The Weakly Hobbyt #16

The Weakly Hobbyt #16

Bentornati, spero sazi e vogliosi di una chiacchiera dopo la settimana di Pasqua appena conclusasi.
Vi scrivo dalla piovosa Potenza quest’oggi, prima di ripartire Martedì per le pianure e foreste tedesche. Non perdiamo altro tempo, perciò, e gustatevi i nostri articoli che parleranno di:

  • Thor
  • GorillaZ – The Fall
  • Spider-Man Collection 4
  • Swords & Soldiers
  • Sacred + Underworld

THOR
(A Cura di Celebandùne Gwathelen)

Thor

Questa settimana il film di cui vi parlo è l’ultimo nato del “Marvel Cinematic Universe”, ovvero l’Universo Marvel creato coi film a partire da Iron-Man e proseguito con L’Incredibile Hulk, Iron-Man 2, proseguente con Thor, First avanger: Captain America, e concludentesi con The Avengers e Iron Man 3 (è stato annunciato non molto tempo fa).
Come il nome stesso del film fa capire, siamo alle prese con l’Asgardiano Dio del Fulmine. Per questo film, si è scelto di tenere l’approccio “mitologico” al personaggio, partendo quindi da Thor come vero figlio di Odino nonchè fratello di Loki, e non come Dr. Donald Blake impossessatosi di Mjolnir, il mitico martello forgato col cuore di una stella morente. Ma ovviamente il martello fa la sua bella presenza nel film. Abbondantemente, direi.
Il film cronologicamente ha inizio nel 950 DC, quando Odino e i suoi dei salvano l’umanità dalla conquista dei Giganti del Gelo venuti da Jotunheim in una battaglia che sancisce una debole pace tra il regno dei Giganti e Asgard, la patria degli dei. Fastforward di oltre 1000 anni e siamo all’incoronazione di Thor come successore di Odino, interrotta proprio dai giganti del Gelo intenti a rubare una reliquia portata da Odino dal pianeta gelato di Laufey (pronunciato Lofi), re dei Giganti del Gelo. Thor si arrabbia e pur sapendo di mettere a rischio la pace millenaria, va a Jotunheim a cercar guai; questi costano quasi la vita a un suo amico Fandral, l’ira di Odino, che lo banna sulla terra privato di ogni suo potere, e la pace tra le due razze.

Odin, Thor, Loki

Odino e i suoi due figli: Thor a sinistra e Loki a destra

Thor si ritrova quindi sulla terra e Odino cade, non molto dopo, nel Sonno di Odino (una specie di coma divino), lasciando a Loki il trono di Asgard, che a quel punto inizia a tramare con i Giganti del Gelo…

Non voglio spoilerare oltre il film, visto che è appena uscito nelle sale cinematografiche italiane, veniamo ai miei pareri.

Come gli altri film di recente uscita Marvel, Thor è un film di qualità. La trama è ottima, ed è raro che si sente dirlo ultimamente. E’ anche sorprendentemente molto (molto!) meno scontata di quello che inizialmente sembra. Inoltre è un film che si libera di molti clichè che il genere supereroi spesso impone nei suoi film: nessun personaggio è totalmente chiaro o scuro durante il film, e alcuni personaggi presenti in precedenti film del MCU mostrano in questo una loro faccia totalmente diversa da quella abituata a vedere. Per quanto molto dello svolgimento del film è prevedibile, al contempo Thor riesce a stupire in un momento o nell’altro per qualcosa di fuori dagli schemi: così l’inizio del film è totalmente inaspettato, così le scene finali ti fanno capire quanto i registi, sceneggiatori e scrittori assoldati dalla Marvel hanno fatto del loro meglio per non cadere nel banale o scontato.
In particolare, la figura di Loki è stupenda, e l’attore che lo interpreta (Tom Hiddleston) gli rende più che giustizia. Personaggi noti come l’agente SHIELD Phil Coulson fanno un ritorno più che stupendo, e vengono introdotti anche personaggi nuovi come il futuro prossimo Hawkeye (Occhio di Falco). Anthony Hopkins è uno stupendo Odino, e per quanto la storia d’amore tra Thor e Jane Foster nel film mi sembra un pò forzata, anche Natalie Portman ha fatto un discreto lavoro di recitazione.

Thor e Mjolnir

Thor tenta di tirare fuori Mjolnir dal suo cratere, come se fosse la Spada Excalibur nella roccia

In tutto e per tutto, Thor riesce a convincere, a dispetto dello scetticismo di Wise Yuri siamo di fronte a un film di sicuramente è più bello della media dei film che Hollywood riesce a sputare in questi ultimi tempi. Più che la trama, sono i personaggi principali a farla da padrona, e per quanto Thor una volta tornato in possesso del suo martello “diventa troppo coatto”, comunque il film riesce a farti stare dalla parte sua e dei suoi amici/guerrieri.
Ovviamente consiglio a tutti voi di rimanere nelle sale cinematografiche fino alla fine: come in ogni film Marvel, ormai, a fine Credits c’è una scena speciale che vi farà venire voglia del film prossimo venturo, in questo caso First Avanger: Captain America e anche The Avengers.

Voto Personale: 8/10

Cadute on the road
(A cura di Wise Yuri)

I Gorillaz, una band famosa per essere “finta”, visto che nei video i componenti del gruppo usano degli alter ego animati, e curiosamente questa natura “media shy” cioè timida nei confronti dei media, continua anche nei live, in cui il gruppo suona, ma vengono proiettati i personaggi animati sul palco. Dopo il curioso ma riuscito mash up di collaborazioni con artisti rap vari più pezzi “made in gorillaz” di Plastic Beach, uscito l’ anno scorso, il gruppo torna questo aprile con The Fall. Ma parlare di album e parlare di Gorillaz, per quanto possa sembrarvi strano, è parzialmente sbagliato, almeno con questo ultimo lavoro. Perchè?

Beh, in primis perché è stato fatto e registrato quasi interamente dal leader del gruppo, Damon Albarn, e quasi tutto su iPad durante i viaggi intrapresi dal gruppo durante la tappa americana del loro primo tour mondiale, pressapoco lo scorso ottobre. In secundis, perchè è stato composto usando programmi molto basici, la gamma di suoni e sample usati è quella trovabile in qualsiasi programma di mixing.

Damon Albarn stesso ha detto che, comparato all’ “isola” di Plastic Beach, The Fall è poco più di un “legnetto che galleggia”. E non ho modo di contraddirlo, questo è un album piccolo piccolo, un qualcosa fatto nel tempo libero, con mezzi tutt’ altro che professionali (sebbene in alcune tracce siano stati inseriti postumi strumenti come una chitarra, una batteria ed una tastiera), ma che stranamente rientra nella tradizione degli studio album degli “scimmioni”, ovvero ad un album bello segue uno di b-sides, remix o scarti vari. Non devo neanche spiegare in quale delle due definizioni ricade ( e lo dico senza cattiveria) The Fall.

non è un lavoro orribile, dimostra che si può fare qualcosa di ascoltabile con un iPad e dei programmini “sega”, e il feeling generale di The Fall è quello di un album on the road, ed in questo senso riesce perfettamente a ricreare la sensazione di relax misto ad una leggera malinconia, tipica di lunghi viaggi. il che ha senso, visto che è stato creato proprio in questo ambiente.

Premettendo che il genere dell’ album è l’ elettronica (quindi niente contaminazioni hip-hop rap tipiche dei Gorillaz), il tono generale è rilassante (ma comunque non parliamo di chill-out), ora andiamo ad analizzare le singole tracce.

01.Phoner to Arizona

Traccia carina che inizia bene il cd e fa intuire la natura dello stesso. una delle migliori dell’ album.

02.Revolving doors

La mia preferita dell’ album, ma obiettivamente è il miglior pezzo di The Fall, se dovessi fare ascoltare solo una canzone dell’ album a qualcuno, direi questa, senza dubbio.

03.HillBilly man

contrariamente a quanto si possa pensare dal titolo, non è una traccia folk. buona anche questa.

04.Detroit

pezzo registrato proprio a Detroit, guarda caso. 🙂 traccia ok, ma nulla di più.

05.Shy-town

passabile, adoro la voce di Albarn, ma non basta per dirne di meglio

06.Little pink plastic bags

lol, una canzona su piccole e rosee sacche di plastica? rilassante e tranquilla.

07.The joplin spider

Qualche dialogo inserito a caso per un pezzo dal ritmo assai meno assonnato degli altri.

08.The parish of space dust

una base semplice semplice e vari discorsi stile radio inseriti ad libitum. boh.

09.The snake in Dallas

un pizzico troppo ripetitiva, anche per i mezzi usati ed i tempi.

10.Amarillo

canzone volatile in suoni e ritmo, come l’ elio di cui Amarillo è la capitale mondiale.

11.The speak it mountains

frasi che echeggiano sovrapponendosi più suoni ambientali di ruscelli più una base quasi inesistente. potevano lasciarla fuori dall’ album, cosa ho ascoltato per due minuti? XD

12.Aspen Forest

track allegra con suoni vagamente retrò/semplici.

13.Bobby in Phoenix

Pezzo fatto interamente (sia voce sia chitarra) da Bobby Womack, cantante, chitarista e songwriter americano che aveva collaborato coi Gorillaz in occasione di Plastic Beach. Una delle migliori dell’ album, semplice ma efficace.

14.California & the slipping of the sun

mi sembra di commentare la traccia n. 11, solo che stavolta è un misto di: annuncio della stazione più conversazioni a pezzi più una base sottile sottile, ho capito che dev’ essere una cosa tranqui, ma boh, mi sembra esagerato voler far passare sta roba come tracce inseribili in un cd.

15.Seattle yodel

38 secondi circa di yodel. non me lo aspettavo, poco ma sicuro, come finale.

Complessivamente, e coscienti dell’ ambiente e del modo in cui è stato prodotto, The Fall è un interessante album sperimentale, sempre meglio del (mi secca ma devo citarlo nuovamente) pallosissimo Ghost I dei Nine Inch Nails. Va detto inoltre che album fu reso disponibile gratis sul sito dei Gorillaz il natale scorso, come regalo di natale non è certo stato male. Certo è che non sono molto sicuro se valga veramente la pena spendere 10 euro per comprarlo, consiglio minimo minimo un’ ascolto (è integralmente disponibile in streaming sul sito ufficiale) prima di pagare per il cd.

Se vi aspettavate un album vero e proprio dei Gorillaz, beh, siete stati un pò ingenui, nessuno riesce a fare un bell’ album a 5 mesi di distanza dall’ ultimo e con un tour mondiale di mezzo. Se invece riuscite a mettere la cosa in prospettiva, a considerare che è praticamente un album sperimentale, fatto da una sola persona durante i viaggi in autobus della band tra concerto e concerto, lo troverete gradevole, anche considerando i mezzi non proprio “ortodossi e professionali” con cui è stato fatto.

Solitamente non metto un voto, ma in maniera indicativa, direi che questo oscilla tra il 7 e il 7.5, non male come votazione, alla fin fine.

Spider-Man Collection 4
(A cura di Celebandùne Gwathelen)

Spider-Man Collection 4

Puntata del Weakly un pò Marvel, dato che abbiamo parlato di Thor, ma poichè questa settimana sono finalmente riuscito a finire di leggere Spider-Man Collection 4, perchè non parlarvene? =)
Questo albo contiene le seguenti storie:

  • The Grotesque Adventure of the Green Goblin da Amazing Spider-Man 14 del 7/64: la prima storica avventura dell’Uomo Ragno contro Goblin. E’ una storia molto particolare, non solo per la prima volta un supercriminale non viene catturato da Spidey e quindi è ancora a piede libero a fine storia, ma non se ne conosce neanche l’identità segreta. Goblin trama contro l’Uomo Ragno (il motivo non si sa) e coinvolge i Duri e una troupe televisiva per farlo fuori. In questa storia compare anche Hulk, che Goblin e Spidey disturbano durante il loro combattimento.
  • Kraven the Hunter! da Amazing Spider-Man 15 del 8/64: in cui per la prima volta compare Kraven il Cacciatore, in questa storia nemico davvero eccezionale, accoppiato al Camaleonte, per di più, che poi in futuro verrà relegato a avversario di serie B. In questa storia viene introdotta MaryJane Watson, anche se ne passerà di tempo prima che riusciremo a vederla: per ora, infatti, viene solo presentata a Peter come Blind-Date, ma non mostrata.
  • Duel with Daredevil da Amazing Spider-Man 16 del 9/64: in questa storia Daredevil e Spider-Man combattono per la prima volta assieme e l’uno contro l’altro, Spidey temporaneamente confuso dalla magia di Ringmaster (tradizionale nemico di Hulk). Daredevil qui è ancora nella sua tuta Giallo-Nera, che però presto verrà sostituita dalla ormai classica tuta Rosso-Nera. I due supereroi fanno Team-Up e sconfiggono tutta la troupe dell’ipnotizzatore Ringmaster.
  • A Gallery of Spider-Man Most Famous Foes! da Amazing Spider-Man Annual 1 del 1964: questo albo presentava solo delle Pin-Up dei nemici che Petey aveva affrontato fino a quel momento. Vengono disegnati con gran dettaglio tra gli altri il Ladro che uccise zio Ben, l’Avvoltoio, Doc Ock, il Dottor Destino, Electro e Goblin.
  • The Secrets of Spider-Man! da Amazing Spider-Man Annual 1 del 1964: questa parte dell’albo Annual 1 invece spiegava i marchingegni di Spidey e confrontava i suoi poteri con quelli degli altri supereroi Marvel, come Thor, Hulk, la Cosa, Daredevil, etc.
  • How Stan Lee and Steve Ditko Create Spider-Man! da Amazing Spider-Man Annual 1 del 1964: mini storia (comica) in cui viene descritto il processo di creazione storie e disegni usata dai due creatori dell’Universo Marvel negli anni sessanta. Dubito che sia ancora attuale, ma è molto divertente da leggere.

Cosa dire di questo albo? In un certo senso, è storico. Mai prima d’ora, infatti, era stato ristampato in Italiano e a colori Amazing Spider-Man Annual 1 con le sue pagine Pin-Up (la storia dell’albo, I Sinistri Sei, è in Spider-Man Collection 5) e questo in concomitanza con la creazione di uno dei più acerrimi nemici di Spidey, nonchè dei più malvagi personaggi dell’intero Marvel Universe: Green Goblin.
Il modo di raccontare le storie piano piano si evolve, e per quanto ogni cosa venga ancora esagerata e spiegata con le frasi dei personaggi piuttosto che da didascalie, qualche miglioramento inizia ad avvenire. La presenza di Hulk e Daredevil, inoltre, mette in chiaro una volta e per tutte che i personaggi Marvel vivono ed operano nello stesso Universo e che la Marvel non si fa scrupoli di usarli per aumentare le vendite e fare pubblicità a personaggi nuovi o vecchi da lei creati.
Kraven è un personaggio che non mi è mai particolarmente piaciuto, ma all’epoca l’idea del cacciatore bianco faceva impazzire le persone, e la Marvel ha presto dato voce alle richieste dei fan.
Unica perplessità mia, rivolta a Marvel Italia: perchè preferire Kraven a Goblin in copertina?

Voto Personale: 8/10

Strategie Bidimensionali
(A cura di Dunther)

Incentivato dalla curiosità di Wise, che mi chiedeva informazioni riguardo Swords & Soldiers HD, ho deciso di parlare brevemente di questo giochino che ho finito di recente. Effettivamente, se spendessi un po’ del mio tempo a parlare dei vari videogame “minori” che gioco di volta in volta, avrei perennemente materiale per riempire questa rubrica.

Questo gioco mi aveva attirato per il suo aspetto simpatico e per il fatto che confidavo fosse divertente in multiplayer, così quando lo beccai in offerta su Steam (mi sembra a 2,50€ circa) lo comprai volentieri. Dopo qualche mese in cui l’ho completamente ignorato, mi sono deciso ad installarlo, poiché avendo completato Worms: Reloaded, mi sembrava il giochino multiplayer più adatto a sostituirlo. Purtroppo mi sbagliavo, ma si è rivelato comunque un buon acquisto.

Swords & Soldiers logo Swords & Soldiers è uno strategico in tempo reale a scorrimento orizzontale, per via di questo particolare miscuglio di stili, l’idea mi porta al paragonarlo ad una specie di tower defense mescolato con un RTS. Inizialmente fu pensato come flash game, ma visto il potenziale gli sviluppatori decisero di venderlo su WiiWare; in seguito fu la volta del mercato PC e PlayStation Network, nelle cui versioni viene aggiunto il multiplayer online, ribilanciato un po’ il tutto e, per quanto riguarda quella PSN, aggiunto il video stereoscopico (oooooooh è in 3D!!!).

Il funzionamento di questo videogame è piuttosto semplice: c’è una mappa, costituita da un percorso lineare, eventualmente uno o più bivi, aree dove potremo estrarre oro, ed un paio di zone adibite alla costruzione delle torri; ai due estremi troviamo la base dei due giocatori, che dovremo distruggere per vincere.
Come in molti RTS, avremo bisogno di risorse per “costruire” le truppe, tali risorse sono limitate alla nostra riserva d’oro, che andrà lentamente crescendo col tempo; esistono ovviamente delle unità adibite alla raccolta (ne potremo avere in campo un massimo di 10) che, facendo avanti e indietro dalla nostra base alle inesauribili miniere, ci aiuteranno ad accumulare ricchezze velocemente. L’oro sarà anche essenziale per ricercare nuovi tipi di unità o incantesimi, che si andranno sbloccando con uno schema ad albero. L’altra risorsa è il mana, che ci servirà per lanciare gli incantesimi sopracitati; essa andrà rigenerandosi col tempo, ma non può venire raccolta; i metodi per velocizzare l’accumulo del mana varia a seconda della fazione scelta.

Una volta dato l’ordine di costruire un’unità, essa apparirà senza alcuna attesa, inziando automaticamente ad avanzare in territorio nemico, ingaggiando combattimenti con tutti gli avversari che gli si pareranno innanzi, e non sarà possibile fermarla in alcun modo. C’è tuttavia un periodo di cooldown che dovremo aspettare prima di costruirne un’altra dello stesso tipo, stessa cosa si applica agli incantesimi.

I tipi di unità che avremo a disposizione saranno:
-Lavoratori (per estrarre l’oro)
-Combattenti corpo a corpo
-Combattenti a lungo raggio
-Combattenti che stordiscono gli avversari
-Unità di supporto
-Torri

Le tre fazioni selezionabili (Vichinghi, Aztechi e Cinesi) disporranno ognuna di differenti varianti delle stesse unità, ad eccezione dei lavoratori. Ad esempio, i combattenti corpo a corpo dei vichinghi saranno indubbiamente i più forti, quelli aztechi invece saranno più veloci, e quelli cinesi sono in grado di rimandare indietro i proiettili; per il lungo raggio i vichinghi avranno lanciatori d’ascia (che possono anche piazzarsi sulle torri), gli aztechi dei piccoletti armati di cerbottane avvelenate, ed i cinesi dei pericolosissimi lanciarazzi.
Gli incantesimi invece saranno completamente differenti a seconda della fazione: si passa dal banale ferire o curare le unità, al potere sacrificare le proprie in cambio di mana, controllare quelle nemiche, o evocare un dragone le cui fiamme decimeranno i nostri avversari.
Per vincere dovremo attuare un massiccio attacco alla base nemica, poiché essa si andrà riparando col passare del tempo.screenshot_pc_03

Le modalità single player che il gioco ci offre sono le tre campagne (una per fazione), una classica modalità skirmish personalizzabile, e tre “sfide” (che io chiamerei semplicemente, minigiochi). Potremo finire la totalità delle campagne facilmente in massimo 5-6 ore (inutile dire che la trama punta sulla comicità, con risultati non troppo soddisfacenti), e non ho trovato particolarmente interessante l’idea di giocare in modalità skirmish. Se tuttavia vorremo prendere tutti gli obiettivi, il gioco si allungherà un po’, soprattutto a causa di quelli legati ai minigiochi, che ci richiedono di diventarne veri e propri maestri; personalmente per prenderli tutti ci ho messo 22 ore, che non è malaccio tutto sommato, ma non credo che la cosa possa interessare a tutti.
Una delle trovate migliori è che, mentre giochiamo, possiamo in qualsiasi momento attivare una ricerca di un avversario online, senza interrompere la nostra partita; quando la ricerca avrà successo, ci verrà notificato, e la nostra sessione di gioco single player verrà ripresa automaticamente dopo aver combattuto l’avversario appena trovato (salvo si scelga di continuare a combatterlo, ovviamente). C’è un semplice sistema di ranking online, ma francamente non ho trovato il gioco così profondo e divertente da prenderlo sul serio.

 

In definitiva, è un buon passatempo, piacevole da vedere e da giocare, ma poco longevo o profondo. Probabilmente per essere uno strategico su console è venuto veramente bene, ma sinceramente trovo che spendere 10€ per un gioco per PC del genere siano decisamente troppi, ma se lo doveste trovare a meno di 5, fateci un pensierino.


Sacred + Underworld

(A Cura di Celebandùne Gwathelen)

Sacred Underworld

Come preannunciato due settimane fa, al termine dei miei pareri su Diablo, eccoci a parlare di un Diablo-clone che mette in ombra tutto quello che questo genere può fare di brutto e noioso.
Sacred racconta una storia fondamentalmente non peggiore o piena di clichè di Diablo, in cui il necromante Shaddar evoca il potente demone di Sakkar per servirsene, ma troppo tardi si rende conto di un errore nel suo incantesimo che fa si che Sakkara si ribella al necromante e fugge per iniziare il suo regno del terrore. Contemporaneamente il re di Ancara Aarnum, terra in cui tutta la vicenda si svolge, sta per morire e nonostante il suo diretto discendente, il Principe Valor, sia in buona salute e combattente, il Barone DeMordrey sta cercando di fare di tutto pur di ottenere il potere della corona.
A questi intrighi, se ne aggiungono altri di una setta dedita a Sakkara, a scorribande degli orchi provenienti da sud, agli Elfi che si vogliono tenere neutrali da ogni conflitto, alla Baronessa Vilya, promessa sposa di Valor, nonchè combattente provetta e così via.
Ripeto, la trama è ricca e fondamentalmente costruita non male, ha solo un grave difetto che rende praticamente inutile tutta la sua complessità: viene raccontata in maniera sparsa, complicata e fin troppo noiosa.

Sacred

Non solo potrete combattere sul dorso di cavalli normali, possono essere anche cavalli zombie, come in questo caso!

La prima volta che sentirete il nome “DeMordrey” già sapete che è uno dei cattivi, la vicenda di Valor, Vilya e del regno di Ascaron vi sembreranno distanti e irrilevanti per il modo discontinuo e disconnesso con il quale vengono raccontati.
Altra grande detrazione è il gameplay stesso. A Diablo c’era il problema dei nemici finiti e quindi della mai sufficiente quantità di PX che si potevano guadagnare; qui è il contrario. A Sacred gli emici respawnano di continuo e sono spesso così scarsi che con pochi colpi li buttate giù. Di conseguenza il mio personaggio (un gladiatore, da cui uno si aspetta un inizio facile e un finale difficile, come una curva di difficoltà di un tanker insomma) durante tutto il gioco, a partire dai primi livelli, era talmente overlevelled che non c’era mai sfida.
Stessa cosa capitava coi personaggi principali del gioco; una missione in particolare ci chiede di scortare la Baronessa Vilya da A a B. In precedenza avevo fallito una missione di scorta di un semplice mercante e mi sono messo sull’attenti in questa missione, ma non molto dopo mi sono reso conto che:
A) come al solito i nemici mi facevano una beffa ed ero ormai arrivato al punto da poter uccidere chiunque con un colpo, massimo due, semplicemente tenendo premuto il mouse su quel dato bersaglio (niente forsennati click, basta tenere premuto per gran parte delle cose che vi servono);
B) stesso discorso valeva per la Baronessa, che raramente calava di Punti Ferita e riusciva a sbarazzarsi pure lei di gran parte dei nemici più deboli senza il mio aiuto.
La missione l’ho superata correndo da A a B senza curarmi granchè dei nemici. Inoltre tutta la trama da quel momento in poi mi è scivolata addosso con un velo di indifferenza, come se il gioco già la stesse giocando per me. Nessun personaggio era riuscito a fare breccia nei miei sentimenti prima, nè da quel momento in poi ci è più riuscito.

E’ un vero peccato che un accorgimento tale rovini totalmente l’esperienza di gioco. Sulla carta Sacred non parte male, ha una trama articolata e un sacco di classi di personaggi tra cui scegliere: oltre al già citato Gladiatore (equivalente del Barbaro di Diablo II), ci sono l’Elfa Silvana (arciere + maga), l’Elfo Oscuro (monaco + veleni e trappole), il Mago Guerriero (si descrive da se), la Serafina (magie divine + combattimento, il Paladino di Sacred insomma (ho avuto un Deja-vù scrivendo questa frase, yeah!)) e la Vampira (stranamente, una guerriera necromante).
Tutti questi stili di gioco diverso fanno venire voglia (anche a me, lo ammetto) di giocare Sacred non solo una, ma più volte, perchè il genere di personaggio presentato è interessante (dai, quando mai avete spaccato il didietro al nemico di turno con una Serafina o una Vampira!), ma il gameplay noioso, ripetitivo e privo di una storia o un atmosfera che riesce a incuriosirvi a sufficienza, ve ne farà passare la voglia. Il mondo di Ascaron è enorme, vastissimo e a tratti graficamente e artisticamente davvero niente male, ma che importanza ha se vi viene la noia giocando?

Sacred, Zhurag Nag

La bellezza delle ambientazioni si vede, se solo il resto del gioco fosse altrettanto bello!

La storia di Sacred finisce in maniera particolare, senza spoilerarvi troppo vi dico che un certo personaggio fa una brutta fine nonostante il Demone di Sakkara venga inevitabilmente picchiato a sangue dal vostro personaggio – probabilmente usando non più di quattro pozioni di cura. Questo influenza in maniera assolutamente positiva l’espansione di Sacred, Underworld.
Ebbene si, ho giocato anche a quella.
Sorprendentemente, la storia in Underworld è interessante e redime in gran parte il caos e la stereotipicità di Sacred reintroducendo alcuni personaggi del gioco base in maniera totalmente diversa e non bianco-nera. Le ore in più che Underworld vi farà giocare saranno okay, seppur minate dal solito problema del “personaggio troppo sgravato”, e da un secondo: le ambientazioni sono orribili, tutta la bellezza, il fascino di quello che avete visto ad Ancaria non ci sta più nell’espansione, sostituito da una giungla disegnata in maniera orrenda, nemici insettoiodi privi di inventiva e un’atmosfera che a me ha fattto ribrezzo e mi ha dato uno spiacevole senso di sconforto.
L’espansione aggiunge anche due nuovi personaggi giocabili (selezionabili anche in Sacred stesso), ovvero il Nano (un guerriero tecnologico capace di usare fucili e simili, nonchè l’unico personaggio a non poter andare a cavallo) e la Succube, o Diavola (un’ennesima guerriera maga, che al contrario del Mago Guerriero usa Magia Nera e non Magia Elementale).

Scarabeo sotto la casa

Ecco una delle più suggestive scene della Giungla sterminata che dovrete percorrere in Underworld!

In tutto e per tutto, Sacred: Underworld è un pacchetto di gioco che potenzialmente può farvi passare tanta compagnia con un videogioco le cui basi non sono malvagie, se non minate da un’eccessiva semplicità. Purtroppo, personalmente, non mi sento di consigliarlo a nessuno: la trama rimane piatta per gran parte del gioco base, i personaggi si risollevano solo nell’espansione, dove però le ambientazioni e i nemici peggiorano di molto, e l’eccessiva semplicità per me si è trasformata ben presto in noia.
Purtroppo è questo ciò che può succedere a un Diablo-clone se di Diablo manca l’atmosfera, una storia semplice ma non confusionaria e una buona calibratura della difficoltà.

Voto Personale: 6/10

E anche per questa settimana è tutto, ci rivediamo settimana prossima con i miei pareri su Sanctum di James Cameron! =)

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2 Risposte to “The Weakly Hobbyt #16”

  1. Dunther Says:

    -THOR
    Bhe anche se Thor non mi ha mai ispirato come personaggio, il tuo parlare così bene del film mi ha quantomeno fatto venire la curiosità di vederlo. Spero di trovarlo presto in streaming…

    -Cadute on the road
    Mah, sicuramente non fa per me come album. Non sono un gran fan dei Gorillaz, ho sentito un paio di pezzi ma sono già arrivato al limite con 3-4.

    -Sacred + Underworld
    Sacred non mi ha mai interessato, per fortuna. L’unico sprizzo di curiosità nasceva dal fatto che i Blind Guardian hanno partecipato al secondo episodio, non so di preciso come, credo abbiano composto un pezzo per la colonna sonora o roba del genere.
    Come già detto nel tuo articolo su Diablo, se cerchi un clone, vai di Torchlight.

  2. Wise Yuri Says:

    ah, ecco perchè tra gli extra dell’ ultimo cd dei Blind c’ era un video stranissimo in cui c’ era il gruppo in versione poligonale che suonava davanti ad un pubblico di troll e compagnia bella. assurdo.XD


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