[EXPRESSO] The Red Star PS2 | URSS & Wizards

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Basato sull’omonima serie di graphic novel di Christian Gossett, The Red Star è una proverbiale gemma dimenticata della libreria PS2, non l’unica ma sempre una gemma.

La storia è minimale ed affrontata brevemente in schermate di testo pre-missione, al punto che ho dovuto leggere il manuale dopo per avere contesto al perchè e “percome”, ed è ok, una tipica storia di cospirazione (in salsa Russia Sovietica alternativa con magia e robot di fantascienza), con il generale Troika, corrotto dalla magia al tradire la Stella Rossa, e tocca ad un minuscolo manipolo di eroi resistere e liberare l’U.R.R.S.S. dalla sua tirannia, e da una minaccia ancora più grossa …

La narrativa non è il punto forte di questo titolo, ma il gameplay è una superba commistione di sparatutto con visuale dall’alto, beat ‘em up/brawler e bullet hell (oltre a leggeri elementi gdr come punti utilizzabili per potenziare armi, mosse, salute etc. come incominciava ad andare di moda), impressionante per un’epoca in cui molti titoli avevano ancora problemi a bilanciare o rendere soddisfacenti tutti gli elementi presi da vari generi. Non questo titolo che gli unisce curando ogni elemento.

Per esempio, c’è una soprendente varietà di combo che potete fare con l’arma per combattimento ravvicinato, ed ogni personaggio ha diverse abilità (come poter infilare e sbattere i nemici a terra nei panni del guerriero), tutte utili, che dovrete saper combinare cone le armi da fuoco, vista la incredibile varietà di truppe nemiche sempre più armate e pericolose, ed i boss davvero tosti ed impegnativi, per un gioco davvero impegnativo e difficile ma mai impossibile.

Inoltre è un gioco soprendemente lungo, e lo è senza riciclare sé stesso, ma aggiungendo sempre qualcosa di nuovo ad ogni livello, ed è rigiocabile, avendo 3 diversi personaggi giocabili, una modalità arene sbloccabile e co-op locale.

Consigliatissimo.

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[EXPRESSO] Knights Of Valour PS4 | Dynasty Bootleg

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Forse avete visto il gioco pubblicizzato su social, e dalla combo di titolo ed artwork principale, probabilmente vi sareste aspettati cavalieri medioevali…. medioevo sì, ma non quello europeo, ma quello cinese in salsa fantasy del Romanzo Dei Tre Regni, con Guan Yu, Lu Bu e compagnia bella che i giocatori conosceranno più facilmente via Dynasty Warriors. Almeno questo è fatto da una compagnia cinese, International Games System, e non siamo più nell’epoca in cui “cinese” era sinonimo di bootleg illegali e/o di bassa qualità.

Ma Knight Of Valour purtroppo è un free-to-play permeato in quell’aura da bootleg, anche se non è della risma della roba tarocca che continua – nonostante tutto – ad ostruire App Store e Google Play. È una produzione in economia, decisamente, e non una delle più ispirate, con lo stile dei ritratti dei personaggi molto coreani che stonano un po’ con il resto del titolo, e pure i testi in inglese con errori o comunque involontariamente buffi.

Il gioco in sé è un brawler con livelli 3D ma un combat system da beat ‘em up 2D, con i soliti problemi che ne derivano, ma francamente non è malvagio, è solo mediocre e con un level design sull’antiquato ma non orribile, con un combat system poco profondo, un po’ rigido, poca varietà di nemici con continui reskin, ricolorazioni e riuso di boss di fine stage come unità normali nei livelli successivi. Nel complesso è ok per un free-to-play.

Ancor più visto come sia molto generoso, e possiate finire la modalità Storia interamente anche aggratis senza timer o cazzate simili, il problema è… perchè dovreste continuare a giocare le altre modalità, visto che online non ho mai trovato nessuno, in un gioco che sembra pensato per più giocatori (anche in story mode).

Dimenticabile, ma “ok” ed innocuo. Mh.

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[EXPRESSO] Japari Parkman (Browser) | Pack Of Friends

Japari Parkman

No, non è un altro bootleg del leggendario classico arcade Namco (od uno dei tanti cloni), ma è nient’altro che Pacman con una skin di Kemono Friends, il merdaculare anime che con la sua orribile CGI ed il suo cuore di panna generò più denaro che l’intera serie animata di Attack On Titan.

E no, non è su Steam a costare una cifra spropositata (qualunque), è quello che si può definire un “fangame” ed infatti è giocabile via browser e gratuito come dovrebbe essere, e come nei tardi anni 90 e primi 2000 lo erano molti giochi di questa qualità, anni prima in cui Steam diventasse il cesso dell’universo e tutte le sue stelle.

Ho detto prima che Japari Parkman è essenzialmente Pac-Man reskinnato in salsa Kemono Friends, ma non è del tutto vero: la versione “classica” è sì la stessa cosa, con Pacman sostituito dalla testa di Tsuchinoko, i fantasmini diventati Ceruleans, ed i frutti diventate Monete Japari (oltre ad alcuni suoni, voci o l’assurda musica quasi dubstep d’azione prese dall’anime) ma il labirinto ha due cosette in più, come un passaggio angolare in cui potete fermarvi ed uno spazio che è attraversato più lentamente dai nemici.

Poi c’è il Japari Mode, che prende la stessa mappa, aggiunge visibilità limitata (anche se potete vedere agli infrarossi dove sono i nemici) e due power up, uno che rende visibile l’intera mappa per un po’, e l’altro che una volta posseduto distrugge un nemico per quanti Japari Buns raccogliete. Non è Pac-Man Championship Edition, e certamente non ha longevità infinita (c’è una sola mappa/labirinto, aumenta solo la difficoltà una volta che la completate) ma è una gradevole distrazione, i controlli funzionano come dovrebbero, e non ci sono bug che abbia notato.

Ed è meglio di tanta roba che chiede denaro su Steam.

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[EXPRESSO] The Typing Of The Dead: Overkill STEAM | Mavis Motherfuckin’ Beacon

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L’originale Typing Of The Dead fu una delle più originali idee partorite dall’industria: unire Mavis Beacon con House Of The Dead, facendovi uccidere orde di demoni e zombi non a colpi di light gun ma di tastiera per computer, e solo coloro con i diti più lesti sarebbero stati capaci di sopravvivere a questa bizzarra conversione di House Of The Dead 2 che marita zombicidio, dattilografia ed educazione.

Vista anche la mancanza di re-release digitale ufficiali di Typing of The Dead, Sega decise di sottoporre a questo trattamento anche House Of The Dead Overkill, portando su PC l’episodio più scurrile della serie, per dimostrare – ancora una volta – che ne uccide più la penna (od il dito, in questo caso) che la spada, anche se il linguaggio (totalmente in inglese) è figliodiputtanamente pieno di strafottuti intercalare come in tradizionale film d’exploitation.

Sì, è un’idea bizzarra che non farà per tutti, anzi, ma è ancora divertente, e nel caso foste intrigati dall’idea ma preoccupati dal prezzo, considerate che oltre alla versione Typing c’è il normale The House Of The Dead: Overkill incluso, con il contenuto della Extented Edition vista prima su PS3 (e sì, ci sono modi di fare andare il gioco con light gun, da quanto ho capito). E se il gioco base non vi basta, ci sono pacchetti DLC per soddisfare il vostro appetito lessicale, tra frasi in rima, testi di canzoni popolari, citazioni da film famosi, allusioni sozze, ed anche Shakespeare.

Non c’è molto altro da dire, per quanto bizzarra quella dei Typing Of è una premessa assai semplice da spiegare, e tutt’ora rimane unica, visto che i software di edutaiment sulla dattilografia sono ormai cosa del passato, anche se ci sono rari casi di titoli come Epistory: Typing Chronicles.

Strafottutamente (x 202 volte) divertente, G. Consigliato.

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[EXPRESSO] Calling WII | Tedium In The Dark

Calling WII

C’è da dire che, per quanto sia un polpettone svergognato di clichè dell’horror giapponese, Calling avrebbe una buona atmosfera iniziale, ma non c’è nulla di solido a sostenerla.

Sebbene uscito ben prima dell’orda incontrollata di merdosi survival horror in prima persona su Steam, il titolo Hudson Soft non è molto differente o migliore: oscurità eccessiva, esplorazione noiosa in corridoi e stanze che si assomigliano tutte, forzandovi a guardare la mappa di continuo, a muovere il cursore su qualsiasi oggetto o porta nella speranza di “indovinare” qualcosa di interagibile e necessario a proseguire, se il gioco vi lascerà interagire o vi dirà “non vedi bene al buio”…. anche quando non è COSÍ buio.

Il tutto condito dai motion control, che significa agitare il wiimote come degli imbecilli e premere A quando un fantasma vi assale per scappare, muovere il puntatore per dirigere la torcia e digitare sul cellulare, il quale avrebbe meccaniche potenzialmente interessanti ma rovinate da orribili scelte di design, come il fatto che non ricorda nessun numero inserito.

…..Anche se le cose sul telefono ammetterò di averle scoperte via altre recensioni, perchè dopo 1 ora e 20 minuti non ne potevo più di vagare senza qualsiasi direzione ed indizio, esasperando ogni possibilità cercando avanti ed indietro in ogni angolo di ogni identico corridoio ed identica aula, nella speranza di trovare un minuscolo oggetto con cui interagire o qualcosa per procedere. È così noioso che già a mezz’ora di playtime mi sembrava di esserci stato ore sopra.

C’è un doppiaggio italiano, a sorpresa, ma la qualità di questo mi ha fatto venire alla mente roba come Haven Call Of The King o roba di prima PS1, e distrugge quel briciolo di atmosfera creata quando ricevete le chiamate dai fantasma che usano lo speaker interno del Wiimote.

Uber-tedioso e brutto.

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PS: Apparentemente il gioco ha pure un falso finale brusco ed inaspettato, ovvero c’è il credit roll ma non è finito, c’è ancora metà gioco nei panni di un nuovo personaggio. Da quanto ho letto, mi sarei perso cose peggiore, quindi per quanto mi riguarda ho vinto, perchè il tempo non me lo rimborsa nessuno.

[EXPRESSO] Dead Nation PSN

Dead Nation

Come presumo molti, sono venuto in possesso di Dead Nation come uno dei regali di scusa da parte di Sony quando ci fu la famosa falla nel sistema di sicurezza del PSN, nel 2011, il che significa 100 anni fa per come l’internet smette di parlare di alcune cose dopo 1-2 settimane, a prescindere che siano importanti o meno.

La cosa buffa è che anche anni dopo, anche dopo che il fenomeno zombie è ormai saturato fino al punto che è il tipo di narrativa più banale e pigro immaginabile, ed anche dopo tonnellate di twin stick shooter (altro genere ormai tutt’altro che poco esplorato) a tema zombie o meno, il titolo Housemarque è piacevole da rivisitare oggi come quando uscì, nell’era in cui non si giravano le pupille a sentire “zombi”.

Il che riconferma come Housemarque (Resogun, Nex Machina) fosse già allora una casa di qualità a cui fidarsi per reintepretare le sensibilità arcade di titoli d’epoca ed adattarle bene per i sistemi moderni, visto che sebbene sia molto basico a livello di gameplay (ci sono zombi, sparagli, raccogli medicinali e loot per comprare e migliorare armi e corazza, e sopravvivi fino alla prossima zona franca), è molto ben fatto, soddisfacente, impegnativo ma non frustrante, e ha alcuni tocchi propri.

Inoltre ha un buon modo di ricompensarvi a giocare con la mentalità “punteggio alto” in mente, non è troppo lungo per amor di durare tanto, ha un discreto comparto tecnico, classifiche, cooperativa locale ed online, e nel tempo ha ricevuto anche un DLC, oltre ad essere stato rilasciato per tutte le piattaforme Sony da PS3 in poi.

La dice lunga quando ti viene voglia di riprendere a mano un twin stick shooter a tema zombi.

Se non l’avete giocato consiglio di recuperarlo, magari nella versione completa per PS4. Buono!

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[EXPRESSO] Dex (Enhanced Edition) PS4

Dex ps4

Avete mai voluto vivere in una distopia cyberpunk? Beh, no, nessun vuole vivere davvero in una distopia, anche se puoi attaccarti le cuffie con gli spinotti nel collo.

Meno male che esistono videogames e film che ci permettono di tornare al futuro come lo immaginavamo negli anni 80/90, ed il cyberpunk è un tema che pare essere sempre più ricorrente nei videogame, basti vedere titoli come Neon Chrome e l’appena uscito RUINER. Ma se cercate un gdr cyberpunk con un tocco di open world, basta tornare al 2015, con Dex, sviluppato dai cechi Dreadlocks grazie ad una campagna Kickstarter di successo, e poi uscito anche in versione fisica per PS4 (che contiene la versione aggiornata/migliorata del titolo).

Essenzialmente un gdr impostato come un sidescroller 2D, Dex riesce molto bene nel farvi sentire parte di un mondo cyberpunk, e cerca di non farsi mancare niente, tra platforming, combattimento con armi ed anche un discreto sistema per il corpo a corpo, un semplice ma ben eseguito sistema di crescita, dialoghi a scelta multiple e diversi approcci alle situazioni (che cambiano a seconda di che impianti cyborg e di come avete sviluppato il personaggio). Ha anche una grafica 2D pseudo-Super Nintendo di buona fattura, un’ottima presentazione e dei dialoghi meglio scritti del previsto, con un discreto doppiaggio pure.

Il problema è che alcuni elementi (come l’hacking od il combattimento corpo a corpo) non sono fatti bene come potrebbero, certe missioni sono riempitivo e alcuni dei potenziamenti che potete ottenere sono ganzi ma possono risultare inutili, serve a nulla trovare la tuta per la mimetizzazione ottica quando puoi hackerare anche lo sfintere nemico.

Questo e la storia è davvero un pentolone di clichè di fantascienza cyberpunk, decente per un videogame, ma molto tipica e derivativa del genere. Nel complesso un buon gioco, con riserve.

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