The Weakly Hobbyt #162

The Weakly Hobbyt #162

Quasi cento numeri fa, era il Weakly Hobbyt #63, abbiamo parlato del capolavoro Marvel, The Avengers. Oggi, quasi un mese prima della sua uscita nelle sale cinematografiche italiane, il Weakly Hobbyt vi presenta la recensione di Guardians of the Galaxy, primo film Marvel dal capolavoro del 2012, che ha come protagonista un gruppo di supereroi e non un eroe singolo. Tra meno di un anno, indubbiamente, parleremo di Age of Ultron, ma fino ad allora, tra questo film e la serie Agents of S.H.I.E.L.D., che a giorni in america riprende, ce ne sarà di roba supereroistica da parlare. E chissà che non decida di riprendere a leggere e recensirvi fumetti Marvel, dopo il grande hiatus dalla conclusione di Spider-Man Collection.
Insomma, ben tornati ad una nuova stagione di Weakly Hobbyt anche da parte mia, un Weakly Hobbyt (e un Checkpoint Cafè) più cantiere che mai, visto che di idee innovative per il sito ce ne sono sempre tante, e il lavoro da fare per metterle in pratica è ancora maggiore, sempre inversamente proporzionale al tempo che abbiamo per metterlo in pratica. Godetevi però ancora un momento di relax in questa domenica dal cielo grigio (almeno qui, in terra crucca, dove la mia città, Paderborn, sta in testa alla classifica della Bundesliga!), e lasciatevi trasportare dal film Si alza il Vento di Miyazaki (che si è visto per noi CapRichards), dai protipi mal riusciti recensiti da WiseYuri o da onorabili donne, di cui ci parla Alteridan.

Buona lettura!

Guardians of the Galaxy
(A cura di Celebandùne Gwathelen)

Guardians of the GAlaxy

Per vederlo in Italia, ce ne vorrà ancora un pò di tempo, ma qui nella terra della birra (cominciato ieri l’Oktobertfest, ma tanto per cambiare, non ci sarò) è dal 28 Agosto che il film è nelle sale cinematografiche. E’ quindi con un certo piacere che mi appresto a parlare del film, sia perchè con la trama mi devo limitare all’essenziale, sia perchè è nelle mie facoltà consigliarvi o meno di andarvi a vedere questo film! =)
Quindi, no worries, NIENTE SPOILERS nel seguito!😉

Guardians of the Galaxy

A inizio film il gruppo si ritrova insieme in prigione. Non ci rimarrà a lungo...

Guardians of the Galaxy ha come protagonista principale Peter Quill, un umano che nel 1988 è stato rapito dalla terra da un gruppo di alieni mercenari. Quando, 26 anni dopo, Peter accetta l’incarico di ritrovare un antico artefatto su un remoto pianeta disabitato, non ha ancora la più pallida idea in che guaio sta per immischiarsi. L’artefatto che lui ha tra le mani, infatti, viene bramato sia dal distruttore di mondi Thanos (lo abbiamo visto nell’epilogo di Avengers, interessato a conquistare il pianeta terra) che da Ronan l’accusatore, un Kree assetato di potere e vendetta contro l’Impero Nova, in particolare la capitale del pianeta Xandar. Presto, Peter si ritrova una taglia sulla testa e finisce in prigione, assieme ad altri quattro sventurati. Una è Gamora, “figlia adottiva” di Thanos, per nulla fedele al padre, intenzionata a vendere l’artefatto al Collezionista Taneleer Tivan. Un secondo è Drax il Distruttore, voglioso di vendetta sia contro Gamora, che Ronan che Thanos stesso. E poi ci sta la coppia Rocket e Groot, il primo un procione geneticamente modificato e ciberneticamente migliorato, il secondo una specie di pianta vivente, non molto intelligente, ma estremamente forte e versatile.
E’ con questi compagni che Peter tenta di salvare la galassia dai poteri dell’artefatto e di Ronan e la sua flotta Kree.

Guardians of the Galaxy

Nebula, anche lei figlia adottiva di Thanos, lavora per Ronan per buona parte del film.

E qui mi fermo. Sappiate però che la trama, per quanto nulla di trascendentale, diventa molto interessante nel finale, proprio perchè l’artefatto si rivela essere qualcosa di cui i fan Marvel conoscono bene i poteri. Per di più, è proprio questo artefatto il nodo che unisce Guardians of the Galaxy con gli Avengers e il resto dell’Universo Cinematico Marvel. Per quel che riguarda il resto, infatti, il film è assolutamente scollegato dalla cronologia Marvel, cosa comprensibile, dato che si svolge per lo più nella Galassia circostante il Sistema Solare.

Guardians of the Galaxy

Benicio Del Toro fa la sua porca figura nei panni di Tanaleer Tivan, ovvero The Collector.

A parte una trama decente, il film come sempre ha un ottimo mix di azione e momenti comici. In entrambe le sezioni spicca tantissimo il personaggio interpretato in motion capture e voce da Bradley Cooper, Rocket Racoon, probabilmente il migliore personaggio dell’intero film. Il ruolo di eroe di StarLord, infatti, in confronto alla geniale follia di Rocket, appare quasi noioso. Non che Peter Quill, interpretato da un bravo Chris Pratt, sia un personaggio col quale non si possa simpatizzare, anzi; ma forse nel gruppo è il più normale e per questo il meno interessante. Tra Groot, una gigantesca pianta dal cuore dolcissimo (ci sono stati diversi momenti del film in cui tutta l’audience del cinema ha sospirato, talmente erano dolci), Drax, che purtroppo non capisce ironia e sarcasmo, e Gamora, che ha un gran bel conflitto interno sul cosa fare e chi decidere di essere, è come se idee “fighe” in fasse di scrittura del film fossreo finite e Peter sia “solo” il classico eroe spaccone dal buon cuore.

Guardians of the Galaxy

Groot e Rocket sono una coppia stupenda!

Questo non vuol dire noia, eh! StarLord è un personaggio che il suo spessore, almeno potenzialmente, potrebbe averlo. Probabilmente sarà al centro della trama di un altro film, però. Qui i produttori dovevano introdurre l’Universo Marvel che esiste al di là della terra, renderlo credibile, farlo accettare, come fecero ai tempi di Thor. E, devo dire, come ci riuscirono allora, ci sono riusciti ora. L’Impero Kree, l’Unione dei Nova, il dominio di Thanos…il nuovo Star Wars, in uscita nel 2015, può imparare molto da questo Guardians of the Galaxy in quanto a impostazione della realtà filmica. Tutto sembra credibile, plausibile, quasi verosimile in questo nuovo mondo creato dagli sceneggiatori Marvel, e per quanto probabilmente ad una seconda visione del film, qualche inconsistenza la si possa pure trovare, a primo impatto raramente all’audience vengono in testa domande sul funzionamento degli spostamenti o su come funzioni l’una o l’altra tecnologia.
Ci sono alcuni, davvero rari, momenti in cui la magia un pò sparisce, ma complessivamente siamo su un livello davvero basso di disincanto.
Per di più, ora sono davvero curioso su che binari si porrà la seconda stagione di Agents of S.H.I.E.L.D., visto che i Kree sono stati ufficialmente introdotti nel MCU. =)

Guardians of the Galaxy

Ronan the Accuser

A completare il pacchetto del film ci sono una colonna sonora davvero niente male, che è anche inserita nel film con un espediente narrativo splendido, e una regia che di certo non è innovativa, ma neanche si lascia buttare. Gli effetti speciali sono davvero incredibili, si vede davvero quanta cura è stata riposta sia nei personaggi animati digitalmente che nelle ambientazioni ricreate al PC. Di nuovo, nulla di trascendentale, ma tutto davvero molto curato.

Tutto sommato, Guardians of the Galaxy è un film da vedere. Ed è da apprezzare sia per chi ha seguito tutta la serie del Marvel Cinematic Universe, sia per chi non ha visto alcun film della serie. La trama si segue benissimo anche senza essere dei fan sfegatati Marvel, e questo, a oltre sei o sette film dall’inizio dela grande trama, è solo un bene.

Visione Consigliata a tutti, quindi. Se non altro per vedere Vin Diesel in uno dei suoi ruoli più assurdi di sempre, o per non perdersi un cameo a fine film che davvero vale tanto (per quanto, alla fine, sia una cavolata!)! =)

Voto Personale: 8,5/10

Si Alza il Vento
(A cura di CapRichards)

Kaze Tachinu

Regia: Hayao Miyazaki
Produzione: Studio Ghibli
Data di Uscita: Giappone – 20 luglio 2013

Durante la 70° mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, circa un anno fa, venne presentato il film Si Alza il Vento, che arrivò insieme all’annuncio del ritiro dalle attività cinematografiche del suo regista, uomo simbolo dell’animazione giapponese, Hayao Miyazaki.Il film è giunto nel settembre 2014 in alcune sale italiane per un periodo limitato ed è stato finalmente accessibile al grande pubblico.

Si Alza il Vento è un film complesso dalle mille influenze. È un insieme di storia vera, ispirazioni prese dal romanzo omonimo di Tatsuo Hori e della Montagna Magica di Thomas Mann e soprattutto è un insieme di tutti i temi da sempre cari a Miyazaki e può essere visto come una sua “biografia allegorica”. La storia appare inizialmente sufficientemente lineare e semplice. Un ragazzino giapponese di nome Jiro Horikoshi ha la passione per l’aereonautica e siccome non può pilotare gli aerei, decide di seguire un’altra strada: quella di progettarli. Questo è il suo sogno, ed incontrerà spesso nella dimensione onirica l’ingegnere italiano Giovan Battista Caproni, con il quale condivide la passione per gli aerei, che spesso gli farà da guida spirituale.

Non ci troviamo nella solita dimensione fantastica o semirealistica dello studio Ghibli, qui abbiamo a che fare con figure e luoghi “veri”. Jiro è infatti il progettista del famoso caccia A6M “Zero” e questo film può definirsi la sua storia molto romanzata. Il film prende però quasi subito una piega diversa, andando a toccare molti più temi, ambientandosi in un Giappone degli anni ’20 e ’30, dove i disastri naturali, le epidemie e la recessione economica lo scuotono nelle sua fondamenta. È un paese povero ma che cerca un’industrializzazione ed una modernizzazione e guarda all’imminente conflitto mondiale. Il film è arricchito da innumerevoli momenti che ci forniscono scorci di vita della società giapponese di quell’era e della mentalità del periodo.

Le forze che tirano avanti il film però sono due: l’amore e la passione. Il primo tema, quello amoroso, è quello sviscerato meno nella pellicola. A mio avviso gli avvenimenti intorno alla storia d’amore del protagonista sembrano eccessivamente a caso e secondari rispetto al resto. Non per questo risultano meno potenti, anzi, sono i momenti legati a questo aspetto quelli con più carica drammatica dell’intero film.

The Wind Rises

Il secondo tema invece è quello sviscerato meglio. Fortissima l’antitesi tra il voler semplicemente creare qualcosa di meraviglioso e l’uso bellico che ne consegue. Il tutto sintetizzato in una frase che trovo molto forte personalmente: “Cosa sceglieresti? Un mondo con le Piramidi o senza?”. I sogni è vero che possono avere conseguenze inaspettate o non volute, ma cosa sarebbe un mondo senza sogni da seguire?

Bellissimi i discorsi tra Caproni ed il protagonista durante i sogni, che rappresentano gli stati d’animo ed i ragionamenti interiori del protagonista. Caproni dice in una scena che gli artisti e gli ingegneri hanno 10 anni di vita nei quali danno il massimo. E bisogna vivere quegli anni al meglio. Dopo, si deve accettare che il proprio tempo è finito e bisogna ritirarsi dalla scena. Impossibile non rivedere Miyazaki in questa situazione, che sigla tutto il film come un grande viaggio nella sua testa e come un unico grande addio al mondo del cinema.

Un film di grandissimo impatto visivo e ancora più impatto emotivo, ma per via della sua natura dalle mille facce, non vi lascerà con un’impressione finale estremamente definita, ma vi “turberà” in modo inaspettato.
Il film più maturo e complesso di Miyazaki ed un grande addio di un grande maestro.

Le vent se lève!… il faut tenter de vivre

Prototype [Indeed]

(A cura di Wise Yuri)

Prototype boxart

Tempo di recensire qualcos’altro creato da Radical Entertaiment, coloro che hanno “ucciso” il franchise di Crash Bandicoot con quegli orribili Titani e Mutanti. Lo so, ci ho fatto uno speciale apposito molto tempo fa.

Ma oggi niente Crash Bandicoot, oggi invece diamo un’occhiata ad una loro precedente fatica, ovvero Prototype, un action free-roaming con enfasi sui poteri mutanti del protagonista, che ebbe un buon successo ed un seguito.

N.B.: La versione recensita è quella Playstation 3.

Prototype narra la storia di Alex Mercer, un ricercatore medico che viene ucciso ma torna in vita dotato di poteri mutanti, che gli permettono di cambiare aspetto, modificare il proprio corpo ed usare abilità soprannaturali, e che Alex usa per combattere una società farmaceutica (of course!) che lo vuole morto e sta rilasciando mutanti fuori controllo per New York.

Ecco, questo gioco è un esempio di come è possibile sbagliare con set up del genere, che sembra impossibile da scazzare, perfetto per un videogioco e apparentemente “immune” ad errori grossi, un concept difficile da scazzare e non fare almeno un titolo decente, giocabile. Ma lasciate che l’incompetenza di Prototype vi dimostri come tutto è possibile, che è possibile fallire anche nel fare il pure di patate. Già pronto.

Va detto che la prima impressione è buona, seriamente buona, non tanto da farmi sperare in un capolavoro, ma in un titolo godibile e divertente, sebbene non particolarmente rifinito, visto anche il set up perfetto per un videogame, specialmente per un free roaming. Avete un enorme libertà di movimento, Alex è facile da controllare e ci sono un sacco di poteri mutanti e potenziamenti di vario tipo che diventano disponibili giocando.

Il che è forse peggio (questa prima impressione che vi illude su come sarà il gioco), considerato che questo è anche quel tipo di gioco che parte benino ma passate le prime due-tre ore ha finito le cartucce, e si trascina a forza per assai molto più tempo di quanto dovrebbe, e vi trascinerete anche voi svogliati se volete almeno vedere la parola fine e dire addio al gioco. Ora esaminiamo un po’ meglio il titolo, per vedere se c’è qualcosa di valore o meno tra le sue viscere.

Prototype consume and devour

E partiamo parlando dei poteri mutanti, che sono la caratteristica preminente del titolo. Questi si dividono in poteri offensivi (come la possibilità di trasformare i bracci in lame od enormi pugni), poteri difensivi (come il ricoprirvi di un armatura organica per diminuire i danni di molto) ed altri generali, come l’abilità di planare, prendere oggetti pesanti e lanciarli a volontà, caricare i salti e correre su superfici verticali come grattacieli come se nulla fosse, il che è innegabilmente divertente. Peccato che – a conti fatti – di questi poteri e mosse acquisibili, un buon 70 % ha pressapoco poca o zero utilità pratica (spiegherò meglio sotto perchè).

Ma saltare e trasformare i bracci non sono tutto, in quanto Alex Mercer può anche consumare persone. Questa abilità permette di prendere un militare od un qualunque NPC e consumarlo, il che recupera un po’ di salute, ma più che altro serve per “infiltrarsi” in basi militari e passare inosservati, ed uso le virgolette perchè è “stealth” quanto il caffè americano è “caffè”. Quello che voglio dire è che il più delle volte basta ed avanza (od anzi, è l’unica cosa possibile da fare) sfrecciare come uno sparviero a prendere e consumare il comandante o sergente che vi serve per entrare in un edificio, andarvene dalla zona, far scendere del tutto la barra dell’allarme, e poi rientrare sempre nei panni del militare consumato. Senza parlare la buffa mancanza reazione sia di cittadini normali che di militari alla vista di una persona che sprinta come una lepre sopra un edificio, in perpendicolare.😀

Ma parliamo dei problemi grossi, che purtroppo risiedono nel gameplay. Prototype è il tipo di gioco che su carta sembra a prova di fallimento, perchè la sensazione di onnipotenza questo gioco la dà, non si può negarlo in nessun modo, e l’idea di esplorare la città, combattere mostri e compiere acrobazie con i vostri poteri mutanti sembra di facile realizzazione. Ma la realtà è ben diversa.

Imputazione numero 1: il sistema di combattimento. Come già detto prima, Alex può mutare i suoi bracci in armi diverse, come un laccio-frustra, pugni giganti, o lame. Ma il problema è che gran parte di esse è inutile, visto la poca varietà ed IA dei mostri che combattete, e visto il sistema di combattimento limitato, rigido, noioso e ripetitivo alla lunga. Ma non è un problema, per così dire, ed il perchè lo spiego nel successivo paragrafo.

prototype screenshoot

Imputazione numero 2: siete un mutante? Ecco, nonostante il limitato e pacchiano sistema di combattimento, non è che importi più di tanto, visto che nonostante siate un mutante con tonnellate di poteri, il gioco vi mette (o vi forza) a rubare ed usare elicotteri, carri armati e veicoli con armi da fuoco montate sopra, ed abusare di questi. E lo fa talmente tanto nelle missioni principali che è quasi un insulto, visto che quando il gioco non lo richiede specificatamente, vi forza ad usare questi veicoli per superare combattimenti o situazioni semplicemente non superabili con i vostri poteri mutanti per via di una sfida ingiusta, difficoltà improvvisa e barbona, e vien da sé che vi stuferete presto di questo continuo “ruba ed usa” di veicoli armati, che è pure “offensivo” visto che siete un mutante, ed i vostri poteri sono perlopiù inutili, anche contro i boss.

Un buon esempio a riguardo è un boss verso la fine a cui non potete avvicinarvi per danneggiarlo, ed a parte rubare un carro armato, usarlo fino a che non si rompe, e ripetere il ciclo, l’unico altro modo che ho trovato per danneggiarlo è iniziare un attacco discendente con i pugni buttandosi da un palazzo molto alto, ma lo danneggiate talmente poco che oltre a rendere ciò stupido, lo rende inutile.
Ed in ogni caso vi stuferete presto anche di queste sezioni, che sembrano inserite con così tanta frequenza perchè gli sviluppatori si sono accorti che il gameplay normale “a piedi” è noioso e ripetitivo, avranno pensato “a tutti piace sparare missili da elicotteri e roba simile, mettetevi al lavoro, ci siamo capiti!”.

Imputazione numero 3: esplorazione ed open world. Essendo questo comunque un gioco sandbox/open world, sarebbe ingiusto giudicarlo solo dalle missioni principali che fanno avanzare la storia (che richiede circa 8 ore per essere completata), perchè “c’è intero mondo là fuori”. E devo ammettere che se volete fare casino con poteri mutanti in una città, il gioco vi dà i mezzi per farlo, e la città non è piccola, per niente. Ma il punto è: oltre alle missioni della storia e casino random, planate di migliaia di metri, cosa c’è da fare in Prototype? Non molto, purtroppo.

prototype overwoeld screenshot

Ci sono missioni secondarie, ma o sono corse a checkpoint su palazzi e tetti, o sono monotone “uccidi più agenti che puoi in tot tempo”, o varianti minori di queste due tipologie, con valutazione e medaglie che ottenute sbloccano altre missioni secondarie quasi identiche. Ci sono anche persone con l’icona a forma di dna sopra la testa, e se consumate rivelano pezzetti e retroscena della storia, con tanto di “mappa degli intrighi” che viene sbloccata via via che consumate questi personaggi speciali, ma è difficile essere motivati a finire questo puzzle visto che non ottenete nessuna ricompensa sostanziale che vi inciti a scoprire tutto sulla storia.

Per il resto ci sono i tipici collezionabili sotto forma di “globi luminescenti”, che vengono in due tipi, normali e viola, questi ultimi dei “consigli”, non sto scherzando. Ed oltre a non avere altro utilizzo che… essere raccolti, sono presenti in un numero esorbitante, se pensavate che il primo inFamous avesse esagerato con i frammenti di scheggia, Prototype è pure peggio, in quanto ci sono circa 400 di soli globi normali. E presto vi stancherete anche di planare come uno scoiattolo volante per la città o scalare palazzi correndo in maniera perpendicolare, la città può essere grande quanto ti pare, ma se è quasi vuota di contenuto interessante diventa presto noioso esplorarla, e spruzzare 400 globi luminescenti lì e là non basta.

Sul versante tecnico il titolo Radical Entertaiment non c’è molto da dire, è quello che vi potete aspettare da un titolo PS3/360 del 2007/2008, è competente, ma il pop-up di edifici è notabile, come la classica “nebbia”, e ci sono alcuni bugs minori, ma nulla fuori dalla norma. Decente.

Quasi dimenticavo, la storia. …. Clichè come è possibile, la solita storia del virus che fugge dai laboratori e crea mostri, con le autorità che cercano di bombardare la città non riuscendo a contenere la cosa, yada yada, solita roba da infezione zombi/mutante. Una mediocre storia con mediocri personaggi dei quali non vi interesserà molto alla fine della fiera, nient’altro.

Commento Finale

prototype it's a mess

Prototype è il tipo di videogame che sembra impossibile da sbagliare, con un concept perfetto per un action free-roaming, ma riesce ad inciampare sui lacci delle proprie scarpe con un bel tonfo.

La sovrabbondanza di poteri mutanti a vostra disposizione conta poco quando per il 60 % del gioco sarete forzati in un modo o nell’altro ad usare ed abusare carri armati ed elicotteri, ed in ogni caso abbiamo un gameplay inizialmente divertente ma che diventa ripetitivo presto, con un combat system legnoso e limitato, una città molto vuota con missioni secondarie ripetitive e poco ispirate ed un pedante numero di pigri collezionabili sparsi per essa, ed una difficoltà spesso ingiusta ed artificiale con picchi improvvisi e barboni, il tutto guarnito da una storia moltò cliche del ramo “infezione che trasforma persone in mostri mutanti”.

Ed a quanto pare sarebbe pure una copia carbone di “Hulk Ultimate Destruction” degli stessi Radical Entertaiment.

Voto Finale: 4 /10. Brutto.

The Honourable Woman

(A cura di Alteridan)

Un po’ in sordina, questa estate è andata in onda una nuova interessante miniserie prodotta dalla televisione statale britannica: The Honourable Woman.

Trasmessa sul canale BBC Two, la serie vede per protagonista la neo baronessa Nessa Stein, interpretata da Maggie Gyllenhaal, una donna inglese di origini israeliane a capo di una influente fondazione per i diritti umani e per lo sviluppo economico della Palestina. È proprio su questo suo essere una donna ebraica a favore dello sviluppo della Palestina che si basa l’intera vicenda narrata in The Honourable Woman.

La trama assume lentamente, ma inesorabilmente, i tratti di una spy story dalle tinte estremamente fosche, grazie anche al magistrale utilizzo di flashback ambientati otto anni prima rispetto agli eventi contemporanei, periodo in cui Nessa fu tenuta prigioniera nella Striscia di Gaza da alcuni militanti palestinesi. Man mano che si andrà avanti nella visione degli otto episodi, si capirà che le due linee temporali sono legate a filo doppio. E qui mi fermo, sarebbe criminale scrivere qualcosa in più che potrebbe rovinare l’esperienza complessiva. Vi basti sapere che The Honourable Woman riserva un plot estremamente originale, pieno di colpi di scena, con un intreccio narrativo intricato eppure mai troppo contorto, che riesce a dispiegarsi interamente senza passare per artifici narrativi banali che possano creare plot hole.

Gran parte della vicenda verte sulla realizzazione di linee telefoniche ad alta velocità in Palestina.

Probabilmente, il punto di forza di questa miniserie sta nell’affrontare il tema del conflitto israelo-palestinese con la maturità che merita: gli autori sono riusciti nel difficile compito di non scrivere una sceneggiatura che potesse essere considerata di parte, né da un lato né dall’altro. E il fatto che questa serie sia stata messa in onda durante la recente escalation militare del conflitto, gli ha permesso di ricevere l’attenzione che merita.

Ad aggiungere profondità al tutto ci pensa anche una struttura dei personaggi complessi: a partire da Nessa Stein, nessuno dei personaggi della serie è banale. Nessa è una donna forte quando si trova in pubblico, che sa prendere astutamente decisioni difficili, ma che in realtà si rivela essere estremamente fragile. A fare da cornice ci sono diversi personaggi secondari, come Shlomo Zahary (Yigal Naor), una sorta di zio di Nessa, che si rivelerà il personaggio più interessante della serie; oppure Sir Hugh Hayden-Hoyle (Stephen Rea), il responsabile per il Medio Oriente del MI6, un personaggio dalle molteplici sfaccettature; per non parlare di Ephra Stein (Andrew Buchan), il fratello di Nessa, di cui non dico nulla per non spoilerare involontariamente parti di trama.

Shlomo è anche il titolare della società che si occupa di gran parte dei contratti della fondazione.

Concludendo, The Honourable Woman è una miniserie che merita di essere presa nella giusta considerazione. Con i suoi alti livelli di produzione, dovuti a un cast di eccezione e a una trama spy thriller confezionata in modo perfetto, The Honourable Woman si rivela essere una gradita sorpresa nel panorama televisivo attuale. Un qualcosa di fresco che riesce nella difficilissima impresa di fornire nuovi punti di vista in una vicenda complessa, spesso trattata con sufficienza, qual è quella della situazione israelo-palestinese.

Posso promettervi già oggi che settimana prossima avremo altre recensioni col botto per voi! =)
Se non ci credete, tornate qui tra sette giorni e se ho avuto torto, vi regalo un biscotto a testa.😉

3 Risposte to “The Weakly Hobbyt #162”

  1. The Weakly Hobbyt #189 | Checkpoint Café Says:

    […] di Thor – The Dark World e Captain America – The Winter Soldier (e in parte anche di Guardians of the Galaxy), questo nuovo film Marvel che riunisce gli eroi più forti della terra è uno spettacolo visivo; […]

  2. The Weakly Hobbyt #200 | Checkpoint Café Says:

    […] con Iron Man 3, continuata con Thor: The Dark World, Captain America – The Winter Soldier, Guardians of the Galaxy e Avengers: Age of Ultron, senza dimenticare le due stagioni di Agents of S.H.I.E.L.D. e DareDevil […]

  3. Prototype 2 PS3 [RECENSIONE] | Checkpoint Café Says:

    […] Prototype 2! Se ricordate la mia recensione del primo (e se non ve la ricordate, era in questo numero)…. beh non ve la devo riassumere, ma per farla corta l’originale Prototype era una […]


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