[EXPRESSO] Underworld Blood Wars (2017) | Mediocre Packet

Underworld Blood Wars locandina

Non sono familiare con la serie di Underworld. E con ciò intendo che questa è un’altra delle mie recensioni di un seguito… di cui non ho visto il/i precedente/i film.

Ma in fondo vi beccate pure un riassuntino iperveloce e molto sintetico dei precedenti film narrato dalla protagonista, cosa molto comune ai film d’azione ora, indi..

La trama di questo verte sulla protagonista Selene, una vampira combattente, una delle migliori del suo tipo, diventata una reietta per azioni contro la sua razza, e che ora è cercata siccome sua figlia è un ibrido tra vampiro e lycan (licantropo), ed il nuovo capo dei lycan, Marcus, vuole il suo sangue per annientare definitivamente i vampiri. Ed altre cose, non tutte delle quali sono chiarissime o ricevono chiusura o spiegazione in questo film, perchè c’è da fare “esca da sequel”.

Se siete come me, vi aspettereste vampiri e licantropi darsele, ed è più o meno quello che otterrete da questa serie action horror. Solo con personaggi assai clichè, prevedibili e non particolarmente fatti bene, o particolarmente intelligenti., il che si può benissimo dire anche delle scene d’azione, colme di stantie routine.

voglio dire, questo è un mondo in cui esistono vampiri, licantropi, e ci sono armi da fuoco moderne, ma in qualche modo i vampiri non pensano di usare granate quando i licantropi irrompono con scudi antisommossa. Strategia, questa sconosciuta.

L’azione è perlopiù di mediocre fattura, con qualche alto nei momenti gore e qualche basso quando gli attori fin troppo chiaramente saltano e fanno acrobazie aiutati da carrelli, e la storia non ha grosse sorprese, se non “vampiri liturgici”, il che mi solletica assai. La CG è decente.

Underworld Blood Wars è un film che esiste, nel complesso mediocre, un po’ noiosetto ed arraffazzonato, ma non abbastanza da essere inguardabile. È ok, immagino.

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[EXPRESSO] The Grandmaster (2013)

The Grandmaster 2013 locandina

(Visto durante il Dragon Film Festival 2017)

Probabilmente conoscete la non più-trilogia di film diretti da Wilson Yip, ma in caso contrario Yip Man fu il primo insegnante cinese di arti marziali ad insegnare liberamente ed apertamente lo stile di kung fu detto Wing Chun, rendendolo popolare, ed insegnò anche a Bruce Lee.

E questa è la sua storia, o meglio, un film biografico che racconta alcuni specifici momenti della sua vita, e dà spazio anche alle storie di altri personaggi, come il maestro Gong Yutian che si ritira, il suo assai irrispettoso allievo Ma San, e la figlia del maestro, Gong Er, che si ritrova a lotta per l’onore della sua famiglia.

Assieme ad un personaggio che non ha nessuna relazione (se non una casuale) con gli altri personaggi, una spia nazionalista cinese con il soprannome di “Rasoio”, perchè la Seconda Guerra Sino-Giapponese arriva e sconvolge la vita di molti cinesi. I suoi segmenti sono spesso pieni di azione da film sul kung fu che vi potete aspettare, con eccelsa coreografia ed azione fantastica, ma va ribadito la sua storia non ha nessun impatto su quella degli altri personaggi, al contrario delle altre presenti nel film.

A parto questo, l’altro problema è che il ritmo del tutto è “prendere o lasciare”. Sia chiaro, The Grandmaster è ottimo, ma è un film di kung fu drammatico e molto malinconico (con una storia d’amore di quel tipo), ed uno che si prende il suo tempo per raccontare le vicende dei vari personaggi, con flashback e flashforward continui e poco interesse ad una narrazione cronologica.

È un film lento, innegabilmente, e dalla durata tendente al lungo, ma anche se in certi momenti la vostra pazienza verrà testata non poco, vorrete comunque vedere come proseguiranno le varie storie, il che (per usare un assai trito eufemismo) non è poco.

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[EXPRESSO] J-Stars Victory VS + PS3

J Stars Victory + ps3 cover

30 e passa anni di pubblicazione per il settimanale di manga più famoso (cioè Shonen Jump), il che significa tempo di fare un crossover in cui riunire tutti i personaggi possibili da diversi artisti e diverse generazioni per celebrare sé stessi in maniera quasi onanistica.

Il che in italiano significa un picchiaduro 3D 2 contro 2, con personaggi provenienti da One Piece, Dragon Ball, Naruto, JoJo’s Bizarre Adventures, Nisekoi, e molte altre serie shonen meno note o così vecchie che non potrete riconoscere OGNI singolo personaggio. Semplicemente, no.

Tutti insieme allegramente a mazzuolarsi, con un combat system molto tipico per i cosiddetti “anime fighter” come Naruto Ultimate Ninja Storm, cioè con un certo livello di profondità ma non troppo per avere qualcosa di accessibile ed immediato a chiunque, con gli input per combo ed attacchi speciali uguali per tutti i personaggi (che hanno sì mosse diverse e peculiarità), personaggi di supporto evocabili, etc. Parlando di equilibrio (o poca presenza di esso) se volete potete collezionare carte Jump e farci mazzi al fine di ottenere boost passivi. Per il resto, nulla di particolarmente nuovo per giochi di questo tipo.

É un titolo decente, ben prodotto, con diverso contenuto e che poteva guadagnarsi più della sufficienza con lo story mode, ma qui il gioco Spike Chunsoft inciampa. Lasciando perdere la trama che (come prevedibile) esiste solo come scusa campata in aria per fanservice, ci sono ben 4 story mode ed anche solo il primo è assurdamente tirato per le lunghe, al punto che gli elementi gdr-lite passano da essere carini ad una piaga, visto il continuo backtracking esasperato per trovare le 3 cazzabubbole di turno necessarie per proseguire, ed il numero esasperante di lotte se non altro vi fa capire meglio i limiti del combat system.

Nel complesso, è ok, non male.

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[EXPRESSO] Life – Non Oltrepassare Il Limite (2017)

Life Non Oltrepassare Il Limite 2017 locandina

Iniziamo con dissipare la frase che spesso vedo usata per descrivere brevemente questo film “è una scopiazzatura di Alien”.

Il che è un po’ una stronzata, perchè questo film ha molto più in comune con IT! The Terror From Beyond Space, film del 1958 con una trama molto simile, ed il quale ispirò a sua volta l’originale Alien di Ridley Scott. Certe idee non sono copyright di qualcosa che credete le abbia inventate, e questo è un media ciclico (come qualsiasi altro), nel bene e nel male.

Detto questo, quella di Life è una storia familiare: forma di vita aliena a bordo di una stazione spaziale, che eventualmente diventa curiosa sul contenuto degli astronauti e si dà alla loro caccia, mentre questi cercano di sopravvivere ed evitare che uccida ancora, o che arrivi sulla Terra.

Ma il film esegue la premessa in maniera diversa a sufficienza da renderla valida, visto che la creatura è inizialmente solo una cellula inerte estratta da un campione del terreno di Marte, ed in generale il tutto è quasi più Gravity che Alien, con maggior realismo e credibilità, e la creatura ha un ottimo design.

C’è del gore, e sebbene più minimale di quanto potreste immaginare, c’è eccome, ed è forse più disgustoso ed adeguato allo stile. Ma il finale è molto tipico del genere, ed in questo caso è ben usato come chiusura del tutto.

Il cast è buono e pieno di facce riconoscibili, tipo Ryan Reynolds e Jake Gyllenhaal, Rebecca Ferguson, i personaggi sono simpatetici e caratterizzati decentemente, la regia è buona, e non ci sono momenti morti.

Life ha un suo valore, visto la non-abbondanza di sci-fi horror sul mercato, ed è ben fatto, ma ultimamente è difficile ignorare come giochi fin troppo sul sicuro, confrontato con altri film recenti nel genere.

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[EXPRESSO] La Bella E La Bestia (2017) | Be My Live-Action Guest, I Guess

La Bella E La Bestia 2017 poster

Se c’è qualcosa che si può dire su questo film, è che esattamente quello che mi aspettavo dopo averne sentito alcuni commenti e letto alcune recensioni brevi.

Il che significa che non è un film brutto, ma uno di cui mi chiedo il perchè della sua esistenza. Domanda retorica, vista la disperazione e pigrizia in cui versa questa parte dell’industria, con il trend di riadattare in live-action opere nate ed amate come film animati (non solo Disney) anche perchè il pubblico generale si è abituato a non dover scomodare di un millimetro la propria immaginazione, ed a ripudiare l’animazione tradizionale, ritenendo più “dignitoso” qualcosa che è comunque un cartone animato con attori famosi in carne ed ossa.

Dico questo perchè non c’è molto da proferire su questo remake live-action che è fin troppo fedele alla versione animata della stessa Disney: sì, ci sono tanti piccoli cambiamenti, ma così minimali da rendere ovvio che sono nati dal dovergli fare. Notabilmente, ci sono molti più numeri musicali che lo portano in pieno territorio musical, con risultati gradevoli ma spesso fin troppo pedanti alla narrazione, messì lì “perchè qualcosa lo dobbiamo per forza cambiare”.

Sì, c’è un personaggio nuovo, LeTont, dichiaratamente gay, ma la sua importanza narrativa è quasi nulla, così come superflui sono i brevi retroscena su Gaston e la madre di Belle. Nulla che rovini quella che è comunque una bellissima favola senza tempo, anche se non sembrerebbe, visto quanto è sentito il bisogno di rivedere e rifare questi film senza tempo, cambiando qualcosa per non cambiare davvero nulla di importante.

É un film molto gradevole, splendidamente prodotto, con un’ottimo cast che si è senza dubbio divertito, ma è profondamente cinico e privo di anima propria. Se vi è piaciuta la versione animata, vi piacerà anche questo dispensabile adattamento live-action. Meh.

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[EXPRESSO] Autopsy (2017)

autopsy

Se c’è una tradizione horror che adoro, è quella di titoli iper-concisi come questo, Autopsy, che vi dicono subito di cosa parla il film, senza preamboli o titoli pomposi per cercare di darsi un tono anche se poi è il solito slasher fatto a stampino.

I Tilmen sono crematori e medici legali da generazione, ed anche Tommy e suo figlio Austin mantengono la tradizione facendo autopsie nell’obitiorio seminterrato della loro casa in Virginia.

Una sera arriva lo sceriffo e gli porta il corpo di una ragazza del quale la polizia non sa niente, dopo averla trovata sepolta sotto il pavimento di una scena del crimine. Padre e figlio quindi si mettono all’opera per scoprire qualcosa su questa ragazza, ma ogni nuova scoperta inquieta i due, specialmente visto che dall’esterno il corpo sembra essere perfettamente conservato, fin troppo ben tenuto visto quello che è celato all’interno…

Lo scenario è un po’ differente dal solito, di sicuro non ci sono molti film horror che hanno come focus principale quello dell’autopsia e di procedure da medico legale, sarei tentato di accomunarlo a roba come The Lazarus Effect (e ci sarebbe un motivo), ma non voglio insultarlo, questo non è affatto un brutto film dalle pedanti idee religiose.

Il problema più grosso è che dopo la prima parte molto ben fatta, più vi avvicinate al mistero più esso diventa abbastanza facile da prevedere, i clichè incominciano a farsi sempre più fitti, e la rivelazione del mistero è un po’ confusionaria ed arrabattata, con spiegazioni dei personaggi che non hanno molto senso.

Autopsy ha un buon cast, buoni effetti speciali, una premessa interessante, ma si deflata e rifugia un po’ troppo in clichè nella seconda parte. Nel complesso è un film decente ma vi lascia un sentore che poteva essere di più. Degno di considerazione.

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[EXPRESSO] Puzzle League DS

Puzzle League DS cover

Dopo diversi episodi in cui è stata venduta dalla Nintendo unendola ad altri franchise (come Tetris, Pokèmon e Dr. Mario su GBA), fa piacere poter vedere Puzzle League (noto come Panel De Pon in giappone) vendersi per quello che è, perchè francamente questa serie non dovrebbe aver bisogno di fare cavallina su altre, visto che abbiamo di fronte un eccelso puzzle game.

Questo episodio per DS (l’ultimo “principale”) è sempre curato dalla talentuosa Intelligent Systems, ed è semplicemente fantastico per gli amanti dei puzzle game. Il gameplay è alquanto semplice ed essenzialmente è un altra variante della classica formula “allinea 3”, ma la differenza è che qui i blocchi sono già predisposti nel campo di gioco che ascende, e voi potete solo scambiare di posto due blocchi adiacenti in orizzontale evitando che i blocchi arrivino in cima allo schermo, ed anche per meglio utilizzare il design, è un titolo che va giocato con lo stilo tenendo il DS “a libro”.

Ovviamente come tutti i grandi puzzle game, è di facilita imbarazzante giocarci e capire subito le meccaniche, ma altra cosa è saper osservare la griglia e capire che una sola mossa può innescare diverse combinazioni a catena, e c’è un pulsante per velocizzare l’ascesa nel caso vi sembri troppo lento.

La presentazione è alquanto spartana, ma alquanto stilosa, specialmente la musica che è davvero accattivante. Una cosa su cui a volte questi puzzle game sono carenti è il contenuto, ma non è il questo il caso di Puzzle League DS, che anche senza il multigiocatore online via WFC ha un fracco di modalità per giocatore singolo, e specialmente la sola sezione “puzzle” ha un sacco di roba da giocare, tanto contenuto e di qualità.

É davvero un eccelsa offerta che oggi può essere trovata a pochissimo e vale ogni spicciolo.

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