro platformer ne avrebbe ricavati 2 di livelli.

Anche la musica è buona, tecnicamente è stato fatto un buon lavoro, non il meglio del meglio che si può “spremere” dalla PS1, ma neanche nulla di malfatto, anzi. Sul serio, non ho particolari critiche da fare sul comparto grafico o tecnico, visto che è assai buono per un gioco del 1996, e lo stile generale è quello chi vi aspettereste dal titolo, cioè un bel melting pot casinaro e “folle”.

Commento Finale

Pandemonium! è un’ottimo platformer dell’era PS1, oserei dire un classico minore, ma i 20 anni di distanza si notano, ancor più con la recente e prolifica ondata di titoli indie che andavano a ricercare l’appeal e la sfida dei titoli del passato (non solo platformer), voglio dire, è un titolo PS1 con password al posto di un sistema di salvataggio, cosa che i giocatori di nuova data non conoscono, ed è meglio così, francamente.

Quello che voglio dire è che sebbene il titolo di Toys For Bob sia davvero un ottimo plaformer 2D, con level design variegato, controlli ben oliati e responsivi ed offra un’ottima e spesso giusta sfida, ha diverse scelte di design comuni all’epoca ma che oggi sono antiquate e superate, come il sistema di vite che non vi permette neanche di continuare se incontrate il game over, e la voluta difficoltà anche nel permettervi di otterne di extra, roba che se ne può rimanere benissimo nel 1996.

Pandemonium! cutscene

È il tipo di gioco a cui dovete abituarvi prima, va ammesso, visto poi è che permeato della vecchia filosofia per cui se volete fare progresso nel gioco e vedere la fine, dovrete sudare, non è un gioco facile per niente, anzi, un platformer decisamente impegnativo, a volte frustrante (a volte molto frustrante) ma quanto basta per non farvi desistere e farvi voler superare quell’ostacolo, e quando ci riuscite la soddisfazione c’è, eccome se c’è. Anche se a volte l’uso del 2.5 D fatto del gioco per essere più spettacolare e “pseudo 3D” possibile porta a non vedere sempre bene cosa vi aspetta più avanti, e vi costringe ad essere più cauti di quanto già non dovreste.

Ma nonostante alcuni difetti, in Pandemonium, al contrario di altri platformer difficili e leggendari per questo, c’è un gameplay che vale l’impegno richiesto, uno che sente il peso degli anni ma è ancora validissimo, cosa che non posso dire di certi esponenti del genere molto più noti e riveriti per nostalgia e poco altro.

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