PLATFORMATION #15: Sonic The Hedgehog

sonic the hedgehog 1991

Personalmente ho sempre faticato a vedere l’appeal di Sonic The Hedgehog come serie, e non lo dico per sensazionalismo, io adoro il genere e non mi interessano le faide da fanboy “Mario VS Sonic”, ma sul serio mi sfugge come questa serie esista ancora, visto che le fondamenta su cui si basa sono tutt’altro che solide, e più prosegue più diventa disperata, tenuta in vita su richiesta dei tantissimi fan quando in realtà dovrebbe essere finita da molto, specialmente visto quanto traumatico (e parliamoci chiaro, mai particolarmente ben riuscito) il passaggio da 2D a 3D sia stato per Sonic. Leggi il seguito di questo post »

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Platformation #14: Duke Nukem: The Manhattan Project

duke nukem manhattan project logo

Vi ricordate quando Duke Nukem era un nome che non faceva venire in mente la truffa organizzata da Gearbox ai danni dei giocatori e fan con Duke Nukem Forever? Quella difesa da Pitchford con la stessa scusa di Alien Colonial Marines (cioè “ho fatto milioni, me ne fotto”)? Queste cose vanno ricordate, anche se la comunità dei videgiocatori non dimentica queste cose di solito, signor Randy.

In ogni caso, Duke Nukem era una serie nata in realtà come platformer su DOS (di cui parlerò prima o poi), e passata alla notorietà con Duke Nukem 3 che trasformò la serie da platformer a fps per cavalcare la popolarità del genere fatta esplodere da Doom (adoro Duke Nukem 3D, ma senza Doom forse sarebbe stato un altro titolo, di un altro genere). Non che i Duke Nukem in stile platformer/shooter smisero di esistere, tanto che nel 2011 uscì l’orripilante Duke Nukem Critical Mass (che ho già recensito qualche tempo fa), oltre al celeberrimo Forever.

Non un buon anno per i fan del Duca, proprio no. Leggi il seguito di questo post »

[EXPRESSO] Stacking

Stacking-logo

Matriosche e videogames non sono proprio due cose a cui si pensa contemporaneamente, eccezion fatta per i Double Fine Productions, che hanno messo al mondo un peculiare gioco come Stacking, distribuito come titolo digitale per 15 rubli.
In un mondo di sole matriosche parlanti e deambulanti, siete messi nei panni di Charlie Blackmore, il più piccolo di una larga famiglia di spazzacamini che si ritrova a dover liberare i suoi fratelli ed altri bambini dalle grinfie del malvagio magnate industriale Il Barone, il tutto narrato via cutscene in stiloso connubio di film muto e stop-motion.

A livello di gameplay, Stacking è un puzzle game 3D costruito sulla titolare abilità, cioè il poter incastrare una matriosca dentro un’altra più grande. Ogni matriosca/personaggio ha una sua abilità, ed attenzione perchè potete “possedere” solo matriosche a cui potete arrivare da dietro. I puzzle sarebbero di buona fattura, ma sono in parte rovinati dall’eccesso di indizi ed aiuti fornitovi dal gioco stesso, non che manchino momenti in cui dovete ragionare ma per metà gioco vi vengono dati troppi suggerimenti o la soluzione è fin troppo semplice.

Per esempio, è cosa bella che gran parte dei puzzle possano essere risolti in più modi, ma anche il solo obiettivo vi suggerisce in maniera non troppo subdola una delle possibili soluzioni.
C’è decisamente rigiocabilità tra matriosche uniche da collezionare (alcune in set), diverse soluzioni da scoprire per i puzzle e scherzetti da fare alle altre bambole, senza contare un DLC.

Stacking è un peculiare puzzle game che alla fine sono contento di aver giocato, ma che quasi si castra il proprio livello di sfida non sfruttando a dovere le originali meccaniche di gioco semplificandosi o prendendovi anche troppo per mano a volte, il che è un problema per un puzzle game. Comunque più che valido e consigliato.

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Donne-gatto e zombi: a volte ritornano…

Blade Kitten to be continued not

Mi hanno smentito. Non me l’aspettavo.

 

Allora, tempo fa recensii Blade Kitten, un action platfomer dagli sviluppatore di Ty The Tasmanian Tiger, The Legend Of Spyro e Star Wars: The Force Unleashed, tra gli altri.

Una cosa risibile del gioco in questione era come il titolo in realtà fosse “parte 1” e quindi per vedere la conclusione si dovesse aspettare almeno un altro episodio, o più. Solo che la compagnia ebbe molti problemi, e rimase defunta per un pò, lasciando tra le altre cose un gioco come Blade Kitten praticamente incompiuto, monco. Non che fosse il primo caso, a memoria c’è anche roba come Eternity’s Child, ancora oggi mai completato dallo sviluppatore e lasciato al primo capitolo e basta.

Questo almeno fino ad ora. Sì, dopo ben 5 anni è arrivato il secondo episodio, acquistabile come DLC per il gioco originale ed in versione completa (solo su Steam, per ora), e secondo Siliconera e la pagina Steam, questa è la conclusione vera e propria, con nuovi livelli, armi, collezionabili, etc.

Non so voi, ma è una notizia davvero inaspettata questa, a dir poco, visto che – siamo sinceri – la gente non era propriamente a protestare nelle strade per vederne la fine, e probabilmente vi sarete anche dimenticati che il titolo doveva ricevere una seconda parte/conclusione, in questi 5 anni avrete giustamente avuto altro da fare.  Meglio tardi che mai, immagino.

Come scritti tempo fa, il gioco era ok, nel senso godibile pur essendo un pò mediocre,  ma non so se recensirò la parte mancante, se mai la rilasceranno su X-Box Live Arcade, anche se costa solo 5 euro. Boh, onestamente sono sorpreso solo dal fatto che questo sia successo.

Ci si legge come al solito questo domenica per recensioni di tutto e di più!

The Weakly Hobbyt #175

The Weakly Hobbyt #175

Orchi, elfi, nani ed hobbit, oh my! Assieme al capitolo conclusivo della trilogia cinematografica de Lo Hobbit (recensito in questo numero) il Weakly Hobbyt  si congeda, sì, questo è l’ultimo numero del 2014, ma non l’ultimo articolo del blog, c’è come sempre la dose di horror natalizio con il prossimo numero del Grind Cafè. Quindi vi ringraziamo per averci seguito anche quest’anno, noi ci prendiamo un pò di pausa, ci vuole allenamento prima dei bagordi natalizi e di capodanno! E come sempre, buona lettura! 😀

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[EXPRESSO] Alan Wake: American Nightmare

Alan Wake American Nightmare box art

Recensito tempo fa da Alteridan (e dopo averlo giocato anch’io, concordo quasi in toto), l’originale Alan Wake fu un’esclusiva temporanea 360 interessante, e con il suo fascino, ma sorprendentemente un pò carente sul gameplay, considerato poi il team dietro.

2 anni dopo, uscì Alan Wake: American Nightmare per XBLA e PC (digitale ed una versione PC retail), una sorta di spin-off/sequel che prende luogo dentro una puntata di Nights Spring (il programma TV presente in Alan Wake che tributa The Twilight Zone/Ai Confini Della Realtà) in cui Alan combatte contro il suo alter ego Mr. Graffio in una cittadina dell’Arizona.

La storia all’inizio presenta il tutto come una sorta di spin-off o “what if” scenario, ma poi capite che prosegue la storia del primo, ed in sé è buona, anche se il tono è più leggero. Il finale è… ambiguo perchè non proprio sequel bait ma neanche “definitivo”.

A livello di gameplay è… Alan Wake, se avete giocato il primo vi troverete subito a casa, perchè è identico. Ma è leggermente migliore in quanto la varietà dei nemici (un problema dell’originale) è maggiore, ci sono più armi, ed anche le pagine del manoscritto hanno un utilità pratica visto che alcune scatole con armi avanzate richiedono un certo numero di pagine per essere sbloccate (e le potete poi utilizzare anche in modalità Arcade). Ciò incentiva ad esplorare gli scenari leggermente più aperti presenti qui. Oltre alla campagna principale (che è sul corto) c’è una modalità Arcade sorprendentemente divertente con una decina di mappe appositamente create per essa.

Non è affatto male e migliora un po’ il gameplay, ma poteva essere benissimo un altro DLC per il normale Alan Wake, come titolo standalone a 15 euro è…fuori posto. Sembra una sorta di “consolazione”, di “contentino” per il fatto che Alan Wake 2 non andò in porto.

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The Weakly Hobbyt #136

The Weakly Hobbyt #136

2/2/14 e siamo al numero 136. A volte mi sembra surreale che comunque continuiamo a sfornare articoli su articoli ad un ritmo costante di cinque al mese almeno. Eppure…
Questa settimana il banner è stato un vero parto; spero che l’artwork scelto sia di vostro gradimento, internamente è stato abbastanza discusso e alla fine ho optato per una scelta poco democratica, cosa che di solito non faccio.

Mi sembra di aver detto tutto; buona lettura!

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