Dead Island: Retro Revenge PS4 [RECENSIONE] | Zombie Finger Fury

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Venduto come bonus/incentivo per la Dead Island: Definitive Edition (un remaster talmente pigro che la versione PS4 vi costringe a ), sarebbe facile dare un’occhiata veloce al titolo a cui Deep Silver ha spiccicato sopra il nome “Dead Island” e grugnire sarcasticamente nella sua direzione generale.

E voglio dire, sembra un altro cinico cash-in, stavolta con uno stile retrò & arcade che è ormai banale e codificato in sé, con un comparto tecnico in faux retrò (della variante “16 bit”, non troppo pixelloso), ben fatto e con tanto di opzione per avere un bordo stile CRT, ma già visto mille volte in questi titoli indie. Anche la storia (presentata via cutscene animate ma molto alla buona, strano da dire postumo visto che è lo stesso studio che curerà l’anime di Castlevania prodotto da Netflix) è qualcosa di ipersimplicistico, molto tipico da un titolo di questi anni.

THE CAT THIEVES

Siete un tizio che sembra Jack Black con la barba (con un inspiegabile ciuffo rosso nel mezzo) che è nel suo van a giocare a Dead Island Retro Revenge (ovvio), si sporge e vede due stronzi a caso portarsi via il suo amato gatto, e tocca a voi inseguirli, trucidando zombi e stupidi umani che si mettono tra voi e la vostra palla di pelo. Tutto qui, non che serva davvero. Gran parte dell’humour (presente più come dettagli vari nei livelli e cutscene animate, ad esempio un poster “Can Has Chainsaw”, oltre al design del gatto stesso) e stile generale fa molto “internet”, molto memetico.

E non ha nulla a che vedere con Dead Island, neanche di sbilico come Escape Dead Island, se non alcuni design degli zombi, che comunque non sono originalissimi, quindi…

Dead Island Retro Revenge the story

La cosa incredibile è che al contrario di pressapoco ogni cosa con Dead Island nel nome, non dovreste scartarlo, perchè c’è qualcosa di valido in questo, in questo spin-off che più spin-off non si può, venduto a 5 euro da solo in digitale e che sembra esistere per dare un briciolo di scusa ad un altro remaster “dovuto/potuto” grazie all’eliminazione della retrocompatibilità.

FIVE FINGER ZOMBIE PUNCH

Lo sviluppatore Empty Clip Studios ha messo su qualcosa di molto divertente, ed anche originale, perchè a livello di gameplay Retro Revenge è un mash up tra runner e beat’em up, con enfasi sul trovare un ritmo, solo che questo non è un platform come Bit Trip Runner, ma più una versione sidescroller di One Finger Death Punch (poi copiato dal videogame di Kung Fury, tra altri come I Am Snout) L’obiettivo di ogni stage è arrivare alla fine dello stesso vivo, combattendo od evitando nemici cambiando la corsia sul quale procedete (correte sempre da sinistra verso destra ed avete 3 corsie/piani).

Nulla di più semplice, almeno a descriverlo, perchè dovrete imparare bene come reagire ai vari tipi di nemico, visto che (come in One Finger Death Punch) ogni nemico ha peculiarità e modi di essere sconfitti che permettono di usare i nemici come proiettili, il che diventa una cosa essenziale da imparare e perfezionare, vista la presenza di nemici che esplodono al contatto. Il vostro modo di attaccare consiste nel colpire a mani nude i nemici, con la possibilità di fare 3 diversi attacchi frontali ed uno per i nemici che possono arrivavi dalla spalle, e dovete tenere bene a mente che contro certi nemici dei tipi di attacco non funzionano, anzi, peggio.

Di nuovo, come in One Finger Death Punch, dovrete imparare le varie combo da usare contro i vari tipi di nemico, ed è comodo che possiate controllare le combo ottimali o come non colpire quel nemico nella sezione “Come giocare” direttamente dal menù di pausa, perchè c’è un’ottima varietà di nemici (ridicolo come sia maggiore qui che nei normali Dead Island) e potreste non ricordavi esattamente come attaccare ogni singola unità a memoria, un piccolo problema assai paradossale.

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Motivo per cui consiglio di giocarlo “tutto di un fiato”, se lo giocate, lasciate e poi riprenderete dopo mesi, potreste non ricordavi subito le varie combo o come dovete reagire a quel tipo di nemico, e perdere tempo a riabituarvi al tutto. Lo dico per esperienza.

Oltre ai normali attacchi avete a vostra disposizione anche delle mosse pulisci schermo (l’equivalente della classica smart bomb) e potete usare l’arma speciale equipaggiata (selezionabile da un piccolo load out) che vi permette di fare un bel casino ed aumentare il moltiplicatore più facilmente, la cui barra d’uso però va caricata uccidendo nemici che hanno un alone particolare quando appaiono (tutta la fila di nemici con alone, altrimenti non conta), il che è un buon metodo per non farvi abusare di questa mossa, non di farvi dipendere da essa, ed al contempo allenarvi, farvi migliorare.

PUSH IT TO THE LIMIT

Degno di nota come il titolo sia pensato in modo da spingervi a cercare di fare il punteggio massimo per ogni livello, ma riesce a portarvi a pensare che non sia impossibile tentare l’high score, anche se cercate solo di procedere nella modalità storia ignorando il voto in stelle, via via vi accorgerete che se vi impegnate, c’è modo di portare a casa le 5 stelle piene, dedicandosi un po’ e riprovando, perfezionando il vostro tempismo tentativo dopo tentativo, e riniziare è rapido ed indolore da non diventare un problema. Non vi sentirete mai forzati (perchè non lo siete), viene naturale, il che non è poco, per niente.

Questo anche perchè il gioco è impegnativo, indubbiamente, ma non impossibile, visto che potete subire 2 colpi prima di morire, ed in stage lunghi potete trovare casse che ripristinano la vostra salute del tutto. Sembra poco, ma sarebbe stato facile rendere il tutto molto più frustrante (tipo costringervi a fare interi stage senza essere mai colpiti o senza salute extra), ma non è uno di quei giochi che confondono “frustrazione” con “difficoltà”.

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La portata principale di Retro Revenge è la modalità Avventura, lo story mode, con 24 livelli divisi in 3 mondi, con ogni mondo che introduce nuovi tipi di nemici. Qualcuno potrà dire che è corto, ma no, dura esattamente quando deve, visto il contenuto offerto e lo stile di gameplay. Ed inoltre ci sono due modalità extra sbloccate una volta finito il gioco, ovvero una versione Maratona del gioco (con vite limitate), ed una modalità Sopravvivenza ad ondate.

Se volete perfezionarvi o mettervi davvero alla prova, avrete una discreta rigiocabilità, specialmente per qualcosa che costa 5/6 euro di listino, non c’è motivo di lamentarsi, ancor meno quando potete prenderlo a sconto (è disponibile su Steam e presumo sullo store digitale X-Box). Vorrei essere più specifico sulla durata, ma è un altro di quei titoli che non mostrano il playtime.

Commento Finale

La sola esistenza di Dead Island Retro Revenge vi farebbe pensare di aver di fronte qualcosa di dispensabile, sia per come sia stato promosso come contentino, come extra per giustificare il porting di Dead Island e Dead Island Riptide per l’attuale generazione di console e pc, sia per il look “faux retro” che ormai è ampiamente standard.

Invece è discutibilmente il miglior titolo della serie, e non ha nessun motivo (se non branding da parte di Deep Silver) di chiamarsi Dead Island, perchè non ha nulla da spartire con la serie principale, o con l’altro spin-off uscito qualche anno fa, e poteva benissimo portare qualsiasi altro nome.

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Ma alla fine è meglio che sia affiliata alla deludente e sgangherata serie a base di zombi (e trailer di lancio che vi danno l’idea sbagliata del gioco), perchè qui c’è un’ottimo gioco che ha qualcosa di interessante da offrire, riuscendo nel proporre un ibrido tra One Finger Death Punch ed un runner game, impegnativo ma con una buona curva d’apprendimento, un ottimo gameplay arcade che vi sprona a cercare di migliorare la vostra performance, senza mai darvi l’idea che sia impossibile fare punteggio massimo.

Certo, non è il titolo con più contenuto del mondo, ma per qualcosa venduto (fuori dalla DI: Definitive Edition) a 5 euro di listino in digitale, c’è rigiocabilità, e soprattutto c’è un buon gioco che dura quanto deve, invece di protrarsi all’infinito per soddisfare insensati desideri di avere ore ed ore di gioco, a prescindere che siano buone o meno.

Consigliato.

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